Menu Chiudi

Mese: June 2012 (pagina 1 di 7)

Ricordate Bravo e quel Parma-Juve? Ecco cosa dicono Stanic e Chiesa…

Non pubblichiamo le parole di Nick Amoruso, che pure potrebbe avere qualche sentimento contro Moggi e la Juve. Piuttosto diamo spazio, cosa che la Gazzetta non ha fatto, a Mario Stanic ed Enrico Chiesa, due juvenini sfegatati che rispondono a quella boutade di Daniel Bravo.

Advertisment

Brevemente il fatto: Daniel Bravo, in una intervista francese, dice di aver saputo di un taroccamento di una partita in Italia. In particolare una partita di fine campionato con il Parma, una partita importante. La ricostruzione storica la potete leggere in questo articolo. La Gazzetta si lanciò in almeno tre articoli: un piccolo trafiletto, poi un approfondimento, poi ancora un trafiletto. Ma nessun accenno alle smentite, anche qui copiose. E’ il giornalismo mafioso che stiamo descrivendo ormai da tempo.

Le smentite le pubblichiamo noi. Si tratta di due giocatori – scherziamo, ovviamente! – da sempre juventini e probabilmente non meritano l’attenzione della Gazzetta.

Ecco Stanic (oltre 70 partite con la maglia gialloblu):

Advertisment

Onestamente non ricordo neppure se ho giocato quella partita, se sono stato in panchina o altro ancora. Quel che mi sento di poter dire con certezza, è che nessuno mai, e dico mai, mi ha chiesto di alterare il risultato di una partita ai tempi della permanenza al Parma. Certo, sono cose delle quali si sente spesso parlare, soprattutto a fine campionato, ma a Parma non ho mai vissuto in prima persona episodi di questo tipo.

E passiamo a Enrico Chiesa:

Stiamo parlando di una partita di 15 anni fa come faccio a ricordarmi cosa ci siamo detti nell’intervallo? Se Bravo ha fatto questa dichiarazione avrà avuto i suoi motivi, ma si assume tutta la responsabilità delle sue parole. Io posso dire che ho sempre giocato tutte le partite per vincere.

Ci chiediamo perché la Gazzetta non intervisti questi due personaggi cercando di smascherarli. Alla fine salterà fuori che il risultato di 1-1 andava bene proprio ai giocatori bianconeri che si sono messi d’accordo per far sì che il match terminasse proprio in pareggio. Se sia illecito o no… questo non lo sappiamo. Sappiamo solo che la Gazzetta è riuscita in un’altra incredibile e volgare stronzata. Che è poi l’unico risultato che riescono a raggiungere da molti anni a questa parte.

Advertisment

Lucio alla Juve? Almeno Cannavaro lo avevamo pagato

E’ una di quelle cose che ti fanno capire perché il tifoso juventino ha goduto come poche volte nella vita: Carini, un secondo portiere, scambiato con Fabio Cannavaro, poi diventato campione del mondo e Pallone d’Oro. Almeno Cannavaro lo avevamo pagato!!!

Advertisment

E ora la storia si ripete con Lucio. Il difensore brasiliano ci sta pensando, ma il finale dovrebbe essere scontato. Perché le alternative non sono parimenti importanti e stimolanti come l’avventura bianconera: il Malaga offre tanti soldi, ma zero prospettive; il Fenerbache un campionato davvero inferiore a quello nostro.

Proviamo a ricostruire una storia mal raccontata, perché credere che la Juve sappia della risoluzione di Lucio soltanto ieri sera è una bugia bella e buona. Marotta e Paratici hanno lavorato sotto traccia, facendosi vedere addirittura a Varsavia (per visionare chi? Hummels?) e avanzando un mezzo discorso per Bruno Alves (che costava o il cartellino di Pepe o 6/8 milioni di euro). Lucio invece arriva gratis, dopo che il Fenerbache lo stava per ufficializzare. Cosa ha fatto saltare quella trattativa? Ufficialmente l’affare è saltato perché l’Inter aveva problemi a riconoscere una buonuscita al giocatore. Una differenza di poche centinaia di migliaia di euro. Mentre adesso Lucio ha risolto consensualmente il suo rapporto con Moratti chiedendo zero euro. Così l’Inter lo ha accontentato, senza mettere una clausola particolare, senza chiedere nemmeno le intenzioni.

