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Mese: June 2013 (pagina 1 di 4)

Dopo Tevez è arrivato il momento di vendere?

Acquistato Tevez, dovrebbe essere la volta delle uscite. Un attaccante in più in un parco punte che vede Vucinic, Giovinco, Matri, Quagliarella e gli esuberi che non nominiamo.

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Sebbene Conte punti Jovetic, per schierare un 4-3-3 da paura, Marotta sa bene che la Juve ora deve pensare a vendere. E vendere bene se si vuole arrivare anche a un esterno sinistro di tutto rispetto.

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Pepe rappresenta qualcosa di più di un rientro, quasi un vero acquisto e con ciò la fascia destra sembra sistemata. A sinistra manca invece il fluidificante.

Ecco perché Marotta – ancora complimenti direttore – è chiamato a una faticaccia enorme: vendere bene, evitando di svendere. Anche perché si tratta, in molti casi, di gente scudettata e gente che qualche gol lo ha infilato.

Teniamo pure in considerazione il fatto che non bisogna assolutamente rinforzare le concorrenti. Ergo: niente Matri al Milan, niente di niente all’Inter.

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Il video integrale della presentazione di Carlos Tevez

Uno con le palle: così lo ha descritto Guido Vaciago di Tuttosport. E non è difficile arrivare a tale pensiero dopo averlo sentito parlare al fianco di Marotta e Paratici.

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Tevez si presenta alla Juve con tanto di personalità e concetti espressi in modo molto chiaro. L’importanza del rispetto (una frecciatina a Mancini) e la serenità di sentirsi un grande, avendo lui ereditato la maglia numero 10 che fu di Maradona.

Questo, secondo me, è un passaggio chiave di tutta la sua esperienza in bianconero:

So chi è Del Piero, cosa rappresenta per la Juve, e sono molto orgoglioso di indossare la sua maglia. Ma ho portato la 10 di Maradona e quindi niente mi mette paura.

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Ecco: per molti anni abbiao cercato qualcuno che non avesse paura o timore, e anche un minimo di irriverenza. Si diventa grandi con umiltà, ma anche con diverse altre cose. Tevez sembra avere le spalle piuttosto robuste per portare non solo il numero 10, ma anche il peso di dover vincere, rivincere e certamente sognare.

Cosa che combacia perfettamente con quanto detto da Marotta che si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Onore a Beppe per il primo vero grande colpo messo a segno da quando è alla Juve, ma ora bisogna continuare. Soprattutto, credo che Marotta si sia finalmente reso conto che quanto detto, in maniera impeccabile, va messo costantemente in pratica e cioè il seguente:

Al di là del fattore umano, mi è dispiaciuto perché qui si parla di Juventus e quando la Juventus si muove lo fa con professionalità e serietà. E’ un marchio universalmente riconosciuto e quindi ci riempie di orgoglio aver concluso questa operazione. Ci piace e ci serve questo entusiasmo da parte dei nostri tifosi.

Ecco: serietà e professionalità non sono mai mancate e sono state ampiamente riconosciute da tutti noi. Serve ora anche un po’ più di superbia e di cattiveria, specie sul mercato, specie con certi presidenti che pensano di poter spennare la Juve. Vai Beppe, avanti tutta per rinforzare ancora di più la Juve!

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La polemica futile di Di Campli su Tevez e Del Piero

L’anno scorso fu molto furbo e parecchio bravo a curare i propri interessi. Figuriamoci, è questo l’obiettivo principale di un agente di calciatore. Stavolta però, dopo aver già detto quanto aveva detto, è andato fuori le righe e soprattutto su un terreno che farebbe a non calpestare più.

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Donato Di Campli, agente di Marco Verratti, dice la sua sull’eventuale maglia numero 10 data a Tevez:

La maglia di Del Piero a Tevez e’ rinnegare a vita un grande campione….. Senza parole!

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Sicuro? Avremmo voluta darla a Verratti, ma il ragazzo è stato sospinto verso Parigi attraverso una intelligente campagna di vendita. Ma non parliamo di etica o di altro.

Primo: non avrebbe senso. Prima o poi, come ha detto lo stesso Del Piero, quella maglia va data a qualcuno. In questo momento, poiché Messi non è prendibile, per la rosa che si ritrova Conte, è quasi naturale poggiarla sulle spalle di Tevez.

