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Mese: March 2013 (pagina 1 di 7)

Inter-Juventus 1-2 L’unica cosa che conta è protestare

I buu razzisti contro Asamoah e Pogba, poi i fischi per Rizzoli, poi guidati da Cassano l’isterismo complessivo. Per arrivare al rosso finale su cui ci sono ancora proteste.

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Una Juve superiore al punto tale da giocare in punta di piedi, col freno a mano, senza correre più di tanto, senza ferire più di tanto. Una sorta di patto di non belligeranza per cui la Juve non poteva stravincere, solo vincere. E infatti la Juve ha vinto, ma non convinto. Non tanto per la qualità, ma per la voglia messa in campo. Il che aumenta la goduria.

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Ci sarebbe un rigore su Vidal, poi ce ne sarebbe uno su Cassano. Poi ci sono le braccia di Bonucci (assolutamente involontario, visto che ci sarebbe il precedente della Juve contro il Genoa, ricordate?) e di Zanetti (che però interrompe un assist di Marchisio e tiene il braccio un po’ largo). Le proteste però sono sempre della squadra nerazzurra. Perfino sul gol di Matri sul quale non si riesce a trovare una irregolarità in un’azione che mostra tutti i limiti difensivi di Stramaccioni. Ma questa non può essere una colpa di Conte e della Juve.

Spostiamo ora l’analisi sulla Juve. Questa Juve contro il Bayern non può certo giocare. Non tanto negli uomini che sono pure giusti, quanto per la grinta e la corsa. Che il pensiero andasse a martedì era chiaro, ma martedì serve un’altra Juve. Un’altra gamba almeno e altre idee.

Matri e Quagliarella, Quagliarella e Matri. Ancora in gol, ancora loro due, a scambiarsi assist. Martedì sera meriterebbero un’altra chance, soprattutto se Vucinic non sarà al 100%. Ma serve un’altra Juve, benché quella di oggi pomeriggio è bastata per dominare il campionato.

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Pensiamo all’Inter

Nascondere l’attesa per la partita di martedì sera è complicato, anche abbastanza falso affermare il contrario. Ma una grande squadra, una squadra che vuole stare in alto, deve imparare a farlo. Deve imparare a concentrarsi partita dopo partita, senza i cali di tensione già patiti quest’anno.

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Oggi pomeriggio ci toccano i nerazzurri. Se la Juve facesse la Juve non ci sarebbero problemi, nemmeno con la panchina. Ma tutto dipende da noi, dal nostro livello di attenzione e grinta. Dobbiamo aggredire il campo e la partita, chiuderla e portare a casa non già la vendetta, ma tre semplici punti. Fare un balzo in avanti in classifica e dare appuntamento ai gufi per domenica prossima.

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Non ci sarà Vucinic, febbricitante, così accanto a Giovinco andrà uno fra Matri e Quagliarella. E in caso di non recupero di Mirko per martedì, ecco che lo stesso quesito si porrà fra 48 ore.

La Juve parte dal vantaggio netto in classifica, ma che non deve lasciar tranquilli. Bisogna anzi incrementarlo. A partire da oggi.

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Vucinic-Giovinco vs Quagliarella-Matri

Due partite ravvicinate, due partite dai contorni molto chiari, dai risvolti imprevedibili. Se la Juve fa la Juve nessuno potrà imporsi. La Juve fa la Juve quando anche i due punteri giocano da Juve.

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Quante volte è capitato in questo anno? A detta di Conte tutte, sempre, ma purtroppo questa è una dichiarazione a metà vera e a metà politica. Il gruppo va sempre difeso, il calciatore va sempre difeso, ma noi qui dobbiamo pure analizzare.

E quante volte abbiamo già fatto questo discorso: quale coppia? Chi merita fiducia? Chi schierare? Come? In che ruolo? Su che schema basarsi? A Conte il compito, duro e affascinante, di trovare risposte.

Inutile avvinghiarsi sui numeri: tutto è relativo, chi dirà che un bomber continuo non ce l’abbiamo (e sfido chiunque a trovare cosa c’è di sbagliato in questo pensiero) e chi dirà (come me, del resto) che in fondo sono tutti fra i 10 goals a testa. Vero, ma non bastevole.

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Prima i nerazzurri, poi, a distanza di 48 ore, il Bayern. Altri due tasselli fondamentali per la stagione. Tre punti e un passaggio da conquistare.

