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Mese: March 2012 (pagina 1 di 6)

Antonio Conte: i dubbi per l’attacco

Mancano 24 ore e la Juve scende in campo contro il Napoli. Partita insidiosa per la qualità dell’avversario e per il fatto che inseguire porta a uno stress nervoso non indifferente.

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Non si conosce il risultato del Milan, e in ogni caso poco importa. Il blasone della sfida e l’aver ritrovato la vera Juve porta a voler vincere sempre.

Squadra che partirà col 3-5-2, pochi i dubbi. Anzi, tanti rispetto alle altre giornate.

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La difesa è quasi fatta, basta capire se Conte sceglierà Caceres o Lichtsteiner per la fascia destra. A centrocampo i tenori e in attacco?

C’è posto per due. Due giocatori da scegliere su una rosa di cinque. Viste le recenti prestazioni qualcosa è cambiato.

Alex Del Piero non è più la quinta scelta, mentre Quagliarella scalpita, ma non riesce a sfondare in partita nonostante negli allenamenti risulta essere sempre fra i più propositivi e positivi. Matri non segna da un po’, mentre Vucinic è intoccabile per Conte. Resta poi il jolly Borriello, che jolly lo è solo per il tecnico leccese.

Scontata la presenza di Vucinic, assente Pepe per un non brillante stato di forma, il ballottaggio sembra essere fra Borriello e Matri, con Del Piero pronto a subentrare nella ripresa. Ma occhio a Quagliarella, ex col dente avvelenato. Per Conte le motivazioni hanno un peso: potrebbe essere un indizio?

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I segreti di Marotta: su Conte, sul mercato, su Del Piero

Attesissima l’intervista di Tuttosport a Beppe Marotta. Domande tese a scoprire che Juve sarà quella darà l’assalto al calcio nel prossimo agosto. Sarà l’inizio del terzo anno di Marotta e Andrea Agnelli, cioè il tempo necessario per preparare il terreno (con Del Neri), cominciare a costruire (con Conte), raccogliere (sempre con Conte, ovvio!).

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Tanti i punti importanti toccati dal quotidiano piemontese. Molte risposte sono in realtà scontate.

  • l’avevamo detto, rispondendo a una bufala sempre di Tuttosport, che Conte non si sarebbe mosso dalla Juve. E Marotta, semmai ce ne fosse bisogno, carica la dose di ottimismo e, anzi, dà certezza che il futuro Juve si chiama Antonio Conte. E’ lui che guiderà il mercato, con Marotta che tenterà di accontentarlo e Andrea Agnelli è chiamato a spronare la Famiglia a scucire qualche soldo per rendere il sogno realtà;
  • tanti dubbi su Gigi Buffon. Non sulla classe e sul valore assoluto, non siamo così scemi, piuttosto sulla voglia di spendersi ancora per la causa Juve. Con Conte ha ritrovato l’entusiasmo che lo ha riportato velocemente sul trono del mondo. Non ha rivali e la Juve se lo tiene stretto, anche per uno spessore umano difficilmente rintracciabile in altri giocatori. Detto diversamente: Gigi resta alla Juve e resterà alla Juve fin quando lo vorrà. Nel frattempo Marotta ha messo le mani su Leali, giovanissimo portiere del Brescia di cui si dice un gran bene. A proposito, val la pena sottolinearlo, dell’immenso lavoro di Paratici sui giovani. Non se ne parla mai abbastanza;
  • che tipo di calciomercato sarà? Il primo, intendendo quello di Marotta, era basato su “fare presto, farei in fretta” e la fretta è cattiva consigliera. Arrivarono tanti giocatori, ma pochi furono realmente azzeccati. Quest’anno già si sono viste alcune mosse di assoluto valore: citiamo solamente Lichtsteiner, Vucinic, Pirlo e Vidal. Il prossimo sarà all’insegna della qualità: arriveranno pochissimi giocatori, ma di assoluto livello. E’ la logica che lo impone;
  • sugli arbitraggi l’amministratore bianconero è stato chiaro: la Juve sta pagando, ancora e senza motivo, una condizione di libertà che non tutte le società hanno in questo momento. Non siamo ostaggio di nessuno, tanto meno di questa indegna Federazione che ha spaccato il calcio italiano. Si va avanti nella difesa dei nostri colori e della nostra storia, ma per fare ciò il Palazzo risponde nei modi che abbiamo già visto e che condizionano pesantemente la classifica;
  • Del Piero? “E’ un argomento di cui si parla troppo: il nostro Presidente è stato chiaro”. Punto… e basta.
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Conte pensa al 3-5-2 per affrontare il Napoli

