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Mese: February 2011 (pagina 1 di 3)

Caro Criscitiello, le parole hanno un peso

Apprezzo il lavoro svolto da Michele Criscitiello a Sportitalia. Ho seguito e seguo ancora le trasmissioni che ha condotto e ne apprezzo le doti di conduttore e ravvivatore dei dialoghi con in vari ospiti. Ha fatto un grandissimo lavoro col portale Tuttomercatoweb dove scrive editoriali.

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Nell’ultimo editoriale firmato Criscitiello ha però scritto un paio di concetti che stonano con la realtà dei fatti. E da lui, giovane e quindi pieno di energie mentali, proprio non me lo sarei mai aspettato. Anche perché a Sportitalia apprezzo pure la grande dignità e professionalità con cui tutti svolgono il proprio lavoro, senza padroni, almeno apparentemente. Perciò non capisco la sviolinata nei confronti di Galliani.

A parte che ha copiato il mio come volevasi dimostrare del 14 febbraio (sto scherzando, ovviamente), ma il suo articolo contiene parecchi errori concettuali.

Innanzitutto, improvvisamente, i complimenti di inizio stagione sono stati sostituiti da giudizi ormai definitivi sulle scelte di Andrea Agnelli. E in un colpo solo gli acquisti di Quagliarella e Aquilani, Storari e Bonucci, Krasic e Matri sono stati dimenticati, cestinati e archiviati. Criscitiello dimentica l’ingente lavoro cui è stato chiamato Marotta in appena 60 giorni. Senza fondi e costretto a vendere giocatori con scarse richieste e scarsa appetibilità internazionale. Praticamente quasi una missione impossibile. Eppure sono partiti gli scarti e i flop della vecchia dirigenza che hanno contaminato giocoforza la rosa attuale: parlo di Poulsen spedito in Inghilterra per 6,5 milioni di euro, di Tiago parcheggiato in Spagna, della metà di Criscito (non riscattabile) con i quali pagare buona parte del cartellino di Bonucci (uno dei difensori italiani più promettenti, ma ci si è già dimenticati perché ci si aspettava un nuovo Baresi o un nuovo Nesta che da solo avrebbe retto l’urto degli avversari), sto parlando pure di Amauri che a Torino non ha mai brillato e ha rappresentato un grosso problema, e via così. Si doveva partire cominciando a tagliare i rami secchi e così è stato fatto. Cosa peraltro ripetuta più e più volte dal Presidente e dallo stesso Marotta (cui andrebbe pure conteggiata l’eventuale scelta di portare a Torino Di Natale).

E cominciamo ad analizzare alcune frasi:

Chiariamo un altro punto: le colpe del tecnico sono oggettive. Sbagliata la preparazione, approssimativa la gestione dello spogliatoio e giocatori fuori ruolo ad ogni incontro.

D’accordo: bisogna criticare sempre e comunque, ma fare riferimento al contesto può sempre tornare utile per dare credito alla propria analisi. Del Neri si è ritrovato senza ali, a parte il solo Krasic. E il gioco di Del Neri è sviluppato sulle ali. Il Capitano dell’Under 21 Marco Motta ha toppato e fortunatamente non è costato una barca di soldi, anzi tutt’altro. Scommessa persa, ma le colpe di Del Neri qui sono veramente minime. Ha deluso Martinez, pagato un po’ troppo, ma a livello di ipotesi la scelta poteva essere corretta: l’anno scorso aveva impressionato per dinamismo e per la capacità di saltare l’uomo. Del Neri ci ha tentato, ma ha ricevuto scarsa collaborazione dal sudamericano. Traoré ha infilato un infortunio dietro l’altro: praticamente non è ancora giudicabile, eppure anche lì la scelta ipotizzata era corretta. Un terzino di spinta, pure abbastanza tecnico: le ricadute non sono imputabili a Del Neri perché nessun altro esterno ha subito la sua stessa sorte (l’infortunio di De Ceglie è per esempio di natura traumatica, scagionata quindi anche qui la preparazione).

Del Neri si è però inventato Sorensen esterno che non ha certo deluso. Anche qui c’è uno strano concetto di valutare le prestazioni: è giovane, ma ci si aspettava magari che asfaltasse Maicon o che riproponesse le discese di Maldini o difendesse come Pessotto. E’ piaciuto, è stata una piacevole sorpresa e, ad oggi, è uno dei più affidabili, capace di non soffrire Zarate e Eto’o. Gli eventuali pochi errori sono assolutamente perdonabili se valutati nel contesto di quelle partite (dove la Juve tutta ha deluso, non solo il danesino).

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I numerosi infortuni hanno poi costretto Del Neri a inventarsi ogni giorno una formazione differente (o se volete, sempre la stessa con tutto ciò che ne consegue). Con Del Piero e Quagliarella (senza un attaccante di peso come piace a Del Neri) ha proposto una ottima Juve, capace di inanellare 19 partite senza sconfitta. Prima di Natale la Juve era lassù, poi al rientro è stata costretta a giocare con Martinez da prima punta e Del Piero a rimorchio. Senza la possibilità di far rifiatare un centrocampo che ad oggi risulta spompato: ma cosa poteva fare Del Neri? Sissoko sempre out, nessun ricambio nelle corsie esterne e ora pure la necessità di spostare Chiellini a sinistra per trovare un equilibrio dietro.

E veniamo alla parte più imbarazzante dell’articolo di Criscitiello.

Parlavamo di Direttori e responsabili di società: impossibile non rimarcare l’importanza in via Turati di Adriano Galliani. Uno che ha saputo fare il mercato anche senza 100 mila euro [...]

Galliani è un modello da seguire per tutto il calcio italiano, anche quando gli davano del pazzo, perché tifava Inter, pur di non perdere quel quarto club in Champions League. Lunga vita a Galliani nel Milan, ma, se un giorno la Lega Calcio dovesse avere bisogno di un Dirigente di alto profilo, saprebbe dove andare a citofonare.

