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Mese: September 2012 (pagina 1 di 12)

Sesta di campionato: rigori che non lo erano, proteste che non lo sono mai

Tutti affidati alle strategie di Zeman. Tutta l’Italia antijuventina unita in un solo nome. Sembrava la Nazionale ieri allo Juventus Stadium, con circa 30 milioni di tifosi sparsi in tutta la penisola. La Juve è abituata a tutto questo e forse si esalta pure. Così Zeman è stato asfaltato e oggi restava solo da capire se Lazio e Napoli riuscivano a rispondere.

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Non protesta mai Mazzarri, ma in fondo qui doveva capire che l’arbitro ha aiutato il suo Napoli: si sa che con un uomo in più i partenopei vanno in difficoltà. Il rosso poi arriverà uguale, su un fallo fuori area che Tagliavento trasforma però in un rigore che può pesare davvero tanto ai fini della Champions. Una Sampdoria defraudata di un più corretto pareggio e forse anche qualcosa di più. Ci immaginiamo già le moviole in azione per sottolineare il furto e i toni dei giornali di domani. Toni che non saranno mai casti e pii come quelli di  Mazzarri. Giustamente Ciro Ferrara ha fatto notare come certi atteggiamenti sono davvero indisponenti, ma Mazzarri è uno che non protesta mai. Tanto a lui le squalifiche le tolgono o le ammorbidiscono. A Walter comunque suggeriamo di non lamentarsi: dalla tribuna si vedono meglio certe gare e anzi andare in panchina alle volte è un deficit. Parole e musica di Dossena (costretto a emigrare in Africa per trovare una panchina) e di Boniek (che la panchina ha avuto l’onestà di abbandonarla). Curiosa la scelta tattica del Napoli: il vecchio metodo kick and run. Ma non dite a Conte che è stato Mazzarri a inventare il 3-5-2…

A Ciro Ferrara i nostri migliori auguri. Questa Samp è semplicemente magnifica. Pressa e corre, molto organizzata, con uno schema tattico molto particolare. Occhio a Obiang, un vero fenomeno: più di Poli io porterei a Torino proprio lo spagnolo che già Marotta e Paratici portarono alla Samp. Certo le assenze si sono fatte sentire: con Maxi Lopez in avanti gara in discesa. Punizione troppo severa… come punizione doveva essere per il Napoli e invece è stato rigore.

Il Torino vola. Grazie a un superallenatore, uno dei più preparati che non ha mai avuto la possibilità di arrivare in una grande e misurarsi col calcio che conta. Va e comincia ad avvicinarsi al derby. Sarà una bella sfida.

Esagerato il Bologna con un Gilardino tornato a ritmi interessanti. Così come esagerato è il Palermo che immediatamente dopo l’abbandono (nei fatti) di Zamparini sfodera una partita pazzesca. Tripletta di Miccoli e un 4-1 che sa di rinascita. La piazza rosanero merita una squadra all’altezza, non certo le folli scelte di Zamparini.

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Esauriti i dettami tattici di Zeman, il Pescara comincia a macinare gioco e risultati. Spazza via un Cagliari vittima della follia di Cellino che ha reso la squadra priva di uno schermo di serenità fondamentale per rimanere in Serie A.

Bene la Lazio che trova il primo gol di Ederson. Chissà quanto durerà.

Partita noiosa fra Udinese e Genoa: che succede in Friuli? Non sempre cedendo si può rimpiazzare con pari qualità. Fuori Isla e Asamoah, Cuadrado & Co. non si poteva pensare di ripetere lo scorso campionato. Con un Di Natale che continua ad aumentare gli anni anagrafici.

Segna il Faraone, segna pure facilmente l’avversario. Boateng dovrà prima o poi decidere: notte di fuoco con la bella Satta o gli scatti in campo? Mentre vedere rosicare Suma che chiede spiegazioni su Pirlo (basta la punizione e la partita di ieri sera?) e De Jong agire da vice Pirlo è una goduria pari solo ai risultati di un Milan che dovrà faticare e non poco per entrare nella prossima Europa. E non certo quella con la musichetta bella.

