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Mese: July 2010 (pagina 1 di 4)

Shamrock-Juventus 0-2 Chi ben comincia

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Nel caso della Juve si tratta solo di ristabilire le distanze dalle vergogna e da una realtà che Juve non era. Al di là di un risultato che sulla carta appare scontato e nella storia appare dovuto, sono le idee e la convinzione a stupire positivamente il tifoso. E’ l’andare oltre a nomi e situazioni, preparazione e mentalità, passato e presente. E’ l’aiutarsi fra reparti finalmente compatti, è il maledire la precedente stagione e la voglia di riscatto che portano il sorriso in casa Juve. Merito certo di questi stessi protagonisti e dei nuovi volti, ma ampio applauso va fatto a Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli. Badiamo bene, siamo solo all’inizio e gli ostacoli fin qui incontrati sono praticamente nulli. Ma l’atteggiamento è quello giusto, lo spirito di gruppo è ritrovato e pure la testa sembra più libera di comandare gambe e piedi che non certo non sono da buttare.

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A illuminare la serata, vuoi perché ha tanto da farsi perdonare, è Amauri. Mai visto così da quando è alla Juve, fatte salve le sei giornate iniziali della sua avventura bianconera. Grintoso e cattivo, mobile e volenteroso, col dribbling ad alta percentuale di riuscita, col suo fisico ad aprire varchi per l’esterno e a dialogare FINALMENTE col collega di reparto (prima Diego, poi Del Piero). Fantastica la progressione che va a sbattere contro il palo, strepitoso il secondo gol (il primo di una lunga serie se gli esterni spingeranno con questa regolarità). Ma la cosa più bella è l’intervista a fine partita: sprizza gioia, ma gli occhi sono quelli pieni di sangue di chi sa che dovrà battagliare tanto e a lungo questa stagione. Speriamo solo che il tempo lo conservi in questa forma. La prima doppietta ufficiale è messa in cantina, ora sotto a chi tocca.

Pazienza se per Capitan Del Piero ci sono soltanto 8 minuti, omaggiato da un pubblico rispettoso, ma caldo. In campo ci va il brasiliano Diego che dal mercato è praticamente uscito per meriti personali. Se la Juve aveva bisogno di un regista a tutto campo, beh Diego ne ha assunto le sembianze. Quando finalmente troverà il tempo di dedicarsi alla fase offensiva allora potremo dirlo di averlo completamente recuperato. Intanto però il suo lavoro è prezioso. Prende un sacco di botte, catalizza tutte le manovre bianconere, mai nascosto è sempre pronto a offrire l’appoggio e sfornare assist. Ieri un altro decisivo per Amauri e poi la solita dose di aperture, dribbling e passaggi. Con quei due in mediana, anche recuperando Melo, è fondamentale. Gli esterni devono imparare a inserirsi di più, proprio negli spazi che lui lascia davanti accanto alla prima punta.

Già le fasce. Lanzafame è stato massacrato, sia a destra che a sinistra, manco si chiamasse Marco Travaglio (concedetemela!). Lavora bene, dispensa la solita quantità di tacchi e prova il cross. Per poco non manda in rete prima Amauri e poi Pepe. Sostituito per far posto a Martinez che inizia a scrollarsi di dosso paure e timidezze. In fretta perché alla Juve non si attende nessuno. Pepe è sicuramente uno dei più brillanti. Veloce e tenace, duro e incisivo. Spinge e difende, attacca e prova l’assist. Non sarà Nedved, né Camoranesi, ma la Juve ha pescato bene a Udine.

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Sempre da Udine è arrivato l’uomo che più mi piace. Marco Motta è uno di quelli in squadra lo vorresti sempre. Diligente e intelligente. Dosa con la giusta cautela le discese, ma quando parte palla al piede è micidiale. Suo l’assist per il raddoppio di Amauri, sue tantissime chiusure. L’equilibrio che garantisce insieme al collega di reparto è una manna per questa Juve. Dall’altra parte De Ceglie appare ancora troppo timido. Spinge poco, ma quando lo fa sfonda sempre. Ha ancora bisogno di acquisire sicurezza e può farlo solo giocando. Del Neri lo incoraggia e lo sprona. Ha i mezzi, ma non se ne é accorto. Sveglia!

Chi aveva messo (e mi riferisco solo ai giornali) Sissoko e Marchisio tra i possibili partenti o non capisce di calcio o deve avere il cervello bruciato. Coppia solidissima e affiatatissima, si scambiano talvolta il ruolo di chi deve offendere mantenendo una linea compatta. Coprono benissimo il campo e manovrano decentemente. Il maliano sta sfruttando tutto il lavoro fatto mentre era in vacanza, mentre su Claudio si sprecano gli elogi. Crescerà la forma, ma l’autorevolezza è di quelle dei piccoli campioni. Se solo Melo riuscisse a ritrovar se stesso, beh la Juve sarebbe a quel punto veramente fortissima in zona mediana.

E un discorso simile vale per la difesa. Bonucci e Chiellini erano reduci da vacanze (il secondo) e acciacco (il primo). Poco fiato, ma distribuito bene. Sui palloni alti Giorgione è praticamente imbattibile, l’altro comincia a prendere le misure con la regia bassa. Ha buoni piedi e ogni tanto osa giocate ai limiti dell’infarto per chi sta comodamente seduto sul divano. Ma anche questi segni sono importanti per capire che la testa è stata caricata con le giuste motivazioni. Devono registrare certi movimenti, ma ci siamo: su età, su forza, su compattezza, su valori. Ci siamo.

Che voto dare a Storari? Praticamente inutilizzato (sperando di replicare questo voto il numero di volte più alto possibile), non ha dovuto mai operare parata. Ma ringrazia il cielo per quel pallone in avvio di secondo tempo che ha scheggiato il palo. Forse anche questo è un segno.

