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Mese: August 2011

Fermate De Laurentiis e le sue ridicole dichiarazioni

Che il mondo del calcio è stato da sempre squilibrato e difficile da interpretare, a livello di politica del pallone, è un fatto talmente accertato ed evidente che risulta banale puntualizzarlo. Ma adesso stiamo toccando, limitatamente in Italia, punte ridicole e, francamente, deprimenti. Mi riferisco a De Laurentiis, una figura che avevo accolto tanti anni fa con tanta euforia: pensavo che un top manager potesse realmente portare un po’ di luce in un mondo poco chiaro come quello del calcio italiano. Ma mi sbagliavo. Mi sono sbagliato. E anche di molto.

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Da un po’ di anni De Laurentiis ha deciso di impersonare un attore, peraltro non così bravo come quelli che ingaggio per i suoi film di successo. E nemmeno la sceneggiatura è delle migliori. Abbiamo assistito, specie negli ultimi mesi, a uscite senza senno, circa i più disparati argomenti pallonari. In questa settimana si è davvero superato.

Cominciamo dai sorteggi di Champions League, qualcosa che, in rappresentanza del Napoli Calcio e di Napoli tutta, doveva essere onorato con ben altre dichiarazioni. E invece… vittima, De Laurentiis, di un sorteggio poco fortunato che rischia seriamente di compromettere il cammino dei partenopei, il Presidente si è lanciato in un’accusa vuota e irriverente: “Come sapete” – cercando di nascondere, non riuscendovi, tutto il disappunto per le tre squadre che il Napoli si trova nel girone – “io non credo alla Champions. Perché noi presidenti non ci facciamo un torneo europeo?“. Di che razza di torneo parla? Rifacendomi alla Gialappa’s Band, cosa avrà voluto mai dire?

La Champions League è il massimo torneo continentale e, de facto, il massimo torneo mondiale dedicato ai club, visto che vi giocano i migliori giocatori del mondo e le migliori squadre del mondo. La formula della Champions League, modificata più volte nel corso degli ultimi anni, è andata cambiando per volere di alcuni club e di un organismo, la FIFA, che ogni tanto ci regala colpi di genio assoluti. Ma tant’é: lo spettacolo è rimasto immutato, forse meno affascinante di quando a sfidarsi erano solo e solamente le vincitrici dei campionati nazionali, ma questo è un mio personale pensiero. Se De Laurentiis non apprezza quello che è il torneo più ambito… che abbia il coraggio di rinunciare così da dedicarsi esclusivamente al campionato. Oltretutto non si capisce bene la sostanza della critica e dello sfogo: sarebbe opportuno mettere in chiaro i punti del torneo che lui vorrebbe modificare. In più, come dice bene Luciano Moggi dalle pagine di Libero, adesso viene il difficile: il Napoli dovrà scontrarsi con serie realtà europee e dovrà dimostrare di essere squadra. Piangere prima, accampare scuse e scatenare simili polemiche appare irriguardoso nei confronti di un destino che col Napoli Calcio è stato certamente benevolo (con ampi meriti di Pierpaolo Marino e dello stesso, ci mancherebbe, De Laurentiis). Anche perché questo atteggiamento potrebbe ritorcersi contro nel caso di vittorie clamorose.

De Laurentiis è comunque vittima di una farsa che ha investito parecchi presidenti, convinti davvero che bastava eliminare la Juve per guadagnare il posto che è (dovrebbe essere) solo dei grandi. Presidenti che sono rimasti scottati, forse anche più delusi di prima, prima di Calciopoli cioè. L’inganno di Auricchio e Guido Rossi è ormai svelato, ma le ferite sono ancora aperte. E sono quelle ferite che hanno permesso di eludere ogni tipo di regola, così De Laurentiis o Zamparini, Moratti o Preziosi, hanno potuto fare e disfare a loro piacimento. Ancora c’è qualche ostacolo e De Laurentiis lo sottolinea:

Non capisco perché il calciomercato è in mano ai procuratori e non a noi che gestiamo il gioco.

