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Mese: September 2011 (pagina 1 di 4)

Vendite Gazzetta dello Sport in calo: come la professionalità e l’onestà

Il dato emerge da Italia Oggi, fonte da cui si apprende che le vendite della Gazzetta dello Sport sono in calo.

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Torno a ripetere un concetto semplicissimo: tolti i bar e i barbieri, in tutta Italia, i lettori della rosea sono davvero pochissimi. E questo deriva da uno scarso approccio alla serietà della professione.

La Gazzetta ha venduto il -6,9% di copie, perdendo lettori, affezionati, ma soprattutto confermando un fatto: le loro notizie – ammesso che siano tali – e i loro servizi – altamente discutibili sotto il profilo dell’equità di giudizio e della trasparenza – non fanno più presa.

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Sarebbe ridicolo, poi, semplificare la perdita riconducendola allo “svegliar delle coscienze bianconere”, cioè al fatto che molti tifosi bianconeri si siano finalmente accorti del tranello in cui erano caduti leggendo i fogli rosa. No, il fatto è ben più complesso, e anche facile da capire.

Molti lettori non comprano più il giornale perché a quel giornale non credono più. Molta gente onesta non si fa più offuscare il cervello da stupidi editoriali e servizi di scarsa attinenza con la realtà.

Molti lettori, e anche qui basta farsi un giro su Internet, hanno deciso che sulla rete possono seriamente informarsi. Perché sulla rete difficilmente puoi prendere in giro quando ci sono di mezzo filmati, documenti, numeri, collegamenti e perfino file audio.

Molti lettori hanno semplicemente squarciato un velo dagli occhi che era diventato marcio e insopportabile: era il velo dell’ipocrisia e della mala-informazione.

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: introduzione

L’arringa di Prioreschi al Processo di Napoli, il 27 settembre 2011, è un capolavoro assoluto. Certo è stato facilitato dalla mediocrità del lavoro svolto da Auricchio, Narducci & Co., spudoratamente contrario a ogni principio etico che dovrebbe regolare la loro attività.

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Di fatto l’arringa di Prioreschi è un elenco, lungo e preciso, dei risultati cui sono giunti con una contro-analisi da brividi. Una contro-analisi che ha sviscerato la farsa e che ora mostra crepe inquietanti nel panorama giudiziario italiano.

L’indagine di Auricchio, così come gli interventi in aula di un Pubblico Ministero quale è Narducci, ha mostrato come essi abbiano agito a senso unico. Il problema non è tanto aver scoperto e confutato i loro imbarazzanti risultati – cioè il lavoro per cui Prioreschi è pagato da Luciano Moggi – quanto aver scoperto un vero e proprio piano per eliminare Moggi e la Juve costruendo quello che è un castello senza fondamenta, senza motivo di esistere. Un castello che non può essere abitato in quanto manca tutto: mancano le porte (metaforicamente le ipotesi iniziali per le quali si è iniziato a indagare), mancano le stanze (metaforicamente i target dell’indagine, quindi da Moggi a Giraudo, da De Santis a Bergamo), mancano i condomini… manca tutto.

Alla fine, quindi, il lettore non si stupirà di certo se certi toni e certi termini usati da Prioreschi sono stati molto forti, ai limiti dell’insulto personale poi giustificato dall’uso del dizionario italiano che ne rivendica il contenuto, intendo il contenuto dei termini usati.

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Trovate su Internet i file audio dell’intervento di Prioreschi e quindi potete ascoltare da voi le sue parole.

Qui, in questa serie di articoli, mi limito semplicemente a spiegare, al tifoso bianconero più distratto, come pure al tifoso antibianconero più accanito e accecato dal mero odio sportivo, il terribile imbroglio perpetrato ai danni di Juventus, Moggi e del calcio italiano. Imbroglio che, giova ricordarlo ai più distratti, bianconeri e non, ha portato il nostro Paese, almeno a livello calcistico, a fare passi indietro imbarazzanti.

