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Mese: November 2012 (pagina 1 di 9)

Di Martino: chi muove i fili della sua procura?

Non userò titoli per riferirmi a Di Martino: né giudice, né avvocato, né signore, né egregio. Non lo conosco personalmente e non mi interessa conoscerlo: avrei paura di scoprire che effettivamente non gli si abbini nemmeno uno dei titoli menzionati. E allora usiamo il cognome.

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Di Martino è quello che sta muovendo la Procura di Cremona in una direzione che piace: a pochi, ma piace. Della legalità nemmeno l’ombra, dell’equità e la trasparenza non vi è traccia, dei sintomi di giustizia figuriamoci. Dopo l’ennesima perla vien da farsi una unica stramaledetta domanda: Di Martino, ma chi muove i fili della sua procura?

Già perché aver chiesto una proroga per le indagini su Conte, Bonucci e Criscito appare anche fin troppo provocatorio.

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Di Inter-Atalanta? Di Inter-Chievo? Delle partite che coinvolgono il Napoli? Non si parla più di Ranocchia o di Palacio, del derby genovese o dello strano rapporto fra Preziosi, il Genoa e quelli che ancora chiamano tifosi?

Abbiamo l’idea che lo scandalo Calcioscommesse non sia mai partito e gli sia stato preferito un teatrino buono per far contenti le milanesi e Petrucci. Forse anche per nascondere il vero scandalo che riguarda appunto anche le milanesi su cui le notizie ci sono, ma non vengono né cavalcate né approfondite né trasmesse. Ancora su Conte, ancora su Bonucci e ancora su Criscito?

Ci aspettiamo una reazione stavolta forte non già dei tifosi, ormai ai limiti della sopportazione, ma della gente: che razza di Paese è questo? Siamo nel Far West moderno dove qualcuno ordina… e chi dovrebbe far rispettare la Legge ubbidisce. Peggio dei più tristi Paesi da quinto o sesto mondo che ci sembrano lontani e invece sono anche meglio di noi.

Vergogna, una vergogna profonda e insopportabile.

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E ora parlo a Berlusconi

Ora mi rovino quel poco di reputazione che avevo.

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Mai e poi mai avrei voluto parlare di politica in un blog di sportivi, di juventini.

Ma devo parlare di Berlusconi, mi ci hanno tirato per i capelli, quei pochi che ho. E parlare di Berlusconi vuole dire, per forza di cose, parlare di politica. Anche se cercherò di farcela entrare il meno possibile. Anche perché paradossalmente Berlusconi, che vuol dire per i più proprio politica, con la politica, secondo me, non ha niente a che vedere.

È un’anomalia della politica. Inseritosi abilmente nella politica in un momento di crisi dei leaders (Tangentopoli) per farsi gli affari suoi.

Sgombriamo subito gli equivoci e non me ne vogliano gli eventuali juventini estimatori di Berlusconi o che comunque hanno votato PDL. Io, molto qualunquisticamente, mi disinteresso di politica, o meglio dei partiti, che sono altra cosa. Sono disgustato dai partiti e penso, sinceramente, che chiunque bazzichi certi ambienti lo faccia per interesse personale, siano essi di destra o di sinistra. Di sicuro non sono comunista, né tollero l’assistenzialismo statale:  sono libero professionista che paga fino all’ultimo centesimo di IRPEF lavorando 10 ore al giorno, 6 giorni  alla settimana. E difatti non sono ricco. Ma non sono certo estimatore di Berlusconi.

Per me sono tutti uguali: Fede non lo tolleravo, come non tollero Santoro. Come non tollero tutti quelli schierati a prescindere.

Ma perché Berlusconi con IOJUVENTINO?

Prendo spunto dall’articolo di Rossorainbow, dove si parla di Mondadori, Topolino e Rubentus. Io non so se il Cavaliere fosse a conoscenza della pubblicazione, ma poco mi fa differenza. Lui è l’ispiratore dei comportamenti dei figli e dei seguaci. Manipolare, con la pubblicità occulta o meno, con le lusinghe o con i soldi, la mente degli adulti non è bello, ma fessi quelli che si sono fatti manipolare. Furbo lui ed i suoi amici a riuscirci.

Non è bello ricordarlo ma persino Boniperti, annientato da Berlusconi a livello dirigenziale-sportivo, fece poi parte del Parlamento europeo nelle file di Forza Italia! E ancora devo capire perché.