Non so da che parte cominciare.

Primo punto: bisognerebbe capire perché a Galliani sono toccati soltanto pochi mesi di inibizione, visto che il suo operato era equivalente a quello di Moggi. Era Galliani a intimare di non alzare la bandierina, a meno che non vogliamo credere che Meani si occupasse di pulire le scale e il bagno. Ci sono intercettazioni palesi e molto chiare. Era sempre Galliani a incontrare in orari di chiusura dentro un ristorante Collina: a quale scopo?. E chissà quale sia stato il ruolo in Calciopoli, visto che Berlusconi aveva di fatto iniziato il corteggiamento di Moggi e Giraudo che gli avrebbero garantito una migliore gestione economica del Milan rispetto agli sperpreri di Galliani. Si è subito pensato a lui quando è scoppiato Calciopoli e giravano voci che Berlusconi volesse sostituirlo proprio con i due dirigenti bianconeri che intanto avevano mostrato al mondo come, in economia, si poteva vincere e primeggiare senza chiedere nulla alla proprietà.

Il riferimento ai 100mila euro è ridicolo. Il Milan di Galliani è esistito grazie ai numerosi e corposi assegni firmati da Berlusconi (basterebbe recuperare la lista degli acquisti e i valori, magari anche solo di quelli toppati che sono in numero elevato: Rivaldo, Ronaldo, Ronaldinho, Emerson, Kalac, Ricardo Oliveira, tanto per citarne qualcuno). Rimaniamo all’attualità. Ibra e Robinho sono costati parecchi denari. Con lo stipendio di Ibrahimovic Marotta ha pagato una rata di Quagliarella e una di Krasic e pagato lo stipendio a entrambi. Gli acquisti di gennaio sono stati possibili ancora grazie agli investimenti del Presidente-Padrone. E Criscitiello dimentica ancora che il bilancio rossonero andrebbe rivisto e le perdite sottolineate (e coperte da Berlusconi). I numeri non mentono ed è possibile fare un giro su Internet per reperirli. Inoltre nel periodo di magra, cioè quando Berlusconi non ha investito, il Milan è inciampato in campionati piuttosto deludenti e in campagne acquisti pesantemente criticate dai tifosi. O anche questo ricordo è stato rimosso o non pesa più nell’analisi di Criscitiello?

Quanto al Dirigente di alto profilo… abbiamo avuto anche quello. Con Galliani a capo della Massima Lega a rappresentare l’ennesimo conflitto di interessi: tutto normale? A me stava pure bene, perché per arrivare a un certo livello serve sporcarsi le mani e Galliani era proprio l’uomo giusto. Basterebbe girare il pensiero a Carlo Nocerino che ha indagato (e mai concluso, chissà perché) sui falsi in bilancio dei rossoneri.

Ecco, la sviolinata io non l’ho capita. Le parole hanno comunque un peso e tale peso andrebbe rispettato. In onore al grande lavoro svolto in Sporitalia.

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Juventus-Bologna 0-2 Non tutto il male viene per nuocere

Si dice che ognuno ha la squadra che si merita. E allora non possiamo concludere che il tifoso juventino merita questa Juve.

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Per poco non sono totalmente d’accordo con Claudio Ranieri che ha rilasciato un’intervista al TG1. Almeno per quanto riguarda il concetto di tifo e calcio che in Italia ha ormai preso piede.

Se paghi il biglietto e hai la necessità di sfogare quelli che sono i tuoi problemi contro alcuni ragazzi che vestono, anche solo per errore, la maglia per la quale tifi… ma stattene a casa. Ma cambia pure squadra. Hai il diritto di voler vincere. Hai il diritto, tu tifoso, di chiedere acquisti e fenomeni. Chi non vorrebbe tutto ciò. Ma hai pure il dovere di guardare in faccia la realtà.

Oggi ho letto appositamente la Cazzetta-Rosa e i commenti delle prime tre pagine mi hanno ancora una volta confermato che… HANNO VINTO LORO.

Ha vinto gente come Paolo Ziliani che ha basato un’intera esistenza a distruggere la Juve coi pagelloni del cazzo e le analisi vuote scritte sui giornali, lette in TV o postate sul web.

Ha vinto la redazione milanese rossonerazzurra della Cazzetta-Rosa, veicolo fondamentale per Calciopoli e per quanto ne è derivato.

E con loro ha vinto tutta una parte di tifosi eccellenti che hanno gridato, ma a bassa voce, mentre la Juve veniva spazzata via in appena un mesetto. 30 giorni di preparativi lungo i quali ricordo una fiaccolata, che nemmeno più si fa per le vecchie feste tradizionali di paese, e un paio di articoli scappati alla censura o messi lì in mostra per confermare che la libertà esisteva ancora e che non c’era nessun tipo di piano effettivo per smantellare quella rosa e far fuori la Vecchia Dirigenza. Tifosi educati sono poi stati ribattezzati. Lì, inermi, mentre qualche scemo andava in TV e qualche altro scemo decideva quanti punti di penalizzazione dovevano essere ancora scontati in Serie B. Mancanza di palle, quelle stesse palle che sono il tallone d’achille dell’odierna Juve. Mancanza di personalità di 16 milioni di tifosi che hanno accettato tutto: trasmissioni, giornali, sentenze. Al più, qualcuno ha pure guadagnato in termini di ascolto e di popolarità. E continua a guadagnare dai tracolli bianconeri.

Ricordo allora che la Serie B venne salutata con un’ondata particolarmente piacevole di gente che voleva a tutti i costi dimostrare il proprio amore per la Juve. La cavalcata di Didier Deschamps, venuto apposta per un debito di riconoscenza verso quella maglia, è stata costellata da milioni di bianconeri che rivendicavano la loro fede, il loro amora, la loro voglia di Juve.