In una domenica che potrà ancora dire tanto, visto il Milan impegnato a Catania, Antonio Conte ha da risolvere un rebus mica male: su chi puntare? Su quale modulo puntare?

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La Juve si è nettamente ritrovata, raccogliendo certamente poco rispetto a quanto prodotto. Una sorta di costante della stagione, primo vero punto nevralgico su cui bisogna mettere una pezza. E una Juve ritrovata, nella testa, negli uomini chiave, può giocare in qualunque modo.

Conte propenderà per il 3-5-2, il modulo che ha schiantato l’Inter nella gara di domenica sera. Vucinic e Del Piero hanno garantito i giusti tempi d’attacco e le ali, De Ceglie e Caceres, hanno di fatto spompato i nerazzurri. In più il trio meraviglia in mezzo al campo continua a macinare chilometri e tanto gioco. Una sorta di orologio perfetto difficile da smontare.

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I dubbi sono comunque tanti: Lichtsteiner o uno stupendo Caceres? De Ceglie a sinistra o un centrocampista differente come Estigarribia (che all’andata fece una gran partita, ma che è stato ignorato nelle ultime settimane)? Matri o Del Piero accanto a Vucinic?

La buona notizia è che la settimana dovrebbe aver permesso di bruciare le tossine dei precedenti impegni e quindi fisicamente la Juve preparerà una gara tosta. Perché il Napoli va battuto anche nel dinamismo, domandone le sfuriate d’attacco.

Occhio quindi a Lavezzi e Cavani, mentre in difesa ci sarà regolare Aronica… capisci amme’!

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Jovetic erede di Del Piero? Marotta ci pensa

Le meravigliose prestazioni di Del Piero hanno fatto nascere più di un dubbio in casa bianconera. In particolare, sono due le domande che ogni tifoso juventino si sta facendo:

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  1. cosa sarebbe accaduto se nelle partite di questo 2012 Del Piero fosse stato impiegato in modo regolare?
  2. chi potrà mai raccoglierne l’eredità quando il Capitano lascerà l’attività agonistica (almeno alla Juve)?

La risposta alla prima domanda non la conosciamo. Anzi, abbiamo forse un po’ di timore a rispondere che “forse la Juve avrebbe più punti di quanti non ne abbia oggi in classifica”. E perciò proviamo a rispondere alla seconda.

Una delle idee di Antonio Conte si chiama Sebastian Giovinco. Più volte l’allenatore bianconero ha espresso il suo parere sul prodotto del vivaio juventino: “Mi piacerebbe allenarlo”. Che sia un invito esplicito al giocatore e alla società per farlo rientrare alla base lo sapremo soltanto fra giugno e luglio.

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A dispetto della volontà di Conte, la posizione di Giovinco è purtroppo in bilico e ciò a causa della recente esperienza con la maglia della Juve (viziata in realtà da un cattivo uso sia di Ranieri sia di Ferrara) e perciò i tifosi sono nettamente divisi. In più c’è da contrattare con Ghirardi che vorrà tirare su il prezzo. Questa pazzia di vendere metà cartellino è a me inconcepibile e speriamo che quello di Immobile non complichi le cose per un suo approdo (eventuale) a Torino.

L’uomo che in realtà stuzzica la fantasia di Agnelli e Marotta è Jovetic. Montenegrino, giocherebbe in coppia col connazionale Vucinic, il numero 8 viola ha le caratteristiche ideali per il gioco di Conte. Può giocare come esterno d’attacco, con indubbie capacità di accentrarsi per tentare la via della rete o servire l’assist ai compagni, e può operare come seconda punta. Il dinamismo è eccezionale e il processo di crescita, dopo il terribile infortunio, prosegue con ottimi risultati. Forse c’è da valutare il pericolo di ricadute che ogni tanto ne bloccano le ottime prestazioni.

