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Mese: March 2011 (pagina 1 di 4)

Prandelli: gli ordini arrivano da Milano

Dovrebbe essere la Federazione a guidare le scelte di Prandelli. Invece tutto lascia pensare che gli ordini arrivino da Milano. Sponda rossonerazzurra.

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Nell’ultima amichevole disputata dalla Nazionale Italiana alcune scelte sembrano siano state dettate da fattori esterni alle necessità di Prandelli.

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Prendi Cassano e Pazzini. Zero minuti giocati. Prendi pure uno come Thiago Motta: zero minuti giocati. E poi continuano i miracoli a Milano: rotti per la maglia azzurra, improvvisamente recuperati per la successiva partita, che sia Champions o Campionato. Tante strane coincidenze. E poi ci sono le parole di Chiellini, che sembrano di un altro pianeta se messe a confronto alle richieste di risarcimento di Galliani di qualche tempo fa.

Giorgione si è infortunato, eppure poteva benissimo dividersi le fatiche con Ranocchia. Ma il pennellone nerazzurro era clinicamente fuori uso. Tranne che te lo ritrovi ad allenarsi comodamente a Milano, pronto per il derby.

Insomma, dopo la par condicio degli errori arbitrali, anche il minutaggio in Nazionale. Come fosse un’opportunità distraente. Ma anche questa… è Italia.

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Palazzi va da Moratti. La Juve trema!!!

Ci avevo creduto. Lo ammetto. E avevo pronto un pezzo su questa storia così assurda, da sembrare italiana. E difatti lo è.

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Oggi Palazzi va da Moratti, e non sto sbagliando ruoli. E’ proprio il procuratore che si presenterà a casa Moratti. Tra vin santo e cantuccini e una tazza di caffé parleranno del più e del meno (come peraltro Nucini con la Boccassini, pare!) e non si capisce bene chi dei due porrà le domande. A giocare il ruolo di direttore dei lavori dovrebbe essere Palazzi e mi fa sorridere che molti tifosi bianconeri diano speranza a questo incontro. Palazzi che da 4 anni prende ordini, oggi dovrebbe redimersi e chiedere spiegazioni sulla truffa più incredibile della storia del calcio?

Suvvia, un po’ di realismo. Perfino la Cazzetta-Rosa ha azzardato una ipotesi che sarebbe salvifica e ha tirato in trappola un sacco di lettori (oggi al bar alcuni avevano le bocche cucite). Per bocca del Direttore Monti la Cazzetta-Rosa ha di fatto anticipato la chiusura di questa vicenda, un po’ come quando mandò in B la Juve prima ancora della sentenza. Strano no? Competenza? No, semplicemente complicità e colpevolezza esplicita!

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Comunque, ecco le parole magiche: lo scudetto verrà tirato via dalle maglie nerazzurre e probabilmente riconsegnato alla Juve. Su quest’ultimo punto nascerebbero dubbi incredibili però: riconsegnare lo scudetto a una squadra distrutta e mandata all’inferno? No, quindi quel campionato resterà senza un padrone. Anche se non esistono prove che dimostrerebbero l’irregolarità. Anzi, più si è interrogato e indagato, più si sono trovate testimonianze di senso contrario. Altro dettaglio taciuto, insabbiato. Almeno sulla carta perché la memoria narra di un Capello trionfatore, con i vari Buffon, Cannavaro, Thuram, Emerson, Nedved, Camoranesi, Zambrotta, Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic. Lo scudetto tolto, per cause strettamente etiche, sarà una purificazione dell’incidente chiamato Calciopoli.

Ci siamo sbagliati, scusate, ma non si può tornare indietro. La Juve è stata distrutta, i campionati falsati, una squadra si è avvantaggiata illecitamente e ha truffato gli investitori, ma niente. Un piccolo errore.

Già perché la squadra di Moratti, che è parte lesa secondo quel genio di Monti e quella bravissima persona di Galdi che continua a firmare articoli su un argomento che lo vedrebbe imputato, è la vittima in questo caso. E la convocazione di Moratti (cioè è Moratti che a Milano oggi convoca Palazzi, ma in un paese normale dovrebbe essere l’esatto contrario) è ridicola. Lui non deve spiegare nulla.

L’unica novità che si registra è che alla Cazzetta-Rosa si sono accorti del Processo di Napoli, notando che i PM hanno inanellato una sconfitta dietro l’altra. Ma non confondiamoci: la Triade era il diavolo, mentre Facchetti e Moratti sono un’altra cosa. Ah ecco, grazie per la segnalazione. Alla Cazzetta-Rosa non si sono però accorti che le prove finalmente ci sono e sono tutte contro la Seconda e la Prima Squadra di Milano. In 173.000 telefonate esistono tanti documenti che proverebbero gli illeciti comportamenti di Moratti e Galliani. Ma… porca miseria sono sfuggite quattro anni fa e purtroppo incombe la prescrizione. O comunque, come si fa adesso ad aprire un procedimento disciplinare contro questi galantuomini? In fondo siamo in Italia: la merda resta sempre a galla, sono le altre persone che sprofondano sempre di più. Viva l’Italia!!!

