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Mese: October 2013 (pagina 1 di 3)

La supermoviola? No, “parliamo di calcio”

Parliamo di calcio. Ora che non conviene a nessuno. Ora che conviene a tanti. Parliamo di calcio.

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Dai microfoni della radio a quelli della TV, passando per l’inchiostro sciupato nei giornali di ogni mattina. Polveroni, episodi nascosti, trafiletti, sommarietti opportunamente scritti. Da Varriale a Porrà, dai moviolisti Sky a quelli Mediaset. Parliamo di calcio?

Ci sta provando Conte. Da almeno tre anni, fin quando non sbotta come l’altro giorno contro la D’Amico. Fin quando non se ne può più. Il limite della pazienza e dell’educazione lo stiamo spostando sempre più in là, sempre più distante, fissando record mondiali inimmaginabili.

Il giochetto di istigare solo quando fa comodo a certi personaggi regge sempre in Italia. Solo in Italia.

Parliamo di calcio? Ok.

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I centimetri di Asamoah contro il Genoa sono ancora in fase di analisi. Intanto è passato il concetto che la Juve rubba, continua a rubbare. Solo che in quella domenica ci furono i due aiutoni al Napoli. Chiamiamoli aiutoni. Nessun motorino ha permesso però a De Laurentiis di scappare. Con Benitez che urlava ai microfoni “Napoli aiutato? Non scherziamo!”. E chi scherza, caro Rafa?

Già ieri sera non scherzavamo quando chiedevamo lumi sul rigore non dato a Cuadrado. Per dirla come i nostri amici tifosi antijuventini hanno fatto, e fanno, da anni: due piccioni con una fava, cioè favore al Napoli che ha portato a casa i tre punti e favore al Milan che Cuadrado non se lo ritroverà contro. Il Milan che si lamenta per la gestione arbitrale dei match: l’assenza di Meani pesa, a quanto pare. Perciò la colpa è di Parolo che anziché tirare da 40 metri ha fatto il furbo tirando da 38, mentre Montolivo continua a picchiare imperterrito senza possibilità di vedere sventolato il cartellino color rosso.

Eppure stamattina la Gazzetta non ha titolato “Napoli non così!”, né i tifosi hanno esclamato parole quale “scandalo”, “vergogna” e via così. Senza Juve, questa parole fanno poco effetto. Fanno vendere pochi giornali. Fanno meno numeri in tv e fanno fare meno caffè ai bar.

E mentre Rolando dà UNA MANO all’Inter di Mazzarri che continua a lamentarsi degli arbitri, episodio passato in sordina, qualcuno fa notare come la Fiorentina sia massacrata dagli arbitri (ma guai a far notare che il rigore contro la Juve non c’era, secondo il regolamento; e guai a far notare che Aquilani andava espulso). Campionato già deciso, dice qualcuno. Da chi e per chi è questione ancora ignota, almeno fino a quando Conte non prenderà la vetta del campionato. A quel punto sarà chiaro il “chi”.

Resta un dettaglio: “alla Juve manca un rigore: netta la spallata su Tevez” (fonte: Gazzetta dello Sport). Ma è un dettaglio: il rigore non concesso è solo per sviare le indagini. E poi… parliamo di calcio.

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Juventus-Catania 4-0 Sì, la Juve è tornata

Due ko nell’era Conte non si erano mai visti. E mai più a rivedersi, avrà pensato il tecnico leccese che dopo Madrid ha sicuramente toccato le giuste corde.

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Prima mentalmente che fisicamente, la Juve si è ritrovata. Basta guardare l’approccio alla gara e la cattiveria con cui sta giocando le ultime gare. Una Juve vecchia, con tanta voglia di aggredire il match e battere l’avversario su ogni argomento.

Nel 3-5-2 di Conte una funzione principale è svolta dalle fasce laterali. Non è un caso se le partite migliori sono vinte proprio sulla base di una superiorità sugli esterni avversari. Sorprendenti le prove di De Ceglie (soprattutto) e Isla che hanno garantito corsa e propositività. Non resta che continuare su questa strada.

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Ma è diverso proprio l’approccio. La difesa quasi mai scoperta, il centrocampo che fa filtro come ai vecchi tempi, con un Pirlo maestoso pure in fase di interdizione (molto sottovalutato per l’eccessiva classe in cabina di regia). Gol a parte, la differenza è nella mentalità battagliera. A portare la bandiera di tutto ciò è n superlativo Tevez. L’argentino è un vero giocatore a tutto campo: segna e lotta, recupera e attacca, apre spazi e finalizza. Solo 9 milioni di euro. Con Galliani che non ci dormirà la notte e un Suma che poi ci spiegherà “ha 1 anno di più e negli ultimi tempi non è che ha brillato”. Rosicamenti che confermano l’affare dell’anno.