Advertisment

E’ probabile che Marotta si sia mosso qualche giorno fa, ed è probabile che ci sia proprio Marotta dietro alla trattativa saltata coi turchi. Biennale a 2 milioni di euro, in un reparto che vanta già Bonucci, Chiellini e Barzagli, in un anno molto particolare. Ci sarà spazio per Lucio, se accetterà l’offerta della Juve, e ci sarà proprio bisogno della sua esperienza in campo internazionale o in Serie A quando qualcuno là in mezzo dovrà tirare il fiato.

Lucio alla Juve a costo zero significa risparmiare un po’ di soldi ora destinati alla fascia sinistra (Kolarov?) e al famoso top player. In un secondo tempo proveremo a capirne di più sulla vicenda Dzeko.

Nel nostro modo di pensare questa operazione assomiglia a quella che portò Vierchwood a Torino nel 1995. Stessa età, 34 anni, stesso tipo di esperienza… gradiremmo uno stesso finale di stagione.

Advertisment

Germania-Italia 1-2: la compattezza assicura la vittoria

Nessuno se la aspettava una nazionale così ordinata e compatta, in grado di imbavagliare una Germania che fino a questo punto del torneo aveva fatto vedere il calcio più bello e spettacolare, ma allo stesso tempo efficace. Una Germania diversa da quella tradizionale, non più solo forza e tenacia, ma anche tanta qualità e fantasia. E lo aveva dimostrato con un ruolino di marcia trionfale: 4 vittorie su 4, sbaragliando l’Olanda, il Portogallo semifinalista, la Danimarca e la Grecia.

Advertisment

Ma l’Italia di Prandelli ha veramente fatto una gara attenta, ordinata, senza mai concedere molto. Col solito 4-3-1-2, la Nazionale ha cercato di limitare al massimo la potenza offensiva dei tedeschi che, a dir la verità, nel primo tempo avevano iniziato con un atteggiamento prudente: pallino del gioco in mano all’Italia, ma tedeschi già pericolosi alla prima occasione: salva Pirlo.

Advertisment

Tatticamente abbiamo chiuso bene gli spazi, tranne però sugli esterni, ma è chiaro che il centrocampo a tre deve lasciare qualcosa sulle fasce, e puntualmente i cambi di gioco dei tedeschi ci hanno dato qualche problema. Incertezze anche sul piano delle marcature: spesso Ozil, ma anche Kroos, si ritrovavano tra le linee da soli, e negli scambi stretti ci hanno messo in difficoltà. Per il resto abbiamo dominato sulle palle alte: Gomez prima, Klose poi non l’hanno praticamente vista.

In questo benissimo Bonucci e Barzagli. Se abbiamo da un lato sofferto gli inserimenti tra le linee, dall’altro abbiamo spesso costretto i tedeschi a far girare la palla, e a tirare da fuori: grande parata di Buffon su Khedira. Ci è mancata la spinta sulle fasce, ma li i tedeschi hanno dominato: complice Chiellini a sinistra (ma non per sua colpa, anzi: la scelta di schierarlo è stata dettata proprio dall’obiettivo di coprire meglio), e un Balzaretti non proprio spregiudicato (schierato a destra, lui che gioca a sinistra). Abbiamo messo in difficoltà i tedeschi quando abbiamo verticalizzato: è da dire che ieri sera i due gol italiani sono stati anche agevolati dalla pessima difesa tedesca. Badstuber sul primo gol si perde Balotelli (e Cassano era sgusciato via tra tre tedeschi); sul secondo gol Lahm fuori posizione, perchè in primo luogo troppo distante da Balotelli, poi sbaglia a fare il fuorigioco (mi ha ricordato Kjaer contro Ibrahimovic in Milan-Roma: identica azione).

Abbiamo vinto con la compattezza e il cinismo, anche se nel secondo tempo abbiamo sprecato. La Germania, a parte qualche scambio stretto e qualche tiro da fuori, ha dovuto allargare il gioco in più occasioni, proprio perchè centralmente abbiamo chiuso abbastanza bene (tranne sul tiro di Lahm). I cross tedeschi non ci hanno dato problemi, grande prova dei due centrali. A centrocampo chiaramente eravamo scoperti sulle fasce, e spesso ci siamo trovati l’uomo non marcato. Prandelli ha fatto un buon lavoro, e i ragazzi hanno interpretato al meglio. Mi sarei aspettato un Nocerino per battagliare dopo il doppio vantaggio: non Thiago Motta. Solo questo non mi è piaciuto.

