Menu Chiudi

Mese: April 2010 (pagina 1 di 6)

Tra appunti e interrogatori farsa

La farsa continua. Anzi deve continuare. Lo spettacolo è solo all’inizio. Sembra il secondo atto. Una radiazione mai ufficializzata, ma voluta a gran forza dal solito ridicolo giornale. Magari riusciranno anche in questo. Fra l’altro questa richiesta è a doppio taglio: rischiano grossissimo tutti gli altri dirigenti coinvolti. Una sorta di diario che sembra redatto proprio ieri, nel mezzo delle intercettazioni saltate fuori dal cassetto. Se Facchetti riusciva a prendere questi appunti, beh c’è da encomiare il suo essere giornalista d’assalto. Ma non era un giornalista e fatico pure a credere che molte pagine le abbia potute scrivere proprio nel 2006. Se confermato la domanda successiva sarebbe: come faceva Facchetti a conoscere fatti che si scopriranno solo nel futuro? Anzi, ribaltando la domanda: Facchetti prevedeva il futuro? Evidentemente la risposta è no e allora la deduzione è che abbiano organizzato questa pantomima ad arte.

Advertisment

Facchettino è stato interrogato. Gioia, timido e lucido. Ricordando il padre la voce trema un po’. “Come state in famiglia?”, “Chi vi sostiene adesso?”, “Come immagini il tuo futuro?”. Domande semplici, altrimenti Facchettino si confonde. Mi raccomando, nessun interrogatorio che possa sconfessare quanto di brutto detto da questo ragazzo che – ripeto, perché mi pare importante – col cognome che porta non è riuscito nemmeno a infilarsi nelle partitelle del giovedì sera. Sarei curioso di annotare le sue risposte incalzato da Trofino.

Advertisment

Ecco, Trofino. In due puntate, che potete benissimo riascoltare integralmente in rete, ha praticamente distrutto Auricchio, una specie di colonello di latta visibilmente in difficoltà, e quindi Salvagno. Quest’ultimo è in lizza per vincere il premio di “peggior teste della storia dell’accusa”. Quando inghiotte una saliva che gli scolerebbe a litri dalla bocca è esaltante per chi conduce un controinterrogatorio. E sì che io considero Trofino un modesto avvocato. O forse il suo modo di agire, allo stato attuale, è una linea di difesa morbida. Con quanto ha in mano l’avvocato di Moggi potrebbe far saltare il banco all’istante. Ma, come detto in precedenza, lo spettacolo deve continuare e ascoltare i processi e i consigli della Presidente è eccezionale. Una botta di vita come poche!

In mezzo si inserisce la notizia di Andrea Agnelli Presidente di cui ho già detto. La novità di giornata è duplice:

  1. è pronto un esposto in cui la Juve chiede, con prove certe e accertate, lo smantellamento dello scudetto assegnato ignobilmente da Guido Rossi ai Disonesti; esposto che andrà a segno altrimenti la Rivoluzione Francese sarà di scena presso le sedi competenti del calcio italiano;
  2. sarebbe in via di correzione un ulteriore esposto della Juve per chiedere un risarcimento danni.

Questo secondo punto è il più complesso e visto che in società mi ritrovo gente come Blanc e Elkan mi pare anche un azzardo troppo grosso per Andrea Agnelli. Di certo ci sono tutte le carte in regola per chiedere i danni. Specie se dovesse accadere una cosa che in un altro paese, paese semplicemente normale, sarebbe naturale. Attendiamo. Infine mi piace sottolineare quanto segue, e mi pare un fatto importante. Andrea Agnelli ha chiesto il passaggio ufficiale solo a fine campionato: “Mi piace iniziare, non finire”. Non so se vi è chiaro, cari bianconeri!

Advertisment

Andrea Agnelli mi ha ascoltato

Lasciate stare il titolone, evidentemente fazioso. Ma più volte ho invocato attraverso questo blog il suo aiuto. Paradossalmente non sono pienamente soddisfatto, ma il risveglio è stato piacevolmente sorprendente. Non mi capitava da circa quattro anni. Andrea Agnelli è Presidente della Juventus. Una Juve che comincia a riappropriarsi della propria storia e del proprio titolo. Per ora siamo ai passaggi formali, ma fra qualche settimana vedremo i giochi d’artificio. Perché Andrea Agnelli Presidente vuol dire solo una cosa: aver riconosciuto la sonora sconfitta.

