Menu Chiudi

Mese: July 2012 (pagina 1 di 9)

Isla verso il rientro

Mauricio Isla torna a correre e ad allenarsi a pieno ritmo. La buona notizia, in un periodo nel quale se ne sentono solo di brutte, sembra quasi un toccasana per i tifosi bianconeri, ormai stufi di dover combattere contro questo sistema corrotto. Allora concentriamoci sul campo, e sul calcio giocato.

Advertisment

Il recupero di Mauricio Isla sembra quasi chiudere il cerchio del progetto Juventus. La svolta, sia nel mercato che per la tattica, è arrivata proprio grazie a questo giocatore: quando fu preso, allora capii subito quali erano le intenzioni di Antonio Conte: 3-5-2 sicuro. E così è stato. Il modulo, in questo precampionato, non è mai cambiato. Isla dovrebbe essere il titolare in questo modulo: lo conosce benissimo, perché con Guidolin ha sempre giocato lui sulla destra. Anzi, è stato uno dei pochi che ha di fatto contribuito alle fortune dell’Udinese, e non è un caso che dopo il suo infortunio, l’Udinese ha iniziato a fare alti e bassi.

Advertisment

Esterno di corsa, uno dei pochi a riuscire a fare tutta la fascia per novanta minuti, spesso si propone in avanti e ha fatto anche qualche bel gol (contro l’Inter a Milano, per esempio). Sarà un piacere vederlo giocare: già immagino Pirlo che lo lancia sulla fascia. A destra sembra quindi essere lui la prima scelta per Antonio Conte, anche perché, chi ha visto l’ultima amichevole della Juventus contro l’Herta, avrà notato anche che Lichtsteiner è stato impiegato nella difesa a tre: è stata una soluzione di emergenza, chiaro, ma potrebbe anche riproporsi in un futuro non molto lontano.

Isla è fondamentale per il 3-5-2 di Conte, e a mio avviso anche decisivo. Ho visto il nostro 3-5-2 a volte molto statico, con gli esterni De Ceglie e Lichtsteiner spesso impacciati: non molto propositivi, soprattutto lo svizzero nella seconda parte di campionato. Invece Isla è il classico esterno da 3-5-2, le sue qualità fisiche e tattiche ne fanno uno dei migliori incircolazione: in Italia, secondo me, è secondo solo a Cristian Maggio del Napoli. Isla quindi sarà importante, la sua duttilità poi non esclude che possa fare il terzino in una difesa a quattro, ma in quel modulo è molto più indicato Lichtseiner. Un recupero essenziale per il modulo di Conte: si spera di averlo in campo per la prima di campionato.

Advertisment

Juventus senza Conte… riparte la sfida

Ci affidiamo a una pubblicità molto popolare per riportare un po’ di ottimismo dopo gli sfoghi, del tutto legittimi, di questi giorni. Non ci è andata giù, e nessuno può convincerci del contrario, la storia del patteggiamento. Accettiamo, ancora una volta, la decisione della Società e come già scritto siamo qui ad appoggiare i ragazzi che meritano il nostro sostegno. La Società purtroppo no, non più fino a che le nostre condizioni non verranno esaudite.

Advertisment

E così comincia una nuova stagione. Ci sono solamente due strade da percorrere: escludiamo la terza strada e quella del “volemose bene”, che implica un anno sabbatico per far contenti FIGC e avversari. In fondo Conte lontano dal campo serve proprio a questo e aspettiamo sempre a cosa servono 200mila euro regalate alla FIGC… Analizziamo dunque le altre due possibili strade.

Advertisment

La prima disegna uno scenario in cui Buffon, Pirlo e pochi altri prendono per mano lo spogliatoio intero e durante i match trascinano la Juve così come in tutta la scorsa stagione ha fatto Antonio Conte. Sgolandosi, sbraitando, festeggiando, urlando, dando indicazioni, incitando. Mamma che spettacolo… Devono essere loro due in assenza di Del Piero a mostrare la via maestra da percorrere. Una via maestra luminosa, irradiata poi dai vari Chiellini e Barzagli, Vidal e Marchisio, Vucinic e speriamo Giovinco. Lampi di grinta e classe, la Juve che conta in tutte le zone del campo. Sai che goduria con una Juve ancora padrona delle situazione nonostante la farsa. Sarà difficile: troppo importante Conte nell’economia del match. La speranza è che il tecnico possa leggere ancora meglio le partite dalla tribuna. L’anno scorso accadde solo una volta, contro il Genoa: eravamo in piena emergenza, con Caceres e Vidal in mezzo alla difesa. La squadra giocò la solita splendida partita, fermata solo dall’arbitro (gol regolarissimo di Pepe annullato, e chissà perché!) e dalla sfortuna.

La seconda strada disegna uno scenario che è tutto l’opposto rispetto quello di quest’anno. E’ uno scenario che sostanzialmente paga dazio alla scelleratezza del patteggiamento. Con Conte fuori la squadra potrebbe subire un legittimo contraccolpo psicologico. La rabbia di dover vendicare il Mister potrebbe allontanare la giusta serenità nell’affrontare partita dopo partita. Specialmente in Champions, specialmente nelle gare a ridosso della Champions. Ancora una volta un ruolo critico lo giocano i senatori. Siamo veramente, e mai come questa volta, nelle loro mani. La cosa brutta di questa ipotesi è che si rischia di buttare all’aria un lavoro di 12 mesi, quelli appena trascorsi. Potremmo perfino fare del male ai giovani che quest’anno dovevano inserirsi o ai nuovi arrivati. E in settimana non ci sarà molto tempo per Conte di lavorare, lavorare sodo.

La Società sappia che i tifosi sono pronti a sostenere un’annata terribile, che nasconde più insidie che gioie, ma i bonus sono realmente finiti. Sia sul mercato, dove a onor del vero si è operato in maniera stupenda (manca sempre il grande attaccante, a oggi), sia fuori dal campo. D’ora in avanti proveremo a parlare solo di campo, ma non possiamo esimerci dalle contestazioni ai vertici societari quando le cose andranno male. Perché se con nulla si monta un processo contro Conte e non si ha il coraggio di sostenerlo e combatterlo… come potremo mai opporci ai prossimi fischietti?

Advertisment

Il paradosso Bonucci

Analizziamo uno dei tanti paradossi che stiamo vedendo da sei anni a questa parte: Bonucci e il calcio scommesse.