Dicevo, manipolare la mente di chiunque non è bello. Manipolare quella dei bambini è da infami. Terreno vergine dove è facile attecchire. La Juventusè la fidanzata d’Italia perché quando il calcio cominciò a coinvolgere la nazione ci fu il famoso quinquennio, molti divennero juventini e trasmisero il sentimento a figli e nipoti e nipoti, e ancora oggi quel sentimento sopravvive. Non è bastata l’Inter di Herrera, né il Milan di Berlusconi a cambiare il rapporto trai tifosi juventini e gli altri. Né poteva influire l’Inter di Mourinho, conseguenza di Calciopoli, che invece che far diminuire l’amore verso la Juventus, l’ha visto accrescere.

E allora si tenta una nuova strada: inculcare nei bambini, lettori di Topolino, che la Juventusè Rubentus, Quale bambino diverrebbe mai tifoso di una squadra di ladri?  Sarebbe come fare il tifo perla Banda Bassotti…….

 

E no. Basta Berlusconi.

Non è questione di sport o di politica. Ne hai combinate di tutti i colori, ma i bambini devi lasciarli stare. Anche se si tratta semplicemente di sport.

Sei piombato nel mondo dello sport, così come avevi fatto in quello dell’imprenditoria e poi avresti fatto in quello politico, senza stile e credendo che con i soldi si potesse fare tutto.

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La Juventus, da sempre amica dell’Atalanta, ci aveva venduto Scirea, Cabrini, Prandelli, Tavola, Osti, Bodini, Fanna e stave vendendoci Donadoni, il sostituto di Causio. Sei arrivato ed hai triplicato l’offerta economica della Juventus. Boniperti  azzerato. Agnelli non replicò, più meravigliato che scandalizzato dai modi. Cambiò il calcio in Italia. Qualcuno credette che il grande Milan fosse merito di Sacchi. Baresi e Maldini dalla Primavera. Ma Van Basten, Gullit, Rijkaard, Ancelotti, Donadoni e via discorrendo li comprasti tu, Berlusconi. Comprasti tutto quello che c’era da comprare. E quando dico tutto, intendo dire tutto.

E tanto per essere chiari, visto che Topolino è della Mondadori, comprasti anche il lodo Mondadori pagando il giudice (così si è espressala Cassazione) e soffiandola a De Benedetti. Al quale ora hai dovuto ridare la bellezza  di 750 milioni di euro.

Non era Sacchi, eri tu, Berlusconi, che raggiungevi tutto in tutti i modi. Del resto, senza Sacchi, il Milan di Capello vinse 4 scudetti in 5 campionati.

Bisognava combattere Berlusconi non con i soldi, così la pensò Umberto Agnelli, ma con la bravura manageriale. E chiamò Giraudo e Moggi. E il calcio si riequilibrò. Tranne che per l’Inter che, quanta fantasia, arrivò a pensare che, con Berlusconi in giro, Moggi fosse capace di comprarsi i campionati.

In quanto a comprare, metodi leciti o meno, signor Berlusconi non ti batte nessuno.

Ma la vita è una parabola.

Da compratore ora sei diventato venditore (Thiago Silva, Ibrahimovic e altra mezza squadra di senatori).

Da Presidente del Consiglio sei diventato pensionato della politica.

Ma hai ancora dei sussulti.

Milan-Juventus 1-0 è un sussulto.

La fidanzatina con la quale ti sei presentato a San Siro è un sussulto.

Il voler creare un nuovo partito è un altro sussulto.

Ma oramai non ti crede più nessuno. Neanche i tuoi fedelissimi. Neanche i tifosi del Milan.

Nella tua onnipotenza, prima della fine della parabola, stai provando a gestire anche il futuro che ti sopravviverà.

Indirizzando le menti dei bambini.

E se non direttamente tu, qualcuno per te.

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Verso il derby con qualche dubbio di formazione

Antonio Conte conta i giorni verso il rientro in campo, ma intanto c’è da pensare a un derby molto delicato. Il Toro di Ventura (un allenatore preparatissimo da cui Conte si è lasciato ispirare per il suo vecchio 4-2-4) è affamato di colpaccio, ma sVenturatamente troverà una Juve altrettanto famelica. Parola di Bonucci, parola di Conte.

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Chiellini vorrebbe esserci e forse ci sarà visto l’uscita di Lucio che ha già salutato tutti. Una scemenza all’anno sul mercato a quanto pare va fatta: Elia lo scorso anno, Lucio quest’anno. Impariamo dagli errori, caro Beppe.