Vero, tutto vero, ma tutto anche normale e banale. Chissà in che Paese ha vissuto De Laurentiis prima di addentrarsi nei meandri del calcio. Chissà, soprattutto, che idea di calcio e calciomercato ha De Laurentiis che con i procuratori ha recentemente litigato e non poco: leggi il caso Criscito e alcuni giocatori napoletani, leggi le difficoltà di arrivare a Inler per le intromissioni della Juve, leggi le difficoltà nel placare i casi scottanti di Lavezzi e Hamsik (probabilmente nelle mani di Moratti, visto come si è conclusa la vicenda Pandev). Anche qui, però, De Laurentiis lancia la polemica, urla, sbraita, ma il discorso è vuoto di nuove proposte, di allettanti idee.

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De Laurentiis si confonde e confonde circa lo sciopero. Sciopero dettato dai calciatori per motivi che esulano dal contenuto di questo articolo, ma sciopero che doveva essere sciopero, e sciopero non è stato. Una buffonata assistere a due match fra quattro squadre di Serie A: Moratti contro Campedelli, Zamparini contro De Laurentiis. Quest’ultimo ha dimostrato la pochezza di serietà che oggi gravita sul calcio italiano: “Ho chiamato Zamparini ed è bastato poco per allestire un’amichevole“. E lo sciopero? E i milioni di tifosi traditi da beniamini che certo non escono bene da questa vicenda, ancora tutta da chiarire? In questo senso, il gesto più autorevole è stato quello di Della Valle: in busta paga verrà sottratto parte dello stipendio e i lavori, in casa Viola, sono rimasti chiusi. Che sciopero sia, in rispetto di chi sciopera per davvero e per motivi assolutamente ben superiori e seri di questi curiosi ragazzi privilegiati senza alcun briciolo di rispetto verso chi li fa grandi (cioè i tifosi che pagano, loro sì, biglietti, sciarpe, magliette, gadget, e via così). In quella che doveva essere la prima giornata del nuovo campionato, assistere a due amichevoli di siffatto genere è oltre modo ridicolo e – scusate, ma la penso proprio così – appare come una grossa presa per il culo.

Che poi, come qualcuno sottolineava oggi al bar, un’altra frase di De Laurentiis, alla luce dei risultati sul campo di quelle amichevoli, appare stonata, priva di senso:

Non vorrei che qualche presidente avesse tirato acqua al suo mulino perché ha 40 giocatori in rosa.

Il riferimento è limpido: la Juve di Andrea Agnelli che, a dire del Presidente del Napoli, sta agitando le acque con questo suo senso di parità, di equità e sete di giustizia per quanto subito dalla sua squadra in questi anni di processi veloci e farseschi. Detto in altro modo, se c’era squadra che non voleva giocare per via di defezioni, di cessioni e di acquisti non completati… questa è proprio la squadra del suo amico Massimo Moratti.

Mi avvio alla conclusione di questo memorial delle cazzate evidenziando forse la più grossa, forse la più volgare, qualcosa su cui i tecnici delle Nazionali dovranno ragionare e la Federazione Italiana dovrà (dovrebbe) prendere provvedimenti:

Non voglio più prestare giocatori alle Nazionali. Andrò a parlare con Blatter: le partite delle Nazionali si giochino a giugno, luglio e agosto, ma durante l’anno no.

Per me, commentare un simile scempio, è dura. E’ dura perché dovrei sciorinare brutti e negativi termini, parolacce a raffica, e non voglio farlo. Mi devo limitare a sottolineare che forse De Laurentiis è preda di un attacco virale, di quelli che attaccano le cellule nervose e impediscono di ragionare come nella natura dell’essere umano. Perché, e mi rifaccio ancora a Moggi, parlare troppo porta a brutte sorprese. Una manita è già andata in archivio e non è stato un bello spettacolo per il calcio italiano. Da adesso però, la manite potrebbero diventare ufficiali. E sbraitare è solo la reazione meno idonea per diventare grandi. E’ dei piccoli uomini con il capriccio di apparire grandi. Grandi per davvero, e non a parole!

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Non era forse meglio riprendersi Giovinco? Certo che no, ecco il perché!

Succoso articolo quello di Claudio Calimera su TuttoJuve. Interessante spunto di riflessione su Giovinco e i nuovi arrivati. Ed ecco la mia risposta.

