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Mese: January 2011 (pagina 1 di 3)

Ufficiale: Matri alla Juve, Amauri al Parma

La Juve piazza il colpo a sorpresa, a dispetto del pessimismo dei tifosi.

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I bianconeri si sono assicurati il bomber Alessandro Matri del Cagliari che arriva con la formula del prestito oneroso (2,5 milioni di euro) con obbligo di riscatto da esercitare entro il 30 giugno 2011 (per un totale di 15,5 milioni di euro). Ai sardi la metà del difensore Ariaudo (valutata 2,5 milioni di euro).

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Amauri finalmente va via. Firma col Parma fino a giugno e a fine stagione i ducali e la Juve ragioneranno sul seguito. Potrebbe anche trattarsi di una trattativa molto complessa e che include diversi altri discorsi, tipo su un paio di giovani emiliani che potrebbero trasferirsi a Torino.

Matri alla Juve blocca il passaggio di Dominguez dal Valencia a Torino. Una seconda punta in grado di sostituire Quagliarella. La Juve, secondo alcune fonti vicine a Beppe Marotta, non avrebbe avuto i fondi necessari per un ulteriore prestito oneroso. Troppo tardi l’assalto a Drenthe!

Link ufficiale Juventus

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Esclusiva IOJ: Amauri lascia l’allenamento!

Clamoroso a Torino. Durante l’allenamento di stamattina Amauri ha improvvisamente lasciato la seduta. In corso accertamenti per capire se si sia trattato di un problema fisico oppure un richiamo del procuratore che in questo momento sta trattando con diverse squadre.

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In mattinata pare che il brasiliano abbia rifiutato un contratto in prestito col WBA di Di Matteo, mentre nelle ultime ore si è fatto avanti il Parma che però non potrebbe sopportare l’intero stipendio dell’attaccante.

Parallelamente Marotta sta cercando di convincere Cellino a mollare la presa su Matri. Il problema riguarda la formula con la quale la Juve intende prelevare il giovane bomber sardo. Si tratta sulla base di 2 milioni di euro per il prestito oneroso e un obbligo di riscatto fissato a 14 milioni da esercitare a giugno. Dopo pranzo ulteriori novità.

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Juve: i veri colpevoli sono i tifosi

Dall’estate del 2006 ho letto e riletto così tante volte i soliti commenti, che ho come la sensazione che Calciopoli sia stata voluta più da certi tifosi bianconeri piuttosto che dai nemici sconfortati per l’eccessivo strapotere tecnico dei bianconeri di Moggi-Giraudo-Bettega.

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I conti si fanno in fretta. Nei tredici anni di gestione moggiana il tifoso bianconero era stato ridotto a mero spettatore. Ho usato di proposito l’aggettivo mero che ha un’accezione negativa. Ti siedi, leggi i giornali, sogni, richiedi colpi di mercato, ma poi a decidere erano Moggi e Giraudo in base a una Proprietà assente dal punto di vista economico. E una sapiente e cosciente gestione manageriale aveva portato la Juve al secondo posto nella storia del calcio, appena dietro al Real Madrid.

In questi quattro anni abbiamo invece assistito a gente che si è inventata Presidente o Amministratore Delegato, Direttore Sportivo e perfino Uno-e-Trino di una delle Juventus più disastrate della storia.

A trarre beneficio da questa situazione due figure: le moleste sagome di presidenti che poco potevano fare per contrastare la Juve di Moggi-Giraudo-Bettega (leggi Berlusconi, Moratti, Sensi) e certi tifosi che hanno trovato, criticando, fortuna sui vari canali tematici, in TV e sui giornali e sul web.

Fintantoché la Juve è andata bene o benino sul piano dei risultati si è assistito a una noia mortale: discussioni morte, discussioni poco accese, quindi niente fari puntati su questi analisti del calcio.

La Juve si ama, la Juve si rispetta. Chi prova ad avere un ritorno d’immagine dalle vittorie della Juve e, soprattutto, dalle sconfitte della Juve è tifoso soltanto a metà, di quelli bugiardi, di quelli che tifano perché quello è in fondo il loro mestiere. Appunto di opinionisti, appunto di analisti, appunto di ospiti televisivi o radiofonici.