Advertisment

Le ragioni di Buffon in un paese vuoto di principi e valori

Non ci mette mai la faccia quando le cose vanno male, mentre si prende le scene quando non dovrebbe. Strano personaggio quello di Giancarlo Abete, un curioso esempio di come un fratello potente e una mezza carriera politica ti possono far diventare il capo del calcio italiano. E non è un caso se il calcio italiano è costretto ancora ad aggrapparsi a qualche ragazzo, a un signore che in panchina sta stupendo tutti e al solito blocco bianconero, rinato dopo gli anni bui in cui era stato ricacciato.

Advertisment

Xavier Jacobelli in un suo editoriale ha raccontato prima di tutti le insofferenze di Cesare Prandelli, uno che di calcio ne capisce e che, contro tutti, bisogna riconoscerlo, sta vincendo qualche bella scommessa. Certo le scommesse, come insegna Antonio Conte, vanno vinte fino in fondo. Lo abbiamo sempre ripetuto in questo blog: Prandelli meritava tutt’altro supporto, tutt’altra federazione.

Ma questa è proprio la dimostrazione di quanto Bartoletti aveva detto, e poi gli intertristi si infuriarono perché l’obiettività non abita nelle loro case:

Advertisment

Il calcio italiano ha bisogno di una Juve forte, perché con una Juve forte si vince.

Si vince? Di certo si arriva fino in fondo con un blocco Juve forte. Balotelli si è certamente svegliato, ottimo l’apporto di De Rossi, molto molto positiva la prova di Balzaretti e per il resto fantastico il blocco bianconero: Buffon e Bonucci non dovevano partire secondo molti, e invece hanno chiuso la porta a tutti, giornalisti compresi; Pirlo e Marchisio accendono il motore dell’Italia; Chiellini e Barzagli ci stanno mettendo tanto cuore e tanta classe (soprattutto il muro Andrea), senza dimenticare Giovinco (neobianconero) e Giaccherini. E senza dimenticare tutto il resto del gruppo, compreso chi non ha ancora giocato.

Chi si prenderà i meriti di tutto ciò sarà però una Federazione davvero bislacca. Non possiamo credere che Buffon sia così incazzato nonostante stia completando un anno su livelli mostruosi. Eppure la Federazione non ha mosso un dito per difenderne virtù e prestazioni, nelle persone di Albertini (prima o poi qualcuno mi spiegherà qual è il suo ruolo e quali i suoi compiti, oltre che meriti) e di Abete. Federazione che sta preparando la solita vergognosa farsa ai danni della Juve. Stando alle nostre fonti, fra cui un esperto di diritto sportivo, Palazzi ha di fatto incastrato Antonio Conte nonostante i metodi che con un paese civile non c’entrano nulla. Unica speranza per i tifosi bianconeri l’apporto significativo degli avvocati che Andrea Agnelli ha prestato al tecnico juventino. Eppure oggi il blocco juventino serve: inutile nascondere come la filosofia di Prandelli è esattamente la copia spudorata del gioco juventino, senza tuttavia i vari Vucinic e Vidal.

E i meriti se li stanno prendendo, come avvoltoi, i giornalisti che di Buffon ora ne esaltano le stranezze, la spigolosità, senza tuttavia cercare di spiegare davvero perché a quel Gigi, a quel portiere più forte al mondo negli ultimi 30 anni (e parliamone pure degli altri 100 anni!) abbiamo spento il sorriso, abbiamo spento gli occhi iniettati di rabbia e delusione. Al triplice fischio De Sanctis corre ad abbracciarlo, ma Gigi toglie via le mani del compagno dal suo petto e corre nello spogliatoio: ma cosa c’è da festeggiare in un Paese paraculo e così vuoto a livello di principi e valori? E ha ragione ancora lui, lui più di tutti che sa cosa significa passare dal Paradiso all’Inferno per poi tornare di nuovo in Paradiso (per grosso merito di Antonio Conte): “non abbiamo fatto ancora nulla: non esulto per una semifinale!

Advertisment

Il punto sul top player 2: e se arrivasse in difesa?

Dopo aver visto i possibili scenari in attacco, tenendo presenti le esigenze tecniche e le ragioni economiche, soprattutto per la vicenda Van Persie, non possiamo tralasciare un aspetto tanto importante quanto clamoroso: l’acquisto in difesa.

Advertisment

Come sappiamo, alla Juventus servono almeno due acquisti in difesa, per essere competitiva anche in Europa: un terzino sinistro di esperienza internazionale, per il 4-4-2, e un difensore centrale di grande affidabilità. Dopo la suggestiva e fugace ipotesi di Nesta, ora i nomi più caldi sono essenzialmente due: Bruno Alves dello Zenit, e Hummels del Borussia Dortmund.