Secondo: quale strana strategia ci dovrebbe essere dietro l’assegnazione del numero 10? Con quale nome non si rinnegherebbe Del Piero?

Terzo: la sensazione, strana, è quella di un po’ di fango da buttare sulla Juve, magari oscurare l’acquisto di Tevez con una polemica futile, inutile e barbara. E proprio da questa sensazione nasce la paura (vostra, non nostra) che Marotta abbia acquistato un grande campione.

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Un applauso a Marotta: Tevez è della Juve

Finalmente. Ci aspettavamo un colpo del genere, una trattativa condotta in questa precisa maniera. Coerenti con quanto detto sinora allora possiamo dire “grande Marotta”. Finalmente!

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La Juve porta a Torino Carlitos Tevez, uno di quelli che il salto di qualità te lo fa fare. Il compito duro adesso spetta a Conte che lo deve allenare per bene e inserirlo a dovere nei meccanismi della sua Juve. Ma di questo non ci preoccupiamo.

Ricostruire la vicenda è semplice.

Conte, al momento del rinnovo, aveva chiesto esplicite garanzie riguardo al mercato. E queste garanzie stanno fruttando.

Il 9 giugno 2013 la Juve aveva quasi in mano Higuain. Nel senso che al famoso summit la Juve, con Andrea Agnelli e Marotta, ci arriva con il sì del ragazzo e una proposta da 22 milioni di euro spalmati in 4 rate. Risposta fredda di Perez che vuole ricavare il massimo possibile. Il massimo possibile è dato da un’asta a cui sta partecipando, al momento, solo l’Arsenal. Arsenal che ha comunque superato la Juve nell’offerta al giocatore e al club. Da lì cominciano i problemi della Juve, con Conte che aveva altre gerarchie nella sua mente.

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Marotta e Paratici hanno tentato una mediazione, tramite l’agente di Jovetic, con la Fiorentina. Difficoltà enormi, di natura soprattutto cavillosa: i Della Valle non faranno mai un favore a John Elkan e il rischio di stallo è concreto. Con la posizione della Juve che non vuole strapagare il montenegrino. Con la rabbia che montava sul Web e con la paura di dirigere un altro mercato vuoto di grandi giocatori, ecco l’arrivo di Conte, anticipato da telefonate che descrivono come “piuttosto accese”.

Tevez, in mano a Galliani da tanto tempo, ha giocato su due tavoli: sì al Milan e sì alla Juve. Chi chiude prima la trattativa col Manchester City lo porta a casa. Era chiaro, ora lo è ancora di più. Il Milan ha tentato con l’agente un gioco di attesa: vendere prima di comprare. Ecco perché l’incontro col Monaco per Boateng ed ecco la non incedibilità di El Shaarawy. Ma Marotta qui ha dimostrato, finalmente, di avere gli attributi.

Mediazione di Joorabchian decisiva nella giornata di domenica, telefonate dirette con i potenti dirigenti del City e trattativa sbloccata. La richiesta, esosa, di 18 milioni di euro è stata portata a 9 milioni di euro più 3 di bonus grazie alla volontà del ragazzo di lasciare l’Inghilterra, grazie al peso dato da Marotta alla scadenza del cartellino e al pressing di Conte che ha chiesto l’Apache già lo scorso anno.

Come con Vidal, ma in un contesto più difficile, Marotta ha messo a segno il primo vero grande colpo del suo triennio bianconero. Sbattuto in faccia a Galliani che qualche giorno fa ebbe a dire “Tevez non mi tradirà”. Anche per questo Marotta merita un applauso in più.

Ora la corsa a migliorare questa Juve non è finita. Bisogna vendere e poi si torna alla carica per l’altro desiderio di Conte: un grande esterno, se non si riuscirà ad arrivare a Jovetic.

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Juve-Tevez: tutto fatto?

La trattativa che porta Tevez alla Juve sembra definita. Al rientro di Conte dal viaggio di nozze, Marotta ha dato una scossa al mercato bianconero. Una telefonata con Manchester, datata 24 giugno, ha sbloccato tutto.

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Bruciata la concorrenza del Milan, forti del sì del giocatore, Paratici e Marotta hanno concordato col ManCity un pagamento su più anni di 12 milioni di euro.