Chi vorrebbe esserci è in realtà chiunque non sia sceso in campo contro il Milan. Ipotizzo, spero e sono convinto che un Giaccherini troverà spazio: concordiamo sempre, nei commenti a questo blog, come il ragazzo abbia tutte le qualità per trovare un posto in campo. Duttile e molto versatile, con buone capacità aerobiche e una più che buona tecnica. Conte lo stima, lo ha fortemente voluto, ma ultimamente l’ha pure ignorato per scaldare i motori di un centrocampo che contro i rossoneri è sembrato in realtà in riserva.

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Giaccherini al posto di…? Molto probabilmente al posto di Asamoah che non ha un suo simile. De Ceglie è stato sonoramente bocciato e allora la Juve si ritrova scarica di alternative a sinistra. Abbondano a destra dove Isla resterà a riposo forse per qualche partita. Disastroso contro il Milan, con Pepe e Lichtsteiner a guardare. Toccherà sicuramente allo svizzero sabato sera, mentre si spera di recuperare Simone Pepe per martedì.

Vidal verrà risparmiato: troppo importante il cileno al 100% in Champions dove invece mancherà Marchisio squalificato. Pogba pronto per sostituire entrambi: domani sera sarà al posto di Vidal, martedì sera al posto di Marchisio.

In ogni caso, chiunque scenderà in campo, avrà un compito semplice: placare la delusione dei tifosi con una grande prestazione. Servono i 3 punti, di quelli pesanti, conquistati senza se e senza ma. E poi tutti contro Lucescu.

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Anche Topolino racconta la sua storia…

Ho penato un po’ per riuscire a dare un titolo a questo post. Abbiamo detto tutto e il contrario di tutto sui media e la carta stampata e abbiamo definito chiaramente la locazione che ad esse appartiene, non per scelta di campo ma per mero servilismo prezzolato.

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Oggi leggo che anche Topolino pubblica nel suo periodico una storia che parla del derby della Mole e chiama la mia Juventus, “Rubentus”.

Grande esempio di civiltà progresso. I bambini che leggeranno avranno un’idea, costruita da questo “genio” che ha ideato il fumetto, distorta e falsa poichè non avranno la possibilità di leggere questo blog nè gli atti processuali.

Brava la Mondadori editrice… clap clap clap… mi piacerebbe sapere chi sta annidato dento il suo CdA e con che animo limpido può aver consentito tale nefandezza.

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Io che ho letto centinaia di fumetti e che ho abbonato i miei figli a questo periodico che, in fin dei conti, ricorda le antiche favole dove, sempre, alla fine, trionfa il bene e il cattivo di turno paga il fio delle sue colpe.

Sono disgustato, mi è crollato un mito. Scenderò giù in garage dove ho circa 2000 copie di Topolino e le userò per farne carta da camino.

Onestamente è stato un brutto colpo, mi sarei aspettato che almeno una certa parte della carta stampata che si rivolge ad un pubblico giovane e giovanissimo si tenesse al di fuori di certe faziosità, i bambini memorizzano, assorbono innocentemente quello che loro viene propinato, nel bene e nel male, perchè manca loro quella maturità che porta ad analizzare e, dopo, a scegliere.

Se anche un fumetto per eccellenza come Topolino scende così in basso allora aspettiamoci altro.

Io torno a casa basito e mi chiedo perchè…

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A 10 giorni da te…

A poco più di una settimana dal rientro di Antonio Conte, voglio fare un bilancio di questi 4 mesi di assenza. Sembrava ieri, in realtà sono passati 120 giorni, nei quali gioie (tante) e delusioni (poche) hanno scandito la vita bianconera senza il suo amato condottiero. Deferito il 26 luglio, la squalifica è iniziata il 10 di agosto, vigilia del trionfo in Supercoppa Italiana. Inutile tornare sul processo farsa che ha costretto il mister a stare lontano dalla panchina: abbiamo già detto tutto, argomentando le innumerevoli pessime figure che ha fatto il procuratore federale nel corso dell’inchiesta: l’ultima riguarda la sentenza del TNAS che ha assolto Fontana, sconfessando per l’ennesima volta il teorema Palazzi, se mai se ne fosse ancora bisogno.