Prezzo? Difficile tenerlo sotto i 20 milioni di euro, soprattutto in ottica di un’ottima considerazione che il talento di Firenze gode a livello internazionale. E’ ancora giovane e certamente l’affare verrà preso in considerazione dalla dirigenza. Serve assolutamente un elemento come Jovetic. Più un fuoriclasse già affermato. A quel punto Conte non mollerebbe la Juve per nulla mondo…

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Lo Juventus Stadium non merita questo

Abbiamo un impianto invidiato da tutti, unico in Italia, fra i migliori in Europa. Piaccia o non piaccia.

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Abbiamo stracciato ogni tipo di record per presenze (rapportate ai posti a sedere), per tutto-esaurito. Piaccia o non piaccia.

Abbiamo un pubblico che ha ripreso  e riscoperto la voglia di tifare Juve grazie a Conte e ai suoi ragazzi. Piaccia o non piaccia.

Lo Juventus Stadium, punto nevralgico del nuovo progetto bianconero, non merita proprio questo:

Ammenda di € 25.000,00 con diffida alla Juventus per avere suoi sostenitori, nel corso del primo tempo, indirizzato a due calciatori della squadra avversaria grida e cori costituenti espressione di discriminazione razziale.

E, in coerenza col nostro pensiero, ci teniamo a chiedere ai supporters bianconeri di non commettere più ingenuità simili. Si sa, gli imbecilli in Italia stanno diventando in maggioranza rispetto alle persone per bene, ma lì dentro, dentro quello stadio, che è nostro, tutto nostro, solo nostro, bisogna comportarsi da juventini veri. C’è una squadra da incitare, un gruppo da applaudire e tanti cori da cantare. Gli altri… lasciamoli al loro triste destino.

Non volendo cadere in polemica, ci sarebbe da chiedersi perché lo stesso metro di giudizio non venga applicato anche dalle altre parti d’Italia. Quando si tratta di razzismo non ci sono (dovrebbero essere) colori a filtrare polemica e multe, perciò ci sarebbe piaciuto quando un anno fa Sissoko fu preso di mira a San Siro dagli onestissimi tifosi nerazzurri, o quando, appena qualche settimana fa, a Bologna esposero uno striscione orrendo contro un ragazzo bianco di chiare origini italiane, di nome Gianluca Pessotto. Vorremmo la stessa attenzione anche per gli altri, ecco.

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Non sono per nulla d’accordo con la seconda parte dei dispositivo:

[...] per avere altresì, prima della gara, esposto uno striscione dal tenore ingiurioso nei confronti del Presidente della squadra avversaria.

Le legge è legge, i fatti sono fatti, i tribunali hanno parlato piuttosto chiaramente e basta andarsi a rileggere il dispositivo di sentenza. Non può essere che Moggi e la Juve vengano insultati così pesantemente in ogni borgo italiano e tutto passa in cavalleria, quando non si può toccare la memoria morattiana e le sue malefatte dimostrate in Tribunale. Sotto questo punto di vista ampia solidarietà verso ogni tipo di striscione.

Striscione inserito in una coreografia mozzafiato che TV e giornali hanno abilmente nascosto. Coreografia assolutamente straordinaria, nei contenuti, nei cartelloni e così talmente limpida e perfetta nella manifestazione da far sorgere l’ennesimo dubbio: lo Juventus Stadium dà fastidio a priori, qualunque cosa si faccia lì dentro.

E’ stato ampiamente dimostrato che Facchetti era un truffatore, pace all’anima sua, ma questa macchia dimostrata in Tribunale non può essere lavata via. Stupidi e beoti i riferimenti alla sua morte: per quelli bisogna provvedere, ma deve valere pure per tutte le altre tifoserie.

La sensazione è che si voglia affondare il colpo sullo Juventus Stadium a colpi di squalifiche, quando in campo nessuno è ancora riuscito a violarlo. Amen.

