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Mese: May 2010 (pagina 1 di 7)

Ammazza che avvocato che c’ho!

L’ho rivisto dopo anni e mi ha ricordato un episodio realmente accaduto.

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Processo Farsopoli, o Calciopoli. In un’aula di Tribunale accade ciò che accadrebbe soltanto in una Farsa, in una Commedia, appunto come quella del video. Si chiede all’Avvocato della Difesa quale sarebbe la pena congrua secondo Lui. Cioè si chiede di formulare una sorta di pre-verdetto o pre-sentenza. Una cosa da sbellicarsi da ridere. E l’Avvocato, chiamiamolo Zaccone, coglie l’attimo e dichiara “Serie B con penalizzazione di 15 punti”.

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L’avvocato ha due possibili ruoli: o accetta il lavoro e inizia a studiarsi le carte preparando quello che il cliente chiede o rinuncia all’incarico. Il cliente paga la parcella e quindi l’avvocato ne deve seguire le direttive. Inoltre, la richiesta del Tribunale appare come un passo programmato, se non proprio studiato a tavolino.

Per quanto concerne Zaccone, avvocato di buona fama al di là di Calciopoli, il suo lavoro è stato magnifico in quanto alla fine di tutto alla Juve è toccata una B con 9 punti di penalizzazione. Complimenti. Forse era meglio prendere un avvocato d’ufficio così come Venticello (mitico Bombolo)! Ma qui non c’è nulla da ridere!

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Non bisogna far cazzate

Marcello Lippi ha la mia più totale e incondizionata fiducia. So io perché ed è pure facile immaginarlo. Uno che nella sua carriera ha sbagliato pochissimo e ha indovinato molto. Ma tant’è, siamo in un Paese come l’Italia che sputando su Lippi aveva inneggiato a Donadoni. Siamo quel Paese là, che voleva Gigi Buffon e Cannavaro fuori dal Mondiale perché bianconeri, salvo poi farsi le foto e salire sul carro dei vincitori più tardi.

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La Nazionale. Lippi sta proponendo ancora novità. Fuori dalla rosa i trequartisti puri, o gente col genio incorporato, l’Italia si ritrova per la prima volta a dover inventare gioco. Con un Pirlo in fase discendente, con un Montolivo che non ha mai finora sfondato (ma che potrà farlo con i consigli di Lippi) e con un Marchisio chiamato a delle conferme. Proprio il bianconero è il centro dell’attenzione della prossima Italia. Marcello Lippi, dopo aver inventato Zambrotta terzino, lo sta provando da trequartista-anomalo. Ha già capito che Claudio Marchisio ha tempi di inserimento non indifferenti, e un movimento senza palla molto intelligente. Ha ottima tecnica, buona visione di gioco e grande dribbling. Il tiro da fuori è da migliorare. Ma lui in quella posizione dovrà fare il collante esatto tra un centrocampo che urge di protezione e un attacco dove agiranno ora Gilardino, ora Pazzini, ora Iaquinta. Gente insomma abituata ad un certo tipo di gioco. Per dirla alla Valcareggi: non esiste un regista d’attacco in questa Nazionale. Di necessità virtù, dunque? Staremo a vedere e consiglio vivamente Del Neri a visionare attentamente le mosse di Marchisio. Impiegato sulla fascia ha potuto contribuire poco alle fortune (quali?) della Juve. Impiegato al centro ha disputato le sue migliori partite. Questo mentre Zambrotta stava per giocarsi la libertà. L’Avvocato era giusto lì lì a chiedere l’interdizione dai pubblici uffici per la dichiarazione “Totò non ha nulla da invidiare a Torres!”. Sì, probabilmente nel campetto sotto casa. Peccato però che Totò fuori dal Friuli abbia dimostrato poco, molto poco. Anche io sono forte contro i miei amici. Ma credo di trovarmi in difficoltà contro i vari Chiellini, Nesta, Bonucci (e sì che riuscissi a citare un interista). Per il futuro Prandelli: uno che ama lavorare con i giovani e uno che probabilmente spera di poter finalmente acchiappare qualcosa (leggi trofei).

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La Juventus. Il titolo è inevitabilmente riferito al destino bianconero. Ancora in riferimento a certi giornali bisognerà prestare attenzione alle mosse di Marotta. Non vedrei bene Felipe Melo vestito rossonero. Né Amauri bianconero, ma questo è un altro discorso. Spendere bene, spendere al meglio. Il che non significa, come Moggi ha insegnato, spendere tanto. Non siamo nemmeno scemi a chiederlo. Spendere bene alla Juve, e in questo mondo, significa però toccare certe cifre. Traduzione: due grandi colpi servono come il pane, poi servirebbero rientri e scommesse. Si torna a parlare con una certa insistenza di Criscito e Bonucci: magari! Giovinco ha chiesto spiegazioni che solo Del Neri potrà dargli: magari siano positive per lui! Sono in corso di definizione importanti uscite: Molinaro, Tiago, Poulsen. E c’è da valutare lo spazio di manovra su gente come Pazzini, Aguero (mi illudo?) ed esterni quali Van Persie, Krasic e Motta.

Capello. Proprio lui, che per 76 giornate riuscì a stare in vetta. Proprio lui che portò la Juve sino al titolo 29. Proprio lui che di Juve ha concluso la sua avventura italiana. Ho già pubblicato una piccola domanda oggi in questo blog. Ma ci vuole la faccia come il culo a riciclare gente bianconera, o no? Perché se insinui dubbi etici, la tua dignità umana, ammesso che esista, dovrebbe importi di sputare fango su certa gente. O no? Se sono professionisti sporchi di Moggi e di Juve dovresti evitarli, non rincorrerli. Perderesti credibilità. Già, ma quale credibilità. Ecco che allora il progetto Capello per i nerazzurri diventa qualcosa di concreto. Adesso non resta che ingaggiare Trezeguet (ci avevano pure provato), Buffon, Chiellini e magari puntare a qualcuno della Primavera. Boh, strane logiche che fatico a capire. Proprio perché già in passato io e i miei simili bianconeri abbiamo fortemente e aspramente criticato anche solo l’idea di poter vedere con la nostra maglia gente del tipo di Burdisso o Stankovic. Anche per questo ringrazio Dio di essere bianconero. Posso dormire tranquillo.