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Tornando a Conte, all’indomani della squalifica tutti abbiamo avuto un sussulto, perchè è venuto a mancare l’uomo della rinascita, colui che ci ha fatto riconquistare non solo trofei, ma soprattutto lo spirito Juve, la fame che da sempre ci ha contraddistinto; io stesso credevo che la Juventus non sarebbe stata la stessa, ma oggi possiamo essere soddisfatti e dire che anche senza Conte in panchina, la Juve non ha mai smarrito quell’identità che Conte le ha dato, forgiando questa squadra a tutte le difficoltà che si possono incontrare in un percorso. Questo dice il quadro complessivo, se teniamo conto della testa della classifica in campionato, del secondo posto in un girone di Champions non facile: sembrerebbe che sia tutto ok. In realtà l’assenza di Conte si è fatta sentire eccome, in particolare nelle piccole cose, in quegli accorgimenti che solo un professionista del calibro del mister va a mettere in evidenza e a curare minuziosamente. Sia chiaro, professionalità che non si discute sia per Carrera che per Alessio, ma il mister è un’altra cosa. Con tutto il rispetto. Quei dettagli sono emersi in particolare in 3-4 gare.

A Firenze la Juventus non giocò bene. Merito di una Fiorentina in palla, molto lucida e propositiva, con una gran voglia di fare bene, di mettere sotto la Juve. E ci è riuscita, perchè la Juve ha subìto tanto, e non ha mai dato l’impressione di poter reagire. Merito anche e soprattutto di un pubblico che ha creato attesa attorno a questa gara, dopo lo 0-5 dell’anno scorso, preparando la partita come fosse l’ultima della storia del calcio, spinto dall storica rivalità con la Juve: i bianconeri si sono ritrovati spaesati, in un clima ostile, come quelle truppe che perdono il condottiero e non sanno più cosa fare. Hanno accusato il colpo, psicologicamente parlando: con Conte sono convinto che sarebbe stato diverso. Forse avremmo giocando comunque non bene, ma di sicuro non avremmo rinunciato del tutto a giocare.

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A Torino contro l’Inter abbiamo segnato dopo solo 1′ di gioco: un vantaggio enorme, da amministrare. Anzi, abbiamo sfiorato anche il secondo, ma dopo un quarto d’ora abbiamo smesso di giocare, nella convinzione di averla già vinta, invece l’Inter ha corso più di noi e ha rimontato clamorosamente: prima sconfitta dopo 49 gare, si è detto di una sconfitta “fisiologica”, in realtà ce la siamo cercata. La Juve non ha mai rinunciato a giocare, neanche quando vinceva 3 a 0 con Conte in panca.

Arriviamo alla sconfitta col Milan: la peggior Juve di Conte. O di Alessio. E vi spiego dopo perchè. Dopo il trionfo col Chelsea, il tonfo clamoroso col Milan, una squadra da metà classifica. Sono venute meno le idee, in tutti. Poca convinzione, pessima prestazione dal punto di vista atletico, zero gioco. In sintesi l’opposto del calcio che fa Conte. Se Fiorentina e Inter hanno avuto dei meriti, questa l’abbiamo persa per nostri demeriti. Nemmeno il gol del Milan è un merito: il rigore è inventato. Ma questo, seppur decisivo, è secondario rispetto a ciò che voglio dire: perchè la Juve vista a Milano mi ha ricordato, seppur con le dovute proporzioni e le giuste distanze, quella dei due settimi posti, in riferimento all’approccio alla gara e all’atteggiamento: Forse soffriamo la sindrome da esaltazione: dopo ogni prestazione superba, poi caliamo vistosamente nell’intensità mentale, abbassando la guardia. Una Juve che non corre è una squadra normale. Ma se corre, è super. Vedi la finale di Coppa Italia dopo la sbornia scudetto, vedi il Milan dopo il Chelsea. Ma a Milano è stata particolare: per la prima volte, forse, non sono state seguite nemmeno le indicazioni tattiche che ha impartito mister Conte, perchè ho avuto la sensazione che Alessio abbia fatto di testa sua. Padoin per Isla, quando in panca c’è Lichtsteiner, Giaccherini come esterni: a maggior ragione se si chiedeva a Isla di puntare Constant, visto che Giak accetta sempre l’uno contro uno, o anche Pepe, che però era mezzo infortunato; fuori Quagliarella e non Vucinic (inesistente prima di quel tiro salvato da Constant); negli ultimi dieci minuti Pirlo avanzato, Pogba largo e una specie di rombo a centrocampo, con Padoin arretrato terzino: Conte non avrebbe mai fatto questo sacrilegio tattico. Mai.

