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Mese: April 2011 (pagina 1 di 3)

Il gruppo su Del Neri, Del Piero e Buffon

Ha parlato Gigi. Poi hanno parlato tanti altri personaggi. La costante è la seguente: nessuno di loro ha voltato le spalle a Del Neri.

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Attestati di stima e una buona dose di dignità intellettuale nel distribuire ordinatamente le colpe.

Basta questo per confermare Del Neri, per dargli ancora tempo, nel tentativo di mettere in atto quello che fu un progetto parzialmente riuscito, giusto prima di Natale almeno era così.

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Gigi Buffon ha intimato la società, praticamente, di pensarci bene prima di cambiare Del Neri. Non so perché (anzi sì) ma questo signore di 60 anni ha dalla sua la completa fiducia di un gruppo che certamente non è equiparabile a quello di Capello o di Lippi.

Poi ci ha messo il carico Del Piero, poi Bonucci, infine Matri e Marchisio. Tutti d’accordo nel proseguire con Del Neri in attesa di rinforzi di qualità come promesso da Marotta.

Si fanno tanti nomi, ma è solo fumo. Fumo da vendere, fumo per destabilizzare il solito ambiente bianconero che quest’anno, sotto la guida di Andrea Agnelli, ha retto ai colpi della DS, di Mediaset, della Cazzetta e perfino di Tuttosport.

Io sto con questo gruppo: giocatori, Marotta, Andrea Agnelli e Del Neri. Sono tifoso bianconero. Sempre, indipendentemente dai risultati. E sono orgoglioso di esserlo!

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Lo show penoso di quel piccolo uomo di Mourinho

Che tristezza. E mi fa ancora più tristezza pensare che in Italia c’è gente che alla Emilio-Fede si è prostrata ai piedi di questo piccolo uomo. Che Paese strano il nostro, dove i peggiori hanno la meglio sui buoni valori.

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Dopo la batosta, più concettuale che sul piano del risultato in sé, contro il Barcelona, Mourinho si è presentato in conferenza stampa come il peggiore degli stronzi. Nessuna spiegazione per le esclusioni da 120 milioni di euro e nessuna giustificazione al non-tema-tattico proposto dal suo Madrid. Niente di niente. Solo insulse e fastidiose dichiarazioni su arbitri, un passato che non gli appartiene e vaneggiamenti sullo schifo che il calcio gli fa. Strano: conosco molta gente che prova lo stesso effetto quando guarda la sua faccia in TV o sui giornali.

Sì perché Mourinho parla di cose strane, ma dimentica di aver allenato e vinto finti trofei con Moratti presidente. Dimentica le strane cose accadute in Premier col Chelsea di Abramovich e dimentica soprattutto gli arbitri che si è scelto l’anno scorso in Champions o i trattamenti di favore ricevuti nel Torneo Aziendale. Roba da stropicciarsi gli occhi e mandarlo a quel paese, come fatto perlatro dai giornalisti spagnoli qualche giorno fa.

Ora, sarebbe corretto da parte dell’UEFA aprire una inchiesta sulle sue accuse a un Barcelona che credo abbia unito, negli ultimi anni, l’animo e le intelligenze di coloro che ancora mantengono una certa dignità intellettuale quando parlano di calcio.

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La cosa che mi salta in testa è una: lui parla di quelle cose vergognose perché probabilmente le ha applicate in passato. Sicuramente con Moratti presidente: scelta di arbitri e condotta irregolare. Ci prova sempre: dal “buttatevi” alle “ammonizioni telecomandate”, dalle “proteste al primo fallo” agli strani contatti con chi gestisce il calciomercato.

Solo in Italia un tipo simile poteva godere di stima, per fortuna non da parte di tutti. In Spagna cominciano ad averne piene le scatole. Ieri sera le telecamere avevano inquadrato e intervistato tanti madrileni. Per la maggiore, a caldo, molti se la sono presi con l’arbitro e col Barca. Pochi, i più lucidi, hanno invece conservato un minimo di onestà e hanno chiesto perché Kaka è rimasto in panchina. O perché, semplicemente, il Real Madrid abbia rinunciato a giocare a calcio. Niente manovra, niente trasmissione di palla. Solo difesa, clamorosamente solo difesa e calci, intimidazioni e falli. Uno spettacolo vergognoso. In mondo visione.

Ecco il video, sperando che qualcuno fermi questo scempio. Piuttosto fastidioso, e spero gli capiti almeno una volta nella vita di essere in difficoltà economica, il passaggio su Unicef. Che si vergogni questo pagliaccio che guadagna milioni di euro.

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Il calcio del Barcelona vince sui calci del Real Madrid

La conferenza stampa di Mourinho a fine match l’hanno chiamata show. In realtà è una penosa e vergognosa scenata di un piccolo uomo. Di allenatore lì non c’è nulla, proprio nulla. C’è solo un bambino molto ben pagato che scatena solo violenza. Per adesso si tratta di violenza verbale e speriamo si fermi a quello.