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Marotta parla e io lo ascolto!

La Nazionale ci restituisce un Alessandro Matri più forte: esordio con gol in Nazionale. E pensare che il trio che ha portato al raddoppio azzurro è di marca bianconera: Nocerino per Giovinco che di tacco serve Matri. Ieri, fra ex e giocatori attuali, la Juve ha schierato 8 uomini, mancando Gigi Buffon in porta. Una sorta di rivalutazione del lavoro di Mr Marotta che ieri ha parlato.

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Sarà che mi piace come persone, sarà che mi piace come manager, sarà per questo, ma continuo a ragionare con la testa, con gli occhio rivolti al passato più recente (cioè gli ultimi 4/5) anni e al presente. E allora non riesco proprio a riscontrare stonature nelle parole del Direttore Generale juventino.

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Ha difeso, come giusto che sia, Del Neri intimando di lasciarlo lavorare in pace. Ha ancora 8 partite per far vedere che la Juve di ottobre/novembre, pur nelle difficoltà, non è stata una meteora, quanto il frutto di un lavoro settimanale. Ha ancora 8 partite per trovare nuovi equilibri e forse soluzioni, tenendo bene a mente che un gruppetto di ragazzi si sono già guadagnati una mezza conferma. Gli altri semplicemente dovranno trovare un acquirente.

Ha ribadito, altresì, che di concerto con Andrea Agnelli e Paratici (il “noi” è evidentemente riferito a loro due, cioè attualmente le persone che curano REALMENTE gli interessi di casa Juve) esaminerà con cura l’annata che sta volgendo al termine per prendere le più sagge decisioni. In merito ai giocatori da vendere, a quelli da acquistare e alla persona che guiderà il gruppo. Per quanto mi riguarda, posto che valgono tanto queste 8 partite finali, Del Neri non è già stato fatto fuori. Che lì a Torino non seguano l’ondata popolare, che raramente ha avuto ragione negli anni scorsi, cioè negli anni della Triade, è un fatto più che positivo.

Non ha fatto alcun nome per il mercato. Che Tuttosport continui dunque a scribacchiare nomi e fantasie. Che la Cazzetta-Rosa si diverta a raccontare stronzate. Per me va bene così. A fine luglio scriverò su Marotta e Andrea Agnelli. Per il momento a loro va tutto il mio tifo e il mio rispetto. Roba strana. Merce rara in questo periodo.

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Il Processo GEA smonta Calciopoli

A leggere la rosea qualcuno ha deve aver capito male. Molto male. Ci sarebbe da chiedere le dimissioni di certi malfattori che si spacciano per giornalisti. Ci sarebbe da indignarsi forti, ma in questo paese il fondo non arriva mai. Si va sempre giù, sempre più giù, sempre più forte.

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A leggere il Corriere dello Sporc qualcuno deve aver capito male. Molto male. Chi ha firmato l’articolo deve aver bevuto. O forse si è inventato tutto.

Non si capisce più dove finisce l’incompetenza e dove comincia la malafede.

Il Processo GEA segna un’altra data importante, ma a quanto pare c’è stato un malinteso. I sudditi in rosa hanno titolato che “Ancora condannati i Moggi” e più o meno lo stesso lavoro hanno fatto al Corriere romano. In realtà è accaduto esattamente il contrario.

I Moggi sono stati effettivamente condannati. Il problema è il motivo della condanna: violenza personale. In pratica, per costruire una Juve sempre più forte Luciano Moggi, Direttore Generale bianconero, ha con forza ottenuto il trasferimento di un paio di giovani (per i quali è condannato il figlio Alessandro) e di Amoruso e di Blasi. Per questa violenza personale i tifosi bianconeri hanno poi potuto tifare Vieira e Ibrahimovic, tanto per fare i nomi dei sostituti dell’attaccante e del centrocampista italiani. Violenza personale, come coloro i quali vengono condannati per aver detto parolacce a un pubblico ufficiale.

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Niente da fare invece per il perno fondamentale di Calciopoli: l’associazione a delinquere non è esistita. Non ci sono le basi, non ci sono i presupposti, niente di niente. Non c’era la Cupola. E questo non è un piccolo dettaglio. Anzi, potrebbe essere proprio la svolta per il Processo di Napoli dove oltre 100 testimoni hanno mandato in frantumi il progettino disonesto di Moratti, Auricchio e dei Pubblici Menestrelli.