E sono questi stessi personaggi che oggi comandano una folla che aveva ritrovato un leader vero nel Presidente Andrea Agnelli. E comandano la folla in maniera sciagurata, dando contro ad ogni mossa di Marotta o di Del Neri o chi per essi.

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La cosa più sorprendente e più fastidiosa è che non si risponde mai nel merito delle questioni, ma si critica: perché questo fa share, perché fa rumore e in Italia a tutti noi (forse!) piace il rumore. Rumore amplificato se si parla di Juve. Amplificato ancora di più se si critica la Juve.

Andrea Agnelli ha parlato, come nessun altro Presidente ha mai fatto in questo strano mondo del calcio. Ci ha messo la faccia, ci ha messo le parole e le parolacce, così da evitare di essere interpretato male. Mettendo da parte l’eleganza propria del cognome che porta ha voluto dare un segno preciso a chi in questo momento si diverte a rompere i coglioni alla Juve, cioè quelli che gridano di essere tifosi bianconeri.

La conferenza stampa la potete ascoltare e, spero, capire col video pubblicato qui sotto. Dovreste prestare attenzione alle parole e ai concetti espressi, alle metafore utilizzate (perché contro la Famiglia non si può nulla in questo momento) e agli occhi di chi la Juve l’ha conosciuta davvero e l’ha vissuta dall’interno.

Se poi proprio non riuscite ancora a capire o ad accettare la realtà, carissimi ragazzi, allora vi meritate Blanc, vi meritate Secco e vi meritate ancora tanti anni di schiamazzi, di cadute e risalite.

Io mi sono stancato. Ma non di Juve, né di Marotta, figuriamoci poi di Del Neri. Non mi sono stancato di Marchisio né di Del Piero, non mi sono stancato di Buffon né di Felipe Melo. Ma di chi prova piacere a criticare senza provare a costruire. Di chi non ha pazienza né, a questo punto, la coscienza di accettare lo sforzo che Andrea Agnelli ha cominciato a maggio 2010.

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Esclusiva IOJ: Matri è della Juve!

Il solo fatto che il procuratore di Amauri si sia esposto in modo così netto, vorrà dire qualcosa, o no?

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Anche qualche fischio e qualche gestaccio di Cellino prima di Cagliari-Bari è sintomatico di qualcosa che, a questo punto, non è proprio una invenzione dei giornali.

Di certo è che a Torino si sono definitivamente stancati di vedere Amauri indossare in modo indegno la maglia che fu di Pavel Nedved. Di certo c’è il numero 0: i gol segnati da Amauri in questa stagione, esclusi quelli siglati nell’allenamento di agosto e nei preliminari di Europe League.

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La Juve sa benissimo che con uno Iaquinta che non si sa bene cosa abbia e con un Amauri così devastante per la tranquillità dei 10 compagni in campo… si va poco lontano. E c’è a rischio una qualificazione in Champions che deve essere assolutamente raggiunta.

Serve una punta, serve un ricambio, serve uno scossone forte là davanti. Serve appunto uno come Matri, visto che è l’unico prendibile con la solita formula dei poveri: prestito oneroso con diritto/obbligo di riscatto a giugno!

Sì poveri: poveri di qualità, dopo l’infortunio di Quagliarella, e poveri di denari. A questo punto è chiaro come il fair-play finanziario sia solo l’ennesimo trucco di Elkan/Blanc per prendere per i fondelli noi poveri tifosi. E mi pare che Andrea Agnelli si sia esposto abbastanza nella conferenza stampa di ieri!

Aggiornamento: ambienti vicini all’entourage bianconero vorrebbero un Amauri propenso ad accettare la corte del Fulham, andando via quindi dall’Italia almeno per 6 mesi. A questo punto la Juve darà l’assalto a Matri proponendo 2 milioni di euro subito e 10 per il riscatto del cartellino a giugno!