In serata Stramaccioni (sopravvalutato) sfiderà Montella (sottovalutato). Siamo in Italia e perciò può accadere di tutto. Resta da capire se la Viola ha sciupato il jolly della partita perfetta contro la Juve raccogliendo solo un pareggio a reti bianche. E’ probabile infatti che i bianconeri abbiano consegnato ai nerazzurri una formazione stanca.

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Baldini o c’è o ci fa. Zeman è sicuro, ci fa

In un’intervista rilasciata alla Stampa Baldini fa una rivelazione clamorosa:

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Con la Juventus i rapporti sono buoni, non è un segreto che anni fa la proprietà mi abbia persino chiamato.

Essere paraculi non è necessariamente un difetto, ma prendere per scemi la gente è troppo.

Ma chi lo ha chiamato? Forse Blanc o Elkann? Ma chi, quelli che hanno distrutto Moggi e la Juventus nel 2006? Quelli che hanno comprato Felipe Melo per 25 milioni? Certo, una cazzata in più o in meno, non è che cambiava molto. Tra tutte le nefandezze fatte è probabile che abbiano anche contattato Baldini. E fortunatamente Baldini, così dice lui, non accettò per coerenza con le battaglie sostenute contro  l’arroganza e l’abuso di potere (sempre parole sue) dei dirigenti della precedente Juventus. Quella vera.

Ve lo immaginate Baldini alla Juventus? Ma quando mai i tifosi gli avrebbero fatto varcare il portone della nostra sede?

Baldini, il vero artefice del passaporto falso di Recoba.

Gabriele Oriali, che è rimasto coinvolto e ha patteggiato, come dirigente dell’Inter, nello scandalo dei passaporti falsi sul dossier Recoba, ha detto la verità, nel senso che mi chiese un consiglio, io gli dissi che sapevo che c’era una persona, che però non conoscevo, che si occupava di vedere se le carte erano in regola. Poi questa persona non si è rivelata a posto. Oriali non lo sapeva, nemmeno io. Lui ha molto sofferto per la macchia e mi dispiace” (sempre parole sue).

Baldini, il culo e camicia con Capello. Che lo porta dovunque con sé, e lo vorrebbe anche in Russia. Ma non lo poté portare a Torino, perché c’era Moggi.

Baldini, il nemico di Moggi.

Magari il genio Baldini ci avrebbe anche portato Luis Enrique.

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Di sicuro Agnelli non ha mai contattato Baldini.

Gente come lui non può avere buoni rapporti con noi juventini. Al massimo con Blanc ed Elkann.

Lui ha scelto Zeman per la Roma di quest’anno. E il boemo, dopo tanti anni di forzato silenzio, non sa proprio trattenersi.

Le ultime perle di saggezza:

Dell’accoglienza non ho paura, sicuramente l’ultima volta non era molto carina. L’ho segnalata anche al delegato della federazione che risultava strano 90 minuti di offese, ma se uno fa buu prende squalifica o denuncia per razzismo. Penso che i danni alla Juve non li ho fatti io quindi se la dovrebbero prendere con gli altri

Poi, riferito allo scambio Carrera-Filippi:

Questione di stile, penso che la gente vorrebbe sentire qualcuno che è direttamente interessato.

Infine, richiestogli un pronostico su Juventus-Roma:

Chiedete a Buffon, è lui che va in tabaccheria.

In tabaccheria ci va di sicuro più Zeman, visto che oramai si è fumato anche il cervello.

Zeman ringrazi il cielo che Conte non è in panchina. Gli avrebbe fatto passare la voglia di fare il paraculo per sempre.

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E dopo Juve-Roma, caro Conte scordati l’assoluzione

Chissà Petrucci come avrà seguito il match. Chissà la sua faccia al 19esimo minuto di gioco quando già la Juve viaggiava tranquilla sul 3-0. Chissà la sua reazione quando Rizzoli ha mandato tutti sotto la doccia con 1 minuto di anticipo rispetto alla tabella di marcia.

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Chissà se avrà alzato il telefono per assicurarsi che a Conte non venga concesso alcun processo equo, né serio. Chissà se avrà fatto le sue solite pressioni ora per salvare il figlio da omicidio colposo con foglio rosa e macchina CONI, ora per l’amico Moratti che necessitava di prescrizione, ora per mettere fine alla farsa Conte… perseverandola.