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L’influenza negativa la si è vista in campo dove una squadra ha cercato seriamente di giocare a calcio e perciò ha vinto. Stravinto e badiamo bene che all’estero la figuraccia rimediata dal Real è piuttosto clamorosa.

La figuraccia riguarda la rinuncia al calcio-giocato. Con 10 uomini dietro la linea della palla, col più vecchio catenaccio, con la caccia all’uomo (che sia Pedro, Villa o Messi), col gioco sporco di Diarra, di Pepe, di Arbeloa e di Sergio Ramos. Troppo poco per tenere testa a una squadra di calcio ben organizzata e molto disciplinata come quella blaugrana.

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Da una parte Xavi che dirige il gioco, dall’altra Pepe che picchia a più non posso. Il cartellino rosso, per quanto mi riguarda, è una summa degli atteggiamenti dei giocatori di Mourinho che, fin qui, non ho mai sentito sull’argomento calcio. Pepe è andato dritto sulla gamba, probabilmente ha solo sfiorato l’avversario, ma la smorfia e i precedenti calcioni fanno pensare a tutta la cattiveria possibile. Lo trovo un cartellino sublime.

Sul campo ha vinto e stravinto un Barca tranquillo e sereno, paziente. Perché la classe viene sempre fuori e non sempre i giochetti e i trucchetti possono avere la meglio sulla tattica e sulla tecnica. Così, è normale che Messi si sia finalmente sfogato. E’ normale che il possesso palla clamoroso abbia sfiancato e innervosito Cristiano Ronaldo, ben pettinato, ma poco attrezzato per mettere paura seriamente a Victor Valdes.

Non è stata una bella partita. E non per colpa di Guardiola, distintosi ancora una volta per l’educazione e la competenza. Attesa da molto tempo, ha deluso. Per fortuna che il giocatore più forte ha sfoderato quella giocata sul finale di partita. Serpentina e accelerazione da brividi e colpo di biliardo. 2-0 tondo, netto, contro una banda di cialtroni intenti a fischiare non si sa bene cosa, certo non la rinuncia a Kaka, Higuain, Benzema. Certo non hanno fischiato la rinuncia a giocare a calcio dei propri beniamini. Questo è un peccato: è una mancanza di rispetto alla storia del Real Madrid. Davvero un peccato!

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Auguri di Buona Pasqua a tutti i lettori

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IoJuventino augura a tutti i lettori e a tutti i tifosi di Italia, di qualunque colore e squadra, una serena Pasqua.

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La Juve tra rinnovi, il nodo Aquilani e i consigli di Zidane

La Juventus deve ancora giocare 5 partite fondamentali prima di cominciare la prossima stagione, indipendentemente dagli obiettivi: quelle che restano di campionato e il mercato estivo. Sembra spaventare, una parte dei tifosi, più il mercato che le restanti sfide sul campo.

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Zizou Zidane ha parlato dalla Spagna. Il suo Real Madrid si è aggiudicato una delle sfide più brutte fra i blancos e gli acerrimi nemici blaugrana. Una gara bruttissima, giocata sul nervosismo e sul gioco scorretto, sul catenaccio di Mourinho fatto passare per stratega massimo. Io ho un’altra idea di calcio, ma se piace questa sono costretto ad arrendermi. Dicevo di Zidane. Beh il numero 21 ex-Juve ha lanciato un paio di messaggi in direzione Torino. I messaggi riguardano Menez, futuro molto incerto a Roma, e Hazard, il talentino che in Ligue 1 sta compiendo prodezze e magie a ripetizione. Sarebbero pedine utilissime, specialmente Menez che potrebbe ricoprire il ruolo di ala sinistra, con caratteristiche nettamente offensive. Insomma un giocatore di fascia come piacciono a Del Neri. Se arrivasse Bastos il binario mancino sarebbe più che coperto con i vari De Ceglie, Bastos appunto e Menez. Hazard è più una scommessa, come lo fu Zidane comprato per 8 miliardi di lire dal Bordeaux. Ma quelli erano altri tempi perché l’occhio di Moggi… ah, nostalgia canaglia!

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A centrocampo la Juve non può muoversi senza prima aver risolto il nodo Aquilani. Il romanista vorrebbe restare e le dichiarazioni d’amore per la maglia bianconera dovrebbero inorgoglire tutti i tifosi e costringere la dirigenza a uno sforzo per trattenerlo. Non si può prescindere dalla sua classe e personalità, in coppia con Melo, Marchisio e col quarto uomo. Ecco, il quarto uomo. Posto che la trattativa col Liverpool la reputo di un livello facile (si può trattare fra i 12 e 15 milioni di euro, a mio avviso, e Aquilani ne vale anche di più!), non bisogna dimenticare che lì in mezzo serve un rinforzo di primissima qualità. Pirlo o Montolivo? L’idea di prendere uno dei due, comunque, è allettante, ma è bene prima di procedere all’acquisto di capirne di più sul prossimo tema tattico. E magari, sciogliere il nodo allenatore. Con una giusta rosa non sarei così scontento se dovesse rimanere Del Neri. E tutti gli indizi di calciomercato e il finale di stagione mi fanno pensare che Agnelli e Marotta potrebbero sì cambiare tecnico, ma solo per un big. E di big liberi e subito disponibili in giro non ce ne sono molti. Meglio continuare con Del Neri.