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Ma volete la Juve tutta?

Prima il tentativo di saccheggio con i vari Paolo Sousa, Jugovic, Vieri, Marcello Lippi, Angelo Peruzzi. Poi il secondo tentativo di saccheggio con la corte a Moggi, quindi la presa di Vieira e Ibrahomivc. Oggi si parla di Capello, di Criscito e chissà chi. Moratti vede Juve e punta sul sicuro. Però c’è una forte incongruenza: se la Juve vinceva perché comprava gli arbitri, perché caro Signor Moratti – e mi scuso per la forte parola usata, cioè Signore – acquista tutti gli juventini in circolazione? Delle due l’una: o sono forti veramente o non valgono nulla perché ci pensavano gli arbitri. Fare un mix delle due ipotesi è logicamente improponibile: forti quando servono, venduti quando non servono più. E’ una strana cosa, a pensarci bene. Ma io posso dormire tranquillamente: hanno lasciato un segno del loro passaggio sulla Terra vestendo il bianconero. Il resto, qualcuno forse ha già dimenticato tutto. Inoltre ci vuole proprio la faccia come il culo per firmare un simile contratto. Proprio alla luce di ciò che è successo quattro anni fa. E se poi la storia di Capello si ripetesse ancora…

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P.S.

Spero qualcuno posti nei commenti ciò che molti esperti dicevano di Capello come allenatore. In questi giorni, semmai dovesse verificarsi l’inimmaginabile, posterò la soluzione.

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Juve, facciamo due calcoli

Senza introduzione, senza essere tediosi, proviamo a fare due calcoli muovendoci nell’ipotesi che i giornali dicano la verità. Che la Juve debba comprare, bene e tanto, questo è fuori di dubbio. Che la Juve debba cercare esterni, questo appare logico. Che la Juve però possa permettersi tutta una serie di operazioni, beh questa mi pare una stronzata. Ma la fiducia totale in Marotta e Andrea Agnelli mi fanno respirare a pieni polmoni così come non mi succedeva da parecchi anni. Cominciamo con cifre e nomi, partendo dagli esterni bassi di difesa.

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Il primo nome su cui bisogna puntare è Mimmo Criscito. A metà fra Genoa e Juve dal 1900, quest’estate andrà trovato un punto definitivo di svolta. O a me o a te. E io spero che la Juve lo prenda tutto. Servono 6 milioni di euro, cifra che a me sembra pure bassa. Potrà giocare dietro, cioè sulla linea dei difensori, o in una sorta di 3-5-2 o qualcosa del genere, largo in fascia. Ha spinta, ha carattere, ha tanta voglia di riscatto. E’ giovane. Al contrario di un Grosso imbarazzante, di un Molinaro che gradirei ceduto, e di un De Ceglie fin qui poche volte convincente. Del Neri poi è uno che valorizza tanto gli esterni e quindi per Criscito non si riproporrebbe la difficile situazione vissuta con Ranieri. Criscito: 6 milioni di euro.

Per Criscito io rinuncerei a Bonucci e cercherei un altro centrale. Ma prima di questo, consideriamo la fascia destra. Su Grygera non so più cosa dire. Benino il primo anno, poi assolutamente devastante. Devastante in favore degli avversari, si intende. Vecchio e logoro, ha sulla coscienza il periodo flop della Juve, vale a dire Palermo, Siena e la Coppa. Un trio di partite degne del grande e inarrivabile Gresko. Zebina continua ad avere i suoi problemi: fisici e mentali. Non siamo certo una clinica di recupero, così sarà bene trovargli una sistemazione e liberarsi di un ingaggio. Capitolo Caceres: non riscattarlo sarebbe un dolo da reato penale. Servono tra gli 8 e i 10 milioni di euro. Gira voce che Marotta stia lavorando per la conferma del prestito oneroso, una sorta di rata per l’acquisto definitivo. In sostanza, benché abbia ben impressionato con Ferrara e sull’esterno, Del Neri e la Juve vogliono rivederlo. Anche per lui vale il discorso, benefico, dell’età e della voglia. La sua principale caratteristica è stata proprio la tenacia, il dar battaglia a tutti i costi, il grande dinamismo e comunque un discreto piede senz’altro migliorabile. Del Neri potrebbe essere il giusto maestro per la crescita. Caceres: 8/10 milioni di euro.

Il nome di Marco Motta si fece già lo scorso anno. E’ il Capitano uscente (passatemi il termine) di Under 21 che vantava ottimi elementi. Spinge tanto e ha buona resistenza. Dribbla bene e crossa bene, quindi farebbe comodo alla nuova Juve. Anche lui è giovane, per di più è italiano e il suo costo non è esorbitante. Circa 7 milioni di euro la valutazione, con la possibilità di potersi giocare qualche prestito. Marco Motta: 7 milioni di euro.

In zona centrale l’addio di Cannavaro lascia un posto vuoto. Nicola Legrottaglie è una buona riserva, ma serve un giovane forte e già maturo. Ecco, quel Bonucci di cui sopra. Ma arrivare a Bonucci perdendo Criscito mi sembra un delitto. Insieme non possono di certo arrivare. Così occorrerà monitorare il Mondiale. C’è per esempio il tedesco Tasci che ben impressionò con l’Under 21. E il costo non è eccessivo. Oppure c’è il solito Kjaer (che proprio in questi giorni dirà se si è rotto definitivamente o è stata solo una grande paura, ecco perché credo all’interessamento della Juve: maledizione!!!) che però costa molto molto di più, epperò fornirebbe una certa sicurezza e già una certa esperienza in Serie A. I parametri sembrano comunque confermati: alto, bello, giovane e preferibilmente italiano. Occhio pure a Douglas, ragazzone-bestione su cui però permangono diversi dubbi d’adattamento. Kjaer: 15 milioni di euro.