Vucinic-Giovinco e Quagliarella-Matri. In Coppa sembra quasi favorita la coppia italiana, mentre la prima potrebbe figurare in campo domani pomeriggio. Io farei questa semplice scelta, provo a spiegare le mie ragioni.

In campionato, contro una difesa macchinosa come quella nerazzurra, potrebbe servire la regia offensiva di Mirko e l’imprevedibilità (eddai: fatemela passare) di Giovinco. Magari per permettere l’inserimento dei centrocampisti. In realtà il retro-pensiero (auto-retro-pensiero, permettete!?) è risparmiare gli altri due per la sfida di Champions.

I bavaresi sono tosti lì dietro e serve opportunismo e un po’ di pazzia. Poco ragionamento e un po’ di forza in più (Matri). La pazzia è ovviamente tutta legata al nome di Quagliarella che in Europa ha un ruolino importante. Insistere, perché alle volte i segni esistono, i disegni esistono. Belli di notte? E mi scusi l’Avvocato se rubo una delle sue battute.

Un fatto sembra accomunare tutti i bianconeri: abbiamo troppo bisogno del lavoro delle punte. Sporco, sì, per le ragioni tattiche di Conte, ma soprattutto un ottimo lavoro in fase realizzativa. Mancano poche partite e occorre portare quell’asticella delle 10 reti almeno a 15. Via al countdown…

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Galliani ammette: “Campionato irregolare”

Ebbene sì, finalmente le tessere del puzzle vanno al loro posto, quello giusto. Dopo la confessione di Zanetti Saverio, arriva anche quella di Galliani.

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Questo uomo sui 60 anni, pelato, grassottello (occacchio: sembra la fotografia di Mister X, quello che comanda il calcio italiano come da verbale degli zingari implicati nel calcioscommesse) che nessun tribunale ha mai toccato, oggi grida all’Italia:

Riteniamo che sportivamente il campionato non si possa più definire regolare.

Vi ometto la reale giustificazione a questa frase, reale ovviamente solo per Galliani e per le vittime che prenderanno per buone le sue parole.

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Di certo c’è che ha detto la verità.

Da quando Berlusconi ha deciso di occuparsi di nuovo di Milan, di scendere in campo candidandosi, sono successe tante cose carine. Il gol di Muntari dello scorso anno, pareggiato dalla mancata convalida del gol regolare di Matri, è stato ancora vendicato a dovere da Rizzoli con un rigore per fallo di schiena. Non prendete in mano regolamenti perché è una regola che non esiste. E da quella vittoria è comcinciata una rimonta rossonera impressionante.

Rigori concessi, rigori negati agli avversari, scelta opportuna dei cartellini da mostrare, un continuo martellare sulle TV e sui giornali che il Milan è tornato grande. In mezzo la scellerata scelta di volersela giocare col Barcelona. E mai che la moviola trovasse da ridire sulle partite del Milan, sui rossi a inizio partita che hanno spianato la vittoria, sui rigori concessi per svenimento di faraoni e cavalli di ritorno. Per poco Balotelli non prende Cavani nella classifica marcatori a furia di tirare calci di rigore.

Sì: il campionato è tutt’altro che regolare. Partito malissimo con la menomazione della squadra campione d’Italia. Di Milan-Bari non si parla più in merito al calcioscommesse. Dei rapporti quanto meno bizzarri, finanziari-economici, fra Preziosi e il Milan nemmeno. Dei Damato, dei Valeri e dei Rizzoli men che meno. Galliani stavolta ha proprio ragione. Ora… si costituisca!

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Zanetti: “Questa Juve è leale. In passato sappiamo cosa è successo”. Già, tutto vero!

Mentre Conte si affretta a rispondere a una domanda bellicosa (“Ti vedi allenatore dell’Inter?”) con una risposta che sarebbe perfetta per un titolo di un nuovo libro bianconero (“Mai dire mai!”), anche Zanetti Saverio si è affrettato a rispondere ad alcune domande.

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Le risposte del capitano dell’inter che in fatto di personalità ha molto da imparare, nonostante i 50 anni passati sui campi di calcio, sono tutte vere. Da una Juve leale a un “sappiamo cosa è successo in passato”. Già, lo sappiamo, anche grazie ai processi che nessuno ha seguito veramente.

