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Mese: October 2011 (pagina 1 di 5)

Inter-Juventus 1-2 Le pagelle di IoJuventino

A freddo è sempre meglio esprimere alcuni pareri. Tipo i voti. Troppo forte l’emozione di aver visto una grande, immensa Juventus. A due giorni di distanza proviamo dunque a tirare un po’ le somme di questo match.

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Buffon: 6. Praticamente quasi inoperoso, epperò salta alla mente una domanda che ancora non ho risolto: sul gol di Maicon sono più i pregi del brasiliano… o i difetti di SuperGigi? E’ vero, la deviazione di Bonucci è più evidente grazie a un’inquadratura di Sky, ma lì, sul tuo palo, è sempre bene non prendere alcun tipo di gol! In ogni caso val bene sottolineare la voglia e la grinta di Gigi, molto lontano dall’oggetto estraneo di due anni fa e forse dell’anno scorso.

Lichtsteiner: 7. Il punto debole doveva essere lui perché… non è bravo a difendere. Vanno via in pochi, e qualcuno comunque, in 9 partite, doveva pur andare via. Ma il buon Licht è mostruoso: difficilmente lo si trova fuori posizione, difficilmente non lo si vede sbuffare su quella fascia manco fosse un treno. Spinge come pochi, accelera come pochi e i palloni che scaraventa in area sono sempre pericolosi. Insomma, la Juve ha di nuovo il suo terzino. Inoltre la voglia e il carattere che impone a tutti i compagni è forse più importante della prestazione in sé.

Barzagli: 7,5. Ho rivisto il match e sul mio taccuino non ho segnato nemmeno un episodio per cui può essere rimproverato. Di testa è praticamente imbattibile, sull’anticipo ricorda un napoletano che qui a Torino ha vestito il numero 28. Sempre puntuale e molto veloce, in condizioni entusiasmanti. Torno a ripetere il costo del suo cartellino: 300.000 euro. Trecentomila euro, così non c’è possibilità di essere frainteso. E’ un acquisto di Marotta e soprattutto è il diamante della difesa bianconera. Doveva essere riserva, a oggi è inamovibile e Prandelli si sente più sicuro.

Bonucci: 6. Ogni tanto torna il Bonucci dello scorso anno: disattento, troppo sicuro, pericoloso per il reparto. Però è soddisfacente il fatto che queste apparizioni sono sempre in numero minore, segno che Conte sta molto lavorando sul ragazzo. Piedi da regista, ma la tranquillità e la maturità va migliorata. Perde alcuni scontri con Pazzini e questo un difensore non può permetterselo.

Chiellini: 6,5. Dalla sua parte un Maicon in buona forma, ma Chiello regge bene. Ottimo in fase difensiva, meno in fase offensiva dove lo penalizza un sinistro non certo delicato. Sta tornando, questo è evidente. Il momento di appannamento è definitivamente tramontato, restano poche scorie e i meriti sono ancora di Conte. Perché la fisicità e il cuore di Giorgione sono importanti per questa Juve, e per la Juve del futuro.

Pepe: 6,5. Non capisco le critiche a questo ragazzo. E non capisco i troppi silenzi quando questo ragazzo firma partite come questa o come quella contro la Fiorentina, o come contro il Parma e il Siena o come contro il Milan. Uno dei migliori in assoluto in questo avvio di stagione. Probabilmente il giocatore che fa più felice Conte: attacca e difende, riparte e aggredisce, lo trovi ovunque. Dinamismo e anche, perché aver paura di dirlo, una discreta qualità. Dribbling e cross e anche il gol. Ma cosa si vuole più da Simone Pepe?

Vidal: 7. Petto in fuori, sorriso sempre presente, viso da bambino, gambe d’acciaio. Quanti polmoni ha King Artur? Corre senza sosta, pressa senza sosta e i piedi sono interessanti. Riesce bene a legare la fase di costruzione della manovra a quella in cui accompagna la fase di attacco. Come interdittore è probabilmente il migliore di questo campionato vista la quantità di palloni recuperati in ogni partita. Conte, per lui, ha di fatto varato un nuovo modulo. Che lo vede protagonista insieme a Marchisio.

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Pirlo: 6,5. Una delle sue peggiori partite… a sentire Piccinini e pochi altri. E io dico: magari le giocasse tutte così. Perde così pochi palloni che quando accade ecco che c’è il titolo in prima pagina: “Clamoroso: Pirlo perde palla!”. Dicevano erano incompatibile con le idee di Conte, mentre proprio Conte esclama “la Juve mi ha fatto il più bel regalo: Andrea Pirlo!”. Regia lucida, personalità da vendere, fa girare la Juve come vuole. Gli manca solo il gol, ma forse possiamo pure perdonarlo.