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Emanuele Giaccherini è un esterno classico, una sorta di vecchia ala, almeno nella definizione degli anni ’60/70: baricentro basso, velocità, dribbling e tanta corsa. Erano gli ingredienti degli uomini che arrivarono dall’estero (tipo Haller, certo più attaccante) o che crebbero nel vivaio (tipo il Barone Causio, forse uno dei più forti di sempre nel suo ruolo). E Giaccherini ha le caratteristiche per vivere sull’esterno e per praticare il calcio offensivo di Antonio Conte: ha dinamismo e forza, velocità e buon dribbling. Certo la tecnica non è sopraffina, ma sono principalmente le prima 4 caratteristiche che servono a Conte che lo ha voluto fortemente.

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Estigarribia è invece un eclettico esterno d’attacco, molto innamorato del dribbling e della gomera, che andrebbe valutato nel tosto campionato italiano. Gran corsa e velocità di base, il paraguaiano è dotato di un buon sinistro per mettere dentro traversoni pericolosi o per tentare la via della rete. Curioso scoop: era lui che attendeva il passaporto per il passaggio alla Juve (ormai da 2 mesi) e non Michel Bastos su cui i giornali hanno sbattuto violentemente la testa (e anche io, in questo blog), a conferma di come Conte e Marotta abbiano davvero operato sott’acqua, senza far filtrare quasi mai l’obiettivo puntato. A scanso di polemiche, e basta YouTube, né Andrea Agnelli né Marotta hanno mai fatto nomi durante le interviste, ma hanno sempre risposto alla stessa maniera ai nomi fatti dai cronisti. Almeno di questo dovremmo essere grati: non siamo a livello di Moggi (nemmeno la moglie sapeva chi stava trattando), ma sinora è stato fatto un buon lavoro mediatico.

Contrariamente a questi due, Giovinco è un trequartista puro e semplice. Sull’esterno ha giocato alla sua prima partecipazione in Serie A, con l’Empoli di Cagni che spesso lo schierava come quinto centrocampista a sinistra o a destra. Ma non è il suo habitat naturale. Sebastian Giovinco è un fantasista che può partire largo, ma ha bisogno di accentrarsi e liberare le sue idee. Conte lo avrebbe voluto alla Juve per provarlo da esterno e chissà cosa avrebbe potuto fare. Ma in quei due maledetti ruoli, l’ala, Giovinco faticherebbe. Faticherebbe col peso, nella corsa e nei polmoni, a dispetto di due piedi fatati e ottima capacità di assist-man. Ma sarebbe rimasto un adattato al ruolo di esterno di centrocampo, oltretutto con zero capacità difensive.

Giovinco alla Juve può solo tornare da seconda punta, ma vista la presenza di Quagliarella e Vucinic mi sento di poter escludere un ritorno a breve. Chissà, forse il prossimo anno potrebbe raccogliere l’eredità di Del Piero. Chissà, certo non quest’anno. Certo non da ala.

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Risposta a Carlo Nesti sui “top player”

Ho grande stima di Carlo Nesti, accresciuta dopo aver letto questo articolo. Articolo che condivido, che sottoscriverei tranne per un mio maledetto vizio di forma: cerco sempre di pesare le mie fantasie con una dura realtà che, in particolare quella della Juve, è fin troppo chiara.

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In sintesi Carlo Nesti ha così scritto: dovevano arrivare gente del calibro di Aguero, Beppe Rossi, Nani e Bastos, sono invece arrivati Giaccherini (che per la panca è più che ottimo), Estigarribia (sottovalutato: in Copa America ha davvero impressionato per velocità e dribbling, cioè le caratteristiche che Conte chiede ai suoi esterni) e Vucinic. Concetto sublime, ma nella sostanza non è detto che i milioni spesi per gli ultimi tre non valgano quanto e forse di più per i milioni che si sarebbero dovuti spendere per i primi quattro. Il campo darà il verdetto.

In realtà, i milioni per Aguero erano gli unici a essere stati benedetti dai tifosi, ma 45 erano troppi, davvero tanti, e inoltre il milione di euro netto che l’argentino guadagna ora a Manchester è follia pura. Gli altri tre sono invece giocatori davvero ottimi: Beppe Rossi mi piace da matti, ma comprare lui voleva dire rinunciare a uno fra Matri e Quagliarella, forse proprio a Quagliarella e io insisterei nel dare un’altra chance a Fabio il Pazzo (un’altra nel senso che si spera non subisca più stop e infortuni).

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Su Nani e Michel Bastos mi rifaccio a Conte: il primo è discontinuo, mentre il secondo è poco utile ai suoi schemi, avendo caratteristiche più da fluidificante.