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La cifra sembra ottima: vista la qualità del ragazzo e vista la scadenza del contratto che lo lega al City (2014).

Attendiamo l’ufficialità dell’accordo, ma intanto cominciamo a ipotizzare il suo migliore utilizzo. Via ai commenti.

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Juve-Tevez: trattativa sbloccata. Si vola a Manchester!

Tentiamo di ricostruire la vicenda che probabilmente si chiuderà già oggi. Tevez e la Juve stanno convolando a nozze, fra scoop, bluff e intermediari.

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Nella giornata di ieri si era diffusa una notizia: la Juve e il Manchester torneranno a parlare solo la prossima settimana. Il Milan sempre in agguato, un club, quello dello sceicco, che tentava di scatenare un’asta. Intanto però la Juve aveva lavorato sotto traccia con l’agente del calciatore ottenendo un sì. Ingaggio spalmato su 3/4 anni, con base di 5,5 milioni di euro.

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In realtà – notizia di oggi, ndr –  la Juve aveva realmente trovato l’accordo col ManCity per il cartellino dell’argentino. Pagamento rateale, con cifra che dovrebbe aggirarsi fra i 12 e i 13 milioni di euro.

Il checkin sull’aereo per Manchester verrà fatto fra poche ore. A più tardi per gli aggiornamenti.

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Tutti sul carro di Giaccherini

In dodici giorni.

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Giaccherini ha zittito tutti i critici (qualcuno anche juventino) in dodici giorni.

Il tempo di  quattro partite in Nazionale e due goal.

Contro Haiti segna l’1-0 dopo 19 secondi entrando nella storia come il più veloce marcatore della Nazionale.

Contro il Messico si inventa un assist no-look per Balotelli che risolve la partita.

Contro il Giappone, sullo 0-2, si carica letteralmente la squadra sulle spalle tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo prima colpendo un palo e poi causando l’autogoal del 2-2. Migliore degli azzurri.

Contro il Brasile segna il bellissimo goal dell’1-1 (primo di un italiano in casa del Brasile) e risulta il migliore degli azzurri.

In dodici giorni sono improvvisamente scomparse lamentele, battute, ironie, volgarità rovesciate da un anno a questa parte su un generosissimo e talentuoso ragazzo che aveva l’unica pecca di essere sistematicamente convocato da Prandelli pur essendo non titolare nella propria squadra (però con davanti Vidal, Pogba, Pirlo e Marchisio), pur provenendo da un passato di C2, pur essendo alto quanto un soldo di cacio.

Di tutto e di più è stato detto ed è stato scritto. Sempre con scherno.

Vittorio Oreggia, il blog Il Portaborse, Hangover, Samuele Olla, Franco Ordine, Bruno Gentili, Ivan Zazzaroni, Alessandro Vocalelli, ecc., ecc.

E perché Giaccherini in Nazionale?

Certo che la nazione Italia va male: siamo il paese dove viene premiato chi non merita, come Giaccherini!

E perché Giaccherini e non Balzaretti che è più bravo, più bello ed è il marito di Eleonora Abbagnato première danseuse dell’Opéra Garnier di Parigi?

Giaccherini trequartista? Scandalo, lesa maestà. Trequartista contro il Brasile ( a marzo). Il ruolo dei grandissimi nei piedi di uno scarsissimo.

E perché Giaccherini e non Diamanti che è un fenomeno?

E perché Giaccherini?

Vocalelli ha la sventura di esprimere il suo disappunto per Giaccherini al posto di Diamanti un attimo prima di Italia-Giappone. A fine partita, con Giaccherini intervistato come migliore in campo, deve fare i complimenti e chiedere al nostro se è Conte o Prandelli che sbaglia. Giak risponde: “Nessuno dei due. Ci sono giocatori più bravi di me ma in questo momento io sto fisicamente e psicologicamente meglio”.

Zazzaroni ha la sventura di commentare negativamente e con cattiveria la prestazione (tra l’altro apprezzata da tutti) del nostro contro il Messico, e di ritrovarsi di fronte Giaccherini, come migliore in campo, dopo la partita col Brasile (giugno). Si ravvia i capelli e miagola: “Non avrei mai pensato che tu potessi giocare da trequartista. A questo punto devo dire che mi sono sbagliato”.

E sì, vi siete sbagliati in parecchi. Andandoci giù anche pesanti.

