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Mese: November 2010 (pagina 1 di 2)

Barcelona-Real Madrid 5-0 Il bandito e il Campione

Il cervello umano è una spugna e tende ad assorbire tutti i segnali che riceve dall’esterno. Un gruppo di cervelli, quale per esempio quello di una squadra di calcio, deve obbedire e obbedisce agli input del proprio allenatore. Se questo allenatore è José Mourinho il risultato è imbarazzante.

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Ho visto El Clasico di Spagna, una delle partite più affascinanti del mondo, molto più dei derby italiani e inglesi. Ho visto un massacro: tecnico, tattico, psicologico, di gruppo e individuale, di carisma e di signorilità. A tutto vantaggio dei blaugrana.

Si può perdere o vincere, l’importante è farlo da uomini veri.

Mourinho e i blancos escono distrutti e probabilmente nella storia resterà per sempre questa partita. Il risultato è pure bugiardo perché in campo si è vista una tale differenza di classe che oggi parlare di superiorità assoluta del Barca sul Real è banale e anche inutile.

Le uscite di capoccia dei vari Cristiano Ronaldo e Arbeloa e Sergio Ramos e Ricardo Carvalho sono la diretta conseguenza di quello che il portoghese insegna e regala durante le conferenze stampa. Ciò che veniva vergognosamente definito un genio della comunicazione in questo strano paese che è l’Italia, viene adesso definito un atteggiamento da anticalcio in Spagna. Basta farsi un giro per i siti spagnoli. O, più semplicemente, basta ascoltare il tifo del Camp Nou dove a un certo punto hanno gridato ad alta voce “Mourinho dove sei?”. E dov’era Mourinho? Era in panca, nascosto come il miglior coniglio, come il bambino più capriccioso del mondo che alla prima difficoltà si chiude a riccio e scompare dalla scena, pur restando presente in versione negativa.

Questa sfida era stata presentata come una sfida stellare. Quale migliore assist, a posteriori, per Guardiola e il suo modo di stare a bordo campo? Quale migliore spot per chi oggi è fiero di tifare Barca perché lì si fa calcio per davvero, con tutti i significati che questo sport mette a disposizione? Niente di tutto ciò. E’ stato uno scontro fra un bandito e un campione.

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Il Barcelona ha giocato un calcio meraviglioso, praticamente senza alcuna pecca. Tocchi di prima e aperture ariose, possesso palla magistrale, schemi d’attacco in cui il mix fra individualità stupende (Messi e Villa e Pedro) e ragionieri deliziosi (Iniesta e Xavi) è semplicemente esplosivo. Il Barca è arrivato in area bianca un numero imprecisato di volte, con tale facilità che oggi raccontarlo può essere difficile. Il Barca poteva segnare anche molti più gol di quanti non ne abbia segnato. Il Barca ha amministrato come ha voluto tutta la partita, non soffrendo mai le ripartenze o i tentativi di uscita dell’avversario. Il Barca ha mostrato tecnica individuale ben superiore rispetto a qualche giocoliere che tentava inutilmente di risolvere il match senza l’apporto dei compagni (ogni riferimento a Cristiano Ronaldo è puramente casuale). Il Barca ha dato infine prova di grande saggezza morale perché il massacro poteva anche sfiorare lo sfottò e invece non è successo. Manovra, tocchi, preziosismi, ma mai fini a se stessi. Sempre utili al giro-palla o a tentare l’ennesimo attacco.

D’altra sponda si è assistito a una serie di calci e calcioni da squadra dei sobborghi più malfamati del mondo, dove l’unica regola è dare botte e chissenefrega del risultato. Si è assistito a pazzie assolute quale la spinta di Cristiano Ronaldo a Guardiola o al calcione maledetto di Ramos a Messi che poi, non contento, se la prende pure col suo Capitano in Nazionale Puyol e poi ancora se la prende con Xavi e Iniesta. Si è assistito a 8 cartellini gialli e 1 rosso, come la squadra di terza categoria afflitta dalla stanchezza di una settimana di duro lavoro in cantiere. Con la netta sensazione che l’arbitro ha limitato i danni.

E’ mancata solo una cosa ieri sera: il gol di Leo Messi, una specie di marziano che con la palla può fare veramente quello che vuole. Per il resto sono arrivati i gol di Xavi (oggi il regista più forte al mondo) e i due gol di Villa (ecco perché il Barca lo cercava da anni) più i gol del ragazzino Suarez e di Rodriguez.

Al di là dei facili premi il giocatore che ieri ha più entusiasmato, almeno per chi capisce di calcio questo sarà vero, è certamente Andrés Iniesta. Questo ventiseienne ha un ruolo tutto suo. Non esiste nei manuali di calcio e non ha eguali al mondo. E’ un esterno di centrocampo? Non proprio! E’ un interno? Non proprio! E’ un regista? Non proprio! E’ un trequartista? Non proprio! E’ tutto questo, tutto concentrato in un solo uomo. Di piccola statura, di non grosso fisico, ma con due polmoni e due piedi difficilmente sintetizzabili con due aggettivi solamente. Salta l’uomo che ha davanti con una facilità disarmante. Smista palloni in quantità industriale scegliendo sempre la soluzione più pericolosa. Palla al piede è imprendibile. Si lancia negli spazi, difende, contrasta e poi si lascia andare a certe giocate che mettono nel ridicolo un intero reparto. Come quando di tacco realizza due uno-due consecutivi. O come quando in mezzo a tre uomini va via senza nemmeno un graffio con una eleganza senza pari.