Cosa ha significato l’assenza di Conte, o meglio: cosa hanno voluto realizzare attraverso la sua ingiusta squalifica? Semplice: l’obiettivo dell’infamia perpetrata ai suoi danni era proprio questo, ovvero creare confusione, preoccupazione nell’ambiente e sulla squadra nelle partite più complicate; intimorire i giocatori nelle situazioni ostili, in quei frangenti nei quali l’unica cosa da fare è non perdere la bussola. E Conte è un maestro in questo, è un mago che riesce sempre a tenere alta la tensione, a farti sentire in discussione anche quando sei perfetto, perchè anche quando fai tutto bene c’è sempre qualcosa da migliorare, e quel qualcosa va migliorato, altrimenti perdi gran parte di quello che hai fatto. E gli errori Conte non te li perdona, per questo sei invogliato a dare sempre di più.  …”gli avversari se vogliono vincere devono sputare sangue”…”mai perdere la fame”…: e voi pensate che a Milano, nel teatro de “la mafia del calcio”, Conte avrebbe assistito passivamente a una prestazione così apatica dei suoi? Piuttosto dopo 45′ avrebbe tolto la giacca e si sarebbe lanciato in campo, a far vedere “quel gatto attaccato ai maroni” che era, non a caso ricordato proprio dal rossonero Ringhio. Queste erano le sue sfide…

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Gegic, il killeraggio su Conte, il giornalismo sciacallo

L’Italia è un Paese straordinario, ma nella straordinarietà si nascondono pure concetti davvero imbarazzanti, ai limiti della legalità. Gli italiani sono persone che vivono costantemente fra la correttezza e l’istinto criminale: almeno è così che vogliono dipingerci coloro i quali non dovrebbero avere diritto alla scrittura, alla scrittura di informazione. Perché l’informazione in Italia è ormai cosa vecchia, non più esistente. L’informazione è di chi sa cercarsela attraverso i nuovi mezzi: uno di questi è la rete ed è per questo che la rete fa paura a chi intende controllare l’informazione.

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Gegic ha finalmente parlato. Chissà come fa la Gazzetta ad avere canali preferenziali con questa gente, chissà… Dio li fa e poi li accoppia?

Gegic ha finalmente parlato e purtroppo per l’Italia antijuventina ha detto cose molto interessanti. Fra tutte quella di non conoscere Conte e quella di essere stato contattato per parlare di Conte. Ma “io Conte non lo conosco e ho rifiutato l’offerta di andare in TV”: già, andare in TV. Qui scattano le domande, ma prima delle domanda un’altra rivelazione: “in Italia chi muove i fili di tutto è uno grassottello e pelato, sui 60 anni“. Vediamo chi potrebbe essere uno grassottello, pelato, sui 60 anni. Spazio alle immagini:

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Galliani: uno grassottello, pelato, sui 60 anni...

Galliani: uno grassottello, pelato, sui 60 anni…

Vuoi vedere che Conte aveva ragione quella sera del 25 febbraio 2012 al rientro dal primo tempo di un Milan-Juve di campionato? E guarda caso, date alla mano, i guai di Conte sono cominciati due giorni dopo quel litigio, quel proferire la più palese e cristallina delle verità. Il silenzio attorno a Gegic e a questo suo descrivere “chi muove i fili di tutto” sembra essere una conferma.

E Conte riconferma un pensiero condiviso da tutti, anche da quelli antijuventini che però hanno paura a dire quello che pensano:

Ma allora c’era qualcuno che voleva farmi fuori… Se questa estate avesse detto qualcosa su di me come sarebbe andato a finire il processo… Voglio sapere se ha detto la verità, chi c’era dietro. Non si può far nulla?

Caro Antonio, in Italia non si può far nulla se chi muove i fili ha a disposizione la TV e i giornali, controlla gran parte delle redazioni e ha un’influenza pressoché totale su chi comanda il calcio italiano. Si può solo continuare a giocare come la Juve sta facendo… con un po’ di grinta e qualità in più, rasentando cioè la perfezione. Mancherebbe giusto quel top player in attacco, ma chi muove i fili sarà d’accordo?

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Antonio Conte, la Juve di Milano, la Juve che verrà

La Juve di Conte non è quella di Milano, anche perché Giaccherini e Pepe sono rimasti in panchina ed erano proprio i due personaggi che hanno fatto grande la Juve lo scorso anno. Non ho ancora letto risposte valide a tal proposito, posto che poi Padoin ha fatto bene (certo nella mediocrità generale di quella Juve), ma guardiamo avanti.