In B Deschamps ha lavorato con la Primavera e i rimasugli di quella corazzata che con sacrificio e sagacia era stata costruita dalla Triade. A colpi di plusvalenze, e nessuna di queste fittizia, e a colpi di Ibrahimovic comprato a 19 milioni di euro, Cannavaro scambiato con Carini, Vieira comprato coi soldi della cessione di Maresca e di altri 2 panchinari, Nedved-Buffon-Thuram venuti a rimpiazzare Zidane-Inzaghi e via così.

Oggi quell’amore e quella voglia di Juve, voglia di tifare Juve nonostante le trasferte a Frosinone o Crotone o Battipaglia (ma ricordo male, forse!), sono state dimenticate. Volutamente o inconsciamente sono state rimosse dalla storia recente di una Juve che non può più essere, e non lo sarà ancora per un po’, quella di Lippi di fine anni ’90 o quella di Capello negli anni 2000.

Oggi la Juve è questa. E’ questa perché la dirigenza ignobile che ha sostituito la Triade non aveva alcuna voglia di Quella Juve. Perché le scelte sono state quasi tutte sbagliate. Perché i soldi e la rosa sono stati gestiti malissimo. Perché non esiste caso al mondo di una formazione distrutta e riemersa in pochi anni. E non vedo perché doveva essere proprio la Juve a battere un altro record ancora.

Oggi la Juve è questa. Formata da gente per lo più mediocre, che avrebbe fatto tanta panchina nella Juve di Capello. E’ questa perché giocoforza non può essere diversamente. E’ questa perché nessuno, fino al mercato del 2010, ha programmato alcunché né fatto i conti con alcune variabili significative di una rosa di calcio.

Eppure hanno vinto loro. I tifosi che in questi anni avrebbero voluto Cristiano Ronaldo e Benzema, Kakà e Higuain, salvo poi non-verificare che chi ha speso simili cifre si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. I tifosi avrebbero voluto vincere di nuovo uno scudetto, senza fare i conti con chi non è mai stato d’accordo (tipo Moratti, tipo Galliani, tipo Collina, tanto per citare alcuni nomi).

Calciopoli non ha davvero avuto il significato di smantellare una rosa formidabile. Quella la si può ricostruire con impegno e intelligenza. E purtroppo, ed è bene prendere coscienza di ciò, con tanti soldi che oggi mancano. E mancheranno pure, in buon numero, nel prossimo futuro. No, Calciopoli ha distrutto di fatto quella regola imposta dalla Triade: tutti muti, tutti a tifare, tutti a servire incondizionatamente il marchio Juve.

Marchio Juve che era fatto anche di Porrini e Birindelli, di Zalayeta e Baiocco, di Tacchinardi e Paramatti, di Torricelli e Rampulla.

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A differenza di questa Juve dove a mancare sono quei tre/quattro campioni che per osmosi mistica trasferiscono il dono della vittoria a tutta questa gente qui.

Oggi alla Juve mancano i campioni perché la Juve non li ha saputi programmare (leggi Giovinco, mai veramente verificato il suo talento a Torino, se non per 40 minuti ogni 5 partite e possibilmente in un ruolo non suo; leggi Palladino fatto giocare esternamente e bruciato; leggi Criscito che al primo errore, cioè al primo fallo subito non fischiato, è stato letteralmente trucidato e parcheggiato al Genoa e leggi tante altre cosette) o non li ha saputi scovare (o quelli che ha scovato erano imprendibili dal punto di vista economico).

Ho la presunzione di dire che l’idea di Andrea Agnelli e Marotta io l’ho capita. E anche apprezzata e anche condivisa. Piacerebbe pure a me avere una Juve vincente e bella, sin da subito, con un capocannoniere, un grande trequartista, il miglior regista d’Europa e una difesa imbattibile. Ma è pura fantascienza.

Bisogna sul serio creare uno zoccolo duro su cui innestare i campioni. Zoccolo duro che regge a corrente alternata.

Del Neri può contare forse su 6, massimo 7 persone. Si chiamano Del Piero e Chiellini, Marchisio e Felipe Melo, Krasic e Matri. Da valutare gente come Quagliarella (per evidenti motivi). Il resto è una massa di tappi, di pezze messe lì nel tentativo di rattoppare un vestito che è stato stracciato e scucito più volte in questi anni.

Esiste solo una soluzione per ripartire: l’amore incondizionato di un pubblico che va allo stadio convinto di rompersi le mani a furia di incitare. Come un buon genitore fa col proprio figlio, anche se le soddisfazioni sono poche, anche se sai da padre che il tuo bambino soffre di evidenti limiti. Ma è tuo figlio e allora l’amore passa su tante cose. Questa è la magia che lega i rapporti, alcuni rapporti, tipo quelli più duri e duraturi.

Invece credo che molti tifosi abbiano d’un colpo scoperto che della Juve, in fondo, non gliene fregava proprio nulla. Era un modo come un altro per festeggiare qualche tipo di evento. Un modo come un altro per parlare la mattina al bar o per condividere una passione col vicino di casa o con qualche amico.

Siamo in 16 milioni a tifare Juve? Siete sicuri? Beh credo proprio di no. Siamo rimasti in pochi. Proprio pochi pochi e non è per nulla un male.

Se io allo stadio non devo poter applaudire e incoraggiare perché quelli delle curve hanno deciso che bisogna far casino, allora non mi viene da pensare che stiamo tutti dalla stessa parte.

Gente che il lunedì si attesta a direttore tecnico e lui sa come funziona una squadra di calcio. La stessa gente che il martedì diventa poi psicologo e fisioterapeuta, che è disposta pure a rivelarti perché la Juve cade così pesantemente nella sfortuna degli infortuni. La stessa gente che poi diventa allenatore, meglio di Del Neri e Guardiola, e conosce benissimo il segreto del calciomercato. Che sa come prendere i fenomeni e come vendere. A che cifra comprare e dove recuperare i soldi.

