Menu Chiudi

Mese: August 2010

Bari-Juventus 1-0 Dove eravamo rimasti?

Advertisment

Advertisment

Dove eravamo rimasti? Credo sia il migliore inizio per un articolo che racconta l’esordio in campionato della nuova Juve. Di colpo ecco che Marotta e Del Neri vedono la luce: le cazzate compiute, le buone cose portate a termine e il lunghissimo lavoro che li aspetta. La Juve perde, ma non è più una notizia. Altro record negativo incassato, visto che i bianconeri non perdevano all’esordio da 28 anni. Fu uno 0-1 per mano della Samp, a Marassi. Ieri la Juve è caduta per mano di uno degli allenatori più divertenti nel panorama italiano, uno che a Pisa ha lasciato un ricordo bellissimo, uno che a Bari sta compiendo miracoli. A dispetto di un budget ridicolo se confrontato con le spese di Marotta, a dispetto di un organico che non ha presentato Ibra o Quagliarella o Adriano, ma gente come Gazzi e Ghezzal, come Almiron e Rossi. Gente che corre, che ha in animo di divertirsi con quel pallone e mettere in pratica poche regole, quelle che alimentano il bel calcio: sorriso, corsa e tanto coraggio.
Tipo quel coraggio che il Bari mostra quando mette in pratica un giro-palla da brividi: i quattro della difesa si scambiano regolarmente palla da destra a sinistra o viceversa coinvolgendo il portiere, senza mai sprecare un pallone. Capita pure che Ghezzal si trasformi in un esterno d’attacco, anche meglio di Overmars (chi se lo ricorda!) per dinamismo e cattiveria. Gli manca il gol, ma la manovra imbastita è eccezionale. A conferma che nel calcio non si inventa nulla, ma si programma.
Si programma, ecco il punto. La Juve di Marotta e Del Neri, di Agnelli e del nuovo organico, ancora incompleto, ha programmato intervenendo massicciamente sulla rosa e sul comparto tecnico e dirigenziale. Fin qui lo Shamrock e lo Sturm Graz sono stati poca roba, ma lo si sapeva già. Fin qui le amichevoli hanno solo mostrato come dovrebbe essere la Juve di Del Neri. Ma era una Juve diversa, paradossalmente diversa da quella che si è presentata, giocoforza, a Bari. C’erano David Trezeguet e Amauri (il primo debutterà in Spagna fra pochi giorni, il secondo è infortunato e si rivedrà a ottobre), c’era Diego (già a segno al debutto con i tedeschi). Proprio il brasiliano è l’assenza che più si è sentita a Bari. Mancava un catalizzatore, uno che prendeva palla, la teneva e la smistava. Mancava chi prendeva le botte e numerosi calci di punizione da sfruttare in molti modi. Mancava l’asso, il genio, al di là di facili e banali e superficiali analisi rispetto allo scorso anno. Non lo diranno mai, ma Marotta e Del Neri si sono già pentiti di aver buttato via l’unico giocatore dall’alto tasso tecnico e l’unica pedina in grado di dare il cambio di marcia alla Juve. Subito puniti, da una manovra abulica e una squadra irriconoscibile. Senza mordente, senza grinta, senza idee, senza gambe. Non è la Juve, è solo una squadretta ritrovatasi in campo per caso, forse pure controvoglia.
Spaesato, come legittimo, Krasic che pure ci ha messo voglia e determinazione. Completamente fuori da ogni regola tattica Quagliarella che finisce la partita da esterno sinistro. Imbarazzante Martinez se si pensa che su Camoranesi si stanno facendo pressioni perché lasci la Juve. L’unico che è parso caricato è stato Lanzafame, anche troppo. Urge qualità, eppure Del Neri un paio di mosse le ha volutamente tralasciate. Per esempio è inconcepibile la rinuncia a Aquilani: stava bene e poteva giocare. Chi riuscirà a spiegarmi la sua esclusione godrà della mia ammirazione.
Vedendo le partite serali mi scappa poi un’altra domanda: hai rinunciato a Diego? Ok, ma perché non hai tenuto Giovinco? Il fantasista ha regalato magie e portato il Parma alla vittoria. Perno imprescindibile di un gioco vivace, il talento bianconero ha mostrato tutto il suo potenziale. Di cui la Juve avrebbe volentieri beneficiato. Oltre alla mossa Aquilani, qualcuno dovrebbe spiegarmi la masochistica idea di rinunciare a Giovinco. Sperando che questo campionato convinca qualcuno che l’erede di Del Piero esiste, è basso e pelato e porta proprio il nome di Sebastian la Formica Atomica.
A proposito del Capitano. Oggi qualcuno accennava ad una sufficienza, ad una voglia di lottare e sacrificarsi, ad un voto insomma positivo. Siamo caduti in basso e ho paura che nonostante tutte le buone intenzioni della dirigenza e del Presidente, di qualche buona mossa e di qualche acquisto azzeccato, questa Juve vuole per forza di cose snaturare la storia dell’uomo ed elevare i vecchi a giovani. C’è un tempo per tutto. Lo fu per Boniperti, lo sarà per Del Piero. Farà ancora vede di che pasta è fatto, ma il tempo non risparmia nessuno. La Juve non può permettersi di scommettere sui suoi 36 anni e attendere quelle poche volte in cui sarà al 100%. La Juve è altro. La Juve è la Juve. Concetto che a Torino hanno dimenticato.
Ultima nota sul mercato. Urge un terzino sinistro, di quelli severamente utili al gioco di Del Neri. Urge la ciliegina sulla torta, un talento puro. Non mi sorprenderei di non vedere più Iaquinta e al suo posto un genio. Non capisco l’acquisto di Quagliarella che non è un fantasista, né un rifinitore, né una seconda punta come Del Piero lo è stato per 18 anni. Il Milan prende Ibra a 24 milioni (anche se la magagna mediatica c’è, ma non si vede) e la Juve cerca Borriello? Ma non scherziamo, è un insulto alla serietà dei tifosi. Probabilmente esiste una via che porta a Benzema, probabilmente io farei di tutto per andare a prendere Robinho, probabilmente mi sarei tenuto Diego, probabilmente avrei puntato su Giovinco. Ma Borriello proprio non si può sentire.