Prima di cominciare ad analizzare l’intervento di Prioreschi mi piace sottolineare come la stampa, le riviste specializzate, le radio e le TV si siano distratti dall’argomento che pure aveva contribuito a un innalzamento dello share nel 2006. Nessun tipo di commento, pochissime righe sui giornali e appena un paio di frasette di circostanza e prudenti sui TG. A conferma di quanto l’Italia stia soffrendo un periodo veramente vergognoso sotto il profilo dell’etica, ma soprattutto di quanto stia mancando quel minimo di civiltà che rende felice un cittadino.

Il nostro viaggio comincerà, nel prossimo articolo, con un veloce commento sulla dichiarazione spontanea di Luciano Moggi di cui ho pubblicato un piccolo stralcio qualche giorno fa.

Stay tuned…

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Gentile informazione radio-televisiva italiana… vergogna!

Stamattina al bar la discussione era accesa. Lo sport non c’entrava nulla, l’argomento era tutt’altro. Qualche conto non tornava e così i toni si sono, simpaticamente, alterati. Alla fine della fiera, fra risate e pacche sulla spalla, mi sento dire “fai come Moggi che alla fine non è riuscito a dimostrare nulla!”. Poiché conosco il mio interlocutore come persone seria e intelligente, la domanda sorge spontanea: “Beh, se tutti rifiuti di leggere articoli su Calciopoli?!?”. Controrisposta: “Ma io li ho letti. Sulla Gazzetta c’è la cronaca completa di tutto il processo e come dice Narducci le prove si sono rafforzate”.

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Signore e signori non è uno scherzo. Una persona colta e che – ci tengo a precisarlo – non guarda il calcio è seriamente convinto che al Processo di Napoli la difesa ha fatto un buco nell’acqua. Siccome oggi è il 28 settembre ho chiesto al mio interlocutore se ha letto qualcosa sull’arringa di Prioreschi del 27 settembre. Mi risponde ancora di sì e perciò chiedo dove. Risposta banale, stupido io che ho fatto la domanda: “Gazzetta dello Sport”. Deprimente, assolutamente deprimente.

Il racconto di Galdi e Piccioni – già perché lì alla Gazzetta le cose le vogliono fare per bene: non ne basta uno di scrittore di fantascienza, ma raddoppiano – è una cronaca asettica e lucida della giornata straordinaria di Prioreschi. Asettica perché il tutto pare tirato via, allontanato da due anni in cui le difese hanno letteralmente fatto a pezzi testimoni chiave (trasformatisi nei migliori alleati della difesa stessa) e soprattutto i PM e Auricchio definiti a più riprese “buffoni e imbroglioni” (ci tengo a precisare che l’uso dei due aggettivi è giustificato da qualunque dizionario italiano e dalla presenza di numerose prove emerse al Processo di Napoli) perché l’italiano non è un’opinione e perché i fatti confermano l’uso di questi aggettivi.

Ma si sa, lo sapevamo da tempo: quel giornalaccio rosa ormai segue una linea ben precisa, linea che si discosta anni luce da criteri di equità e professionalità ormai abbandonati in Italia. Però, mi chiedo, da qualche altra parte qualche tifoso avrà ricevuto un po’ di informazione sulla giornata epocale a Napoli, no?!?

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Ecco, no! Sul sito di Mediaset e sul televideo RAI (come mi informa il gentilissimo @Paolo) non c’è traccia dell’arringa di Prioreschi. Mah, probabilmente staranno preparando il servizio. Anche a ragione, dico, il ritardo è giustificabile: bisogna mettere ordine alle idee e selezionare alcuni pezzi di arringa che in circa 3 ore hanno decretato la morte della Giustizia Italiana. Ma fino a tarda sera non c’è traccia di Calciopoli-ormai-Criminopoli (grazie ancora a @Paolo per la dritta).