Caro Antonio, miglior allenatore d’Italia pur lontano dalla panchina, scordati l’assoluzione. L’hai combinata grossa anche stavolta. Dopo 50 partite l’hai combinata grossissima. Ancora una vittoria, ancora una supremazia schiacciante, con qualche titolare fuori, con una forza d’urto spaventosa.

E se Zeman dice sempre la verità, anche scomoda, eccotela servita caro Petrucci:

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Questo è uno stadio molto bello, la prima volta che venivamo, stadio per fare spettacolo, ma l’ha fatto solo la Juve. Non abbiamo fatto calcio, loro sono più forti.

Il calcioscommesse sembra non aver scalfito la Juve, anzi pare averla resa ancora più cattiva e desiderosa di vendicare l’ignobile trattamento riservato al condottiero Conte.

Petrucci e Abete, Abete e Petrucci. La conferma di Palazzi è solo la testimonianza più diretta del vero sistema mafioso, per dirla come nel Processo GEA dove la fantomatica cupola è stata smontata già in primo grado. Lo scritto patetico e assurdo di Ruggiero Palombo sulla serietà di Palazzi non fa altro che aumentare la libidine… doppia libidine… libidine coi fiocchi (cit. Gerry Calà) che i tifosi juventini tutti stanno provando. Ormai siamo ridotti a far parlare il quarto allenatore di turno dopo che Conte, Alessio e perfino Carrera sono stati silenziati dalla Società per ammorbidire i toni e mostrare uno stile immenso che cozza con la bassa moralità di questa itaGlia.

E dopo questo 4-1, questo cappottone che poteva anche essere più largo, di almeno due o tre taglie, caro Antonio… scordati l’assoluzione.

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Juventus-Roma 4-1 Ti piace vincere facile contro il bo(sc)emo?

Come si apre un pezzo che avrebbe bisogno di un libro per raccontare tutto? Emozioni, fatti, gol, gol mancati, episodi? Forse a venirmi in aiuto è Mattia Destro, l’attaccante che Conte voleva e che ha scelto – non lo dirà mai, ma la verità è che lo hanno obbligato a scegliere – la Roma. Perché? Sentiamolo:

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Mi ha cercato la Juve, ma ho scelto la Roma per segnare di più.

Tanti auguri Mattia, ma noi abbiamo un piano preciso, obbiettivi seri che non lasciano spazio a illusioni o a false intuizioni.

Vien da ridere rileggendo queste parole, ma è pure strano stupirsi. In realtà a molti tifosi non va a genio questo risultato: troppo stretto, troppo rispettoso della Roma, sicuramente bugiardo per quanto poteva capitare e doveva capitare. Avessimo avuto più cattiveria sarebbe servito il pallottoliere per tenere il conto dei gol. Due traverse, di Marchisio e Vucinic, un paio di tiri di Mirko da paura, poi ancora Marchisio, poi Vidal che mette alto, poi Pogba che mette a lato. Tutte chiare occasioni da gol non sfruttate e che gridano vendetta.

Perché da una parte c’è chi parla, sparla, parla a vanvera, sparlacchia, spernacchia perché soltanto così potrà conquistare le copertine, e dall’altra parte c’è chi le copertine se le conquista a forza di ceffoni rifilati sul campo alle avversarie. Ceffoni che fanno malissimo, di quelli che ti mettono al tappeto. Dai fegati scoppiati alle ironie dello Studio Sky, dalla voce sommessa di Pagliuca alla voglia di polemica della Calcagno a Mediaset Premium. Ancora un sogno infranto per l’Italia antijuventina che dovrà inventarsi qualcosa di eccezionale per trascorrere una domenica serena.

La Juve va perché perfino Sacchi deve abbassare la maschera e lasciarsi andare a un pizzico di onestà intellettuale:

Credo che la Juve sia la squadra migliore d’Europa per organizzazione e qualità di gioco. Vanno fatti i complimenti a Conte e allo staff della Juventus perché han fatto un lavoro straordinario.

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Già, Conte. Ieri un personaggio molesto come Zeman poteva stare in panchina, mentre Conte non è stato mai inquadrato eppure avrebbe meritato la panchina. Adesso Sacchi, coerente come ci pare di essere in questo periodo, dovrà chiedere il motivo di questa squalifica, no?!? E che grande soddisfazione pure per Carrera. E che grande stile dei ragazzi che non hanno mai sfottuto gli avversari, salvo prenderli a pallate e massacrarli sul piano del gioco, ma questo è il calcio.