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E la colpa, immagino, sarebbe di Marotta e Del Neri?

Oggi è complicato riflettere e soprattutto trattenere le parolacce. Però la coerenza è un bene troppo prezioso per sprecarla in polemiche inutili. Tipo quelle che stanno investendo Marotta e Del Neri. E allora proviamo, ancora una volta, a capire la reale situazione nella quale si stanno muovendo Paratici e Marotta, in qualità di Direttore e Aiutante, e Del Neri, in qualità di allenatore.

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La situazione attuale vede una Juve che, mediaticamente e ufficialmente, è nelle mani di Andrea Agnelli. Il quale ci ha messo la faccia con un’amore e un coraggio non banali. La prima operazione di Andrea Agnelli da Presidente Bianconero è stata quella di affidarsi a gente capace di svolgere con onore il proprio lavoro: cioè Marotta, Paratici e Del Neri. Ma non dimentichiamo che gente come Elkann e come Blanc continua ad avere un peso troppo importante in questa società,e questo è quanto, almeno è il mio pensiero.

Se per 1 milione di euro si deve passare da un CdA straordinario, vuol dire che hanno mollato a Andrea Agnelli la più assurda gestione di una Juve che a questo punta cade nel ridicolo.

Immagina di mettere nelle mani di Beppe Marotta un piccolo tesoretto, praticamente i soldi settimanali che un modesto padre di famiglia è disposto a concedere al proprio figliolo. Facciamo una ventina di milioni di euro. Che ci fa il Direttore Generale con questi soldi? Partendo da una base tecnica tra le peggiori in assoluto, nella storia bianconera, il Dottor Marotta compie alcuni piccoli miracoli, visto che Nesta e Cristiano Ronaldo non li vendono, visto che Rooney è incedibile e Fernando Torres costa parecchi denari, allora arrivano questi ragazzi:

  1. Marco Storari, 4.5 milioni di euro, prelevato da Milan e autore di una girone di andata stratosferico viste le prestazioni e la totale assenza di colpe per i gol presi (ricordo solo un errore tecnico e cioè quello con la Lazio costato 0 punti!!!!!);
  2. Leonardo Bonucci, 5.5 milioni di euro spesi, più il cartellino di Mimmo Criscito, uno dei migliori difensori centrali ai quali si deve dare il tempo di crescere e trovare i giusti equilibri con Giorgio Chiellini col quale forma la coppia di difesa della Nazionale Italiana;
  3. Milos Krasic, 14 milioni di euro in tre rate, il giocatore che più di tutti ha spaccato le partite e ha dimostrato sano e vivo attaccamento alla maglia bianconera (vergogna chi lo ha criticato, significa mancare di rispetto alla persona e a tutto quanto ha fatto e detto questo ragazzo serbo);
  4. Alberto Aquilani, 0 milioni di euro spesi, preso con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 16 milioni, uno dei centrocampisti più interessanti e nel periodo migliore mi sembra lo abbia dimostrato;
  5. Fabio Quagliarella, 4 milioni per il prestito, 10 per riscattare l’intero cartellino, autore di una prima parte di stagione da urlo, con 9 gol e prestazioni da incorniciare.

Sono stati toppati i seguenti acquisti: Traoré (più infortunato che sano), Marco Motta (sul quale pesano un numero imprecisato di gol, compreso quello di Vucinic ieri sera), Rinaudo (la pezza all’ultimo giorno di mercato per l’incognita Legrottaglie) e Martinez (costo, 12 milioni in tre rate, praticamente mai utile alla causa) e Lanzafame (mai fatto giocare, chissà perché!).

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A ciò va aggiunto il recupero di Felipe Melo e il buon innesto di Simone Pepe, uno che fa legna, uno che ha già siglato 4 gol e che corre per due, uno insomma da rispettare.