Advertisment

E’ stato fatto solo un piccolo passo avanti, ma resta da capire quale sia stata la spinta ultima che ha costretto El Can a mollare l’osso. Gli impegni, e altri ne verranno a sentire le indiscrezioni, industriali lo allontaneranno dal calcio e dalla Juve e non poteva fare scelta migliore che cedere le redini al cugino. Un cugino che però a molto di Juve. Prima però di descrivere Andrea è bene sottolineare quanto segue. A che condizioni Andrea ha accettato un simile ruolo? Detto diversamente: avrà reali poteri e pieni poteri sul destino bianconero? Le parole di El Can sono state “affiancherà Blanc alla guida della Juve”. Non fanno certo ben sperare. Come più volte ho sottolineato mi piacerebbe non vedere più Blanc nei panni dell’intenditore di calcio. Come ho più volte detto e ancora lo ribadisco io voglio vedere Blanc con calcolatrice alla mano e telefonino nell’altra per stringere accordi e pianificare campagne di marketing. Su quello, e bisogna essere onesti, è stupendo. Ma, per favore GianClaudio, non mettere più parola nei fatti di calcio. Non è il tuo pane. Non ne capisci nulla. E che ne sarà poi di El Can? Si occuperà esclusivamente degli affari industriali. E che tipo di convergenze ci saranno fra le holding e la Juventus? Fino a quando non avrò capito tutto ciò resto molto diffidente circa questo importante passo.

Le coincidenze poi puzzano da morire. Il processo che si riapre e che per me è già chiuso, la posizione di Moggi velocemente radiato perché “così vuole la volontà popolare”, il fallimento pressocché totale di 4 anni di gestione senza senno della squadra più formidabile del calcio italiano. Coincidenze, sì, ma troppe. Staremo a vedere. Le risposte alle mie precedenti domande arriveranno presto, prestissimo. Fra circa tre settimane.

L’arrivo di Andrea Agnelli, quello che per inciso è stato sempre vicino alla squadra, tanto che Giraudo ne ha spianato il comando se non fosse stato per l’intervento sciagurato e traditore del cugino El Can, mette a posto un po’ di tasselli andati quasi perduti nel luglio 2006. Con Andrea Agnelli Presidente torna in società Pavel Nedved, con un ruolo ancora da ricostruire. Sono vicini di casas e grandi amici, nonché grandi appassionati di golf. Giocano pure insieme a calcetto il giovedì sera. E una figura come Pavel Nedved in questa società, cioè nella sua Juve, mancava. Può fare di tutto secondo me: da personal trainer per un gruppo inspiegabilmente spompato a tornare a giocare, da allenatore delle giovanili a team manager, da ambasciatore juventino nel mondo a consulente di mercato. Sta a lui ritagliarsi il ruolo che più sente suo. Con Andrea Agnelli arriverà un grande allenatore. Troppo bello sarebbe ricostruire il gruppo Capello. Appunto, troppo bello. Così pare certo l’arrivo di Benitez che intanto ha tagliato i fondi per i propri collaboratori. La Juve non vuole cadere in mano a gente estranea al mondo bianconero e circa 10 collaboratori personali per un nuovo tecnico non sono troppi, sono semplicemente ridicoli. Questa mi pare una decisione di Bettega e io la condivido. Benitez ne porterà forse la metà: allenatore in seconda, preparatore, psicologo e tattico (quello che secondo la mitologia trascorre le nottate appresso a videocassette degli avversari). Ci sarà spazio per uno, al massimo due osservatori di mercato. Con Andrea Agnelli e la riduzione delle cariche per Blanc (terrà quella di amministratore delegato) arriverà certamente un direttore generale. Esclusa la possibilità di riavere subito Moggi tutte le strade portano a Beppe Marotta, coautore del miracolo Samp. Rischia grossissimo Alessio Secco, al quale al limite si affiderà il ruolo di portaborse di Marotta. Roberto Bettega tornerà ad occuparsi di mercato e a operare sullo sfondo. Rimarrà comunque vice d.g.

E’ questa la Juve che sta nascendo, anche se per l’ufficialità di tutto si dovranno attendere un po’ di settimane. Ma appare improbabile che, al di là di qualche nome, la Juve non provi con forza a ripartire per recuperare il terreno perduto.