Ok, desistiamo un attimo. Domani [oggi, nda], con la sveglia puntata inesorabilmente alle 07:00, c’è sempre spazio per la lettura di un po’ di giornali. E un po’ zapping in TV. Ma non ho trovato nulla. So tutto di Ranieri e ho chiaro che bisogna scrivere 8 pagine sulla vittoria del Milan sulla corazzata Viktoria (che non è la moglie di Beckham) e dedicare un po’ di minchiate sulla situazione straziante della Juve (Pirlo è depresso, Vucinic praticamente è diventato una sorta di bullo dei difensori avversari, Andrea Agnelli ha le mani bucate, mentre Conte improvvisamente ha dimenticato pure quanti sono gli uomini che deve scegliere da mandare in campo: 11? 13? Giocherà col 7-4-3 per esser un po’ più coperto?). Ma non vi è traccia dei concetti chiave di Prioreschi.

Allora, cari organi di informazione radio-televisivi italiani, lo vogliamo cambiare questo Paese? Vogliamo tornare sui binari dell’equilibrio morale, etico e civile? Vogliamo giustificare gli stipendi e i milioni di euro che dalle mie tasche escono per entrare nelle vostre casse? Fare il giornalista e il cronista non ve l’ha imposto nessuno e si tratta di un lavoro delicato: o lo fate per bene, magari rinunciando a qualche notizia, ma mai venendo meno alla deontologia professionale che deve accompagnare ogni vostro lavoro.

Meno male perciò che esistono siti quali ju29ro e Giù le mani dalla Juve, più tutti quelli che ho raccolto nella pagina dedicata alle fonti su/con cui informarsi veramente. Ma non c’è da disperarsi: speriamo solo che questa incazzatura biblica possa trasferirsi in forza mentale in più per la truppa di Conte.

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L’ultimo tassello: Jean Claude Blanc sarà dg del PSG!

Potrebbe seriamente essere l’ultimo tassello. E certamente la notizia ha un tempismo da favola.

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L’uomo che più di tutti ha rappresentato il livello in cui è caduta (sprofondata) la Juve negli anni post Calciopoli verrà definitivamente salutato a metà ottobre.

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Per lui, che ostinatamente si è sforzato di parlare, ma mai di calcio, che ostinatamente ha ricoperto tre incarichi tre manco fosse uno e trino, si aprono le porte del PSG. Centomila euro mensili, sedia da direttore generale di un club che vorrebbe tornare al più presto ad alti livelli europei.

Certo a leggerla così, la notizia, stride parecchio: per diventare grandi chiamano Leonardo e Jean Claude Blanc. Che dire? Contenti loro…

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Calciopoli: l’indagine amputata!

Inutile nasconderlo, e su Internet troverete molto materiale in merito, i toni usati da Prioreschi sono stati duri e crudi. Al contrario di molte altre situazioni, però, i toni sono anche giusti e per certi versi anche pacati.

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Da un lato Prioreschi deve difendere il suo cliente da un’accusa infamante: reato di illecito penale. Dall’altro Prioreschi deve difendere l’onore e l’onorabilità del suo mestiere.

Soprattutto vi è da difendere un sistema, quello della giustizia italiana, che non sprigiona nulla di positivo.

Così Calciopoli può seriamente diventare un’autentica breccia nella testa degli italiani: un modo per tentare di consegnare a questo Paese un minimo di serietà, di credibilità.

La sensazione ulteriore è che Prioreschi sia solo un’apripista a chi, finora, si era un po’ intimidito verso la Casoria. Apripista di una serie di denunce e richieste che clamorose non lo sono per nulla.

Cosa c’è, infatti, di clamoroso di un imputato che ha scoperto tutto un imbroglio contro di sé? Imbroglio mal gestito e perfino mal nascosto?

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Cosa c’è di clamoroso di un imputato e del suo avvocato che hanno in lungo e in largo dimostrato quanto questa indagine, quella di Auricchio e Narducci, sia stata lacunosa, amputata, azzoppata e perfino manipolata per favorire qualcuno e distruggere uno solo?

L’arringa di Prioreschi è un maestoso elenco di confutazioni pressoché perfette di tutti i teoremi mal posti e mal formulati dai vari Palazzi, Auricchio, Narducci e chi più ne ha più ne metta. Senza considerare una Gazzetta dello Sport che ormai di sportivo non ha proprio nulla. Perché qui ci si dimentica spesso che quel che si dice poi va provato. E le uniche prove emerse a Napoli non riguardano la colpevolezza di Moggi, piuttosto la chiara manipolazione di tutta l’indagine con elementi a carico di chi incautamente ha sbandierato una onestà inesistente e non pertinente.