Marchisio: 8. Solito concetto: fosse brasiliano? O argentino? Fortuna è italiano. Ancora più fortuna: è juventino. Juventino vero, nella classe e nell’eleganza con cui veste quel numero. Siamo già a quota 4 gol, record personale, ma soprattutto gol di una pesantezza incredibile. Purga i cugini nerazzurri dopo aver schiantato i rossoneri. Centrocampista moderno, forse il vero erede di Gerrard. Ha trovato continuità e un ruolo da protagonista. Praticamente si è già guadagnato i gradi di capitano per l’intelligenza profusa in campo e uno stile fuori dal campo da… juventino vero. C’è poco da fare: è l’icona della nuova Juve.

Vucinic: 7. Spirito di sacrificio e continuità. Classe immensa e una delicatezza quando tratta il pallone da fuoriclasse. Antonio Conte ha fatto la guerra con la società per averlo e ora se lo coccola. Prima punta o attaccante esterno. All’occorrenza pure centrocampista perché Mirko ha forse capito che tutto quel talento non può essere sprecato con una partita giocata bene e quattro no! E il martello Conte può solo fargli bene. Sente la fiducia e ricambia. Assist e due gol, accelerazioni e tanto lavoro per la squadra. Fosse più cinico sotto porta a quest’ora staremmo a parlare di uno degli attaccanti più forti al mondo.

Matri: 7. Non ha segnato e la rabbia era leggibile al momento della sostituzione. Ma si è sbattuto come pochi, ha lavorato così tanto che merita per forza di cose un voto alto. Apre spazi dove si inseriscono i vari Vidal e Marchisio, Vucinic e Pepe. Fa a sportellate e difficilmente perde i constrasti. I gol arriveranno perché con un po’ di fortuna contro Castellazzi poteva entrare il primo tiro così come i due successivi. Anche Conte sembra essersi ricreduto sul suo ruolo: titolare là davanti. Inamovibile.

Estigarribia: 6. Entra quasi molle, ma poi si sveglia. E’ ancora un oggetto da identificare. Buono il dinamismo, buona la propensione ad attaccare la fascia. Appare ancora troppo timido, ma quando decide di scatenarsi è sempre pericoloso. Anche ieri mette lo zampino in un possibile gol: Castellazzi devia, ma come in tutto il secondo tempo, alla Juve non viene concesso l’angolo. Prezioso per il ricambio, da valutare non appena avrà metabolizzato gli schemi di Conte.

Del Piero: 7. Esagerato? No, assolutamente. Il Capitano entra come i ragazzini cui si vogliono concedere minuti di gloria. Entra con quell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto in una carriera irripetibile. Entra e si rende utile, con quella voglia di uno che vorrebbe dare sempre quel qualcosa in più. Guadagna quattro preziose punizioni, sbaglia clamorosamente un gol davanti a Castellazzi e vorrebbe tirare una punizione dalla distanza che però batte Pirlo. Lo attendiamo nei finali di partita, ma sicuramente Conte gli concederà spezzoni ben più importanti.

Pazienza: 6,5. Entra e obbedisce. Come i migliori soldati, quelli che eseguono gli ordini senza fiatare. Perché davanti si trova gente come Marchisio, Pirlo e Vidal. Perché si trova in una Juve interessante. Perché si trova un Conte che valuta attentamente chi mandare in campo. E perché in questa Juve tutti sono importanti, basta farsi trovare pronti.

Antonio Conte: 9. Non sbaglia nulla. Forse non sbaglia nulla da quanto è arrivato. Veste la Juve con le sue tattiche e i suoi schemi, sceglie ogni volta l’abito più bello da indossare in serate in cui le foto si sprecano. Decide lui, decide tutto lui e gli altri devono solo obbedire. Alla Juve serviva un Conte praticamente dall’addio di Deschamps e finalmente è arrivato. Nessuno come lui sa cosa si deve fare per vincere e pare lo stia spiegando bene ai vari ragazzotti che vestono la maglia bianconera. Mediaticamente è molto maturato: sempre pacato e preciso, puntuale nelle risposte. Adesso si attendono le vittorie con le cosidette piccole: da lì arrivano i punti più importanti per il traguardo finale.

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Con Bale a sinistra sarebbe SuperJuve

Mi ero imposto di non parlare più di mercato fino a gennaio, ma stavolta devo fare un’eccezione.

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Devo fare un’eccezione perché ogni volta che lo vedo in azione mi alzo in piedi e lo ammiro. Metto le mani conserte o in tasca e mi godo una delle più belle corse di tutti i tempi. Mi godo gli occhi di un ragazzo che trasmettono la voglia di correre, manco fosse Forrest Gump.

Parlo di Gareth Bale, a oggi il più forte esterno sinistro al mondo. Capacità di corsa sensazionale, dribbling, sinistraccio da brividi, senso tattico incredibile.

Metti un Bale sulla sinistra negli schemi di Conte…e oplà ecco il salto di qualità!

Perciò mi chiedo: non converrebbe fare uno sforzo economico e portarsi a casa il meglio e così la smettiamo di criticare chiunque vada a sinistra?

