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Mese: June 2010 (pagina 1 di 5)

Juve: tra sogni, idee folli e realtà

Motta è il nome più concreto e reale. Ozil è una ipotesi pazzoide. Dzeko continua a essere un obiettivo difficilissimo da centrare. Joe Cole serve solo per vendere più copie del giornale. Più probabile invece che Krasic sblocchi da sé la propria situazione.

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Potrebbe essere il giorno di Motta, resta da capire la formula. Che l’esterno destro piaccia a Del Neri è chiaro, che anche a Marotta l’operazione pare buona è acclarato. Che il difensore dell’Under 21 serve alla Juve, pure questo è certo. La valutazione del terzino è intorno ai 5 milioni di euro, poco più poco meno. La Juve intende però cautelarsi, come già successo col contratto di Pepe. Sarà Motta all’altezza del programma di Andrea Agnelli? La risposta la potrà dare solo il campo, magari già nei primi dodici mesi. Così, come per Pepe, sarà una sorta di prestito-prova con riscatto fissato oggi… per la prossima estate. Cosa che mi fa capire che due cose: le idee e il coraggio ci sono, ma le scottature del passato impongono una certa cautela nel valutare astri nascenti, talenti già affermati, o presunti tali. E la cosa mi sta bene.

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Oggi Tuttosport ha lanciato l’ennesima cazzata: Ozil. Sul talento tedesco, di origine turca, c’è mezza Europa e la Juve è solo l’ultimo vagone degli interessati. Un vagone, occhio al dettaglio, scarico di soldi. Ma non è questo il problema. La Juve ha già in casa Diego e Ozil è semplicemente un Diego meno mobile, magari con più manovra nella testa e nei piedi. Ma a Ozil servono tempi di reazione più lunghi. Detto in altre parole, non so se potrebbe essere in grado di sopportare il pressing asfissiante del calcio italiano. Diego è già andato in difficoltà cronica (certo la squadra non lo ha aiutato), Ozil potrebbe fare la stessa fine. L’operazione è quindi impossibile: o torni a scommettere su Diego oppure Ozil non lo prendi, anche perché Diego dove lo metteresti in quel caso?

Probabilmente Marotta sta cercando di ammorbidire il brasiliano. E’ lui infatti l’unica chiave possibile per arrivare a Dzeko. Per acquistare il serbo, diminuendo drasticamente l’esborso di liquidi, occorre che Diego accetti la destinazione tedesca. Solo a quel punto si può intavolare una trattativa.

Il Corriere dello Sport mette in risalto la posizione di Joe Cole. Tempo fa avevo detto che poteva essere l’uomo giusto per il rilancio delle fasce. Zero euro a fronte di un ingaggio però maestoso. Con poco appeal in confronto a chi gioca in Champions. Affare, dunque impossibile. Intanto si avvicina l’esordio a Pinzolo. La curiosità è la disciplina che Del Neri e Marotta sapranno imporre al gruppo. E come il gruppo risponderà: fra i senatori con la valigia in mano e fra i ragazzi nuovi. La prima settimana sarà decisiva per cambiare in corsa i piani di mercato.

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A leggere i giornali si diventa pazzi

Il calciomercato, quel gusto dolce di un sogno che poi diventa realtà o tragedia, sempre sportivamente parlando. Le prime pagine create con un sex-appeal inconfondibile, titoloni che ogni giorno ti dicono che la tua squadra ha comprato questo o quel fenomeno, che è ormai vicina a quell’altro e via così. Oggi, di Juve, si parla in questi termini.

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Dzeko? Affare difficile. E’ l’agente di Krasic a parlare in questi termini. Da un punto di vista logico la frase ci sta, ma da un punto di vista degli affari nudi e crudi… ci sta di più. Krasic è ad un passo, precisamente 1,5mln di euro. Il CSKA ha in mano l’offerta a tempo indeterminato della Juve, perché Marotta ha lavorato bene, anzi benissimo. L’accordo col giocatore è tutto tranne che un problema, il gradimento del serbo è totale, ora la palla passa a ragazzo e team russo. Il City pagherebbe di più, sia il cartellino sia l’ingaggio, ma i soldi in questo mondo, per fortuna, non sono tutto. Ancora un po’ di giorni e l’affare può essere sbloccato. La Juve ha tutto per attendere: alternative già prese, alternative nel mirino, pazienza. Per la prima volta in questi quattro anni, la Juve è in una posizione di vantaggio. Per quanto riguarda il bosniaco, beh l’affare è evidentemente difficile. Se non si trova il modo per sborsare meno contanti la trattativa non parte nemmeno. Indipendentemente dalla possibile volontà del giocatore.