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Sabato sera il Torino, in un derby molto delicato: la Juve ha un solo risultato utile e, oltre il risultato, deve pure dimostrare che tipo di campionato vuol fare. Fino a qualche settimana fa avevamo tutti le idee abbastanza chiare: la Juve vuole ammazzare il campionato, poi un paio di partite giocate con molta sufficienza, diversi punti persi in modo ignobile e il rientro di chi insegue.

Il problema è che ci sarà un uno-due delicato: derby e poi una sorta di finale contro Lucescu. La Juve non può permettersi passi falsi. Ma il punto è un altro.

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Quagliarella e quel bavero alzato non può non essere punito: che razza di protesta è quella di Quagliarella? Ma chi è Fabio Quagliarella? Stia sul campo, continui a segnare e rispetti i compagni e le scelte dell’allenatore: punto e basta. Gradirei vederlo fuori perché per me l’educazione e il rispetto dei ruoli viene prima dei gol e dei risultati. Il concetto è sempre lo stesso: vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini. E allora dentro Bendtner o Matri, giusto per lanciare un segnale a chi magari si è sentito già top player, quando il top player è l’unica mancanza in questa rosa.

Contro il Torino, non titolare, ma già nel secondo tempo, gradirei vedere Giaccherini: lui sì che incarna il concetto di umiltà e di sacrificio che la Juve conosce bene. Sta fuori e sta fuori non si sa bene per quale motivo. Ok la crescita di Pogba, ok il recupero di Isla, ma alla Juve di domenica è mancato proprio il senso di sacrificio e di dignità che Giaccherini incarna perfettamente.

Voliamo alto, ma non dimentichiamoci da dove veniamo e che tipo di fame abbiamo. Conte… pensaci tu!

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JUVE: né testa, né gambe, né cuore, né Conte

Siamo juventini. Non stiamo qui a lamentarci del rigore inesistente concesso al Milan. Non stigmatizziamo il commento di Sky dove Bergomi  dice che “l’arbitro ha punito l’intenzione di Isla di colpire il pallone con il braccio”. Non facciamo riferimento al catenaccio del Milan stile Padova di Nereo Rocco (che tra l’altro è un’ottima tattica quando si è inferiori all’avversario). Non sottolineiamo le ripetute perdite di tempo dei giocatori del Milan stile squadra provinciale. Il Milan, attualmente, è quello che è: bravissimo, nelle sue condizioni, a battere la Juve. Più di così non poteva fare.

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Siamo juventini. Non contestiamo i nostri campioni. Un applauso a chi è Campione d’Italia, è in testa alla classifica ed è in corsa per la Champions League dopo aver umiliato i campioni in carica.

Ma essendo juventini, ieri sera abbiamo sofferto a veder giocare la Juventus.

E se siamo juventini veri, come lo siamo, non dobbiamo nasconderci dietro scuse puerili o far finta di non conoscere la realtà. La quale va affrontata, a brutto muso. Così come  sarà brutto quello di Conte alla ripresa degli allenamenti.

Non era, non sembrava, non poteva essere la Juventus di Conte. Mai vista giocare così male. Mai.

Dov’era rimasta la testa? Alla serata di gala di Champions? Avevamo avvertito che non bisognava entrare in campo con il superioty complex. Siamo, perlomeno, due volte più forti del Milan. Ma se non abbiamo la testa in campo perdiamo anche con l’ultima in classifica. Immaginatevi a San Siro.

Dov’erano le gambe? Speso tutto contro il Chelsea? Siamo abituati a giocare ogni tre giorni: da martedì a domenica ne corrono cinque di giorni. C’era il tempo per essere in condizioni smaglianti. Il Milan aveva anche un giorno di riposo in meno.

Dov’era, soprattutto, il cuore? Quello che l’anno scorso lanciavamo oltre l’ostacolo? Ci auguriamo che nessuno si sia montato la testa o imborghesito. Noi siamo una ottima squadra se giochiamo con il cuore e la giusta cattiveria, altrimenti siamo come gli altri. Non possiamo ricordarci che occorre combattere dopo metà partita. Può essere troppo tardi. È stato troppo tardi.