Il problema semmai è dovuto alle partenze, o alle non partenze. Tipo quella di Amauri, un’autentica zavorra, un vantaggio enorme per chi ci gioca contro. Tipo quella di Grosso, che poi sfortunatamente ti torna utile perché lì sulla sinistra, di tre terzini, ti è rimasto proprio l’eroe del Mondiale 2006. Tipo Grygera, che non lo vuole nessuno e che non puoi regalarlo. Tipo lo stesso Iaquinta, che in queste condizioni, cioè pessime per l’80% dell’anno, vale quanto il due di bastoni. Tipo Sissoko, una forza della natura in fase difensiva, un disastro totale in fase di costruzione.

Servirebbe allora un chiarimento netto e crudo da parte del Presidente e del Direttore Generale. Servirebbe una conferenza stampa dai toni molto sereni e con parole più che chiare: “non ci sono soldi e la proprietà non ha intenzione di investire”. Basterebbe questo per raddrizzare il tiro e scaricare quelle che penso essere le vere responsabilità di un ridimensionamento francamente inaccettabile.

Anche per non rompere quel rapporto fra Andrea Agnelli e la tifoseria fino a questo punto molto buono e promettente.

Ti chiami Agnelli, Andrea, ricordatelo. E se sei prigioniero di un Elkan e di un Blanc allora non puoi accettare la mediocrità che ti hanno affidato, nonostante i tuoi buoni propositi. E il fair-play finanziario dietro cui si nasconde la Proprietà è solo il vano tentativo di giustificare quattro anni di gestione furibonda e senza un briciolo di idea di come va il mondo del calcio. Ecco, tutto questo prima o poi deve essere spiegato.

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Tra colpi e prospettive si gioca Juve-Roma

Stasera c’è Juventus-Roma, da anni sfida più che infuocata. A Roma non passa giorno senza che venga ricordato Turone e il suo ormai famoso gol annullato. Tutto in pochi secondi, un’intera annata raccolta in un episodio, un po’ come giustificare anni di terzi e quarti posti con lo scontro tra Iuliano e Ronaldo. Roba da chi, insomma, autocritica… proprio nulla.

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Stasera c’è Juventus-Roma e lo stranissimo regolamento della Coppa Italia TIM ha imposto che Napoli, Samp, Juve e Palermo giocassero in casa il quarto di finale. La Roma ha già giocato sabato sera, mentre la Juve è andata di scena domenica pomeriggio al Marassi. Quindi, si direbbe, un giorno in più di recupero a favore dei giallorossi. Che poi avranno da affrontare la sfida in trasferta la prossima domenica. Bene, dove sta il problema? Eccolo qui, l’idiozia traspare dalle parole di Rosella Sensi:

La diversa considerazione provoca sconcerto.

[Via Tuttosport]

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Come dire: alla Juve manca Quagliarella, non si potrebbe tornare a giocare appena il napoletano sarà guarito? Piuttosto Rosella Sensi dovrebbe capire che lo spostamento a giovedì è stato reso necessario dalle maledette regole televisive: è il match clou, Samp-Milan è stata anticipata a pomeriggio per trasmettere il Napoli in prima serata, quindi Juve-Roma viene data come match singolo e finale. Tre giorni di recupero per tutti (uno in più alla Roma) e due giorni per preparare la sfida di campionato. Polemica inutile, fastidiosa e vuota di significato.

Se i big la Juve non li sta trattando, è pur vero che Paratici sta cominciando a inserire nel vivaio bianconero gente di cui si dice un gran bene. Non interesserà al vasto pubblico dei tifosi in chiave attuale, ma da quei nomi è probabile che esca fuori un prossimo fuoriclasse. Di quelli che ti ritrovi in casa e per il quale non devi spendere fiumi di denaro. Vale per il portiere di 16 anni Branescu e vale per Piazon, talento brasiliano di 17 anni che ormai sembra destinato alla Juve che ha sbaragliato la concorrenza di Real e Chelsea, su tutte. Fosse stato il Milan a bloccarlo a quest’ora si sarebbero stappate in TV e sui giornali intere casse di Champagne, invece oggi si legge di fortuna o di operazioni prive di senso. Ecco: da questi commenti capisco quanto bene ha lavorato Paratici che ha già portato in rosa Sorensen per 150 mila euro, tanto per dirne uno. E sono curioso di vedere la Primavera cosa farà al Viareggio. Serve un po’ di rispetto per chi sta tentando di lavorare per ridare onore alla Juve. Solo che serve tempo, maledettamente serve tempo.

