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Mese: September 2013 (pagina 1 di 4)

E ora la Champions

Dritti dritti contro Drogba, come ha detto Chiellini. Dritti dritti contro il Galatasaray in una gara molto delicata. La Juve si gioca una buona fetta di passaggio del turno, visto che il Real ha preso a sberle proprio i turchi nel primo turno.

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A corrente alternata in queste prime partite, almeno dal punto di vista della voglia e della dedizione, ma in regola col punteggio. Più o meno.

E ora arriva la Champions col suo fascino. Vorremmo poter contare su Tevez. L’argentino è un trascinatore pazzesco e tecnicamente è di un livello superiore. Nel caso non ce la facesse (come è probabile) tocca a Vucinic o Quagliarella accanto allo spagnolo Llorente.

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La sfida coi turchi è l’occasione perfetta per dare una sterzata decisiva alla stagione. E’ arrivato ottobre, le gambe dovrebbero girare al meglio, Pirlo arriva riposato e alcuni uomini sono gasatissimi.

Sarà il turno di verifica pure per la difesa. Niente gol dopo quattro match consecutivi. Forse grazie al maggior filtro offerto da Vidal, forse dal grande dinamismo del centrocampo e dall’attenzione dei tre di difesa.

Sebbene le ipotesi di inizio stagione lasciavano presagire un Conte camaleonte in Europa, contro il Galatasaray andrà in scena il 3-5-2. Il tecnico leccese si sente più sicuro e tranquillo ed è questo quello che conta, anche se l’esperimento contro i granata appare interessante. Non tanto il 4-5-1, già visto nel primo anno di Conte, quanto un asimmetrico e strano 4-2-4 che ha animato uno spezzone di secondo tempo del derby.

L’importante, come sempre, sarà l’atteggiamento.

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Oggettività cercasi, supermoviola montasi

Capitolo Tevez. Primo paragrafo: è mano. Secondo paragrafo: anzi, no, è fuorigioco. Terzo paragrafo: è fuorigioco netto, è scandalo. Quarto paragrafo: è fuorigioco di mezza figura.

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Né nell’introduzione né nei saluti di chiusura vi è traccia, nel libro che racconta Torino-Juventus, del fallo killer di Immobile su Tevez. Si prende e si mostra solo quello che fa più comodo.

E già all’inizio del campionato si parla di torneo falsato. Solito vizio italiano.

Dalle supermoviole scompaiono intanto alcuni episodi. Per esempio quello segnalato dalla Gazzetta:

Su bella palla filtrante di Fetfatzidis, Gilardino si proietta in area, solo davanti a Reina, e viene agganciato da Cannavaro. Ci sarebbero rigore per il Genoa ed espulsione del difensore del Napoli, ma l’arbitro Damato non decide nulla di tutto ciò, perché l’assistente Longo sbandiera il fuorigioco del centravanti rossoblù. In realtà i replay dimostrano che, nel momento in cui il greco Fetfatzidis tocca il pallone, «Gila» è in linea.

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Ma vale solo quello della Juve, di episodio. Va bene così. Vuol dire che ci siamo. Ci siamo sempre.

L’unico neo è il comunicato ufficiale della Juve sulle condizioni di Tevez:

Durante il primo tempo della partita contro il Torino, Carlos Tevez ha riportato un forte trauma, con ferita lacero contusa, alla caviglia destra. Le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore, ma la sua disponibilità per la partita di mercoledì contro il Galatasaray è a forte rischio.

[Via Juventus.com]

Speriamo per il meglio.

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Torino-Juventus 0-1 Nel segno di Tevez e Pogba

Partita complicata in cui una Juve desiderosa di riscatto ha avuto la meglio grazie a un guizzo di Pogba. Nonostante l’errore sulla posizione di Tevez (in fuorigioco di mezza figura) e nonostante Immobile abbia potuto completare la gara.