Scontate le partenze, meno scontati i rinnovi. Almeno per certi giornalistucoli che scrivono di calcio. Prima o poi qualcuno dovrà rispondere alla seguente domanda: perché la Juve dovrebbe privarsi di Marchisio? E la domanda che vorrei porre ai tifosi è la seguente: cosa rappresenta per voi Marchisio? La mia risposta: Marchisio rappresenta la Juve della Serie B, il giovanotto che si è imposto a colpi di giocate e grandi prestazioni, a soli 20 anni. Marchisio rappresenta la serietà di un ragazzo già padre e che negli spogliatoi ha scalato le gerarchie. Marchisio rappresenta un immenso talento di personalità e tecnica, con un cuore bianconero e uno spirito di sacrificio non indifferente. Marchisio, per quanto mi riguarda, rappresenta i prossimi 8 anni di colui che si sistemerà la fascia di capitano sul braccio. Con orgoglio, con onore.

E Buffon e Del Piero? Beh, sul secondo non discuto. Stapperà lui lo spumante per il nuovo stadio e poi si vedrà. Sul primo torno a ribadire un concetto che dovrebbe in realtà essere chiaro e preciso: se torna il Numero 1 di sempre, allora va tenuto. Altrimenti, a 32 anni, conviene far cassa e trovare l’erede, ben sapendo che in casa c’è un ragazzino di 34 anni che se si fosse chiamato Storarinho oggi sarebbe indicato come uno fra i 3 migliori portieri del campionato.

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I numeri del mercato invernale di Juve, Milan e Inter

Continuo a leggere molti commenti negativi. Di partita in partita le opinioni cambiano in modo così netto che spesso si perde di vista la realtà concreta, quella dei fatti che determinano poi tante cose e tante scelte. Oggi perciò cerchiamo, con i soli numeri di dare un senso al mercato invernale delle tre cosidette grandi. Buona lettura.

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Juve: Barzagli, Toni, Matri

Toni: 7 presenze, 2 gol. Media voto: 6,2.

Matri: 10 presenze, 7 reti. Media voto: 6,6.

Barzagli: 9 presenze, 0 reti, 1 assist, 0 ammonizioni, 0 espulsioni. Media voto: 5,8.

Milan: Cassano, Van Bommel, Emanuelson, Legrottaglie

Cassano: 15 presenze, 3 gol. Media voto: 5,9.

Van Bommel: 10 presenze, 0 gol, 3 ammonizioni, 1 espulsione. Media voto: 5,9.

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Emanuelson: 6 presenze, 0 gol. Media voto: 5,5.

Legrottaglie: 2 presenze, 0 gol, 0 ammonizioni, 0 espulsioni. Media voto: 6,25.

Atalanta di Milano: Pazzini, Kharja, Nagatomo, Ranocchia

Pazzini: 12 presenze, 6 gol. Media voto: 5,9.

Kharja: 11 presenze, 1 gol. Media voto: 5,6.

Nagatomo: 8 presenze, 1 gol. Media voto: 5,5.

Ranocchia: 12 presenze, 0 gol, 1 ammonizione, 0 espulsioni. Media voto: 5,8.

Attenzione: dati aggiornati al 16 aprile 2011.

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Juve: è il caso di chiarire alcune concetti

C’è un problema di fondo negli editoriali di Tuttosport e in certi ragionamenti che sento fare in giro. Non esistono juventini contenti del rendimento della squadra e della società negli ultimi 5 anni. Non solo non ne esistono, ma non possono esisterne posto che un tifoso vuole sempre il meglio per la propria squadra.

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Esiste però anche il rovescio della medaglia: un tifoso non può pretendere di non guardare in faccia la realtà e continuare a sognare ad occhi aperti. Non che questo sia sbagliato, ma certamente è dannoso per il tifoso bianconero. Ora, in questo periodo.

Andrea Agnelli si è seduto su quella poltrona per un motivo preciso: tentare di ridare onore a quella maglia, a quella storia, a quel marchio. E’ il primo a conoscere i dettagli dell’operazione del 2006. Metto la mano sul fuoco sul fatto che Andrea Agnelli vorrebbe spaccare il mondo per spazzare via Calciopoli e quella brutta pagina, ma non può farlo. Ha contro i poteri forti: dai Galliani ai Moratti. Oppure, ancora più delicatamente, ha contro perfino i vertici che oggi comandano alla Juve: il cugino John, Franzo Grande Stevens, Montezemolo e il povero Jean Claude Blanc. Paradossalmente reputo quest’ultimo il meno colpevole sul piano politico: in fondo è stato messo lì dai primi tre e sta semplicemente raccogliendo tutte le negatività della Juve postCalciopoli e gli insulti più feroci dei tifosi.