Qui c’è da soffrire. Il mondo reale bianconero, cioè quello attuale, è ben diverso rispetto a quello sognato e ferocemente desiderato dai ragazzi e dagli adulti, da gente che tifa da poco tempo o da gente che è innamorata pazza della Juve da una vita intera. C’è da soffrire perché la Vecchia Signora non esiste più da 5 anni. Perché c’è da mandare giù bocconi amarissimi prima di risalire la china. Perché c’è da protestare come mai accaduto nella Storia del Calcio Italiano e forse Mondiale. Perché c’è da stare uniti e tifare tutti dalla stessa parte. Anche se si dovrà passare da figuracce e figure di merda. Perché c’è da rimanere con i piedi ben piantati per terra, in cerca di equilibrio e in cerca di qualche magia che faccia crescere la Juve.

Juve che è piccola e sarà destinata a rimanere tale.

Qualcuno mi faccia capire adesso cosa bisognerebbe fare. Cacciare Marotta? E chi al suo posto? Magari Sacchi o Pietro Leonardi che pure sta facendo un gran lavoro a Parma. Magari possiamo clonare Luciano Moggi o addirittura richiamarlo in attività. O più semplicemente qualcuno di noi, di quelli sapientoni che conoscono il calcio come pochi, può promuoversi Direttore Generale.

Cacciare Del Neri? E chi prendere? Spalletti o magari Fabio Capello. Curioso, ma ieri dalla curva è apparsa una soluzione: Marcello Lippi. Che però non potrebbe contare su Ravanelli e Vialli, né su Conte o Montero, figuriamoci su Ferrara e Peruzzi.

Magari si potrebbe cacciare proprio Andrea Agnelli e consegnare la squadra a qualche sceicco libico o asiatico. Sì, ecco la soluzione. Coi soldi del petrolio potremmo poi comprare Robinho e Dzeko, poi Touré e Benzema. Se siamo fortunati lo sceicco potrebbe firmare due grossi assegni: con uno potremmo comprare Cristiano Ronaldo per 100 milioni di euro e con l’altro portarci a casa Kakà per 65 milioni di euro. Se poi serve un’ala beh la soluzione è David Silva: 32 milioni di euro. Buffon potrebbe essere riconfermato e poi potremmo tentare il colpaccio Terry in coppia col portoghese Pepe. Ma questa storia la conosco già: tante magliette vendute e zero trofei portati a casa nel corso degli ultimi 4 anni. Allora torniamo al punto di partenza: perché Del Neri dovrebbe vincere col flop Martinez e Grygera?

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Del Piero firma in bianco: la leggenda non ha fine

Ancora numeri? E basta! Gli aggettivi sono finiti.

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Alessandro Del Piero usa i media come meglio di chiunque altro per spiegare ogni volta sensazioni e umori, ragionamenti e pensieri. L’ultimo video messaggio trasmesso tramite il proprio sito web è dedicato al contratto che da diverse settimane scatena enormi discussioni in TV e sui giornali.

Come evidente per un numero alto di ragioni, questo sarà l’ultimo contratto da giocatore di Alessandro Del Piero. L’ennesimo rinnovo con la squadra bianconera di cui è diventato praticamente una sorta di totem: record e numeri, prestazioni e vittorie. Includendo pure gli ultimi anni di Torneo Aziendale.

A 36 anni suonati Alex Del Piero si sente ancora giocatore e vedendo quello che c’è in giro appare stonato dargli contro. Manca certo la brillantezza degli anni migliori, ma in riferimento ai ragazzini è ancora in palla. E diverse volte ha fatto pesare tutta la sua classe in determinate partite. La Juve che è affondata l’anno scorso e la Juve che tentenna quest’anno non è da imputarsi al Capitano che per determinazione e voglia non ha eguali. Non è stato ancora individuato un erede e viene il sospetto che l’erede non ci sia.

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Perché allora rinnovare? Riconoscenza? Da un certo punto di vista è anche possibile vederla così. Stasera il Capitano sarà destinato alla panchina. Del Neri sta dimostrando di poter decidere in tutta serenità scelte anche dolorose e scomode. Gioca chi è più in forma e chi è più funzionale al modulo e al contesto. Del Piero non sarà quindi un peso.

Perché allora rinnovare? Per inaugurare il nuovo stadio? Certo. Non vedo l’ora di seguire la diretta della prima di campionato 2011/2012. Non può che uscire lui per primo, con la solita fascia al braccio. Tutti i tifosi sperano che sia un nuovo inizio, un nuovo vero inizio. Ed è impagabile che il punto in comune col passato sia proprio Alex Del Piero.

Firma in bianco, dimostrando ancora una volta e in barba alle malelingue uno spessore umano senza uguali nel mondo del calcio. Firma in bianco perché i numeri e i record, la storia e la voglia di Juve vanno ben al di là di clausole contrattuali. Per carità… niente ipocrisia. La cifra che comunque percepirà sarà alta rispetto a un comune mortale. Ma sarà comunque bassa rispetto ai propri avversari e ai presunti nuovi fenomeni del calcio mondiale.

Firma in bianco pure perché il Presidente ha parlato chiaro: chi vuole rimanere alla Juve dovrà rispettare determinate condizioni. Si parte proprio da lui: dalla bandiera, dalla storia, dalla leggenda. Che altri comincino a prendere esempio.

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La vera qualità del calcio italiano taciuta dal fetido giornalismo

Se non si riesce a valutare attentamente la situazione del calcio italiano, sarà durissima competere ad alto livello in Europa nei prossimi anni.

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Da una parte ci sono le italiane, più o meno blasonate, che stentano e collezionano figuracce. Dall’altra formazioni estere ben attrezzate.