L’arringa di Prioreschi è un lungo elenco di domande, riconducibili essenzialmente a due soli quesiti. Il lettore più attento, quello che ha deciso di dare priorità alla coscienza morale, troverà tali quesiti di elementare risoluzione:

  1. chi ha occultato le telefonate che hanno in questi anni disegnato tutto un altro scenario rispetto a quello prospettato nell’estate del 2006?
  2. soprattutto, perché certe telefonate sono state occultate?

A tali risposte dovranno, un giorno, rispondere i vari Auricchio, Narducci, Palazzi, Guido Rossi e compagnia cantante.

Non è tutto, ovviamente, e, anzi, quella che segue è la parte che mi inorgoglisce di più come italiano, prima ancora come tifoso di calcio e abitante di questo stivale:

L’avvocato Prioreschi chiede che SIANO TRASMESSI GLI ATTI DEGLI INTERROGATORI DI NUCINI, BALDINI E AURICCHIO ALLA PROCURA DI NAPOLI PER IL REATO DI FALSA TESTIMONANZA, E ALLA PROCURA DI ROMA PERCHE’ VERIFICHI IL REATO DI ABUSO IN ATTI DI UFFICIO, FALSO IDEOLODIGO E CALUNNIA IN DANNO DI LUCIANO MOGGI

Forse, perché le vie di Moratti sono infinite e in gioco ci sono grossi affari, abbiamo imboccata la strada di uscita da un tunnel lungo 5 anni faticosi anni!

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Arringa di Prioreschi in Calciopoli: rassegna web del 28 settembre 2011

Troppo da leggere, poco tempo a disposizione. Così, mente la stampante sputa fuori i fogli di una giornata infernale in quel di Napoli, e in attesa di sistemare le idee in modo organico, ecco per voi le migliori fonti odierne su quanto accaduto il 27 settembre 2011 in un’aula di Tribunale a Napoli.

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Credo di fare cosa gradita vista la pochezza di informazione radio-televisiva, per non parlare del lavoraccio di certi quotidiani.

Buona lettura e, se volete, lasciate un commento con le vostre sensazioni e magari qualche argomento particolare da sviluppare.

  1. Moggi: «Buone sensazioni. Abbiamo ragione noi»
  2. Moggi al contrattacco, il processo arriva al clou
  3. D’Onofrio (legale Moggi): “E’ emersa la verità, non è stato commesso alcun illecito. Si può riaprire il processo sportivo.”
  4. IL GRANDE IMBROGLIO E’ PARTITO DA TORINO
  5. Abete, e adesso come la mettiamo?
  6. LE VERITA’ NON PIU’ NASCOSTE…..
  7. Udienza del 27 settembre 2011 – La difesa attacca. Prioreschi: Indagateli!
  8. Baldini: l’uomo del ribaltone
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Antonio Conte: “Non ho mica Nani e Tevez”. Chi ha ragione?

Criticato, forse anche duramente, e addirittura fatto passare per incompetente. In meno di 3 giorni la vita di Antonio Conte da Lecce è passata dalla condizione di star alla condizione di uno qualunque, nato per caso in via Gluck.

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Strano il modo di ragionare di questo paese. Comunque non è del paese che volevo parlare.

Domenica pomeriggio, a partita chiusa, Antonio Conte si è lasciato scappare una frasetta mica male:

[...] non ho mica Nani e Tevez!

Che cosa avrà voluto dire?

Ricapitoliamo, così per non farci scappare nulla dei due mesi bianconeri dell’ex capitano in campo.

A fine maggio Antonio Conte diventa allenatore della Juventus. Un obiettivo ampiamente annunciato da tifosi e fortemente voluto dalla società. Chissà, con un ritardo sicuramente.

Durante la conferenza stampa l’attuale allenatore bianconero ha voluto precisare che:

  • non era venuto alla Juve per riconoscenza, ma per affrontare insieme un certo tipo di percorso;
  • non poteva accontentare le richieste della società, ma si doveva assieme stilare un piano di rinascita;
  • non avrebbe accettato decisioni qualora non fosse d’accordo con le decisioni medesime;
  • non lo ha espressamente detto, ma lo ha fatto ampiamente capire… avrebbe comandato lui, prendendosi tutte le responsabilità del caso.