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Motta? In prestito sì. Il budget non è alto, i soldi a disposizione per il mercato ancora meno, mentre nel budget rientrano pure gli stipendi da pagare ai nuovi acquisti. Fino ad adesso le trattative, in termini economici, sono andate avanti alla perfezione: pagamenti a rate, soldi freschi ancora disponibili. Sarà così pure per Motta. Dietro il riscatto dei bianconeri di Udine c’è la Juve che adesso può avanzare le proprie proposte. Prestito con diritto di riscatto fissato per il prossimo anno.

Hiddink ha parlato, ma non in quei termini. Ieri in rete girava una indiscrezione clamorosa, riportata solo dai giornali italiani (almeno io non ho notizia di una simile bufala all’estero). Ha parlato Hiddink che ha detto semplicemente che “Ozil forse ha sbagliato a scegliere la Nazione con cui giocare. Doveva preferire la Turchia”. I giornali italiani hanno riportato invece la voce secondo cui il passaporto di Ozil era falso. Una bufala. Poi, proprio noi italiani parliamo di passaporti falsi, con Oriali e l’Inter che hanno patteggiato in Tribunale per la storia di Recoba. Notizia insabbiata, ovviamente. Strano, anzi no! Tutto normale.

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Calcio pulito, appello Gazzetta: senti chi parla!

Incredibile, ma vero. Solito orario mattutino, solito caffé e un grido: prova a dare un’occhiata alla prima pagina della Gazzetta. Detto, fatto. I grandi puristi della deontologia professionale organizzano una prima pagina richiedendo l’attenzione del lettore. Basta con Blatter e questo calcio malato, firmate l’appello per il calcio pulito e trasparente, dicono loro. Ben sapendo che un simile appello dovrebbe prevedere la cancellazione dall’albo dei giornalisti dei vari Galdi, Palombo, Verdelli e quindi una rivisitazione delle scelte editoriali più che discutibili.

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Calcio pulito, dicono loro. Trasparente, aggiungono. Basterebbe rileggere solo le prime pagine di quattro anni fa, quando titolarono “Ecco il sistema Moggi“, “Vi sveliamo le ammonizioni mirate“, “Analisi del campionato, partita per partita“. Tutti scoop buoni per aizzare l’odio della piazza, scatenare le ire dei tifosi contro Moggi e la Juve, per vendere di più e inseguire un piano diabolico di cui oggi si cominciano a capire i dettagli. E chissenefrega se il giornalista dovrebbe inseguire e indagare e quindi raccontare la realtà, con oggettività e dignità, con intelligenza e il giusto senso critico. Non è accaduto quattro anni fa, dall’avvento di Verdelli, e non è accaduto in questi anni. Pronti a difendere il padroncino, pronti a firmare colossali figuracce. Da Palazzi a Guido Rossi, da Ruperto a Palombo, da Sacchi ai vari opinionisti obiettivi. Mancava una rubrica di Moratti, una di Facchetti e l’opera sarebbe stata completa.

E ora, dopo le difficoltà estreme nate durante il processo di Napoli che hanno sbugiardato e messo alla berlina il Prof. Palombo, nel tentativo di nascondere l’evidenza di un Rosetti in difficoltà (eppure quattro anni fa la Gazzetta giurava che dietro quegli stessi errori ci fosse Moggi e la Juve, oggi?) e le magagne di Palazzi, lanciano l’appello. Calcio pulito, calcio trasparente. Ma è un ossimoro, di quelli spaventosi: pulizia e Gazzetta, trasparenza e Gazzetta, appello e Gazzetta, beh non sono termini che possono essere legati da una qualche logica. Uno nega l’altro. Peccato, hanno perso un’occasione per evitare un’altra brutta figura.