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Ok, troppo cattivo. Però il concetto resta: puntare al meglio, puntare al top. In campo e fuori dal campo, sul mercato. Basta vedere cosa ha combinato Pirlo nel centrocampo bianconero: la sua sola presenza sembra aver positivamente trasmesso classe e qualità ai vari Marchisio e Vidal. Le ali necessitano di questi uomini.

Elia e Estigarribia sono due misteri: il secondo in realtà sta uscendo a poco a poco. Giaccherini pareva aver imboccato la strada giusta, ma la sfortuna lo ha bloccato. Krasic dovrà prima o poi decidere cosa fare nella vita: studiare o improvvisare?

Nel frattempo la Juve vola, vola con un paio di incognite, proprio i nomi appena scritti. E là fuori c’è il meglio, c’è il top, c’è un tizio che corre e attacca come non mi capitava di vedere da troppo tempo. C’è un tizio da Juve, insomma.

Passo e chiudo.

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La realtà distorta di Claudio Ranieri: due tiri in porta per la Juve, l’Inter ha fatto la partita!

Ci deve essere come un virus a Milano. Di quelli che attaccano le sinapsi. E forse anche l’apparato visivo di chi va in panchina con la giacca nerazzurra. E qui chiediamo subito scusa ai tecnici dell’Atalanta: purtroppo i colori sociali sono gli stessi, ma conosciamo bene la vostra storia e non ci permetteremmo mai un paragone così scomodo.

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Dicevo ci deve essere un virus.

Al termine di Prescritti-Juventus, terminata 2-1, il tecnico Ranieri si presenta davanti ai microfoni. Deve aver avuto un forte colpo alla testa perché delle due l’una: o crede ancora di essere il tecnico della Juve o, appunto, deve aver subito un forte trauma tale da non mettere un filtro fra cervello e bocca. Cervello e bocca devono essere slegati, e ci dispiace perché… la salute prima di tutto.

Le dichiarazioni che rilascia agli amici (leggi giornalisti al seguito di Moratti) sono da codice penale: falsa testimonianza. Si va in galera, ma tranquilli: questo agli interisti non può capitare, c’è sempre la prescrizione e ci sono gli uomini giusti nelle istituzioni giuste!

Quali sono queste dichiarazioni? La prima è la seguente:

Sono soddisfatto della prestazione, affrontavamo la squadra più forte del campionato. La squadra mi è piaciuta, abbiamo fatto la gara.

Ranieri è soddisfatto. A questo punto mi sfugge una cosa: quando non sarà soddisfatto… beh, non infieriamo. Evidentemente comunque due cose sensate non riesce a metterle insieme. Buona la prima: affrontavamo la squadra più forte del campionato (diretta conseguenza del suo licenziamento che ha poi innescato il licenziamento di Cobolli, Blanc e Secco). Male la seconda: abbiamo fatto la gara. Già, ma quale gara? Quella di ieri sera no di certo. Non c’è un numero, un solo maledetto numero che possa confermare questa ipotesi. Non ci sono nemmeno le immagini perché è difficile mettere insieme due fotogrammi che mostrino, anche solo per due istanti consecutivi, un fantomatico predominio nerazzurro. La stronzata non è stata nemmeno raccolta dalla Cazzetta-Rosa: troppo evidente la differenza in campo, troppo rischioso per costringere la Neuro a intervenire.

La seconda è demenziale, fuori moda proprio in questa settimana:

Ci dovremmo allenare, ma purtroppo con 3 partite a settimana questo è impossibile.

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Mi piacerebbe dare una notizia a Milano: martedì sera la Juventus è scesa in campo a Torino contro la Fiorentina. Mentre sabato era scesa in campo ancora a Torino. 3 partite anche per la Juve.

La terza è ancora più spettacolare, perché lì a Milano la farsa non conosce pause:

Hanno segnato in contropiede.

Questa è una mancanza tecnica, proprio di conoscenza. Oltre mezz’oretta di possesso palla non è proprio quello che si definisce “giocare in contropiede”. Che poi sia contropiede quello che messo in moto poco prima del primo gol è solo un dettaglio. Perché poi i cronisti hanno raccontato un’altra partita rispetto a quella sognata da Ranieri. Sveglia! Inter-Juve è già stata giocata ed è andata in un modo inconfutabile. Qui nemmeno Auricchio riuscirebbe a ribaltare la realtà, figuriamoci Narducci. Piaccia o non piaccia la Juve ha distrutto l’Inter nel gioco: il risultato è una semplice conseguenza, ed è anche un risultato molto buono per i nerazzurri che hanno limitato i guai.

La cosa più sorprendente è che perfino un bravo ragazzo come Pazzini si sia lasciato involgarire da questo strano clima:

Siamo stati sfortunati negli episodi.