Un 4-1 che sta strettissimo. Con Pirlo al gol, ma non ancora al 100% anche se sono tornati i suoi lanci, con un Vidal e un Marchisio in formato mondiale, con De Ceglie e Caceres a sorpresa in campo e che risulteranno preziosi per chi ha rifiatato per la Champions.

Chissà perché la dea bendata ha voltato le spalle a Vucinic. A oggi è il talento più importante che abbiamo in Italia quanto a fantasia ed efficacia. Gli manca il senso del gol come Cavani, ma non esistono altri attaccanti al di fuori di Vucinic. Con Conte ha raggiunto la piena maturità e quei 15 milioni di euro sono benedetti. Ora sì che è un vero top player.

E se Vucinic è costato 15 milioni di euro, Barzagli ne costò appena 300mila. Dopo Pirlo, esclusivamente per ragioni economiche, Barzagli rappresenta il secondo miglior colpo del secolo. Se al 90esimo vai via con quella forza e quella classe, sul 3-1, con la cattiveria di andare a sfondare la porta, con quell’assist al bacio per Giovinco… allora giù il cappello per il miglior difensore italiano per distacco. Non soffre mai, anticipa come il miglior Cannavaro, di testa le prende tutte. Beppe Marotta cosa hai combinato?

Matri torna al gol dopo sette mesi. A essere cattivi dovremmo dire “facile contro Zeman”, ma un gol è sempre un gol. Fin qui Conte ha azzeccato tutte le altalene: prima Vucinic e Giovinco, quindi Quagliarella e ora pure Matri. Vuoi vedere che Bendtner spaccherà le porte?

P.S.

La giustificazione al titolo è data dalla realtà fattuale. Forse Cobolli Gigli ha davvero detto l’unica cosa corretta in tutta la sua vita da bianconero: “Largo ai giovani. Certe persone anziane dovrebbero mollare”. Il riferimento a Zeman non era tanto velato. Vecchio e scorbutico, indisponente per i suoi stessi giocatori che lui e solo allena tutti i giorni. Lo chiamano Maestro, come chiamavano Maestro pure Do Nascimiento di Wanna Marchi. Sostanzialmente sono sullo stesso piano: vendono fumo (oltre al fatto che Zeman lo compra pure in forma di sigarette) e per campare devono raccontare una serie infinita di scemenze, di falsità. E vengono idolatrati dalla parte più sensibile della popolazione italiana: i coglioni.

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Juventus-Roma Conte sorprende tutti?

Ci sono poche certezze stasera. Una è il modulo che Conte utilizzerà: il 3-5-2. L’altra è l’impiego di Vucinic: imprescindibile per talento ed efficacia. L’altra ancora è la difesa, comprendendo Gigi Buffon.

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Tutto il resto è nel calderone tattico di Antonio Conte. In realtà Marchisio e Vidal sono certi del posto, e ci mancherebbe, ma accanto a loro potrebbe cambiare tutto, molto o poco. Asamoah potrebbe osservare qualche minuto di riposopartendo dalla panchina. Martedì necessita di forze e della prima vittoria in Europa, ragion per cui toccherà a De Ceglie.

Juventus-Roma: le scelte di Antonio Conte

Juventus-Roma: le scelte di Antonio Conte

: lo svizzero sembra favorito, ma occhio al cileno che potrebbe diventare l’arma in più della Juve sulla fascia.

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Pogba o Pirlo? Pirlo o Pogba? Molti si sono divertiti a costruire una fantasiosa polemica su Pirlo. Perfino il Direttore Jacobelli è cascato in questo tranello. Probabilmente avrà attirato qualche visita in più, ma la lettura del suo articolo non è stata pari ai suoi altri editoriali. Scontato, banale, perfino inutile nella sostanza. TuttoJuve ha sostanzialmente riscritto una nostra idea basandosi sul merito e il pragmatismo: felici di aver ispirato la redazione del vicedirettore Pavan. E sono proprio questi i concetti che hanno permesso a Conte di stravincere un campionato e presentarsi come favorito in quello attuale. Pragmatismo e merito.