Sappiamo per esempio che la Juve ha alterato i campionati, ma solo perché era la più forte sul campo e sul campo ha vinto e stravinto così come sentenziato dai processi terminati o ancora in corso. Dispiace ammetterlo, ma è proprio così.

Sappiamo per esempio che l’inter ha commesso diverse inadempienze e certamente diversi delitti (così si chiamano nel codice penale) senza tuttavia aver vinto una mazza. Truffatori e perdenti: è il perfetto stile nerazzurro, ma di questo nessun altro può essere reso colpevole per giustificare anni di insuccessi, di sfottò, di storie che sono scolpite nella pietra.

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Sappiamo per esempio che la Juve è stata costretta ad autodistruggersi, fortemente aiutata in realtà da gruppi editoriali e gruppi politici calcistici, e da quella ondata paurosa di violenza è rinata una Juve ancora più forte, forse. Grazie ad Antonio Conte, quello che “all’Inter? Mai dire mai”. Dopo Ibra e Vieira, saccheggi di Branca e Moratti fatti passare per colpi di mercato, ora anche Conte? Magari solo fra molti anni, magari dopo esserci nuovamente saziati, magari una volta aver esaurito ogni tipo di energia di Antonio Conte, che ne dite?

Sappiamo che il Paese ha mostrato tutto il suo lato lobbistico e vergognoso, un sistema marcio, fasullo, falso, terribilmente venduto. Un sistema smascherato grazie alla libertà esercitata da blogger e giornalisti (molti dei quali nascosti dietro pseudonimi e identità virtuali false) che hanno avuto il coraggio di raccontare la verità.

E sappiamo che questa Juve è ancora lì, sola contro tutti, di nuovo in bella mostra in uno strano gioco a freccette dove le freccette si chiamano giornalisti, opinionisti, gruppi editoriali, giornali, trasmissioni tv.

Sappiamo soprattutto che, d’ora in avanti, il popolo bianconero faticherà a mantenere un atteggiamento mite ed equilibrato come nel 2006. E dunque: andiamo sul campo, caro Saverio. E’ quella cosa verde con linee bianche, con due porte. Negli ultimi 20 anni vi siete occupati di molto altro, di qualcosa di molto di diverso rispetto a questo rettangolo. E avete confuso la parola gioco con qualche altro affare privato e privatistico di chi vi guida. Ma noi, purtroppo, non abbiamo colpa. Se non quella di essere superiori, da circa 100 anni a questa parte.

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I magnifici sette della Juventus, di ogni tempo, di ogni ruolo

Ci manca la Juventus, come dice @iojuventino, e non c’è Nazionale che possa sostituirla.

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C’è la Juve e solo la Juve nel nostro cuore di tifosi sportivi.

Per far passare più velocemente l’attesa vi propongo un “gioco” che ci faccia unire o paragonare i campioni di oggi con quelli di ieri e di ieri ancora.

I migliori sette, i magnifici sette, della storia della Juventus, per ogni ruolo.

Fare questi tipi di classifiche è sempre un esercizio arduo e forse ingiusto, perché ogni  epoca ha i suoi campioni. Ma tant’è, è solo un “gioco”.

Io propongo la mia classifica, basata sul tanto che ho visto e, per i tempi più vecchi di me, sul tanto che ho letto. Classifica personalissima dove non troverete grandissimi come Meazza e Piola, perché nulla hanno aggiunto alla storia della Juventus, e neanche Boniek, Ibrahimovic ed Inzaghi perché li sento poco juventini.

Ma troverete un Martino che giocò un anno solo, ma abbagliò i tifosi o  Altafini e Boninsegna, seppur con passati importanti con il Milan e l’Inter, perché hanno saputo bene interpretare lo spirito della Juventus.

Mille non ne troverete perché sono “soltanto” 77, perché qualcuno mi sarà sfuggito, perché il calcio è opinabile ed ognuno ha le sue preferenze.

Qualcosa ci sarà anche da obiettare sui ruoli, visto che nel tempo i metodi di gioco sono cambiati.

I nomi dei calciatori, come vi accorgerete, non seguono l’ordine di preferenza ma quello cronologico.

Vi auguro una buona lettura ed attendo suggerimenti e critiche e, perché no, i vostri personali magnifici sette.

Un caro saluto a tutti e sempre forza Juve.