Advertisment

Entrambi campioni nei rispettivi campionati, entrambi piacciono a Conte. Bruno Alves sta facendo bene anche in Europa, col suo Portogallo: lo Zenit lo pagò 22 milioni, prendendolo dal Porto. E’ un difensore molto forte fisicamente, abile nel gioco aereo, e sfrutta al meglio le qualità che ha. Nella trattativa che dovrebbe prendere forma la prossima settimana, la Juventus potrebbe inserire qualche contropartita tecnica: si era parlato di Pepe, stimato da Spalletti, ma è molto difficile che il giocatore ex Udinese possa lasciare Torino. Ricordiamo che Bruno Alves ha comunque 31 anni, non più giovanissimo.

Per quanto riguarda l’altro difensore, possiamo dire che è uno dei più forti in circolazione: grandissimo campionato per lui, e un Europeo ancora più bello. Difensore che sa giocare la palla, spesso esce dalla difesa, e ha grande personalità: certo non siamo ai livelli di Thiago Silva, ma è comunque molto bravo. Conte lo adora, e potrebbe veramente rappresentare l’investimento per il futuro, visto che è nato nel 1988. In campionato ha segnato anche 5 gol. Il Borussia Dortmund chiede almeno 18 milioni per il suo cartellino: chiaro che, senza l’inserimento di contropartite tecniche e il conseguente abbassamento del prezzo, la Juve non spenderà mai tanti soldi per un difensore.

Ma la sorpresa potrebbe proprio arrivare in difesa, magari ritoccando l’attacco non con un top player, ma con una punta meno costosa, ma allo stesso tempo dal rendimento costante, soprattutto in fase realizzativa.

Advertisment

Il punto sul top player: nomi e cifre della Juve

Marotta sta lavorando piuttosto bene nel campo degli acquisti. La squadra è stata ulteriormente rinforzata, ma per l’arrivo più importante, e cioè il tanto sospirato top player, occorre sfoltire la rosa e racimolare un tesoretto.

Advertisment

La situazione riguarda il top player è piuttosto semplice: arriverà coi soldi della Famiglia (consideratelo una sorta di regalo della Proprietà per i risultati raggiunti), ma arriverà solo se verrà realmente individuato. E comunque l’ingaggio è un parametro decisivo per il tesseramento. Detto in altro modo: il cartellino verrà pagato, anche se salato, ma l’ingaggio deve rientrare nei limiti della società. Ciò significa, al massimo, un ingaggio pari a quello di Gigi Buffon: 5,5 milioni di euro.

Il messaggio è chiarissimo: chi vuole la Juve deve dimostrare di volerla davvero, ingaggio a parte. Non si sforerà e, nonostante sono rimasto scottato dalla vicenda Aguero, tendo a sottoscrivere questa regola della Società. 5,5 milioni di euro non sono briciole, chi vuole la Juve rinunci agli ingaggi faraonici.

Advertisment

Van Persie attende perciò la prima vera offerta. Fosse reale quel misterioso viaggio a Torino avremmo un motivo valido per sostenere che è lui il primo nome sul taccuino di Marotta, ma va convinto l’Arsenal. Bottega molto pregiata quella londinese, con un Wegner molto nervoso per dover rinunciare ai campioncini che lui stesso alleva in Inghilterra. A favore di Marotta un contratto in scadenza nel 2013 e quindi, de facto, l’impossibilità per l’Arsenal di sparare cifre impossibili. Il giocatore, quasi 30enne e in scadenza, non può essere pagato più di 20 milioni di euro. Lo sa Marotta, lo sa in fondo Wegner che spera di aprire un’asta. Asta che al momento è scongiurata: il Barcelona non è interessata, nemmeno Mourinho, il PSG non gode della preferenza del ragazzo. Resta il Manchester City che per il padre rappresenta un’accozzaglia di figurine. A favore di Marotta l’acquisto di Giroud e praticamente quello di Podolski: come a dire che Van Persie è già stato sostituito.

Se non Van Persie ecco Suarez, a detta di Luciano Moggi il giocatore ideale per gli schemi di Conte. Capace di garantire movimento e gol, per più anni rispetto all’olandese che è più vecchio di 5 anni. Suarez costa sui 25 milioni di euro e il Liverpool non sembra averlo dichiarato incedibile. Di più, il Liverpool è alla ricerca di un attaccante e sembra proprio dover monetizzare. La Juve vorrebbe giocarsi la carta Krasic, perfetto sostituto di Kuyt che dopo anni ha lasciato l’Inghilterra.

Più indietro, per costi e opportunità, i nomi di Cavani e Higuain.