A poche settimane dal suo arrivo si sono viste alcune cose interessanti: il mercato è stato portato avanti insieme al tecnico che ne ha deciso le linee guida. Giocatori con caratteristiche precise, a livello tecnico e non solo. Soprattutto cessioni interessanti: via Melo e Sissoko (quest’ultimo perché troppo lontano da Torino con la mente), via Amauri (diciamo così) e Martinez, via pure Ziegler a due mesi dalla presentazione. Sono rimasti e sono arrivati solo i giocatori che Conte aveva chiesto. E’ veramente andata così?

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In parte certamente sì, nel senso che i neo arrivati hanno ricevuto prima la sua benedizione. In realtà Conte aveva richiesto giocatori di ben altro profilo.

Appunto i Nani o i Tevez che a Torino volevano venire, ma che a Torino non potevano arrivare per ragioni di ordine economico, non per altro. Da Aguero sfumato a Beppe Rossi mollato per eccessive richieste dei club proprietari.

Che non significa poi che non siano arrivati degli scarti. L’operazione Vidal, unitamente all’acquisto di Vucinic e allo scippo colossale di Pirlo, sono movimenti in entrata d’altri tempi, per i modi, per i costi e per le concorrenze sbaragliate. Ridicolo non riconoscerlo.

E allora il problema si sposta su un concetto che Conte aveva già espresso: la Juve è la Juve e deve avere una panchina di grande qualità.

Fu la risposta a un giornalista che gli chiedeva se Marotta non aveva esagerato allestendo una rosa di 23/25 ragazzi visto che la Juve non giocava le Coppe!

La risposta, oltre che a parole, sta in queste ultime partite: alla squadra e a Conte serve ancora tempo. Tempo per inserire i nuovi, tempo per comprendere e applicare i suoi metodi di lavori e i suoi schemi di gioco. Tempi che si allungano se le qualità tecniche non sono quelle di Nani o di Tevez.

Io lo interpreto come un messaggio: piedi ben piantati per terra, testa bassa e lavorare.

Faccio ammenda e ammetto la mia colpa. Avevo scritto un articolo, un po’ spinto, spinto dall’entusiasmo ovviamente. Invece le difficoltà ci sono, nonostante la strada intrapresa è quella giusta. Serve ancora tempo.

Ma soprattutto la dichiarazioni serve a far capire a chi di dovere… che nel prossimo mercato bisognerà ancora osare, per riportare la Juve a un livello di qualità importante. Per adesso ci siamo solo vicini.

Quanto vicini? Eh, dobbiamo aspettare ancora un po’. Giusto un po’. Intanto… lavoriamo!

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Uno stralcio straordinario della dichiarazione spontanea di Luciano Moggi

Un groppo in gola, non posso nascondervelo:

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io e la Triade siamo nati nell’interregno di Gianni, Umberto Agnelli e Chiusano, che sono morti nel giro di qualche anno tutti e tre. C’è stato l’ingresso degli eredi con i quali Giraudo aveva spesso fatto baruffa ed era chiaro che dovevamo andare via. Bisognava andare via, mandare via chi aveva vinto tutto senza chiedere un soldo alla proprietà, mentre questi di oggi hanno speso già 300 milioni. Alex Ferguson ad agosto ha detto: “Molte persone in italia sono state esempio da seguire, Sacchi, Capello e Lippi ma negli anni ’90 predicavo ai miei giocatori e a me stesso che il nostro esempio da seguire era la Juve di Lippi e di uno straordinario manager come Moggi, che erano un tutt’uno come squadra e come società”. Purtroppo non siamo stati difesi dall’avvocato della Juve, che non so per quale motivo ha patteggiato. Le altre hanno fatto bene ad indicare noi come colpevoli. Tutti conoscete Enzo Biagi che, prima di morire, in una intervista ha parlato di sentenza pazzesca, quella sportiva, perchè costruita sul nulla. La formazione della Juventus, vero mostro da combattere, era formata da campioni, era formata da tutti i capitani delle nazionali europee. Non avevamo bisogno di aiuto. Le classifiche parlavano di un netto distacco tra noi e gli altri e l’Inter non si può permettere di parlare di anomalia perché hanno cambiato Seedorf e Pirlo con Brncic e Coco!