Più che le parole del giornale colore rosa-suino, ecco il commento del più grande intenditore di calcio di questo paese:

Il castello accusatorio dei PM di Roma è crollato del tutto. La sentenza di appello ha confermato che non è mai esistita nessuna associazione a delinquere che manovrava illegalmente il mercato. Sono stato condannato invece solo per aver fatto bene il mio lavoro ed aver difeso gli interessi della Juventus. Quando Blasi tornò alla Juve dopo il prestito al Parma ed una lunga squalifica per doping mi chiamò uno che si qualificò come suo procuratore, quando invece nei documenti della Juventus risultava Zavaglia come procuratore del calciatore. Gli risposi “adesso ho da fare”. Poi andai dal calciatore e gli dissi “tu vieni da una lunga sosta ma se mi dimostri il tuo valore a fine anno ti darò l’aumento che meriti, in base alle disponibilità della Società.” Ed infatti a fine anno Blasi ebbe il suo prolungamento con un vistoso ritocco dell’ingaggio. Se questa è violenza privata, allora a Cellino cosa dovrebbero fare per come si è comportato con Marchetti? Solo la Gazzetta dello Sport, come al solito, ha fatto un titolone accusatorio contro di noi per la sentenza di Roma, ma voglio ricordare loro che esistono tre gradi di giudizio…

[Luciano Moggi]

Sia lodato…

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Troppi nomi per il mercato Juve

Non c’è giorno che passa che portali e quotidiani sportivi legano il nome della Juve a 50/60 giocatori. Di per sé non sarebbe un problema, tranne che questi 50/60 nomi sono veramente differenti fra loro, soprattutto per caratteristiche e per realismo (intendo sul piano economico).

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Per esempio ieri ho visto Brasile-Scozia e ho potuto ammirare un talento immenso. Avevo già avuto diverse sensazioni su Neymar, tutte confermate dalla partita che ho visto su La7. Questo ragazzo, a 19 anni, ha incantato. Il primo dribbling è micidiale. Benché sembri gracilino è in realtà esplosivo da morire e resiste benissimo ai contrasti spalla-spalla. Gran destro e grandissima visione di gioco. Non è per niente una prima punto, non nel senso europeo almeno. E’ un giocatore che ama partire dalla sinistra e poi seguire la propria inventiva. Gioca per i compagni servendo moltissimi palloni. E conclude a meraviglia. Il primo gol contro la Scozia è un capolavoro: tocco da biliardo sul palo più lontano. Sembra un gol facile, ma non lo è. Mentre sul secondo gol lo zampino è praticamente totale: si procura il rigore e lo trasforma con molta freddezza. Solo 19 anni. Partendo da queste basi l’assalto (molto poco probabile) di Marotta è morto in partenza. Per Neymar occorrono tanti, ma proprio tanti soldi. E in prima fila ci sono i soliti club che non badano ai debiti e possono quindi spendere: Barca, Real Madrid, Chelsea, ManCity.

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Più che Neymar ho potuto apprezzare in realtà Lucas. E’ entrato a 15 minuti dalla fine del match e ha mostrato una classe pazzesca. Disegna il gioco d’attacco come pochi in giro: velocità e testa sempre alta. Il sinistro è sontuoso. Anche per lui, però, servono una montagna di soldi.

Detto ciò non si capisce perché questi ragazzi non vengono scoperti prima. Penso al fatto che al giorno d’oggi non occorre nemmeno prenotare biglietti aerei e girare mezzo mondo. Basta sintonizzarsi su SportItalia, per esempio e sto scherzando, e godersi alcune partite. O basta, semplicemente, inviare qualche osservatore nelle classiche partite domenicali (o di sabato) nelle categorie inferiori. Perché non riusciamo a costruire i nostri talenti in casa? Dove sono finiti i vecchietti che si accorgevano dieci anni prima che un giovane Alessandro Del Piero avrebbe sfondato, che un Paolo Maldini avrebbe firmato una carriera irripetibile?

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Una carezza in un pugno, canta Ibra: ma il derby salta uguale

Niente da fare. Eppure PierSilvio aveva sperato. Sulle orme del padre l’aveva sparata grossa su Ibrahimovic e la giustizia. Strana idea di giustizia, un po’ come quella del padre. Riepiloghiamo i fatti.

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Milan-Bari. A San Siro ricordano benissimo il pareggio per 1-1 contro gli ultimi in classifica. In Italia ricordano invece il pugno che Ibra sferrò a Rossi. Sarà pure un caso, ma questo difensore continua a prenderle. Prima Chivu che giustamente restò fuori per 4 partite: da pazzo il gancio destro con cui il romeno colpì il barese. L’Atalanta di Milano non presentò ricorso, e come poteva! Quattro giornate di squalifica e il solito piagnisteo per evitare un giusto processo in TV riservato a Krasic per interi mesi e poi a Felipe Melo per il calcetto di Parma.