Non tramonta l’ipotesi di dover abbandonare la pista del top player costoso per preferire soluzioni in stile Vucinic: 15 milioni di euro per 10 reti in Serie A, 1 in Coppa Italia (quella col Milan, stupenda) e ben 9 assist (un paio in meno di Andrea Pirlo).

Advertisment

Dal 3-5-2 al 4-3-1-2, nuovi equilibri e vecchi problemi

Quella di domenica sera è stata, senz’ombra di dubbio, la prestazione della nostra Nazionale più positiva e – finalmente, verrebbe da dire – anche piacevole a vedersi.

Advertisment

Prandelli, dopo la semidisastrosa partita contro l’Irlanda, di cui è lecito salvare il solo risultato, ha confermato contro gli Inglesi il modulo 4-3-1-2, accantonando definitivamente il 3-5-2.

Già, il 3-5-2. Considerando i moduli a cui la maggior parte dei giocatori in rosa sono abituati, non è stata un’idea malvagia provare ad applicarlo in Nazionale. A dire il vero, questo schieramento, utilizzato per affrontare Spagna e Croazia, non ha funzionato a dovere a causa di uomini fuori ruolo e/o autori, inaspettatamente, di performance estremamente deludenti.

Il primo caso è rappresentato da Emanuele Giaccherini: mai schierato da Conte esterno a sinistra in un centrocampo a 5 (il leccese, in quel ruolo, gli ha sempre preferito Estigarribia o De Ceglie, o, in alternativa, lo ha posizionato interno al fianco di Pirlo o ala sinistra nel 4-3-3 o nel 4-2-4), la Pulce di Talla si è ritrovato a dover addirittura fungere da terzino sinistro, accollandosi un lavoro di copertura non indifferente e tutt’altro che semplice, considerate le sue caratteristiche fisiche e i clienti scomodi di turno (Jesus Navas, David Silva, un quasi ubiquo Iniesta; e poi Corluka e Perisic, tra l’altro ben arginati). L’altra categoria, ben più affollata, conta tra le proprie fila l’irriconoscibile Maggio (si vede che lo schema napoletano “palla a Lavezzi/Maggio/Cavani/Hamsik/Dzemaili, testa bassa e pedalare”* non dà buoni frutti in Nazionale), l’evanescente e “moviolesco” Thiago Motta (sia da interno, sia da trequartista) e l’irritante duo di salvatori della patria, Cassano e Balotelli, incapaci di metterla dentro per due partite nonostante le buone occasioni avute. Un difetto, questo, che ancor di più risalta se consideriamo il rapporto tiri/goal (2:1) dell’altro Antonio, quello meno simpatico, Di Natale, autore di sole 86 reti nelle ultime 3 stagioni (contro le 38 del palermitano e le 24 del barese). Per carità, mica è colpa loro se vengono schierati sempre e comunque titolari, si intende.

Ad ogni modo, due pareggi per 1-1 e 3-5-2 bocciato.

Il 4-3-1-2 “ammirato” contro gli Irlandesi Repubblicani era riuscito quasi a far rimpiangere il suddetto modulo. Poco gioco, poche idee (ma questi difetti non sono dovuti al solo schieramento, è chiaro) e due reti su altrettanti calci piazzati, gli stessi che ci avevano consentito di passare in vantaggio contro la Croazia. I sacrificati sono, non a caso, Maggio e Giaccherini, sostituiti dai terzini “puri” Abate e Balzaretti. E Thiago Motta? In campo. Trequartista, yet again. E i due attaccanti?I soliti. E dire che Giovinco e Di Natale non avevano demeritato contro la Spagna, mentre il campano, attaccante di profondità, era rimasto soffocato dalle maglie a scacchi dei Croati nella seconda partita del girone. Ma tant’è: 2-0, entrambi i gol su corner.

E così, in barba al paventato, ridicolo e tutto italiano pericolo “biscotto”, l’Italia passa ai quarti di finale, e l’avversario è tosto: l’Inghilterra.

Checché l’ex allenatore interista** ne dica, la sua Nazionale è riuscita ad incarnare lo stereotipo dell’Italia “catenacciara” ben più di quanto l’Italia stessa sia mai riuscita a fare. Ma vediamo di non dirlo al buon Hodgson, che ha candidamente affermato a fine partita che “entrambe le squadre hanno avuto delle occasioni”. Bisognerebbe piuttosto ammettere che è difficile dire se l’utilizzo del plurale sia lecito o meno in riferimento ad un’Inghilterra che avrà tirato in porta forse un’unica volta, al quinto minuto. Ma, anche stavolta, tant’è.