Ed eccoci alla zona calda. Attualmente esiste il solo Camoranesi capace di ricoprire il vecchio ruolo di ala. Le caratteristiche per giocare lì sono semplici: grandissima tecnica, grandissima corsa, capacità nel dribbling e nel cross, inserimento in zona gol. Se esistono in giro per il mondo giocatori simili, beh sono praticamente inavvicinabili per tutta una serie di problematiche. La Juve di oggi può offrire poco sotto l’aspetto di competitività e può offrire ancora meno sotto l’aspetto economico. Ci tocca dunque lavorare con nomi da metà classifica o con la fantasia. Partiamo dai primi.

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Vargas ha un costo esorbitante e non credo esistano le basi per un investimento simile. 25 milioni di euro sono eccessivi per un esterno che comunque farebbe comodo a sinistra, la fascia lasciata orfana da un certo Pavel Nedved. All’estero il nome più gradito sarebbe quello di Robby Van Persie, olandese che continua a segnare e inanellare buone prestazioni. Costa tanto, ma la Premier League è appetita o appetibile da qualche  di scambio bianconera. Su tutti Felipe Melo. In seno a questo ragionamento, paradossalmente, sarebbe quindi più semplice arrivare al giocatore dei Gunners e sarebbe sì un grande colpo. Capace di giocare largo in fascia o come seconda punta, offrirebbe a Del Neri più di una soluzione per i suoi schemi di attacco.

Un altro nome importante potrebbe essere Rakitic: 22 anni per un talento ancora acerbo, ma che è sul punto di maturare definitivamente. Veloce, dribbling facile e buona percentuale di gol per la posizione ricoperta. Qui il punto più felice è che il suo contratto scade il prossimo anno e non ci sono notizie di rinnovo. Ergo, la dirigenza Juve potrà trattare su una base più morbida: con 12 milioni di euro secondo me è prendibile, vista la valutazione di 15 e la possibilità di perderlo a parametro zero il prossimo anno. Non credo però che sulle sue tracce ci sia solo la Juve e quindi il vantaggio prima accennato scompare d’improvviso. Oltre Rakitic, rimandendo all’estero, mi ha ben impressionato Krasic. Stesse caratteristiche di prima, con tanta forza in più. Consigliato pure da Pavel Nedved, con 15 milioni di euro si ingaggia.

In Italia i nomi sono quelli di Pepe (che non mi trova favorevole) e di Ziegler (che può giocare anche da terzino): il primo costa 8 milioni di euro (e infatti ci sarà un motivo), mentre sul secondo le opzioni sono apertissime visto che alla Samp interesserebbero un paio di giocatori bianconeri. Ostacolo: l’ingaggio elevato dei tesserati Juve per qualunque squadra di metà classifica, italiana e non. Quindi quando si parla di prestiti e di inserimento di cartellini in scambio… occorre prestare bene attenzione a questo punto delicato.

Oh oh oh, che centrattacco! Era un ritornello di una canzone molto carina. E’ il tormentone che accompagna le giornate dei tifosi bianconer. Scottati dai vari Amauri, cioè giocatori non da Juve pagati come se fossero tali, di un rendimento vergognoso per la categoria professionistica dei calciatori, il tifoso bianconero vorrebbe seriamente una prima punta. Per dirla francamente: c’è qualcuno capace di segnare regolarmente oltre venti gol stagionali? Risolvere situazioni intricate tipo mettere dentro il pallone al minuto 93 di un derby giocato male? O segnare di testa a San Siro mettendo la firma e le mani su uno scudetto? C’è e si chiama David Trezeguet. Per una strana sensazione di autodistruzione, la Juve vuole privarsi del suo bomber più prolifico. Ha 31 anni e tanta voglia di Juve, se solo lo facessero giocare alle condizioni sue. Nonostante un’annata costellata di infortuni, incomprensioni e tanta tristezza, è risultato ancora una volta l’attaccante più prezioso. Eppure si legge la riconferma di un Amauri che andrebbe cacciato immediatamente e la voglia matta di voler Del Piero emigrato chissà dove. Con la consapevolezza che il big non arriverà. In giro i bomber costano tanto e chi ce li ha se li tiene. Qualche nome importante c’è, ma non credo che la Juve, questa Juve, abbia la forza di andare a prendere il cartellino.

C’è un certo Benzema umiliato a Madrid. Che però farebbe comodo alla Juve. Ha il movimento delle prime punte e la forza di pochi, ha il tiro dalla distanza e la rapacità dell’uomo d’area piccola. E’ forte di testa e ha anche quella pazzia che serve in un attaccante. Il Real ha dimostrato in questi anni di dare via tanto materiale prezioso per il gioco delle figurine: più acquisto il mito, più guadagno e chissenefrega se poi non vinco nulla. Io un tentativo lo farei: qualche prestito con diritto di riscatto o qualche cifra inferiore al prezzo di mercato. Tanto il Real dovrà rispondere al colpo Villa del Barcelona. In Italia i nomi più gettonati sembrano quelli di Pazzini e Gilardino. Fra i due le differenze ci sono, o comunque sono minime. A parte l’età, roba di pochissimi anni, Pazzini sembra aver raggiunto quel grado di maturazione, ma ha dalla sua il flop in casa Fiorentina. Come potrebbe allora sopportare la pressione bianconera? E un discorso simile si potrebbe fare il Gilardino milanista, che comunque un paio di gol li aveva assommati (in realtà sempre più di 10 a campionato e qualche centro in Champions). Il costo di entrambi è sui 20 milioni di euro. Guardando all’estero la cifra cresce. Edin Dzeko, praticamente il mio preferito, ha un cartellino del tipo 40 milioni tondi tondi oppure ci salutiamo. Francamente una cifra che mi pare fuori da ogni logica bianconera. Sergio Aguero costa pure di più, nonostante i numerosi articoli pubblicati su internet e su certi giornali (oggi anche stranieri). Forse qualche pensierino c’è, ma il tavolo è distante e grossi assegni la Juve non ne potrà firmare. Inoltre sarebbe un sacrilegio mettere sul piatto tre giocatori per prenderne uno, tipo Tiago, Diego e un altro ancora. Inoltre c’è da capire se la Juve intende davvero puntare all’erede di Del Piero, a una seconda punta, a un trequartista o chissà che cosa. Perché un conto è Dzeko o Gilardino, un altro conto è Aguero. Su questo dovrà mettere ordine prima Del Neri, quindi Marotta.