 

PORTIERE

Combi, Sentimenti IV, Anzolin, Zoff, Tacconi, Peruzzi, Buffon

REGISTA DIFENSIVO (LIBERO)

Rosetta, Foni, Parola, Cervato, Salvadore, Scirea, Montero

DIFENSORE CENTRALE (STOPPER)

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Caligaris, Rava, Ferrario, Morini, Brio, Cannavaro, Barzagli

DIFENSORE LATERALE (TERZINO)

Varglien I, Cuccureddu, Gentile, Favero, Ferrara, Thuram, Chiellini

MEDIANO INCONTRISTA (CENTROMEDIANO)

Monti, Depetrini, Colombo, Leoncini, Furino, Deschamps, Davids

UOMO DI FASCIA (ALA TORNANTE E TERZINO FLUIDIFICANTE)

Bertolini, Praest, Cabrini, Torricelli, Di Livio, Zambrotta, Camoranesi

MEZZ’ALA (CENTROCAMPISTA)

Cesarini, Del Sol, Tardelli, Conte, Nedved, Marchisio, Vidal

REGISTA

Ferrari, Boniperti, Capello, Brady, Platini, Zidane, Pirlo

MEZZA PUNTA (TREQUARTISTA)

Hirzer, Martino, Sivori, Haller, Causio, Baggio, Laudrup

ATTACCANTE DI MOVIMENTO

Orsi, Borel II, Anastasi, Rossi, Schillaci, Ravanelli, Del Piero

CENTRAVANTI DI SFONDAMENTO

J.Hansen, Charles, Bettega, Altafini, Boninsegna, Vialli, Trezeguet

P.S.

Prendete, a caso, uno dei sette centravanti di sfondamento e, con la fantasia, regalatelo a Conte: “game over” per tutti!

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Antonio, addestra per bene i soldatini

Titolo emblematico. Fossi in curva mi inventerei uno striscione di questo tipo. Il ricordo è ancora vivo, benché trovai abbastanza divertente l’uscita rosicona di Cassano.

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Ricordate anche voi? La dichiarazione di Cassano che spiegando i motivi del suo “no” alla Juve disse “lì preferiscono i soldatini”. Complicato capire fin dove abbia ragionato Cassano e da quale punto in poi l’istinto abbia avuto il sopravvento prendendo possesso delle corde vocali. Resta il fatto: coi soldatini si vince.

Si vincono le battaglie e si vincono le guerre. Pensate al “soldatino” per eccellenza, tale Angelo Di Livio. Solo 3 gol in 186 presenze, ma sarebbe fin troppo banale sottolineare l’importanza del primo numero. In quella Juve di Lippi, Angelo Di Livio era un perno fondamentale. Quindo di centrocampo, quarto di centrocampo, ala, perfino quinto di difesa quando in un periodo storico particolare Lippi schierava Lombardo su una fascia e Di Livio sull’altra.

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Soldatino è colui che sa rispondere benissimo alle chiamate dei generali, e Antonio Conte è un generale. Un sergente, un colonnello, un capitano, un quello-che-volete-voi. Soldatino è uno di quelli che ascolta un compito e lo esegue. E nel calcio, nel calcio ragionato, nel calcio programmato, questo è fondamentale. Talmente fondamentale che Conte ci ha stravinto uno scudetto e adesso sta lottando per obiettivi importanti.

Conte coi soldatini ha distrutto un campionato contro ogni tipo di previsione. Senza nessun pallone d’oro in campo (chiediamo scusa a Del Piero, Buffon, Pirlo che il pallone d’oro ce l’hanno incorporato), solo con soldatini perfettamente addestrati e perfettamente adatti ad ascoltare i compiti e le lezioni di Antonio Conte.

La domanda sorge spontanea: qual é il problema?

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Ma perché Giaccherini gioca nella Juventus e in Nazionale?

Essere juventini, cioè giocatori della Juventus, non è cosa facile sia per le pressioni esterne (leggi media e tifosi avversari) sia per quelle interne (leggi noi tifosi juventini).

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Essere juventino e chiamarsi Giaccherini è proprio una sfortuna. Una disgrazia. Un dramma.

Non si è mai visto un giocatore non considerato, deriso, maltrattato, umiliato come Giaccherini.