Dopo un buon inizio, condito dal palo clamoroso colpito dalla distanza da De Rossi su assist di Marchisio, era l’Italia a soffrire la pressione degli Inglesi, almeno per una quindicina di minuti. Il gioco sulle fasce, vero marchio di fabbrica dei Three Lions, mette spesso in crisi i nostri due esterni: le sovrapposizioni di Glen Johnson ed Ashley Cole trovano costantemente in inferiorità numerica (e spesso piantati sui piedi..) degli arrendevoli Balzaretti ed Abate, sistematicamente saltati. Non è un caso che proprio dalla parte del giocatore ex Juventus arrivi la triangolazione che per poco Johnson non corona al meglio mettendo in rete. E non per demerito proprio, ma per un miracolo di un portiere che in tanti avrebbero volentieri cacciato dalla Nazionale per aver comprato dei Rolex o degli appezzamenti di terreno, o per essere amico del proprietario di una tabaccheria, la cui percentuale di vincita, quanto a scommesse, era addirittura al di sotto degli standard nazionali. E anche qui, tant’è. Imparerà a star zitto la prossima conferenza.

Advertisment

La svolta alla partita è di marchio prandelliano: ricorda a Montolivo, schierato per l’occasione trequartista, il suo compito: galleggiare fra le linee di centrocampo e di difesa inglesi in fase di possesso e rinculare al centro in fase di non possesso. Risultato: De Rossi, Marchisio e il giocatore di madre polacca a turno raddoppiano sugli esterni, curandosi con la stessa regolarità di affiancare Pirlo al centro, formando così una sorta di 4-4-2 speculare a quello degli avversari, certamente meno vulnerabile ai cambi di campo e agli inserimenti centrali, peraltro sporadici.

Da lì in poi, vuoi per un ritrovato feeling col pallone, vuoi per un Inghilterra rinunciataria fino all’inverosimile, l’Italia esercita una pressione continua e costante sulla retroguardia dei Tre Leoni, formata per l’occasione da 8/9 giocatori, distribuiti in due serrate fila di quattro uomini. E’ un gioco piacevole, ponderato, mai frutto della frenesia. E quest’ultimo è forse il merito più grande degli Azzurri: anche davanti alle palle-gol divorate da Balotelli e De Rossi su tutti, la Nazionale è rimasta lucida e compatta, guidata magistralmente dall’uomo-simbolo del nostro calcio, oltre che della Juve e della Nazionale, che porta il numero 21 sulle spalle.

Ad ogni modo, tra pali, tiri goffi o scagliati sulla schiena degli avversari e un paio di conclusioni dell’unico trequartista di ruolo in rosa, Alessandro Diamanti, giocatore tutto estro finito al Bologna alle buste, si arriva ai rigori. E’ proprio il mancino di Prato a battere col suo sinistro angolato l’ultimo rigore, spiazzando il portiere dei neo-campioni di Inghilterra, Hart, i cui tentativi di deconcentrazione a suon di linguacce e smorfie hanno, ahilui, prodotto un magro bottino.

Insomma, l’Italia vince, meritatamente, e tutti salgono sul carro dei “vincitori” (ringraziamo Buffon per aver ricordato a tutto il mondo pallonaro cosa significa “vincere”). Di buono c’è che Pirlo e De Rossi a centrocampo producono gioco a getto continuo e che Nocerino può essere una validissima alternativa a Marchisio e non solo; c’è che finalmente la palla ha smesso di scottare tra i piedi degli Azzurri; c’è la grande generosità dei due terzini; c’è il lavoro sporco per far salire la squadra da parte di Balotelli, trovatosi curiosamente in campo tra un grattacielo e l’altro; c’è un Buffon in formissima, e addirittura capace di parare un rigore (mi perdonerà Gigi per questa piccola cattiveria); c’è un Montolivo che si è dimostrato un  ”trequartista di copertura” migliore rispetto a Motta, e un Diamanti in grande spolvero; c’è, infine, la prestazione solidissima dei due centrali bianconeri, Barzagli e la “pippa” a priori Bonucci, raccomandato e favorito da Prandelli, che lo ha voluto con sé nonostante il codice etico. E d’incanto tutti si scordano che, per quello stesso codice, anche il fenomeno del City avrebbe dovuto rimanere a casa. Ma tant’è, appunto.