Tornando a Ibra. Rosso diretto in campo e lo svedese rientrò moggio moggio negli spogliatoi sapendo di aver fatto una stronzata. Perché di lì a breve ci sarebbe stato il derby. Derby che vale praticamente una intera stagione. Chi vincerà il Torneo Aziendale? La migliore risposta è: chi ha offerto di più. E allora pare che Moratti riesca ancora a spuntarla.

L’avvocato Cantamessa ha tentato il miracolo. O, se volete, l’ennesimo colpo basso a una giustizia sportiva che non esiste ormai da 4 anni. Le regole si fanno a Milano, fra Via Turati e Via Durini. Loro le fanno e loro si fanno la guerra.

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In un primo momento si era pensato a Mubarak: fare passare Ibra per suo nipote non avrebbe comunque prodotto il risultato di ottenere uno sconto totale sulle giornate di squalifica. Poi però si è puntato forte su “Una carezza in un pugno“. In aula, a testimoniare sul caso Ibrahimovic, mancava solo Celentano.

Il gesto di Ibra è inequivocabilmente classificato come gesto violento: pugno sullo stomaco. Non c’è verso di sfogliare il dizionario dei sinonimi e contrari per trovare un termine che alleggerisca il gesto. E’ un pugno punto e basta. Che non abbia poi avuto la forza di quello di Chivu non importa. Proprio non importa. Essendo un pugno scattano, automaticamente, le 3 giornate di squalifica. Presentare ricorso non solo è allucinante e vergognoso, ma rischia di creare un precedente importante: d’ora in avanti chiunque, tipo Eto’o o Gattuso, sa benissimo che può anzicché tirare testate conviene sparare pugni agli avversari. Al massimo si saltano 2 partite. Solo 2 partite. Col Milan in difficoltà in campionato non viene difficile pensare a una scelta politica: Ibra torna in campo così il Milan non rischia di dover giocare i preliminari di Champions, visto l’andamento di Udinese e Napoli. Evviva le regole. Nemmeno l’uomo che giunse sulla terra 2000 anni fa sarebbe riuscito a trasformare un pugno in un qualcosa di simile al gesto dell’ombrello o all’insulto verbale. Cantamessa e il Milan ci sono riusciti.

Non hanno parlato Galliani e nessuno del Milan, tranne Thiago Silva che ha commentato con “E’ scandaloso!”.

Mentre il Petroliere Disonesto si è detto contento: ti piace vincere facile?

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Continuo a non capire le prime pagine di Tuttosport

Chiedo scusa, ma sono ripetitivo. E forse anche logorroico. Ma da un po’ di tempo credo di aver capito cosa non va alla Juve. Ogni giornale può dire la propria e farla passare come verità assoluta e qualche boccalone di tifoso ci casca dentro e perde di vista la realtà. Quella concreta, quella, appunto, vera.

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Felipe Melo ha concesso una bella intervista a un paio di giornalisti. Luogo dell’incontro lo Juventus Store. Ha parlato, come al solito, senza troppi problemi di tutto quanto gli hanno chiesto. Momento attuale, bilancio complessivo, sogni, debolezze, desideri e consigli. L’interivsta potete vederla tranquillamente sul Web o il canale Juventus Channel darà comunque le repliche. Provate a chiedere a qualche amico di parlarvene. Scoprirete che nessuna delle sue risposte è coerente col titolo a caratteri cubitali di Tuttosport, edizione del 25 marzo 2011 che recita: “Pronto ad andar via!”.

L’ennesima cazzata, tipo che Farfan sarà il prossimo attaccante bianconero o che la Juve ha già acquistato Giuseppe Rossi, Lionel Messi e Iniesta, o che in redazione conoscono i nomi dei prossimi 6 tecnici bianconeri, in rigoroso ordine temporale.

Solo in caso di approdo in bianconero di Aquilani e Mascherano si potrebbe pensare di dare via Felipe Melo (e in tal caso solo in ottica di far cassa e reinvestire, appunto, in altre pedine).

Dico così perché già stamattina qualcuno non capiva il motivo per cui, cedendo Sissoko e con la prospettiva di ingaggiare SOLTANTO un solo big a centrocampo (continuando a sognare, tipo Mascherano o Pirlo), la Juve dovrebbe privarsi di Felipe Melo, l’unico giocatore a garantire equilibrio. Equilibrio che si è visto nel periodo d’oro di Del Neri e cioè ottobre/novembre 2010.