Detto questo che, ben attenti, non è in alcun modo in discussione, torniamo a parlare di calcio giocato, quello vero, quello che dovrebbe stabilire il vincitore, i vinti e gli sconfitti. Tre categorie che in Italia si confondono spesso fra loro, colpa di una stampa al servizio dei potenti, colpa di una coscienza civile assente nell’animo degli italiani.

Gigi Del Neri ce la sta mettendo tutta e se questo non merita almeno l’attenzione del tifoso, beh c’è da dubitare su quanto detto in apertura di questo articolo: i tifosi dovrebbero voler bene alla propria squadra. Della squadra fanno parte Marotta e Del Neri, Paratici e l’ultimo dei magazzinieri.

L’allenatore friulano ha in mano una rosa modesta, composta da una decina di totali esordienti della maglia bianconera, un sacco di giovani, un paio di scommesse (alcune vinte e alcune perse) e poche certezze. Fino a quando l’equilibrio perfetto aveva retto, cioè i vari Melo e Aquilani e Quagliarella e Storari e Chiellini, la Juve si trovava immediatamente sotto il Milan capolista e certamente aveva offerto grandi prestazioni e poi le solite distrazioni. Distrazioni dettate dall’inesperienza, dalla stanchezza e dalla solita malasorte che affligge la Juve che si allena a Vinovo (capisci il dubbio?). Dopo il crac generale dopo Natale, la Juve si è bloccata, fermata, arenata e da lì è ripartita soltanto a tratti, a strappi.

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Il livello del campionato è talmente basso che pur con questi strappi Del Neri ha ripreso ossigeno arrivando a 2 partite dalla Champions: questo la dice lunga sulla qualità espressa da questo Torneo Aziendale. Torno a ribadire che l’Europe League sarebbe una distrazione e un ostacolo alla crescita, mentre la Champions è irragiungibile. In ogni caso i ragazzi ci stanno provando.

Contro la Fiorentina è arrivato uno scialbo 0-0 che con un po’ di fortuna – mai di casa a Torino – poteva anche essere uno 0-1, visto che non ricordo parate di Buffon né interventi miracolosi di Bonucci e Barzagli.

In questo contesto il lavoro di Del Neri è stato psicologico, è animalesco non notare i progressi e il buon rendimento di Felipe Melo, fisico e anche tattico. La Juve ha cambiato almeno 3 moduli: 4-4-2 classico alla Del Neri, 4-1-4-1 con un centrocampo muscolare e finalmente due ali che spingono ma senza trequartisti, e 4-3-3 visto a Cagliari. La stanchezza e la non-partita di Krasic e Aquilani contro la Viola hanno determinato negativamente il gioco bianconero. E a Matri non si può chiedere certo di risolvere da solo la partita.

Trovo perciò che questa Juve abbia ampi margini di miglioramento. Margini che devono essere stimolati nel prossimo mercato: in uscita (basta con Iaquinta, Amauri, Motta, Sissoko e Martinez) e in entrata (sì a Bastos, a Montolivo, magari, e due terzini). Con uomini di più qualità e due ali e due terzini le idee di Del Neri possono pure prendere forma. Perché è già accaduto a ottobre e novembre e non era un caso. Perché con le pedine giuste e un corretto stato di forma Del Neri ha schierato ottime formazioni sfoderando buonissime partite. Perché nel girone d’andata la Juve ha avuto il miglior attacco, nonostante l’assenza di un grande bomber, segno che tanti uomini andavano alla conclusione e trovavano la rete.

Oppure si può semplicemente concludere in questo modo: si cambia ancora, si cambia di nuovo e si ascoltano gli editoriali dell’ex-Gazzetta De Paola o le parole del barista di turno o, magari, le analisi di Sacchi e Palombo. Allora che si fa: si cerca di lavorare seriamente o si torna a sparare cazzate?

Mi sembra allucinante che alle provocazioni delle redazioni tipo RaiSport o Mediaset i tifosi bianconeri diano seguito con le loro critiche o addirittura applausi e approvazioni. Ma siamo impazziti? Facciamo il loro gioco, a godere delle disgrazie in casa nostra, a fischiare anziché tifare a oltranza fino a uscire da questo periodo buio?

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Fiorentina-Juventus 0-0 Sospiro di sollievo per TV e giornali

C’era tanta paura. Dal “non meritano di andare in Champions” al “tanto inciamperanno da qui alla fine”. E’ arrivato il pari contro un’ottima Fiorentina, la squadra che aveva a lungo massacrato il Milan nello scorso turno, che pone fine alla rincorsa. Semmai tale rincorsa fosse mai stata reale.

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La Juve di Del Neri frena e arriva il punto numero 11 nelle ultime 5 gare. Roba non da Juve, ovvio, ma almeno l’emorragia è stata fermata.

Cominciamo subito dal piano tecnico-tattico. La formazione che è scesa in campo è quella che tutti avevano pronosticato. Solo che lo 0-0 dà modo agli esperti di calcio suddetti di ribadire l’esatto contrario e affermare che “io l’avevo detto”. La coerenza, si sa, non è di questo mondo.