Dov’era Conte? Purtroppo nel box in tribuna. Condannato senza prove. Alessio raccomandava ad Isla, su ogni pallone, di arrivare sul fondo per crossare; Isla crossava sistematicamente da molto più indietro centrando sempre ( e sempre in questo caso vuol dire sempre) la gamba sollevata di Constant. Quagliarella, sostituito, passava vicino ad Alessio e si copriva la bocca per non far vedere il labiale con il quale non diceva certo parole d’amore al suo allenatore. Sono esempi. Con Conte in panchina Isla e Quagliarella avrebbero avuto altri atteggiamenti.

Ma  dov’era Conte si può interpretare, senza aver paura di sottolineare per la prima volta qualche probabile errore del nostro condottiero, anche nel senso che stavolta alcune scelte del Mister non ci hanno convinto per niente.

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Avevamo visto martedì un Lichtsteiner indemoniato. Uno spettacolo. Ci aspettavamo di rivederlo. Abbiamo dovuto assistere, per 45 minuti, ad una prestazione disastrosa di Isla culminata con il fallo da rigore che sempre grossa responsabilità rimane anche se fallo non era. O forse il culmine è stato raggiunto quando, non si sa perché Constant assente, Isla, liberissimo, ha crossato direttamente in curva.

Tutti abbiamo capito che doveva essere sostituito. Ovviamente anche Alessio e Conte. Non abbiamo nulla contro Padoin che è un ottimo professionista, fa parte della rosa  (e quindi è normale che talvolta entri in campo), e tra l’altro non ha giocato nemmeno male. Ma, per curiosità, Lichtsteiner, Pepe e Giaccherini non erano in panchina? Padoin doveva risolvere la partita? Una partita da rimontare?

E se Conte non si fidava di sostituire Isla ed Asamoah (altra prestazione deludentissima) con due tra Lichtsteiner, Pepe, Giaccherini e De Ceglie, visto che sulle fasce la Juventus non sfondava mai, non era possibile immettere subito Pogba e Giovinco, giocando con tre punte?

E se la squadra avversaria fa un catenaccio anni sessanta per cui occorre crossare al centro dell’area intasata, e non utilizziamo Bendtner, per quale motivo lo abbiamo comprato? È una bocciatura definitiva? O un messaggio a Marotta?

Se Conte ha sbagliato, si ravvederà. Lui è un grande.

Se vogliamo dirle tutte dobbiamo ricordare un Buffon che prova a parare con due mani il rigore tirato male da Robinho con il risultato di non trattenerlo e, nel secondo tempo, uno sciagurato passaggio-goal agli avversari (per ingiustificabile sufficienza), recuperato magistralmente da Barzagli. E dobbiamo ricordare i numerosissimi errori di Vidal, l’anonimato di Marchisio, l’assenza di Pirlo, “schermato” dagli attaccanti del Milan e comunque capace di tentare di perdere, in dribbling, una palla a pochi passi da Buffon. E poi l’apatia di Quagliarella e Vucinic. Di Asamoah abbiamo già detto. Per Isla è meglio non aggiungere altro.

Ancora c’è da aggiungere che nelle ultime quattro partite di campionato abbiamo raccolto quattro punti sui dodici a disposizione.

Il tutto va detto per onestà. Senza voler contestare nessuno. Ci mancherebbe altro.

Ma per stimolare.

Nessuno chiuda gli occhi e faccia finta di non vedere.

Sarebbe l’errore più grave.

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Insulti a Pessotto, è il momento di finirla!

Anche ieri abbiamo dovuto assistere a uno spettacolo vergognoso messo in scena da gente che non ha di meglio da fare che mettere in mostra la propria ignoranza più becera, gente che neanche meriterebbe di avere qualcosa di buono dalla vita se trova piacere a ironizzare sulla vita o sulla morte altrui.

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E invece ecco comparire a San Siro uno striscione di una ventina di metri (e vorremmo anche sapere come abbia fatto ad entrare nello stadio una simile vergogna) che recita: “Felix 36 km di volo e muro del suono rotto…mai spettacolare come il lancio di Pessotto”.
Tutto questo dopo il più ridotto, come dimensioni ma non come infamia, “Pessotto Airlines” esposto dai tifosi interisti a Torino. Ultimi due orribili episodi di una lunga serie che riguarda il dramma privato vissuto dall’attuale Responsabile organizzativo del Settore Giovanile bianconero.