In mezzo a tutta questa grande confusione, resta lampante e lancinante il grido di aiuto di Chiellini: “Per puntare in alto servono grandi investimenti e grandi giocatori!”. Ecco, punto e a capo! A meno che non si decida, su suggerimento di Buffon, di imitare l’Inter e cominciare a falsificare i bilanci. A quel punto potremmo permetterci ogni tipo di investimento, tanto se sono rimasti impuniti loro… o no?!?

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Il silenzio più fastidioso

A pensarci bene, 4 anni fa non mi sarei preoccupato. Anzi, avrei atteso la mezzanotte del 1 settembre 2010, convinto di poter leggere sui giornali o sui internet l’ennesimo colpo targato Moggi. Per tutta l’estate i suoi movimenti consentivano la scrittura di editoriali, di piani, di articoli, di approfondimenti. E poi, come al solito, il nome a sorpresa. Mi ricordo ancora lo stupore assoluto quando, dopo l’esame di accesso all’Università, comprai il giornale con un titolone grosso così e due nomi: Ibra e Cannavaro.

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Oggi invece è tutto diverso. Oggi è molto diverso. E il silenzio pesante che sento attorno alla Juve un po’ mi infastidisce. Colpa loro, non mia. Vorrei certezze e invece sono costretto a ingoiare giorni di dubbi, di nomi, di progetti che cambiano forma e contenuto ogni ora. Il silenzio di Marotta e Andrea Agnelli però comincia a piacermi. Come quelle sensazioni strane che ora ti fanno star bene, ora ti provocano dolore. La speranza è che dietro tale silenzio si nasconda un serio progetto, si nascondano lunghe discussioni su cosa fare.

E’ strana pure la sensazione che da un giorno all’altro ti aspetti che questo è stato ceduto e che l’altro nome è praticamente fuori dai giochi. Ti aspetti di leggere cifre e contratti siglati. Soprattutto in uscita, soprattutto certi cognomi con cui convivo da anni. Mentre in entrata sarà un terno al lotto: giovani? Italiani? Esterni? Chi sarà il bomber?

Dovrò pure fare i conti con certa gente che rimarrà. Irrimediabilmente rimarrà per tutta una serie di problematiche: niente mercato, ingaggio alto, tasso di gradimento vicino allo zero. Inutile fare i nomi, tipo Amauri o Grygera, Zebina o Grosso.

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So, almeno credo, anzi voglio credere, che Marotta ha già da un po’ iniziato una sorte di confessione dei vari appartenenti alla Juve. Buffon ha confermato addirittura una chiacchierata avvenuta qualche settimana fa. Per Chiellini è imminente un incontro. Tutti gli altri devono superare l’esame-Marotta. Era da tempo che la Juve non aveva in società un uomo capace di tale lavoro. C’è bisogno di gente da vera Juve.

L’allarme lanciato da Buffon e Chiellini è fastidioso: “c’è bisogno di gente che sputi sangue per la Juve!”. Che non è una frase rivolta al futuro, ma più propriamente al passato, al recente passato. Che qualcuno si sia fatto gli affaracci propri è lampante. Che qualche altro abbia permesso il perdurare di questa situazione è intollerabile. Quindi è così che si spiega l’allontanamento di Bettega? Non ha saputo mettere una pezza all’interno del gruppo Juve? Non riesco francamente a darmi ulteriori e significative spiegazioni. Eppure Roberto Bettega ha permesso in pochi giorni di liberarsi di due catorci come Molinaro e Tiago, ricavando denaro che ora Marotta intascherà. Eppure Bettega è l’autore dell’acquisto di Candreva che la Juve non può lasciarsi sfuggire. Ma quello che è fatto è ormai fatto.

Se c’è un uomo che più di tutti sa cosa significa giocare nella Juve questo è Del Piero. Sarà logoro e sarà pure vecchio, ma il suo carisma, la sua intelligenza, almeno per questo anno, sarà merce preziosa. Sarà l’ultimo anno. Poi scadenza, forse un’esperienza all’estero motivo studio, e quindi il rientro in società con qualche ruolo di primo piano. Capitano, io sono con te. Sempre, da 17 anni. Perché da te non ho mai avuto delusioni e perché non mi hai mai dato motivo di lamento. E sapere che non c’è nessun nuovo Del Piero all’orizzonte mi mette tristezza. Solo Chiellini e Marchisio mi fanno ritrovare il sorriso. E ringrazio Moggi Luciano per averli allevati e consegnati al presente.

Il resto è tutto un silenzio, di quelli da far paura. E dal silenzio vorrei qualche voce forte, sicura. Vorrei certezze. Io attendo, la Juve è sempre la Juve! E questa mi sembra più Juve degli ultimi quattro anni!

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Stravolgere le dichiarazioni

Giorgio Chiellini ha parlato, e ha parlato bene. Riprendendo l’ultimo grido di Buffon che suonava più o meno come “chi viene alla Juve, dal prossimo anno, dovrà sputare sangue!”, il prossimo Capitano (ballottaggio fra lui e Marchisio) della Juve ha chiarito bene una questione. E cioè che alla Juve è cambiato tutto. “Molte persone con le quali abbiamo lavorato non ci saranno”. E’ chiaramente tutto vero, naturale e logico. Non un filo di emozione triste nella sua voce, quasi una liberazione. Eppure qualche fonte l’ha riportata come una frase negativa. Niente affatto. Anzi.

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C’è di più. Un paio di siti di calciomercato hanno titolato che “Chiellini è in dubbio”. No, chiariamo ancora le frasi. Chiellini ha gettato lì una frase su Del Neri, riflettendo sul suo modo di giocare: “corti e aggressivi”, un po’ come quando arrivò Capello. E non sto facendo paragoni. Corti e aggressivi. Quale sarà allora il risultato dell’ennesimo cambio di modulo, più orientato al 4-4-2 di Del Neri? A questa domanda, qualunque giocatore, risponderebbe come ha risposto Chiellini: “Non lo so, vedremo tra un anno”. Tradotto: io resto e vedo di fare il meglio, a giugno del 2011 vedremo i risultati. O no? Ho sbagliato qualcosa? Eppure mi hanno detto più volte che l’italiano lo conosco.