In questo momento Pirlo appare affaticato, quanto meno non lucido. Troppi passaggi orizzontali, forse dettati dallo scarso movimento attorno a lui. Poche giocate degne di Pirlo, molti dribbling non tentati. Il compitino, da 6 per carità, ma Pirlo ha abituato e deve abituare ad altro. Altrimenti è molto meglio insistere su Pogba che garantisce maggiore fisicità in mezzo al campo. Ed è questo il dubbio di serata: il francese o il genio in cerca della forma migliore?

Altro dubbio amletico è in attacco. A Torino suggeriscono di monitorare la situazione Bendtner. Chi ha la fortuna di assistere agli allenamenti descrive il danese come un ragazzo che sta mettendoci l’anima e il cuore, che ha già asciugato gli addominali, e che sgomita molto volentieri coi compagni: stile di gioco che servirebbe molto a Conte là davanti. Ecco perché arriverà prima o poi il suo momento. Già stasera? Dubitiamo solo per ragioni psicologiche: vorrebbe dire umiliare Matri. Ma ecco che torniamo al punto precedente: non possiamo aspettare nessuno, ci serve gente pronta, capace, subito in partita. Paradossalmente garantirebbe più Bendtner di Matri, ma Conte saprà di certo scegliere l’attaccante giusto.

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Verratti: i soldi comprano tutto, pure la coerenza

Non abbiamo inventato noi il caso Verratti. Il copyright è del presidente del Pescara, del suo direttore sportivo e del procuratore di un ragazzo che è stato sballottato a destra e a manca fino a capire che il PSG poteva ricoprire di soldi lui e la società che vendeva. Tutto normale in un business che si basa sempre più sugli zeri e poco sulle bandiere e sui colori.

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Non siamo stati noi a rilasciare una intervista a Sky Sport in cui il ragazzo dichiarava il suo amore per la Juve e la preferenza a trasferirsi in bianconero, piuttosto “resto a Pescara ancora un anno per crescere”.

Onore a Carletto Ancelotti che ha deciso di puntare forte sul giovanissimo regista e auguriamo al ragazzo le migliori fortune. Chissà, la strada per Torino è sempre quella. Ma la coerenza non può avere un prezzo.

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Verratti ha scelto il PSG per ragioni di denaro, magari anche di fascino. La Juve proponeva a Verratti una crescita graduale all’ombra di Pirlo, più o meno come farà Paul Pogba quest’anno. Abbiamo scritto, detto e ripetuto che si tratta di un grosso talento, ma che quei soldi non potevano essere spesi per quella che era una scommessa e comunque una riserva.

Pirlo non si discute e a Verratti non potevamo offrire nulla di più se non l’inserimento graduale in prima squadra, con la possibilità e la quasi certezza di rilevare il ruolo di Pirlo quando questi deciderà di smettere col pallone.

Verratti torni a giocare e ad allenarsi, ma non si permetta di discutere le strategie bianconere. E’ l’unica squadra che sta tentando di portare avanti un progetto serio, certamente molto più equilibrato del PSG. La speranza è di incrociare i francesi in Champions. Vorremmo tanto arrivarci con tutte le forze… a quel punto Conte dimostrerà quali erano gli obiettivi bianconeri. Verratti o non Verratti.

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La macchina del fango ora arriva per Carrera

Avevo stigmatizzato giorni fa Virgilio Sport per la caducità di certi suoi articoli che servono solo ad alimentare l’antijuventinità nazionale che sta già ai massimi livelli. Avevano scritto che Conte era stato sentito in procura per il filone di Bari in maniera silenziosa, senza clamore, come si fa per i mafiosi o qualcosa di simile, e avevo citato la schifezza di articolo apparso sempre su quelle pagine riferito ad un tragico incidente mortale che aveva visto coinvolto Carrera.

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Sostituendosi al giudice il giornalaio (giornalista sarebbe troppo) che scrive oggi un altro articolo sulla vicenda dà per scontato che Carrera verrà condannato e la Juve perderà anche questo allenatore.

Oh tempora! Oh mores…

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Ma questa gente che di penna fa più danni di una discarica abusiva una deontologia professionale non ce l’ha? Non affannatevi a rispondermi. La mia era una domanda retorica e il no è scontato.