Mah, gli episodi. Anche ieri sera si parla di episodi? Rileggendo le formazioni credo di non aver visto Iuliano, o sbaglio? Il piacchiatore Stankovic entrato per provocare l’ha svignata in almeno due episodi (in particolare l’entrataccia da dietro e a palla lontana su Vidal). Lucio ha potuto picchiare tranquillamente da dietro. Snejder si è esibito in schizzofreniche proteste. Ho visto Maicon piangere e buttarsi a terra dandosi pugni in testa per un fallo tattico fischiato e non giustamente punito col giallo.

Ah, l’episodio sì: il fallo di mani di Pepe non punito col giallo da Rizzoli? Azz… qui rischiamo la B. Qui si rischia la retrocessione.

Oppure Pazzini si è rincoglionito e reputo non da rigore e conseguente rosso Castellazzi-Karate Kid su Marchisio? Lì sono proprio stati sfortunati, perché magari in 10 Ranieri poteva riequilibrare un attimino la situazione difensiva… si sa, pochi siamo meglio stiamo.

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La peggio Italia: i tifosi interisti ironizzano sull’Heysel. Dobbiamo riflettere!

Era il 29 maggio del 1985. Una serata come tante, tranne per un particolare. A Bruxelles si giocava la finale di Coppa Campioni fra Liverpool e Juventus. I bianconeri arrivavano alla sfida con una rosa colma di talenti, col diamante Platini a vestire con la consueta eleganza quel numero 10 simbolo di genio e talento.

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Era perché è stato. 600 feriti e 39 morti. Ridicolo fare il conteggio di quanti erano bianconeri, quanti inglesi, quanti italiani, chi tifava chi. 600 feriti e soprattutto 39 morti. 639 persone. 39 famiglie a piangere i loro cari. 39 persone, perché la persona resta tale se tifa il bianconero o il rosso.

Una delle peggio serate da ricordare. All’inaugurazione dello Juventus Stadium è stato il momento più toccante, con quelle luci ad avvicinarsi al cielo.

Perciò ieri sera la Procura Federale ha di fatto imposto il ritiro di uno striscione che definire vergognoso è pure poco.

Il calcio è uno sport magnifico. Uno sport che sa trasmetterti emozioni uniche, difficilmente spiegabili e descrivibili a chi non le ha mai provate. Il sale di questo sport è la possibilità di sfottere l’avversario, con quel senso ironico, anche sferzante, senza però mai cadere nel baratro della volgarità.

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Cosa che i tifosi interisti ieri non sono riusciti a evitare. Scherzare su una tragedia di quella portata, addirittura indurre a pensare che qualcuno davvero pareva invocarla di nuovo, è qualcosa che mette tristezza. Tristezza perché mi hanno insegnato che la differenza fra un essere umano e la bestia è proprio l’esistenza di un’anima, di una coscienza. Epperò io so pure come si comportano gli animali perché li amo profondamente. Quindi devo per forza di cose dare una notizia ai cronisti: non paragonate quella schifezza umana alle bestie, per favore! Facciamo un torto enorme ai nostri amici cagnolini e gattini, pesciolini e uccellini. Non paragonateli a nessuna cosa, per favore!

E mi viene un altro dubbio. In che razza di Paese stiamo vivendo? In che razza di Paese mi hanno costretto a vivere? A nessuno è venuto in mente, preparando quello striscione, che si stavano calpestando i tragici ricordi di 39 famiglie distrutte dal dolore? Non è venuto a nessuno in mente di alzare la mano e magari chiedere se non era il caso di strapparlo via quello striscione?!?

Perché il tifoso – e qui non c’entrano i colori – sa essere sferzante e allegro, ironico e anche divertente. Quanto ho riso, per esempio, per quel tappeto bianco con su scritto “Conte campione della ricrescita” con evidente riferimento ai capelli del tecnico bianconero.

Dopo i cori dei tifosi Viola – mai ammoniti dalle autorità Federali – adesso anche lo striscione in un palcoscenico mondiale. Erano in tanti a seguirci ieri sera, collegati via TV. E dopo la politica mi costringono ancora una volta a vergognarmi. Da italiano. Perché oggi, a commentare in inglese questa partita, mi viene difficile trovare le parole per far capire il degrado culturale di questo Paese. Mi hanno chiesto di scrivere sul dominio della Juve, della furia Conte in panchina e mi hanno chiesto di condannare quello striscione. Ma non ce la farò: preferisco parlare di calcio.

E comunque è ancora un episodio che induce a riflettere: troppo marcio, troppe libertà in quegli stadi. Libertà di poter sfogare la peggio Italia. E invece credo che lì fuori la maggior parte dei tifosi siano sani, belli, con tanta voglia di divertirsi. Perché in fondo, non dimentichiamolo, il calcio è sport. E’ divertimento!

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Prescritti-Juventus 1-2 Perdono anche truffando

E’ una delle vittorie più incredibili, a testimonianza di quanta è stata fasulla tutta la vicenda Calciopoli e di quanto sono poco consistenti le fantomatiche vittorie nerazzurre.