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Io sto con Marotta

Beppe Marotta, un nome che mi ha fatto riscoprire l’amore per la Juve, quella strana Juve che vive solo nei mesi di luglio e agosto. Quello che si chiama fantacalcio, cioè quando il tifoso si trasforma in dirigente e per due mesi parla e straparla sui suoi obiettivi, strategie, conti, certezze, scoperte. E’ il bello del calcio, è il grande spettacolo del tifo passionale, indipendentemente dalla squadra per cui si tifa.

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Abituato alla cieca fiducia in Luciano Moggi, in questi quattro anni ho capito che significa essere stati tifosi nerazzurri dal 1995 a oggi. Significa non capire se la società ti prende per il culo o non lo fa per male, gli riesce naturale combinare cazzate. Significa rinunciare a sognare una squadra logica, costruita su un pensiero di un’idea precisa, giusta o non giusta che sia o si riveli. Ora però è diverso.

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Da un mese è Direttore Generale, e sta piazzando diversi colpi. Andrea Agnelli ha dettato le regole, ha puntato diversi obiettivi e chiarito quali sono i binari su cui la Juve può imbarcarsi e quali quelli da evitare. E Marotta esegue, con una competenza francamente stupefacente. Razionalità e concretezza, a me questo basta perché Marotta abbia la mia fiducia.

Molinaro è stato ceduto (buona parte del merito l’ha Bettega), Tiago è praticamente quasi un ex-Juve. Zebina, Grygera e alcuni senatori stanchi e logori sono sul piede di partenza, stavolta sul serio. In entrata diverse pedine. La novità rispetto agli anni precedenti è questa: le pedine sono quelle, almeno limitatamente ai ruoli e ad alcuni parametri, corrette!

Per il gioco di Del Neri servono esterni e gente che corre: ecco allora Martinez, Pepe, Lanzafame e Bonucci. In attesa di almeno un altro esterno di centrocampo e di due esterni di difesa. Occorre rigenerare il centrocampo, cioè Marchisio, Sissoko e Melo. Serve inoltre un attaccante forte e qualche scommessa. Trezeguet andrà via, lo impone la logica, mentre Amauri rischia seriamente di essere inserito in qualche affare (magari la Roma per Mexes?), Del Piero va verso i 36 anni. Allora lì mi aspetto qualche colpo, magari il colpaccio, magari il grande colpo.

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Balotelli spara, la polizia intercetta

Pare uno di quei film trash, solo che qui non c’è Bombolo (pace all’anima sua, non smetterò di ringraziarlo per tutte le risate che mi regala ogni volta che lo rivedo) né Tomas Milian. C’è soltanto questo ragazzotto con seri problemi di equilibrio mentale cui, giocoforza, i giornali hanno tolto l’etichetta del ragazzo e gli hanno affibbiato il ruolo di moralizzatore del calcio italiano.

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Che Balotelli faccia cazzate è palese, fa parte del suo animo. D’altronde è un ragazzo di 18 anni che ha voglia di divertirsi in campo e fuori. Però, al contempo, su questo ragazzo sono pronti a scommettere moltissime persone. Le doti tecniche non si discutono, ma quelle comportamentali non possono essere ignorate. Ho imparato sulla mia pelle che la disciplina può essere abbinata alla pazzia, che serve comunque equilibrio e ordine in un mondo caotico. Prima o poi dovranno decidere da che parte mettere Balotelli: fra i geni cui perdonare ogni cosa o fra i criminali perennemente assolti. In entrambi i casi, la scelta sarà errata.

A parer mio Balotelli è lo specchio perfetto di un mondo, quello del calcio, che ha perso paletti e regole, valori e limiti. Però non può pagare per tutti, nonostante comunque non può passare inosservato il suo mancato giusto-atteggiamento.