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Si chiedevano risposte alla Juventus e alcuni risposte sono state date. Sul pezzo, vogliosa, aggressiva quanto basta. Con un Tevez che è sempre più trascinatore e giocatore di un gradino oltre tutti gli altri. Grazie Marotta per il colpo e beato Conte che se lo può coccolare. L’argentino è uomo ovunque e di una generosità paurosa. Capofila di un gruppo di una classe immensa che in questo avvio di stagione sta prendendosela comoda, forte di una superiorità netta.

Conte si è divertito a mischiare le carte. Pogba è partito con l’intenzione di sostituire il manovriere Pirlo, ma già dal secondo tempo è apparso chiaro che risulta impossibile a rinunciare alle sue giocate sulla trequarti e così il compito di impostare è stato ceduto a Vidal. Interessante la variante tattica apparsa sul finale di gioco: Pogba largo a destra, Lichsteiner basso sulla linea di difesa e Marchisio-Vidal a comporre la coppia centrale di centrocampo. L’esperimento è durato solo pochi minuti, un 4-2-4 diventato presto 4-5-1 per contenere gli ultimi tentativi granati.

Palese l’assenza di un ricambio doc a centrocampo, nella zona centrale. Padoin ha sostituito Asamoah, ma dovesse rimanere fuori uno fra i quattro centrali, allora sarà un bel problema per Conte. A meno di nuove soluzioni tattiche.

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Tornando al match, partita scorbutica. La Juve ha giocato a sprazzi. Quanto basta per capire che se si decide di accelerare sul piano della corsa e della voglia, allora possiamo tutto. Tevez illumina, costruisce e rifinisce come poche volte abbiamo visto, con una fisicità importante che ha retto in coppia col leggero Giovinco. Il talento di Beinasco non mi è dispiaciuto: si è mosso e in posizione di prima punta (spesso) ha mostrato buone idee e sciupato un paio di occasioni da rete. Può essere importante, almeno voglio crederci.

La decisione di rinunciare a punte pure, arretrando in una strana posizione da trequarti perfino Immobile, il Torino è apparso fin troppo leggero in avanti e i tre difensori bianconeri hanno avuto vita facile. Con un Buffon inoperoso. Solo qualche spunto di Cerci (ma se l’avessimo noi uno così sulla fascia?) e poi non si registrano altre note di rilievo.

Da sottolineare l’entrata di Vucinic. Non tanto per gli aspetti tecnici, quanto per l’atteggiamento di sacrificio. Lo ripeteremo fino alla morte: se il montenegrino ha voglia, il posto da titolare è assicurato. Ma deve avere voglia e questo atteggiamento. E come lui, tutta la Juve.

Non chiediamo altro, noi tifosi, che vedere una Juve col DNA storico che ha contraddistinto la nostra storia.

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Torino-Juventus Alla caccia della ferocia [FORMAZIONI]

Matiamo il Toro. Il grido di battaglia che vorremmo realizzato a ora di pranzo. Ferocia, attenzione, concentrazione. Tre leggi del calcio di Conte che hanno subito alcuni scivoloni in questo inizio di campionato.

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Può succedere di tutto, il monito del tecnico bianconero che conosce benissimo le difficoltà di un derby. E per questo si affida a gente che il derby lo ha vissuto e giocato. Ecco perché Marchisio sarà in campo (fra le altre ragioni) e perchè Giovinco affiancherà Tevez in una coppia d’attacco tutta da verificare.

Cominciamo proprio dall’attacco. Due genietti del pallone contro una difesa che sarà agguerrita e molto accorta, con probabile apporto dei centrocampisti centrali a fare da filtro. Molto del successo di oggi passa perciò dalle fasce laterali dove Asa e Lichtsteiner dovranno essere dei martelli nel tentativo di allargare le maglie e favorire gli inserimenti di Marchisio e Vidal. E’ un esperimento e un’operazione di turnover necessario.

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L’obiettivo principe è non prenderle. Da quattro partite subiamo la prima rete del match, con la difficoltà di dover recuperare la partita. Quattro su quattro, con due rimonte completate, ma non è sempre estate. Altro monito di Conte che conviene ascoltare.