Infine Marotta. Questo uomo lo adoro. Imbecca il CSKA che non convoca Krasic, ma gioca al ribasso: ora per il serbo sono pronti solo 13 milioni di euro. Gioca al dico-e-non-dico per Dzeko: ci piace, ma non lo vendono, però l’offerta l’abbiamo fatta. Come a dire: i soldi sono lì, se vogliono si può fare. Dice di non conoscere Burdisso, salvo poi rettificare l’intervistatore sul discorso di un contratto che scade appena nel 2011: come a dire che magari un’offertina si può fare, ma non certo a doppia cifra. E fa capire che sulla sinistra una sorpresa di qui al 31 agosto potrà scapparci. A proposito: Poulsen fuori è una scelta tecnica, ma Grosso-Salihamidzic-Giovinco-Camoranesi a Torino è una scelta della società. Capito?

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La Juve comincia col Bari

Sono usciti i calendari, in una serata resa ridicola da una conduzione clamorosamente in bianco. Tutti elegantissimi, ma scarso livello di dialogo.

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La Juve comincia col Bari, al San Nicola. Trasferta molto complessa. Ad aprire le danze, fuori dalla vecchia sede della Borsa, è Galliani. Come mai questa persona può camminare liberamente ed essere invitato a simili manifestazioni e Moggi invece rischia la pena di morte? Ma si sa, quando il gatto non c’è, i topi ballano. E chi meglio di TopoGigio-Paolillo? E’ lo show-man della prima mezzora, a dispensare saggi della sua intelligenza, a discutere di trasferte più o meno lontane. E alla fine fa bella e migliore figura Galliani che intelligentemente ha detto:

I calendari adesso non hanno senso. Come sai in che condizioni arrivi a un determinato match? E come sai la condizione della squadra avversaria?

Complimenti Adriano, ora però spiegaci con la stessa logica il ruolo di Meani.

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Immancabile il grande Paolini, che in molti avevano confuso con l’amministratore delegato dell’Atalanta di Milano, salvo poi chiedere scusa a Paolini per l’infame scambio di persona. Paolini ha insultato Lippi rovesciandosi addosso un qualche tipo di liquido rosso. Ecco, la perfetta dimostrazione dell’Italia Pallonara. Siamo questi e dobbiamo rendercene conto per mettere una grossa pezza e ripartire.

A proposito di ripartire a un certo punto De Laurentiis, molto ben pettinato, ha sparato la sua solita cazzata: fuori i politici dal calcio e facciamoci un torneo europeo. Scusa, caro De Laurentiis, ma esistono già due tornei europei. Uno si chiama Champions League e vi partecipano le prime quattro squadre italiane (la quarta tramite preliminari). L’altro si chiama Europe League a cui il tuo Napoli partecipa. Non è che se il Napoli non va in Champions puoi organizzarla per te e per i tuoi amici, capito?

Beretta se la prende con la FIGC e a questo punto fatico a capirci qualcosa: ma decide solo Abete? Cioè si sveglia di mattina e con quella vocina detta le regole?

Alcune date da segnare rosso sul calendario:

  • Seconda Giornata: Juventus-Sampdoria;
  • Sesta Giornata: Disonesti-Juventus;
  • Nona Giornata: Milan-Juventus;
  • Dodicesima Giornata: Juventus-Roma.

Divertente il mistero su Lazio-Inter: per non dare nell’occhio l’hanno messa alla quindicesima giornata. Semmai ce ne fosse bisogno!

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Vigilia di Coppa e di mercato?

E’ la vigilia di Coppa, di quelle che mai ci saremmo sognati appena un anno fa. Ma così è se vi pare, come diceva un grande del Novecento. La curiosità è evidente. La prima uscita di Del Neri, la primissima per molti nuovi volti. E i primi ballottaggi.

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Del Neri aveva fatto capire di aver formato due coppie: Amauri-Del Piero e Diego-Trezeguet. A Varese ha mischiato le carte provando Diego-Amauri e Del Piero-Trezeguet. La prima di queste coppie dovrebbe scendere in campo domani sera. Sarà comunque un esercizio che ripeteremo lungo tutta questa stagione. I più in forma vanno in campo e osservando l’ultima partita, Del Neri pare avere ragione.

Gli altri ballottaggi riguardano le fasce laterali. Se a sinistra Lanzafame non sembra avere concorrenti (capito?), a destra Del Neri dovrà scegliere uno fra Pepe (favorito, e il gol non c’entra nulla) e Martinez (apparso intimidito da questi primi giorni bianconeri). Chi parte verrà poi sostituito. Su Lanzafame occorre prestare parecchia attenzione: il ragazzo merita fiducia e già domani il palcoscenico può guadagnarselo, nell’attesa di un Krasic. Già perché il mercato non è fermo e Marotta si è ancora una volta divertito nell’insisuare dubbi e creare misteri.

Dzeko è lontano. La proposta indecente di Andrea Agnelli è stata clamorosamente rifiutata. In Germania vogliono cedere il bosniaco al Bayern di Monaco, in cambio di Gomez e soldi. Il bosniaco pare preferire la Juve. Recentemente si è reso protagonista di un episodio strano, nemmeno tanto velato. E mi chiedo perciò come si possono rifiutare tutti quei soldi e tenersi un giocatore scontento e poco motivato. Contenti loro. La logica impone a questo punto una forte virata su Krasic.

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Il serbo potrebbe vestire il bianconero in tre minuti: il tempo che il fax ci mette ad arrivare a Mosca. Ma c’è il problema Camoranesi. Marotta vorrebbe cederlo, sgravando la Juve di un ingaggio pesante e di un giocatore dal talento immenso, ma dal sangue argentino. Fu così pure con Sivori (non azzardo il paragone, ci mancherebbe): quando si capì che aveva dato tutto lo si parcheggiò al Napoli. Probabilmente la Juve vorrebbe darlo via all’estero, ma è difficile che qualche grosso club si presenti con 4 milioni all’anno per il giocatore. Appare inverosimile lo scambio con Huntelaar (che io adoro alla follia) col Milan, perché significherebbe decretare la morte cerebrale di Galliani.