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Felipe Melo ha parlato di tante cose e ha chiuso l’intervista (prego rivedere i filmati, perché a parole la Cazzetta-Rosa ha inventato Calciopoli e continua a infangare un Processo che sta avviandosi alla chiusura della farsa) con questa frase:

Fa piacere dell’interessamento di grandi squadre. Vuol dire che evidentemente non sono un bidone. Però io già sto in una grande squadra e voglio rimanerci!

Diffidate gente, diffidate dei giornali che trovate in edicola. Mettetevi su Internet e troverete la verità!

P.S.

Sempre nell’edizione odierna di Tuttosport la redazione offre un curioso sondaggio: cederesti Buffon e Chiellini? Ovviamente le risposte sono state estratte a sorte dai capiredattori, perché io non conosco gente reale che abbia detto “sì, venderei Giorgio Chiellini”. Anche perché poi non ti saprebbero rispondere alla domanda: e come lo sostituisci? Roba da manicomio.

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Nazionale Italiana: quanta Juve?!

Stavo rileggendo le convocazioni del Commissario Tecnico Cesare Prandelli, uno che ha vestito la maglia bianconera e uno che la Juve l’ha già sfiorata nel 2004 (Moggi propendeva più per Deschamps, in verità, ma poi arrivò Capello, trattativa lampo chiusa in 48 ore). E stavo riflettendo su quel senso di pazienza e di attesa che i tifosi bianconeri hanno un po’ smarrito. C’è da mangiarsi le mani, c’è da rimproverare una dieci cento volte chi ha gestito in malo modo una rosa che, ad oggi, poteva realmente essere molto competitiva. Un progetto cominciato soltanto a parole, mai nei fatti. L’aveva già capito Deschamps quando si sfogò in quel modo rassegnando le dimissioni. E serviva ascoltare la sua intelligenza per tenersi stretti molti giovani, serrare i denti e vivere un paio di anni di transizione in attesa di una crescita collettiva che è poi effettivamente avvenuta.Chiariamo subito di cosa stiamo parlando.

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A rileggere le convocazioni saltano in mente subito un paio di dettagli:

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  1. nonostante tutto, sono ben 6 i giocatori che militano nella Juventus di Gianluigi Del Neri: Buffon, Bonucci, Chiellini, Aquilani, Marchisio, Matri. A questi potrebbe essere aggiunto tranquillamente l’infortunato Quagliarella che avrebbe meritato la convocazione (fra l’altro, è suo uno degli ultimi gol della Nazionale di Prandelli);
  2. sono ben 5 gli ex bianconeri, di quelli che la Juve l’hanno vissuta per poco o per pochissimo o abbastanza per conoscerne bene il reale valore: Federico Balzaretti (lanciato da Capello ed elemento fondamentale per la stagione in Serie B), Domenico Criscito (bruciato, che sia maledetto, dal tecnico Claudio Ranieri e ora conteso da mezza Europa), Gastaldello (per lui pochissime apparizioni in età giovanile), Antonio Nocerino (6 mesi da grandissimo nel primo anno di Torneo Aziendale, riuscì a scavalcare nelle gerarchie interne Almiron e Tiago, niente di che! Poi venne scambiato per Amauri), Sebastian Giovinco (uno che se fosse in Inghilterra sarebbe già titolare della Prima Squadra, invece a Torino devono ancora decidere che farne del suo cartellino, e cercano ancora un erede di Alessandro Del Piero);
  3. ci sono, infine, ma qui giochiamo al fantacalcio, alcuni personaggi che Marotta ha direttamente trattato o ai quali Marotta ha pensato durante i 50 giorni di trattative frenetiche di luglio-agosto 2010: Giampaolo Pazzini e Giuseppe Rossi.

Escluso il punto 3, i primi due punti sono inattaccabili. Basti pensare soprattutto ad alcuni nomi tipo Criscito e Balzaretti e Sebastiano Giovinco per capire come la Juve abbia gettato al vento opportunità rarissime. Gente da Juve, gente fondamentale per la costruzione, gente che poteva tappare gli enormi buchi riscontrati in questi anni. Gente che in quei ruoli poteva realmente essere protagonista, oggi che la Juve cerca proprio quel tipo di giocatore. Cioè due terzini e uno in grado di dare il cambio di marcia in fatto di qualità. E pensando a loro mi chiedo perché tutti si affannano a sputare concetti quali “pazienza”, “serve programmazione” se poi nessuno li mette in pratica. Troppe parole, pochi fatti.

Adesso la Juve deve rincorrere tanti nomi costosi, tanti nomi che potrebbero incrementare la qualità della rosa. A costo zero i campioncini se li era costruiti in casa, frutto delle scelte e del talento di Luciano Moggi e di una Primavera eccezionale, come pochi settori giovanili in Italia. Ma c’è davvero la voglia di investire nei vivai? I fatti dicono di no.