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Chi lo voleva in Nazionale dimentica o ignora o fortemente-vuole-ignorare quanto detto in lungo e in largo dai protagonisti del calcio italiano: dai giocatori come Panucci e Legrottaglie, ai vari tecnici e dirigenti che lo hanno incrociato, da alcuni giornalisti ai semplici bevitori di caffé al bar della vostra città. Balotelli deve darsi una regolata perché rappresenta una qualche immagine, un punto di riferimento per chi guarda partite e legge i giornali sportivi. E proprio in questi tempi maledetti, beh non è un bell’esempio.

L’ultima trovata è l’utilizzo di una pistola giocattolo in pieno centro a Milano. La polizia lo ha fermato dopo che alcuni passanti avevano sentito alcuni spari, evidentemente finti. Una ragazzata, o una cazzata, chiamatela come volete. Che, nei tempi e nei modi, arriva nel periodo peggiore, quando cioè Lippip è stato massacrato per non averlo portato in SudAfrica.

Santo non è, criminale non sarà, ma certo bisognerà capire cosa è questo Balotelli. Se qualcuno riuscisse a piegarlo alla semplice regola del “fai il professionista, allenati e per un paio di anni stupisci”, beh verrebbe di certo premiato col Premio Nobel per qualcosa, tipo quello della Pace. E certo quelli di Via Durini non è l’ambiente ideale per crescere e migliorare.

Resta da capire perché Mourinho lo teneva fuori e Lippi doveva portarlo in Nazionale. O cosa ha combinato Balotelli con l’Under 21, laddove cioè doveva fare la differenza e mai l’ha fatta. Ma questi sono dettagli, come qualcuno si affretterà a rispondere. Dettagli, come i due punti dell’Italia al gironcino del Mondiale o il fatto che la squadra vincitrice del Torneo Aziendale Italiano non possiede gente protagonista al Mondiale, escluso al momento il duo Maicon-Snejeder. Da sempre il team di Moratti preferisce infatti fare/dare spettacolo fuori dal campo, attraverso spioni, bilanci truccati, passaporti falsificati, scudetti di cartone.

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Il punto su SudAfrica 2010 #5

Si gioca così. Perché alla fine il calcio è un gioco semplice, con poche regole pratiche, intese per il ragazzo che si veste con i colori di una maglia e scende in campo per piazzare il pallone dentro la porta avversaria, evitando che il collega con i colori diversi ai suoi segni un punto. Alcuni testi del 1900 descrivevano così il gioco del calcio e, di fatto, tale è rimasto.

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Si gioca così, con corsa, movimento, coralità e tanto tanto tanto talento. La differenza fra un grande giocatore e un buon giocatore è la velocità con la quale il primo riesce a fare tutto quello che il secondo compie a un ritmo inferiore. Per dirla breve: Klose si è mosso ieri a una velocità superiore di Rooney, e a poco conta se in valore assoluto il secondo è nettamente superiore al primo. Così come Muller e Podolski, ma vale anche per Ozil e il giovane Bastian, hanno corso di più e meglio rispetto agli avversari. Della squadra di Capello rimane l’amarezza di aver sbagliato clamorosamente il pronostico. Troppo scarichi, troppo stanchi, svuotati di cattiveria e un agonismo che è perno del calcio inglese. Strano, molto strano: non sono fatte così le squadre di Capello. Sono pronto a giocarmi qualche euro: ancora due anni di lavoro e Sir Fabio potrebbe davvero trovare il bandolo della matassa. Gli inglesi mancano di qualità abbinata alla disciplina. Non esiste più un David Platt né Lineker, in porta i tempi in cui Seaman aveva la meglio sui pretendenti sono solo amari ricordi rispetto alla scelta fra le varie calamità, come i giornali inglesi amano definire i goalkeeper a disposizione della Nazionale. Troppo gossip, poca concretezza. E anche Capello ha gettato la spugna, con un atteggiamento remissivo. Non si aspettava nemmeno lui il flop, ma è arrivato. Il tentativo di nasconderlo dietro i due metri, quelli che separavano il pallone dalla riga di porta, è vano, persino ridicolo e vigliacco. I due anni preparatori al Mondiale sono stati illusori, a Capello e alla squadra capire il perché.