L’errore, tuttavia, starebbe nel non considerare ciò che di negativo la serata di ieri ha evidenziato: 15-20 minuti regalati agli avversari con errori di copertura e posizionamento anche molto gravi; l’incapacità cronica di concretizzare la mole di gioco creata; la forma fisica precaria di Cassano; l’infortunio di Abate, nota dolente soprattutto alla luce della squalifica di Maggio; l’enorme sacrificio richiesto in copertura a Marchisio, che si sfianca in difesa e non può, giocoforza, inserirsi con la frequenza a lui solita; a questo è da correlare l’assenza di giocatori in area di rigore pronti a  spingere in rete i palloni provenienti dalle fasce.

Si aggiunga, per onestà, che l’avversario non è stato dei più probanti, almeno per testare la solidità della difesa schierata. Sui contropiedi gli Azzurri ieri hanno difeso magistralmente contro interpreti del calibro di Walcott, Milner, Young, Rooney e Wellbeck; contro i Tedeschi, diventati anch’essi maestri del possesso palla, servirà mantenere alta la concentrazione e serrare le linee il più possibile per togliere spazio vitale alla batteria dei tre dietro l’unica punta Gomez (presumibilmente).

Certo, se poi si riuscisse a confermare il 70% di possesso palla anche contro i teutonici..

Note:

* Per completezza d’informazione, secondo Mazzarri la Juventus avrebbe “copiato” il modo di giocare del suo Napoli. Lascio a chi ha seguito il campionato il giudizio su questa affermazione.

** E la sua anima nerazzurra è venuta ben fuori nel finale di partita, nell’atto di inveire contro Proença (che, dal canto suo, aveva appena fischiato un fallo a favore di Carroll), reo, a dire del mister Inglese, di non aver sanzionato numerosi presunti falli subiti a centrocampo (!) dai suoi giocatori. Una Calciopoli europea in vista? Gentili ieri parlava dei buoni rapporti ancora intercorrenti tra Hodgson e Moratti.

Advertisment

L’importanza del blocco Juve in Nazionale

Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli…: questi nomi, scanditi in questo ordine, resteranno impressi nella memoria degli italiani, di coloro che amano il calcio e la nazionale. Quasi una filastrocca che è rimasta nella mente di tutti gli appassionati, che hanno gioito e sofferto per l’Italia: insomma, è leggenda!

Advertisment

Cosa hanno in comune? Sono tutti giocatori della Juventus. Storicamente il rapporto Nazionale – Juventus è sempre stato molto positivo: la Nazionale è sempre stata composta da tanti bianconeri, a partire dalla Nazionale degli anni ’30, la “NazioJuve” che poteva contare su nove bianconeri (in 22 convocati!). La tradizione si rinnova negli anni ’50, e a partire dagli anni ’70 viene coniata l’espressione “Blocco Juve”: nove bianconeri nell’undici titolare della Nazionale ai mondiali del ’78, e fu una delle nazionali più belle e spettacolari, il preludio al trionfo dell’82! Infatti proprio in quel mondiale spagnolo la formazione citata a inizio articolo divenne leggenda: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi erano titolari. Passando poi per Roberto Baggio, Gianluca Vialli, Salvatore Schillaci, Stefano Tacconi, Angelo Peruzzi, Antonio Conte, Ciro Ferrara: protagonisti degli anni ’90 con i colori azzurri.

Advertisment

Il trionfo di Germania 2006 porta ancora la firma bianconera: 5 bianconeri, e ben 8 giocarono la finale tra Francia e Italia (un record mondiale!). Insomma, da sempre un rapporto strettissimo tra la Juve e l’Italia. E lo dimostra anche il fatto che oggi abbiamo aspettato prima Chiellini, infortunatosi nell’ultima di campionato, poi Barzagli, che si è fatto male a pochi giorni dall’ inizio dell’Europeo. Entrambi fondamentali, anche se il Chiello si è fatto di nuovo male. Lo dimostra il fatto che lo spirito Juve è presente, con Bonucci che ha fatto scivolare tutte le critiche sulle sue prestazioni, con Buffon che ci mette la faccia, come sempre, con Giaccherini, simbolo della Juventus operaia, con Pirlo, umile genio e mente di questa Italia, delizioso con quel cucchiaio contro l’Inghilterra: in quel momento tutti i tifosi delle altre squadre ce lo hanno invidiato.