Che c’azzecca direbbe Di Pietro? Un sinistro stradale con vittime, delle quali non si ha alcun rispetto perchè le si accomuna a un fattore estraneo (lo sport, la Juve e il mestiere di Carrera) è anch’esso diventato un piede di porco col quale si cerca di scardinare la solidità della Juventus dopo Farsopoli, Scommessopoli ecc. ecc.? Tutto deve diventare Merdopoli perchè la Juventus paghi per qualcosa purchè paghi? Io, come disse Scalfaro ( che non gode della mia stima ), non ci sto! Mi rifiuto di pensare e di credere che la gente perbene, che sa discernere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è non si adoperi per stoppare questo gioco al massacro prima che accada qualcosa di ineluttabile e di grave. Non lo so, ma la sensazione che ho, in questa escalation di scoop (artatamente costruiti), è che tutto abbia una fine regia e che il regista non si renda assolutamente conto che il finale non sarà piacevole per nessuno.

Spero di sbagliarmi.

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La statistica spiega l’anomalia dei 5 scudetti consecutivi dell’Inter

Lo so, sono 4 consecutivi dirà qualcuno, perché il primo è di cartone.

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No, sono 5 consecutivi perché tutti di cartone. Che sono di cartone lo dice la statistica, che è una scienza.

5 scudetti consecutivi li ha vinti la Juventus del quinquennio 31-35 e forse li avrebbe vinti il Grande Torino se non fosse perito a Superga. Squadre mitiche, ma inserite in realtà storiche, sociali e sportive che potevano permettere anche questi eccezionali exploit.

Negli ultimi sessanta anni non c’è mai riuscita nessuna squadra, fatta appunto eccezione l’Inter.

Non il Milan di Gre-No-Li, non la Juventus di Charles e Sivori, non l’Inter di Herrera, non la Juventus di Boniperti, non il Milan di Berlusconi, non la Juventus di Moggi. Ma l’Inter di Moratti figlio, il più incapace dei presidenti di calcio che si sia mai affacciato alla ribalta della serie A, sì. Strano.

L’Inter e Moratti figlio (il meno capace) facevano ormai parte delle sceneggiature degli spettacoli comici della televisione italiana: si rideva di  Moratti, si rideva dell’Inter, ci ridevano sopra gli interisti stessi, ormai stanchi di piangere.

Se bisognava spiegare come una cosa era sbagliata, era storta, era brutta, era finita male, si faceva ricorso all’esempio dell’Inter, e tutti capivano.

L’Inter sospettava di non vincere  perché la Juventus e il Milan (più la Juventus però) arrivavano a fine campionato con 20 punti più di lei falsando, non è chiaro in che modo, i campionati.

Secondo l’Inter i campionati vinti dalla Juventus, il Milan, la Roma, la Lazio, erano falsati. Per questo lei non vinceva. Non perché faceva campagne acquisti ridicole sprecando miliardi di lire e milioni di euro. Non perché mancava di organizzazione. Non perché aveva un presidente incapace.

Poi, e ora sappiamo come, venne Calciopoli. E l’Inter vinse 5 scudetti di seguito.

Statisticamente un’anomalia.

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Noi sappiamo ormai tutto quello che è successo, ma un osservatore neutrale ed all’oscuro delle faccende italiane farebbe questa banale osservazione: come si fa a definire falsati i campionati dove vincevano un anno una, un altro anno un’altra squadra, e definire regolari quelli in cui vinceva per cinque anni di seguito una squadra soltanto?

Le anomalie sono quelle prima del 2006 o quelle dopo?

Quelle dopo, lo dice la statistica.

Con Calciopoli, da lei organizzata, l’Inter eliminò gli avversari. E senza avversari si possono vincere anche tutte le partite. Quello che praticamente hanno fatto le Inter di Mancini e Mourinho.

Sul momento uno sprovveduto poteva anche credere che nel 2006 era stato eliminato il marcio.

Ma marcio non era un campionato dove fino all’ultima giornata non sapevi chi lo vincesse.

Marci sarebbero stati i campionati successivi dove già ad agosto si sapeva che avrebbe vinto l’Inter.