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Conte via a fine stagione? Sì, ecco perché

E’ già la seconda volta che mi scrivono e, indagando, qualche testata l’ha pure scritto. Antonio Conte è in bilico?

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In un mondo fantosioso, in un mondo imperfetto, Antonio Conte è/sarebbe in bilico perché la professione, prima o poi, ti mette in bilico. Ma i dati dicono tutt’altra roba.

Evitando di ricadere sul solito discorso, e cioè che è tutta una macchinazione nel tentativo di destabilizzare un ambiente duro come il cemento armato, proviamo a capirne di più.

Antonio Conte ha accettato la sfida bianconera per amore del proprio lavoro, che lo ha portato da Bari a Siena, prima ad Arezzo poi a Bergamo, e per il grande amore per i colori Juve. Ha saputo risollevare un ambiente depresso e fortemente condizionato dalla scarsa qualità del lavoro della vecchia dirigenza. Non era facile e questo è secondo me il punto più importante su cui Conte merita un grosso elogio.

Poi c’è il campo. E il campo ha parlato molto chiaro: la Juve è la squadra più forte del torneo. Il Milan ha bisogno dei continui crediti arbitrali per mantenere il vantaggio, ma la Juve si è dimostrata più squadra di tutte le altre: lo dicono gli scontri diretti, lo dicono diversi dati. Non ci sarà un complotto contro la Juve, di certo c’è qualcosina per cui il Milan si avvantaggia in modo esagerato e decisivo rispetto alle concorrenti.

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Il campo dice che il lavoro di Conte ha del miracoloso. Un gioco corale come pochi al mondo, escludendo giusto il nome che oggi è una sentenza e porta i colori blaugrana.

Il campo dice che il lavoro di Conte è magistrale: distanze fra reparti, continui cambi di modulo, un modo di offendere, calcisticamente, l’avversario davvero devastante. Uomini e interpreti che cambiano, con lo stesso identico risultato e cioè dominio pressoché totale. Con una rosa che vede un mix di elementi di eccezionale valore (Pirlo e Buffon, Lichtsteiner e Vucinic, Vidal e Marchisio), di senatori (Del Piero e Chiellini) e di tantissime cosidette seconde linee che completano un gruppo. Gruppo che è fra i più compatti: mai una parola fuori posto, mai un problema interno. E semmai ne sono nati… la società (leggi Conte) ha saputo stagnare il problema all’interno.

Il campo dice che il lavoro di Conte è destinato a crescere con l’incremento di qualità nella rosa: bastano davvero pochi elementi e la costante crescita dei ragazzi oggi a disposizione del tecnico (vedi Matri e Quagliarella, vedi Pepe e Bonucci, vedi Barzagli e Caceres, vedi Giaccherini e Vucinic stesso).

Detto tutto ciò, dimenticando l’incredibile lavoro atletico e psicologico, dimenticando l’imbattibilità che ha del miracoloso, dimenticando le prestazioni contro le cosidette grandi, non si vede un motivo uno per il quale Conte dovrebbe lasciare la Juve.

I tifosi non lo permetterebbero. Conte stesso non avrebbe motivo di lasciare un lavoro a metà. Non potrebbe andarsene col dubbio “cosa potrei fare nel secondo anno?”.

C’è giusto un piccolo, davvero piccolo spiraglio (per gli altri) per il quale Conte potrebbe decidere di abbandonare e riguarda il fatto che la Società non accolga le sue richieste di mercato. Anzi, indebolisca la rosa. Ma non c’è più Cobolli Gigli né Jean Claude Blanc. Secco non è più direttore sportivo e Ranieri è stato appena licenziato da Moratti. Insomma… davvero nessuna chance che Conte molli. A meno che un Auricchio di turno…

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La Champions dei giovani non esiste. Clamoroso scivolone della Gazzetta

Sono talmente abituati a mentire che pare ormai lo standard: notizie farlocche vendute a 1 euro al giorno in una serie di fogliacci rosa. E poiché mentire non basta più, ecco che si passa all’invenzione.

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Per esempio oggi, su segnalazione degli impagabili lettori, chi ha acquistato la Gazzetta dello Sport viene a conoscenza di una cosa che non esiste. Un’intera pagina per far contento il Direttore, un’intera pagina per dimostrare ancora una volta la parzialità di un house organ: la città di Milano ha la sua voce.