Se il Pallone d’Oro, con quanto mostrato in questi anni, non viene ceduto allo spagnolo più decisivo negli ultimi anni… beh c’è da sospendere questa specie di istituzione del calcio. Un premio che ha visto negli anni una serie di scandali clamorosi, tipo Sammer o Cannavaro o (mia personale opinione, se vado a rileggere quegli anni) Figo e Owen. Perché se non vuoi darlo ancora una volta a Messi per evitare di ripeterti, allora non puoi non scegliere Iniesta. La sua media voto è semplicemente imbarazzante. Non ricordo una partita in cui il telecronista non abbia esaltato le sue giocate, così efficaci ed esteticamente deliziose. E non vedo francamente concorrenti dello spagnolo in giro per il mondo.

Chiudo tornando al fenomeno da baraccone che è Mourinho. Un violentatore del fair-play senza eguali. E’ bastato avere un minimo di avversario, tipo il Barca, che è crollata la sua filosofia e tutta la sua spocchiosità. Mourinho ha avuto la fortuna di non avere avuto quasi mai veri avversari. Né in Portogallo (vincendo una Champions del tutto inedita) né in Inghilterra (dove a Manchester stavano rivoluzionando la società e a Londra, sponda Arsenal, dovevano fare i conti con l’assenza di budget) né in Italia (dove oggi non si ha notizia di Arrigo Sacchi, in debito di saliva dopo aver fatto un paio di domande a Galliani: chissà cosa avrà pensato del suo progetto coerente di calcio, di programmazione e di altre cazzate di cui non conosce il significato). Dura la vita quando sei costretto a non-urlare e dover giocare sul serio. Dura. Quanto dura? 5-0!

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Juventus-Fiorentina 1-1 Che serva da lezione

Sarebbe fin troppo semplice prendersela con Motta o con Del Piero, con gli acciacchi che hanno condizionato la settimana di Aquilani o con la semplice sfortuna. Purtroppo, o per fortuna, il pareggino misero con una mediocre Fiorentina racconta ancora una volta la realtà: se la Juve è al top, negli undici ha pochi rivali! Viceversa, se la corsa e il fiato vengono meno, allora la Juve soffre terribilmente la mancanza di ottime seconde linee. Ne abbiamo veramente poche in grado di dare il cambio ai titolari e abbiamo diverse assenze. Fra queste ottime seconde linee c’è Pepe che con la sua punizione ha tolto la Juve da una situazione antipatica.

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La partitina con la Fiorentina deve pure servire da lezione per le dichiarazioni pre-match. Tutte da evitare, tutte fuori luogo prima ancora che inutili e non veritiere. La Juve non è da scudetto, perchè è nuova, perché non è attrezzata e perché non può sopportare carichi di lavoro di nove mesi. Periodaccio nelle prime quattro partite, poi i tre pareggi nelle ultime quattro gare. Sono tutti ruolini di marcia incompatibili con una pretendente allo scudetto. Certo in Italia la situazione è grave: il nostro calcio è molto povero e allora ci si può provare. Ma per costruire una grande Juve si deve passare dall’accettare l’attuale situazione.

Venendo al match non posso che cominciare dalla fascia destra. Deficitario Krasic che forse aveva il bisogno di riposare dopo il recupero lampo dall’infortunio. E già giovedì c’è assoluto bisogno del suo contributo. Imbarazzante Motta: avrei voluto Sorensen in campo. Il terzino ex-Toro sta soffrendo il cambio di maglia, ma c’è urgente bisogno di una pedina importante. E’ una richiesta a Marotta.

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La sfortuna va e viene. Certo noi siamo molto molto molto in credito con la fortuna, ma come detto la fortuna deve essere cercata. E ieri si è fatto poco. Assente Del Piero: 19 gare da eroe, ma è prima di tutto un uomo. Per di più di 36 anni. Le sue pause dobbiamo sfruttarle per tentare di giocare altre carte. Deve rifiatare e, paradossalmente, non può farlo. Quagliarella ne soffre. Sembrava quello più in palla insieme a Marchisio, ma è poco assistito e quando è assistito viene servito male o troppo lontano dalla porta.

C’è un problema pure di percentuale di successo per quanto riguarda i tiri nello specchio. A questi livelli una grande squadra deve sfruttare al massimo ogni possibilità di tiro. La Juve deficita ultimamente e questo è un male. Se poi il gol ce lo facciamo da noi… allora diventa dura vincere le partite. Forse Iaquinta doveva entrare prima, forse accanto a uno stupendo Melo (ha dato la scossa, ha prodotto un paio di incursioni ottime… che cosa vuoi di più?) non serve un Aquilani a metà della forma, forse sulla destra serve un vero terzino. Lo spirito battagliero induce comunque all’ottimismo. Lasciamo lavorare questi ragazzi senza pronunciare frasi senza senso. Umiltà e lavoro. Ieri è mancata clamorosamente l’umiltà. Che serva da lezione!

P.S.

Visto che a piangere gli altri ci guadagnano, il minutaggio del primo tempo ha registrato una stranezza. Un infortunio a Gilardino che ha richiesto l’ingresso della macchinina. Tempo totale perso uguale a 3 minuti, dal minuto 7 e qualcosa al minuto 11. Più una serie di interruzioni. Minuti di recupero pari a 1. Qualcosa non torna.

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Trezeguet è un bomber da 20 reti

Non ne parlavo da un po’. Non è stato facile per me vedere David Trezeguet lasciare Torino e lasciare la maglia bianconera. Così tante stagioni non si possono dimenticare. Impossibile togliere dalla mente quel sorriso, quel pugno alzato al cielo, quel modo di correre verso la curva, verso i suoi tifosi, verso chi lo ha amato alla follia. E allora oggi torno, con un po’ di nostalgia e con un po’ di imbarazzo, a parlare di David Trezeguet.