Tornando alla partita di domani sera, dobbiamo registrare la prima assenza ufficiale. E’ quella di Nick Legrottaglie, costretto a letto da un influenzona. Con lui, comodamente seduti sul divanetto, Grosso, Camoranesi, Giovinco (tentato da Ventura) e Salihamidzic. Come a dire: è finita la pacchia.

P.S.

Su Giovinco adorerei un’operazione non-definitiva. Soprattutto se Lanzafame dovesse davvero risultare prezioso, la storia dell’esterno potrebbe essere un tesoro per la Formica Atomica. Alla Juve di Ranieri e Ferrara ha trovato pochissimo spazio e, per quanto mi riguarda, l’aveva pure sfruttato bene (tranne quando impiegato da fluidificante sinistro). Ha solo bisogno di ritrovare il campo e giocare un campionato intero senza troppe pressioni e pretese. A Bari troverebbe l’ambiente ideale, come lo fu per Lanzafame. E chissà che Torino non torni ad applaudirlo già il prossimo anno, quando presumibilmente lasceranno Trezeguet e Del Piero. A presto, Sebastian!

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Felipe Melo tengo. Via agli scambi

Chi se l’aspettava un’accoglienza simile per il centrocampista brasiliano? Chi gli sta accanto giura che nemmeno lui si attendeva applausi, cori e tanto incitamento. Dopo essere stato linciato e massacrato dalla stampa italiana e quella brasiliana, Felipe Melo sbarca a Varese dove è stato atteso da De Bellis. La Juve lo ha ufficiosamente tolto dal mercato in vista di un’operazione, molto complicata, di recupero psico-fisico di uno dei mediani che, a meno di voler promuovere l’ipocrisia a intelligenza primaria, farebbe le fortune di una squadra di calcio se solo si decidesse a raffreddare i suoi caldi umori.

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Felipe Melo e De Bellis, Felipe Melo e Marotta, Felipe Melo e Del Neri: i tre personaggi che tenteranno un veloce recupero. Al centro della Juve finiranno, a turno, due fra Melo, Marchisio e Sissoko, con questi ultimi due in leggero vantaggio se non fosse per le qualità di equilibrio mentale che hanno sinora dimostrato. Ma il gioco dispendioso che vuole Del Neri presuppone un continuo cambio degli interpreti. Discorso analogo sulle fasce laterali. Quindi, tre protagonisti assoluti servono come il pane. In questa Juve non c’è quindi bisogno di inseguire un big in quella zona del campo. De Bellis lo rimetterà in forma il prima possibile (salterà i preliminari di Europe League per una tempistica logica). Marotta proverà a stilare una serie di regole comportamentali da tenere onde evitare un brusco cambio di rotta sul fronte mercato. Del Neri dovrà tirar fuori doti improbabili quali rettitudine al regolamento del gioco del calcio e aderenza alla tattica della nuova Juve. Che peraltro potrebbe favorirne le doti di incursore, lui più abituato a rompere e attaccare che a dettare i tempi come un vero regista. Anche questa è una sfida che attende Marotta e Del Neri e sarà decisiva per il centrocampo bianconero vista l’importanza del brasiliano.

Sul fronte mercato Marotta è praticamente bloccato dalle cessioni che tardano ad arrivare. Si registra però l’atteggiamento positivo dei tifosi, palesemente criticato dalla stampa. Dal mio punto di vista la feroce protesta contro chi si ostina a rimenere in bianconero è l’ennesima dimostrazione di come la gente che ama veramente la Juve vuole rivedere la vera Juve, composta da ragazzi che magari non saranno campioni, ma che hanno l’umiltà e la voglia di correre per quei colori. Visti questi quattro anni di disgrazie mi sembra un bel punto di partenza e una svolta rispetto al passato. Niente più nomi altisonanti o gente logora o semplicemente incompetente di Juve, ma ragazzi vogliosi di sfondare, di provarci.

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Il budget, già scarso, si è assottigliato ancor di più dopo le numerose entrate. Così non resta che giocarsi gli scambi. Ecco perché considero sospetto il non addio di Tiago e Grosso, nonché Poulsen e uno degli attaccanti fra Amauri e Iaquinta. Considero sospetti questi non-movimenti proprio in relazione alla prossima strategia che appare chiara: evitare esborsi di denaro liquido e puntare a scambi di cartellini con eventuale conguaglio. Da Agger a Aogo, da Forlan a qualche giovanotto interessante non ancora maggiorenne.

L’ultima novità è l’interesse, forse soltanto una maschera per stanare il Worlfsburg, per Adebayor, caduto in disgrazia al City perché Mancini è solito far spendere tanto e portare a casa poco o nulla o, al limite, qualche sporco trofeo sottratto alle avversarie. Il togolese, che bomber non è, potrebbe prendere il posto di Amauri e garantire quella fisicità e movimento che al momento non sembrano garantire Amauri stesso, Del Piero (che però gioca in un altro ruolo) e Iaquinta (recidivo negli infortuni, circostanza che la Juve non può più permettersi e quindi conviene fare un pensierino).

Detto di Diego, incedibile fino a prova contraria, allora la capacità di monetizzare non può che arrivare da gente come Tiago (almeno 6 milioni li scuciamo?), Camoranesi (mi pare debole la neo promossa spagnola, ma qui è lo stipendio risparmiato a far gioire Marotta), Grosso (4 milioni lordi fanno sempre comodo), Zebina (anche per lui, 4 milioni lordi), Poulsen (magari fosse vero l’interesse del Liverpool, lì c’è un Babel che sulla sinistra ci farebbe comodo) e appunto Iaquinta (10 milioni e si vende).

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Tutti concordi: la Juve c’è

Ho trovato molta gente concorde sul fatto che la Juve abbia iniziato bene quest’annata. Qualcuno ha pure portato l’esempio dello scorso anno in cui, in effetti, non si aveva sentore di un modulo non corretto. Vista anche l’assenza pressocché totale di Diego nel precampionato.