Advertisment

L’arrivo di Andrea Agnelli – ma non ci crederò fino a quando non vedrò carta bollata – porta con sé una deliziosa novità: la Juve si muoverà ufficialmente nel nuovo processo. O nel vecchio, o come volete chiamarlo. C’è da difendere un onore che El Can ha volutamente smarrito. C’è da difendere due scudetti su cui non grava nessuna colpa, se non quella di averli sfacciatamente dominati sul campo. C’è pure da difendere un nome calpestato e violentato da giornali e TV. Ma come si muoverà la Juve? Beh io mi appellerei all’articolo 39 e poi comincerei a sfornare carte su carte per vedere tornare indietro i due scudetti che qualcuno, Guido Rossi su tutti, ha tolto senza alcuna giustificazione. E ancora, noi abbiamo pagato e gli altri?

P.S.

Era una pista che pochi avevano battuto. Ma oggi La Stampa appare più timida che mai. Avrei tanto voluto non credere al complotto interno…

P.P.S.

Ovviamente, banale sottolinearlo, l’arrivo di Andrea Agnelli non significa che già dal prossimo anno la Juve cominci a vincere. Bisognerà ricostruire tutto, ci vorrà del tempo, ma almeno abbiamo la sicurezza di essere nelle mani giuste. Se non altro tifa e mangia Juve come il Padre!

Advertisment

Moratti assolto perché ignaro dei dossieraggi?

E’ quanto sta trapelando da fonti ben informate. La posizione di Massimo Moratti sarebbe da assolvere in quanto protetta dalla morte di Giacinto Facchetti, vero esecutore dello scandalo. Io non accetto una simile ipotesi per almeno tre motivi:

Advertisment

  • perché vuol dire che Moratti era autentico imbecille e come tale deve essere trattato da tutti. Se nella società di tua appartenenza e per la quale apri il portafogli per migliaia di milioni di euro ognuno può fare quello che gli pare senza riferire nulla a te… beh imbecille è anche poco;
  • perché scaricare tutto sul povero Facchetti mi pare ignobile e crudele, proprio nei confronti della sua persona prima ancora che del dirigente di calcio;
  • perché significherebbe dare credito a quanti credono nello scandalo degli scandali e in una orchestra ben precisa di tutti i fatti così come accaduti.

A voi la parola!

Advertisment

P.S.

Per molti esperti di diritto, se il Tribunale non tira fuori autentiche magie da bar, trincerarsi in una simile posizione sarebbe la miglior difesa. Che potrebbe anche reggere in tribunale ma certo non nella vita reale. Comunque vada questo secondo atto di Calciopoli sarà comunque una sonora sconfitta per chi dell’illecito e delle sconfitte ne ha fatto un mestiere.

Advertisment

Ranking: Germania avanti a Italia

Advertisment

Advertisment

Come da titolo, la vittoria del Bayern sui francesi di Lione ha comportato che la Germania ha superato l’Italia nel ranking UEFA. Ora un giornalaccio italiano dice di tifare i Disonesti per il bene dell’Italia. Stiamo scherzando, vero? E’ una burla? Ma io tifo con tutto me stesso Barcellona, Bayern e maledico la mia Italia che in quel 2006 ha tradito se stessa. Viva la Germania, la Spagna, l’Inghilterra e Fabio Capello. Mi spiace solo che la Nazionale sia allenata da Marcello Lippi e che veda molti bianconeri, altrimenti…

Advertisment

Dice così Ghioni Fabio

C’è una domanda, ridicola, che può in qualche modo confondere l’umile ascoltatore delle vicende legate a Calciopoli: ma le telefonate di Moratti e Facchetti sono tutte lì? La prima risposta, di Trofino e Penta, è no. Le intercettazioni sono scappate dal cassetto e sono scappate pure a chi investigava. Questo è chiaro. Ancora più chiaro risulta da una frase rilasciata da Fabio Ghioni, già responsabile della sicurezza informatica di Telecom (ossia capo-spione), e che dà la giusta dimensione della farsa:

Advertisment

Ricordo che un paio di anni fa nel corso di una riunione della Security a cui eravamo presenti io, Adamo Bove e Giuliano Tavaroli , quest’ultimo disse a Bove di segnare i telefoni del presidente Tronchetti, Carlo Buora e Marco De Benedetti. Il segnare il numero di un´utenza comportava l´avvertimento in tempo reale nell’eventualità in cui il telefono fosse intercettato dall’autorità giudiziaria.