Sorge il sospetto che molte persone abbiano seri problemi e frustrazioni che, non potendoli scaricare sul proprio capufficio, sul proprio partito politico, sulla squadra avversaria, su se stessi, decidono di scaricarli sul bersaglio più facile e teoricamente indifeso: Giaccherini, la nullità assoluta del gioco del calcio che, contro il volere del popolo e degli dei, fa la riserva nella Juventus (addirittura è campione d’Italia!) e talvolta fa il titolare in Nazionale (addirittura è vice campione d’Europa!).

Bonucci lo abbiamo trattato male finchè Conte non gli ha cucito addosso il ruolo di regista difensivo.

Vucinic, in certe giornate, ti tira fuori dalla bocca e dall’animo qualche imprecazione di troppo.

Peluso lo abbiamo crocefisso per i goals di Icardi e Gonzales.

Isla ci siamo quasi stancati di aspettarlo.

De Ceglie ce lo siamo praticamente dimenticato.

Giovinco, che un po’ se le cerca, pare abbia dovuto chiudere il proprio sito su Internet per eccesso di offese.

Ma Giaccherini, povera anima, a chi ha fatto del male?

Gli hanno sempre detto che con quel fisico più che nel Bellaria Igea Marina non poteva giocare.

E lui, senza protestare, era sul punto di smettere di giocare.

Poi un giorno Bisoli lo aggregò alla rosa del Cesena. Lo guardò in allenamento. Lo riguardò. Lo guardò una terza volta e pensò che poteva anche starci in C1. Stare in C1? Titolare inamovibile, una promozione dietro l’altra come trascinatore della squadra. Esordio in A: 36 presenze, 7 goals e salvezza del Cesena. Poi la chiamata di Conte. Conte il visionario lo vuole alla Juventus. E Tuttosport (De Paola ed Oreggia) si chiedono come un tipo così possa vestire la maglia della Juventus.

Un tipo così è ovviamente rivolto al fisico.

Ma chi non conosce, o per età o per cultura, la storia del calcio e della Juventus poteva risparmiarsi ironie sul fatto che Giaccherini fosse o meno all’ ”altezza” della Juventus.

Sernagiotto, Muccinelli, Rui Barros: tre fenomeni meno alti di Giaccherini. Eppure tre fenomeni.

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Ma Giaccherini non è un fenomeno.

Ci sarebbe da discuterci, ma lui non lo ha mai detto, né ha mai preteso che qualcuno lo scrivesse, né si è mai lamentato di stare in panchina.

Lui cerca semplicemente di farsi trovare pronto quando l’allenatore chiama e rispetta sempre le consegne. Giak, fai la punta: e lui fa la punta. Giak, fai il centrocampista: e lui fa il centrocampista. Giak, fai l’uomo di fascia avanzato: e lui fa l’uomo di fascia. Giak, fai il terzino: e lui fa il terzino contro i campioni del mondo della Spagna (1-1). Giak, fai il trequartista: e lui fa il trequartista contro i pentacampeon del Brasile (2-2).

Non chiede nulla e sta sempre zitto.

Parlo allora io per lui.

Rispetto.

Rispetto per Giaccherini, signori tifosi e signori giornalisti.

E non mi rivolgo agli allenatori professionisti perché dalle loro bocche ho solo sentito uscire elogi per il piccolo Giaccherini. Ma loro, gli allenatori, capiscono di calcio.

Dopo un periodo di appannamento, coinciso con l’esplosione di Pogba e il maggior impiego di Padoin e culminato con la pessima (a mio parere) partita in coppa Italia controla Lazio, Giak si è ripreso la scena con il pesantissimo goal contro il Catania e con la brillante (a mio parere ed a parere del CT) prestazione da titolare contro il Brasile.

Ma per chi ha dei seri problemi personali, anche le brillanti prestazioni diventano striminzite sufficienze o addirittura sonore bocciature.

Parole di Prandelli nel dopo partita: “A me piace però evidenziare la prova di Giaccherini. Nei primi 35’ abbiamo fatto un gran calcio, e Giaccherini è stato il migliore in campo: era sempre nella posizione giusta, copriva e ripartiva, attaccando con continuità la profondità”.

Voto su Tuttosport: 6. Voto sulla Gazzetta: 6.

Poi oggi mi imbatto su un articolo di Franco Ordine con, di lato, un’enorme foto di Giaccherini e la didascalia: “Emanuele Giaccherini è stato uno dei punti deboli dell’Italia contro il Brasile”.