Advertisment

Il suo grande accusatore, Andrea Masiello, ex bianconero difensore del Bari ai tempi del fattaccio. Masiello viene sentito dalla Procura di Bari due volte. Nel primo interrogatorio racconta che un titolare di un’agenzia di scommesse di Bari lo avrebbe contattato chiedendogli se poteva impegnarsi a fare in modo che la partita Udinese-Bari finisse con molti gol. Nel secondo interrogatorio Masiello precisa che dopo la richiesta di questo signore si era attivato nei giorni precedenti la partita contattando suoi compagni di squadra negli spogliatoi di Bari,tra i quali c’era anche Bonucci, riportando quanto detto anche alla procura di Cremona.

De Tullio, questo l’uomo che contattò presumibilmente Masiello, sentito a Bari, fa dichiarazioni divergenti rispetto a lui.Dichiara che prima di quella partita due amici di Masiello si erano presentati da lui per realizzare una puntata su quella partita, Giacobbe e Carella, a cui avrebbe consegnato in seguito la vincita. In un secondo interrogatorio dichiara invece che i soldi della vincita li avrebbe consegnati direttamente a Masiello. De Tullio in pratica smentisce Masiello sul fatto che sia stato lui a chiedergli di combinare la gara. Giacobbe, uno dei due scommettitori, viene sentito dalla Procura di Bari e riferisce che Masiello gli aveva detto che Udinese-Bari sarebbe finita in parità: 2-2. Giocò quindi per sicurezza sul pareggio e non sul risultato esatto. Ma prima di scommettere chiese conferma a Masiello, il quale gli riferì che erano in 9 del Bari ad essere d’accordo e questa confessione venne fatta da Masiello a Giacobbe nel bagno dell’aeroporto.

Advertisment

Sembra chiaro quindi che la decisione di provare a taroccare Udinese-Bari venne presa da Masiello alcuni giorni prima della partita. Masiello ai PM di Bari e di Cremona afferma di aver contattato Bonucci, insieme ad altri nei giorni precedenti la partita. Bonucci, sentito a Bari smentisce Masiello affermando che la settimana precedente Udinese-Bari era stato in ritiro con la Nazionale ed era rientrato a Bari la sera di mercoledì, giovedì era rimasto a casa a riposo e si era presentato all’allenamento del venerdì pomeriggio. Il sabato poi erano partiti in aereo alla volta di Udine. Era quindi impossibile che Masiello lo avesse contattato nei giorni precedenti la partita, non trovandosi egli a Bari per l’impegno con la Nazionale. La Procura di Bari ha creduto a Bonucci e non lo ha rinviato a giudizio lo scorso 22 giugno, quando ha invece rinviato a giudizio Masiello, Carella e Giacobbe per associazione a delinquere e frode sportiva.

Ma se la vicenda penale di Bonucci era destinata all’archiviazione, la vicenda sportiva diventava invece una questione del tutto differente, guarda caso. La Procura federale, ricevute le carte dalla Procura di Bari, sente Masiello che modifica completamente le sue dichiarazioni rispetto alle tre precedenti. Dichiara infatti a Palazzi che Bonucci non era presente quella settimana a Bari e che si era aggregato in ritiro e venne contattato durante il tragitto dall’aeroporto di Udine all’albergo. Una nuova versione quindi che Masiello ricorda dopo essere stato rinviato a giudizio a Bari dopo aver preso visione di tutte le carte processuali, e che viene riferita solo a Palazzi e mai ai Pm che lo hanno interrogato in precedenza. Ma l’aver contattato Bonucci negli spogliatoi di Bari nei giorni precedenti o averlo avvicinato sul pullman che dall’aeroporto di Udine portava la squadra in albergo è una differenza che per il buon Palazzi ha davvero poco conto.

Masiello riferì che erano in 9 del Bari ad essere partecipi e che la partita sarebbe finita 2-2, prima di contattare Bonucci, secondo la versione fatta a Palazzi. Ci sono invece dichiarazioni di altri testimoni che asseriscono che né Bonucci né Ranocchia risultavano aver mai partecipato a taroccamenti. Ma il metodo della Procura federale come al solito lascia basiti e francamenmte non riesco a trovare nessuna affidabilità sull’operato di Palazzi. Bonucci viene tirato in ballo da una nuova versione che viene ricordata dal pentito di turno solo davanti a Palazzi, che rivede le precedenti dichiarazioni fatte ai PM, e la stessa cosa è successa a Conte con Carobbio.

Che credibiltà dà tutto questo al nostro paese? Masiello per quella partita incriminata avrebbe ricevuto 8000 euro da dividere con altri otto compagni. Chi per una fumata di sigarette si sarebbe giocato la carriera? Io purtroppo non riesco a darmi risposte a domande che ormai nel nostro circuito viziato sono all’ordine del giorno, e spero sempre più che il popolo bianconero, quello vero, finalmente possa far sentire non la sua voce, ma la sua rabbia!

Advertisment

La macchina del fango riparte a pieno regime

Advertisment

Advertisment

Non ci basta dover ingoiare il rospo del possibile patteggiamento di Conte (e relativo staff tecnico), Bonucci e Pepe.

Ogni giorno, ogni ora, ogni secondo, spuntano come funghi nuovi individui pronti a cogliere la palla al balzo. Individui pronti a tutto pur di ottenere uno sconto di pena, anche tirando in ballo persone innocenti, che nulla hanno a vedere con il calcioscommesse. Oggi è il turno di Vittorio Micolucci, ex giocatore dell’Ascoli nel periodo 2007-2011 che può vantare già due squalifiche (una di 14 e l’altra di 4 mesi) per Scommesspoli. Il signore in questione, come riportato ieri da Repubblica (articolo ovviamente a firma di Foschini e Mensurati, si il giornalista intercettato a colloquio con Ilievski…), afferma che, nella stagione 2008-09 di Serie B, che culminò con la promozione del Bari, allora guidato dal nostro Antonio Conte, furono combinate due partite: precisamente Piacenza – Bari, terminata in pareggio, e Salernitana – Bari, con vittoria della squadra campana. Come già detto in precedenza, Micolucci all’epoca dei fatti di cui sopra, giocava nell’Ascoli ed è venuto a conoscenza di queste presunte combinede relato”: non direttamente dunque, ma per farla breve “un tizio gli ha detto che…”. Si tratta comunque di roba vecchia, probabilmente già presa in esame da Palazzi e cestinata.