Viceversa, per il modo in cui è stato preso il paraguaiano, Marotta ha chiuso un grande affare: il 23enne deve soltanto replicare quanto fatto vedere in Copa America e cioè tanta corsa, tanta velocità e tanti dribbling. A sinistra in particolare, visto che la fascia destra è ben presidiata da Krasic (forse fermo ai box per la prima giornata di campionato). Sempre a sinistra, o a destra, è indifferente, possono poi operare Giaccherini (curioso di vederlo sotto i consigli di Conte) e Pepe, due ottimi rincalzi. Considerando Pasquato, il mister bianconero ha ora ben 5 giocatori specialisti della fascia e probabilmente il talentino ex-Modena andrà in prestito a farsi le ossa in qualche cosidetta piccola della Serie A.

Su Vucinic, beh, parlano le prime uscite nelle amichevoli. Tanta, ma proprio tanta, classe e un indizio di totale complementarietà con le idee di Del Piero (sciopero permettendo, vedremo questa coppia domenica sera al Friuli). Più qualche gol che non guasta mai. Più tanta corsa e la possibilità di operare da esterno o da seconda punta o, come al Trofeo TIM, da prima punta. E’ costato solo 15 milioni di euri, praticamente la metà di Beppe Rossi e un terzo di Aguero.

Sarebbe piaciuto anche a me comprare la maglia numero 11 di Aguero o la 9 di Beppe Rossi o la 17 di Nani, ma Marotta ha dovuto ancora una volta affrontare un mercato molto strano e immani ostacoli per piazzare gli scarti in uscita. C’è ancora qualcosa da spendere, forse per il difensore centrale. Più di questo… io non mi sento proprio di chiedere a Marotta. Fermo restando che, per la prima volta dopo Calciopoli, la società Juventus ha assecondato in tutto e per tutto le volontà del proprio allenatore. Il che è già un grande vantaggio.

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Mourinho il camorrista?

E’ decisamente deprimente quanto accaduto in Spagna fra Mourinho e tutto il calcio spagnolo. Dopo le vergognose dichiarazioni al termine della semifinale meritatamente persa contro il Barcelona, il tecnico portoghese si è reso protagonista di un increscioso episodio.

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Nel match di ritorno della Supercoppa Spagnola al Camp Nou l’allenatore del Real Madrid ha aggredito il vice di Guardiola infilandogli un dito in un occhio. Roba da manicomio. Di certo un brutto colpo all’immagine di una società, il Real Madrid, che col tecnico portoghese ha dovuto subire aspre polemiche da parte di tutto il movimento calcistico mondiale. Dai cartellini gialli spudoratamente pilotati alla conferenza-stampa-vergogna in cui a essere attaccata è stata addirittura l’Unicef, per finire al dito nell’occhio.

I quotidiani spagnoli sono clamorosamente uniti nel non perdonare il gesto di Mourinho, criticato perfino dai più accaniti tifosi blancos che sembrano aver esaurito ogni indulgenza.

Il Barcelona ha già fatto sapere che non presenterà denuncia contro il tecnico ex-inter districandosi dalla polemica col solito stile di chi si sente superiore, in tutti i sensi.

I giornali iberici hanno avuto mano pesante nei giudizi. El Pais ha scritto di una

[...] aggressione codarda da parte di Mourinho che invece di scusarsi ha ancora mancato di rispetto con una faccia da anatra reale.

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Di più, l’autorevole quotidiano spagnolo chiede l’intervento diretto del Real Madrid che

[...] non può certo tollerare questo atteggiamento perché Mourinho ha sporcato l’istituzione blanca davanti al mondo.

Difficile dare torto a El Pais. Non sono stati meno teneri Xavi e Piqué immediatamente nel postpartita: i due hanno parlato di “spettacolo pietoso” e di un Mourinho che “sta distruggendo il calcio spagnolo”.

Il tecnico non ha ancora replicato e sembra proprio destinato a rimanere muto. Finiti i tempi dell’italico lecchinaggio dove cronisti e giornalisti preferivano insabbiare dignità morale e professionale per far contento il suo ex presidente. Finita l’era di una TV che mistificava una realtà fin troppo palese.

Come in Inghilterra, peggio che in Inghilterra, questo giullare del calcio dimostra scarsa personalità e cattiva educazione nei confronti di un mondo che gli ha dato tanto, sicuramente sotto il profilo economico. Chissà se adesso proverà un po’ di vergogna nel dar da mangiare ai suoi figli con il lauto stipendio che il Real Madrid gli ha sottoscritto.