Francamente non se ne può più e la Figc deve darsi una mossa. Non basta più dare quelle multine simboliche utili solo a rimpolpare le casse della stessa Federazione. Ci vogliono pene esemplari in certi casi e questo è uno di quei casi. Dato che ovviamente non succederà nulla, ci piacerebbe almeno che il Milan si dissociasse ufficialmente e condannasse pesantemente certa gente che non deve più entrare in uno stadio. Gente che merita di soffrire quello che ha dovuto patire Pessotto per arrivare a quel gesto estremo, un gesto motivato da un buco che se uno di noi porta dentro di sé nessuno si dovrebbe permettere di giudicare.
C’è una bella linea di demarcazione tra lo sfottò e l’insulto che ci possono stare in una partita di calcio e quello che riguarda la vita, la morte e l’interiorità delle persone. È inaccettabile quello che succede, è scandaloso che non ci siano mai provvedimenti seri contro certe vergogne.

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Ma poi, cosa ha fatto di male Pessotto? Un ragazzo esemplare, un avversario leale per chi giocava contro la Juve, un punto di riferimento per i compagni, una persona con una cultura e una sensibilità fuori dal comune per un mondo come quello del calcio. Mai una parola fuori posto, in grado di ricoprire più ruoli su entrambe le fasce, una fortuna per gli allenatori della Juve e della Nazionale.
Gianluca è un uomo che ha dovuto soffrire, ha pensato di mollare tutto ma poi ha reagito. E per questo merita rispetto.
Solo chi come lui ha sofferto davvero può capirlo, gli altri devono rispettarlo. Perché è vero, “da te non scappi neanche se sei Eddy Merckx”.

Ma poi, che soddisfazione si prova una volta srotolato per l’ennesima volta una striscione che deride il dramma personale vissuto da Pessotto? Che cosa prova certe gente quando intona certi cori orribili sulle povere persone morte senza motivo all’Heysel? Che cosa si prova a insultare una persona d’oro e leale come Scirea o un giovane stroncato da un destino assurdo come Andrea Fortunato?
Che piacere può dare fare certe cose? Se uno prova divertimento o piacere per simili assurdità deve avere proprio una vita vuota e povera di soddisfazioni. Ma non merita certo rispetto, dato che dimostra per prima di non rispettare le sofferenze altrui.

Chiudiamo con delle belle parole di Pessotto che dimostrano la sua sensibilità e il suo cuore, un cuore buono che non merita di essere scalfito dall’ignoranza e dall’odio:

Inseguire un pallone è come inseguire gli obiettivi della vita, ogni tanto lo puoi raggiungere, ogni tanto ti può sfuggire. Affrontare un avversario è come affrontare le difficoltà quotidiane, a volte ti supera, a volte riesci a bloccarlo, sapendo che non devi smettere di correre. Vedere il pallone gonfiare la rete, è come sentire il proprio cuore riempirsi di gioia. Grazie calcio, per avermi insegnato a vivere giocando.

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L’ultima perla rosa: il litigio Marchisio-Bonucci

Questa mattina la Gazzetta della Sport ci ha regalato un’altra perla delle sue.
Non bastava minimizzare l’accaduto sul rigore regalato al Milan, non bastava regalare una prima pagina dal titolo “Svolta Milan-Allarme Juve” che tanto stona con quel “Pari al veleno” post gol di Muntari o “Juve che veleni” dopo il gol di Bergessio. No, non bastava.
In prima pagina stavolta non ci sono i fermo immagine della moviola con tanto di cerchiolini rossi per colpevolizzare la Juve, ma solo una foto dei giocatori milanisti che si abbracciano.

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No, non bastava. Bisognava tirar fuori qualcosa d’altro per andar contro comunque alla Juve.
Ed ecco comparire il presunto litigio tra Marchisio e Bonucci al termine del primo tempo, quando Claudio avrebbe detto a Leonardo “Stiamo perdendo per colpa tua”. Non si sa neanche bene perché avrebbe dovuto dirglielo, tra l’altro. Già in mattinata quando abbiamo letto questa notizia ci è quasi scappato da ridere, tanto era sbilenco e campato per aria l’ennesimo tentativo di destabilizzare l’ambiente bianconero.
Ma più di molte riflessioni vale il commento su twitter dei diretti interessati sulla vicenda, con Marchisio che scrive: “Leo, hai letto del nostro presunto litigio? Mah…”, e Bonucci che risponde: “Sono rimasto stupito anch’io!!!…mah…ci vediamo al campo”.

Cogliamo l’occasione per ringraziare chi ha riportato questo presunto litigio, perché deve sapere che ha cementato ancora di più i nostri giocatori e i nostri tifosi, tutti uniti, fino alla fine, verso l’obiettivo finale: vincere!

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