Alla fine restano le parole molto lucide di Marchisio e Pepe, due che in questo anno ci hanno messo cuore e anima come pochi altri. Per fortuna questi pochi altri sono in numero sufficiente così da ripartire con una buona base il prossimo anno. Ma ancora mancano 5 partite da giocare.

Stupendo il commento di Del Neri che ha risposto all’ennesima volgare provocazione di qualche intervistatore telecomandato: “Sto lavorando per l’allenatore del prossimo anno!”. Io, sempre per essere chiari e precisi, sto col tecnico di Aquileia. Sto con Del Neri perché continuo a vedere un po’ di lavoro, nonostante i frutti non mi piacciano granché. E sono pure convinto che bisognava passare, inevitabilmente, da una stagione come queste.

Certo, se il tiro di Alex Del Piero nel finale fosse finito dentro o se Toni non avesse tolto il pallone d’oro a Marchisio o se Bonucci avesse azzeccato l’angolo giusto anziché spararla in bocca a Boruc o Krasic non l’avesse ciabattata… oggi staremmo a parlare della quarta vittoria e di un Del Neri che ha indovinato l’11 e di Marotta che deve investire in qualità. Insomma, i soliti discorsi da bar che non portano da nessuna parte.

Invece la Juve non subisce una rete e, visto che i numeri contano sia a favore sia contro, Buffon non ha dovuto eseguire nessun tipo di parata, mentre Barzagli e Bonucci non sono incappati in nessun tipo di errore. Piuttosto c’è da capire perché la fascia destra è la più vulnerabile in assoluto: né Motta né un Sorensen in versione luci-ed-ombre (rispettivamente le ottime chiusure e le tremende disattenzioni su Vargas, non certo il Modesto di turno tanto per essere chiari!) sono riusciti a tappare le falle difensive. Addirittura Motta è riuscito a proporsi decentemente in attacco, ma lì è mancato clamorosamente Krasic.

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Del Neri ha rimesso in campo il 4-1-4-1, ma due pedine hanno fallito: Krasic appunto e Aquilani apparso stanco e svagato. Che di lì a poche ore sarebbe nata una figlia mi fa venire in mente la non-presenza di Peruzzi contro il Borussia Dortmund e conteggio ciò come un errore imputabile a Del Neri. Per quanto importante e fondamentale forse sarebbe stato meglio inserirlo nella ripresa. In ogni caso la sua gara non è stata deficitaria, solo che sono mancate le sue giocate dalla trequarti in su. E con un Krasic scarico la Juve ha patito, appoggiandosi solo su Pepe e Marchisio e Matri.

A proposito: la media gol di Alejandro è stata compromessa, ho letto in giro. Basterebbe questo per capire quale sia la base per il giudizio di questa domenica, e intuire le conclusioni cui si vuole giungere. Sono 7 le reti in 11 gare. Ieri non è stato mai innescato eppure ha lasciato lo stesso il segno con due grandi azioni in solitaria e il solito sporco lavoro per i centrocampisti.

Toni e Del Piero sono risultati più dannosi che utili e qui torniamo a un punto molto interessante del nostro discorso. Bisogna decidere, in fretta, che farne dei vari senatori. Per esempio: ieri Del Piero è sembrato cercasse il numero in proprio e proprio nel finale ha sprecato un contropiede d’oro. Ora, non è in discussione la sua classe, come quella di Buffon peraltro, solo che continuo a vedere negli occhi dei vari Quagliarella, Matri, Marchisio, Felipe Melo e Storari una luce e un abbaglio di grinta che pare essersi leggermente spenta in questi senatori. Peccato perché ieri Del Piero poteva seriamente risolvere la partita in almeno 3 circostanze: la parata di Boruc a pochi secondi dal rientro in campo, l’uno-due fallito con Toni dopo un’eccezionale cavalcata e appunto il contropiede fallito nel finale. Troppo autoreferenziale e alla Juve non si ragiona in questo modo.

Diversamente oggi sui giornali dovremmo leggere più o meno le stesse cosette: Del Neri via, arrivano Spalletti, domani scriveranno che Conte ha già firmato, mentre a metà settimana sarà la volta dei protagonisti stranieri, tipo Villas Boas o Hiddink o Van Gaal!

Per finire desidero porgere i miei omaggi a un ragazzo che per poco, solo per poco, mi aveva fatto immaginare un futuro divertente nel panorama giornalistico italiano. Michele Criscitiello, direttore di TuttoMercatoWeb e conduttore in Sportitalia. Purtroppo Emilio Fede ha fatto scuola in questo nostro povero paese. Nel suo editoriale si rende protagonista di una serie di uscite a vuoto, alcune anche goffe. Per esempio esorta tutti (ma tutti chi???) a ringraziare Moratti, cioè la persona che più di tutti ha contribuito a rovinare il sistema calcio in Italia. Per esempio, e questa non so se definirla comica o volgare, forse entrambe le cose, si lancia in un consiglio talmente stupido che io, fossi in Andrea Agnelli, scriverei su pietra seguendolo come se fosse Vangelo:

Un consiglio, se possibile, al Presidente Agnelli: non ascolti più i suggerimenti di Marcello Lippi. Sarà stato anche un bravo allenatore ma come consigliere proprio non ci siamo.