Ma la tempistica di questa confessione e, soprattutto dell’articolo giornalistico, è curiosa: Conte si avvia verso il patteggiamento ed ecco che spuntano nuovi “particolari”. I 3 mesi più ammenda non vengono ritenuti una pena congrua a chi auspica la ghigliottina… e quindi si cerca uno stratagemma per danneggiare ancora di più società, mister e tifosi. Anche moralmente.

Risulta evidente: Antonio Conte è una figura scomoda nel mondo del calcio italiano. Scomoda perchè è un vincente nato, non è una persona ipocrita e, se c’è da combattere, non si tira di certo indietro. Ma soprattutto: è uno juventino vero. E al Palazzo, comandato dai soliti noti che ormai ci stanchiamo pure ad elencare, questa cosa non va giù per niente. E non potendo colpire direttamente la società, come accaduto nel 2006, stavolta si cerca di distruggere l’artefice del ritorno al successo.

E state pur certi che la Macchina del Fango non si fermerà di certo qui…

Advertisment

Lettera aperta: caro Andrea Agnelli, ecco cosa non è negoziabile

AVVISO: chi è d’accordo con noi e con questa lettera è pregato di lasciare un commento. Vogliamo farla arrivare al destinatario, ma ci servono quante più firme possibili. E vi preghiamo di farla girare attraverso i soliti canali: blog, forum, social media. Per il bene della Juve e dei suoi veri tifosi.

Advertisment

Caro Andrea Agnelli,

in questo blog ti abbiamo accolto come una specie di messia. Ci credevamo, crediamo e crederemo ancora in te. Forse perché convinti che non tutto quanto fatto dipende esclusivamente dalla tua volontà e dal tuo essere bianconero. Ci sono cose più grandi di te, come la famiglia (sì, con la “f” minuscola perché non meritano alcun rispetto né stima). Il cugino, la zia, l’Avvocato dell’Avvocato, quello delle case, quello dell’Ifil. Nessuno lì in mezzo che abbia capito cosa sia effettivamente la Juve. Noi sappiamo cosa è la Juve, siamo anzi gli ultimi e unici depositari del vero significato della parola Juventus.

E allora ci permettiamo di scriverti una semplice, semplicissima lettera.

Siamo stanchi e stufi di dover difenderci. Da soli, contro tutto e tutti: noi sì, contro tutto e tutti, noi sì davvero da soli! Abbiamo pochi e scarsi strumenti: qualche blog, qualche account sui social media, pochi soldi, nessun canale televisivo, nessun giornale. Però siamo contenti così: non abbiamo padroni, siamo liberi. Un’esperienza unica. E dall’alto di questa libertà ti chiediamo soltanto un paio di cose. Se vogliamo proseguire questo percorso di rinascita assieme, allora ci sono giusto un paio di cose che per noi non sono più negoziabili e per le quali siamo disposti ad azioni anche pesanti, anche molto pesanti.

L’onore della Juve e degli juventini non è negoziobile. Non è barattabile, non ha un prezzo né una scadenza. Tale onore va rispettato, condiviso e soprattutto protetto. Ce ne infischiamo dell’Italia e del sistema della giustizia sportiva, degli atteggiamenti mafiosi di certi tipi (siano presidenti o dirigenti o magistrati) e della subcultura tutta italiana per cui la Juve è la discarica delle loro tristi vite.

E poiché non vediamo, né ora né in futuro, tale rispetto… allora è bene prendercelo da noi.

Advertisment

La Società ci è molto lontana, quasi nemica in questi giorni. Il silenzio assordante sulla vicenda calcioscommesse, rotto soltanto in quella breve parentesi della presentazione delle maglie e in quella conferenza stampa di qualche minuto, si è rivelato veramente vuoto di significato. Che poi ci accorgiamo solamente adesso di essere stati presi in giro: confidavamo in quelle parole che sono state puntualmente smentite dai fatti. “Non vi lasciamo da soli”? Peggio: ci avete tradito, e avete tradito l’uomo che ha permesso la rinascita bianconera, juventino che più juventino non si può e cioè Antonio Conte. Vorremmo davvero aprire un canale personale e diretto col Mister per conoscere le sue sensazioni in questo momento: sappiamo chi è Antonio Conte, ma questo “sapere” viene spazzato da un patteggiamento assurdo. Non ne capiamo le ragioni, non lo accettiamo.

Poteva essere il momento di cambiare le cose, dopo quel 2006. Potevamo realmente cambiare le cose perché vi erano tutti i presupposti: una farsa vergognosa, personaggi molto più deboli rispetto al 2006, 14 milioni di persone veramente incazzate e ormai pronte a tutte, e un futuro che può essere nostro e solo nostro.

Invece ci avete tradito. Patteggiate? Bene, non faremo mancare il nostro sostegno, almeno limitatamente alle questioni di campo dove i ragazzi vanno difesi, sostenuti, incoraggiati, spronati. E siamo pronti a farlo: siamo qui, vivi più che mai e orgogliosi della Juve in campo. Ma ci sono giusto un paio di cose non negoziabili. Venendo a mancare queste condizioni, caro Andrea Agnelli, è molto probabile che l’atteggiamento granitico e protettivo dei tifosi (parte, tutti, difficilmente nessuno) possa sgretolarsi e per voi saranno guai amari. Ecco le condizioni non negoziabili:

  1. a che punto stiamo con la battaglia legale per i due scudetti? Devono tornare indietro perché lo impone la logica e perfino la Giustizia dopo quanto emerso a Napoli e al Processo Telecom? Dobbiamo necessariamente sapere e abbiamo paura che nulla è stato fatto o preparato. Abbiamo veramente paura che ci sia stata propinata una scusa come le altre per nascondere l’essere immobili. Non possiamo evidentemente accettarlo;
  2. a che punto stiamo con la battaglia per riaprire Calciopoli? All’estero esiste un Tribunale che potrebbe permettere di far luce sullo scandalo più assurdo nella storia di questo Paese e non c’è prescrizione per continuare a stare in silenzio. Vogliamo conoscere esattamente quali sono le mosse della Società: fino ad adesso non ci abbiamo capito nulla e, di certo, nulla non si può fare ancora;
  3. via i giocatori dalla Nazionale, che Nazionale più non è. Fino a quando la Juve serviva è stata usata dalla FIGC ed è stata spremuta: Bonucci, Chiellini (costretto a saltare la preparazione per la cattiva gestione medica, manco fosse un cane qualsiasi), Barzagli, Pirlo, Marchisio, le idee di Conte che Prandelli ha tentato spudoratamente di copiare. Noi non finanziamo tecnicamente questa Federazione che Federazione più non è. Nessun juventino deve andare più in Nazionale fino a quando saremo trattati in questo modo. Siamo pronti pure a bloccare i cancelli quando usciranno le convocazioni fra tre settimane e poi a settembre. E questo, ripetiamo, non è un punto negoziabile. Con la Juve in Nazionale siamo pronti a disertare e a darvi, stavolta sì, battaglia. L’onore della Juve non può essere sporcato con un azzurro che profuma di fango;
  4. nessun contributo alla TV che più di tutti ci infanga. La TV del patron rossonero: niente interviste. Che la Juve si doti di un canale tutto suo: siamo in 14 milioni pronti a pagare un abbonamento per sostenere la Società. E i tempi tecnologici sono maturi per permettere ai tifosi di essere più vicini alla Juve grazie alla rete. Siamo soli e dobbiamo pure sorbirci il falso moralismo e il giornalismo mafioso propinatoci da Mediaset & Compari;
  5. nessun contributo alla Gazzetta: ancora molti juventini la comprano e andrebbero giustamente informati del modo in cui vengono puntualmente raggirati da quelle pagine. Vergogna, siete complici del sistema che ci sta distruggendo;
  6. nessun affare con le milanesi: guai a Marotta se proverà a cedere Matri al Milan o Quagliarella all’Inter.

Questi punti non sono negoziabili perché rappresentano una vera reazione contro quanto ci sta capitando. Ci sta capitando ancora. Una reazione perché non abbia più a ripetersi un’altra farsa.

Caro Andrea Agnelli, decida: o con la Juve o contro la Juve. In ogni caso sappia assumersi le responsabilità della scelta. Noi la scelta l’abbiamo fatta da tempo: non la rinneghiamo, anzi siamo pronti a rafforzare quella scelta. Siamo orgogliosi di aver scelto la Juve e lo saremo per sempre. Non possiamo però sostenere e appoggiare una Società che ci volta le spalle, ci raggira e che risulta molto poco trasparente nei confronti delle uniche persone cui deve delle risposte: NOI, i tifosi, i tifosi che ci mettono cuore e anima, e pure soldi. Il sold out allo Juventus Stadium, caro Andrea ti avvertiamo, potrebbe rivelarsi il più grosso nemico per voi tutti.

Siamo al fianco dei ragazzi, ma per il bene della Juve siamo pronti a scelte impopolari e molto pesanti. Caro Andrea, per noi sei l’uomo del futuro e del presente, ma potresti diventare presto uno della famiglia (con la “f” sempre minuscola). Che la Juve venga via da quella sorta di gabbia che è l’Exor e vada avanti con le proprie forze. Giraudo e Moggi, a suo tempo, studiarono un piano per rendere autonoma la Juve. Ci avevano visto lungo: ci stanno divorando dall’interno e dall’interno nacque in parte Calciopoli.

Concludendo: caro Andrea Agnelli, decida e decida in fretta. O con noi e la Juve, o contro di noi e contro la Juve. In mezzo proprio non si può più stare.

AVVISO: chi è d’accordo con noi e con questa lettera è pregato di lasciare un commento. Vogliamo farla arrivare al destinatario, ma ci servono quante più firme possibili.

Advertisment

Il vero problema: il sistema marcio della “giustizia” sportiva

Patteggiamento. Una parola improvvisamente sulla bocca di tutti. Un uomo solo al centro del mirino, come sempre in questi ultimi mesi. Antonio Conte, il capitano di mille battaglie e il condottiero dello scudetto dei record.

Advertisment

Non voglio parlare dell’opportunità o meno di patteggiare, che stando alle voci sembra essere una scelta societaria imposta a Conte, dato che è già stato fatto da IoJuventino in un precedente articolo.

Vorrei spostare l’attenzione su qualcosa che i media sembrano ignorare e a cui ben pochi danno peso. Basta vedere che al centro dell’ennesimo scandaloso processo mediatico è finita una persona che alla fine è stata accusata di omessa denuncia, peraltro senza prove, mentre chi vendeva e truccava le partite viene considerato un santo.

Vorrei parlare dell’attuale modus operandi della “giustizia” sportiva. Usare la parola “giustizia” è una bestemmia comunque, un insulto alla dea Atena e all’intelligenza umana, per i pochi che possono vantarsi di possederne un briciolo.

Non è possibile essere accusato, infangato, insultato, condannato mediaticamente e al 99% anche nel “processo” sportivo (rigorosamente tra virgolette, dato che un processo vero, della giustizia ordinaria, segue logiche ben diverse) senza una prova.

Non è possibile che ci siano giocatori pentiti che in realtà sono solo ladri e truffatori, delinquenti che non meritano nulla dalla vita se non marcire in galera che vengono considerati credibili da chi indaga solo quando fa comodo, solo a sprazzi, traendo spunto da ognuna delle tante versioni diverse raccontate sullo stesso argomento.

Non è possibile dover andare a un “processo” che dura un paio di giorni, davanti a tre giudici che neanche ascoltano e sono pagati per confermare le tesi dell’accusa, a difendersi su qualcosa che non hai fatto e su cui nemmeno l’accusa avrebbe le prove per condannarti.

Non è possibile avere la sostanziale certezza di essere condannati in un “processo” sportivo quando con gli stessi elementi a disposizione verresti assolto senza problemi da un tribunale ordinario.

Non è possibile, e qui parlo di Bonucci, essere accusato di illecito dalla “giustizia” sportiva quando per gli stessi fatti non risulti neanche indagato da quella ordinaria, che ti considera solo una persona informata sui fatti.

Advertisment

Non è possibile che ci siano giornali, televisioni, predicatori, falsi moralisti e pseudogiornalisti che orientano l’opinione pubblica ignorante e scrivano a priori le stesse sentenze che poi vengono emesse da chi dovrebbe indagare in modo corretto.

Non è possibile ritrovarsi ciclicamente ricoperti di fango e letame per far felici quei quattro poveri ignoranti che detengono il potere e tutto il popolino di pecoroni ignoranti antibianconeri.