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Pure con un arbitraggio spudoratamente a favore (perché i 4 gialli nel giro di qualche minuto, tutti i calci d’angolo non assegnati nel secondo tempo, i pochissimi falli a favore fischiati a bianconeri, il clamoroso rigore negato e qui mi fermo) la squadra di Moratti riesce a perdere. A perdere sonoramente, con un tonfo degno di chi è andato giù, al K.O. più totale. Senza forze, con l’incapacità di reagire e con la sensazione, anzi, che Rizzoli abbia evitato grossi guai.

A stupire è proprio il 2-1 a favore di Conte: troppo poco per quanto visto in campo. Troppo poco perché in fondo la Juve è buona e non ha voluto infierire.

Da una parte una sorta di circolo del calcio, con amici e un paio di giovanotti a rincorrere qualche pallone, dall’altra una vera squadra. Mai visto la Juve giocare in questo modo, nemmeno quando in panca c’era un certo Fabio Capello. La Juve macina gioco come quando Lippi poteva schierare Deschamps e Zidane. Pirlo vale Didì e certamente qualcosa di più, mentre manca attualmente un erede di Zizou e, per il bene del campionato di calcio, può bastare. Perché con uno Zizou in più questa squadra volerebbe.

E’ il più grosso difetto della squadra di Antonio Conte (benedetto il giorno in cui questo tecnico leccese è venuto al mondo, già allora juventino) è proprio la mancanza di quell’istinto cieco e cinico per chiudere e ammazzare la partita. Ma rimproverare, oggi, i vari Marchisio e Vidal, Pirlo e Vucinic, Matri e Pepe appare esagerato, fuori luogo. Già anche solo il fatto di pensare così dà l’esatta misura dell’autentico miracolo sportivo compiuto da Conte. Miracolo che dovrà concretizzarsi in qualcosa prima di essere certificato tale.

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La Juve ha una personalità, la Juve ha un gioco (contrariamente a quanto dice Alfredo Binda, uno che del giornalista ha solo il tesserino, ma professionalmente è assimilabile ai vecchi giullari di corte, buoni per eseguire gli ordini del proprietario del Castello!), la Juve vince e diverte. La Juve schiaccia gli avversari come la Juve di Lippi faceva: si gioca prevalentemente all’attacco, ragionando, mostrando un’intensità diabolica, soffocando il respiro degli avversari.

Perché il calcio sarà pure divertente, ma senza il sangue agli occhi, la coscienza di dover correre il doppio della famosa Gazzella inseguita dal Leone… beh si va poco lontano. Come proprio gli ultimi anni bianconeri insegnano.

E allora tutti in piedi. Se il primo ad abbracciare Vucinic è Storari, tornato in panchina (adoro questo ragazzo!), e se il primo a correre verso Marchisio è Estigarribia, beh questo vuol dire che Conte ha smontato la testa dei suoi ragazzi… rimontandola poi col verso giusto.

Sulla partita c’è poco da dire, rimandiamo i giudizi a domani con le pagelle.

Intanto mi godo l’intervista di Ranieri e un brivido corre lungo la mia schiena: un paio di anni fa quelle erano le interviste che mi facevano sentire poco juventino, molto lontano dalle mie solite domeniche, con la Juve in testa e gli altri a trovare un modo per buttarla giù: un guardalinee amico, un arbitro appena uscito da un ristorante all’ora di chiusura, una segretaria che invocava l’aiuto del Cielo! E mi godo le interviste a un Antonio Conte posato, equilibrato, mai scomposto davanti ai microfoni. Eppure l’avevo visto completamente fuori di capoccia quando Rizzoli decide di non dare il rigore a Marchisio indicando la maglia bianconera e le tribune nerazzurre “poi come lo spiego a Moratti?” sembra dire l’uomo con la camicetta gialla.

Già, come spiegarlo a Moratti che ha speso un sacco di soldi per piazzare Guido Rossi, Narducci e Auricchio e ora si ritrova al punto di partenza. Perché poi il calcio è semplice: o vinci con la classe… o fai finta di vincere e te la canti e te la suoni. Che tenerezza poi Tronchetti Provera alle sue spalle. Ora sarà dura una Calciopoli 2. Sembra essere tornati nel 2005: “Mi raccomando… guarda a chi sta dietro… a chi è lontano 11 punti!“.

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Un’ambulanza per Mauro Suma di Tuttomercatoweb: il linciaggio di Antonio Conte

E’ uno di quei personaggi che ti fanno capire perché il nostro Paese sia finito così in basso. Classifica di libertà di stampa e soprattutto classifica di moralità, etica e professionalità, dove ancora sopravviviamo grazie ad alcune splendide eccezioni della nostra bella Penisola.

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Milanista al servizio dei soliti. Penna a comando, parole al vento. Basta che ogni settimana sfoderi la lingua, e non per parlare.