Advertisment

E chi sarebbero questi personaggi? Il primo, cioè Tronchetti Marco, è Presidente dei Disonesti e capo Telecom. Carlo Buora è vicePresidente esecutivo di Telecom e vicePresidente dei Disonesti. Marco De Benedetti è amministratore delegato Telecom. Se mettete pure i nomi di Massimo Moratti, consigliere dei Disonesti, ecco creata la vera cupola.

Dalle parole di Ghioni è lecito domandarsi a cosa servirebbe segnare dei telefoni?

Advertisment

Salvagno in grossa difficoltà e Moggi ride

Potete sentire e leggere, di certo l’unica grossa novità dell’avanzamento del processo farsa Calciopoli 2 è che i presunti mostri iniziano a ridere. Pure nei confronti di PM che, nonostante gli onorevoli sforzi, sono ora costretti a rigar dritto di fronte ad una Legge, quella Italiana, che ancora permette l’onestà e la giustizia. Ride Moggi, a tratti indisponente, e ride pure Trofino. Imbarazzanti certi passaggi del controinterrogatorio di Salvagno, colui che ha trascritto e di fatto selezionato per conto terzi (terzi perché in quel campionato arrivarono terzi), le telefonate contro Moggi. Telefonate che oggi sono a favore di Moggi visto tutto quanto è uscito.

Advertisment

Prioreschi chiede e Salvagno non risponde. Non sa nulla circa i numeri. Eppure dal 2006 quei numeri sono più conosciuti di molti altri, comprese alcune importanti date storiche. Il controinterrogatorio ha avuto un ruolo molto importante: c’è stata una macchinazione dietro allo scandalo costruito ad arte contro Giraudo e la Juve. Si defila, per certi versi, la posizione di Luciano Moggi servito come mostro da sbattere in prima pagina e da alibi perfetto dai veri ladroni e criminali del calcio italiano. Che adesso dovranno rispondere.

Advertisment

Il prossimo passo è infatti la chiamata del Disonesto in aula. E questa signori sarà una giornata incredibilmente bella, anche perché alcune risposte si conoscono. Molte altre invece sono attese: “perché ha insistito  a dire che voi non telefonavate? Che non chiedevate nulla di griglie e di arbitraggi? Che non avete organizzato cene? Che non facevate regali?”. Queste risposte saranno la chiave di tutto, almeno processualmente. Perché la realtà la conosciamo benissimo.

Caduto Auricchio e massacrato Salvagno che è sembrato in difficoltà pure sui nomi e su certi eventi sui quali però aveva redatto appunti e, peggio, rapporti, non capisco proprio chi possa andare più in aula. Forse Paperino, di certo Gambadilegno. A questo punto però una domanda sorge spontanea: con chi cazzo l’aveva costruita la Cupola Moggi? Mi spiego meglio: tutti assolti tranne Moggi, e allora la Cupola? Sarebbe equivalente a: Riina condannato, Provenzano, Brusca, Bagarella e compagnia bella assolti. E quella Cupola?