Altra informazione: il nuovo idolo di Un posto al sole, meglio di lui sapeva piangere solo Mario Merola, è del Real Madrid. Il presidete più disonesto d’Italia si è imposto. Voleva 16 milioni di euro e 8 milioni di euro arriveranno. Ammazza che grande trattativa. E che presenza politica. Intanto i due amiconi, Narducci (PM a Napoli) e il Disonesto, andranno in vacanza assieme dopo aver presentato e smerdato un’altra competizione dopo il Campionato Italiano di Calcio. Hanno presentato il libro “Il Mondiale della Vergogna”: come a dire, la conferma di questi anni! Complimenti ai due!

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Un uomo chiamato coniglio: risposta a Paolo Ziliani

Questo è un contro-articolo al meraviglioso pezzo di Paolo Ziliani, quello obiettivo e che tutto dice pur di piacere a chi gli piace a lui! Mi è stato fatto notare da un’interista che ha allegato al link il commento “se pure Ziliani fa marcia indietro, siamo fottuti!”.

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Vediamo innanzitutto di schiarirci le idee. Ziliani non l’hanno preso a Zelig perché erano pieni e perché le sue storie non fanno ridere. Sono come quelle battute amare che non possono nemmeno essere definite satira. La satira attinge dalla realtà, lui si intinge di fantasia e di un rosicamento lungo 15 anni. E’ però un giornalista, ma della deontologia se ne fa poco. Lui scrive, parla, straparla e qualcuno addirittura lo paga. Il suo riferimento, in questo articolo al limite della ilarità più totale, è alla deposizione di Mancini Roberto, professione Piagnone.

Sotto giuramento e sotto le domande del suo difensore, pardon PM, uno dei testimoni chiave dell’accusa si scioglie come neve al sole. Si scioglie? O semplicemente è costretto a dire la verità? Perché, caro Mancini Roberto e Ziliani Paolo, se dici cagate che sono dimostrate tali, poi rischi seriamente. A parte la faccia subito, o il culo visto che le parti anatomiche nel nostro caso sono interscambiabili liberamente, rischi poi nella tua professione. Forse non in Italia dove peggio fai e più vieni premiato.

Era successo che Mancini Roberto aveva ritirato tutto: pianti, lamenti, accuse, prove provate, sensazioni. E ne è venuto fuori uno di quei pianti come del traditore che a un certo punto si confessa. Come uno dei malfattori che aveva pianificato l’imbroglio e non regge più al peso della farsa. Una serie di “ma, ero arrabbiato” o di “dopo un match si possono dire tante cose” o “avevo pensato a Torino, quindi a Moggi”. Collegamenti che se c’è in aula uno psicologo chiede, seduta stante, l’interdizione ai pubblici uffici e pensione a vita per incapacità di intendere e di volere. E parla di questo Ziliani? No, Ziliani se la prende con Mancini Roberto, reo di esser coniglio di fronte al giudice. A parte che non è una novità, quella del coniglio, ma sinceramente nessuno a casa mia riesce a capire quele sia l’errore di Mancini Roberto o quali le sue colpe.

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Invece Lei, signor Ziliani Paolo, un esamino di coscienza se l’è mai fatto? Ha mai provato realmente a far incontrare due neuroni e scrivere di conseguenza di quello che la logica dei fatti impone? Guardi che lei ha un ruolo importante in TV, per quelli almeno che hanno un fegato integro e sano da starla a sentire. Guardi che fare il giornalista non è un lavoretto da tre minuti, in sitle Asimov. Guardi che le sue parole possono pure fare danni enormi e forse li stiamo già vedendo negli stadi e nei bar proprio in questi anni. Soprattutto, caro Ziliani Paolo, guardi che lei ha un dovere morale altissimo di fronte al mondo che la circonda. Se ha deciso per il giornalismo, Lei deve semplicemente raccontare i fatti. Guardare la realtà e commentarla. Anche faziosamente, per carità. Ma la realtà non la può nascondere o deformare, perché poi non se ne riesce più a venire a galla. Se oggi siamo un po’ tutti contro tutti non è certo per colpa di Moggi o della Juve? Se non si capisce più chi vince, chi perde, chi deve ricostruire, chi deve parlare, chi è meglio stia zitto, chi è onesto e chi onesto lo finge, chi imbroglia, chi accusa e chi deve difendersi non è certo per colpa della Juve.

Caro Ziliani, mi permetta, ma il seguente passaggio del suo saggio-articolo mi sembra importante:

In un colpo solo, con i 15 minuti di deposizione (agghiacciante) resa martedì a Napoli, Mancini ha fatto passare il seguente doppio messaggio: 1) “Quando con l’Inter perdevo e accusavo la Juventus (e il Milan) di imbrogliare, dicevo il falso e lo facevo tradito dal mio temperamento”; 2) “Quando dopo Calciopoli ho vinto uno scudetto a tavolino e due sul campo, l’ho fatto senza merito: qualcuno aveva mandato in B la Juve e penalizzato il Milan, ma non era il caso, davvero, perché erano cose che facevano tutti”.

Cosa la stupisce di quanto da Lei stesso scritto? Della verità amara e cruda che sono stati quei giorni di Calciopoli? Dei punti fermi che la mente umana può fissare ad una rilettura anche superficiale di quella vicenda? Se sì, mi creda, lasci stare il calcio e si dedichi ad altro. Fa solo male ad uno sport talmente bello che rovinarlo con simili sconcerie autografe è un delitto. E mi creda, Mancini Roberto non ha fatto passare proprio nessun messaggio. Mancini Roberto, qualora conservi anche un po’ di dignità umana, forse smosso da un giuramento che per molti ha ancora un certo valore, di fronte a uno scenario in cui sono importanti parole e concetti quali Giustizia e Verità, ha solo fatto il suo dovere di Uomo. Di Uomo! Non di testimone o di accusatore o di allenatore. Di Uomo!!! E mi creda ancora, Ziliani Paolo: essere un uomo oggi, e coniugare la professione con l’essere Uomo è esercizio complicato. Mi permetta: ci riprovi col prossimo articolo. Sarò qui a controllare e ad applaudirla qualora ci riesca!