Intanto stasera finalmente si potrà leggere una panchina che ispira sicurezza, o almeno una certa tranquillità. Manninger (Buffon starà a riposo), Grygera, Motta (e fin qui la paura è evidente), poi Krasic (magari entrerà nel finale), Iaquinta (piacevole ritorno), Sissoko e uno tra Pepe e Martinez.

C’è da sudare e lottare perché una sconfitta netta non è accettabile. A Del Piero il compito di segnare, ad Amauri il compito di trovarsi in fretta un’altra squadra, perché chiedere un gol è ormai assurdo. A centrocampo si rivede il trio delle meraviglie: Marchisio largo a sinistra, quindi Felipe Melo e Aquilani a dettare il gioco. Sorensen dovrebbe vincere il ballottaggio con Motta sulla destra, mentre a sinistra l’opzione Grosso è scontata visti gli infortunati Traoré e De Ceglie. La curiosità è tutta per Martinez, dato scalpitante, ma ancora fuori forma. Una cosa è certa: non si può sbagliare.

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Juve, a che punto stiamo col mercato?

La situazione adesso mi mette nervosismo. E mi fa rabbia anche solo leggere di affari conclusi e di cifre (ipotetiche o molto vicine alla realtà) alle quali certi affari potrebbero andare in porto.

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Fermo restando che ho totale fiducia nel gruppo Marotta-Paratici-Andrea Agnelli, chiedo però un passo in più in avanti per rispetto a noi tifosi.

Questa Juve è stata costruitanon so più quante volte l’ho dettosu alcuni pilastri. Venuti meno quelli, per infortunio tipo Quagliarella e Iaquinta, per cattiva forma tipo Aquilani e Krasic, per squalifica tipo Felipe Melo, la Juve è caduta in vecchie trappole legate a sconfitte clamorose e pareggi che ho già analizzato e classificato come difetti giovanili di una squadra ancora in costruzione.

Con Amauri e Pepe in avanti, o con un Martinez che ancora deve dimostrare tutto, o con un Sissoko in confusione mentale, si va poco poco lontano. Se a ciò aggiungiamo le poche defezioni del mercato, leggi Traoré e Marco Motta, ecco la frittata dei tanti punti che mancano alla Vecchia Signora. Ma con i se e con i ma non si fa la storia. Storia che ho già raccontato.

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Il cerchio viene chiuso allora da un ritorno al mercato. Mercato invernale che è sempre il più complicato. Amauri è difficile da vender senza perdere una valanga di soldi sul prossimo bilancio. A quanto pare Marco Motta ha estimatori in numero pari a zero, e quindi sei costretto a tenertelo. Grygera andrà fuori a fine anno, perché vuoi o non vuoi può tappare alcune assenze da qui a giugno. Legrottaglie e Grosso sono in uscita e l’acquisto di Barzagli serve proprio a questo!

La Juve non può comunque permettersi tutte queste incognite. Sta rientrando Paolo De Ceglie per il quale servono ancora due settimane. Fra una settimana torna Toni su cui esiste parecchia curiosità per quello che potrà dare fino a fine campionato (sarei per esempio curioso di sapere cosa avrebbe fatto lui con le due palle capitate ad Amauri contro la Samp) e domani sera ritorna Iaquinta (il quale non garantisce assolutamente il buono stato di salute da qui a tre settimane). E’ necessario una punta che la butti dentro e che non soffra di emozione davanti al pubblico torinese.

Chi parla di Pazzini o di Benzema probabilmente non ha capito nulla della Juve di adesso. Non ci sono i 17 milioni di euro che l’Atalanta di Milano sarebbe disponibile a spendere per il Pazzo di Genova, né i 20 milioni di euro richiesti presumibilmente dal Real, ora che Benzema serve come il pane viste le assenze in rosa.