Lato granata, c’è da fare attenzione alle incursioni di Cerci (quanto lo avrei voluto alla Juve!) e alla voglia di Immobile di mettersi in mostra. Più o meno quanto detto da Marchisio. Ecco perché vanno in campo i migliori, con un Buffon chiamato a riscattare le opache prove recenti.

Ore 12. Si comincia. Obiettivo: i 3 punti.

Torino-Juventus La formazione di Conte

I probabili 11 di Conte che giocheranno il derby

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Il trittico delle trappole: Torino, Champions e Milan

Avanti con forza, verso tre trappoloni da evitare con classe e ferocia. Quasi un primo punto di svolta della stagione, visto che c’è molto da perdere e poco da guadagnare.

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Il calendario di inizio anno calcistico è un po’ pesante, almeno sulla carta. Poca attenzione e poca umiltà ci hanno fatto perdere dei punti importanti e sbagliare, ma vale per tutte le partite, proprio non si può più.

Non già perché si perde un treno importante in campionato, dove bisogna tornare primi velocemente, quanto perché le energie che si disperderanno in Europa nelle prossime 5 sfide potrebbero gravare molto più del previsto.

Se col Galatasaray è quasi già da dentro o fuori per la corsa al secondo posto, col Torino c’è in palio l’orgoglio di una città e i tre punti per arrivare in vetta in attesa dei giallorossi.

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Essere inseguiti è sempre meglio che inseguire. E ormai la tensione dei primi della classe siamo abituati a sopportarla.

Per il trittico di trappole Conte userà turnover che già domani a pranzo non verrà applicato. Riposerà Pirlo, opaco negli ultimi match, e lo sostituirà Pogba, con Marchisio ad accumulare preziosi minuti per completare il percorso di crescita fisico dopo l’infortunio. Torneranno, in coppia, Lichtsteiner e Asamoah sulla destra. Mentre la sorpresa potrebbe essere l’attacco.

Tevez a mezzo servizio, Vucinic da valutare, Quagliarella in buonissima forma (sicuramente per quanto riguarda i gol), Llorente che potrebbe rifiatare. Ecco allora la carta Giovinco, voluto fortissimamente da Conte la scorsa stagione e partito decisamente sfavorito nelle gerarchie di quest’anno. Velocità, rapidità, in sostituzione di Tevez, abbinato probabilmente a Quagliarella, ecco le carattertistiche per guidare l’attacco contro i granata.

Da gestire il reparto arretrato. Se Buffon ci ha ancora messo una volta la faccia, sottolineando i propri errori, i tre titolari dietro sono pressoché intoccabili, ma 270 minuti fino a domenica prossima col Milan reggeranno?

Intanto si parte domani. A pranzo. Col Torino. Vietato sbagliare.

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Chievo-Juventus 1-2 Quando cominciamo a giocare?

Altra vittoria, ma certamente sentimenti contrastanti. Sebbene alla fine dell’anno questi sono 3 punti che valgono esattamente come quelli contro Sampdoria, Lazio e Verona, in cuor nostro questi sono meno di tre punti.

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I cambi di Antonio Conte sembrano poco efficaci. Senza i cosidetti titolari si comincia a soffrire. Anche contro un buon Chievo, ma – con il massimo rispetto – di Chievo si trattava. E di certo erano parecchi i titolari in campo, no?!?

La scarsa attenzione che i ragazzi stanno mostrando è a dir poco sconcertante. Le scuse delle gambe pesanti non reggono, né è ammissibile un “dobbiamo trovare ancora la quadra”. E mi torna in mente un pezzo del nostro caro @ing sull’estate bianconera in cui abbiamo intravisto segnali preoccupanti di una involuzione.

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Tale involuzione è espressamente caratteriale. Conte dice il contrario, ma sa benissimo che così è e lo si nota nel suo modo di vivere le partite. Quasi rassegnato al fatto che molti hanno la pancia effettivamente piena. Si arriva un secondo dopo gli avversari sui palloni; si continuano a regalare i primi tempi; ci si lancia all’attacco con poco ordine e si torna indietro con molta lentezza e confusione. Quest’ultimo punto ha generato metà dei gol fin qui incassati in campionato. L’altra metà riguardano palle inattive su cui pesa una sana disattenzione collettiva.