Con affetto, un suo non-lettore!

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Moggi si difende, De Rossi attacca e Mourinho scappa

In un venerdì che regalerà parecchie emozioni perché arriva un Mortirolo che sa di scontro frontale (oltre che finale, probabilmente), anche il calcio ne regala parecchie.

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Prima o poi dovrò decidermi a creare una rubrica che metta sotto osservazione le prime pagine dei giornali. Sono talmente tante le stronzate raffigurate o scritte che vien voglia di leggere Topolino la mattina, almeno è divertente di per sé.

Tuttosport dà quasi per fatto il passaggio di Aguero alla Juve. In cambio noi diamo Tiago (valutato circa 8 milioni di euro) più Diego (valutazione quasi pari al suo acquisto) e un conguaglio di circa 15 milioni di euro. Ma c’è di più: si sta cercando il modo per mandare a Madrid anche la palestra di Vinovo e un paio di seggiolini del Comunale di Torino. Più, ovviamente, un cesto colmo dei sapori tipici piemontesi. In tutto questo non è stata minimamente considerata la volontà di Diego e soprattutto l’impossibilità di arrivare a Aguero. A meno che, non si parli del figlio, cioè del nipotino di Maradona. Allora quello sarebbe un altro discorso. Quello che però mi inquieta è il fatto che un paio di ragazzi-lettori trascorrano più di dieci minuti cercando di capire quando verrà ufficializzato.

De Rossi, si sa, è un tipo istintivo. In campo questo è anche un pregio, ma fuori è certamente un difetto. In una Italia vittima della violenza e di certi tifosi che, conviene ribadirlo, TIFOSI NON SONO servono misure estremamente forti per combattere la maleducazione sfociata ormai in terrorismo. Quando chiedi ai tuoi vicini o ai tuoi colleghi perché non si organizza una gita allo stadio ti senti rispondere 99 volte su 100 “e perché devo rischiare la vita?”. Allora un motivo ci sarà se su questo argomento vige l’attenzione più sfrenata. Chiariamo subito: lo stadio, come negli altri paesi civili, dovrebbe essere un posto di sfogo. Di sfogo delle passioni, però. Di sfogo dell’amore per il calcio. Uno spettacolo, un semplice spettacolo. Una partita di calcio, una normale e santissima partita di calcio. Ma quelle mazze che si vedono, allora? E quei tipi incappucciati nemmeno dovessero rapinare una banca o assaltare un carro merci? E quella schiera di poliziotti? E le bombe carta non certo costruite nei bagni dello stadio? E come fanno a passare le mazze e tutte le armi di distruzione che si vedono regolarmente in ogni stadio italiano? Forse conviene davvero la pena di fermarsi a riflettere e provare a mettere un punto. E ricominciare da capo. Serve la schedatura della gente che va allo stadio? Potrebbe davvero servire a limitare la delinquenza? Allora proviamo. Si prova e si cerca di capire se funziona o meno. Chi l’ha stabilito che lo stadio è una zona franca dove tu, persona normale in ufficio o a scuola, ti trasformi in un terrorista? Chi l’ha stabilito che lo stadio non ti pone limiti circa i comportamenti da tenere? Scherziamo o cosa? Così l’uscita di De Rossi non solo non la capisco, ma ho paura che nasca dalle viscere di certa tifoseria. Immaginati un teatro e immaginati ultras a teatro che fanno uguale casino come allo stadio. Al prossimo botteghino verrebbero certamente allontanati. Perché non può valere pure allo stadio. Sarebbe la volta buona che famiglie proverebbero ad andarci nella più totale tranquillità, o no? Inoltre non capisco proprio la “tessera del poliziotto”. Fermo restando che i tipi strani esistono in ogni categoria professionale, caro Daniele: lo fai tu quel lavoro di merda con una paga di merda combattendo gente di merda, che è la stessa che ti fischia o ti applaude ogni domenica? Prova a fare cambio per un paio di mesi, e poi rifai la conferenza stampa. Troppo facile parlare mettendo a rischio il culo degli altri.

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Da un caso all’altro. Mourinho ha praticamente dato l’addio già dopo la Champions. Lo aveva già fatto al Porto. Prima dello scoppio dell’indagine su arbitraggi sospetti, e dopo aver vinto una Champions farsa come quella appena conclusa, con la consapevolezza di essere stato baciato dalla fortuna e non solo da quella, il talento della panchina fa la valigia e va via. Come a dire: quando mi ricapita più una botta di culo come questa? Strano, eh. Perché si è parlato di ciclo, si è parlato di anni di successi, di trofei ancora da incamerare. Ma, allora, perché te ne vai? Il pubblico italiano? Suvvia, José, non scherzare. I media italiani? Andiamo, non fare il burlone. Una leccata come quella italiana non la troverai in nessun altro paese al mondo. Un giornale tutto tuo negli altri campionati non c’è. Una difesa così protettiva composta da una serie di trasmissioni e una schiera di giornali Spagna e Inghilterra non ce l’hanno. Attento José e prova a capire che l’Italia ti è stata offerta per fare esperienza di vita. Strana pure la vita di Moratti Massimo. Nemmeno ha alzato la Champions dalla base, perché le orecchie di cartone potevano rompersi, che ha dovuto fare i conti con una RAI che non ha fatto una 48 ore di diretta consecutiva, con Milito indeciso perché vorrebbe 10 milioni di euro di ingaggio, con Maicon tentato dalle sirene spagnole, con Mourinho che ha abbandonato e con quella maledetta Teresa Casoria che non accenna a chiudere quel processo che sta prendendo una piega mooooolto pericolosa. Sia chiaro, Dottore Massimo Moratti: Moggi con questo modo di procedere non c’entra nulla. E meno che meno, le assicuro, la sua amata Juve: messi come stiamo, guardi…