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Con quello di oggi sono ben 7 le reti che il bomber franco-argentino ha messo dentro. Chiuso in quella piccola realtà che è Hercules, supportato da una rosa che certo non è all’altezza del suo immenso talento, l’attaccante continua il suo mestiere in modo inesorabile: la mette dentro e tutti a festeggiare.

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Torno sull’argomento Trezeguet perché ad oggi la Juve pare cercare un bomber da 20 reti. Ebbene, probabilmente David Trezeguet è il più grande errore della gestione Marotta. Visti gli Amauri e le difficoltà di reggere l’urto di un calendario fitto di impegni, l’apporto e i gol di Trezeguet avrebbero fatto comodo. Inoltre mi è sembrato che il francese aveva ancora voglia di lottare e più di tutti sa come si vince, come si segna e come si sta nella Juve. Ceduto troppo in fretta?

Eppure nel precampionato è stato fra i migliori. Paradossalmente, fra i migliori insieme a Diego e quasi sempre in coppia. Oggi la Juve cerca un attaccante, lo ripetiamo perché il fatto è palese, lapalissiano. Ma perché, in attesa di fondi e di idee più chiare, non si è deciso di svendere Amauri e tenere David Le Roi? Tanti auguri David per la tua avventura spagnola. Io ti seguo sempre con affetto e con ammirazione. Il tuo posto nella storia della Juve te lo sei guadagnato tutto!

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Oriali e Abete: repliche e tempi tecnici

Strana la vita dell’ex-dirigente. Praticamente licenziato dalla Seconda Squadra di Milano, Lele Oriali, che un po’ tutti ricordano per la meravigliosa canzone di Ligabue in cui compare il centrocampista nerazzurro, torna a parlare. Non una parola sulla sua cacciata (che, vagamente, assomiglia a quella di Fini), piuttosto tanti sproloqui su Mourinho, la sua avventura da dirigente e Calciopoli.

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Sì perché Lele, e non è quello di Un Medico in Famiglia, crede ancora che quella bufala possa reggere il confronto con la dura realtà. Proprio a pochi giorni da un massacro ironico di Casoria nei confronti di chi aveva condotto le indagini sulla Juve e Moggi. Sì perché Lele crede davvero di aver scritto pagine di storia con la sua società, non rammentando che quella storia è una delle più brutte mai vissute dal nostro calcio. Lo pensano all’estero, lo credono tutti in Italia, ma per uno strano gioco di volersi male si fa finta del contrario. Va bene, così. I sogni passano, la realtà resta. Ed è dura, palese, incontrovertibile: la farsa sta per essere smascherata pure giuridicamente. Tra SIM svizzere che erano intercettabili (le stesse possedute in quantità industriale da Branca e compagnia cantante, tanto per intenderci) e intercettazioni fasulle o quanto meno originali, Calciopoli ci consegna un quinquennio fatto di soprusi e vergogne, tra manette mostrate e passaporti di cui ancora oggi si fa fatica a parlare. Compresi debiti e falsi in bilancio. E, badate bene, tutte queste vicende non hanno (avrebbero) nulla a che vedere con la Juve e i colori bianconeri e Moggi e i suoi parenti. Ma va così.

Lele dice che adesso la sua società deve replicare. Per adesso forse intende le continue figure di cacca dei Pubblici Menestrelli al servizio di Moratti. O forse intende il fatto che il 90% degli intervistati da Casoria ha sempre ribadito la buona fede di tutti. Di tutti, tranne qualcuno che, badate bene, con la Juve e con Moggi e i suoi parenti non ha nulla a che vedere! E come può replicare la società nerazzurra senza mettersi nei casini? In ogni caso valgono i miei auguri: per gli anni compiuti da Lele che non è quello di Un Medico in Famiglia, ma è quello della canzone di Ligabue. Meglio non elencare le malefatte da dirigente. Auguri!

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Non si scappa: servono i tempi tecnici. Sono le parole di Abete, quello dalla vocina che pare uscita da Topolinia o giù di lì. Quello, per intenderci, che conferma Donadoni nello stesso istante in cui lo caccia. Quello, per capirci, che scarica su Lippi il fallimento di una gestione politica e tecnica del calcio italiano. Lui però la poltrona non la molla. Cinque anni fa furono battuti record e messi in ginocchio decenni di principi giuridici per buttare la Juve nel fango (qualcuno userebbe altra parola, di uguale colore). Oggi servono i tempi tecnici per riconsegnare alla storia un minimo di dignità. Già, solo un minimo, perché la Juve non cerca vendetta. La Juve, semplicemente, cerca se stessa. E non può trovarla fino a quando non si sarà fatta luce sulla vicenda che molti conoscono col nome di Calciopoli.

Ma cosa sono questi tempi tecnici? Probabilmente sono i tempi per mandare in prescrizione ogni tipo di reato possibile e immaginabile compiuto dai dirigenti nerazzurri e qualche altro. Così da non poter essere puniti, tanto per essere chiari. Probabilmente sono i tempi necessari per avviare una rifondazione indolore della Seconda Squadra di Milano, cosa che peraltro molti sospettano sia già avvenuta con l’avvento di Benitez e il ritorno alla vera grande immensa Inter che conosciamo. Fatta di timidezze (chi ricorda l’ultima risposta o provocazione ai danni della società bianconera?) e paure (tecniche e dirigenziali), incompetenze e gesti da cancellare (vero Samuel, che pure fai ricorso?).