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Come Samuele Olla che su Fantagazzetta fa una retromarcia clamorosa:

 

“Fare un passo indietro non è reato. Farne due o addirittura tre lo è ancora di meno. Questo blog ha più volte ospitato critiche rivolte alla scelta prandelliana di puntare forte su un giocatore che, per quanto fatto vedere nel corso della stagione calcistica, sarebbe stato difficile immaginare come perno della nazionale italiana. Behniente di più sbagliato.
Giaccherinho si sta rivelando di gran lunga il migliore italiano della Confederation Cup brasiliana, senza se e senza ma. Corre, si impegna, è funzionale al tipo di gioco proposto, segue gli ordini impartiti in sede di preparazione del match, segna contro il Brasile non pago d’essersi fregiato del titolo di italiano autore del gol più veloce in un match della Nazionale (contro Haiti, nell’amichevole pareggiata 2-2 che ha preceduto l’inizio della competizione Fifa).
Dopo i primi infelici 45′ contro il Messico, il tuttofare juventino è salito in cattedra prendendosi numerose rivincite contro coloro i quali hanno sempre criticato la scelta di Prandelli, sottoscritto in primis. È giusto rendere onore ad un giocatore che sta dimostrando sul campo di meritare quel posto, ripagando la fiducia – evidentemente non tanto cieca – rapostagli da Cesare Prandelli. In parole povere, Giaccherini si sta confermando uno da Nazionale.”

E no, ora sul carro non ci salite.

Giaccherini in Nazionale perché è della Juventus?

Buffon prende otto goal in tre partite.

Barzagli non si regge in piedi.

Bonucci e Chiellini si perdono gli avversari.

Pirlo latita.

Marchisio è sulla strada per perdere il posto di titolare.

Almeno Giovinco si è tolto una bella soddisfazione contro il Giappone.

Ma è Giaccherini che brilla di luce propria.

Ora lo conoscono in tutto il mondo.

Giaccherinho.

Grandissimo Giak, ti voglio bene.

Tieni duro, alla prima che sbagli saranno tutti di nuovo a vomitarti fango addosso. Più di prima.

Essere incompetenti di calcio ed essere sconfessati clamorosamente davanti a milioni di lettori e telespettatori, li renderà ancora più cattivi.

Ma la storia ormai l’hai scritta tu.

Loro devono leggere.

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Ibra, con Marchisio dietro e Pogba titolare

Il titolo è abbastanza descrittivo, vero?! Modulo 4-5-1, cioè l’ultima idea sfornata da Conte nel finale di stagione. Con Pogba titolare a fianco di Pirlo e Vidal, e Marchisio promosso trequartista dietro un’unica punta. Quest’unica punta, nei desideri notturni di Conte, sarebbe Ibrahimovic.

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Mettendo da parte gli odi personali, Ibrahimovic sarebbe la pedina perfetta per questo modulo. Certo, una stupenda suggestione difficilmente realizzabile.

Raiola ha ribadito che lo svedese non si muoverà da PSG, in realtà questo vuol dire che sta lavorando all’ennesimo cambio di maglia. Il rientro in maglia bianconera è ostacolato solamente dall’ingaggio mostruoso del gigante di Malmoe. Riuscisse a decurtarselo di parecchi euro, magari spalmando il tutto su più anni, fermandosi a 6/7 milioni di euro, Ibra sarebbe il lussuoso sconvolgere le regole finanziarie per dar vita a qualcosa di interessante.

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Tecnicamente e tatticamente Ibra è l’uomo ideale per dare valore alle incursioni dei centrocampisti bianconeri. Un ariete in grado di giocare da regista avanzato e da boa, da gigante per far salire la squadra e da assist man per lanciare i compagni verso la porta avversaria. Un Vucinic con più qualità e più continuità. Con l’unica pecca che è la personalità e l’efficacia a livello internazionale. Ma per la legge dei grandi numeri, con Conte in panchina, questo tabu potrebbe perfino essere stimolante da affrontare in maglia bianconera.

In Italia, acquisire Ibra vorrebbe dire chiudere il campionato in partenza. In Europa potrebbe significare tentare di dare l’assalto a qualche traguardo importante. Età a parte, Ibra sarebbe la pedina buona per i prossimi due anni, nel tentativo di dare maggiore consistenza a un reparto avanzato comunque buono, ma certamente lontano dallo standard della storia bianconera.