Advertisment

Juventus-Bari 3-0 Me l’aspettavo

Fatti nuovi e fatti vecchi. Litigi e continue lamentele. Un vecchio saggio del calcio inglese diceva che “nelle ultime quattro partite molti giocatori decidono il proprio destino”. Tradotto significa che chi è in bilico fra la riconferma e la cessione nelle ultime quattro partite deve dimostrare di poter far parte della prossima rosa. In questa Juve che ha la necessità di buttare via tutto e rifare l’arredamento, cominciando dai piani alti, Juve-Bari serve solo per capire chi ha voglia ancora di Juve. Si segnalano perciò alcuni elementi. Uno è attualmente il difensore più forte al mondo al quale il contratto non va migliorato per regalo piovuto da cielo ma va adeguato. Adeguato alla personalità e alla utilità, alla sua voglia e determinazione, ad un senso di protezione che infonde in noi tifosi e alla squadra tutta. Si chiama Giorgio Chiellini e di professione fa il leader. In questa Juve, nella Juve che verrà e immediatamente a giugno nella Nazionale maggiore. A confermare come la Juve sia sempre la Juve e la Nazionale, a dispetto di una Melandri qualsiasi, non può fare a meno del bianconero. L’altro nome, guarda caso ancora in chiave azzurra, è Vincenzo Iaquinta. Avrebbe spaccato il mondo ieri, mentre noi tutti avremmo spaccato la testa di Zaccheroni. Come si fa a preferirgli un Amauri che assomiglia ad un giocatore di calcio solo per via delle scarpette? Come si fa a tenere legata una bestia indiavolata come Vincenzone che apre spazi e corre un matto? Ne beneficia Diego, ancora troppo impallato mentalmente per sfogare un talento innato ma dormiente, e ne beneficia tutta la Juve. Due gol e un rigore procurato, tanta corsa e fisico. E’ uno dei pochissimi punti fermi grazie anche alla sua immensa umiltà, pagata a caro prezzo con Ranieri prima e adesso con Zaccheroni. Ferrara – un saluto al grande Ciro omaggiato e difeso pure da Montero – lo faceva giocare. Il terzo nome che faccio è ancora un grande talento bianconero, cresciuto a Torino, torinese e con, prospettiva, un futuro più che roseo. Si chiama Claudio Marchisio, per tutti ormai il Veterano. Ha solo 24 anni ma il posto in Nazionale, guarda un po’, è sempre suo. Duttile, flessibile, trovate voi altri aggettivi. Dove lo metti gioca e gioca bene. E’ il più creativo dei centrocampisti. E’ anche il più mobile e se non fosse per qualche peccato di precisione, ma c’è da mettere in conto che corre e si sbatte per tre, la metterebbe pure dentro. Va al tiro, cerca il cross e il passaggio filtrante. Mette un po’ d’ordine: se volete pure il caffé credo non ci siano problemi per l’immenso Claudio. A lui fu preferito ad un certo punto Poulsen da uno che adesso prende per il culo l’ambiente romano.

Advertisment

Sono tre i nomi che fin qui ho fatto. Ne potrei fare altri tre al volo: Buffon (perché uno così il calcio mondiale te ne sforna uno ogni 40 anni), Sissoko (perché sul maliano non c’è ombra in quasi tre anni di Juve) e Del Piero (se oltre che sul campo deve portare la bandiera pure per chi in panchina ha troppa fretta di sostituirlo… beh lunga vita a te Alex Magno). Colonna vertebrale della Juve che sarà, indipendentemente da chi sarà seduto su questa scottante panchina. Sei uomini nei quattro reparti cardine (e quanti ne vuoi?). Attorno a questi servono rinforzi, ricambi e almeno 3 big di fama internazionale. Ma forse stiamo ancora esagerando nel pensare al futuro.

Intanto la Juve si disfa del Bari. Nessuna sorpresa un paio di anni fa, invece oggi è quasi impresa. Considerando pure che il Bari sta addirittura tornando dalle vacanze. Battute a parte comunque la Juve lamenta grossi vizi tattici dettati dal non-lavoro e immense lacune fisiche. Dubito che questi ragazzotti abbiano seguito un programma di potenziamento e di allenamento adeguato alla categoria professionisti! Sarà una delle chiavi di svolta per il futuro.

Il brasiliano Diego infila una prestazione fatta di luci e ombre. Luci: l’ennesimo assist (la statistica parla a suo favore, ma la squadra lo lascia troppe volte da solo contro tutti, e molte altre volte è lui a cercare l’uno-contro-tutti) e tante sbavature. Di certo sul dribbling nessuno può insegnargli nulla. Di certo la disciplina non è il suo forte e serve perciò un grande maestro che lo guidi e lo plasmi sotto questo punto di vista. Io comunque non lo metto in discussione.

In difesa Cannavaro inizia ad avvicinarsi al Mondiale. Diciamoci la verità: ha alternato buonissime prestazioni a gettoni di presenza d’allenamento. Scelta errata di una dirigenza capace di bruciare Criscito e Ariaudo.

Advertisment

A centrocampo Poulsen è autore di un’altra partita ordinata. Se vendi Melo solo per un big puoi benissimo tenerlo come ruota di scorta. Non è colpa sua se l’hanno comprato. E io so di chi è la colpa.

De Ceglie da una parte e Zebina dall’altra hanno firmato due prestazioni buone. Il primo deve crescere, il secondo a me fa simpatia. Anche per loro serve una conferma nel secondo caso (a patto di comprare il nuovo Roberto Carlos e riscattare Caceres) e una seconda chance (stavolta vera per Paolino De Ceglie).