Abete comunque dimentica che già nel 2007 fu approvata una riforma dello Statuto alquanto ambigua, che sa di “paramose ‘er culo” da un’eventuale riapertura della faccenda. Ecco, ora voglio vedere come ve lo parate!

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Mourinho ordina: fatevi espellere

Ero piccolo e giocavo in una delle categorie giovanili. Partita d’andata di un torneo molto importante. Ero diffidato ed ero in campo, regolarmente.

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Al minuto 50 circa (perché in quella categoria il tempo totale era fissato in 1 ora) vincevamo o 4-0 o 5-0, non me lo ricordo più. Ero stanco e mi è venuta una idea che io pensavo fosse geniale: mi faccio ammonire, salto il ritorno così mi riposo e gioco la finale fresco e con le gambe in palla. Detto… fatto. Supertrattenuta, credo pure di essermi portato a casa un pezzo di maglia dell’avversario. Cartellino giallo sacrosanto e partita conclusa. Triplice fischio e sotto la doccia. Si avvicina quel grandissimo Mister di cui conservo un ricordo immenso e mi chiede perché quella trattenuta. Pensavo di essere intelligente o furbo e così gli ho rivelato il mio pensiero. Mi riposo – ho detto – e così sono fresco per la finale. Compiaciuto va via. La semifinale di ritorno fu una passeggiata. Il giorno prima della finale, durante l’ultimo allenamento, appena finita la doccia, tutti riuniti per le convocazioni. 16 ragazzi su 17 disponibili andranno a giocare la finale. Il diciassettesimo ero io. Non giocherò la finale e finirò in tribuna. Chiedo perché e la risposta fu una cosa del tipo: “Ho bisogno di gente seria e tu hai dimostrato di non esserlo. Potevamo anche perdere il ritorno. Stai a casa o se vuoi puoi venire a vederti l partita”. Questa piccola frase, detta in un modo così tranquillo e corretto, vale più di mille allenamenti e corse. Da quel giorno credo di non aver più accettato consigli dall’istinto animale che è in tutti noi.

Questo fa da premessa alla vergogna cui ho assistito ieri sera guardando la Champions. Ajax-Real Madrid era una partita divertente. Molto bella, ma è stata rovinata da una cazzata vergognosa e meschina, propria della figura di Josè Mourinho. Cosa è successo?

Il Real Madrid aveva in campo un paio di ammoniti. Giusto un paio: Ramos e Xabi Alonso. Nel nuovo regolamento vale la seguente: le diffide si conservano dal girone di qualificazione agli scontri diretti dagli ottavi in poi e le squalifiche si scontano nel corso di tutto il torneo. Quindi Ramos e Xabi Alonso rischiavano di perdere l’ottavo di finale qualora avessero beccato il giallo nell’ultima giornata del gironcino di qualificazione.

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Dudek si alza dalla panchina e si avvicina a Casillas. Circa due minuti per trasferire l’ordine di Mourinho. Casillas riferisce ad Arbeloa che gira l’ordine ai diretti interessati. Punizione dalla propria area. Potrebbe battere Arbeloa o l’altro centrale, potrebbe, come consigliato dalle tattiche classiche, perfino battere il portiere. No: va Xabi Alonso. Prima finta, seconda finta, corsa rallentata. Vai, sì, ora batte: rincorsa, stop, ancora un saltello, un gesto con la mano. Dai, batti! Niente: l’arbitro si avvicina e tira fuori il secondo giallo per il regista. Xabi Alonso esce sorridendo.

Rimessa dal fondo. Potrebbe battere Casillas così come dalla notte dei tempi. Niente: va Ramos. Prima finta, seconda finta, rincorsa stoppata… ma, questa cosa l’ho già vista! L’arbitro si avvicina e tira fuori il giallo. Remake dell’espulsione di Xabi Alonso. Il Real finisce in 9. Ma poco importa: l’obiettivo, oltre la vittoria, è stato raggiunto.

Infatti, Xabi Alonso e Ramos potranno scontare la squalifica non giocando la sesta partita del girone e potendo iniziare gli ottavi di finale senza il problema delle diffide.

Qualcuno ha detto “geniale”, qualcun altro ha detto “è un talento” e via così. Per me è semplicemente vergognoso. E forse la UEFA prenderà provvedimenti perché si tratta, palesemente, di gesto antisportivo. Cerchiamo di dare il loro nome alle cose. Una cosa è fare fallo (solitamente la vecchia trattenuta), un’altra è richiedere in quel modo il cartellino giallo. Oggi purtroppo non sono riuscito a farmi un giro sui siti spagnoli, perché sono curioso di capire cosa ne pensano i tifosi blancos che, appunto, non sono né neri né azzurri né italiani!

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Genoa-Juventus 0-2 Siamo furbetti o forti?

Lo sfogo di Preziosi alla fine del match è semplicemente stupendo. Basterebbe ascoltare le sue parole per capire come la Juve ha giocato questa partita. Il continuo piangere di chi si trova a sfidare la Juve di Del Neri è in perfetta sintonia su quanto accaduto in passato, quando cioè i bianconeri erano un porto di mare dove chiunque poteva attraccare e portare via la roba. Stavolta di roba ce n’è davvero tanta, ma rimane a casa nostra.