E allora ecco il suo bellissimo editoriale, una sorta di pezzo comico che non fa ridere e che nessun locale di cabaret accetterebbe. Con calma cerchiamo di capire il significato dei suoi paragrafi.

Per chi è cresciuto assistendo all’inesorabilità di Morini, Causio e Anastasi, alla vittoria cucita sulla maglia di Scirea, Tardelli e Cabrini, è difficile capire la juventinità di Antonio Conte.

Intanto registriamo che la Storia a qualcosa servirà pure, visto il riconoscimento di una forza sul campo ampiamente dimostrata nel corso di 100 e passa anni. Ma, sebbene lui fatichi a capire – e qui, almeno per quanto mi riguarda, non c’è alcuna sorpresa – qualcuno dovrebbe chiedergli cosa ne pensano della juventinità di Conte quei 14 milioni di tifosi improvvisamente svegliati da un incubo chiamato Morattopoli.

Che ne pensano quei tifosi dove è ormai complicato trovare qualcuno che la pensi diversamente da Mr.Conte. 14 milioni contro 1. Possibile che 14 milioni di teste pensanti valgano meno di una testa non-pensante?

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Quello di Conte appare quello che nelle scuole medie viene chiamato “casino”.

Mi permetto di far notare a Suma che il casino vero è quello del suo padroncino Berlusconi. E poi c’è un altro casino, ma stavolta solo sportivo, e anche lì dobbiamo fare riferimento a Milano, ai cugini nerazzurri. Ma Suma questo non può dirlo: per contratto!

Non è possibile, dice Conte, che dopo il pareggio della Fiorentina i tifosi dello Juventus Stadium smettano di fare il tifo e facciano come se fossero a teatro. Insomma, lo sappiano i forzati dello stadio bianconero. Per 90 minuti non possono mangiare il popcorn, né dare un bacetto alla fidanzata. Urlare, urlare e ancora urlare. La Juventus si ama e si urla.

Grazie a questo paragrafo scopro, ancora di più, cosa vuol dire avere uno stadio di proprietà e perché qualcuno abbia lavorato sotto traccia per fare un po’ di casino… a proposito di casino. Comunque è solo interessante notare come secondo Suma chi compra il biglietto per lo Juventus Stadium e quindi tifa Juve… dovrebbe andare col frack, un bicchiere di vino rosso e dovrebbe stare muto. Che tristezza, secondo Suma, vedere questi giovanotti scalmanati con fasce, braccialetti, sciarpe e maglie della Juve a inneggiare i propri colori. Che vergogna!

Torno a ripetere un concetto molto semplice, rafforzato da questi demenziali editoriali: siamo sulla buona strada. E se siamo sulla buona strada… lo dobbiamo proprio a Conte.

Ca va sans dire!

 

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Conferenza stampa di Antonio Conte pre Inter-Juventus [video]

Continuo a essere innamorato di questo allenatore, e il suo passato juventino è solo una minima parte di questo amore. Trovo condivisibili, soprattutto corrette, le parole dette ogni volta che va incontro a un microfono. Trovo giusti i concetti espressi, concetti da vero trascinatore, come lo fu in campo. Concetti che ti fanno capire perché, oggi, attorno alla Juve, è ritornato quel clima avvelenato di stampa e TV. Mai uomo fu più giusto per guidare la Juve.

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Intanto, prima di lasciarvi al video della conferenza stampa pre Inter-Juventus, voglio appuntare i concetti chiave:

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  • “a che serve vincere con Milan, Napoli e Inter se poi si arriva settimi?”: giusto!
  • “sprovincializziamoci”: forse una delle cose più belle dette da quando è arrivato a Torino, proprio per il grande significato del verbo divenuto quasi normale alla Juve con Blanc, Cobolli, Ranieri…;
  • difesa a oltranza del gruppo bianconero e le decisioni le prende lui: tutti gli altri, giornalisti compresi, devono solo accettarle. La Juve ha di nuovo il suo leader;
  • moduli, giocatori, schemi: importa solo che qualunque cosa si scelga… alla fine la partita risulta vinta, altrimenti è solo filosofia spiccia, buona per riempire qualche pagina di giornale.

E mi dimentico ancora qualche altra frase… perciò vi lascio alle sue parole.

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Ecco l’intercettazione clamorosa Fazi-Bergamo che smonta Calciopoli

Questa non la commento.

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Perché penso che l’idiozia nel continuare a credere alla farsa del 2006 abbia raggiunto limiti insostenibili. E perché credo che non ci sia bisogno di alcun commento. Preciso solamente che queste due persone facevano parte della Cupola che aveva permesso – secondo chi a Processo dovrà prima o poi andarci sul serio – alla Juve di vincere i campionati. All’estero ridono, in Italia continuiamo a prenderci in giro da soli.

Fazi: Paolo?

Bergamo: Ecco fatto.

Fazi: Allora?

Bergamo: Ci ho parlato.

Fazi: E’ andata?