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Ripeto un’analisi semplice: i reparti mi sembrano compatti presi singolarmente e poi calati in un campo che non è mai lungo più di 60 metri. Eccezionale i movimenti e la guida di Legrottaglie (Bonucci è considerato un buon regista difensivo, con piedi ottimi: impari da Nicola), perfetti i sincronismi di Sissoko (le sue chiusure a coprire lo spazio lasciato vuoto dal centrocampista di fascia sono semplicemente stupefacenti) e buone le diagonali degli esterni. Che è un po’ il gioco di Del Neri. Adesso non resta che smaltire le tossine, acquistare rapidità. Anche per questo, forse e spero forse, Martinez è apparso un po’ indietro rispetto agli altri.

Bene le fasce dove un altro colpo è in dirittura d’arrivo. Posto che Dzeko direbbe sì alla Vecchia Signora e posto che la Juve pare voler fare l’unica follia economica, c’è da fare i conti col manager tedesco tutto matto. La cifra oltre la quale proprio non si può andare è fissata in 30 milioni di euro. Io approvo: oltre quella cifra meglio puntare su altri tasselli che completerebbero la rosa bianconera.

Così l’agente che cura gli interessi di Milos Krasic si è visto chiamare da Marotta nel tentativo di chiudere la trattativa. 14 più che 15: i milioni che la Juve verserà nelle casse del CSKA per il biondo centrocampista che dovrebbe dare quel quid in più sulla fascia destra. La partita col Lione e l’ingresso di Pepe hanno dimostrato che una Juve veloce sugli esterni, con Diego a fare da regia, beh può davvero far male. Con Trezeguet in mezzo, poi, a raccogliere i cross… beh è un bel dire e ipotizzare.

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Intanto c’è da registrare una grande voglia di riscatto da parte di tutti. Silenzio e pedalare, frasi corrette pronunciate in conferenza stampa, molta convinzione e dedizione, un unico capo (Del Neri) e tanti comprimari per un solo scopo: far rivivere la Juve.

Quello che sembrava un gruppo sfaldato sta dimostrandosi unito. L’abbraccio di Amauri a Trezeguet e il secondo di Amauri in panchina la dicono lunga sulla voglia del brasiliano che ha smarrito un po’ della sua classe. Soltanto il lavoro può restituirti ciò che hai perduto, solo che alla Juve non si aspetta nessuno. Giocoforza lo faranno con Amauri, sperando di vincere la scommessa.

In ogni caso le gerarchie nella testa di Del Neri appaiono molto chiare. Diego e Trezeguet hanno convinto per tutta una serie di situazioni. Il bomber francoargentino non ha rivali e in cattività potrà mettere a segno parecchie reti. Il brasiliano si è integrato a meraviglia in questo ruolo che in realtà conosce bene. Si muove tantissimo, gioca molti palloni utili, è più vicino all’area avversaria e con due esterni di ruolo ha molte più soluzioni per il passaggio. Inoltre è garantito dalla copertura dei mediani. Un passo indietro Del Piero e Amauri, pronti a subentrare in blocco come nel primo Manchester di Fergusson (qualcuno si ricorda?).

Se Motta ha impressionato, De Ceglie non ha entusiasmato. E allora conviene pensare a qualche grossa alternativa, magari un giovane di sicuro valore. A destra il ruolo di panchinaro pare essere ricoperto da Grygera e Brazzo. Al centro la Juve sta bene.

Sul fronte mercato da questa sera cominceranno le cessioni, anche se lo diciamo da molti giorni. Il primo a partire sarà Zebina, mentre si tinge di forte sospetto il caso Tiago. Che il portoghese giocherà altrove è scontato, ma la destinazione non è conosciuta. L’Atletico Madrid ha i favori del giocatore, ma Marotta vorrebbe inserirlo in qualche affare minore. Per Poulsen c’è una pista Liverpool interessante, soprattutto per quello che il Liverpool offre: Agger? E poi c’è quell’esubero in attacco da sfruttare. Il destino è beffardo. L’uomo che sembra sicuro del posto adesso è quello più a rischio. Si chiama Vincenzo Iaquinta, starà fermo per un po’ di settimane e rischia seriamente di indossare un’altra maglia.

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Juventus-Lione 2-1 Siamo sulla buona strada

Erano anni che non vedevo una Juve così: cazzuta (pure troppa), ben messa in campo, equilibrata e finalmente con un gioco arioso. La mano di Del Neri si vede già perché le fasce funzionano (non ancora benissimo), i centrali di centrocampo fanno un lavoro impressionante, la difesa è pienamente registrata (in attesa della forma di Chiellini e di Bonucci) e l’attacco sta ingranando. Come al solito, il risultato finale non conta. Per di più la Juve è stata in vantaggio numerico per circa un’ora a causa dell’espulsione dell’ex-giocatore (praticamente) del Milan. Ma anche in 11 contro 11 la Juve era padrona del gioco e del campo.

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A stupire piacevolmente è le scarsissime occasioni (per quantità e per qualità) concesse agli avversari, stavolta di ben altro livello rispetto ai precedenti e in piena forma visto che la prossima settimana giocheranno la prima giornata della Ligue 1. La squadra bianconera appare molto attenta e protetta, concede poca profondità e riesce ad attaccare con molti uomini. Cominciamo ad analizzare i singoli.

L’uomo in più, quello che mancava e che rischia di sbancare. E’ Marco Motta che, nel momento in cui avrà un partner ideale tipo Pepe, riuscirà ad aessere anche più incisivo di quanto non lo sia già. Spinge tantissimo con intelligenza e la sua attenzione in zona difensiva è preziosa. Era proprio il terzino che mancava, peccato che non si possa sdoppiare: il titolare è lui, ma in panchina?