Strano però che non si sia fatto un tentativo, almeno un tentativo, per Adebayor che il Real (ok, altro fascino) si è portato a casa con un prestito.

Curioso poi che si parla di 800 attaccanti e non si è ancora individuato un esterno di difesa degno di Juve e di un esterno di centrocampo capace di dare il cambio a Pepe e Krasic.

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Del Neri arrangiati?

E’ il titolo dell’edizione odierna di Tuttosport. Che è anche il concetto attuale alla Juve: niente soldi, niente investimenti, ma si tira avanti con quello che si ha già. Il problema non si porrebbe senza l’emergenza che colpisce la Juve ormai da due anni, con Krasic che rifiaterà perché i limiti umani ancora non sono superabili, perché Quagliarella starà fermo fino a maggio, perché Toni è inutilizzabile, perché Amauri è inutile, perché Iaquinta è sulla via del recupero, perché perché perché.

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E quali colpe ha Del Neri se si ritrova con questo organico, dimezzato nelle potenzialità e negli uomini? Costretto a tirare il dado e scegliere uno fra Pepe e Martinez da mandare in attacco, quasi fossimo in un derby del cuore dove tutto è permesso in virtù di “l’importante è partecipare”. E mi domando pure cosa potrebbe inventarsi il tecnico bianconero che a soli due giorni da Roma-Juve (a questo punto, match chiave per le ambizioni stagionali) si ritrova con un Amauri sempre più estraneo al mondo del calcio giocato, con un Del Piero in ripresa (eppure ci si aggrappa costantemente a lui), con uno Iaquinta che non si sa bene a che punto è a livello di forma, con Krasic fermo ai box e due terzini che, per vicende differenti, non hanno mai potuto esprimersi (cioè Motta e Traoré).

Eppure si ritorna con la critica facile e semplice e del gioco “chi cacceresti?“. No, tu che faresti al posto di Marotta o Andrea Agnelli?

Luis Fabiano, Huntelaar, Forlan, Messi e Cristiano Ronaldo: tutti nomi buoni per riempire fogli di giornale, ma lontani dalla realtà. Chi costa troppo, chi pretende un ingaggio elevato, chi non è acquistabile, chi è fuori budget. Vale, e non c’è verso di eludere questo problema, quanto detto da Marotta: di fenomeni in giro ce ne sono pochi, e quelli che ci sono o costano (e sono quindi fuori portata) o non li vendono.

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Questo sì, se parliamo di fenomeni e gente di qualità. Mi aspettavo però alcune mosse riparatorie, tipo un buon terzino destro e, magari, un attaccante di quelli in grado di garantire cinque mesi tranquilli.

Penso e continuo a pensare che la rincorsa al posto Champions sia complicatissima, ma capisco pure che la società si è data un piano: comprare a luglio quando tutto sarà più chiaro (Calciopoli, posizione Juve, assetto societario, scadenze contratti vari in società). Non si possono accorciare i tempi, né forzare strategie che rischierebbero di complicare i piani, più che ammorbidirli.

Paratici si è dato da fare con i 17enni, e chiaramente questo fatto interesserà poco i tifosi smaniosi di poter vincere qualcosa. Ma è solo un passo, piccolo passo per dare una sterzata a 4 anni bui e cupi. Serve tempo e una fortuna che ci è avversa.

Il pareggio contro la Samp, per esempio, ha dato una grossa mano a Milan e Napoli, a suggellare la beffa finale. Già perché i doriani adesso sono nell’emergenza più assoluta grazie ai quattro infortuni patiti contro i bianconeri. Proprio un bel favore.

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Sampdoria-Juventus 0-0 Il morale sotto i tacchi

Fischio iniziale e dopo 49 secondi Traoré alza il braccio: Fabio Grosso si prepara per entrare. Vuoi pure che la Juve vinca una partita scialba e brutta come poche altre questa domenica?