Lo dimostra ancora il fatto che, quando ci siamo trovati in difficoltà dopo la batosta con la Russia, Prandelli si è affidato al modulo che ha fatto Antonio Conte, il 3-5-2, con la difesa della Juventus. Una presenza, quella bianconera, costante, preziosa e vitale per i successi di questa nazionale, a dispetto di tutti i tifosi delle altre squadre, che non vedono mai di buon occhio i calciatori della Juventus, nemmeno in nazionale: e provano tanta invidia. E questa è una doppia rivincita, perchè per esultare devono ringraziare sempre e comunque i nostri bianconeri. Chiudo con una bellissima espressione di Marino Bartoletti: “quando sta bene la Juve, sta bene tutto il calcio italiano”

Nota: l’immagine è una gentile concessione di @iosonojuventino92!

Advertisment

Zucconi: voto zero. Guardate che voto ha dato a Buffon…

E’ dire che tifa Juve e quindi a Buffon dovrebbe essere riconoscente. Doveva essere una boutade, un’uscita simpatica, ma gli è riuscita davvero malissimo. E attendiamo sempre una rettifica a mezzo stampa o a mezzo Web, perché dopo una partita come quella disputata da SuperGigi contro l’Inghilterra questo voto è un pugno allo stomaco di chi ancora crede in un giornalismo serio.

Advertisment

Andiamo al sodo. Zucconi pubblica sul sito di Repubblica (toh!) una pagella complessiva degli azzurri che hanno battuto l’Inghilterra. Voti alti per tutti tranne per Montolivo e Cassano (5). Da brividi le sufficienze a Bonucci, Barzagli e Marchisio: caro Zucconi, che partita ha visto?

E veniamo al voto di Gigi Buffon:

BUFFON: 1.500.000 (Euro). I cerini dal tabaccaio glieli offro io.

Advertisment

Caro Zucconi, le offriremmo volentieri da bere, ma registriamo che ha esagerato con l’alcol prima di mettersi a scrivere questo pezzo, vero?

Se voleva far ridere non c’è riuscito e crediamo che abbia perso un gran numero di fan dopo questa specie di corsivo mal riuscito. Di certo… sta bene in quella redazione.

AGGIORNAMENTO

Chiediamo scusa per l’inconveniente, ma ci siamo riferiti a Zucconi convinti sia juventino, così come da ricordi dell’autore di una puntata di Otto e Mezzo in cui lo stesso giornalista rivelava la sua fede bianconera. Ci teniamo a sottolineare che comunque non cambia la sostanza dell’articolo. Grazie per la segnalazione a tutti i lettori.

Advertisment

Sempre più Studio Sporc: sentite cosa hanno detto

Non abbiamo più voce, e forse è questa la testimonianza più pregnante del perché, come nel 2006, rischiano di vincere ancora loro. Con i soliti mezzi sporchi e i media completamente svuotati di ogni tipo di deontologia professionale. A guadagnarci sono davvero in pochi, i soliti e i nomi li conoscete già.

Advertisment

Ci riferiamo a Studio Sporc… ops Studio Aperto che nella giornata di oggi (25 giugno 2012) manda un servizio riferito alla vittoria dell’Italia. Un alto esercizio di disinformazione, anzi di mala informazione opportunamente orientata a gettare fango su uno dei campionissimi di questo Paese. Davvero uno dei pochi.

Non abbiamo più voce perché anche questa volta, ignobili, hanno saputo toglierci il fiato con un passaggio da brividi:

Advertisment

[...] grande prestazione di Buffon nonostante sia coinvolto nel calcioscommesse [...]

Ci sentiamo di precisare un paio di cose:

  • Buffon NON E’ implicato nel calcioscommesse. Forse lo sono Inter e Milan, ma la Giustizia ha deciso a priori che non si può indagare sulle rivelazioni degli zingari;
  • nonostante gli articoli della Cazzetta Rosa, Buffon può contare su un paio di indagini che hanno prodotto zero prove, forse qualche prova di segno negativo: ma questo non si può dire;
  • a chi giova gettare ancora fango su un ragazzo che ci sta trascinando, insieme a Pirlo, verso un traguardo impensabile fino a qualche settimana fa?
  • che significa quel “nonostante”? Speravano forse di ammazzarlo a livello sportivo? Così magari da non ripetere la splendida stagione con la Juve? Si arriva davvero a tanto per far contenti i padroni?

Ci immaginiamo che, in un paese normale, una redazione normale dovrebbe rettificare questa porcheria magari nell’edizione serale. Magari accennando al fatto che tutto il mondo ha parlato delle gesta sportive di Pirlo e Buffon. Piaccia o non piaccia sono della Juve e, Balotelli e Cassano ci scuseranno, sono gli unici veri fenomeni su cui può contare l’Italia intera. Quella giù dal carro e quella che continua a salirci senza motivo…

Advertisment