Ha risolto Pogba, praticamente il più maturo e affamato di tutti. Con la gentile intuizione di Conte che lo ha riproposto in una versione molto particolare: un esterno atipico, in grado di partire largo, ma accentrarsi sfruttando un enorme tecnica e un poderoso fisico. Ma pare proprio una di quelle intuizioni da ultima spiaggia, vista l’offerta tecnica sulle corsie laterali. Che le fasce non funzionano dobbiamo dirlo, perché è oggettivo e perché non stiamo avanzando alcun piano complottistico contro Conte e i ragazzi.

E probabilmente, con un Pirlo così, conviene cominciare a pensare a una variante tattica. Una variante che ci permetta di subire meno gli avversari nettamente inferiori, e che mantenga un certo equilibrio in un campo che è diventato molto più lungo rispetto agli anni scorsi. Traduciamo: la squadra si sfilaccia spesso, gli inserimenti dei centrocampisti sono sempre più numerosi, e le ripartenze avversarie vengono assorbite con difficoltà. Questo cambio non deve essere drastico o definitivo, ma in ragione di condizione psicologica e fisica, cambiare alla volte dà la scossa e permette di sperimentare qualcosa di nuovo. Nel calcio di Conte è avvenuto davvero poche volte. E di certo non deve avvenire in questo terzo anno di Juve.

Detto questo, con un Tevez che in pochi minuti ha dimostrato di essere, per personalità e iniziative, insostituibile, resta da capire la posizione su Vucinic: se si sveglia ci leva dai guai, altrimenti scatta il rebus. Perché, comunque, Quagliarella ci mette lo zampino.

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Chievo-Juventus Alla caccia della vittoria [FORMAZIONI]

Pirlo o non Pirlo, posto che il caso non esiste, la Juve andrà alla caccia della vittoria nel turno infrasettimanale di campionato. Obiettivo banale, ma fondamentale per rendere piacevole un tour de force che coinvolgerà derby, Champions, Milan. Ostacoli verso un’altra stagione da incorniciare.

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Pirlo o non Pirlo, la Juve è sempre stata basata su un gruppo molto solido che da un po’ di anni ha imparato a schermarsi dagli attacchi e dalle campagne mediatiche, palesemente avverse alla causa bianconera (perché spudoratamente impegnate nell’anti-bianconero).

Il turnover è la parola-chiave di queste partite e già stasera una prima importante verifica: quanto conta Tevez nell’economia di gioco bianconera?

La risposta la si conosce già, anche per motivi di numeri. Stasera con tutta probabilità toccherà a Quagliarella rilevarne la portata tecnica. Con la conferma di Llorente che avrà la seconda chance consecutiva dopo il gol partita contro il Verona.

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Cambio anche in fascia. Dentro Peluso e Lichtsteiner e fuori Asamoah e Isla. Lo svizzero è sempre più l’arma di grande efficacia che Conte ha a disposizione. Mentre a sinistra la caccia al mercato è aperta più che mai. Spetta al ghanese, stasera assente dalla formazione titolare, far ricredere tutti.

Turno di riposo anche per Vidal (troppo importante in vista derby) e minutaggio per Marchisio, col solito Pogba inamovibile in mezzo. Altra chance per Ogbonna che farà rifiatare Barzagli.

Con la curiosità di vedere Pirlo in azione, Buffon riprende i gradi di capitano e si risistema in porta. E per gli opinionisti terzi e parziali sarà un gran bel scrivere.

Chievo-Juventus La formazione di Antonio Conte

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Pirlo: l’educazione prima di ogni altra cosa

Cambio. Entra Marchisio, esce Pirlo. E Pirlo con la barba, accennato un mezzo saluto col compagno di squadra, evitato lo sguardo di Conte, si dirige verso gli spogliatoi saltando la panchina.

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Primo: il talento immenso di Pirlo non giustifica un simile comportamento.