Non posso non ricordare i meravigliosi anni ’90. L’avvento di Moggi alla Juve coincise con una sorta di dominio (o, se volete, il perdurare di quel dominio) italiano in tutta Europa. Non solo la Juve, anzi tutt’altro. Certo i bianconeri riuscirono nell’impresa di giocare oltre 50 partite consecutive in Champions League, con tre finali consecutive disputate (1 vinta e 2 perse). E assieme alla Juve ricordiamo il grande Parma che vinse nel ’95 (proprio contro la Juve) e nel ’99 la Coppa UEFA. L’Inter si aggiudicò il torneo del ’94 e poi quello del ’98 (con Ronaldo che vinse praticamente da solo). I nerazzurri persero contro lo Schalke 04 nel ’97. Vi furono inoltre due tris incredibili in Coppa UEFA: dall’anno ’89 al ’91 vinsero nell’ordine il Napoli di Maradona, la Juve di Zoff e l’Inter di Trapattoni; dall’anno ’93 al ’95 appunto Juventus, Inter e Parma.

Nella Coppa delle Coppe invece il percorso fu più complicato, un po’ perché la vincente della Coppa Italia spesso risultò essere una formazione in difficoltà o un emergente, un po’ perché quella, in effetti, veniva vista più come un fastidio che una competizione cui dedicare energie. In ogni caso il Parma la vinse nel ’93 e la perse l’anno successivo contro l’Arsenal. L’ultima edizione è conservata nelle bacheche laziali.

Passiamo alla Champions League. Detto della Juve, il Milan vanta un simile ruolino (con tre finali, tra cui due perse). Poi c’è da ricordare la finale di Manchester tutta italiana, ancora Milan-Juve risolta ai rigori a favore dei rossoneri, e le due finali rossonere contro il Liverpool, di cui l’ultima da latitanti protagonisti, con tanto di arbitraggio alquanto discutibile in finale (almeno così recitano i tabloid inglesi). In ogni caso, si può parlare di dominio italiano in concomitanza con la Spagna e in particolare col Real Madrid.

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Poi il vuoto. Le cosidette squadre di seconda fascia italiane sono letteralmente scomparse in ambito europeo e le grandi hanno regolarmente preso mazzate. Senza contare il fatto che una possibile protagonista era stata nel frattempo fatta fuori da Moratti & Soci.

Quali le cause di questo tracollo?

Il Milan ha preso bastonate in casa da un Tottenham modesto e per di più senza il suo fuoriclasse Bale. Mentre il Bayern Monaco ha, per lunghi tratti del match, umiliato l’Atalanta di Milano che ha sfogato solo poche confuse azioni. Sulla Roma mi tocca tacere per rispetto di una città fantastica e magica. Tre sconfitte su tre nell’ultimo turno di Champions. Tre sconfitte nette sul piano tattico e tecnico, sul piano di una personalità inesistente: l’extraterrestre Ibra diventa una pecorella smarrita, Eto’o è costretto a tentare la giocata singola e poco altro c’è da segnalare.

L’età media è sempre la più alta fra le italiane. E si registra pure un diverso numero e segno circa fatturato e debiti: oltre 600 milioni quelli di Moratti, addirittura un attivo per i tedeschi.

Kraft (22enne ed esordiente) ha vinto la sfida a distanza col collega Julio Cesar, mentre Gustavo è sembrato Kaiser Franz rispetto ai vari Cambiasso e Thiago Motta, eppure la Cazzetta Rosa lo descrive come randellatore senza considerare l’enorme numero di palloni smistati, tutti rigorosamente palla a terra.

In studio poi si assiste a un lecchinaggio francamente insopportabile. Indisponente Arrigo Sacchi, con una cantilena e un canovaccio sempre uguale, il cui contenuto è talmente vuoto che non scatena alcuna risposta degli ospiti in studio o del conduttore. E se fossero proprio loro la rovina del calcio italiano, idolatrato dagli house organ senza alcuna critica costruttiva?

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La storia del calcio europeo conferma la Teoria di Calciopoli? Ecco i dati

D’altronde la storia del calcio europeo conferma la teoria di Calciopoli.

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E’ una stranissima tesi di un giornalista italiano. Poiché il nostro Paese non è libero, il nome lo lascerò scoprire a voi (ma in rete è scomparso l’articolo da un famoso portale informativo) così mi risparmio grane.

Ok, detta la frase, scoperta la stronzata.

Isoliamo un po’ di dati e precisamente quelli relativi alla Coppa UEFA, alla Champions League e al Pallone d’Oro: tre competizioni la cui oggettività non è evidentemente assoluta, ma soddisfacente per sviluppare un discorso che sia anche solo logico.

Il periodo di riferimento della nostra analisi sarà quello del Regno di Moggi-Giraudo-Bettega (quindi dal 1994 al 2006, compreso l’anno 1993 che è preparatoria al Triumvirato più forte della storia del calcio).

Coppa UEFA

Nel 1993 la Juventus batte il Borussia Dortmund in doppia finale e vince il trofeo. Nel 1995 la Juve di Moggi torna in finale e stavolta perde contro il Parma di Nevio Scala. Non si contano altre partecipazioni fino al 99/2000 quando la Juve esce agli ottavi. In mezzo c’è il tempo di portare a casa un Trofeo Intertoto di bassissimo livello e appeal, causa il tracollo dell’era lippiana.

Champions League

Il 22 maggio 1996 la Juventus di Ferrara-Pessotto-Padovano-Jugovic (i rigoristi di quella sera) vince la seconda Coppa dei Campioni a Roma, in territorio nemico. Del Piero è vicecapoccanoniere del torneo con 6 reti, dietro a Litmanen con 7 (a segno proprio in quella finale). Del Piero sarà eroe dell’anno dopo il gol segnato nella Finale Intercontinentale contro il River Plate e la doppietta nella finale di ritorno della Supercoppa UEFA giocata contro il PSG.