Insieme alle prove provate dell’innocenza della Juventus (nessun risultato falsato, hanno detto i giudici), insieme alla prescrizione dell’Inter (altrimenti condannata per illecito sportivo), c’è la scienza, la statistica che ci spiega che non è anomalo vincere quasi mai (l’Inter di Moratti figlio prima del 2006) ma è anomalo vincere sempre (l’Inter di Moratti figlio dopo il 2006).

Ora aspettiamo che qualcuno rimetta in ordine la storia dando a Cesare quel che è di Cesare.

Bisogna cancellare l’anomalia dagli almanacchi e dalle statistiche.

Lo dice la statistica.

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Pepe alleato di Giovinco

L’inserimento di Giovinco negli schemi e nel gioco della Juventus sembra più difficile del previsto. Nelle prime uscite stagionali il numero 12 ha fatto benissimo solo contro l’Udinese, provocando il rigore dell’uno a zero, e segnando poi una doppietta a partita praticamente finita. Contro il Genoa non ha fatto malissimo, é stato sicuramente sfortunato colpendo il palo, mentre sia contro la Fiorentina che contro il Chelsea è stato praticamente inesistente.

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Ci sono diverse considerazioni da fare. La prima è sicuramente il peso della maglia che si indossa: se a Parma non c’erano obblighi, nel senso che la piazza non poteva pretendere di vincere e quindi le pressioni stavano a zero, a Torino è costretto a vivere la situazione diametralmente opposta. Alla Juve devi vincere, e per poter vincere devi dimostrare personalità, devi prenderti dei rischi, tra i quali vengono ricompresi anche i fischi o mugugni del pubblico quando non dai tutto. Giovinco è già stato a Torino, ma in una Juventus che è andata allo sbaraglio, e dalla quale non si pretendeva chissà quanto, e soprattutto in quella Juve le maggiori responsabilità ricadevano sui veterani, gente come Del Piero, Trezeguet, Nedved, certamente non su un giovane decisamente promettente, e che aveva mostrato sprazzi di classe.

La seconda riguarda sicuramente la questione del modo di giocare e del modulo. Giovinco ha già fatto la seconda punta, a Parma, a Empoli. Ma come già detto, oltre alle poche pressioni che si devono sostenere in quelle piazze, un altro vantaggio era che poteva fare tutto ciò che voleva col pallone. Se voleva tirare in porta lo faceva, se voleva portare palla e fare tutto da solo lo faceva. Alla Juve questo non lo puoi fare, perché ci sono altri del tuo stesso livello, con i quali devi saper confrontarti alla stessa maniera. Non può passare da Giovinco il nostro gioco.

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Il modo di giocare si lega alla questione modulo: Giovinco ha dimostrato di soffrire il ruolo di spalla di Vucinic, soprattutto quando dovrebbe fare da sponda, e quindi in un certo senso da punta vera. Giocando spalle alla porta diventa facile preda degli avversari, che con la loro fisicità mettono fuori gioco il piccoletto semplicemente sbilanciandolo. Giovinco non è riuscito a sopperire a questa mancanza, non è stato capace di venire fuori per prendersi la palla e impostare, giocando così con gli occhi verso la porta. Centralmente soffre.

Il primo Giovinco, quello con Ranieri, ha sostituito solo in un occasione Alex Del Piero: ricordo che a Lecce fu proprio la formica atomica a darci la vittoria, con una splendida punizione a girare sopra la barriera. Ma Ranieri lo ha sempre utilizzato come vice Nedved, ossia sulla fascia sinistra, nel suo consueto 4-4-2. Giocava largo, aveva molto più spazio, e ricordo che difficilmente i difensori riuscivano a fermarlo quando decideva di dribblare. Un modulo simile si può riproporre alla Juventus, con ad esempio il 4-3-3 già utilizzato nello scorso anno, quando Vucinic e Pepe venivano impiegati molto larghi, a sostengo della prima punta.