Secondo: la spesa in Nazionale non può pregiudicare le prestazioni in maglia bianconera. Se la Juve 2013/2014 deve servire per giocare bene l’ultimo mondiale in carriera, il bresciano si è sbagliato di grosso.

La Juve è stata la Juve anche dopo la splendida formazione degli anni ’30, anche dopo Sivori-Charles-Boniperti, anche dopo Platini, anche dopo Lippi e Del Piero. I giocatori passano, la Juve resta. Se lo metta bene in testa Andrea Pirlo, barba o senza barba.

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L’educazione è fondamentale ed è il primo tassello per costruire ogni impresa. La rabbia personale deve essere sfogata a casa, non in campo, non certo durante una partita di calcio, peraltro ancora in bilico. Peraltro dopo l’ennesima opaca prestazione. E non che dopo una partita da 10 avrebbe avuto giustificazione l’essersi diretto negli spogliatoi.

Anche perché nessuno mette in discussione il talento enorme di Andrea, ma il comportamento deve essere parimenti impeccabile, altrimenti ogni discorso di rispetto cade.

Un grazie immenso per quanto fatto finora, ma torni immediatamente nei ranghi. Un caso Pirlo non esiste e non esisterà. Confidiamo in Conte per far valere la regola principe del gruppo Juve: vale il gruppo, le esigenze dei singoli non possono prevalere su quelle della Juve. In questo momento la Juve ha bisogno di unità, di unione di intenti e non di progetti personali. Vale per Pogba (paradossalmente uno dei migliori, in tal senso), vale soprattutto per Pirlo che deve dare l’esempio.

E ora, con Pirlo in campo o in panchina se il suo stato di forma è quello delle ultime partite, avanti contro il Chievo.

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Juventus-Verona 2-1 La reazione di forza e di orgoglio

La partita che cercavamo. Gli stimoli che cercavamo.

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Il primo tempo: all’inferno e ritorno

I primi 5 minuti sono un assedio, una specie di abstract di tutto il primo tempo. Una valanga di occasioni, specie da fuori visto che il Verona è asserragliato vicino la propia metà campo. Si arrivo fino al’81% di possesso palla, ma la precisione è un’opzione non sfruttata.
Il Verona reagisce come può: buttandosi a terra ogni 2 minuti di orologio per respirare, mentre la Juve martella.

La scarsa qualità sulle fasce è bilanciata da un eccezionale Carlitos Tevez. Un mostro, un trascinatore. Leader in campo come ci serviva. Prende palla lontano dalla porta, dialoga, apre spazi, e soprattutto tira. Tre volte nel giro dei primi 15 minuti. Poi gli manca la cattiveria dopo un brillante scambio con Vidal. La Juve c’è, ma a metà del primo tempo ricasca nell’errore di mollare la tensione mentale. Due avvertimenti chiari: il Verona scappa in contropiede e Barzagli recupera da fenomeno. Poi, dopo 3 minuti di possesso palla del Verona, ecco lo svantaggio. Solita maledetta palla ferma e gol da polli, con l’uomo che scappa sul secondo palo indisturbato a pochi centimetri da Storari incolpevole.

La reazione della Juve è di quelle che ogni tifoso vorrebbe vedere. Di forza, di rabbia, di qualità. La qualità di Tevez che riceve l’ennesima verticalizzazione di Vidal e la piazza lontano sul secondo palo, da posizione abbastanza angolata. Poi ci riprova e riesce nell’impossibile: tiro a giro da fuori, palla che prende il palo, accarezza tutta la linea di porta e si stampa sull’altro palo tornando in campo. Poi finalmente, la soluzione mai sfruttata in questa stagione: cross finale di Vidal e testata di Llorente. Ora ci siamo!

Secondo tempo

La seconda frazione di gioco è sostanzialmente uguale alla prima. Qualche rischio, stavolta limitato nel numero di occasioni concesse, e molte sbavature in avanti. La coppia Llorente-Tevez comincia a prendere le misure e sarà un bel vedere se questo è l’inizio. Isla conferma che la ripresa sarà lenta e quindi lunga, mentre a sinistra Asamoah bada più a mantenere la posizione che ad affondare i colpi sulla fascia.