L’immagine che viene fuori da questo ultimo gesto inconsulto è ancora più rovinata. E’ la figura di un piccolo uomo, di un bambino viziato cui i precedenti padri-presidenti avevano regalato tutto (compreso qualche trofeo di carta e cartone) e ora che si trova davvero un avversario di fronte è costretto ai capricci e alle cattiverie più ridicole e folli, sia che si tratti di parole o di gesti. E’ purtroppo l’esempio più spartano di un calcio che non riconosco più: gli imbecilli guadagnano scena e soldi e successo, le persone vere sono relegate a ruoli marginali, a un triste silenzio che annebbia coscienze e – permettetemi – anche un po’ di passione.

Tant’é: così è se vi pare…

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La Juve dopo il Trofeo TIM

Un secondo posto il cui valore è pari al primo dei nerazzurri e al terzo dei rossoneri. Un allenamento, forse qualcosa di più visto che tutte e tre le formazioni volevano ben figurare. Assenze e condizione di forma pressocché equa fra le sfidanti, e a destare la migliore impressione è stata sicuramente la Juventus.

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La creatura di Antonio Conte ha preso già una forma molto vicina al 4-2-4 dei sogni del tecnico leccese, mentre la sostanza è in via di definizione.

Mancano, e si vede, e si sente, due ali con fiato e forza a sufficienza per spingere e creare gli spazi dove infilarsi e dove cercheranno fortuna gli attaccanti centrali. Marotta e Paratici hanno ricevuto i complimenti di Conte per l’acquisto di Vidal, la sorpresa dell’intera serata di amichevoli, ma dovranno ancora impegnarsi a fondo per completare la rosa apparsa, appunto, incompleta. Sulla lista degli acquisti un difensore centrale, nonostante gli indubbi progressi di Barzagli e Bonucci (forse non bastevoli per la sicurezza di Conte), e un’ala sinistra. I candidati sono davvero tanti, forse troppi: di sicuro qualcosa la Juve farà nelle ultime ore di mercato, magari a preliminari di Champions conclusi.

Per il resto la banda bianconera sta diventando sempre più padrona di meccanismi e sincronismi votati al gioco offensivo e allo spettacolo: quando Pirlo innesca le ali o le punte allungando la squadra, per il tifoso è un vero piacere assistere alle sgroppate ora di Pasquato e Krasic ora di Vucinic e Matri. Quando Marchisio amministra palla e il centrocampo applica la regola dei “tanti tocchi e palla lunga” la Juve scatena l’urlo degli spalti (ieri a maggioranza bianconera, vuoi perché la Juve è la Juve, vuoi per Antonio Conte idolo dei baresi per il fantastico anno del 2009).

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A dispetto delle passate stagioni la Juve spreca meno palloni e tenta una manovra avvolgente e veloce, tale da portare presto i giocatori d’attacco alla conclusione o al traversone. In evidenza le doti tecniche di Vucinic sia quando opera spalle alla porta sia quando è invece lui a involarsi verso la porta. Grande gol quello ai nerazzurri, ma soprattutto grande azione. Così come ottimo lo spirito di applicazione e l’efficacia di Alessandro Matri. Solo e isolato nella prima parte di gara col Milan ha saputo impegnare Nesta che è stato sempre saltato. Da applausi un’azione solitaria di oltre 30 metri palla al piede fermata solo con un fallo dal limite dell’area di rigore. Il bomber ex-Cagliari è già in forma e supportato da una seconda punta dall’assist facile e da due potenti ali può davvero far bene quest’anno.

Antonio Conte ha mischiato un po’ le acque: partito col 4-2-4 nella gara contro l’Atalanta di Milano è poi passato al 4-3-3 e poi al 4-2-3-1 contro i rossoneri, senza per nulla impressionare. L’idea che mi sono fatto, in parte confermata nel post-partita, è questa: Conte ha voluto regalare a Vidal l’occasione di poter giocare in 3 ruoli differenti: sinistra, trequartista alle spalle di Matri ed esterno destro nel 4-2-3-1. Il cileno è un tipo dinamico, dai buoni piedi e da una grinta non indifferente. Con pochi giorni d’allenamento e poca conoscenza dei compagni e dei moduli di Conte si è comunque inserito alla grande. Con la complicità del portiere Roma è riuscito ad andare subito in gol e poi ha rischiato la doppietta con un grande inserimento e ha infine servito l’assist-vittoria per la testa di Alessandro Matri. I complimenti a Marotta e Paratici sono arrivati da Conte, ma non dubito che molti tifosi abbiano partorito lo stesso pensiero del tecnico bianconero.