– Luciano Moggi in aula, 27 settembre 2011

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Chiellini si può toccare: risposta a Demichelis di TuttoJuve.com

Ho letto ieri notte un pezzo interessante. E ho capito che in questi giorni è andato in scena un equivoco. Cerchiamo perciò di fare un po’ di chiarezza.

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Qual è il problema?

Juventus-Bologna, secondo tempo. Al gol di Vucinic ha risposto Portanova. Da un calcio d’angolo provocato da una giocata sciagurata di De Ceglie, il difensore emiliano ha superato la marcatura di Chiellini e depositato in rete. Grave, perché di testa Giorgione è uno dei più forti.

Catania-Juventus, primo, secondo tempo e probabilmente pure al rientro nel tunnel degli spogliatoi. Giorgio Chiellini non l’ha mai presa. E quando l’ha presa l’ha sparata alta, di lato, fuori. Non facciamo i buoni e i buonisti: la prestazione di Chiellini contro i siciliani è stata pessima. Perché è assurdo accontentarsi delle sue giocate e poi criticare gente come Elia e Krasic, Marchisio e Vidal, o perfino Matri come ho letto in qualche blog.

Chiellini ha sbagliato molti passaggi in fase di costruzione, e vabbé, la costruzione non dovrebbe essere il suo mestiere. Si è fatto clamorosamente anticipare da Bergessio in occasione del gol, e per quanto mi riguarda, l’errore è tutto suo se le direttive di Conte prevedono la “zona” e non la marcatura “a uomo”. Chiellini ha perso molti palloni, il più tremendo quello depositato sui piedi di un arrugginito Suazo.

Nessuno qui sta criticando Giorgione come combattente o juventino, anzi. Insieme a Del Piero e Buffon, e io includo pure Marchisio, è una delle pedine fondamentali per questa Juve. Perché ci mette impegno, grinta, quello spirito combattivo che serve a una squadra di calcio e pare aver sposato veramente il progetto Juve. Gli fa onore, mi fa contento!

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Ciò non toglie che in quella posizione, senza un leader forte – e in questo momento Barzagli è solo un grande giocatore, ma non un leader forte, come lo fu Montero – Chiellini ogni tanto perde la bussola e la Juve rischia grosso. E la Juve, questa Juve, non può permetterselo.

Ciò significa ancora che Conte è chiamato a sciogliere un dubbio: Chiellini è un centrale affidabile sempre e comunque? Se la risposta è sì, allora prepariamoci a due tipi possibili di partite: quelle in cui Giorgione è in forma e non passa nessuno (da Ibra a Eto’o, da Tevez a Pazzini), e quelle in cui Giorgione si addormenta e la Juve va sotto, come già successo contro Bologna e Catania.

Viceversa, e non vedo perché no, Antonio Conte potrebbe provare una nuova linea difensiva, con Chiellini a sinistra e Bonucci vicino a Barzagli. Argomentiamo.

La sua prestanza fisica e la capacità di recupero, oltre a una ottima velocità di base, consentirebbero a Conte di liberare da compiti arretrati l’esterno di centrocampo. Notare prego la difficoltà di Elia a trovare il giusto equilibrio nei 70 metri di fascia da coprire. Quando rientrava era un pesce fuor d’acqua, mentre quando attaccava sembrava un po’ spaesato: vado, dribblo, tento, sfondo, mi accentro, a chi la scarico?

Chiellini inoltre ha già giocato in quel ruolo, e con profitto: lo ricordo col numero 4 a Firenze (e in un 3-3 ci fece pure gol) e lo ricordo ai tempi di Capello. Ecco, Capello. Vero, Capello aveva Thuram e Cannavaro, ma non gli venne in mente di spostare Chiello a sinistra? Lo dobbiamo considerare un indizio?