Volevamo fare la guerra a Palazzi, alla Figc, a chi ci infanga, a questo schifo di sistema marcio. A quanto pare non sarà così, ma non voglio che ci sia qualche tifoso bianconero che consideri Conte colpevole perché patteggia. Se lo fa, Antonio si umilia davanti a tutti per tornare il più velocemente possibile in panchina. Si espone per anni agli insulti dei tifosi avversari e alle paternali dei predicatori giornalai. Mette il bene comune, la Juve, davanti all’interesse individuale, la Giustizia con la “G” maiuscola. E nessuno dovrà prendersela con lui, anzi dovremo stringerci attorno al nostro mister e sostenerlo dato che verrà attaccato da tutti. Bisognerebbe chiedere spiegazioni alla società piuttosto, con tanto di più che sospetta improvvisa ricomparsa di John Elkann sulle pagine dei giornali nei giorni scorsi. Ma questa è un’altra storia.

Riporto volentieri un estratto da un bell’articolo di Giuseppe Cruciani intitolato con un eloquente “Sei Conte, non devi consegnarti alla giustizia barbara”. Mi hanno colpito queste parole perché scritte da un giornalista dichiaratamente non juventino, che però dimostra come appaia marcio questo sistema a chi sappia un minimo ragionare. E soprattutto che è un sistema da ribaltare, da abolire, da rivoluzionare davvero:

[…] che non ti venga in mente di scendere a patti con una giustizia sportiva che è peggio dei processi staliniani dove ti spedivano in Siberia per niente. Non puoi difenderti. L’imputato deve portare le prove della sua innocenza. Basta la frase di un pentito, o presunto tale, per inchiodarti. I tempi sono talmente veloci, che ti trovi condannato prima di cominciare. Una barbarie che nessuno ha il coraggio di denunciare. Una roba che al confronto i tribunali del popolo erano all’acqua di rose. Almeno in Urss ti mandavano al confino e alla morte in nome dell’ideologia; c’era insomma un fine criminale ma c’era. Qui il processo sportivo serve solo a regolare i conti tra dirigenti, giocatori e addetti ai lavori. Se ne occupano una manciata di burocrati che prendono le carte dell’accusa e ti mandano al rogo. Assurdo che centinaia di milioni di euro, il business del pallone, possa venire compromesso in questo modo. Eppure nessuno dice niente. Nel mondo del calcio prevale l’omertà, i piccoli compromessi, le convenienze. Ecco perché, caro Conte, è il momento di ribaltare tutto. Devi andare davanti a questo signore che si chiama Palazzi e dire chiaro e tondo: io non sapevo nulla di questi trucchetti e di quello che dice Carobbio non me ne frega niente, siete voi che dovete provare il contrario. Se ci riuscite bene, altrimenti amen. E siccome di prove (quelle vere) non ce ne sono, puoi stare sicuro che ne usciresti alla grande.

L’unica cosa che non mi convince è la frase finale di questo estratto. Perché dato che di prove non ce ne sono, non dovrebbe neanche esistere questo problema del patteggiamento. Conte avrebbe dovuto essere prosciolto da Palazzi, non deferito.

E, in realtà, se condannato a processo, Conte ne uscirebbe alla grande solo per noi tifosi juventini o per i pochi che sanno ragionare. Per gli ignoranti sarebbe un ladro in ogni caso, sia che scelga il patteggiamento, sia che venga condannato a processo o persino assolto. Gli ignoranti ti infangano comunque, basta vedere che c’è gente che pensa ancora che Moggi abbia chiuso Paparesta nello spogliatoio o che fa finta di non sapere che il processo per doping è finito con un’assoluzione. Il fango e il letame ce lo tirano comunque, è sempre così.

Dispiace patteggiare perché sembra di obbedire al volere di Palazzi, della Figc e del diktat rosa messo in prima pagina venerdì (“Sollievo Conte, può patteggiare”). Non vorremmo mai darla vinta a questi esseri ripugnanti ma è il sistema che è marcio fino al midollo. Ci sono già stati “processi” sportivi relativi al calcioscommesse in cui giocatori come Fontana, dopo essere stati deferiti senza prove, hanno preso anni di squalifica senza essere ascoltati dai giudici, senza avere la possibilità di discolparsi. O Locatelli, che racconta in modo agghiacciante come Palazzi ti prometta sconti di pena se tiri fuori altri nomi di gente che ritieni coinvolta ma se non ne sai nulla di butta sotto un treno.

Siamo stanchi di un sistema che funziona così…vogliamo abbatterlo e questa poteva essere l’occasione giusta, ma sono anche consapevole che in questo momento la forza politica della Juve nei confronti del Palazzo, dei poteri forti del calcio, non è tale da riuscire a portare avanti una rivoluzione di questa portata e i continui torti subiti ne sono la prova.
Se Conte andasse a processo verrebbe condannato di sicuro anche senza prove e non cambierebbe nulla in questo sistema marcio con l’attuale proprietà bianconera che ha già dato prova di cosa può fare nel 2006.

Stringiamoci a Conte e agli altri ragazzi comunque vada. E continuiamo a lottare contro questo schifo e contro gli ignoranti che ci daranno contro in ogni caso. Come sempre del resto. È dura, siamo delusi e incazzati, ma noi tifosi non possiamo mollare. Siamo sopravvissuti a Farsopoli, non dobbiamo mollare adesso. Fino alla fine.

Advertisment

Streltsov, il sistema corrotto e l’individuo

Advertisment

Advertisment

Eduard Streltsov è stato uno dei più grandi calciatori della storia dell’Unione Sovietica. Nato nel 1937 a Mosca, nel 1954 esordì in campionato con la maglia della Torpedo Mosca (quinto club della capitale, all’epoca legato alla ZIL, azienda produttrice di auto e camion). Nel 1957 giunse settimo nella classifica del Pallone d’Oro, dietro a Di Stefano, Wright, Edwards, Kopa, Kubala e Charles. Le sue giocate gli valsero il soprannome di “Pelé russo” e lo resero famoso anche al di là della cortina di ferro. Il problema di Streltsov era il suo carattere ribelle, che mal si conciliava con il rigore imposto dal regime comunista, il cui progetto era quello di fare di lui il simbolo dello sport sovietico. La sua carriera, che sembrava avviata verso un radioso futuro, di fatto si interruppe nel 1958. Accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane donna durante una festa al Cremlino, fu arrestato e rinchiuso nel Butirka, uno dei più tremendi carceri dell’URSS. Pur di riconquistare la libertà, in cambio della promessa di essere aggregato alla selezione che avrebbe preso parte alla Coppa del Mondo, accettò di firmare una confessione. Ciò che ottenne, però, fu la condanna ai lavori forzati in un gulag in Siberia. Nel 1965, finalmente libero, tornò a giocare nella Torpedo Mosca e, pur non essendo più il fuoriclasse che il mondo intero aveva conosciuto dieci anni prima, riuscì comunque a guidare i suoi compagni alla vittoria finale. Nel 1990, dopo una lunga malattia dovuta probabilmente ai lavori nelle miniere siberiane, esalò l’ultimo respiro. Non prima, però, di aver professato la sua innocenza.