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Di contro il tecnico tedesco meriterebbe la panchina d’oro. Facile dirlo ora con quello che ha mostrato al mondo. Difficile capirlo prima quando scelse questi 23. E, badate, non è solo un discorso tecnico, ma anche umano: Cacau, i vari polacchi, quelli ereditati dalla Serbia e poi non ricordo più se c’è uno svizzero trapiantato in Germania. Sì, proprio la Germania. E’ l’evoluzione di un Paese che sta alzando la testa, in tutti i settori. E’ l’esempio di come si riesce a ricostruire o costruire qualcosa partendo dal talento, dalla forza in casa propria, dalla programmazione, dalla pazienza. Tutte cose che l’Italia ha dimenticato, ha ignorato e violentato col metodo dei palloni-gonfiati. E intanto i vari Muller (sino all’anno scorso uno scolaretto cui piaceva il calcio) e Podolski (incomprensibile il cambio di passo fra Colonia e Nazionale), Ozil e Neuer incantano. Avevano messo paura pure quando persero con la Serbia, una partita strana. Ma i giornali italiani attaccarono in fretta con il discorso de “zero punti contro il punticino dell’Italia”. Già i giornali italiani, quelli che adesso non possono più provare a indovinare la formazione perché l’Italia del punticino è già in vacanza. La Germania ha mostrato di avere le idee chiare e conoscere alla perfezione le caratteristiche dei 23: modulo perfetto, movimenti ottimi, cambi azzeccati. Non può essere solo fortuna come qualche vagabondo del calcio scritto ha azzardato in TV. Siamo accecati ancora dall’odio contro Moggi e la Juve che ci siamo persi gli obiettivi annuali, tutti miseramente falliti dal 2006 ad oggi: sconfitte politiche e sul campo, scelte errate in panca e fra i selezionati, giustizia sportiva amministrata come peggio non si potrebbe. Non servono neppure le dimissioni di qualcuno, servirebbe piuttosto un ammutinamento generale e un azzeramento di tutto il comparto dirigente del calcio italiano. Non avverrà, così saremo costretti a gustarci Germania e Argentina.

Perché Maradona non sarà un tecnico con esperienza, non avrà una mente molto equilibrata, ma il suo lavoro lo sta facendo bene. Molto bene, anche troppo per quanto mi riguarda. Premesso che non ha nulla, neppure lui, da insegnare a Messi, Tevez, Higuain, Mascherano e gli altri, il Pibe de Oro si limita a fare il team manager: sprona, lavora sull’autostima, martella sulla vittoria e azzecca le mosse. Milito va fuori, Zanetti non è mai stato preso in considerazione, Cambiasso è comodamente seduto sul divano, alcuni argentini di Spagna sono in vacanza. A Diego serviva il peso della tradizione (Heinze, Veron), la pazzia del sangue argentino (Tevez), l’amore del pubblico (Martin Palermo) e la classe infinita (Messi) unita alla necessità del ragionamento (Mascherano). Ingredienti che ti permettono di ottenere quel vantaggio necessario a superare difficoltà (quali?) e momenti bui (assenti!) e quindi vincere. Che poi Maradona rischia di non portare a casa la Coppa, beh questo è un altro discorso perché gli ostacoli sono altissimi. Intanto ha messo a segno parecchie vittorie, sul campo e fuori. Sorprendendo chi del calcio conosce solo uno stupido corso di Coverciano e la solita burocrazia. Probabilmente perché non ha mai corso col pallone fra i piedi.

Oggi c’è il Brasile, che ha messo da parte la pazzia preferendo la razionalità feroce di Dunga. Aveva già dimostrato che questo approccio può funzionare, precisamente nella Coppa America di qualche anno fa quando battè l’Argentina favoritissima, lasciando a casa qualche campioncino svogliato. Stesso binario di questo Mondiale, chissà se porterà al capolinea dove si trova la Coppa.

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L’editoriale di Moggi e le dure verità italiche

Stamattina ho letto, per ben due volte, l’editoriale del Direttore Moggi (per me resta il Direttore, piaccia o non piaccia). Un’analisi molto lucida e dettagliata, con fatti inconfutabili, che disegna una Nazione allo sbando. Da quattro anni, guarda caso gli anni che sono serviti per compiere il disastro azzurro. Legare il disastro al solo fatto di essere usciti dal gironcino dei Mondiali è ridicolo, e molto limitativo e pericoloso.