Unendoci, e non è ironico, ai complimenti per i piccoli nerazzurri per il successo in Europa, è da chiarire un punto fondamentale, per evitare di farci ridere dietro come in questi lunghi anni: non esista alcuna Champions giovanile. A meno di considerare anche i tornei parrocchiali… la Europe League della fede.

La UEFA non ha alcun titolo nel torneo vinto dalla Seconda Squadra di Milano Più Giovane e, soprattutto, il torneo ha un altro nome e non ha la valenza europea che la Gazzetta tenta di strillare invano.

Sapete di cosa si tratta? Leggiamo testuale da Wikipedia:

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La NextGen Series è una competizione calcistica europea per squadre giovanili Under-19 ideata dal direttore sportivo del Brentford Mark Warburton.

Un direttore sportivo si è inventato il modo per stringere rapporti con diverse società europee e dare modo ai giovani di potersi confrontare fra loro fuori dai confini nazionali. Un progetto da seguire perché il torneo è assolutamente interessante, ma è alla prima edizione e queste sono alcune delle squadre partecipanti:

  • Aston Villa;
  • Manchester City;
  • Wolfsburg;
  • Ajax;
  • Molde;
  • Basilea;
  • Celtic.

Pochissime potenze europee hanno dato il loro assenso a un torneo che dovrà essere meglio standardizzato il prossimo anno. Soprattutto l’accesso non è stato vincolato alla storia dei campionati giovanili nazionali, né vi erano requisiti stringenti sulla partecipazione dei club. Basta già questo per capire che non si tratta di alcuna Champions giovanile.

E se fosse stata Champions non si capisce il motivo della partecipazione nerazzurra: il nono posto nel proprio campionato non presupporrebbe ad alcun accesso europeo. Fermo restando che non esiste, ripetiamo, nessun tipo di Champions Europea.

Dopo il cartone, nella domenica in cui la Juve umilia la Prima Squadra della Seconda Squadra di Milano, ecco il trofeo che non esiste: la Champions giovanile.

Sentiti auguri.

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La supermoviola: bene De Marco, benissimo… Mazzoleni

La curiosità è sempre la solita: se l’arbitro non incide la Juve vince. E non ha problemi. E vince pure senza rigori. Se il Milan non riceve l’aiutino… allora non è una giornata di Serie A, ma probabilmente un’amichevole. E ci sono dubbi pure lì.

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Juve-Inter. Partita dall’alto tasso adrenalinico, ma le due squadre sono esemplari. Un po’ perché la Juve gioca e basta, un po’ perché l’Inter non ha più nemmeno la forza per picchiare. Nemmeno un episodio da rivedere alla moviola. Nemmeno la forza per inventarsi una protesta. La sorpresa è che De Marco non si inventa l’ammonizione per un diffidato bianconero, tipo Matri. A voler essere pignoli: ci starebbe il giallo a inizio match per Maicon, c’è un colpo proibito di Samuel su Chiellini al minuto 10. Sul resto sorvoliamo: sottolineiamo solo che le provocazioni sono state rispedite al mittente. Stile Juve!

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Milan-Roma. La protezione per i centrocampisti rossoneri è pressoché totale: il numero di falli fatti e la qualità stona col numero di gialli racimolati. E quando il Milan non riesce a carburare, ecco la svolta. E’ sempre così. Nell’azione che decide il match c’è un fuorigioco di Ibra: semplice da rilevare visto che Ibra è praticamente fermo, ma il guardalinee sorvola. C’è un gioco pericoloso del Faraone su Heinze, ma Mazzoleni sorvola. E poi, con la consueta tranquillità, fischia l’ennesimo calcio di rigore. Secondo consecutivo, l’ottavo solo per Ibra. L’episodio in sé ci può stare, ma a sorprendere è proprio la netta sensazione che ci sia dietro un progetto. E qui la Roma finisce. Poi Kjaer farà il resto.