A mio parere il migliore in campo è stato Sissoko. Sfiancante per gli avversari, prezioso per il compagno di reparto. Imposta e difende, sradica palloni su palloni e rilancia l’azione come i migliori trequartisti, spinge e ripiega sulle zone scoperte (tipo la fascia di Martinez). Non è mai stato sul mercato, figuriamoci dopo queste uscite. Con lui si muove alla grandissima Marchisio: enrambi promuovono un pressing eccezionale che consente alla seconda punta di ripiegare meno. In attesa del miglior Felipe Melo, il centrocampo Juve appare decisamente in buonissimo stato. Occhio pure a Ekdal che andrà in prestito: scommetto che il prossimo anno sarà in pianta stabile nella rosa bianconera.

De Ceglie ha spinto poco, dosando le discese, ma applicandosi in zona difensiva. Lo richiedeva la situazione e probabilmente è stata una richiesta di Del Neri.

Chiellini è apparso in ritardo di condizione. Manca la brillantezza e la lucidità e per questo è autore di sbavature che non generalmente non fanno parte della sua partita. Rischia il gol nel secondo tempo su uno schema che vedremo spesso. Vai Giorgio, lavora!

Legrottaglie pare ringiovanire con il passar del tempo. Probabilmente  sta riprendendosi gli anni buttati via fra distrazioni e periodi neri. Sarà preziosissimo durante tutta la stagione, anche perché gode della piena fiducia della rosa e di Del Neri.

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La coppia Del Piero e Amauri appare un attimo contratta. Non credo si integrino benissimo perché sono abbastanza statici entrambi e le fasce non carburano. Del Piero c’è ma gli manca da morire Trezeguet e si vede. Quando finalmente decide di dialogare con Amauri sono dolori per la difesa avversaria. Il problema è che questi episodi sono rari e per due attaccanti la cosa non è piacevole. Per Alex arriva il gol su rigore. E’ comunque palese che Del Neri abbia puntato su due coppie precise e che questi due partono non con i favori del campo per due maglie da titolare.

Lanzafame non va messo troppo sotto pressione. Sta facendo bene, ma deve lavorare molto sul cross e azzardare qualche dribbling in più quando si trova a ridosso dell’area avversaria. Per il resto è scarsamente lanciato da Del Piero e poco assistito da Amauri.

L’ingresso di Pepe ha dato la svolta al match. La sua spinta e i suoi dribbling, il suo sapersi accentrare palla al piede e i suoi inserimenti potrebbero dare alla Juve quelle soluzioni che lo scorso anno Ferrara non ha mai avuto. Del Neri lo sa e il lunghissimo colloquio nell’intervallo dimostra come il tecnico friulano stia pian piano plasmando la Juve alla sua idea. Nel secondo tempo, con Diego in regia e Pepe sulla fascia è tutt’altra musica. Molto piacevole e destinata ad aumentare l’audio con la condizione e col passare del tempo.

Chiusura dedicata a Storari e Diego. Il portiere continua a confermarsi. Il valore di un portiere aumenta in senso inversamente proporzionale rispetto al numero degli interventi. Per Storari soltanto un’uscita e una parata d’istinto su un calcio di punizione dal limite. Siamo in buone mani e chiedo ancora scusa a Marotta. Il rigore quasi lo prende, ma non gli si può certo chiedere il miracolo.

E veniamo alla nota più positiva di questa nuova stagione. La rabona vale il prezzo non già del biglietto della partita, ma di un intero abbonamento allo stadio. Parto proprio da qui, da un gesto che vuol dire tanto. Serve faccia tosta, molta qualità perché è andato a segno, e serve tanta concentrazione per pensarlo in una partita ad alto tasso di verità. Tanto movimento per il brasiliano che con Del Neri è più vicino alla porta. Suo un tiro di poco alto, una punizione che ha sfiorato l’incrocio, una mezza ciabattata sul portiere, un paio di assist mal sfruttati, moltissime aperture (che valorizzano proprio il suo gioco), un sacco di contrasti vinti e un possesso palla finalmente non-fine-a-se-stesso. Diciamo che è il Diego che avevo apprezzato in Germania. Adesso serve continuità e ascoltare gli spalti. Il coro “Diego Diego” supera addirittura quello per Alex il Capitano. Gli applausi e l’incoraggiamento la dicono lunga su questo ragazzo. Pure Del Neri lo punzecchia e pare pesare le parole proprio per tenerlo sempre sulle spine. E’ lui che ha le chiavi necessarie per aprire e svoltare la stagione. Di questo Diego la Juve non dovrebbe privarsi. Serve, è vero, una prima punta tipo Dzeko, ma serve pure non disperdere il talento del brasiliano.

P.S.

Siamo alla terza uscita e Martinez continua a non convincere. Stavolta mancano proprio le idee e le gambe non rispondono. E’ nervoso e inconcludente. Soltanto a sprazzi accelera, ma non è mai incisivo. Che succede? Krasic è avvertito!

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Alessio Secco si confessa

Probabilmente suscita ancora più rabbia. Non credo che qualcuno rimpianga quegli anni, ancora così freschi, ancora da pagare (non ultimo, il preliminare di Europe League). Torna a parlare Alessio Secco, dopo la rottura con la Juve. E pensare che la rottura era lui.

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Alessio Secco fu alle dipendenze di Moggi. Ma lavorare al fianco di Lucianone non vuol dire, per forza di cose, imparare tutto di un mestiere dove se sei puro, logico e per bene fai poca strada e un lavoro non eccezionale. Forse è stata questa la vera nemica di Alessio Secco: essere una persona per bene. In un mondo, il calcio italiano, che non ti vedrà mai protagonista. Vanno per la maggiore i falchi e i licaoni, le iene e i disonesti.