Per snocciolare qualche dato a favore di questo presunto allenatore desidero ricordare:

  1. una brillante salvezza col Cesena di Lugaresi al primo anno di A come allenatore;
  2. qualificazione UEFA con un giovanissimo Napoli, non certo quello di Maradona;
  3. 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions, 1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa Europea, 1 Intercontinentale, 2 panchine d’oro, 2 volte migliore allenatore del mondo, 1 volta miglior tecnico europeo, 1 Coppa del Mondo.

Sarà stato pure antipatico, ma definirlo bravo allenatore è come dire che Criscitiello sia diventato un giornalista libero: una stronzata colossale! I miei rispetti, Direttore!

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All’estero il calcio lo vedono così! Vediamo le differenze con questa strana stampa italica

La visione dell’Italia dall’Italia è semplicemente magnifica: siamo i migliori, siamo i più invidiati, siamo i più belli, siamo i più grandi. Autoreferenzialità allo stato puro, fantasia al servizio di pochi padroncini. E’ la stampa italiana che ha perso da tempo valori quali la coscienza, la realtà, la dignità professionale. Se provate a fare un giro fra i principali tabloid internazionali (Germania, Spagna, Inghilterra rispettivamente nei paragrafetti che seguono) noterete enormi diversità nel trattare i vari argomenti. E’ curioso: in Italia lottiamo e manifestiamo per rendere liberi gli altri paesi, giustamente per carità, ma non facciamo nulla per liberare noi stessi dalla malapolitica e malainformazione. Curioso, ma è l’Italia!

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Leonardo, Benitez e le sconfitte

In Germania si sono chiesti perché in Italia Leonardo e l’Atalanta di Milano non abbiano subito un analogo massacro toccato alla Roma e al Milan. Come un grande lettore della Cazzetta-Rosa tentava di far notare, la Juve non è stata presa in considerazione perché assente dalla Champions League. Fatto ancora più grave di una eliminazione contro Tottenham o contro qualche squadra dell’est.

Benitez aveva, a suo tempo, lanciato più di una frecciata all’indirizzo di Moratti e della sua società. Ma in Italia venne bollato come un fallito, come un allenatore mediocre, uno che non poteva allenare le grandi squadre. Uno, insomma, non da Seconda Squadra di Milano. Ed in effetti è proprio così: troppo competente e signore per stare su quella panchina. Molti hanno dimenticato le sue vittorie, nemmeno lontanamente paragonabili a scudetti di cartone e trofei di fango.

Leonardo ha completamente fallito le 4 partite da non fallire, nelle quali ha subito la bellezza di 11 reti, mettendone a segno soltanto 3. Le partite in questione hanno diversi significati: contro la Juve una testata di Matri ha abbattuto la squadra campione del sistema solare, distruggendola pure sul piano della personalità e del gioco. Nel derby scudetto contro i cugini rossoneri privi di Ibra è arrivata addirittura la disfatta più clamorosa: 3-0 secco, delusione dei big e tutti a casa con la testa sotto la sabbia.

Per finire con la doppia sfida contro lo Schalke 04, decimo nel proprio campionato, costretto al cambio di panchina dopo la disastrosa stagione fino a quel punto giocata. Arrivato a Milano con una sfilza di assenze importanti ha infilato 5 gol, con la sensazione fastidiosa di poterne fare anche di più. Vittoria nel risultato e nel gioco. Ancora carenze di personalità e di idee tattiche per la banda di Leonardo. E qualificazione già persa nella gara di andata a San Siro. Roba da romanzo thriller, ma, come negli ultimi 120 anni, non ci sono complotti. Niente arbitraggio a favore, niente vittoria. Nella gara di ritorno, se possibile, la sconfitta più amara. D’accordo che la qualificazione era bella che andata, ma almeno una vittoria d’orgoglio. Niente: 2-1 secco per Raul e riserve.

Oggi Leonardo è coccolato e difeso, mentre altri suoi colleghi sono stati dati in pasto ai leoni per molto molto meno. Sarà il richiamo del padrone ad aver attutito le critiche? Se lo chiede il Bild tedesco.

Mou e la stampa spagnola

In Italia certi giornalisti – e mi scuso per la parola forte giornalista – sbavavano. Lecchinaggio vergognoso per un tizio che avrà pur vinto qualcosina, ma a livello umano è pari al peggior vicino di casa che ti frega il posteggio e mostra costantemente un’arroganza insopportabile. Guadagna una montagna di soldi epperò si vergognò per Calciopoli di dare da mangiare alla sua famiglia: roba da augurargli un periodo nerissimo economicamente, così almeno prova per davvero cosa significano quelle parole così gratuitamente regalate alla stampa!