L’anno successivo, il 28 maggio 1997, la Juve perde la seconda finale consecutiva a favore del Borussia Dortmund (imbottito di ex glorie bianconere). Memorabile il gol della bandiera di Alex Del Piero segnato di tacco.

Il 20 maggio del 1998 la Juve è ancora in finale. Un gol irregolare del Real Madrid fa fuori Inzaghi e compagni all’Amsterdam Arena.

La Juve sarà semifinalista di Champions anche nel 1999: record di match consecutivi giocati nella competizione e mai più battuto. Stavolta a far fuori la Juve è il Manchester United che andrà a vincere il trofeo.

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Nel 2002/2003 va in scena la finale tutta italiana fra Milan e Juve. La lotteria dei rigori stavolta darà ragione ai milanesi per i clamorosi errori di Montero, Trezeguet e Zalayeta.

Nell’era Capello la Juve uscirà due volte ai quarti contro le finaliste Liverpool (poi vincente contro il Milan nel memorabile recupero da 0-3 a 3-3) e Arsenal (battuto dal mitico Barcelona di Ronaldinho).

Altre Coppe Europee

Nel 1996 la Juve conquista l’Intercontinentale con una gemma di Alex Del Piero e la Supercoppa UEFA. In quest’ultimo caso la Juve strapazza il PSG battendolo 6-1 all’andata e 3-1 a Palermo (e io c’erooooo!).

Pallone d’Oro

Il trofeo vanta un record: la Juve è il club con più Palloni d’Oro nella storia del calcio. Ben 9.

Sono 3 le premiazioni avvenute sotto l’era Moggi.

Roberto Baggio lo vince nel 1993: non è perciò conteggiabile, ma esiste un suo secondo posto nel 1994.

Zinedine Zidane, pagato circa 8 miliardi, arriva terzo nel 1997 e poi lo vince l’anno successivo (1998). Si piazzerà al secondo posto nell’anno 2000 generando non poche critiche sui tabloid internazionali perché a vincere quel premio sarà Figo (che in quell’anno passa dal Barca al Real Madrid per una cifra fantasmagorica). Zidane verrà ceduto al Real per 160 miliardi di lire.

Nel 2003 Nedved straccia tutti e mostra a Torino il Pallone d’Oro.

Nel 2006 avviene il capolavoro bianconero, grazie anche ai Mondiali e a due strepitosi anni targati Capello. Cannavaro, che Moggi scambiò con l’Inter col secondo portiere Fabien Carini, vince strappando il premio a Gigi Buffon (più meritevole del difensore).

Sempre nell’anno 2006 la Juve stabilisce un altro incredibile record: più giocatori scesi in campo in una finale mondiale. Sono 5 juventini per l’Italia e 3 juventini per la Francia. Più i grandi ex e n po’ di persone che lavorano nello staff tecnico della Nazionale a cominciare da Marcello Lippi.

Nel luglio 2006 Guido Rossi e Massimo Moratti misero fine a quel predominio. Andrea Agnelli sta cercando di dare un senso a tutti questi numeri.

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Calciopoli 2: la farsa continua

La chiusura della seduta odierna è stata la seguente:

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[...] Concede il termine improrogabile di 45 giorni e dispone per martedì prossimo la citazione di tutti i testi indicati.

A pronunciare queste parole il Presidente Casoria e la concessione è riferita a Porto, il perito che a quanto pare sta facendo molta fatica a trascrivere le intercettazioni che sono state richieste dalla difesa Moggi.

Ormai sono mesi che si procede di rinvio in rinvio, anche se è ormai chiaro a tutti l’enorme difficoltà in cui versano i Pubblici Menestrelli e l’Accusa, ridicolizzati più volte da testimoni e da documenti e da fatti che, in soldoni, smontano del tutto l’impalcatura che reggeva Calciopoli. Ma non c’è mai fine all’idiozia.

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Si è perso il conto di quanti sono stati i testimoni che si sono seduti nelle aule di Napoli davanti a PM e Avvocati delle varie Difese. L’unico conto certo è la totalità dei testimoni che, tecnicamente, hanno confermato le ipotesi delle difese. Tutte le difese tranne quella di Meani, lo stagista milanista che per conto di Galliani intimava di non alzare la bandierina pro-Milan o a non fischiare determinate situazioni contro-Milan.

E allora si procederà a un ulteriore slittamento per supplemento di perizia. E’ infatti necessario capire i vari dialetti usati da chi è stato intercettato e se, chi parlava, aveva la febbre o si trattava di semplice tosse o raffreddore. E’ altresì fondamentale ricontare il numero di avverbi utilizzati e la quantità di aggettivi e gerundi che sono stati pronunciati nel corso delle telefonate. E se così non fosse non si riesce a capire la natura dei problemi del Perito Porto, profumatamente pagato per un lavoro condotto male e in ritardo. Da qui nascono alcuni dubbi: si vuole slittare per quale motivo?

Di certo non all’infinito, altrimenti si rischia una guerra civile di gente incazzata quali tifosi bianconeri e parte dell’attuale dirigenza. E bisognerà avere una risposta netta e precisa entro l’inizio del prossimo campionato.

Nel frattempo altri testimoni sono stati chiamati dai Pubblici Menestrelli. Dopo i 300 personaggi che non hanno saputo confermare le accuse di Narducci e Moratti, ecco che debutteranno in scena Gianfelice Facchetti (davvero leggerà i diari del padre? Perché se è così anche io ho appuntato negli ultimi anni strani eventi che si sono susseguiti nel Torneo Aziendale) e – udite udite – Nucini. Quest’ultimo è un’anomalia che in Matrix non ha eguale: da imputato a testimone. Primo caso al mondo di elevamento alla meno uno della giustizia sportiva. Quindi Corbelli, Zamparini (che dovrebbe pure giustificare le uscite di testa di quest’anno), Baraldi e Minotti.