Su Amauri ho già detto: 15 milioni e via. Il passaporto può tenerlo a casa perché in Sudafrica proprio non può andare. E non fa in tempo a farsi rilasciare il documento da qualche nazionale povera. Sono 23 i milioni spesi più Nocerino. Quasi quasi rimpiango il pitbull italiano che aveva ben impressionato nei primi 6 mesi bianconeri.

Voto insufficiente, largamente insufficiente,  per Zaccheroni. Sbaglia formazione iniziale, riprende tutto con l’innesto di un autentico fenomeno come Candreva (va assolutamente riscattato e messo in campo da qui fino alla fine della stagione, giovedì compresi) e del rabbioso Iaquinta, poi sbaglia tutto richiamando a gran voce Del Piero con Marchisio out. Molti hanno stigmatizzato il comportamento di Del Piero: la Juve rischiava così di giocare in 10 e per di più con l’ennesimo cambio caga-sotto. Io avrei tenuto Ciro Ferrara. Col senno di poi, ripeto, almeno Ciro è simpatico. Un po’ di sorriso in un ambiente che di sorridente ha solo il viso degli avversari di turno. Anche di questo la dirigenza maledetta dovrà rispondere. Fra circa tre settimane.

Infine la stampa. Le coltellate del derby e i numerosi incidenti in 800 stadi italiani passano inosservati. La lite al Comunale viene invece additata e mostrata come un cancro da debellare, di marchio Juventus ovviamente. La ferocia delle accuse e delle allusioni ha toccato vertici da capogiro e punte d’odio pari a un Hitler di fronte a uno dei popoli più sfortunati della storia. E il paragone non è un’esagerazione in quanto basta parlare con un tifoso bianconero per capire lo sconforto e il disgusto verso un mondo, quello di certi giornalisti, fatto di merda, di bugie e di un servilismo che ti fa venire voglia di scappare via e chiudere bottega. Calciopoli 2 nasce pure da questa grande esigenza umana: restituire un po’ di dignità a questa nostra povera nazione. Meditate gente, meditate!

Advertisment

Il grande freddo

Sembra un po’ stonare il titolo con l’arrivo della Primavera e dei primi caldi. Ma in riferimento a Calciopoli La Vendetta è perfetto. C’è freddo a Milano, negli uffici della Saras. C’è freddo pure a Napoli dove il sole non riesce a far luce su una delle vicende più scandalose che gli occhi umani abbiano mai potuto vedere.

Advertisment

Bergamo parla, ma si scopre che aveva già parlato. Aveva raccontato tutto, ma proprio tutto. A chi? A chi poi ha insabbiato, ovviamente. Ora chi aveva insabbiato è costretto a riprendere paletta e secchiello perché come allora l’opinione pubblica conta. Stavolta però è diverso: l’opinione pubblica e i tifosi tutti vogliono la verità. Non c’è un obiettivo da distruggere: c’è la verità che deve essere appurata. E bisognerà pure restituire a chi ha perso molto, e poteva perdere anche di più, quanto dovuto. Da Moggi a Giraudo, dalla Juve alla Fiorentina, dal Milan alla Reggina. In questa minilista si nota subito una differenza: l’unica ad aver subito una violenza gratuita e incommensurabilmente diversa dalle altre è la Juve. Che è stata distrutta nell’animo e nella struttura, nel parco giocatori e nel parco dirigenza. E questa cosa proprio non può essere presa per buona. Non si può dire “scusate, abbiamo sbagliato” o peggio “abbiamo esagerato”. Se così è, e così è perché un po’ sappiamo leggere, allora oltre alle scuse è dovuto pure un lauto risarcimento.

Advertisment

Quanto agli altri, visto che stanno uscendo fuori delle telefonate con arbitri – e badate che fino a qui si sono cercate ma non ne sono venute fuori fra Moggi e gli uomini in giacchetta nera – bisognerà fare chiarezza e pulizia. Ma pulizia vera, reale, efficace. Nel frattempo la stampa estera, che aveva già capito tutto perché al non-servizio dei vari ladroni italiani quali Moratti e Soci, si scatena: urla per il furto totale ai danni del Barca, ci prende per il culo per i non-processi che hanno messo in ginocchio il calcio italiano e c’è la netta sensazione che a livello di mercato l’Italia rischierà grosso. Che dire: grazie a tutti!