Capitolo attacco. Se Matri ha confermato la bontà del suo gioco e una condizione mentale invidiabile (sempre combattivo e grintoso e molto lucido nel leggere ogni azione d’attacco), Vucinic e Del Piero sono sembrati in palla nel ruolo di seconda punta. Dotati tecnicamente, hanno potuto contare sulle geometrie e la genialità di Pirlo e hanno potuto esprimere le idee, ben supportati dalle ali e dalla prima punta. In attesa di Quagliarella, l’attacco è il reparto che pare più completo.

Difesa. I terzini non danno alcun problema: autoritario Lichtsteiner, propositivo Ziegler. Barzagli e Bonucci stanno rendendo bene: si tratta di capire se la Juve può sentirsi al sicuro con loro due più il titolare Chiellini. O, e sembra la scelta di Conte e Marotta, cercare un leader difensivo esperiente e di ottimo livello. In ogni caso la Juve si ritroverebbe una buona coppia di centrali che è crollata solo dopo un errore di Vidal in fase di uscita e su una palla inattiva.

In definitiva una buona Juve, in crescita e in attesa degli ultimi due colpi.

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Presidente Andrea Agnelli: grazie!

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Gentilissimo Presidente Andrea,
le sue parole in conferenza stampa le aspettavamo da quel lontano 2006 e finalmente, dopo aver atteso lungo la riva del fiume per cinque lunghissimi anni, sono arrivate. Quelle parole avremmo voluto ascoltarle in quell’estate caldissima, quando il gioco del momento era il tiro al piccione nei confronti della società Juventus e tutti si affannavano ad agitare il cappio da stringere al collo della Vecchia Signora, in primis quei pennivendoli che oggi con un’abile esibizione di trasformismo si affrettano ad abbandonare il padrone di turno alla ricerca di nuove scarpe da lustrare. Lei in quella tragica stagione non ricopriva ruoli ufficiali in seno alla società, quindi nessuno può muoverle colpe di immobilismo o di lassismo nel difendere i nostri colori, ma siamo sicuri che in cuor suo avrà sofferto molto per il vile attacco subito dalla creatura messa in piedi da suo Padre Umberto e da suo Zio Gianni.
Siamo tutti coscienti del fatto che, se fossero stati in vita i suoi illustri parenti, questa triste vicenda avrebbe assunto una diversa piega, infatti, una convergenza di poteri forti ha subdolamente approfittato del vuoto di potere e carisma lasciati da Umberto e Gianni Agnelli per architettare un piano doloso e fraudolento, al fine di imporre la propria egemonia sul calcio italiano. Con il suo arrivo le cose sono cambiate, lei ha mosso tutti i passi che la legge le consente per ristabilire quella parità di trattamento alla base di qualsiasi competizione sportiva ed ha pungolato e sensibilizzato la componente mediatica, che riveste un ruolo fondamentale
nell’indirizzare e creare quei famosi “sentimenti popolari”. Non si può nascondere il fatto che queste battaglie, prima ancora che nelle aule di tribunale, si combattono sulle pagine dei quotidiani, nelle televisioni, sul web e di questo dobbiamo dargliene atto, la sua prima vittoria, quella mediatica, l’ha abbondantemente ottenuta. La lettera scarlatta P (prescrizione) è ormai stata marchiata a fuoco sulle strisce degli ex onesti checchè ne dicano saggi, abeti e palazzi di turno.
Tutto ciò che sta venendo fuori dal processo di Napoli, grazie allo splendido lavoro dell’eccellente team di Moggi, richiede delle risposte che attendiamo da anni, e chi ha manipolato dovrà pagare. Siamo sicuri che lei non avrà pace finchè ciò non sarà avvenuto. In lei abbiamo creduto anche quando da altre parti la hanno frettolosamente bollata come attendista senza polso.
Mi lasci dire che merita delle scuse dopo le parole pesanti come macigni della conferenza stampa e soprattutto dopo le azioni concrete intraprese ed annunciate nei confronti della Figc. Tutto ciò che era nelle sue possibilità, l’ha fatto e non si preoccupi che continueremo a sostenere la sua battaglia, come abbiamo sempre fatto da cinque anni a questa parte, finalmente il nostro “esercito” ha trovato il suo degno Generale con il quale si potrà combattere fianco a fianco per raggiungere la vittoria costituita dal ristabilimento della verità.
Con l’augurio di poter festeggiare a breve nella nostra nuova casa nuovi trionfi, le diciamo un semplice ma sentito “GRAZIE”.
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Juve: passi avanti col Cuneo