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Enrico Preziosi è un personaggio stranissimo. Un folle coi soldi che si è espresso in questi termini:

Noi evidentemente siamo stati stupidi a mandare i nostri giocatori con le Nazionali. I nostri ragazzi erano stanchi ma hanno giustamente onorato gli impegni con le proprie rappresentative in settimana. La Juventus è stata più furba, non facendo rispondere alle convocazioni né Krasic né Marchisio: avete visto come stavano male in campo…

L’unico pensiero corretto di questa frase è il riferimento a stupidi, e in tal senso non includendo tutti i tifosi e le brave persone che gravitano dentro la società Genoa. Compreso Gasperini che ieri si sarà goduto la partita comodamente sul suo divano. Secondo Preziosi il medico della Nazionale era d’accordo coi bianconeri. Vale davvero la pena rispondere? Considerando Aquilani, Bonucci, Quagliarella, Chiellini! E’ un pensiero così demente che conviene ribadire il concetto che a caldo un Presidente non dovrebbe mai esprimersi.

Ma andiamo avanti, dottor Preziosi:

Evidentemente le lacrime di Marotta hanno funzionato, sono come quelle della Madonna. Difatti è arrivato un arbitro, Morganti, molto esperto, che ha una deroga, dopo questa stagione andrà in pensione e…

Se ciò fosse vero… alleluja! Vuol dire che torniamo a essere rispettati, così come si deve a un team partecipante al Torneo Aziendale numero 5. Preziosi dovrebbe essere deferito, ma a la Federazione pare non volersi esporre più di tanto per non rischiare di diventare una sorta di paradiso in stile neuro, dove i pazzi o diventano dirigenti o diventano protagonisti.

Secondo Preziosi, dunque, la vittoria della Juve è viziata da episodi controversi. Su Marchisio glisso perché il Principino è andato ai Mondiali malconcio e perché mi pare abbia ampiamente dimostrato di essere una persona molto seria, ma molto seria. D’altronde Marchisio non è serbo, quindi è serio. Viceversa Krasic è serbo, quindi per Pistocchi non è una persona seria. E io sono felice che sia un farabutto. Ma quali sono questi episodi che hanno condizionato la gara? Ci aiutiamo con – udite udite – Civoli della Domenica Sportiva e l’arbitro che fu chiuso negli spogliatoi di Reggio Calabria nelle fantasie di certa gente molesta che dovrebbe garantire giustizia e equità.

Moviolone. Pronti via Criscito va giù durissimo su Krasic. Tecnicamente è un fallo da tergo. Giallo sacrosanto per Civoli, arancione per Paparesta. Un paio di fuorigioco non segnalati su Toni che hanno portato a un tiro fuori e a un calcio d’angolo. Una simulazione di Kaladze nel finale su un non-tocco di Sorensen. Una schiacciata degna del miglior Mastrangelo di Toni che poi, in modo meschino, mima di aver colpito il pallone con la fronte: giallo e gol giustamente annullato per gioco antisportivo. Con la mano, fino a prova contraria, non si può ancora segnare. Stop. La moviola finisce qui? A Controcampo perfino Liguori chiede se ci sono rigori, gialli mancanti, rossi mancanti, fallacci o tasse non pagate dai giocatori bianconeri. Non c’è nulla. E le proteste di Preziosi? Con gravi accuse di combine rivolte alla dirigenza bianconera? Passano in cavalleria? Aveva bevuto? E’ legittimo andare davanti alle telecamere e fare la figura barbina così come ha fatto Preziosi? E’ tutto normale?

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Se mi è permesso, vorrei allora dire la mia sulla partita.

Su un campo difficilissimo, contro una squadra in grande forma e che veniva da due vittorie, la Juve si presenta con un carattere e una personalità che non mi aspettavo. Sicura, decisa, tosta, grintosa. E’ la Juve che ha ritrovato la mentalità giusta. E’ la Juve di Andrea Agnelli.

Del Neri ha ritrovato il centrocampo dei sogni. Marchisio a sinistra, un soldatino dai piedi buoni che è tornato a offendere come nelle prime giornate di campionato. Aquilani, ad oggi, è il miglior centrocampista italiano e forse qualcosa in più. Sempre prezioso, sempre puntuale nelle aperture e sempre disponibile al passaggio distensivo. Talento cristallino con la palla al piede, è forse la pedina più importante nello scacchiere di Del Neri. Che qualcuno lassù preservi i suoi muscoli. La sua assenza in coppa peserà moltissimo. Con Felipe Melo forma una delle coppie più belle ed efficaci degli ultimi 10 anni. Il brasiliano si è trasformato. Pulito ed elegante, una macchina da guerra, con un tasso tecnico non indifferente. La sorpresa è quel carisma e quella serenità che conferisce alla squadra intera. Prende botte, rilancia e provoca cartellini gialli. L’avresti mai detto, tu tifoso bianconero? Insomma, la speranza di un Felipe Melo da 6,5 c’era ad agosto, ma ritrovarselo così, alla soglia di un 7,5 in pagella costante… proprio no.

Il centrocampo è completato da Krasic. Signore e signori questo qui è un fenomeno. Stop alle telefonate, il verdetto è semplice: è un campione, che non ha ancora vinto, ma che ha stupito tutti. Forza fisica impressionante, piedi che cominciano a girare come meglio non si potrebbe, efficacia. Le parole dei compagni sono la migliore descrizione del contributo del serbo: spacca la partita in due, sensazionale, difficile da fermare. Lo temono in tanti, praticamente tutti i tifosi avversari che si aggrappano a quella infelice uscita di Pistocchi che ne ha marchiato la presenza in campo come non-serietà. Per fortuna Pistocchi è Pistocchi e Krasic è Krasic. Se decide di partire sono dolori. Uno o due avversari, dieci metri o quaranta metri di campo, destra o sinistra, allargarsi o accentrarsi… per Krasic tutto è indifferente. Basta che ha il pallone tra i piedi. Annienta Criscito e ridicolizza Veloso, sfianca ogni tipo di terzino che si trova davanti. Assist a manetta (se solo là davanti ci fosse Trezeguet) e altro gol. Aveva poca benzina in corpo e meno male! Appena due anni fa avevamo pianto per un Nedved che smetteva… adesso possiamo sorridere per un nuovo caschetto biondo che sfreccia in campo.