Ma quanta bile deve aver versato Ordine nel leggere, il giorno precedente, le dichiarazioni di Prandelli?

Non ci ha dormito la notte per inventarsi un articolo intero contro Giaccherini?

A pensarci bene la povera anima non è Giaccherini.

Lui è un onestissimo lavoratore nel mondo del calcio, che meriterebbe maggior rispetto.

Le povere anime sono quelle che schiumano rabbia a vederlo vincere con la Juventus ed a vederlo giocare in Nazionale.

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L’ultima faticaccia, poi di nuovo in bianco e nero

Stasera sarà l’ultima faticaccia. Uomini prestati per scopi a me ignoti, uomini levati dalle cure maniacali di un sergente come Conte a ridosso di sfide importantissime. Il calendario, speriamo, verrà rivisto.

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Stasera la Nazionale sarà composta, presumibilmente, da 6 giocatori bianconeri e 5 rossoneri. Alla faccia di chi si è sforzato di dire che qualcosa è cambiato. Non è cambiato nulla perché la realtà è semplice da decodificare. Le squadre forti hanno giocatori italiani forti. La Juve li ha allevati, in gran parte, gli altri hanno giocoforza scommesso su qualche italiano. Bene così, meglio: bene per noi, male per altri.

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Non so se quelli che scenderanno in campo stasera sono i più forti italiani nel loro ruolo, di certo c’è che qualcuno dovrà ripensare la politica di italianità delle proprie rose.

Nel frattempo io continuo a pregare che 45 minuti posson bastare. Sai che mi frega di Prandelli e dell’Italia quando fra pochi giorni dovrò/dovremo affrontare i nerazzurri, poi il Bayern, poi il Pescara e poi di nuovo il Bayern. Sai che mi frega del verde, bianco e rosso dopo che vengo quotidianamente trattato in un modo malsano da stampa e TV.

Nel frattempo spero che nessuno si faccia male e i miei ragazzi tirino indietro fiato e gamba. Sai che mi frega dell’Italia: io tifo Juve dal 2006, solo Juve. Il resto non mi appartiene più.

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Vidal per Suarez? Non scherziamo!

Suarez è un gran giocatore. Un attaccante di quelli che piacerebbero ad Antonio Conte. Mobile, forte tecnicamente, abile nei dribbling e con una buona percentuale di realizzazione. In Inghilterra sta facendo molto bene e la Juve ricerca proprio una figura di questo tipo.

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In questa domenica si sta insinuando a Torino una strana voce. Oltre la Juve anche il Bayern Monaco sembra aver messo gli occhi addosso all’attaccante del Liverpool. Nuova sfida di mercato? Assolutamente sì, soprattutto dopo che Conte ha indirizzato le prossime stagioni dal punto di vista degli investimenti da fare.

La strana voce riguarda il contro-interessamento dei bavaresi per Arturo Vidal. La Juve lo prese dal Bayer strappandolo proprio ai tedeschi campioni di Germania. Ricordate l’uscita nauseabonda di Rummenigge? A distanza di mesi capiamo perfettamente la delusione del Bayern, ma tant’é: Vidal è bianconero e bianconero rimarrà.

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Conviene rimarcarlo con forza perché il progetto di crescita non può prevedere cessioni eccellenti. E Vidal è uno di quei perni a cui Conte non rincunerà mai: “Se devo andare in guerra, mi porto sempre Vidal!” disse il Mister l’anno scorso.

Torniamo alla strana voce? Eccola: il Bayern vuole Vidal e per ottenerlo sarebbe disposto a lasciare la strada che porta a Suarez. Io risponderei facile facile: vinca il migliore, ma Vidal è dei nostri e lo sarà anche dopo il quarto di finale, anche nelle prossime stagioni.

Piuttosto c’è da capire come arrivare a Suarez. Le uniche cessioni contemplate sono quelle di Quagliarella e Matri, mentre l’unico arrivo certo è finora quello di Llorente (a parametro zero). Ciò significa che Conte avrà bisogno di un altro fenomeno là davanti, così da affiancare Vucinic, Giovinco e appunto il basco. Più una quinta punta che sarà un giovanotto (verosimilmente uno fra Gabbiadini e Immobile). Questo è il piano, il resto delle voci ricadono sotto la categoria che abbiamo imparato a conoscere: disinformazione. Buona domenica a tutte le sorelle e a tutti i fratelli bianconeri.

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