Alessio Secco ha prestato per 13 anni servizio alla Juve. Team manager, poi porta-borse, poi assistente e via così, fino al ruolo di Direttore Sportivo. Promozione che arriva dopo il terremoto Calciopoli. Le manovre di mercato della Juve, praticamente perfette per 15 anni con Moggi e Bettega al comando, vanno in mano a gente come Secco (pochissima esperienza diretta), Cobolli (dalle copertine dei libri ai cartellini dei giocatori il passo, probabilmente, non dovrebbe nemmeno essere fatto) e Blanc (quello che tifava nerazzurro, quello che dai cerchioni delle bici è passato ai tacchetti dei calciatori: bah!). Certo, le colpe non sono tutte di Secco, ma proprio per il suo ruolo la sua compartecipazione vede una percentuale molto molto molto alta.

Ha rilasciato una interessante intervista che potete leggere qui. A ogni riga il fegato del tifoso bianconero è destinato a ingrossarsi. Nel mio caso ho preferito non leggere le ultime risposte: non ce la facevo perché le lacrime cadevano copiose al ricordo degli articoli di Ibra e Cannavaro, Emerson e Thuram, Buffon e Nedved, Zidane e Vieira. Già perché Alessio Secco ha rivelato alcune trattative piccanti. Comincio proprio da queste premettendo una cosa importante: se vuoi fare grande la Juve devi comprare grandi giocatori. Se li tratti solamente vuol dire che sei solo uno dei tanti che bazzica il mercato. Come un DS qualsiasi delle squadre di B, che sognano il grande nome e si accontentano della Primavera che promette bene e che verrà solo in prestito a farsi le ossa. Un po’ quello che è capitato alla Juve di Secco e Blanc.

Alessio Secco rivela di aver avuto in mano Cassano. Dice lui:

E Cassano, tre e due anni fa, l’avevamo in mano. Ma c’erano perplessità da parte di qualcuno: invece sapevo che Antonio non era più un enfant terrible

E allora perché non lo hai preso? Non avevi voce in capitolo alla Juve? Vuoi dirmi che l’allenatore di turno lo ha rifiutato ponendo un veto su Antonio Cassano? O semplicemente avevi fatto un sondaggio?

Già nel 2007 la Juve cercava un centrocampista, magari un regista, come piaceva a Deschamps che in quel momento stava proprio sulla panca bianconera. Secco dice di aver concluso per Mascherano, già, proprio il pupillo di Maradona:

Un giocatore che avevo in tasca? Mascherano, nel gennaio 2007, l’avevo preso: sarebbe venuto in prestito, anche in B. Mi dissero che non si poteva, perché la proprietà del cartellino era un intreccio tra persone e società, e la Juve ha un codice etico. Lui si mise a piangere.

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Lui? E io che dovrei fare adesso, leggendo queste tue parole? Che razza di codice etico aveva stilato la Juve che non ne abbiamo mai capito nulla?

Una delle domande più piccanti è stata (non poteva essere altrimenti) quella su Poulsen. Gli ricordano che la Juve inseguiva Xabi Alonso, poi prese il danese. La chiosa della sua risposta rischia di scatenare un macello:

Si decise per quel tipo di giocatore: costava la metà, ma il prezzo non c’entrò nulla. Fu una decisione a livello collegiale, come sempre: io, Ranieri e Blanc e il cda – spiega Secco -. Hanno dato la colpa a me? Il problema è che la gente mi investiva di un potere che non avevo: in società come la Juve, la gestione degli acquisti è democratica, diciamo. Frutto di decisioni collegiali. Come dovrebbe essere? Un direttore generale o un ds che decide e si prende la responsabilità: oneri e onori. Come con Marotta, adesso.

Punto primo: se è costato la metà, allora vuol dire che avevate in mente proprio il risparmio. Punto secondo: qual è questo tipo di giocatore su cui avete puntato? Nè un regista né un supporto al centrocampo a tre, mai schierato da Ranieri. Quindi? Punto terzo: oggi si notano, almeno, delle idee molto precise. Servono esterni e arrivano Lanzafame, Motta, Martinez, Pepe e forse qualcun altro. Serve un difensore centrale e arriva Bonucci. Serve un attaccante e probabilmente qualcosa Marotta farà. La differeneza è che comunque oggi si nota un comando preciso, delle direttive da seguire e dei parametri in linea con quanto si ha bisogno in campo.

E veniamo alle perle. Almiron acquistato a un prezzo alto e bocciato già alla prima conferenza stampa. Felipe Melo acquistato a 25 milioni di euro, stessa cifra che, guarda caso, chiesero per D’Agostino (ne sono bastati 12 per portarlo, guarda caso, a Firenze). E poi Grygera e Grosso (chiesto da Ferrara che ha ammesso l’errore). E i 23 milioni di euro per Amauri.

Ovviamente qualcosa di positivo Secco l’ha concluso: Diego, Brazzo a zero euro, Iaquinta e  Sissoko. Troppo poco se sei alla Juve.

La chiusura dice tutto e spiega bene i 4 anni postCalciopoli della Juve:

Quest’anno Secco non avrebbe puntato su Delneri, ma su un allenatore più quotato: “Chi avrei preso? Capello. L’unico che pure l’anno scorso avrebbe potuto fare meglio. Ma non sarebbe venuto, sta troppo bene a Londra. E allora? Benitez”, conclude l’ex ds della Juve.

Grazie Alessio. Grazie di tutto. Tutto cosa?!? Non lo so, ma grazie di essere andato via.

Con una punta di tristezza dirà alla fine: “13 anni e nemmeno un grazie”. No, Alessio: un paio di vaffanculo te li hanno dedicati in molti! Compreso me!