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Tra colpi di mercato e una tabella di marcia per l’Europa

Da una parte c’è un allenatore che non vuole sentire affatto ragioni e prova a lavorare serenamente, conscio delle enormi difficoltà incontrate e imprevista. Le prime sono di natura evidentemente tecnico-tattica: su carta i giocatori che erano stati in fretta e furia trattati ed acquistati sembravano realmente quelli più funzionali al progetto di Del Neri. E cioè un 4-4-2 agilissimo, improntato sul dinamismo degli esterni (Krasic, Martinez e Pepe, De Ceglie e Motta), sulla fisicità dei centrali (di difesa e di centrocampo), e la potenza e l’estro degli attaccanti (in origine, Iaquinta e Amauri per quanto riguarda la prima tipologia, Del Piero e Quagiarella per quanto riguarda la seconda tipologia). Purtroppo molti di questi nomi hanno deluso profondamente e basti pensare a dove è finito Motta nelle gerarchie del tecnico, o a dove è finito Martinez, o a che fine hanno fatto Iaquinta e Amauri, e lo stesso Sissoko.

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Le seconde difficoltà, cioè quelle impreviste, riguardano ormai una caterva di infortuni, in numero industriale, da quando la Juve si è trasferita, armi e baracca, al centro di Vinovo. Per intenderci, il centro sportivo che Capello visionò e per il quale commentò “troppo umido, ancora non è pronto, torniamo al Sisport”. La Juve di Capello, a parte Trezeguet, non subì nessun tipo di guaio a livello di assenze per infortunio. Può essere solo un caso, ma val la pena provare a cambiare un solo anno e tirare le somme. E’ pur vero che con lo staff tecnico voluto da Del Neri il numero di infortuni in allenamento si è abbassato, ma non in modo sufficiente e soddisfacente da evitare, per esempio, l’uso di Pepe come seconda punta o l’uso di Martinez come prima punta e il ricorso a Camilleri, a Giandonato, a Buckel, a Sorensen (ormai in pianta stabile in prima squadra), a Giannetti, a Libertazzi, a Boniperti.

In Nazionale Buffon è tornato sulla spinosa questione (spinosa per chi?) dell’allenatore della Juve, confermando il buon lavoro di Del Neri. Persona seria e un gran lavoratore, che non si è mai perso nelle difficoltà e che ha cercato di risollevare sempre il gruppo, cercando nuove soluzioni non sempre vincenti in campo. Ennesimo attestato di stima nei confronti di Del Neri da parte di un senatore, dopo quelli arrivati da Pepe e Bonucci, Chiellini e Aquilani, Marchisio e Krasic, Quagliarella e Felipe Melo. Lo stesso Del Piero non è mai andato in corto con l’allenatore che, a mio parere, lo ha gestito molto bene nell’ultimo periodo (se ricordate come Del Piero arrivò a Natale, praticamente sfinito). Parole, quelle di Gigi il Portiere, che sembrano insomma confermare Del Neri. Parole che io sottoscrivo.

Per poter mettere il sigillo su una ufficiosa conferma da parte del gruppo occorre però raggiungere un qualche tipo di risultato. Una premessa è obbligatoria. Una Juve senza le coppe non è necessariamente un dramma, per due motivi principali, a mio modesto avviso:

  1. ti servirà un gruppo più ristretto di giocatori, ciò si potrebbe tradurre in una campagna acquisti di pochi uomini, ma tutti di grande valore (la promessa di Andrea Agnelli e Marotta);
  2. la settimana libera da impegni ti permette di preparare meglio ogni partita domenicale, potendo anche contare su una maggiore quantità di ossigeno e minor stress (legato appunto alle partite di metà settimana, ai viaggi, all’impossibilità di allenarsi appieno e via così).

Inoltre c’è già un precedente: la prima partecipazione al Torneo Aziendale, con la squadra allenata da Claudio Ranieri.

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Se l’appeal, al di là di quanto scrive la Cazzetta-Rosa, è rimasto intatto, l’accesso o meno all’Europa che conta non è determinante alla luce della posizione contrattuale di Marotta (cioè, questione non legata all’economia e ai mancati introiti della partecipazione alla Champions). L’Europe League è più una distrazione e io la vorrei evitare.

Ma tant’è, ormai si parla di tabella di marcia e si tirano in ballo statistiche, previsioni e quanto altro. Sono 24 i punti a disposizione, a cominciare dalla sfida contro la Roma (in vantaggio di 5 punti). Da lì in poi i distacchi sono proibitivi. E, ripeto, per me l’Europe League è una distrazione e preferirei non giocarla! Al di là di chi sta davanti, è bene incamerare altre buone prestazioni, con vittorie importanti. E di sfide interessanti ce ne sono: la Roma di Montella, la Lazio di Reja, un insidioso Genoa e poi Parma (praticamente la Juventus-2) e il Napoli, magari per restituire un paio di sgambetti proprio nei novanta minuti finali.