Napoli-Catania. Nel primo tempo c’è un monumentale rigore per il Catania. Curiosità: i rossoazzurri ne hanno ricevuti ben 9, stavolta l’arbitro sorvola. Seconda curiosità: a commettere il fallo è Aronica. Giallo o rosso saltava comunque la Juve. In una partita maschia… nessun ammonito per il Napoli, nessuno tra i diffidati.

Siena-Chievo. Una valanga di scommesse sul pareggio. E arriva il pareggio. No comment!

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Vidal e Caceres. Firmato, Beppe Marotta!

E’ molto probabile che il difensore ce l’abbia con Milano in generale. Lo sfiderei a passeggiare per le vie del centro. Dopo quanto fatto a Milan e Inter, Martin Caceres ha acquisito i gradi di eroe in casa bianconera.

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Una doppietta di altissima qualità contro il Milan in Coppa Italia, di fatto il suggello per il passaggio del turno, e il gol spacca nerazzurri domenica sera. Contando il gol nella sua prima avventura in maglia bianconera, per Caceres si tratta della quarta marcatura. Niente male, Martin!

Terzino di spinta, dotato di una ferocia nella corsa davvero entusiasmante. Polmoni d’acciaio, rapidità e quella intraprendenza che gli permettono di non abbassare mai il livello di scontro con l’avversario di turno. Il piedino è comunque fatato: strepitosto l’assist per Matri nel primo tempo, deliziosi gli altri cross. Dovrebbe migliorare nel dribbling, ma forse stiamo davvero pensando al terzino perfetto. Va già bene così visto che anche da centrale si è comportato stupendamente bene.

Il cileno è invece una specie di mostro sacro. Arrivato a Torino accompagnato dalla maledizione di Rummenigge, che essendo nerazzurro deve capirne molto poco di come funziona il calciomercato e di sicuro non possiede lo stile dei grandi, Arturo Vidal è diventato uno dei perni della Juve di Conte.

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Quantità, ma soprattutto qualità. Avesse la maglia rossonera oggi sarebbe candidato al Pallone d’Oro. Ma ce lo teniamo strettissimo anche senza riconoscimenti ufficiali.

Ha cambiato il volto della Juve e costretto Conte a un cambio di piano tattico. Non si può rinunciare a questo fenomeno del centrocampo. Difende come pochi, attacca come un trequartista. In Germania ricopriva stabilmente il ruolo di centrocampista avanzato, con Conte invece fa un po’ di tutto: imposta e difende, attacca e serve assist. Come quello meraviglioso ad Alex Del Piero. Un tuttocampista come ne esistono ben pochi.

E’ costato soltanto 12 milioni di euro, in realtà 250.000 in meno. E sicuramente circa 1 milione di euro meno di Alvarez dell’Inter. Un colpo di Beppe Marotta. Uno dei tanti di Beppe Marotta.

A oggi sono i due uomini in più di questa Juve. Uno titolare indiscusso, l’altro un potenziale titolare.

Lichtsteiner può recuperare in fretta, ci pensa Martin!

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Il tattico Conte: scacco matto in due mosse

Con un primo tempo assolutamente lento, su cui è gravata la prestazione di martedì notte, Conte aveva due opportunità: cambiare alcune pedine apparse obiettivamente stanche o ridisegnare il modulo.

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Ora, alzi la mano chi avrebbe fatto i suoi stessi identici cambi. Tutte basse, eh?!?

Mossa geniale. Quando al minuto 3 dalla panchina si sono alzati Del Piero e Bonucci non pochi hanno storto il naso mugugnando chissà quale esclamazione: “ma che vuole fare?”. In realtà è qui che Conte vince la partita.

Di fatto il primo tempo si è sviluppato su un canovaccio standard: Juve manovriera, con tanto possesso palla orizzontale, pochi inserimenti dei centrocampisti a supporto di Matri, prima punta isolata e ali larghe sì, ma inefficaci. Un po’ la stanchezza di Vucinic, un po’ la scarsa creatività di Pepe hanno imballato la manovra che ha avuto in Marchisio e Vidal due jolly eccezionali. Buona la mossa di Ranieri di piazzare Poli su Pirlo, ma il giovanotto non poteva reggere al carico di lavoro del bresciano e infatti dopo 5 minuti della ripresa il centrocampo nerazzurro era già sulle gambe.