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Caro Zeman, era meglio quando c’era Moggi

Poverino, da quando l’amico del cuore Luciano Moggi non bazzica più i campi e i telefonini della Serie A e di tutto il mondo del calcio, lui, boemo, allenatore, ha smesso di essere protagonista. Niente più inviti in trasmissioni a denunciare l’orco cattivo, niente più analisi tattiche spietate, niente più sigarette fumate ai bordi della panchina. Alzi la mano chi sa dire, senza aprire almanacchi o pagine web, cosa ha allenato e se ha allenato Zeman dopo Calciopoli. L’ultima squadra a memoria d’uomo è Lecce, battuto dalla Juve in una pozzanghera naturale all’andata, col gol di Del Piero. Bene, ve lo dico io allora: Zeman ha allenato la Stella Rossa. Il bottino è inquietante. Zamen prende una squadra giunta secondo il campionato precedente e dopo soli tre turni di campionato perde due volte e ne pareggia una, segnando la bellezza di zero reti. Viene allontanato immediatamente. Una parentesi sfortunata? Macché, forse anche qui la stampa italiana amica di petrolieri e Presidenti del Consiglio ha insabbiato qualcosa. Rinfreschiamo la memoria.

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Zdenek Zeman è nipote di ?estmír Vycpálek, un allenatore storico della Juventus con cui vinse due scudetti in due anni. Proprio la parentela illuse il piccolo Zdenek. Con Boniperti alla Juve, visto il fortissimo legame con lo zio, era sicuro di poter approdare in bianconero. E forse qualcosa c’era pure, così narrano le voci non ufficiali della Torino di quegli anni. Siamo a metà dei 90′, quando Gianni Agnelli passa il comando della truppa in bianco e nero al fratello Umberto. Il Dottore compie il miracolo, dopo nove anni di tremende e cocenti delusioni, manageriali e sportive. Congedato Boniperti, installata la Triade, i sogni di Zdenek Zeman vanno in frantumi perché una delle primissime cose che Giraudo e Moggi compiono è proprio la dismissione di gran parte dello staff attivo in quel momento. Nel mazzo finisce pure lo zio Cesto (come veniva soprannominato). Non è strano pensare che l’odio verso la Triade cominci proprio da lì. Anche perché Moggi non ha mai nascosto un po’ di pregiudizi e molte analisi lucidissime su Zeman Allenatore (il nipote!).

Dopo una trafila nei campionati minori, Zeman approda al grande calcio allenando Foggia e Parma. Proprio quel Foggia rimane nella storia per il modo spregiudicato di mettersi in campo. Sarà il Foggia dei Miracoli. Nell’ultimo anno, quando il destino è beffardo, la UEFA viene soltanto sfiorata. A soffiargliela un giovane Marcello Lippi alla guida del Napoli. I due si incontreranno prestissimo, con altre squadre, ma con lo stesso identico risultato.

Chiusa l’esperienza col Foggia, Zeman passa alla Lazio. Un secondo e un terzo posto, poi l’esonero. Dalla Lazio alla Roma il passo è breve. Sensi lo ingaggia sperando di dare una scossa alla squadra che sfiorò la B appena un anno prima. Non accadrà nulla, soltanto buoni risultati. Non viene riconfermato perché la Roma prenderà Fabio Capello.

A battagliarsi i servizi di Zeman sono pochissime squadre europee e nessuna italiana. Accetta la sfida turca, al Fenerbahce: una vittoria al mese e dopo appena 90 giorni è ancora esonerato (lui dirà sollevato dall’incarico). In Italia lo aspetta il Napoli. In 8 partite riesce a racimolare solo 2 pareggi e anche Napoli è andata. Ma il prossimo lavoro è lì vicino, alla Salernitana dove conquista un sesto posto e viene ancora esonerato per risultati imbarazzanti. Se lo riprende Casillo (quello del Foggia dei Miracoli) ad Avellino: retrocessione in C1 e lui lascia la squadra (ripeto, lascia la squadra come se fosse una scelta dolorosa o coraggiosa, dopo una simile retrocessione).

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Ritrova un po’ il sorriso a Lecce, quando chiude col secondo miglior attacco (guarda quanto è cattivo il destino: al primo posto c’è la Juve di Capello) e con la peggiore difesa. Salvezza ok, ma il contratto non gli viene rinnovato. Attenzione perché questa è l’unica stagione in cui Zeman fa un record: la squadra con la peggiore difesa non andrà in B, proprio il suo Lecce. Complimenti, Mister. Non è da tutti!

In pieno scandalo Calciopoli Zeman cavalca l’onda mediatica e si accasa al Brescia, che proprio in quel momento sta combattendo una personale battaglia contro Moggi e la Juve (quale sia il nesso, però, tra il fallimento bresciano e la Juve nessuno lo ha mai spiegato). Prende in corsa la squadra e dichiara: “andremo ai Play-Off”. Risultato: risultati molto negativi, play-off mancati e buonanotte ai suonatori. Se lo riprende il Lecce: in 18 partite il numero di sconfitte raggiunge quota 10. Anche quest’esperienza finisce con un esonero.

Nel 2007 Zeman è protagonista sulle poltrone di uno dei tanti cialtroni show televisivi. Approfondimenti sulle opere malefiche di Moggi, sul doping di una Juve assolta, sulle malefatte di Giraudo e su una storia bianconera che però lui conosce molto molto bene, dato che lo zio gli avrà certamente raccontato qualcosa.

Nel 2008 è allenatore della Stella Rossa di cui abbiamo detto in apertura di articolo. Proprio recentemente Casillo ha riacquistato il Foggia richiamando il boemo in panchina. Non cambiate canali perché il Foggia quest’anno non parteciperà né alla Serie A né alla Serie B.

Allora caro Zeman, forse stavi meglio quando pensavi di stare peggio?

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Giovinco e Diego? Devono rimanere, dice la gente

Il primo, talentuoso prodotto di casa Juve, non ha mai trovato reale spazio. Tranne che, quando impegnato, ha sempre fatto bene. Basterebbe rivedere poche partite, quelle in cui il suo potenziale è stato espresso nel migliore dei modi, in linea cioè con un approccio tattico adeguato al suo stile: Bologna e Roma e Lecce e Chelsea (con Ranieri in panchina), Genoa e Sampdoria e Napoli (con Ferrara in panchina).