Che altro c’è da dire? Che la Juve non ha quasi mai rischiato? Che Storari è oggi il miglior portiere italiano? Che la fortuna ci ha dato una mano, ma la fortuna stavolta siamo noi a stanarla? Che siamo più forti delle assenze e degli acciacchi?

Lo stato mentale di questa squadra è incredibile. Faccio notare l’atteggiamento di Capitan Del Piero, che prima di tutto è una persona molto intelligente. Al momento del cambio, cioè al momento di siglare un altro record ancora con la maglia della Juve, Aquilani chiama la panchina. Del Piero grida a Iaquinta di restare in campo. Si siederà in panca e al suo posto entrerà Salihamidzic. Non ci è rimasto sicuramente bene, ma ha anteposto ancora una volta il bene della SUA JUVE a quello proprio, di una storia che è già leggendaria e per nulla finita! E qualcuno si ostina ancora ad azzardare paragoni con un tipo romano che gioca a calcio. Grazie Capitano. I minuti risparmiati saranno preziosi giovedì sera.

A proposito di giovedì sera. Con la situazione che si profila in campionato, non sarebbe pragmaticamente-logico abbandonare l’Europe League? Detto diversamente: se la Juve ha la possibilità di preparare le gare come si deve (cioè potendo contare su 6 giorni di lavoro) poi dimostra automaticamente di poter fare di tutto a tutti. Il giovedì sera invece è fonte di distrazione e di stress. Corrode le energie nervose e fisiche e non porta reali benefici. E’ un torneo massacrante e non abbiamo gli uomini necessari per affrontare un intero anno. Perché io rinuncio a rileggermi le regole europee sui trasferimenti di giocatori (non so se Aquilani e Quagliarella potranno giocare da gennaio in poi, qualunque cosa accada a Liverpool e Napoli) e perché gli uomini contati non permettono grandi cambi.

Infine, un pensiero per Sorensen. E’ stato prelevato dalla serie cadetta danese. A 17 anni. Alto e biondo, forte di testa, è stato buttato nella mischia per eccesso di assenze. Prima da centrale e non ha assolutamente sfigurato. Ora da esterno destro con compiti prettamente difensivi e risulta quasi insuperabile. Abbiamo massacrato per anni la vecchia dirigenza per le operazioni Tiago, Almiron, Andrade, Knezevic e me ne dimentico altri cento, ma vogliamo rendere grazie, che è cosa buona e giusta, a Mister Marotta e a quel fenomeno che è Fabio Paratici? In attesa di un bel regalo di natale?

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Testata di Eto’o e non stiamo parlando di un giornale

Prima una grande simulazione per un pugno non ricevuto. L’arbitro evidentemente non interviene, altrimenti dovrebbe ammonire il giocatore dell’Atalanta di Milano. Il gioco sta per riprendere quando in una zona di campo non trafficata e con ampia visuale per tutti, il signor Eto’t si avvicina a un avversario e… bum, supertestata al petto. L’avversario cade a terra e subito l’arbitro, che ha visto tutto, si avvicina. Pare abbia detto “ehi, caspiterina, Samuel… non fare il monellino altrimenti non ti faccio più giocare con la Xbox!”. Dopo un buffetto figurato e la silenziosa obbedienza verso il padroncino petroliere, il gioco può riprendere come se nulla fosse successo.

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Eto’o continuerà a giocare, così come il difensore. Addirittura segnerà nel finale. Gol inutile perché la Seconda Squadra di Milano perderà il match. Inutile quasi come il gesto di questo qua che non può farla franca. Perché, è triste doverlo ripetere, il REGOLAMENTO DEVE VALERE PER TUTTI!

Curioso poi come qualcuno ha già provveduto a minimizzare tutto: può capitare, chissà cosa gli ha detto, che gli avrà fatto, che ha mangiato questa mattina, è colpa delle tasse, forse hanno scoperto un’altra figlia, ha paura del buio e via così. Protezione massima. Così come i regimi mediatici insegnano.

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Curioso inoltre constatare come al minimo accenno di contraddittorio tecnico (leggi Juve e Milan), la Seconda Squadra di Milano si sia sciolta improvvisamente.

P.S.

Non confondiamo le due testate, cioè quella di Zidane e questa qui. Zizou ha mostrato classe. Tanta classe. E conosco gente assolutamente riconoscente con il francese più forte degli ultimi venti anni!

P.S.S.

Ovviamente questo post rientra nella categoria “sdrammatizziamo per non piangere”, ma colgo l’occasione per sottolineare il grave gesto visto da tutti, tranne dall’arbitro, dai guardalinee e dal quarto uomo. Ora si attendono sviluppi, così da capire se dobbiamo attrezzarci di pazienza o possiamo continuare a far finta di guardare la Serie A. Il torneo aziendale continua.