Liberato Pirlo, peraltro davvero mai messo in difficoltà, e inconcludenti Zanetti e Stankovic (quest’ultimo in una strana veste non ben determinata: regista basso, mezz’ala o cosa?), ecco che a Conte viene in mente la mossa geniale. Passaggio al 3-5-2 e accorciamento della distanza fra i due attaccanti, che sono diventati Vucinic e Del Piero.

Perché geniale? Perché l’Inter ha cominciato a perdere le misure sulla mediana dove Conte ha disegnato una linea orizzontale che ha agito con sincronismi da paura: Pirlo basso a impostare il secondo passaggio, Vidal e Marchisio a ricevere e pronti a offendere, De Ceglie e Caceres ad allargare le maglie nerazzurre. In questo modo Vucinic e Del Piero hanno potuto giostrare a meraviglia perché ora Stankovic doveva stare attento alle incursioni di Vidal e Marchisio. Vucinic e Del Piero, a turno, hanno liberato lo spazio per il centrocampista abbassandosi sulla propria trequarti e andando a potenziare la batteria dei registi.

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Perso il punto di riferimento Matri, la difesa nerazzurra è andata nel pallone più totale: Caceres è stato un’autentica spina nel fianco sfiancando Nagatomo e costringendo al raddoppio il centrocampista (Obi) o costringendo Samuel a uscire dalla propria zona centrale; Lucio ha completamente perso di vista gli inserimenti di Marchisio e Vidal costretto a puntare uno fra Vucinic e Del Piero; Maicon doveva prestare attenzione al timido De Ceglie. Così in mezzo al campo restavano vuoti colmati dalle corse di Vidal e gli inserimenti della punta senza palla. Sono nate così le due colossali occasioni: la prima sciupata da Vucinic, la seconda capitalizzata da Del Piero.

Leonardo Bonucci

Il palleggio di Bonucci ha permesso alla Juve di migliorare la manovra

Ma tutto ciò sarebbe rimasto un mero progetto teorico senza l’apporto di Bonucci. Troppa cattiveria su questo ragazzo, davvero ingiustificata. Il suo inserimento ha registrato un reparto apparso svagato. Azzardato rilanciare Barzagli apparso un attimo contratto, più a suo agio Chiellini in veste di terzo difensore. Il palleggio di Bonucci è determinante nel gioco bianconero perché gli avversari sono costretti a perdere un uomo: uno va su Bonucci e uno va su Pirlo, cioè l’avversario è costretto a sacrificare o le due punte o una punta e un centrocampista. Il fulcro della Juve diventa un duo dai piedi buoni e così è stato.

Scellerata la mossa di Ranieri che ha tolto Poli, l’unico che poteva garantire filtro a centrocampo, non inserendo un Cambiasso, per esempio. A quel punto la Juve si ritrovava col triangolo magico costantemente in superiorità: il numero di tocchi fra Pirlo-Marchisio-Vidal ha consentito alla Juve di macinare il suo solito gioco e né Stankovic né Zanetti sono riusciti a rompere la catena di comando della manovra bianconera.

Vidal

La Juve ha ritrovato il suo fenomeno: King Arturo Vidal

Il resto l’ha fatta la classe. Superbo l’assist di Vidal, delizioso il tocco malefico di Del Piero. Un minuto prima Vucinic, che non può aver dimenticato come si calcia da martedì notte, aveva divorato un’occasione d’oro liberato da una magia del Capitano.

Al di là di queste azioni, la produzione di gioco offensivo della Juve del secondo tempo è nettamente migliorata. L’Inter che aveva giocato con i soliti lanci lunghi dalla difesa non è stata più capace di scavalcare la linea a 3, molto attenta, di Conte ed è rimasta imbrigliata nel tiki-taka bianconero.

Lezione a cura di Antonio Conte, uno dei pochi veri fenomeni delle panchine in Italia. Uno che unisce la qualità dei pensieri con la grinta propria del DNA bianconero. Gli ingredienti che hanno portato la Juve a un livello di spettacolarità ed efficacia devastanti. Scusate se è poco!

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