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Gigi Del Neri è costretto a schierare le due punte che non proveresti nemmeno in allenamento: il fantasma Amauri e il buon Pepe. Con Krasic che, secondo fonti vicine al serbo, sta mendicando un paio di pomeriggi di riposo. Sono oltre 50 le partite senza sosta cui il biondo ha partecipato da ormai 13 mesi. E non può essere nemmeno aiutato da quel gioco arioso che la Juve aveva mostrato tra ottobre e novembre.

L’indice di una Juve malconcia, e termometro dell’attuale situazione tecnica, è Sissoko. La voglia sembra esserci, ma la testa ha già mollato. Errori troppo banali per non far venire il dubbio che il maliano si senta fuori dal progetto bianconero. Va bene la dedizione, ma a livello di qualità non ci siamo. Te lo dice Aquilani costretto a fare il doppio movimento: indietro alla ricerca del pallone e la mezzaluna propria dei trequartisti quando devi cercare lo spazio tra le linee. Solo che Aquilani i movimenti li fa in mezzo al campo per colmare il gap di Sissoko sotto il profilo della costruzione. Cosa ben diversa dalla presenza di Felipe Melo (quanto scommetti che il rientro del brasiliano sarà prezioso per una veloce ripresa di una Juve apparsa anche depressa?).

In avanti Amauri è devastante (in senso negativo, ovviamente): almeno stavolta ha mandato ko un avversario e lo dico in maniera cinica, perché è l’unica cosa che potrei dire su questo attaccante. Avrebbe in realtà tre palloni d’oro. Al suo posto Quagliarella avrebbe fatto doppietta: due di testa (un tiro alto e un liscio clamoroso) e una girata di destro (con pallone mancato).

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Per poco non ci scappa la beffa, ma una zolla maledetta ha tradito Capitan Del Piero, con gli occhi lucidi e le gambe inchiodate da una influenza che lo ha debilitato in questa settimana. Eppure ha servito due palloni e rischiato il gol su un buon destro.

Pazzini ha graziato Buffon: clamoroso l’errore sotto porta. Chissà: è un segno?

Capitolo terzini. Urge intervento sul mercato. Marco Motta è utile quando si attacca, perché ha gamba e mette dentro buoni cross, ma è un disastro in fase difensiva. Nervoso e a tratti goffo, si becca un giallo assurdo e rischia nel finale di regalare i migliori palloni alla Samp. Come dire: esperimento di Marotta fallito. Peccato, ma non abbiamo perso nulla.

Il rientro di Martinez procede. Se è tutto ok per marzo/aprile dovremmo rivedere il vero Martinez, cioè un esterno veloce e pratico, capace di saltare l’uomo e servire assist (tipo quello a Del Piero nel finale). Chissà in che posizione saremo a marzo/aprile.

E adesso la domandona finale: a che punto è Iaquinta? No perché c’è Immobile libero che non parteciperà al Viareggio e si sta accordando con Grosseto. Almeno ne prendiamo uno capace di resistere per due settimane di fila. Adesso la palla passa a Marotta. O qui arriva un attaccante di grande qualità o i soldi della Champions ce li possiamo sognare.

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Da Totti a Zamparini, da Mancini a Simeone, passando per Galliani

Prova a far la formazione della Juve. Tieni conto, però, di questi fattori: Del Piero sarà a Genova solo in mattinata, causa influenza che gli ha impedito di allenarsi e correre per buona parte della settimana (visto che fino a martedì ha fatto fisioterapia). Iaquinta è ancora out, come De Ceglie. Martinez non è al meglio, lentamente sta recuperando. Amauri è Amauri, cioè una zavorra in cerca di una rinascita che fu più facile per Lazzaro. Quagliarella e Toni ai box. Krasic in debito di ossigeno. Dubbio Sissoko: è depresso o solo svogliato? Marchisio ha recuperato a fatica. Bene: adesso schiera un 11 competitivo e prova a dirmi quali sono le colpe di Marotta o quali le possibili colpe di Del Neri.