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Domani rientra Krasic

Milos Krasic va veloce. Lo dicono tutti, lo dicevano tutti. Corre, anche contro gli infortuni. Tipo quello che avrebbe dovuto bloccarlo per un mesetto. Invece, appena due settimane dopo, il serbo è di nuovo a disposizione. Perché sarà pure serbo, ma è uno tosto e molto serio, contrariamente a qualche barbone del giornalismo sportivo italiano. Vita sana, molti allenamenti e tanta voglia di Juve.

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Krasic torna a disposizione di Del Neri. Lo staff medico, sorpreso, pare aver dato l’ok definitivo. Il serbo si riprende la fascia destra dove ha agito fin qui Simone Pepe, squalificato. E la Juve torna al supercentrocampo che ha stupito i tifosi. Da sinistra a destra: Marchisio, Aquilani, Felipe Melo e Krasic. Con questi uomini la Juve ha una marcia in più. Almeno sembra.

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Già perché senza Krasic i bianconeri hanno comunque vinto a Milano (chissà se al ritorno ci lasceranno giocare col serbo?), subendo però due pareggi scialbi. In questi pareggi si è avuta la netta sensazione che mancasse una spinta, una certa imprevedibilità, quel cambio di marcia necessario per scardinare le difese e fare la differenza. La classica azione da sfondamento di Krasic, per intenderci.

Siamo Krasic-dipendenti? Io credo di sì, almeno per le caratteristiche che il serbo ha e nessun altro in rosa pare avere. O non ha ancora dimostrato, tipo quel Martinez. Krasic si è pure dimostrato uno da assist: Marchisio, Del Piero, Quagliarella, Iaquinta. E ha comunque siglato 3 goal.

Il suo rientro è dunque prezioso, in attesa di capire cosa accadrà sul mercato: centravanti, esterno di centrocampo e terzino destro. In chiusura… odio la partita alle 12:30!

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Amauri si rompe. E chi se lo compra ora?

E’ la prima domanda che mi sono posto. Alla lettura dell’articolo ho subito pensato alla sua cessione a gennaio che, a mio parere, deve comunque avvenire. Sottocosto, deprezzato, minusvalenza… chiamatela come volete, ma questo qui deve andare via.

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Per di più indossa una maglia importante, prestigiosa. Indossa la numero 11 che è stata indossata da grandi giocatori. Gli ultimi nove anni l’ha avuta Pavel Nedved, uno che nella storia della Juve ha lasciato segni indelebili del suo passaggio.

Amauri si rompe, proprio quando tutto propendeva per un suo ritorno in campo. Perché finora si era visto soltanto il famoso manichino di Amauri, quello che sembra muoversi con tendenze umane, ma non certo a livello di un giocatore di calcio. Che, addirittura, vorrebbe fare l’attaccante.

Ora si rompe, con una nota del sito bianconero che non è invitante. Certo il destino pare suggerirci, con forza, con estrema forza, il prossimo obiettivo di mercato se questa Juve vuole continuare il processo di innovazione e cambiamento attuato da Andrea e Beppe.

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Amauri rotto significa pure dover spremere per un mesetto i tre moschettieri Alessandro Del Piero, Fabio Quagliarella e Vincenzo Iaquinta. I tre attaccanti della Juve hanno segnato in modo dignitoso. I numeri parlano a loro favore, e contando addirittura i minuti in campo c’è da stare felici. Soprattutto per il gioco prodotto, sempre efficace e al servizio della squadra. Una squadra che ritroverà Krasic domenica a pranzo (si gioca alle 12:30), ma che è ancora in fase di convalescenza.

Per fortuna ci sarà Traoré che dovrà ambientarsi velocemente. Chieda a Milos Krasic per suggerimenti e consigli. Ci sarà pure Sorensen che a questo punto insidia seriamente la leadership di Motta, anche in attesa di Grygera.

Ma sul mercato ci andremo. Occorre un terzino destro, appunto, finché non si farà luce e chiarezza sul futuro di Grosso. E occorre un attaccante. Torniamo quindi al punto cruciale e alla notizia del giorno.

Si dice, in Inghilterra, che Roberto Mancini abbia rotto con Adebayor. Chi è Adebayor? E’ un togolese, attaccante, uno forte fisicamente e discretamente forte tecnicamente. E’ uno che fa movimento, è uno d’area, è uno che sa il fatto suo anche se non è un bomber puro, di quelle razze pregiate alle quali apparteneva Trezeguet, tanto per fare un esempio. Si integrerebbe bene con Iaquinta e con Quagliarella, figuriamoci con Alex. Ma non credo possa garantire 20 gol a campionato. E allora?

E allora, in attesa che a giugno Andrea Agnelli sieda al tavolo con la maglia bianconera al collo di Dzeko, conviene ragionare. Che serve una punta forte fisicamente, questo è fuori di dubbio. Che serve un bomber, questo è accertato. I profili internazionali hanno una problematica non indifferente: l’alto costo del cartellino. E Marotta non può fare miracoli. O meglio, basterebbe che li ripeta. Tipo un Cassano a zero euro portato a Genova. Ecco, per esempio potrebbe ripetere l’operazione portando stavolta a Torino un certo Karim Benzema. Sarebbe follia, e forse anche idiozia, sparare nomi tipo Torres. E non mi entusiasma, nonostante il valore, Forlan (va per i 32 anni) e Maxi Lopez (una quarta scelta, non un titolare). Resta dunque da capire quali sono i seguenti fattori, passibili di modifica da qui a gennaio: quanto tempo starà fuori Amauri, qual è il margine per poterlo vendere, qual è il budget a disposizione di Marotta!