Se anche questi non riuscissero a dare una scossa al Presidente Casoria, allora si procederà a chiamare in ordine alfabetico i residenti nel territorio italiano cui verrà chiesto “Barabba o Luciano Moggi“. Il precedente non è incoraggiante!

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La par condicio della moviola secondo Moratti e Berlusconi

Strana domenica e stranissimo sabato.

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Il Palermo cade a Bologna, sotto i colpi dei rossoblu che viaggiano in direzione opposta a una dirigenza scomparsa e addirittura fedifraga per quanto concerne la parte gestionale del calcio. Mentre l’Atalanta di Milano continua a superare ogni tipo di regola applicabile al campo.

La domenica a pranzo si assiste alla Juventus più brutta della stagione, mentre di pomeriggio va in scena quello che è stato battezzato “la Par Condicio dell’arbitraggio”. Tutto ok, tutto normale, se non fosse per la Roma che è riuscita ad esaltare il Ranieri-pensiero, le cui scorie sono tuttora visibili in casa Juve. Ambiente depresso e altalenante, motivazioni rase al suolo, gestione immatura di spogliatoio e microfono.

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A sorprendere sono comunque i toni della domenica sera. Un fallo di mano grosso quanto una casa permette al Milan di portare a casa ancora 3 punti sporchi. Il fallo di mano è però subito messo a riposo da Allegri: “i brasiliani stoppano così la palla”. La stronzata passa per verità e nemmeno Pistocchi pare avere il coraggio di dare priorità a un paragrafetto del Regolamento del Giuoco Calcio che intima di punire quelle giocate.

La risposta dei cugini nerazzurri è pure peggiore. Un calcio di punizione viene trasformato in giocata attiva dai giocatori di Moratti, anche se sono passati parecchi secondi e l’arbitro dà tutta la sensazione di aver effettivamente detto fischio io, come ribadiscono i giocatori cagliaritani, e successivamente Ranocchia e Thiago Motta possono tranquillamente restare in fuorigioco e segnare la rete che decide il match. Par Condicio: è questa la parola magica che quel gran Signore di Moratti riferirà ai microfoni. E i sudditi del giornalismo radiotelevisivo e della carta stampata sono costretti a calare la testa, depositare nel cesso la dignità umana e scrivere di errori, semplici errori. Niente pensieri cattivi, niente complotti, niente dietrlogismi, niente scandali: tutto normale, perché forse così deve andare.

A giocarsi il titolo di Torneo Aziendale saranno dunque Milan e Seconda Squadra di Milano: resta da capire chi ha offerto di più.

A Torino invece si sorvola su un possibile rigore su Toni in apertura di match (che, visti i regali a Milan e Cugini, appare solare e, al limite, passibile di regolamento): andare sull’1-0 sarebbe stato comodissimo, vista la domenica dei bianconeri. La cosa bella è che non avremmo rubato nulla, semplicemente avremmo potuto segnare regolarmente e, in sofferenza, portato a casa il risultato (pareggio o vittoria che fosse). Invece no: bisogna cacciare Marotta e Del Neri e magari Andrea Agnelli. Quei suoi vaneggiamenti sul progetto, su una cruda realtà che ancora molti non accettano e su un ruolo secondario disegnato dai Padroni Berlusconi e Moratti sono dettagli. Dettagli che non interessano più. Eppure, non so ancora bene il perché, più vedo quella maglia più vorrei poter aiutare a crescere. A superare le enormi difficoltà che si chiamano ricostruzione, creazione di un gruppo di calciatori validi, opposizione ai petrolieri e al bunga bunga della moviola. Boh: io tifo Juve. E non tifo contro-Juve!

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Lecce-Juventus 2-0 Non lo so spiegare

L’unica ragione plausibile è un calo di neuroni. Un crollo psicologico dettato dalla presunzione e da un senso di appagamento che non ha giustificazione né motivi di esistere.

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Diventa complicato trovare un colpevole perché è altrettanto complicato trovarne uno che abbia onorato la maglia della Juve contro il Lecce. Forse per cuore Chiellini e per volontà Matri (l’unico ad aver dato, in novanta minuti, un colpo di coda, ma isolato, solo contro tutti). E prima ancora che i punti mancanti in classifica, Lecce rimette indietro le lancette dell’orologio a inizio stagione e, di più, mette dei paletti precisi su alcuni individui della rosa.

Per esempio non può esistere che contro un Lecce decimato gente come Bonucci e Toni e Iaquinta possano permettersi leggerezze come quelle che sono costate la sconfitta.Errori non letali limitatamente all’episodio, ma certamente decisivi lungo tutta la gara, per l’impronta mentale che le dai e la qualità con cui giochi. Del Neri, che ha già messo una pezza a sinistra con Chiellini non ha più centrali, ma scommetto in una mossa-punitiva già contro il Bologna.

Pagelle e considerazioni lasciano il tempo che trovano: squadra che non è entrata in campo, errori clamorosi in fase di impostazione e nessun tiro in porta. Impalpabile la prova di Del Piero, generosa, ma insufficiente quella di Matri. E torniamo al solito punto: mancano i ricambi in grado di dare il cambio di marcia. E la bocciatura di Martinez appare ormai fin troppo chiara. Servirebbe il fosforo di Sissoko e magari il cambio con Pepe e la spinta di terzini che di fatto non esistono. Ottimo spunto per il prossimo mercato.

Certo è che se a Toni viene fischiato un giusto rigore all’inizio del match, come già a Cagliari l’Atalanta di Milano, oggi si parlerebbe di un altro tipo di partita. E queste differenze stanno cominciando a diventare fastidiose, per l’abissale differenza di trattamento. Gol di Ranocchia o di Kharja? Semplice per Biondini:

Non mi dà fastidio aver perso a Milano per un gol in fuorigioco, mi dà fastidio aver giocato tutta la partita in 11 contro 12.