I progressi sono evidenti e ora si attendono, per quanto comunque possano valere, gli scontri di più oggettiva difficoltà. La Juve di Conte mostra già un ottimo entusiasmo e buona conoscenza degli schemi più basilari del gioco del suo allenatore.

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Contro il Cuneo, al di là di otto gol che lasciano il tempo che trovano, i bianconeri hanno mostrato un sempre più convincente 4-2-4, mettendo in luce le doti di Matri, Vucinic, Krasic e di un centrocampo che viene dipinto in modo troppo negativo per quanto poi espresso.

Mi riferisco in modo particolare ad Andrea Pirlo, uno dei talenti più puri del calcio mondiale, uno dei pochi a custodire i segreti della regia nel calcio. Non spreca un pallone, dirige con maestria ogni tipo di azione, sia le uscite con palla dai difensori, sia gli attacchi, vedi gli assist pregiati ora per Krasic, ora per Vucinic, ora per Toni. Con Marchisio al fianco, e più tardi con Vidal, i centrali di centrocampo lavorano splendidamente la palla alternando il gioco corto, il tichi-taca che tanto piace a Conte, al gioco lungo, con i pressoché lanci perfetti di Pirlo a innescare le punte o le ali. In tal senso l’acquisto di Vucinic appare azzeccato.

Il montenegrino ha classe e corsa per interpretare la prima e la seconda punta e, come nei pensieri di Conte, per allargarsi cercando la superiorità numerica e quindi puntare la porta o servire l’attaccante in area. Sorprendente la naturalità con la quale ha scambiato di prima con Toni dando vita a giocate che hanno strappato sinceri applausi dei tifosi sugli spalti. Vucinic dà la sensazione di potersi integrare al meglio sia con Quagliarella sia con Matri. In più Conte può contare su un Toni sempre molto umile e impegnoso e un Del Piero che certo non potrà reggere il ritmo massacrante che il suo allenatore chiede agli uomini d’attacco.

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Da sottolineare la prova sempre più autorevole di Lichtsteiner (posto il basso livello degli avversari) e quella di Pasquato.

A proposito di giovani Marotta farà bene a valutare insieme all’allenatore le posizioni di Pasquato e Marrone. Il primo pare completamente a suo agio nel ruolo di attaccante esterno. Tecnica sopraffina, ottimo dribbling e buon palleggio, cui unisce una discreta velocità e resistenza. Farlo crescere insieme a Krasic, a Pepe e a chi verrà acquistato non é proprio una cattiva idea. Stesso discorso per Marrone che da Pirlo e con Pirlo può imparare l’arte della regia. Fisicamente pare peraltro già pronto per sostenere un campionato duro come quello italiano.

La difesa registra un’altra buona prova: i movimenti e il giro palla funzionano, adesso occorre un test contro attaccanti più probanti. Bonucci e Barzagli si giocano una maglia da titolare se non accadrà nulla sul mercato. L’ex Bari lancia segnali incoraggianti: l’anticipo è meno improvvisato, le sbavature diminuite. Ora è il caso di sciogliere un dubbio una volte per tutte: scommettere su questi due e rinunciare a un altro acquisto o andare dritti sul mercato?

A tre settimane dall’inizio del torneo italiano la Juve pare aver imboccato la giusta strada: Conte comanda (e basta leggere la sua rigidità in ogni allenamento) e il gruppo esegue.

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Mirko Vucinic: consigli per l’uso

E anche il sesto tassello è arrivato. Beppe Marotta ha tenuto la maglia bianconera mentre Mirko Vucinic si mostrava alle telecamere e ai flash dei fotografi. Nella sala trofei bianconera dove il cartone non è ammesso l’attaccante montenegrino era visibilmente emozionato.