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Il disastro azzurro non è solo legato al campo, dove pur è normale che un gruppo di ragazzotti possano arrivare senza benzina né energie nervose che ti permettono di muovere le gambe in modo svelto e intelligente. Il disastro è politico e gestionale. Per politico intendo la scarsa considerazione che della nostra Federazione hanno in Europa e nel Mondo: certo non è colpa mia, né della Juve, ma un po’ di tutti. Certo le maggiori colpe le hanno i dirigenti, almeno quelli che da quattro anni contano e fanno contare. Rimanendo in Federazione i vari Abete, Valentini e tutta la truppa di sciacalli dovrebbe seriamente pensare a farsi da parte. Brutta la parola dimissioni, ma farsi da parte pare una scelta proprio logica. Per gestionale si intende quella maniera di amministrare la giustizia e distribuire in quel modo pene, applausi e stima. Qui non ci sono solo i fatti, ma anche le analisi che la stampa estera, che è vergine rispetto a quella italiana violentata da logiche di poteri troppo forti per non pesare sugli editoriali e le scelte di redazione, ha compiuto sulla situazione italiana. Analisi ben nascoste dai nostri giornali, ma per fortuna c’è Internet.

Il consiglio è quello di leggere l’editoriale del Direttore e provare a confutare quanto da lui detto. L’esperimento potrebbe dare i suoi frutti se lor signori vogliano per un attimo dimenticare il cognome Moggi e il ruolo che ha avuto nella Juve. Se ci riuscite, d’un tratto dovreste vedere la realtà dei fatti. E d’un colpo dovreste pure trovare da voi le giuste soluzioni. Ma siamo in Italia, quello che è giusto diventa sbagliato. E il ridicolo prende il sopravvento. O, prendendo a prestito le parole del Direttore

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Ci sono persone che nascono per fare i secondi, che non possono fare i primi, e se, per disavventura, arrivano a fare i primi possono combinare qualsiasi tipo di sfracelli: è il nostro caso.

[leggi tutto]

Altra lezione di ragionamento e giornalismo.

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La nuova Juve prende sempre più forma

Non solo parole, anche fatti. Forse è la settimana più prolifica dal momento in cui Andrea Agnelli ha deciso che la Juve intraprenderà un piano di recupero immagine-fuori e forza-dentro-il-campo. Per far questo ha puntato forte, fortissimo, su Beppe Marotta. Di concerto hanno messo a sedere sulla più scottante panchina italiana un tecnico come Del Neri, una scommessa con più rischi che certezze e per questo la sfida mi piace. In questa settimana è accaduto quanto segue.

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Dalla Russia con amore, ma sono solo parole. Dolci parole che confermano come la Juve, quella del nuovo corso, ha seri argomenti per convincere certa gente. In particolare si tratta di Milos Krasic, l’esterno che tanto bene ha fatto in Champions e che pare aver convinto Del Neri. Marotta ha giocato una partita a scacchi destinata però a chiudersi a breve termine. Forse giorni, al massimo un paio di settimane. La Juve ha fretta di partire con la rosa quanto più completa possibile. Così, entro il 3 luglio potrebbe giungere la definitiva notizia: o si prende o si lascia. Io Krasic lo prenderei, ma alle condizioni stabilite da Marotta. Mi sembrano le più logiche e attinenti alla tipologia, carriera e prospettive del giocatore. Soddisfacente l’offerta vicina ai 15mln di euro, oltre sarebbe una spesa eccessiva. Vedremo come si concluderà la telenovela.