Al Processo di Napoli Moggi sta dando ampia prova di come ci si difende da accuse farlocche. Le sue dichiarazioni senza contraddittorio, come dice la Gazzetta della Vergogna, in realtà hanno un nome preciso e in Tribunale  non solo sono permesse, ma sono pure importanti ai fini del Processo. E le sue, quelle di Moggi, lasciano sempre il segno. Risponde ad Ancelotti elencando una serie di casi interessanti e lascia tutti in silenzio quando afferma “ma scusate, che razza di Cupola è se i miei arbitri fanno gli interessi del Milan a mio svantaggio?”. Interessante. A questa domanda il Tribunale dovrà rispondere stavolta con argomenti seri, perché altrimenti sarà l’inizio di uno dei periodi più brutti della nostra storia italiana. Comunque non capisco perché i vari Moratti, Tronchetti, Oriali e via dicendo, non debbano rispondere ad alcune semplici domande. Sono testimoni dell’accusa o no?! Che poi fra 50 signori-accusatori se ne è salvato solo uno. Anzi, no, praticamente nessuno. E dire che di prove ce n’erano, eh?! Ahh, se ce n’erano. Addirittura Nicola Penta ha fatto capire di aver in mano altre intercettazioni molto particolari.

Nel frattempo credo di aver trovato i soldi per i prossimi mercati. Se il Brescia (Moggi dice: “Ma se avete venduto i migliori, come pensavate di salvarvi?”) chiede circa 60 milioni di euro, immaginatevi la Juve. Non c’è bisogno di consulenza commerciale o contabile, è semplice fare due calcoli. Nell’anno della retrocessione la Juve ha perso di netto 130 milioni di euro. A questi va sommata la mancata partecipazione alla Champions (inseriamo solo quella del 2006/2007 evitando strane ipotesi sulle Champions a seguire, perché Capello poteva anche fallire tutto e arrivare ottavo con quella squadra là, o no?!?) valutata in 25 milioni di euro. A questo bisognerebbe aggiungere pure la svalutazione patrimoniale dei calciatori venduti, fatta la tara con quel poco incassato: circa 50 milioni di euro (basti pensare a Ibra: con Moggi in barca l’avremmo venduto al Real per 100 milioni di euro, come nel caso Zidane). Ecco, sarebbe proprio un bel risarcimento. Ma sarebbe anche troppo semplice, oltre che ridicolo. Ma noi non siamo il Brescia. E, a vedere gli ultimi quattro anni, non siamo nemmeno la Juve. Vabbè, forza Andrea e Marotta. Al lavoro, c’è da recuperare tempo.

P.S.

Oggi si sposa Diego. Tanti auguri, veramente. Io credo in te perché le immagini che ho visto sono le tue. I numeri sono i tuoi. In questo anno così maledetto sei solo additato come il principale responsabile perché ti abbiamo visto come il Messia. Ma non siamo così scemi da buttarti al cesso. Non è colpa tua se attorno a te non c’è mai stato movimento e gli attaccanti hanno praticamente latitato per 12 mesi. Eppure di assist ne hai serviti. E qualche gol, meno di quanto ci aspettassimo, è pure arrivato. Il tipo di giocatore quale tu sei impone un lavoro importante da parte del tecnico. Oltre modo, sei uno fuori dagli schemi: né un trequartista puro (mi sto sempre più convincendo di ciò), né un regista stile vecchia maniera. Per chiarirci: né Zidane né Pirlo. Una via di mezzo? Il consiglio che una parte di tifosi che conosco è il seguente: ricarica le batterie, ritrova il sorriso e la serenità. Ci vediamo a luglio, ma come dice Buffon, bisognerà sputare sangue. E trovare una quadratura del cerchio finora lontana. Non credo sia un problema squisitamente tattico, ma di compattezza di undici. Scarso movimento sulle fasce, scarsi movimenti in attacco, nessun appoggio dei centrocampisti. Dai, ma che poteva fare da solo?

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Il 27 maggio 2004 il Dottore moriva e con lui anche la Juve

Il Titolo è perfetto. Perfetto per la cronaca e per capire anche la genesi di Calciopoli.

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Il Dottore Umberto Agnelli se ne andava in quel maledetto giorno lasciandoci forse il suo ultimo regalo: Fabio Capello. Se ne andava in silenzio e lasciava la Juve un po’ più sola. Forse vissuto troppo all’ombra del fratello più famoso, il Dottore era persone esperta e di spiccata intelligenza. Un Agnelli, insomma, e non c’è modo migliore per definirlo.

In quel maledetto giorno in cui se ne andò, pure la Triade cominciò una lenta agonia, imbottigliata com’era fra le grinfie di manager che vedevano la Juve come un semplice asset di un grande Gruppo ormai in crisi. Come una sorta di pesante fardello da gestire in onore a quei due Fratelli che l’avevano resa così grande in 80 anni di storia.

In quel maledetto giorno cominciò quella che oggi chiamiamo Calciopoli, o meglio conosciuta al mondo intero come Farsopoli.

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L’ultimo grande difensore della Juve se ne andava trascinando con sé un complesso sistemi di equilibri di poteri e di mansioni. Un equilibrio che solo due menti brillanti e geniali potevano garantire, appunto i Fratelli Agnelli. Il Dottore aveva rilevato le redini della Juve in quel famoso giorno del 1994, giorno in cui venne siglato il Patto fra Gentiluomini. Gianni Agnelli cedeva al fratello la conduzione di una Juve che si era troppo rilassata dopo i 10 anni traboccanti di successi alla guida di Giovanni Trapattoni. Gianni Agnelli consegnava al fratello una Juve distrutta, rovinata da certi manager e allenatori scandalosi quali Cordero di Montezemolo e Gigi Maifredi. Rovinata da investimenti multimilionari che avevano prodotto solo dolori e pochissime gioie. A nulla era servito l’innesto in panchina di Dino Zoff che pure due Coppe le aveva portate a casa, o il ritorno di Boniperti da dirigente e Trapattoni da allenatore (che pure aveva prodotto ancora una Coppa).

Il Dottore Umberto Agnelli cominciò la sua avventura alla Juve con una scelta drastica e impegnativa. Mise in sala bottoni un manager molto esperto quale Antonio Giraudo e scelse Luciano Moggi già allora definito il “Maradona dei Dirigenti”. Promosse Roberto Bettega a Vice Presidente e diede vita a un ciclo indimenticabile, con Lippi in panchina e poi ancora Lippi in panchina e quindi Fabio Capello, suo ultimo regalo. A inframezzare 12 anni di successi la breve parentesi, quasi disastrosa nonostante in altre piazze si parlerebbe di ottime annate, di Carlo Ancelotti. Ecco spiegata la differenza fra la Juve e il resto dei team di calcio. Come ha più volte detto Trezeguet: “qui arrivare secondi non conta nulla!”.