Advertisment

Zlatan, lo zingaro felice

Ibra è sbarcato a Milano. Successe molti anni fa a Torino, ultimo giorno utile di mercato quando Moggi piazzò il colpo. Non lo conosceva nessuno e pochi capivano cosa fosse Ibrahimovic. Moggi lo aveva in mano da marzo di quello stesso anno, ma volle mostrare l’azzardo e compiere l’impresa, più mediatica ovviamente. Ibra crebbe sotto la Mole dal punto di vista di calciatore iniziando a vincere. Poi il nulla, con campionati palesemente falsati e falsi e una parentesi blaugrana difficilmente spiegabile in termini tutti negativi o tutti positivi.

Advertisment

Advertisment

Scommettiamo, però, che le sue prime parole saranno “sono nel club più forte al mondo, ho tifato Milan da piccolino e volevo fortemente venire a Milano. Vinceremo tutto, qui siamo al Top”. E’ più o meno quello che disse quando approdò giovanissimo in Olanda, poi a Torino, quindi a Milano, quindi ancora a Barcelona.

Lo Zingaro Felice è ancora con noi. Uno dei più talentati negli ultimi venti anni, ma la parola “talentato” spesso coincide con valori non propriamente positivi. Auguri, Zlatan!

Advertisment

Grazie Totò, benvenuto Fabio

Il discorso su Krasic e Aquilani lo approfondirò più tardi, mi godo solamente qualche quotidiano e una vacanza meritata. Intanto metto becco sul “no” di Di Natale e sull’acquisto (praticamente da ufficializzare) di Quagliarella. Fino ad adesso ho sempre ripetuto la mia più totale e incondizionata fiducia in Marotta e Andrea Agnelli, ma stavolta avanzo dei dubbi.

Advertisment

Di Natale (33 anni e una serie di critiche che non gli ho mai risparmiato) e Quagliarella (uno che ancora deve trovare una dimensione su tutti i fronti e in tutti i sensi) sono due giocatori completamente diversi. Diego e Trezeguet (in partenza) sono altrettanto diversi da chi è stato inseguito (quello dell’Udinese) e da chi è stato acquistato (il più positivo nella spedizione azzurra africana). Non posso nascondere il fatto di essere terribilmente scosso dalla cessione di Diego, l’unico talentato di una formazione che appare drammaticamente demente di qualità, al di là di un immortale Del Piero sul quale pesa però un numero che si avvicina e cioè 36, come gli anni da compiere.

Nulla di strano che Quagliarella sarà il pazzo scatenato che in questa Juve può far bene, perché il gioco sulle fasce può proporgli contropiedi e cross in quantità. L’acquisto di Aquilani ha forse risolto il problema “ordine” in mezzo al campo, ma certo non può aver esaurito un problema di fantasia legato al Capitano dei Capitani.

Advertisment

Non sono 18 i milioni per Diego, bensì 15: un netto passo indietro rispetto ai denti mostrati al boss di Germania. E praticamente sono stati tutti reinvestiti su Quagliarella: 5 subito, 10 il prossimo anno. Un acquisto che non mi convince dal punto di vista tecnico, né economico. E soprattutto non capisco come Del Neri alternerà adesso i 4 attaccanti. Amauri è la prima punta, a questo punto indispensabile. Iaquinta e Del Piero e Quagliarella si giocheranno il restante posto nell’undici titolare.

A centrocampo finalmente c’è un esterno di ottima fattura, corsa e speriamo pure qualità. Milos Krasic, uno che ha pagato 10 mila euro pur di arrivare puntuale ad una chiamata che non è mai arrivata, per ragioni burocratiche e di buon senso. Un amore talmente grande da meravigliare persino i più ottimisti come me. Benvenuto Milos, buona fortuna.

Ultima domanda: ma il terzino sinistro?