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Lunedì mattina a Torino sbarcheranno Martinez e Bonucci. Il catanese è un obiettivo dichiarato di Del Neri: lo vuole nel suo 4-2-4 e vedremo cosa combinerà il sudamericano che non parte con i favori dei tifosi. A tal proposito conviene sottolineare come i tifosi non faranno più credito a nessuno: dirigenti, giocatori, allenatori, preparatori. Che sia un punto chiaro per tutti quelli che vestiranno il bianconero. Si potrà poi vincere o perdere, l’importante è non perdere la faccia e la dignità di professionisti. Il difensore, autentico colpaccio per come si è sviluppata la vicenda, è prezioso perché va a tappare una falla, quella del centrale difensivo, che rischiava seriamente di diventare una voragine paurosa. Con Chiellini formerà una coppia giovane e forte, presente e futuro di una Juve destinata a migliorare. Anche perché peggio dell’anno di grazia 2009/2010 proprio non si può fare. Bonucci è stato pagato 5 milioni di euro, cifra che fa il paio con quella incassata per Tiago (niente di ufficiale, ma la conclusione più ovvia non può che essere questa: si attenderà comunque la fine del mondiale). Più la comproprietà di Almiron e la cessione di Criscito al Genoa (che peccato!).

In attesa di capire chi per primo lascerà la Juve (Poulsen, Grygera, Zebina, Trezeguet, Camoranesi) un altro esterno prenderà casa a Torino. Si tratta di una sorpresa, per me piacevolissima. Davide Lanzafame è bianconero. E’ stata rinnovata col Palermo la comproprietà e gli verrà data la possibilità di giocarsi il posto in rosa in tutto il precampionato. Lanzafame in bianconero vuol dire però che le risorse per giungere a Krasic potrebbero essere destinate a un altro colpo. Chissà, forse in avanti, forse in Germania, forse un bosniaco.

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Arriva Blanc all’Atahotel Executive di Milano: sarà una tragedia

Purtroppo è la notizia peggiore che ogni juventino poteva aspettarsi. Era nell’aria in effetti, dopo gli elogi a Marotta. Troppo bello per essere vero. Laddove si sta decidendo la nuova Juve, almeno in parte, almeno per quanto concerne il mercato tutto italiano (che non significa di soli italiani), è sbarcato un certo Jean Claude Blanc (sperando che venga radiato e non solo squalificato). La tragedia è vicina.

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Perché proprio oggi? Perché proprio lì? Facile. A Milano si stanno decidendo le comproprietà e quindi molti affari. Tipo quello che porterà Bonucci in bianconero, con un colpo di biliardo di Marotta che scucirà zero euro se l’affare Tiago andrà in porto. Zero euro vogliono dire zero euro. Si farà tutto con in cartellini (Criscito al Genoa, metà Almiron al Bari, 5 milioni al Bari cash, 5 milioni in entrata dall’Atletico per il portoghese: una magia!).

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Blanc a Milano vuol dire un certo tipo di controllo su Marotta. Vuol dire porre attenzione affinché Marotta non prenda gente valida, tipo di quelle che possono risollevare le sorti della Juve. Significa pure fare una figura di merda. Vedo già facce contente al passaggio di questo francese che tifa il nerazzurro, gente che si sfrega le mani pregustando di farlo abboccare in qualche bidone tipo Knezevic o Poulsen o tutti i soldi spesi per Amauri (proprio nella settimana in cui poteva essere inserito come contropartita esce fuori la notizia di una possibile squalifica? Questa coincidenza mi puzza parecchio!).

Con quale ruolo, inoltre, Blanc si presenta a Milano? Gradirei saperlo. Intanto mi ha già rovinato la mattinata. Porca troia!

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Juve, la svolta è dietro l’angolo

Il lavoro di Marotta è stato fin qui eccezionale: profilo basso e pedalare. Il compito non era dei più semplici. Una zavorra come la rosa attuale della Juve è di difficile comprensione. Non si può lavorare serenamente, né in entrata (perché rischi poi di non vendere al prezzo giusto e di ritrovarti una rosa spropositata e non più gestibile) né in uscita (perché gli ingaggi della Juve non sono così facilmente pagabili da altre società, e se a questo sommiamo il già scarso valore dei componenti bianconeri, beh il puzzle è completo). Il fatto di trovare ogni giorno un nome nuovo sul giornale è di buon auspicio. Significa che la stampa le spara grosse, e fra i cento nomi in una settimana almeno uno deve essere giusto. In Sicilia si dice spesso nun fari scrusciu, cioè non fare rumore. Come i ladri che operano nel silenzio più totale, o i grandi predatori che giocano sulla sorpresa, sull’imprevedibilità. Maestro assoluto era Moggi, chissà che non abbiamo per le mani un gran bel lavoratore. Leggo così gli ultimi affari, veri o presunti, legati al mercato Juve.