Un Pirlo svagato e svuotato viene puntualmente saltato dalle idee di Pogba e Vidal, con un Tevez in versione tuttofare che non riesce a trovare la doppietta personale. Questione di centimetri o di sfortuna. La traversa di Pogba, splendida, dice che non è pomeriggio per la goleada e quindi Conte ordina massima attenzione e inserisce Marchisio al posto di Pirlo (su cui torneremo). Un buon rientro per ridare fosforo ed energie al centrocampo.

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L’entrata di Vucinic è delittuosa: in ciabatte, nervoso, indisponente. Chissà se la democrazia contiana lo terrà fuori per le prossime partite, visto che Quagliarella e Giovinco sono sembrati più sul pezzo di questo straordinario talento con diversi problemi di concentrazione.

L’importante, sul fischio finale, è averla portata a casa, con qualche giallo sul groppone, ma la convinzione che se la Juve ha fame… non ce n’è per nessuno.

Analisi tattica

Le fasce sono il punto dolente di questa Juve. A Conte servirebbero ben altre ali, molto più capaci di offendere vista l’estrema qualità dei centrali di centrocampo e l’ottimo apporto di Tevez in termini di idee. Isla in lenta ripresa, Asamoah che non riesce a sfondare come faceva lo scorso anno. Questo ha costretto la Juve ad agire per vie centrali, laddove però il campo è intasato di avversari e compagni.

Un grande Bonucci ha suonato la carica e dimostrato che la palla va tenuta a terra. Ha sfiorato il gol con due tiri da fuori e una discesa che ha ricordato le mitiche sfuriate di Scirea. E ha sostituito più volte Pirlo in fase di impostazione salendo fino al centrocampo. Un grande senso tattico per un difensore che ci serve come il pane.

La scarsa vena di Pirlo è stata sostituita dall’eccessiva libertà di manovra per Ogbonna (che deve molto maturare) e per Bonucci (bene così per qualità). Questo potrebbe essere un problema alla lunga e Conte dovrà trovare metodi tattici differenti quando il numero 21 è in queste condizioni non brillanti.

Benché in condizioni non eccelse, la presenza fisica di Llorente a fare da pivot centrale in attacco può risultare importante per tutta una serie di soluzioni offensive. Tevez è molto più libero di svariare attorno alla punta centrale e la coppia Vidal-Pogba può trovare spazi importanti.

Nel secondo tempo si è badato ad amministrare, ma la vena di Pirlo limita la manovra, mentre l’indisponenza di Vucinic è da evitare magari inserendo un Giovinco in palla o un Quagliarella che almeno di sera dimostra di essere importante.

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Ripartire in fretta con una vittoria

La vittoria è sempre la migliore cura. Ammorbidisce i difetti, rende più buoni e felici e aiuta a nascondere periodi di delusione. Ora, senza esagerare, la Juve è incappata in due brutti pareggi: niente di allarmante. Ma bisogna ripartire.

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I tifosi non chiedono altro se non una Juve affamata, cattiva, col giusto agonismo e la voglia di sudare per una maglia indossata con grande onore sino a qui.

Idee tattiche a parte, è l’atteggiamento che non è piaciuto a molti tifosi e l’atteggiamento è il primo tassello per qualunque tipo di impresa. Lo sappiamo bene. Va recuperato.

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La settimana agli ordini di Mister Conte aiuterà di certo a ritrovare il giusto spirito e la giusta concentrazione. Domani pomeriggio è il turno del Verona e l’obiettivo è soltanto uno: riprendere i 3 punti, tornare alla vittoria. Magari facendo le corrette scelte di formazione, senza rischiare di spompare alcuni uomini e senza rischiare quelli in condizioni precarie.

Il rientro di Marchisio è prossimo, mentre su Simone Pepe il giallo comincia a diventare thriller: quanto ci servirebbe la sua corsa sulla destra, giusto per variare un po’ il nostro modo di giocare in attacco.

E chissà, forse pure Llorente finalmente scenderà in campo.

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