Che direbbe oggi Umberto Agnelli di questa Juve così malridotta? Che direbbe di un nipote tanto sfrontato da dar retta a certi manager e potenti dirigenti EXOR (prima IFIL) che hanno voluto la distruzione di quei Tre là? Preferiamo non rispondere.

Il 27 maggio 2004 moriva un mito. Un saluto affettuoso alla sua memoria, sperando che questa possa rivivere nelle vesti di suo figlio Andrea. Tanti auguri giovanotto. Comunque vada, sarà un onore!

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Vertice a Torino: si costruisce la nuova Juve

Mentre in America si prendono legnate, a Torino si cerca di costruire un team che di legnate non ne prenda più. Almeno che inizi a darle così come abituati in 110 e oltre di storia del calcio italiano. Mentre a Napoli le legnate si danno, eccome se si danno. Solo che la stampa maledettamente irriverente nei confronti della deontologia professionale sta scrivendo cose che in terra non esistono. Ma questo è un altro discorso.

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A Torino Marotta non andrà in vacanza. E come potrebbe, povero lui. Ha trovato una situazione insostenibile: chi è il capo dell’area medica? Non c’è più. Sparito. Chi si occupava delle trattative? Praticamente nessuno e l’unico nome ipotizzabile è stato prontamente allontanato (leggi Alessio Secco). Chi si occupava di distruggere un settore giovanile costruito con anni di fatiche, con le unghie e con i denti? Un certo Castagnini, un vergognoso truffatore chiamato a vestire la casacca sporca bianconera. Lavatrice, novanta gradi, centrifuga e anche lui è fuori gioco. C’è adesso Fabio Paratici e con lui c’è pure Sandreani (che lanciò nel 92/93 un certo Alessandro Del Piero, allora entrambi a Padova). Si fa sul serio, c’è da mettere su una squadra di osservatori competenti e che redigano rapporti seri. A questa squadra verrà affiancato Pavel Nedved, uno che di fascia, di tecnica e di talento ne capisce. Forse più di tutti lì in mezzo. Già il fatto che si parli (si attende l’ufficialità) del suo approdo in società rasserena gli animi.

Come ipotizzato qualche giorno fa, Tencone tornerà a lavorare per i colori bianconeri. Troppo importante risistemare una macchina da guerra resa innocua e caricata a salve da uno dei gruppi dirigenti più molesti che la Terra abbia prodotto, a patto che certa gente nerazzurra non si offenda. Tencone supervisionerà, mentre l’azione verrà affidata a un nome individuato fra una rosa di candidati. A spuntarla dovrebbe essere Stesina, già del Toro. Ma chi se ne frega: abbiamo bisogno di competenza. E in passato abbiamo pescato bene dal Toro. Mi piace ricordare un certo Gianluca Pessotto, fra tutti.

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Impossibile non parlare di mercato. Analizzate certe scemenze scritte e commentate sui giornali, sarebbe anche ora di parlare seriamente di direttive e regole da seguire. Niente più mezze calzette. Niente più scommesse estere: se si faranno acquisti azzardati, solo italiani e giovani. E sarei pure d’accordo. Ma perché azzardare? In difesa l’innesto più importante deve essere un centrale. Di qualità, giovane e dal futuro certo. Bonucci è un nome importante, ma prenderlo non è affatto semplice. Gli intrecci col Genoa di Preziosi sono molto pericolosi. C’è in ballo il futuro di Palladino e quello di Criscito. Perdere Mimmo sarebbe un sacrilegio imperdonabile per almeno tre motivi:

  1. è un prodotto targato Juve, che proviene dalle giovanili;
  2. è giovane e promettente, oltre che già maturo per giocare a certi livelli; è nel giro della Nazionale di Lippi, probabile titolare, e sarà pure desideroso del riscatto in maglia bianconera, accidenti a quel Ranieri…;
  3. abbiamo estrema necessità di un terzino capace di spingere sulla sinistra; escluso Grosso (imbarazzante) e in fortissimo dubbio De Ceglie, non resta altra possibilità che riportare a casa Mimmo Criscito. Costi quel che costi!

Io credo che Marotta sia nella posizione per capire che questi tre punti non li ho dettati io, ma li detta la logica dei fatti. Un ragionamento simile non può essere ignorato, o no?

Prima di comprare è necessario vendere. E non tanto per puntellare la rosa cedendo gli scarti (Grygera, Poulsen, Tiago, Molinaro, Zebina, Cannavaro), ma anche per risistemare i conti. Ingaggi troppo alti e immeritati, età avanzata. Rientrano in questi parametri ultimi i vari Trezeguet (davvero un anno di differenza è così importante per cedere lui anzicché Amauri?) e Camoranesi (e chi sarebbe il suo erede?). Discorso a parte per Buffon: se non ha più stimoli o se continuerà ancora a sparare cazzate, prego si accomodi. 30 milioni di euro e ci alleggeriremo del più grosso stipendio e proveremo a cercare un altro grande numero 1.

Che fare poi di Diego (Del Neri è convinto di rigenerarlo?) e di Felipe Melo? Credo che il discorso dei dubbi dovrebbe non riguardare Momo Sissoko: la sua importanza nella Juve l’ha ampiamente dimostrata e non vedo ragione al mondo per cederlo, scambiarlo o chissà che altro. Se Momo sta bene corre per tre e gioca per quattro. Se Momo sta bene chi gli sta a fianco ne guadagna in libertà d’azione. Il brasiliano centrocampista sarebbe ottima pedina di scambio, ma qualora tornasse a giocare ai suoi livelli sarebbe un ottimo inserimento per la nuova Juve, o no? Stesso discorso per Diego per il quale invece si aprono discorsi puramente tattici. In Germania è stimatissimo, come in Spagna. Ma non vedo fenomeni prendibili.

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