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Cominciamo dal nome più importante. Per il valore tecnico in sé del giocatore e per il ruolo che alla Juve si ritrovano terribilmente scoperto. Si chiama Leonardo Bonucci, che Lippi non ha impiegato perché si ritrovava con Chiellini e Cannavaro. E’ stato riscattato dal Bari che ha sborsato quasi 8 milioni di euro. Tenerlo sarà impossibile e non è nemmeno l’obiettivo di Ventura. Dalla Juve arriverà Almiron in comproprietà (2,5 milioni di euro, fu pagato da Secco quasi 9, e qui poco c’azzecca l’età dell’argentino) e probabilmente qualche prestito interessante (Giovinco? Immobile? Marrone?) più un conguaglio. E’ un ottimo colpo, perché mette a posto una difesa che ora necessita assolutamente di terzini e forse di un quarto centrale da cercarsi fra quelli a parametro zero (Gallas ha rifiutato, stando alle voci inglesi) o qualche giovanotto della Primavera.

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Ecco, le fasce, ci risiamo. Pepe e Martinez sono stati presi. Per quanto visto, poco e male, Pepe potrebbe davvero far bene in maglia bianconera, sfruttando le idee di Del Neri. Analogo discorso per Martinez per il quale esiste il dubbio della personalità e dell’adattabilità quasi completa a un ruolo che francamente non mi sembra il suo, cioè quello dell’ala. Però, ripeto e ripeterò, di Marotta mi fido. Piuttosto c’è da sbrogliare la matassa Krasic: lo prendiamo o no? Il serbo ci servirebbe, inutile negarcelo. Due soli esterni per una stagione intera non sono pochi, sono insufficienti. Di Camoranesi c’è poi da valutare la condizione, fisica e mentale. Ha ancora voglia di Juve, di correre e sacrificarsi? Altrimenti di esterni ne servono ben due. Detto di Krasic io proverei a plasmare Giovinco. Non rinuncio all’idea di vederlo a Vinovo e poi nel preliminare di Europe League e poi in campionato. Si parla di Elia, ma non mi convince più di tanto. Non per ragioni tecniche, ma per ragioni economiche.

Si parla di soldi? Certo che sì. E allora Dzeko resta un sogno, ammesso che sia in qualche istante apparso a qualcuno come pista reale. Ne servono trenta, di meno proprio non bastano. E se Diego non accetterà il trasferimento in Germania, e altri lo seguiranno, questa Juve è giocoforza incapace di poter firmare un assegno di quella portata. Forse scottata pure dagli affari (per chi ha venduto) di Melo e Diego, appunto. Ma ripartire con i quattro tenori d’attacco, la cui media età diventa paurosa e la media gol ridicola, è un rischio troppo grosso. Di cui, sono sicuro, Marotta è a conoscenza. Quindi, da qui fino al 31 agosto mi aspetto qualcosa. Non certo un nuovo Platini, né un nuovo Bettega. Ma qualcosa.

Bonucci a Torino, fino a poche ore fa, significava Criscito a Genova. Ma a questo punto, cercando di saltare a pie’ pari la logica degli affari, Marotta potrebbe realmente andare allo scontro frontale. Il gioco di Preziosi fin qui è stato bruttino: ha cercato di far inserire l’Inter, la grande compagna degli affari loschi (leggi Genoa-Lazio dello scorso campionato, anticipo di Lazio-Inter dello scorso campionato, i due biscottoni più clamorosi) e ha cercato di giochicchiare pure con Angelozzi che per fortuna con l’Inter non ha parentela. Io proverei ad andare alle buste per Criscito, lasciando tutto Palladino a Gasperini. Io farei così perché è la necessità che lo impone.

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