Nel frattempo Marotta e Paratici sono al lavoro. I nomi sulla lista dei partenti sono piuttosto evidenti e sarebbe una sorpresa (in negativo) se qualcuno di questi si presentasse al prossimo ritiro di luglio 2011. Si tratta di Motta (che sarà riscattato solo a fini di scambio-cartellino) e di Sissoko, di Iaquinta e Amauri, di Martinez e di tante altre compartecipazioni da risolvere a giugno. Non è poco, ma stavolta Marotta e Paratici possono muoversi con largo anticipo rispetto allo scorso anno.

In entrata i nomi più caldi restano i soliti: Beck (ieri ha parlato il procuratore, che è suo fratello, innescando un’asta sulla base di 5 milioni di euro e tirando in ballo proprio la Juve) e Bastos (il presidente del Lione è uscito allo scoperto proprio ieri, sul maggiore quotidiano francese), in aggiunta a Pirlo (ingaggio troppo elevato, ecco perché non ci credo, ma uno così servirebbe come il pane) e un bomber (purtroppo Benzema si è svegliato, altrimenti sarebbe stato alla portata dei soliti prestiti-con-diritto-di-riscatto alla Marotta).

In attesa di tributare il giusto applauso al rientrante Quagliarella. A 3 mesi dall’incidente maledetto, che ha stroncato la stagione juventina, fino a quel momento davvero positiva, il buon Fabio torna a correre e saltellare su quel ginocchio. Il coraggio e la pazzia sono le armi migliori per non subire il contraccolpo del rientro in campo. Se riuscisse davvero a tornare per le ultime tre sarebbe un supercolpo: eliminerebbe da subito l’emozione e le paure del ritorno in campo, proverebbe un minimo di intesa con Matri (suo futuro compagno d’attacco) e proverebbe a disinnescare l’equivoco Quagliarella-perno-degli-schemi-di-Del-Neri.

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Juventus-Brescia 2-1 Chi contesta non deve esultare

Non c’è niente da fare: la classe non ha età. E se poi quell’età è ottimizzata al meglio, come soltanto un robot saprebbe fare, allora i risultati non possono che essere questi.

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Alessandro Del Piero riacciuffa per i capelli una squadra che stava affondando e con una magia, un’altra, l’ennesima, risolve una domenica complicata.

La sua azione è da applausi. Prende palla a 40 metri dalla porta, stop e corsa verso l’area con un avversario lasciato alle spalle, dribbling secco con l’esterno del piede destro, palla sul sinistro e tiro a giro, lento, morbido, a insaccarsi nell’angolo alla destra del portiere. Poco da fare, solo le mani che cominciano a fare un frastuono pazzesco. E’ il solito Olimpico, quello di Torino, che ancora una volta si vede costretto a tornare a incitare, a schiodare il culo dalla poltrona e applaudire. Applaudire lui, l’immenso Capitano che da solo vince un’altra partita.

La rabbia dei suoi occhi dovrebbe essere la stessa rabbia del tifoso bianconero. Alla luce di quanto emerso a Napoli e di quanto accade con ignobile regolarità su altri campi, il tifoso bianconero ne avrebbe abbastanza per mettere a soqquadro l’intero campionato di calcio italiano. Invece è più comodo inventarsi oggi direttori, domani allenatori, poi ancora presidenti e prendersela con chi è più esposto. Con chi però quest’anno ha dimostrato di voler veramente lavorare per un solo fine, parzialmente riuscendovi. Quindi anzicché prendersela con Franzo Grande Stevens comodamente seduto in tribuna, l’obiettivo della contestazione diventa Del Neri, incapace a trasformare Martinez (anche ieri, anche solo per 4 minuti, raccapricciante) in Cristiano Ronaldo, incapace a dare la sveglia a un Amauri che sta comunque facendo fatica pure a Parma (nonostante si sprechino ora i 7 in pagella), e di trovare le giuste soluzioni nonostante per metà la squadra è nuova, e l’altra metà soffre di quattro anni devastanti sotto tutti i profili.

Eppure questa Juve regge. Ancora, anche traballando, ma regge. Regge il gruppo che non ha mostrato crepe. Nessun ammutinamento, ma tutti vogliosi di resuscitare, nonostante non si riesca a ripetere il miracolo accaduto ormai 2000 anni fa. Tutti vogliosi di voler dimostrare di poter far parte della scommessa di Andrea Agnelli, nonostante voglia e fatti per adesso combaciano poche volte.

Eppure la Juve c’è.

La partita col Cesena ha evidenziato i soliti tremendi problemi.