Maestro nel distruggere il gioco avversario coprendosi a più non posso e sfidando le impervie avversarie col contropiede e i soliti giochetti arbitrali, non ha mai avuto il coraggio di intraprendere un discorso serio o serioso con chi gli ha regalato questo personaggio: la stampa. In Italia sbavavano, all’estero invece sfoggiano una dignità professionale e un’altezza morale che in questa penisola ce li sogniamo. E quindi, quando un giorno prima del clasico Murigno non si presenta, i giornalisti disertano e se ne sbattono altamente del suo ruolo e della sua figura.

La Cazzetta-Rosa ha raccontato l’episodio vergognoso con ironica facilità, ma così non è. I soldi che prendi implicano un determinato atteggiamento, perché è lo spettacolo che deve andare avanti. Questa invece si chiama vigliaccheria e miserabile atteggiamento. In Spagna non sono contenti, in Italia sì. Che tristezza!

La radiazione di Moggi, la Prescrizione Breve e la revisione (im)possibile

In Inghilterra non riescono a capire i meccanismi della giustizia sportiva italiana. Cerchiamo di capirci con due episodi molto chiari: Gattuso tira una testata e perde la testa in quel modo contro un dirigente del Tottenham, reo di essersi qualificato ai danni della squadra di Berlusconi. Squalifica esemplare, perché il palcoscenico della Champions diventa in quel momento un’aggravante, e in Italia subito la difesa a oltranza. Gattuso fa addirittura beneficienza dice la solita Cazzetta-Rosa: quale sia il nesso… non è dato sapersi!

L’altro episodio che la stampa inglese non riesce proprio a districare è il Processo di Napoli. O Calciopoli o Farsopoli. O, più propriamente, Processo contro Moggi e la Juve. Bene, adesso si gioca un altro round. Paradossalmente è quello più divertente. Si dovrà decidere della radiazione di Moggi. Ma per tale procedimento è necessario passare in rassegna quanto emerso a Napoli, davanti al Giudice Casoria (sulla quale pende la terza istanza di ricusazione). La stampa inglese si domanda quanto segue:

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Come si può emettere radiazione quando a Napoli non è emersa alcuna prova, anche minima, circa la colpevolezza del Direttore Moggi?

Lo chiamano addirittura Direttore, loro che affibbiano volentieri le peggiori accuse e i i peggiori nomignoli a qualunque personalità di spicco del mondo reale. Ma torniamo alla domanda: evidentemente in Inghilterra sono in possesso di informazioni che qui in Italia sono state tutte nascoste, raccontate male, non raccontate, ignorate o volgarmente trasformate in altre informazioni.

Ma torniamo pure al discorso principale: come si può decidere della radiazione di Moggi quando non esiste alcun procedimento in grado di superare lo scoglio della risata (lasciamo stare la giurisprudenza)? La radiazione è presa quando circostanze oggettive ne giustificano la sanzione. Chi riesce ora a trovare un episodio tale da giustificare la radiazione?

Esistono due pozzi da cui trarre (provare a trarre) tali episodi: il Processo GEA e il Processo di Napoli. Non valgono le multe per divieto di sosta (ancora il Sun) o ritardi nel pagamento di bollette di luce, acqua o gas.

Soprattutto la domanda che uno strano giornalista che racconta la realtà (specie in via di estinzione qui in Italia) si pone è la seguente:

Che succede se la radiazione non passa?

In pratica, visto che all’estero Calciopoli ha suscitato tanto interesse quanto l’ennesimo divorzio/matrimonio di Liz Taylor (pace all’anima sua), si chiede cosa accadrebbe in Italia nel caso in cui Moggi non venisse radiato. La risposta più coerente con la teoria darwiniana secondo cui l’uomo possiede una intelligenza superiore a quella del macaco suggerirebbe di riaprire il Processo Sportivo che ha portato la Juve in B, se non altro per capire se anche altre squadre meritavano quella sanzione. O qualcosa di più. O se la Juve avrebbe diritto a qualche tipo di risarcimento (che adesso è quantificabile in una cifra astronomica).

Ma il giornalista sta ponendo una domanda sbagliata, nel modo sbagliato. L’unica risposta possibile in Italia è: NO! Anche se Moggi venisse radiato non accadrebbe nulla. Perché siamo in Italia! Il Paese dei Moratti e dei Berlusconi! Che strana gente questi giornalisti esteri!

Il fair play finanziario di Galliani

UEFA e fair play finanziario: i due tasselli per tentare di porre in essere un minimo di equilibrio economico/sportivo fra le migliaia di società operanti nel calcio ad alto livello. Il concetto è alto e sublime, ecco perché Galliani non è riuscito minimamente ad afferrarlo. Galliani capisce solo di vagonate di milioni messi a disposizione dal suo padroncino per il calciomercato e tanti giovani da pagare profumatamente in giro per il mondo. Stop, questo è il suo livello.