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Oggi ne ho per tutti: Bruno Conti, Galliani e Prandelli

Dopo la partitaccia contro la Roma Marotta, che di mestiere fa il Direttore Generale della Juve, ha cortesemente fatto notare che la cooperativa bianconera è stata chiusa a maggio del 2010 e al posto di quella cosetta là è subentrata la Juve, così come prima del 2006. Ciò significa che prenderemo ancora bastonate a livello politico, ma stavolta la voce è presente ed è quella autorevole di un Presidente che si chiama Andrea Agnelli e quella di una Società, stavolta vera, che è rappresentata da Del Neri e Marotta. I quali, questi ultimi, hanno semplicemente fatto notare come certe direzioni di gara possono capitare, ma non possono essere la regola e francamente, per adesso, non si può parlare in questi termini. Solo che, mentre noi possiamo buttare giù un bilancio di episodi a favore e contro, le dirette avversarie per la corsa alla Champions possono contare su un tale apparato di fuoco, mediatico e non, che noi non abbiamo mai avuto. Tale apparato di fuoco che è ben rappresentato da Gazzetta, Domenica Sportiva, Controcampo, Mediaset Premium e poco altro ha prodotto qualche buon vantaggio alla Juve, mai negato, e molti svantaggi a cominciare dalla differenza di analisi e punizione per falli/simulazioni. Differenza in negativo per la Juve, in positivo, fra le altre, per Milan e Seconda Squadra di Milano. Evidente, documentabile, altamente inconfutabile. Tutto qua. Noi continuiamo ad allenarci e tentare di sopperire alle tante assenze e se dobbiamo perdere vorremmo farlo con onore. Tanto capiterà di perdere perché è nella logica di questa nuova Juve. Niente paura.

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Invece no. Proprio la nuova Juve sembra fare paura al Palazzo che, da Napoli informano, è sempre più scricchiolante e debole. E allora arrivano le repliche. Quando Moratti tentò di dare un colpetto alla nuova dirigenza plasmata da Andrea Agnelli ricevette il ben servito da questo grande Presidente che lo massacrò a colpi di ironie e provocazioni giudiziarie. Di fatto Andrea Agnelli consigliò di non mischiare la merda col cioccolato e da allora non si sente più Moratti tirare in ballo la Juve. Strano? No, logico! Grazie Andrea. Ci hanno provato da Roma, ma l’unico argomento sul quale si potrebbe discutere è il gol di Turone e allora si capisce bene il livello del discorso. Ora è il turno di Galliani, uno che è ancora a piede libero e non c’è motivo per cui tale situazione debba perdurare. Il Dottor Galliani ha tentato timidamente di reagire alle osservazioni di Marotta, ma non ha prodotto argomenti. Ecco il benservito:

Ecco la telefonata Meani-Ramaccioni- Galliani del 3 aprile 2005 ore 12.07 sul lo slittamento per la mor te del Papa: se ne parla, ma senza molti particola ri sul braccio di ferro di potere con Moggi e Capel lo nell’informativa del 21 gennaio 2006 e senza evi denziare il ruolo assunto dal Milan nella vicenda.

Via Tuttosport

Servirebbe la faccia come il culo, e infatti il dottore pare attrezzato.

Da Roma provano ad animare la discussione:

Al termine di un incontro, a caldo, può succedere di esagerare utilizzando termini magari troppo forti o inadeguati alla situazione -commenta Conti-. Marotta mi ha stupito, prima della partita abbiamo avuto modo di parlare, le dichiarazioni successive non sono da lui. Non ha detto cose carine e non ne capisco il motivo, ha sicuramente esagerato. In ogni caso le immagini parlano chiaro e penso che alla fine lui per primo si sia pentito di ciò che ha detto.

Via Tuttosport

Non vedo il motivo? Il motivo sono le punizioni non date sulla trequarti bianconera. Sono i 5 minuti di recupero e la non applicazione del regolamento che invece vale per Milan e Seconda Squadra di Milano. Così come la differenza di tale applicazione fra la fine del primo tempo e la fine del secondo tempo (cui non ha preso parte Chiellini per volere di Rizzoli). Così come pure la mancata prova televisiva per Borriello e la disparità di trattamento su Iaquinta (che aveva sentito tanti cori per la mamma, non proprio ben auguranti) e su Totti (che non ha avuto meglio da fare che prendersela con Storari e la curva bianconera). Ecco, quando qualcuno risponderà a tutte queste incongruenze, magari ne capiremo di più sui comportamenti da tenere in futuro. Per adesso c’è una dirigenza che ci protegge e noi siamo molto fieri e orgogliosi.

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Specialmente quando sento Andrea Agnelli, che ha bene in mente cosa è accaduto nel 2006 e in questi maledetti 4 anni, parlare in questo modo:

Al Milan non vale la pena di rispondere -ha ribadito Agnelli-, anche se quando ripenso a come è stato trattato il caso Krasic ricordo che il Milan giocava in serale quella domenica, dopo di noi e Robinho…

Via Tuttosport

C’è un tempo per prenderle e un tempo per darle. Il nostro tempo di prenderle è finito. E anche sul campo i frutti di questa inversione di tendenza si stanno vedendo. Sperando che al ritorno, a Torino contro il Milan, ci lascino schierare Krasic.

Dedico una riga a due pilastri di questa nuova Juve, perché era da tanto tempo che desideravo leggere quanto segue:

Riscatteremo Aquilani e Quagliarella

Via Tuttosport

E finisco con una risposta lampo a Prandelli che ha detto:

Balotelli? È maturo!

Io, e in Inghilterra, non me ne sono accorto. Ha solo maturato lo stipendio. Tutto qua. E non poi, ai tempi d’oggi, un grosso passo avanti.

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