Dal Guerin Sportivo:

Debole appare la teoria che vuole Streltsov punito per aver rifiutato di trasferirsi dalla Torpedo alla Dinamo Mosca irritando i proprietari di quest’ultima, ovvero il KGB. Ben più fondata è invece l’ipotesi che tutta la vicenda fu una macchinazione ad opera di Yekaterina Furtseva, l’unica donna ad essere mai stata ammessa nel Politburo, l’organo esecutivo del PCUS, il Partito Comunista Sovietico. I due si erano conosciuti nell’atrio del Cremlino durante le celebrazioni per la vittoria olimpica; fu in quell’occasione che la Furtseva chiese a Streltsov di sposare la 16enne figlia Svetlana, ottenendo un secco rifiuto. “Sono già fidanzato e presto mi sposerò”, replicò il giocatore, che poco dopo, forse tradito dai fumi dell’alcol, calcò la mano con un gruppo di amici: “non sposerò mai quella scimmia”. Passano poche settimane, e sulla stampa inizia una alquanto sospetta campagna di denigrazione contro l’idolo indiscusso del calcio sovietico. “Questo non è un eroe”, titola a tutta pagina il Sovetsky Sport nell’aprile 1957 per commentare l’espulsione di Streltsov, per fallo di reazione, in una partita contro la Dinamo Minsk. Curioso rilevare come tra il 1954 e il 1958 nel campionato sovietico ci furono 45 espulsioni per gioco violento; la stampa ne riportò, dedicandogli un trafiletto, meno della metà. Streltsov fu l’unico ad avere il titolone in prima pagina.

Lungi da noi, ovviamente, voler paragonare una tragedia simile a quello che sta accadendo ad Antonio Conte, perché solo un folle potrebbe mettere sullo stesso piano vicende così diverse (anche se, ultimamente, qualcuno è stato talmente sfacciato da affiancare l’immagine di Conte a quella di Francesco Schettino, capitano della Costa Concordia). Il nostro intento, piuttosto, è quello di rendere più comprensibile l’eventuale decisione, da parte della Juventus e del suo tecnico, di preferire la via del patteggiamento rispetto allo scontro totale con la FIGC. Quando si opera in un sistema corrotto, dominato da burocrati attenti solo ad eseguire la volontà dei padroni, scendere a patti è l’unica soluzione percorribile. La giustizia sportiva italiana, soprattutto dal 2006 in poi, è diventata molto simile ai quei governi totalitari in cui, per rovinare un uomo, gli si costruisce addosso un’accusa e lo si costringe a trovare le prove della sua innocenza, ben sapendo che non ci riuscirà mai. Dare l’onere della prova all’accusato, infatti, rappresenta il modo migliore per impedirgli di difendersi. Se poi la testimonianza favorevole di quasi 30 persone vale meno della parola di un unico pentito, allora come si può uscire puliti dal processo sportivo e mediatico? I tifosi juventini sanno benissimo che il patteggiamento è l’ultima delle scelte per un uomo della statura morale di Antonio Conte, eppure anche lui dovrà vagliare questa ipotesi e, molto probabilmente, accettarla. L’Italia è il paese dei compromessi e non saranno certo le frasi a comando di un Carobbio qualsiasi o tre mesi di squalifica a farci cambiare idea sull’integrità morale del nostro condottiero.

Advertisment

Conte patteggia: la Società lo ha tradito!

AVVISO AI LETTORI: quanto state per leggere è un pensiero dell’autore di IoJuventino. Vedetela come un’eccezione alla linea editoriale che abbiamo promossa e che continueremo a perseguire.

Advertisment

Pare ormai certo il patteggiamento di Antonio Conte. Lo voglio però sentire con le mie orecchie e vederlo in faccia mentre spiega ragioni CHE NON SONO SUE.

Se patteggiamento sarà, allora vorrà dire che la Società ha spinto in tale direzione. Il perché non è così chiaro: per riaverlo in panchina? Dopo aver patteggiato e quindi con tutto quello che ne conseguirà? E soprattutto: perché questo silenzio assordante della Società?

Vengono in mente le parole del Presidente Bortolotti della Longobarda: “ma ti pare che mantengo una squadra in Serie A con quello che mi costa?” e mentre penso a queste parole mi scorrono nella mente tutte le facce degli Elkan e della Famiglia contraria ad Andrea Agnelli e al progetto grandioso della Juve (che gode di capitali propri, ma che necessita di supporto economico della Famiglia). Ci erano quasi riusciti nel 2006 ad affossare il più bel giocattolo di Gianni & Umberto, e ci sono riusciti anche stavolta.

Franzo Grande Stevens che fa? Qual è la sua posizione da Avvocato dell’Avvocato? Ci vuole far credere che Zaccone e gli avvocati che stanno assistendo Conte non possano mettere fine a questa farsa delle omesse denunce? Andrea Agnelli ci vuole far credere che non può lottare nel/per il bene della Juve? Bene, allora sarà tutto inutile.

Il patteggiamento di Conte è un evidente inchinarsi ai poteri forti del calcio italiano, con le milanesi che muovono i fili della FIGC. Abete da tifoso milanista approva, Palazzi pure. Una partenza ad handicap non può che far comodo alla nuova Roma e appunto alle milanesi. Accogliamo la follia di De Laurentiis che è convinto che il calendario sia stato studiato per penalizzare il suo Napoli. Matto più, matto meno, personaggio ridicolo più, personaggio ridicolo meno.

Il patteggiamento di Conte vuol dire che la Juve si è arresa, nonostante i falsi proclami su “le nostre battaglie legali vanno avanti”. Dove? In che direzione? Cosa state facendo? Perché se c’era un momento per mostrare la propria forza e volontà era proprio questo, nei modi che seguono. Badata bene: è solo un nostro pensiero e contiamo sui commenti dei lettori per capire se siamo i soli a pensarla in questo modo.