Dico questo perché Galliani non perde occasione per ribadire il suo concetto di calcio: il Milan detta le leggi, gli altri le devono rispettare. Il problema del fair play finanziario è semplicissimo: se passa la variabile di successo di una società diventa la competenza e la perspicacia dei propri dirigenti. Ecco la paura, come peraltro dimostra la recente storia rossonera di Galliani e quell’invito pubblico di Berlusconi rivolto a Moggi e Giraudo per fare grande il Milan senza fare esclusivo affidamento al suo portafogli (e qualcuno vede in questo episodio la genesi di Calciopoli, compreso me).

Gary Neville sceglie la Juve

Gary Neville lascia il calcio. A maggio giocherà le ultime partite. L’addio ufficiale è fissato in un match che il Manchester United giocherà con un grande club europeo. E’ stata una ufficiosa dichiarazione di Gary Neville e tutti si sono affrettati a capire quale fosse questa squadra. Dal Real al Barca, dall’Arsenal al Milan. Invece no. Fergusson ha avuto nella sua carriera pochissime squadre di riferimento e fra queste la Juve di Lippi. C’è una intervista rilasciata a un giornale italiano che non si riesce più a trovare (http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/30687/Ferguson:+%C2%ABJuve+anni+’90+squadra+ideale%C2%BB, http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2009/12/02-47339/Storiche+citazioni+di+juventini+veri+-+COMMENTA, http://it.wikiquote.org/wiki/Alex_Ferguson). In poche parole Fergusson raccontò come il Manchester di fine anni ’90 guardava regolarmente la Juve di Lippi (battuta poi nel 1999 in semifinale di Champions), soprattutto quella di metà anni ’90 e faceva studiare ai propri giocatori movimenti e soprattutto mentalità dei vari Conte e Davids, Zidane e Del Piero, Montero e Ferrara. Gary Neville è un allievo di Fergusson e ha pensato benissimo di scegliere proprio la Juve come club col quale chiudere la carriera. La data non è ancora fissata, così come si attende conferma ufficiale dell’evento, in ogni caso resta l’onore di un simile pensiero. In Italia non è stata scritta nemmeno una riga. Che strani questi paesi dell’estero!

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Tuttosport la spara grossa: Ibra alla Juve!

Non passa giorno che la redazione di Tuttosport non alzi il gomito. L’effetto è solitamente il titolo sul giornale del giorno dopo, quello scritto in bianco su sfondo blu. Ormai famosi, famosissimi.

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In una recente edizione ecco l’ennesima sparata, a conferma che quel documento firmato da Andrea Agnelli ha senso di esistere e molti tifosi bianconeri, quelli veri, dovrebbero cominciare a prendere le distanze da una serie di fogli che hanno il solo effetto di generare confusione e falsi obiettivi.

Veniamo al punto.

Nedved è entrato nel CdA bianconero grazie alla sua storia e, soprattutto, all’amicizia che lo lega ad Andrea Agnelli, l’attuale Presidente della Juve. Nedved è stato vicino a Mino Raiola, il pizzaiolo che cura gli interessi dello svedese che Moggi prese a fine marzo dall’Ajax per 19 milioni di euro. La storia ovviamente parla di un contratto depositato soltanto il 31 agosto, ma le recenti dichiarazione dell’ex direttore sportivo della più famosa squadra olandese hanno rivelato quella che fu una trattativa per nulla semplice.

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Ed ecco la magia. Un sorta di sillogismo di difficile dimostrazione: Nedved chiama Raiola che porta Ibra alla Juve!

E giù, le tirature aumentano, i giornali si vendono e sono tutti contenti. Mentre al bar senti i soliti antijuventini che si divertono come dei pazzi, e hanno non una, ma mille ragioni per farlo. Dall’altra parte senti pure una serie di persone che dicono di tifare Juve e che se la prendono con Andrea Agnelli perché non compra Ibra. Fortunatamente esistono moltissime persone che conservano un minimo di coscienza critica. Queste persone ti direbbero le seguenti cose:

  1. lo stipendio di Ibra è pari, circa, a quello di Del Piero e Quagliarella e Marchisio e Matri, cioè i 4 pilastri da cui ripartirà la Juve il prossimo anno. Nessuno può dargli quanto lo svedese chiede. Nessuno alla Juve si intende;
  2. ammesso che qualcuno paghi lo stipendio, dove si trovano i soldi per convincere il Barcelona a mollare il suo cartellino? Si parte da una base di almeno 26/28 milioni di euro per un giocatore che va verso i 30 anni;
  3. ammesso che si trovino anche i soldi per il cartellino, perché il Milan dovrebbe privarsene?
  4. ammesso che il Milan se ne privi, perché Ibra dovrebbe accettare un campionato non da protagonista e niente Champions?
  5. ammesso che Ibra accetti, perché ci sarebbe solo la Juve sulle tracce dello svedese?

Cinque dettagli mica male in ostacolo alla trattavia. Ma tant’é, Tuttosport ha trovato la chiave di tutto. Ma c’è di più.

Ragionando con la logica di Tuttosport si potrebbe concludere che (che lassù qualcuno mi perdoni per quanto sto per dire): Boniperti ha giocato con John Charles, Boniperti è vivo, quindi John Charles è vivo. Amen.

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