Bergamo: Molto, molto, molto, molto esplicito…

Fazi: Ah, co’ Pasquale proprio?

Bergamo: Sì, sì, sì, sì. Ho detto: “Io conto anche sulla tua intelligenza, perché… una telefonata fra me e te”, quindi…

Fazi: E lui?

Bergamo: Sappi che se poi non mantieni la discrezione dovuta le conseguenze le paghi te. Dice “No, no, stai tranquillo, ti ringrazio, ho capito…”. Boh, vediamo cosa fa. La cosa: non chiara, più che chiara.

Fazi: Più che chiara.

Bergamo: Più che chiara.

Fazi: Sei stato proprio chiaro, chiaro, chiaro.

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Bergamo: Più che chiaro. E quindi…

Fazi: Uhm, è andata dai… è andata, io son sicura che farà bene…

Bergamo: Speriamo.

Fazi: Eh, non era per lui questa partita, non c’è niente da fare… infatti, quella non è per nessuno, figurati per lui, dopo tanto tempo… ma ringraziamo Dio ci stanno ‘sti 15 punti, però…

Bergamo: Eh ma gliel’ho detto “Hai faticato anni a ritornare lì, cerca di rimanerci”…

Fazi: Il Milan non c’è proprio. Quest’anno la Juve lo scudetto lo vince perché non c’è nessun altro… nessuno! Mamma mia…

Bergamo: Ma sai, il problema sai qual è? Che se stasera perdessero con l’Inter…

Fazi: Mamma mia, che Dio volesse!

Bergamo: … allora poi si riapre, poi c’è la Coppa dei Campioni, gli impegni, gli infortuni…

Fazi: Ma come fa a perdere con l’Inter, che l’Inter è morta?

Bergamo: Eh… stasera giocano senza Trezeguet e senza Del Piero, cioè questi hanno fatto questo campionato senza il centravanti titolare…

Fazi: Te rendi conto? E stanno a 15 punti dalle papabili…

Bergamo: E sai, questi qui, purtroppo… non c’è niente da fare

Fazi: Ma quelli son bravi, son bravi. Questi, quando copri le fasce, la difesa ce l’hai, Buffon c’è… prima o poi pure Zalayeta la butta dentro

Bergamo: Hai capito?

E voi avete capito?

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L’Alta Corte alla FIGC: “dimostrateci che il processo del 2006 è stato un processo vero”

Clamoroso, si direbbe dalle parti di chi il cervello ha deciso di spegnerlo. Legittimo e perfino banale dicono invece oggi tutte quelle persone che il cervello, già allora, l’avevano tenuto acceso. E per questo sono stati additati quasi a eretici, col dito puntato quasi fossero pazzi o, peggio ancora, completamente indemoniati.

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Ira, vendetta, rabbia? Assolutamente no. Questo è il modo più spicciolo e decisamente ignorante di etichettare quello che accade oggi nel panorama dell’informazione italiana.

A distanza di 5 anni – e mi permetto qui di sollevare anche solo un dubbio atroce: perché proprio 5? I più acuti dovrebbero possedere già la risposta – l’Alta Corte sta decidendo sulla radiazione di Luciano Moggi.

Per inciso: il Processo di Napoli qui non c’entra. O almeno non c’entra in maniera diretta. E’ evidente, però, come quanto emerso da quel Processo abbia fatto drizzare le orecchie a qualcuno che ancora crede nella professione esercitata. Tipo Chieppa, un personaggio sconosciuto ai più. Ma lasciamo stare i nomi, stiamo sul pezzo.

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Si diceva “clamoroso”. Ebbene la notizia è la seguente: l’Alta Corte ha chiesto alla Federazione Italiana Giuoco Calcio i documenti che attestino che il processo farsa del 2006 sia stato un processo vero. E’ un po’ come chiedere a Pinocchio se sia stato un bravo ragazzo. La risposta è scontata. Solo che stavolta ci sono in ballo i documenti. Documenti che noi – mi permetto l’arroganza di usare il noi, visto che per parecchie notti sono stato impegnato in letture che avrei certo evitato se non avessi deciso di non spegnere il cervello – abbiamo in realtà già letto, descritto, e riscritto. Documenti che attestano tutto… tranne la regolarità di un processo, quello farsa del 2006. Quello che distrusse la Juve e la vita di un paio di dirigenti del mondo del calcio, consegnando le chiavi dell’Italia calcistica (e non solo!) ai vari Moratti, Preziosi, Zamparini e il solito Galliani. I Pinocchio della situazione.

Insomma l’Alta Corte ha chiesto non già un semplice parere, ma i documenti – lo ripetiamo, perché qui di opinioni, in questo paese, stiamo letteralmente morendo – tipo le relazioni di Palazzi, magari con la data ben stampata sui documenti medesimi (perché proprio 5 anni?).

E poi l’Alta Corte chiede contezza su radiazioni ordinate e mai effettivamente eseguite. Qui ogni riferimento alla vicenda Preziosi è VOLUTO!