Viceversa, poiché le caratteristiche di Chiellini andrebbero bene pure per il centrale di difesa (in tal caso converrebbe ricordare le sue prestazioni con Legrottaglie accanto), allora serve un’impostazione del centrocampo diversa, con una copertura maggiore su Pirlo e sui centrali di difesa. La palla passa ora a Conte.

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Luciano Moggi colpevole d’innocenza?

Pensa che sarebbe bello. Luciano Moggi arrestato. Oggi, stamattina stesso, prima di pranzo.

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“Edizione Straordinaria: Luciano Moggi colpevole di innocenza”.

Nello strano paese in cui vivo e vegeto succede anche questo. Per carità, tutto normale se paragonato ai metri di raffronto con la politica e quanto accade negli ambiti più disparati della vita italiana. Certo, normale non può essere.

Per anni ci hanno propinato che il calcio italiano era malato. E che il colpevole, praticamente la malattia stessa, aveva un nome e un cognome: Luciano Moggi.

Così i dottori di turno, Guido Rossi, Stefano Palazzi e Massimo Moratti, hanno pensato bene di debellare quel male incurabile abbattendolo.

Negli anni seguenti la cura, strana cura, dei dottori Guido Rossi, Stefano Palazzi e Massimo Moratti, ma soprattutto durante la terapia, altri specializzandi ci avevano assicurato che sarebbe migliorato tutto. Erano gli specializzandi del quotidiano rosa, e gli specializzandi del mondo dell’informazione.

Un mondo migliore, un mondo più pulito.

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La storia ha subito sistemato i conti: l’Italia ha fatto passi da gigante… all’indietro però. Le nostre istituzioni sono lo zimbello di tutta l’Europa, e la testimonianza diretta sono le numerose manifestazioni dove il nostro Paese è stato superato da potenze mondiali tipo la Polonia, l’Ucraina, la Francia. Per non parlare delle figuracce in Europa (a partire proprio dalle ceneri della Juve in Champions o in Europe League) e dello schifo dei nostri campionati, superati in appeal pure dalla Ligue 1.

Ora il problema è, dopo il Processo di Napoli, convincere la gente che la malattia è scomparsa, che questo è realmente un paese pulito. Il problema grosso è spiegare di che pasta era fatta quella malattia, quali erano i sintomi, che tipo di cura è stata applicata. Perché la malattia, cioè Luciano Moggi, si è rivelato poco più che un raffreddore di primavera, di quelli che in realtà non ti danno fastidio, anzi ti permettono di goderti qualche giorno casalingo, lontano dal lavoro e dallo stress quotidiano.

Sì perché quella malattia in realtà non aveva virus. Tipo gli arbitri o i designatori o perfino il Carraro della situazione (“che non aiuti la Juve, mi raccomando!”). Anzi, la malattia era forse l’unico anticorpo esistente al vero male, quello sì ancora in corso, tuttora vegeto a corrodere le nostre coscienze. Per esempio, una recente radiografia del medico curante di Moggi (alias Nicola Penta, in arte perito) ha dimostrato che il male-Moggi non aveva alcun effetto collaterale, anzi:

Bergamo: Oltretutto, c’è una differenza di 15 punti tra le due squadre, capito? Quindi anche psicologicamente preparatici bene. Ti dico la mia: SE HAI UN DUBBIO, PENSA A CHI E’ PIU’ DIETRO PIUTTOSTO CHE CHI E’ DAVANTI, DAMMI RETTA!

Questa radiografia è di Bergamo, uno dei cupolari, che intima al prossimo arbitro di Inter-Juve di pensare a chi è più dietro.

Indovinate un po’ chi era più indietro… da tutta una vita in classifica, ovviamente!!!

Ecco, ora, come si spiega al popolo italiano che la malattia era inefficace, indolore e perfino inutile?!?

Sapete che c’è… che io non mi sento molto bene… sono 5 anni che non mi sento bene… e se quella era la malattia e questa è la pulizia, l’igiene, lo star bene… ALLORA VOGLIO AMMALARMI DI NUOVOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

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