Ibra, e non Matri, e non solamente Llorente, sarebbe un segno di continuità con le Juve supersoniche del passato.

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Rivelazione shock su Neymar e la Juve: chi valuta cosa?

Una rivelazione che, in questo preciso periodo storico, farà arrabbiare parecchie persone. E magari qualcuno tornerà a rimpiangere gente che fu, direttori che furono.

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Franco Zavaglia, potente agente di calciatori, sulle pagine di Tuttosport spara una clamorosa rivelazione:

Sono andato a Torino per prendere l’incarico e stabilire una strategia di massima con i dirigenti della Juventus, poi sono subito partito per San Paolo con il mandato nella borsa. Non ricordo se la Juventus aveva già scelto l’allenatore, che poi diventò Conte, ma avevano le idee chiarissime su Neymar.

Talmente chiare che Neymar ha firmato per il Barca qualche giorno fa. La domanda è la seguente, muovendoci nell’ipotesi che Zavaglia dica la verità: chi scelse di non prendere Neymar? Quale fantomatico espertone di calcio disse di no a Neymar, ragazzo per cui si parla di un futuro radioso ormai da diversi anni?

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Lontani i tempi in cui un ragazzo coi capelli lunghi e ricci venne individuato come possibile campione e portato da Padova a Torino senza alcuna esitazione, con tanto di mandato di fargli rilevare la pesante numero 10 della Juve. Lontani i tempi in cui la Juve, reduce da due clamorosi e devastanti secondi posti targati Ancelotti, decideva di investire forte per tornare subito a dominare, e così fu. Senza investimenti forti non sarebbe mai accaduto. Perché in fondo la storia è segnata dai Platini e Del Piero, dai Trezeguet e Nedved, con tutto il rispetto di chi ha permesso a questi signori di esprimersi a quei mostruosi livelli.

Dicono che questo è il periodo dell’equilibrio. Della serenità finanziaria, delle scelte oculate, del temporeggiare per capire quale sia la soluzione migliore, e poi la soluzione migliore sparisce. Dicono, ma in fondo non ci credono nemmeno loro.

Dopo gli ultimi due anni firmati Antonio Conte, questo sarebbe il miglior momento per puntare forte. Per scegliere giocatori pesanti da innestare in uno zoccolo durissimo e garantire l’aumento del famoso gap con le avversarie. In Italia certamente, mentre in Europa si tratterebbe di accorciarlo il – stavolta – famigerato gap con le big europee.

Ma – dicono, anche se non ci credono – questi sono tempi duri. Eppure Ogbonna arriverà per circa 15 milioni di euro (fra cash e contropartita). Speriamo almeno che sul ragazzo azzurro quelle stesse persone abbiano le idee chiarissime.

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Calciomercato Juve: analisi dell’attacco

Chiudiamo il nostro trittico di analisi sul calciomercato juventino puntando il focus sull’attacco. Uno dei reparti più discussi della Juve, nonostante i due scudetti consecutivi e uno dei migliori attacchi in campionato. Paradosso o critica intelligente?

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Lo scorso anno il ruolino degli attaccanti bianconeri fu interessante. E quest’anno l’esperimento è stato ripetuto migliorando le cifre dei singoli. I quattro attaccanti della Juve sono andati tutti oltre le 10 reti stagionali in Serie A. Nessuno di loro ha superato la soglia dei 15 gol, con Vidal capocannoniere stagionale. Come interpretare questo dato?

L’attaccante giusto per Conte

Al di là della vittoria finale, non si può non considerare la tipologia di gioco di Conte nell’analisi degli attaccanti che il tecnico leccese utilizza. Conte ama punte mobili ed eclettiche, molto abili tecnicamente, capaci di aprire gli spazi per gli inserimenti da dietro. Non è un caso Vidal capocannoniere, così come non è un caso la tabella di marcature dei centrocampisti juventini nei due anni di Conte.

Questa tipologia di richiesta non si sposa perfettamente con una prima punta classica. Il gioco di Conte è fatto di tanta manovra e di minuziosa ricerca dei tempi giusti per inserirsi e anfilare la porta. E’ fatto di fraseggio corto, di scambi continui fra chi in avanti riceve palla solitamente spalle alla porta e i trequartisti che devono inserirsi.