Ora attendiamo questi documenti. Oddio, per carità, noi li abbiamo già, resta da capire che tipo di commento la FIGC, nelle parole di Abete, inserirà fra le righe di questi documenti. Sarebbe carino pure ricevere una, due o più risposte da parte del Prof. Guido Rossi. Come sarebbe carino, anche solo per una volta, che un legale della società nerazzurra chiarisca – e qui chiedo scusa per il verbo “chiarisca” in quanto da chiarire non c’è proprio nulla – la posizione della squadra di Moratti: è possibile, proprio loro che non credono alle coincidenze coi rigori, che tutto sia filato in maniera tale da tenerli lontani da verdetti, cause, processi, pene e penalizzazioni?

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La coda di paglia

Eccola. E’ tornata. Ci mancava, lo ammetto. Perché davvero se non ci fosse, e non ci fossero i suoi dirigenti e quei fantastici tifosi che si ritrova, beh … credo ci sentiremmo tutti un poco orfani. Chi potremmo prendere in giro al bar tra una briosche e il cappuccio? E alzi la mano chi non ha simpaticamente deriso il collega tifosissimo di quella simpaticissima squadra davanti alla macchinetta del caffè in ufficio. O gli sfottò a scuola.

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Anche perché loro stessi sono i primi a saperlo. E  ridersi addosso. Come si può dimenticare le parodie a Zelig con i mitici Ficarra & Picone che ridevano della panchina lunga composta da un centinaio di giocatori che neanche si conoscevano tra loro? O Giacomo di Aldo, Giovanni & Giacomo che in ospedale mette come pigiama la maglietta di Sforza. Dicesi SFORZA! (e poi si lamentano che non vincevano, ndr).

Poi però hanno cominciato a vincere sul serio e ci hanno preso gusto. Certo. Se dovessimo andare a sindacare su come hanno cominciato a vincere altro che post. L’enciclopedia Britannica dovremmo scrivere. Ma tant’è. Hanno vinto e tanto. Addirittura la coppa con le orecchie grandi. Quella più bella. Quella più prestigiosa. Quella che dà lustro e gloria. Quella che il presidente petroliere voleva  più di tutto, sopra a tutto. L’ultima volta che l’avevano vinta mio padre stava facendo il militare di leva. Un miliardo di anni fa. Ma loro sono riusciti ad eguagliare e perfino superare quell’impresa. Loro sono riusciti a fare il triplete! E gli sfottò si sono rigirati su di noi. Loro sul tetto dell’Europa. Anzi del mondo (mitica la vittoria col Mazembe, ndr).

Noi… lasciamo perdere.

Ovviamente durante quegli anni fantastici per i colori nerazzurri guai a parlare di favori arbitrali, sviste colossali, cene con GAGG (non gags alla Ficarra & Picone), di gesti delle manette e soprattutto di ben 58 (leggansi CINQUANTOTTO) giornate consecutive SENZA un rigore contro.

Sabato prossimo ci sarà Atalanta di Milano – Juventus, la partite delle partite, e i nostri cari amici hanno pensato bene di mettere le mani avanti.

Ha cominciato l’allenatore più vincente della storia mondiale (dopo Zeman ovviamente): “Spero finisca… L’arbitro non aveva fischiato, non si era preso questa responsabilità, se l’è presa il guardalinee. Pazienza, quest’anno va così. All’ottava giornata già cinque, è una cosa che fa notizia. Non ce n’è uno netto.”

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Ha rincarato la dose il dirigente: “Quello che mi lascia perplesso sono i troppi rigori contro di noi: cinque in otto partite, mi sembra un record. E ancora più perplessità mi lascia il fatto che quasi tutti questi rigori sono perlomeno dubbi: sembra diventato molto facile dare rigori contro l’Inter, quasi ci fosse una gara. Non vedo lo stesso atteggiamento arbitrale in altri campi, per episodi analoghi a quello del rigore che ci è stato contro oggi”. 

Non ha ancora parlato il petroliere presidente. Ma è questione di minuti …

Casualità? Proprio alla vigilia della partita più sentita? Con l’atalanta milanese a 8 punti dalla Juventus? In piena crisi di gioco e con una difesa ieri sera ridicolizzata da un ragazzino di un metro e sessanta?

E vabbè, allora ditelo voi Juventini che avete la coda di paglia.

Può darsi ma in testa mi risuonano le parole di Bergamo a Rodomonti: “Le fatiche che hai durato non le devi mettere in discussione, fa la tua partita, non ce n’è per nessuno, e, se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è davanti, dammi retta!”

Ma cosa volete juventini? Bergamo stava solo eseguendo gli ordini.  “la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh…”.

E allora hai visto che avete ragione? ABBIAMO LA CODA DI PAGLIA.

Può darsi. Ma Andreotti non disse una volta: “a pensar male qualche volta ci si azzecca”?

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