P.S.

Il mio ritmo è diminuito in questi ultimi giorni causa IKEA! Tornerò settimana prossima!

Advertisment

E’ l’ora d’accelerare!

Mitico Zamparini. Il Maurizio più imbecille d’Italia, con al suo attivo però un bel paio di milioni di euro, il che nel nostro paese fa una grande differenza, ritratta tutto. Come previsto da 16 milioni di tifosi, se lanci un’accusa precisa poi devi anche giustificarla, motivarla e soprattutto provarla. Davanti un giudice. Davanti una giuria. Davanti, quindi, tutta l’Italia. Invece il Presidente che mira alla disonestà delle milanesi, molto vicino peraltro ai vari Moratti e Galliani, fa due passi indietro. Dice “ho solo citato un episodio”. No, caro Maurizio: hai gettato merda sulle persone. Ben 16 milioni e 1: i tifosi bianconeri tutti e Moggi. Ora o dimostri quanto da te affermato o paghi. E stavolta devi pagare veramente perché lo sporto più bello del nostro paese deve finire immediatamente. Per la cronaca lo sport di cui parlo è “lancia merda addosso alla Juve”. E’ il momento di accelerare, quindi. Di premere ancora di più la mano su una difesa finora pessima, e non parlo del campo di gioco. Signor Trofino: faccia del suo meglio. Signor Moggi: difenda anche noi, orfani di persone per bene e orfani di veri juventini,ma prigionieri di imbecilli industriali che con la Juve non collimano nemmeno in un punto.

Advertisment

Advertisment

La metafora del “premere sull’acceleratore” si adatta pure al discorso tecnico. Saltato del tutto il campionato, e di questo la dirigenza dovrà risponderne e duramente, c’è l’assoluto bisogno di chiudere in breve tempo il sondaggio per il nuovo tecnico. Che non sarà solo un tecnico, uno di quelli che dirama la formazione e ci mette la faccia il sabato pomeriggio e la domenica sera. Dovrà essere un uomo di calcio prima di tutto così da sopperire alle gravi mancanze di competenza dei vari Secco (non rimarrà, tranquilli!) e Blanc. In modo cioè da appoggiare Bettega, indirizzandolo o appoggiandone le decisioni. Il momento sembra buono per arrivare a Rafa Benitez. Il tecnico spagnolo scappa via in fretta se si attende ancora del tempo. C’è il Real e sicuramente qualche altro interessante club, ben più facoltoso e serio del nostro. Allora conviene accelerare. Prendere adesso Benitez e rivelarlo al gruppo potrebbe avere l’effetto di non far scappare alcune pedine fondamentali per il futuro. Prendere adesso Benitez vuol dire pianificare in modo proficuo il prossimo mercato che me lo immagino non dissimile rispetto a quello del 2002. Prendere adesso Benitez vuol dire essere tornati seri.

Advertisment

E se non sapeva allenare?

Ha del ridicolo l’ultima news targata Zeman. In tribunale Moggi stavolta si dovrà difendere da quest’accusa: diffamazione. In un mondo in cui si dice peste e corna dell’avversario e anche dell’amico, la battuta di Luciano Moggi “Zeman non sa allenare” diventa un caso per il quale il D.G. bianconero – perché per me non se ne è mai andato, è la Juve che ha chiuso i battenti – adesso dovrà rispondere. Già, ma come? Che significa diffamazione? In questo contesto, che c’entra la denuncia?

Advertisment

Advertisment

Di più, Zeman è convinto che Moggi abbia comprato i Presidenti d’Italia delle serie A, B, C e tutte le leghe dilettanti perché non tesserassero questo boemo come allenatore. Una cosa che a Zelig non farebbe ridere nemmeno. Perché come battuta è ridicola, come affermazione è semplicemente infamante. Questa sì. Perché in tal caso, per quanto mi riguarda, ora Zeman dovrà dimostrare che ciò è accaduto veramente. Ma guardiamo il caso da un altro punto di vista: se un presidente chiedeva a Moggi un consiglio su Zeman e Moggi avesse espresso il suo parere… questa è diffamazione? Vale cioè tanto da poter essere portata in tribunale? E qualora tutto ciò fosse vero, ammesso e non concesso, sarebbe da condannare Moggi o tutti quei coglioni che gli davano retta?

Advertisment