Mancando il gioco sulle fasce in stile Bayern Monaco, una prima punta di peso soffrirebbe e non poco. Prova ne sia Matri che se non è innescato a dovere, poche volte riesce a crearsi da solo occasioni da rete. Ecco: attenzione alla frase “da solo riesce a crearsi occasioni da rete”. E’ quello che vorrebbe Conte: un puntero molto tecnico, un vero top player in grado di scatenarsi in solitaria quando la squadra non riesce a girare a dovere, uno capace di servire molti assist e andare in gol con regolarità. Per molti il profilo giusto sarebbe Tevez, che Conte stima parecchio. Per altri Jovetic sarebbe l’ideale, ma la Fiorentina gradirebbe cederlo all’estero. A Marotta il compito di accontentare il tecnico. Entrambi, in ogni caso, hanno nel sangue la capacità di partire esternamente per poi accentrarsi. Entrambi ben si sposerebbero con Llorente e gli altri attaccanti in rosa.

Chi rischia degli attaccanti juventini?

La rabbia, unita alla stima, direbbe che Vucinic potrebbe partire a fronte di una ottima offerta (diciamo superiore ai 16 milioni di euro). A leggere le critiche in giro per il Web, Giovinco dovrebbe essere dimesso. E poi tante sono le voci su Matri e Quagliarella. Nessun dubbio sui nomi di Bendtner e Anelka. Con calma, facciamo un veloce riepilogo.

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Vucinic è il cocco di Conte, colui che gli ha fornito maggiore materiale tecnico da sfruttare. Praticamente un vero regista offensiva, con discrete capacità realizzative. Molti gol pesanti e tantissime giocate, unite a partite anonime che hanno fatto infuriare, e non poco, Mister Conte. Ha un potenziale enorme, alle volte indispone per un atteggiamento molto poco carico. Di norma, il tecnico ama giocatori così e non dovrebbe privarsene, ma per ragioni di cassa un’offerta da 20 milioni di euro basta per lasciarlo andare.

Giovinco sarebbe una scommessa di Conte. Anzi è. E come tale avrà una seconda chance. Il tecnico vede in lui un grande jolly d’attacco e forse si è reso conto di averlo sfruttato non a dovere. Troppo poco fisico per fare la punta spalle alla porta, troppo poco spazio per sfruttare le doti tecniche. A mio avviso la migliore collocazione tattica di Giovinco l’aveva indovinata Gentile nell’Under 21. Sarà l’anno dell’aut-aut: o si consacra o resterà un grande di provincia.

Fabio Quagliarella paga forse il nome troppo italiano. Doti balistiche fuori dal comune, ma un po’ di pause che in una stagione, nella Juve, non ti puoi permettere. Cannoniere in Champions, buon finalizzatore in campionato, soprattutto a livello di minuti giocati, ma lontano dal top player che Conte vorrebbe. Riuscisse a essere più costante sarebbe un attaccante modello, ma la Juve sta cercando proprio nel suo ruolo il campionissimo. Di questi tre, uno andrà via e gli indizi portano a Quagliarella.

Con l’arrivo di Llorente lo spazio per Matri si è ridotto. Non possiamo permetterci il lusso di un bomber che si ferma per 8 mesi, anche se poi è ripartito di buona lena. Alcuni gol pesanti, ma per lui serve un’intera squadra in grado di distribuirgli tanti succulenti assist. Un po’ macchinoso in fase di manovra, difficilmente rimarrà in bianconero. Marotta dovrà piazzarlo per rimpinguare le casse e andare su obiettivi importanti.

Top player o meglio rimanere così come siamo

Cambiare per cambiare avrebbe poco senso. Si cambia solo per migliorare. Higuain potrebbe essere una pedina molto importante, ma la sensazione è che Conte punti a Tevez e/o Jovetic. A meno di clamorose cessioni ne arriverà solo uno.

Cessioni che serviranno, in tal senso, a rinvigorire le casse. Molto c’è da decidere sui giovani controllati dalla Juve: Gabbiadini (rinnovata la compartecipazione con l’Atalanta), Immobile e Boakye su tutti. Il primo verrà girato alla Samp per Zaza, il secondo e il terzo non hanno chance di rientrare alla base. Non quest’anno. Toccherà loro un altro anno in qualche club di seconda fascia e appuntamento al 2014.

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