Giovinco potrebbe essere uno degli esterni in un 4-3-3, e sono convinto che farebbe benissimo, con molto più spazio da sfruttare, distaccato rispetto al suo avversario e quindi non più condizionato da una marcatura stretta. Ma si sa che nella Juve non c’é 4-3-3 se non c’è Pepe, allora è auspicabile un pronto ritorno del numero 7, in modo tale che Conte possa riproporre di nuovo quel modulo che ci ha dato tante soddisfazioni. Certo, un Giovinco a sinistra significherebbe che Vucinic dovrebbe sedersi in panca. Ma forse non è uno svantaggio, visto che le tante competizioni che dobbiamo affrontare richiedono parsimonia nell’utilizzazione delle energie a disposizione. Sarebbe l’unione dell’utile al dilettevole: riposo per i pezzi da novanta, possibilità di un migliore rendimento per i nuovi.

Chissà se Conte ci starà pensando, ma sarà molto probabile, perché il mister sa come far rendere al meglio i giocatori che ha a disposizione. Non a caso, Conte si è ispirato al mitico Lippi quando ha deciso di schierarsi a specchio contro alcune squadre, proprio come faceva il tecnico di Viareggio quando Conte era alle sue dipendenze. Quale maestro migliore di quel Lippi che ha inventato Zambrotta terzino sinistro, o ancor prima, quando dopo i primi sei mesi di Juve disse a un certo Pavel Nedved: “prendi la palla, e fa quello che vuoi”, permettendo al ceco di dare sfogo alle sue incursioni centrali, quelle che lo hanno reso famoso. Io ci credo.

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Da Mazzarri a Boniek: quando la malafede confonde vantaggi e svantaggi

Molto tempo fa… avevamo deciso di aprire una categoria apposta per classificare e tenere viva la memoria sugli strani personaggi che animano il calcio italiano. Sostanzialmente ci siamo limitati in questi anni, ma sarebbe servita una redazione ad hoc per mantenere aggiornata la categoria. E oggi continuiamo con due figure, non nuove.

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Mazzarri e Boniek sono l’espressione più pertinente riguardo all’ipocrisia italiana. Sono l’esatto specchio di come in Italia pur di dare contro si dicono porcherie di un tale ridicolo livello che la prima reazione è “stanno scherzando, vero?”. Invece questi qui non scherzano per nulla.

Il tecnico dei napoletani si è reso domenica protagonista di una dichiarazione ai limiti della bestialità. Minuto 1:23, Cavani viene steso e l’arbitro giustamente concede punizione e mostra il cartellino rosso al difensore del Catania. 89 minuti e passa in 11 contro 10 per Mazzarri non sembravano sufficienti per dire giudicare questo episodio un vantaggio. Anzi, quasi quasi il Napoli ha finito per pagare la superiorità numerica e l’uomo in meno ha favorito un Catania. Tutto per non dire che il suo Napoli ha toppato alla stragrande una sfida che doveva vincere facile, agevole, per di più dopo il turno in Europa.

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Oggi è Boniek a piazzare la perla. Rispetto a Zeman ha il pregio di aver interrotto una misera carriera da allenatore. Ci ha provato, non vi è riuscito e ha abdicato. Un posto per lui negli studi di Saxa Rubra ci sarà sempre, anche solo per il fatto di tifare Roma. Alla Juve deve solo il fatto di esser ricordato come calciatore, col privilegio di aver condiviso il periodo con Platini e pochi altri (non li citiamo, ma la storia del calcio li conosce benissimo). Ebbene il polacco ha una strana teoria in merito alla squalifica di Conte:

Non ci sono danni per la Juve perché a volte è meglio per un allenatore stare sopra. Da lì si vede meglio.

Quindi per Boniek la Juve è addirittura favorita dalla squalifica perché il miglior tecnico d’Italia vede meglio le partite. Probabilmente Boniek dimentica le intuizioni di Conte a partita in corso, uno dei pochi a saper leggere con anticipo le gare, più o meno come faceva Lippi. Per Boniek il valore aggiunto Conte che tutti hanno sottoscritto l’anno scorso non aiuterebbe la Juve a giostrare meglio la gara. Quindi per Boniek tutti i tecnici che siedono in panchina sono sostanzialmente degli imbecilli: “ma che ci fate seduti là, tutti in tribuna a veder meglio la partita”.

Sarà sicuramente stato un complotto di Moggi il fatto che Boniek non alleni più, ma certo questa dichiarazione non aiuta il polacco a ricoprire un ruolo come opinionista. Nemmeno Biscardi sarebbe felice di accoglierlo nel suo studio.

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