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Il secondo, giunto in pompa magna a Torino dopo due strepitose stagioni in Germania, ha parzialmente deluso al primo anno di Ferrara, risucchiato nella fogna di un ambiente finalmente caduto nel disastro più totale. Tanto per intenderci, l’ambiente cui mi riferisco è quello in cui vegetavano piante velenose e maligne che rispondono al nome di Blanc, Secco, Elkan, Castagnini e chissà chi altro.

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Ad oggi il primo, quello minuscolo, è sul mercato e si attende solo di capire la formula migliore per la Juve e per il ragazzo, oltre che la sistemazione più adeguata. Il secondo è combattuto fra la propria volontà di rimanere a Torino e la necessità della società di poterlo inserire in qualche trattativa estremamente interessante.

Devono rimanere in bianconero o no? Io ho espresso il mio pensiero abbondantemente in questo blog. Per la maggiore, nella mia testolina, Diego e Giovinco dovrebbero rimanere: il brasiliano a illuminare il gioco arioso di Del Neri, il secondo a raccogliere l’eredità di Del Piero. La gente, esclusi certi siti orrendi facenti capo a certa carta straccia, ha risposto in modo inconfutabile e molto precisa:

Proviamo a replicare l’esperimento:

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Servi, vigliacchi e ipocriti: è la stampa sportiva italiana

“Vieni vieni, leggi. Sono ridicoli, manco fosse Forza Milan”. Sono stato accolto così ieri mattina, con una copia della Cazzetta-Rosa sventolata in aria. Già la prima pagina diceva un po’ tutto. Dentro ho trovato tantissime cazzate, tipo analisi di formazioni e di gioco, un disperato appello di Emilio-Sacchi (la versione sportiva di Fede, praticamente) e tanti critici pronti (o proni?) a parlare di Milan. Leggo la Cazzetta-Rosa tante volte quante Palombo è obiettivo nei suoi editoriali, ogni tanto però mi piace tuffarmi in questa selva di cazzate: mi diverte e mi ricorda che il calcio è un mondo che accoglie tutti. E questa è una fortuna.

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Il Milan si è radunato e il Padrone è sceso in campo. Ha presentato Allegri, ha parlato di Ronaldinho, ha sparato le sue solite terribili minchiate e giù tutti a scrivere, anzi a fare il dettato. Proviamo, anche solo per un momento, di ragionare in modo indipendente dalla volontà sua e di chi deve fare i soldi servendo.

Il Milan è reduce da annate drammatiche, tali da aver fatto dimenticare alla gente tutte le buone cose fatte in passato. Tipo le vittorie in Europa, in Italia, il buon gioco mostrato (ahinoi!) e scoperte (non ultimo Pato, che però è vittima di un ambiente malridotto). Non farò accenno a quelli che sono i miei convincimenti su Galliani e il suo modo di gestire il Milan, con tutti i suoi collaboratori che agiscono in modo indipendente dalla Società Milan e che però telefonano per rendicontare delle loro gesta con le terne arbitrali o i designatori. Altra storia, buttiamola via.

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Il Milan che parte quest’anno è praticamente lo stesso dello scorso anno, con un anno in più per tutti i protagonisti tipo Seedorf, Ambrosini, Gattuso (che non rimarrà), Nesta (che è in prepensionamento per cause fisiche), Pirlo e via così. Il genio inespresso o non-costante di Pato continuerà ancora per molto? Antonini e Abate cresceranno di livello? Fin qui tutto ok, normale amministrazione di una grande squadra, rimasta grande solo nel nome (in parallelo con l’altra grande italiana, caduta in disgrazia per i noti fatti di Calciopoli). E il mercato?

Il Milan ha acquistato, in questa sessione, Yepes, Amelia e Sokratis (non fatemi scrivere il nome completo). Il primo è l’ex difensore del Chievo, età 34 anni e possibile ruolo quale seconda alternativa a Nesta e Thiago Silva.Il portiere è stato trombato da Lippi e praticamente pure dal Genoa per motivi disciplinari. Sarà l’anno del riscatto? Sokratis è un mediocre giocatore, già di tale livello quando arrivò a Genova sponda rossoblu e andrà a fare la prima alternativa ai centrali Nesta e Thiago Silva o la prima alternativa ad Abate sulla destra. Ronaldinho, che è solo il fantasma pallido di quello che fu nel 2007 e solo nel 2007, rinnoverà o rimarrà, tanto la differenza è nulla. Mentre Oddo, età 53 anni, ha rinnovato. Al giovanotto era stato proposto un quadriennale perché Galliani aveva paura che si montasse la testa: va svezzato e quindi basta un solo anno di contratto. Di tutto ciò nelle analisi del quotidiano rosa non troverete molto. Soltanto i soliti titoloni ad effetto, la cronaca di una sessione di laurea di una figlia di Berlusconi, l’armadio firmato di Allegri e la radiocronaca della sua guida da Livorno a Milanello, il pianto di Sacchi che chiede fiducia ai tifosi, un amarcord delle cifre di Ronaldinho (curiosamente in maglia blaugrana) e poco altro. Girando le pagine dedicate al Milan, un forte attacco a Del Piero, una bocciatura per Lanzafame e Pasquato (che cazzo di partite hanno visto gli inviati della Cazzetta?), una minicritica a Balotelli (dopo una difesa ai limiti della dignità umana) visto che l’accordo col City è vicino e un’interivsta a Francesco Totti che ha rischiato di smettere dopo il calcione all’italiano attaccante giovane dell’Atalanta di Milano. Roba che questo stupido post vale il Pulizer! Ennesima prova che il nostro Paese è destinato a prendere ancora batoste. Su tutti i fronti.

Dov’è infatti l’equilibrio nelle critiche? L’obiettività nel valutare ogni squadra presente sul giornale? Perché un simile doppio-pesismo? E come possono, certi esponenti di quel giornale, cercare di difendere un mestiere che non svolgono nella maniera degna in cui andrebbe svolto? Pochi esami di coscienza, troppa disinvoltura nel praticare disinformazione o cattiva informazione. Tutto per il solo maledetto motivo di piacere al padrone.

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