Advertisment

Finalmente vacanza

Questo blog si ferma per un po’. In realtà è già da una settimana che non lo aggiorno. Nel frattempo la Juve ha superato il primo scoglio europeo. La magia di Del Piero ha illuminato una Juve apparsa forse stanca, forse comunque troppo sicura del risultato. Ora c’è la seconda sfida, più performante e più rischiosa. Altro banco di prova per Del Neri.

Advertisment

Advertisment

Proverò ad aggiornare il blog di tanto in tanto, ma non assicuro nulla. Staccare la spina per un po’ fa sempre bene. Ci risentiamo sicuramente per l’inizio del campionato. Magari, scrivendo di qualche ultimo colpaccio di mercato. Buone vacanze a tutti i lettori.

Advertisment

I giornali bocciano la Juve. Mi consola

E’ importante che certi giornalisti, o pseudo-tali, abbiano dato voti negativi a Marotta e Agnelli. A leggere i pezzi e a cercare di capire le ragioni dei loro ragionamenti, frutto pure dell’esperienza di questi quattro anni, ne viene fuori che il lavoro di Beppe e Andrea è positivo e costruttivo.

Advertisment

Da quanto tempo si dice che bisogna puntare sui giovani, farli crescere e giocare? Da tanto tempo eppure quando ciò accade la stampa improvvisamente cambia opinione, a sbattere per terra una coerenza francamente inesistente. E’ il caso di una Juve che ha deciso di puntare su Bonucci (meno di 23 anni), su Lanzafame (23 anni), su Chiellini (25 anni), su Diego (25 anni), su De Ceglie (22 anni), su Marchisio (24 anni), su Sissoko (24 anni), su Motta (23 anni). Per certi analisti del calcio (stava per scapparmi la parolaccia) è un mercato errato, troppa inesperienza e poca concretezza. Sarà.

Advertisment

Da quanto tempo si urla ai quattro venti che bisogna investire sull’italiano e sull’italianità? Il flop azzurro ha scosso le anime, ma anche qui la musica cambia se si parla di Juve. Posto che svendere Diego sarebbe una follia, che a Sissoko non si può rinunciare, che Martinez è una scelta di Del Neri, che Trezeguet non si discute, che Manninger c’era già, che Felipe Melo è recuperabile e che Krasic piace e serve così come Dzeko, la Juve ha scelto una difesa tutta italiana (sperando che a sinistra si possa parlare tedesco) con De Ceglie, Chiellini, Bonucci e Motta, ha puntato su Marchisio e Lanzafame e Pepe e sta valutando gli stranieri. Applauso a Marotta prego. Simili scelte mi rendono felice. Che bello sarebbe poter godere di una Nazionale completamente bianconera (e, a dirla tutta, il sogno non è così irrealizzabile visto quello che c’è in giro per la Serie A). E’ come se si creasse ancora più identità nazionale. Almeno questa è la mia sensazione. Che non significa razzismo o odio verso lo straniero – io che adoro Sissoko alla follia e spero nel recupero pronto di Melo e Diego, io che volevo farmi adottare da Paolone Montero e che non credo di aver amato un giocatore più di Davids – ma amor patrio. La Juve è un club italiano, fornire giocatori italiani alla Nazionale è un piacere infinito.

Da quanto tempo si parla di calcio etico, di finanza ragionata nel mondo del calcio? Da tanto tempo, ma anche qui certi giornalacci, tipo quello color maiale, fanno a cazzotti con la matematica. Le cifre della Juve sono corrette. Per il difensore che prenderà il posto di Capitan Cannavaro in Nazionale si sono spesi circa 15 milioni di euro, che poi in realtà ne sono stati sborsati poco meno di 5. Prezzo giusto per Pepe, arrivato con 1,5 milioni in contanti e 8,5 da saldare in tre anni esercitando il diritto di riscatto nella sessione 2011/2012. Altrettanto giusti i 5 milioni di euro, sempre in tre anni, pagati per Motta, Capitano dell’Under 21 ed elemento prezioso nello scacchiere di Del Neri. Un po’ altina la valutazione di Martinez, ma nulla a che vedere con i 25 milioni di euro spesi per Melo lo scorso anno da quel geniaccio di Alessio Secco. Mentre il giornalino color maiale si è dimenticato di annotare la minusvalenza riferita a Quaresma (32 milioni di euro pagato, 7,5 venduto) e quasi i mille miliardi spesi a rincorrere i vari Vampeta, Rambert, Ze Elias, West e chi più ne ha più ne metta. Un solo giocatore poteva far saltare il banco di Marotta: Edin Dzeko. Offerta rifiutata, ma oltre quella cifra, ipotizzata, proprio non si può e NON si deve andare. Beppe, io sto con te!

Leggere scetticismo sui blog e sui giornali mi consola. Gente che ha mandato in pensione il cervello che prova ad analizzare gioco e rosa dei bianconeri, a dare un 5,5 come voto finale, a ipotizzare un quinto posto, forse un quarto posto. Beh, sono ampiamente soddisfatto. Ricordo troppo bene i titoloni e le analisi di appena un anno fa per non essere soddisfatto. Finalmente, anche sui giornali, è tornata la mia Juve. Grazie Beppe!

Advertisment