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Mentre Donadoni è apparso più morbido:

Quello che è successo lo hanno visto tutti, bisogna però accettarlo senza fare dietrologie. Peraltro, i miei gioca­tori, che sulla punizione sono apparsi sorpresi, mi hanno an­che spiegato che l’arbitro aveva detto che avrebbe fischiato, mentre l’Inter ha battuto subito. Ma sono le parole dei miei giocatori…

Così non mi resta che applaudire le parole di Del Neri:

Abbiamo sbagliato proprio approccio, squadra molto presuntuosa e completamente diversa dalle altre partite. Una sconfitta che deve far riflettere molto, abbiamo meritato di perdere la partita, abbiamo giocato un calcio sporco, senza intensità.

Se non ci diamo una regolata raggiungere gli obiettivi posti sarà molto complicato.

Almeno saranno contenti chi da domani chiederà a gran voce le dimissioni o il licenziamento di chissà chi!

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Ranieri: il secondo anno non funziona

Capisco davvero gli amici che tifano Roma. Li capisco e ne comprendo perfettamente la delusione e la rabbia. E’ una sorta di remake con quanto accaduto già a Torino e prima ancora in Inghilterra e Spagna. Il secondo anno di Claudio Ranieri è sempre devastante e non va usato un metro negativo per l’aggettivo.

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Mentre a Roma esplode la rabbia dei tifosi, a Torino molti sentono il bisogno di restituire al mittente le dure accuse per chi aveva festeggiato o semplicemente respirato dopo la sua cacciata. Benché Blanc si è reso protagonista di un gesto che a Torino non era diventato quasi un assurdo (ossia il licenziamento di un allenatore).

Per gli avversari Ranieri è una garanzia. Tornò al Parma con Damiano in panchina e Giuseppe Rossi in campo: fu salvezza. Anche ben raggiunta vista la squadra e la situazione che trovò a Parma. Quindi venne la Juve.

Scelto insieme ad alcuni personaggi tra i più negativi della storia bianconera riuscì nell’impresa di prendere per il culo milioni di tifosi bianconeri. Me compreso e me ne vergogno anche un po’.

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Si dirà: ma con la Juve raggiunse un terzo e un secondo posto, che volevate di più? Di più si poteva e si doveva osare. Ma con quelle conferenze stampa da Libro Cuore non si poteva pretendere il massimo. Considerando pure che i flop del mercato sono, almeno per metà, opera sua. E certamente è colpa sua l’aver bruciato gente come Palladino e Giovinco e Criscito. E certamente è colpa sua il mettersi contro gente come Camoranesi e Trezeguet, su tutti, che qualcosa di Juve sapevano e, soprattutto, avevano bene in mente cosa significasse vincere e lottare per davvero.

In questi giorni accade più o meno quello accaduto a Lecce sulla panchina bianconera: ammutinamento e, così si narra, una litigata quasi fisica fra Camoranesi e Ranieri, con Nedved a fare da pacere (e anche no!) e Buffon che si è voluto lavare le mani… sbagliando due volte per quanto mi riguarda. Ma non tornerò sull’argomento Buffon.

Piuttosto c’è da capire perché Borriello, senza il quale la Roma sarebbe molto giù in classifica, e altra gente tosta non sembra aver trovato sintonia col tecnico. E i tifosi si chiedono ancora come e perché una squadra che ha regalato uno scudetto a Mourinho e una squadra che lottava quasi veramente per il titolo o portava a casa la Coppa Italia ora alterna così tante diverse prestazioni: da quelle buone, molto poche per la verità, a crolli psicologici pazzeschi.

Ecco perché i tifosi bianconeri vorrebbero sì far fuori Blanc, ma sotto sotto lo ringraziano per l’unica mossa azzeccata in qualità di dirigente Juve: cacciare Ranieri prima che la barca affondasse del tutto. A farne le spese, purtroppo, Ciro Ferrara.

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Recalcati e l’educazione nerazzurra

Festeggiare e tenersi stretto un titolo di cartone è già di per sé curioso e sintomo di poca serietà. Il non saper riconoscere i propri limiti e usare mezzi non leciti per battere un avversario è poi una cultura molto lontana da qualunque sport.

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Generalmente non guardo le partite col commento di parte, tipo Zuliani per la Juve o Auriemma per il Napoli o Zampa per la Roma. E’ un modo antipatico di seguire un match di calcio: certamente è un pensiero mio, tutto mio. Preferisco un racconto che dovrebbe essere di terzietà, completamente asettico da antipatie personali o, peggio ancora, da tifo. Perché l’adrenalina a volte gioca brutti scherzi e benché positiva ti porta a dire cose che, da sereno e sobrio, non penseresti neppure. Tranne se il tuo grado di educazione e di intelligenza non è così puro da riconoscere un comportamento scorretto.

A quanto pare è quello che è accaduto a Christian Recalcati e cioè la voce faziosa di Mediaset Premium.

Nulla in contrario a questo tipo di scelte: pare che molta gente si diverte per davvero mentre ascolta Pellegatti o Zampa o Auriemma (che comunque adoro per la passione e per le divertenti gag che regala al pubblico partenopeo e non solo). Il problema è stare dentro ai limiti di una deontologia che è quella del giornalista. Perché, giocoforza, se rivesti quel ruolo, anche solo per divertimento, lo fai in qualità di giornalista. E di conseguenza devi rispettare delle regole.

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Consideriamo perciò la vittoria bianconera sui nerazzurri. La differenza di comportamento è palese dai video qui sotto pubblicati. Un abisso in quanto a professionalità ed educazione. Come evidente Mediaset non prenderà provvedimenti, anche perché è proprio il canovaccio di quella redazione dove figurano personaggi tipo Paolo Ziliani o Franco Ordine o Paolo Liguori.

Per una più lucida disamina dell’episodio vi rimando a uno stupendo articolo a firma di Danilo Feola su Ju29ro.

Vi lascio con i due video:

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