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Scherzi a parte (magari fossero solo scherzi) la Juve è in totale emergenza contro la Samp. E preoccupa la situazione in vista di giovedì quando ci sarà un infuocato scontro con la Roma di un Ranieri che è una sicurezza. Ovviamente per gli avversari. La vittoria di ieri sera ha dato morale all’ambiente giallorosso, ma Milan e Atalanta di Milano sanno benissimo che il buon Ranieri alla fine molla sempre. Secondo o terzo, non più di questo.

Perle ai porci. E’ la frase più in linea con Piagnisteo Mancini. Il bilancio ormai è andato. Lo sceicco di Manchester gli ha comprato almeno una decina di giocatori, l’ultimo in ordine di tempo Dzeko. Il sogno proibito di molte europee è finito in Inghilterra, costretto a essere violentato tatticamente da questo strano zimbello della panchina, che ha già rovinato una squadra a Milano e adesso continua a fare incetta di figurine. Con la crisi di Manchester United, Arsenal (perennemente aggrappato ai suoi giovani, e che giovani!) e Chelsea, in Premier League ci sono tempi e modi per andare a vincere il campionato. Adebayor, Tevez, Silva, Dzeko, Touré, Johnson e una sfilza di potenziali ottimi giocatori al servizio di un incompetente. Contenti loro. Mi dispiace solo per il bosniaco, ma l’ha voluto lui quel contratto.

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In Serie A la situazione non migliora. Che umidità!, ha esclamato Beretta al termine di Palermo-Brescia. In effetti in Sicilia si sono abbattuti temporali, ma il tecnico delle rondinelle si riferiva alla quantità di lacrime versate da Zamparini & Co. Triste vedere un Barbera, uno degli stadi più belli per calore ed emozioni trasmesse, costretto a dar retta a un folle che di professione fa il Presidente dei rosanero. Sciopero del tifo per un paio di minuti. Non già per la non applicazione di certi giocatori che si sono montati la testa (Pastore e Ilicic? Ogni riferimento è puramente casuale), ma per episodi e torti arbitrali che la congiura nazionale ha voluto riservare al Palermo. Storie di ordinaria follia. E sì che Bovo ha mostrato a tutti che significa umiltà, lavoro e coraggio. Eppure Zamparini ha avuto ancora modo di lamentarsi. Quasi quasi, visto che funziona, consiglierei a Torino di iniziare a piangere. Se poi arrivano i punti…

Curioso il trattamento riservato a Totti. Quarto rigore trasformato, su 5 gol siglati in questa stagione. Vederlo giocare fa tenerezza: pare il derby del cuore per la velocità messa in campo, e pare pure il peggior scontro di terza categoria per il nervosismo mostrato sul terreno di gioco. Chi lo marca va il doppio della sua velocità, epperò questo numero 10 che toglie il posto a Vucinic e Menez pretende non so bene quale tipo di rispetto. Alla sua età Del Piero aveva appena conquistato il titolo di capocannoniere della Serie Cadetta e poi del Torneo Aziendale. Basta paragoni, per favore! Rendiamo un disonore al Capitano della Juve!

Giovinco e Candreva chiudono la pratica Catania (ma guarda, proprio la tipologia di calciatore che adesso servirebbe alla Juve in questo periodo). Il motivo è semplice: bastava ricordare a Simeone i suoi anni in biancoceleste per fare bene, invece gli hanno continuamente ricordato i due anni in nerazzurro. Strano modo di leggere le statistiche questo. Alla corte del petroliere Simeone ha intascato solo una Coppa UEFA, mentre a Roma qualcuno dovrebbe ricordare diversi titoli vinti e stravinti. Con queste premesse era dura fare meglio di un 2-0 subito. Ma niente paura: ho visto ottime cose, dirà il tecnico argentino. E meno male, se avesse visto difetti a quest’ora Giovinco sarebbe capocannoniere!

Accostato alla Fiorentina è solo uno che avrebbe bisogno di crescere. E il confronto con il campionato italiano potrebbe essere troppo duro per un giovane così. Lo acquista il Milan e di colpo le osservazioni e i giudizi cambiano: è un colpo, una autentica mossa a sorpresa, una strepitosa magia di mercato del latitante Galliani! Alla faccia della coerenza.

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