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Parole al miele per Del Piero e Buffon e sorprendente massima disponibilità per un Antonio Conte che gode già della stima dell’ex-giallorosso.

E ora come si disporrà la Juve?

Alcune fonti piemontesi hanno timidamente sussurrato che Antonio Conte avrebbe già pronto il piano di riserva nel caso in cui il suo 4-2-4 fosse inapplicabile. Inapplicabile ora, subito, ovviamente. E il piano di riserva si chiama 4-3-3, con un supercentrocampo formato da Marchisio e Vidal ai lati di Pirlo e i 3 tenori d’attacco con Vucinic, Quagliarella e Matri. Con Krasic pronto a giocarsi le chance da terzo attaccante a partite in corso.

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Questa potrebbe già essere una possibile collocazione tattica per l’ex-romanista, completamente a suo agio in un gioco a tre uomini là davanti, come ai tempi del Lecce di Zeman dove esplose molti anni fa.

Viceversa, e non è un mistero, Conte lo aveva già suggerito proprio per il suo 4-2-4. Un assetto spregiudicato che prevede Krasic e Vucinic molto larghi, fin sulla linea degli attaccanti, e Quagliarella e Matri a fare rispettivamente la seconda e la prima punta. Roba da fantacalcio, roba che Antonio Conte sta spudoratmente tentando di applicare a questa Juve.

Inutile oggi parlare di risultati, opzioni, valori e via così. L’esperimento ha già avuto inizio e in queste prime amichevoli è apparsa lampante la mancanza di professionisti della corsia mancina. Dobbiamo ancora aspettare, con pazienza. Infatti non è detto che Vucinic rappresenti il tassello a sinistra. Almeno non definitivamente. Non sono del tutto tramontate le ipotesi che portano a Nani (complicatissimo, se non impossibile arrivare al portoghese) e Afellay (l’infortunio potrebbe rappesentare un forte sconto sul cartellino), con Vargas e Perotti in secondo fascia.

Di certo Vucinic è un acquisto strepitoso (per valore e economia): non sarà il fuoriclasse che accende le fantasie dei tifosi, ma potrebbe davvero risultare uno dei colpi più importanti di questo mercato. Perché al di là della corsia esterna, Vucinic può tranquillamente operare da prima o da seconda punta. Le sue doti tecniche nell’uno contro uno fanno al caso di Conte e anche la capacità realizzativa non è male, posto che non è un bomber tipo Trezeguet, tanto per intenderci. La coesistenza, insomma, con gli uomini già a disposizione della Juve non è in discussione.

Al campo l’ultima parola.

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Vacanze bianconere: grazie a tutti!

Gentili lettori bianconeri e cari tifosi di ogni altro colore,

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IoJuventino vi augura buone vacanze e una felice estate.

E’ giunto il momento di staccare la spina dopo 11 mesi carichi di lavoro.

Contrariamente a quanto si fa sul web, desidero ringraziare tutti gli affezionati lettori di questo blog che in questo ultimo anno hanno contribuito a rendere la mia vita più divertente.

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Si è gioito poco delle fortune della Juve sul campo, ma si è discusso ugualmente parecchio: di tattiche e di prestazioni, di giocatori che non andavano e di giocatori che potevano andare, di possibili acquisti e di probabili cessioni. Di allenatori e direttori generali. E sul web ho scoperto tanti tifosi veramente appassionati della Vecchia Signora e affascinati dal futuro prospettato da Andrea Agnelli. Futuro cui voglio credere, fortemente credere.

Sento pure di ringraziare i siti bianconeri più attivi: dagli eroici juventini veri di Ju29ro.com alla famiglia TuttoJuve.com, da JuveMania a JuveNews, dai blog quali CronacheBianconere a Il Blog dell’Uccellino Del Piero, da Orgoglio Bianconero a Il Mondo in Bianconero, da Bianco su Nero a il Blog nel Pallone. E, ultimo ma non certo per ordine di importanza, l’immane lavoro di Giù le mani dalla Juve.Tutte fonti di inestimabili notizie sulla mia Juve.

Non riuscirò ad aggiornare quotidianamente questo blog, spero solo di scrivere di tanto in tanto da qui a fine agosto.

Nel frattempo… forza Juve e grazie a tutti quelli che hanno commentato i miei post. A risentirci presto.

IoJuventino

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