Advertisment

FIGC e Lega sono palesemente schierate con le milanesi allo scopo di ostacolare la rinascita bianconera. Sul campo è difficile mettere un freno alle idee di Conte, perciò serviva colpire più lui che la Juve in sé. Con tutti gli aiutini il Milan non è riuscito ad avvicinarsi ai bianconeri che hanno saputo superare 38 ostacoli. E allora via alle azioni fuori dal campo.

La partenza ad handicap, ripetiamo, doveva diventare un’annata ad handicap. Col nostro benestare stavolta. Tutto può essere compromesso già nei primi mesi: campionato e Champions. Perdere punti sin dalle prime partite comprometterebbe la volata finale e basta riguardare proprio la storia dell’ultimo campionato. I 4 punti di vantaggio sono semplicemente i 5 punti di vantaggio conquistati nelle prime due giornate. Due vittorie per la Juve, un pareggio e una sconfitta per il Milan. E allora tanto vale rischiare di giocare un intero anno senza Conte, ma potendo contare sulla pulizia in sportiva di Antonio Conte. E, detto fra noi, sarebbe stato più bello affrontare la stagione con Conte in tribuna.

La Società doveva appoggiare la volontà del tecnico di andare muro-contro-muro, la Juve contro Palazzi perché si tratta proprio di questa sfida. Non c’è nessuna prova contro Conte, solo le illazioni di Carobbio smentite in quantità industriale da altri pentiti e ben 23 testimonianze giurate in mano agli avvocati di Conte. Patteggiare… maddeché? Che vergogna. Io non voglio una Società così debole, una Società che si piega in questo modo a una farsa meschina e perfino beota come questa. Esistono strumenti per ottenere giustizia e la Società non li sta utilizzando. Basterebbe alzare il telefono e chiedere l’intervento della UEFA o dei Tribunali svizzeri per mandare al gabbio gente che sta scherzando con i principi di civiltà di cui un paese dovrebbe essere dotato. E invece prestiamo il fianco, l’altra guancia e pure – ci scuserete – il culo. Perché è li che lo stiamo prendendo.

Con Conte che va a patteggiare abbiamo chiuso la stagione, perché non ci sarà pace per noi né per la squadra. Con Conte che va a patteggiare abbiamo dato la possibilità di replicare le farse e ne conterete parecchie durante questa nuova stagione. E non avremo possibilità di giocare tranquilli e sereni, né potremo godere di giudizi equilibrati a livello disciplinare. Altro che partite rinviate per sole!!! Altro che 100 giorni senza rigori!!!

Piango per i ragazzi che ci metteranno cuore e classe. Continuo a tifare Juve, ma non so più cosa sia la Juve. Non certo questa, sbeffeggiata da quattro imbecilli ancora una volta.

L’onore e la dignità non hanno un prezzo, né mensilità né scadenza. E la Società ha appena perso un onore e una dignità che si era guadagnata durante questa stagione PER MERITO DI ANTONIO CONTE. E ora decidono di affossarlo. Antonio Conte dovrà spiegarmi tutto questo. E dovrà pure spiegarmi perché, a questo punto, lui è innocente. Se patteggia vuol dire che è colpevole e, se decidiamo di restare coerenti, non ci può essere altro risultato se non questo. Patteggia chi vuole ridurre la pena. Patteggia chi sa di averla combinata grossa e allora prova ad ammorbidire la propria posizione. Quindi Conte ci ha preso in giro sulla sua illibatezza? Aveva in mano prove a discolpa? Non hanno funzionato davanti Palazzi? Bene, doveva andare a Processo e se poi non bastava bisognava agire di conseguenza. Patteggia? Allora era colpevole, sapeva e non ha parlato? Se patteggia sì e allora, nonostante resti uno juventino d’altri tempi, mi cade un po’ dal cuore. E’ innocente e patteggerà? Sarà e rimarrà colpevole: ha barattato un po’ di giorni senza campo per il proprio onore. Non me l’aspettavo.

Circa la protesta organizzata a Roma… interverremo in un altro articolo. Intanto provvedo a tirare giù la bandiera: qui, in questo blog, con tanti ragazzi, stiamo dando anima e corpo per seguire le vicende della Juve, per difenderla, per sostenerla, ma questo è un colpo basso pure per noi che, onestamente, ci sentiamo adesso sempre più soli.

Advertisment

Marrone e Masi: davvero nessuna chance per loro?

Abbiamo inseguito a lungo Verratti, ignorando del tutto le potenzialità di Luca Marrone. E scrivono i giornali che Marotta sia a caccia di un difensore, nonostante Alberto Masi sembra una specie di veterano arrivato alla Juve nel pieno della sua maturità. Abbiamo elogiato la Juve per il progetto sui giovani… non vorremmo ora criticarla per scellerate scelte di mercato. Argomentiamo con calma.

Advertisment

Luca Marrone gode della profonda stima di Antonio Conte. Ci permettiamo di dire che, conoscendo il carattere di Conte, difficilmente si riesce a conquistare la sua piena stima. Luca Marrone ci è riuscito. Scrivevamo di lui nel lontano maggio del 2010:

Luca Marrone ha giocato una ottima partita contro il New York e-qualcosa. Da centrocampista di quantità, da un simil-regista. Se l’è cavata bene perché ha corso e lottato, perché ha giocato con al massimo tre tocchi. Perché ha cercato di dare l’anima per quella maglia indossata.

[dall'articolo Indicazioni dall'America]

Avevamo visto lungo? Ora Luca può realmente essere considerato una certezza, un giovane maturo su cui si può fare affidamento. Pirlo non le può giocare tute e Luca può prendere il suo posto, magari in quelle partite cosidette non importanti, ma dove serve ugualmente essere al 100%. Noi ci crediamo: questo ragazzo ha talento e la mentalità giusta per emergere. Forse serve evitare un suo esodo in stile Marchisio e anzi farlo maturare facendolo giocare. Un po’ di coraggio può evitare esborsi di mercato che in questo caso ci sembrano davvero inutili.

Advertisment

E analogo discorso per Alberto Masi. Quando Paratici lo annunciò dicemmo che si trattava di un giovane interessante, il nuovo Nesta, ma non immaginavamo che conquistasse così velocemente il consenso dei tifosi. Provate a girare blog e forum e non troverete un-tifoso-uno che non sia d’accordo col nostro pensiero: Masi va tenuto e va fatto giocare. Ed ecco perché.