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Di sicurezza dietro, dove la presenza di Buffon è solo teorica, visto che il reparto sembra completamente scollegato, cosa che non succedeva con Storari in porta (prego rivedere i filmati del girone d’andata, quando cioè Bonucci faceva il Bonucci). Chiellini è l’emblema di un problema che, per quanto mi riguarda, fa capo proprio al portierone bianconero. Le doti individuali non si discutono, forse si è rotto qualcosa in campo. Non è mai sicuro, pare sempre isolato rispetto ai compagni di reparto. Le immagini lo inquadrano mentre ride con un avversario, mentre impreca con gli occhi al cielo, mentre se la prende chissà con quale entità, mai una volta che discute di tattica con Chiellini o con Bonucci. C’è qualcosa che non va in Buffon. Dopo l’infortunio non è più in lui.

In cabina di regia il povero Aquilani ci mette grinta e qualità, e con Pepe e Krasic va già molto meglio. Serve come il pane uno come Felipe Melo. Marchisio è più portato a offendere, ma finisce col pestare i piedi ad Aquilani che ieri mi è piaciuto. Sempre ordinato, un paio di lanci da applausi, molto efficaci e finalmente più coraggio coi tiri da fuori. La manovra è poco fluida, ma non è colpa sua. Provate a contare quante volte ha finalmente trovato l’uomo fra le linee d’attacco, e cioè il Maestro Del Piero. Nel girone d’andata il rendimento di Aquilani cresceva in corrispondenza ai movimenti eccezionali di Quagliarella. Ora con Alex il Capitano sembrano tornate le verticalizzazioni. Matri fa il suo sporco lavoro e va bene così per il momento.

Bene le fasce. Non è Cristiano Ronaldo e non è Di Livio, ma a me Pepe continua a piacere. Ci mette gamba e tanto impegno, salta SEMPRE l’uomo e il cross esce sempre dalla sua ruota. Io lo terrei, magari abbassando il prezzo del riscatto, ma una pedina così può tornare sempre utile nel corso delle partite e della stagione. Bene Krasic, in lento recupero. Un paio di scatti buoni, molte imprecisioni sotto porta, ma la forma comincia a tornare quella dei tempi migliori. Torna pure al gol con una sassata al volo. Non si ferma da 2 anni e qualcuno lo ha pure criticato. Amen.

Alessandro Matri è stato protetto dal pubblico fino a questo momento. Segno che il ragazzo ha fatto breccia nei cuori dei propri sostenitori. E non poteva essere altrimenti. Si sbatte come pochi, percorrendo chilometri su chilometri. Stavolta è poco lucido e mal servito dal centrocampo, forse un po’ di stanchezza per il tanto lavoro di pressing e i numerosi scatti. Partita comunque generosa perché apre varchi per Krasic e soprattutto per Del Piero. Bene così, i gol sono arrivati, i gol arriveranno. Fra un po’ rientra Quagliarella e sono curioso di vederli in coppia.

Sul Capitano non ho proprio nulla da dire. Semplicemente qualcuno dovrebbe ancora porgergli tante, ma proprio tante scuse. All’età di 36 anni nessun ragazzino riesce proprio a eguagliare il suo contenuto sul campo. Corre e pressa, lotta e rientra, cuce e segna. Al di là dei numeri, è proprio il Del Piero in campo che stupisce (almeno chi continua a voler dire stronzate sul suo conto). La velocità non è stata mai il suo forte, ma è integro come non mai. Salta costantemente l’uomo e mette dei palloni sulla corsa dei compagni che  profumano di cose dolci. Come si può pensare di privarsene? Non può fare il titolare assoluto per 38 partite, ma soltanto con gente come lui e soltanto con lui la Juve è diventata, negli anni ’90 e 2000 quella che è stata!

Chiudo col pubblico. Chi si lamenta, chi non è contento e chi contesta dovrebbe essere tanto coerente da non festeggiare ai gol. L’ironia facile di una curva che proprio non capisco, le scenette da manicomio fuori dallo stadio, i continui incitamenti a “lavorare”, a “vattene” e tanto altro fanno molto male al gruppo. Se contesti non devi esultare, perché invalidi una delle due situazioni: o fai il tifoso o fai il critico. Visto però che la contestazione è priva di contenuti (perché Moggi è impicciato a Napoli, perché Zidane ha smesso di giocare, perché Messi non è acquistabile), la critica è dunque vuota e non fai fare bella figura alla tua società e alla tua squadra. Ammesso che sia questo l’obiettivo comune di cui parlava Andrea Agnelli a maggio del 2010.

Ho letto e sentito le parole di Del Neri in fase di presentazione del match e quelle post-partita. Perché, anzicché insultare, non si prova a rispondergli per le rime? Cosa ha detto di strano? E cosa di sbagliato?

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