Ha una naturale predisposizione per il 3-5-2. Tecnica sopraffina e sangue freddo: con la palla fra i piedi non si scompone mai e pare sempre azzeccare la scelta di passaggio: lancio quando vi è un allarme, scarico sul centrocampista se non pressato, manovra larga per i terzini o per l’esterno di centrocampo quando la Juve prova a impostare. Nell’anticipo è fortissimo e il fisico è davvero sorprendente. Davvero qualcuno firmerebbe un bonifico milionario per un punto interrogativo di mercato? Che sia Astori (ma che ha fatto per meritare quella valutazione?) o Bruno Alves (esperto sì, ma ormai vecchio, abbiamo già preso Lucio).

La nostra paura è la mancanza di coraggio, che negli anni, ne abbiamo avuto palese dimostrazione, si è trasformata in fallimento: giocatori acquistati senza motivo (leggi Grygera) contro giovani che sono stati letteralmente esiliati o giocatori che avrebbero meritato una conferma (leggi De Ceglie e Balzaretti e Criscito). E la mancanza di coraggio di quegli anni si trasformò, lo ripetiamo, in fallimento con i vari Mellberg che dovevano fornire esperienza e invece ci hanno letteralmente affossato, rallentando peraltro la nostra rinascita.

Il motivo di questa scommessa è pure un altro: intanto è una scommessa a costo zero e perciò un errore di Masi è più perdonabile rispetto a un errore (o una serie di errori) di un eventuale acquisto milionario. Inoltre Masi ha davanti a sé tutta una carriera, contrariamente a chi arriverebbe dal mercato. Del Piero prese la maglia numero 10 giovanissimo, stesso discorso Boniperti e così è accaduto parzialmente per Marchisio.

No: caro Conte e caro Marotta è arrivato il momento di puntare sui nostri giovani che, stando al presente, ci sembrano davvero fra i migliori in Italia. Basta spendere sul mercato, tutto il tesoretto dovrà servire per l’unico rinforzo che ci serve davvero: il TOP PLAYER!

Advertisment

Il dilemma Matri

Vidal lancia Matri. Tiro e gol.

Advertisment

Classica azione del 2011 bianconero e un bel calcio contro le voci di cessione del bomber di Graffignana facente parte per diversi motivi della nostra storia: nella nostra partita nella serie cadetta, il Rimini schierava in attacco un ragazzo con la riga al centro in comproprietà dal Milan: si chiamava Alessandro.

Ma perchè un giocatore con una media gol importante viene impunemente inserito nella lista cessione della Juventus?

La colpa, o il merito, giudicate voi, è di quel mastino coi capelli ben pettinati che abbiamo in panchina: Antonio Conte; infatti il gioco del mister proveniente da Lecce richiede tantissimo sforzo da parte del reparto offensivo anche nelle fasi difensive e di creazione del gioco. E ovviamente un attaccante come Matri ne soffre.

Non è un caso che i risultati migliori con la Juventus, Matri li abbia ottenuti essendo una delle due punte nel 4-4-2 delneriano e nel 4-2-4 contiano, essendo obbligati alle fasi dispendiose piú gli esterni che i finalizzatori.

Ma la storia lo punisce: per metà Luglio Marotta preleva Vidal dal Bayer Leverkusen che va a rinfoltire un centrocampo già composto da un Marchisio, in totale ascesa nelle prime fasi del campionato 2011-2012 e da un Pirlo, faro di dieci anni di Milan, appannatosi durante il regno di Allegri, che gli preferisce Van Bommel, ottimo giocatore, ma Pirlo è un’altra cosa.

Conte, pur disponendo di pochi centrocampisti centrali, ai tre già citati aggiungere il giovane Marrone e il duttile Pazienza, decide di modificare il modulo della Juventus non soddisfatto dal rendimento delle ali esotiche acquistate da Marotta e soprattutto incapace di fare una selezione di due fra i tre cardini del centrocampo bianconero.

Si passa a un 4-3-3 in cui gli attaccanti sono solo due: l’insosistuibile ed effimero Vucinic e una punta a rotazione. Matri si gioca i suoi spazi con Quagliarella, continuando a segnare, fino a Gennaio.

Marotta colpisce ancora: porta a casa con un prestito con diritto di riscatto il tronista campano con l’hobby per il calcio: Marco Borriello.

Advertisment

E da quel momento finiscono i gol per Alessandro, tranne quello decisivo contro il Milan che lo creó, e le presenze.

Antonio Conte gli preferisce Borriello: unica boa d’area nella nostra rosa che a idea del nostro allenatore avrebbe dovuto realizzare in gol tutte quelle palle vaganti che circolavano in area ad opera dei nostri esterni, grandi protagonisti della stagione.

Ma Borriello non segna. E cosí neanche Matri e Quagliarella: i gol continuano ad arrivare dagli esterni e dai centrocampisti.

Inoltre la squadra subiva. Non tanti gol come nelle due nefaste annate precedenti ma comunque subiva.

Il trasformista Conte decide di cambiare ancora: si passa a un 3-5-2. E Matri continua a non segnare: il lavoro della Juventus continua ad essere troppo dispendioso per un giocatore dalle sue caratteristiche: troppi pochi lanci in profondità a sfruttare le sue peculiarità. I gol non arrivano: si sblocca peró Borriello segnando due gol decisivi alla conquista del sogno.

Fosse una tragedia greca, l’avventura alla Juve di Matri finirebbe qua. Ci fosse stato Capello, forse Matri non avrebbe piú giocato.

Ma ci possiamo permettere di cedere un giocatore con tali potenzialità senza averne un altro di maggiore impatto?

Matri corre, si smarca, si impegna, esulta. Non dice mai una parola fuori posto.

E allora per valorizzare il ragazzo si va a ripensare agli accorgimenti tattici volti a far segnare il ragazzo. E si ripensa ad Allegri, allenatore di un Cagliari sorprendente dove la prima punta la faceva Acquafresca, ma segnava Matri. Sempre defilato. Sempre al vertice dell’area di rigore. Talmente tanto da farmi pensare un’oscenità tattica: Matri non è una prima punta. È un centravanti che ha saputo reinventarsi finta prima punta, 5 metri davanti a Vucinic. Matri con una punta vera, spaccherebbe tutto: in coppia con Toni segnava e cospargeva di miele il bicchiere della medicina amara che era il gioco di DelneriAlessandro magari col top player. Non ci deludere!

 

Advertisment