Il pressing alto favorito da una condizione fisica ottima hanno abbattuto un Catania mai in partita. La squadra di De Canio è stata ricacciata più volte nella propria metà campo con la sola possibilità di qualche timido tentativo di contropiede. Peraltro sventato da un Chiellini mostruoso e un Caceres attento (ma non abbastanza, visto alcune sbavature). Gli equilibri sono stati ripristinati e le distanze fra i reparti tornano quelle di sempre.

Alle volte basta proprio una scintilla per far ruggire un motore che sembrava oggettivamente ingolfato. La stagione comincia adesso, con nuove sfide e una rincorsa affascinante ai danni dei giallorossi.

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Juventus-Catania Pochi cambi per il 3-5-2 [FORMAZIONI]

Antonio Conte ormai ha deciso: in Italia è 3-5-2. Basta così cambiare poche pedine. In Serie A non ci allontaniamo dal modulo che ha portato due scudetti e due Supercoppe Italiana.

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I cambi sono centellinati. Ogbonna darà respiro a Barzagli in difesa, piazzandosi sul centrodestra. Avanti a lui opererà Isla. Il cileno è sembrato in buono stato di forma nell’ultimo match. Con Caceres che verrà impegnato in Champions League, tocca a lui sostituire Lichtsteiner.

Le assenze di Vucinic e Quagliarella obbligano a spremere Tevez e Llorente in attacco, con Giovinco pronto a subentrare nei minuti finali (visto che non ha completamente recuperato il mezzo infortunio patito contro il Milan). L’argentino è il vero perno di questa Juve, l’uomo che più di tutti sposta gli equilibri. Sembra costruito apposta per le idee di gioco di Conte. Mentre dallo spagnolo ci si attende una crescita continuative nel tempo.

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A centrocampo Marchisio ritroverà una maglia da titolare. E’ Pogba che gli cederà il posto. Il francesino è il secondo più utilizzato da Conte in stagione, ma anche per lui vale la regola del turnover che un po’ ne dovrebbe smorzare le ultime velleità egocentriche (pur risultando sempre fra i migliori in campo).

Lo stop dell’Inter contro l’Atalanta e un grande match fra Montella e Benitez possono darci un piccolo vantaggio in termini di calendario, in attesa di incontrare il Parma sabato prossimo e poi il match decisivo col Real.

Juventus-Catania La probabile formazione di Conte

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La vittoria di Pirlo?

Che strano titolo quello di Tuttosport. Curioso perché l’ambiguità di contenuto è fin troppo evidente. La vittoria di Pirlo: nei confronti di chi? Contro chi?

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Di certo non contro Conte. Non alimentiamo la polemica, ma fin qui Conte si è comportato da allenatore, allenatore vero. Pirlo è fra i migliori in assoluto, un genio indiscutibile, ma in questo inizio d’anno non ha brillato, se non rare volte.

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La vittoria di Pirlo è continuare a fare il Pirlo, sempre. Con la solita classe, con la solita voglia. Dal primo minuto, in ogni partita, qualunque sia l’avversario.

La Juve gli ha restituito il palcoscenico, un po’ smarrito con la maglia rossonera. Ha dato tanto alla Juve, ma alla Juve lui deve anche tanto. Serve la sua classe, come il suo temperamento. Serve il suo essere leader.

La vittoria di Pirlo, unico italiano nei 23 nella corsa al Pallone d’Oro, è la vittoria di tutti.

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L’antijuventinismo ci deve caricare

Dal mancato premio Nobel Vecchioni (che per problemi di alcol e di scarsa eleganza è stato segato) a StadioSprint, dagli studi Sky ai giornali. Episodi molto chiari e precisi, ma frasi, concetti e toni completamente diversi a seconda della presenza o meno della Juve.

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Ci siamo stufati, ma non cambia nulla. Agnelli tiene il profilo basso, per motivi che conosciamo e per altri motivi che non capiamo. Conte è l’unico a difenderci nei modi e coi toni corretti, tipo questi qua:

Il solo Conte non basta. E di certo non bastano blog come questo e ben altri più significativi nel panorama italiano.

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Il punto è che la nostra cultura è ridotta a simili livelli di corruzione mentale e di menzogna. La menzogna è il perno editoriale di questo Paese. Ce ne faremo una ragione. Visto che a questa menzogna non si può rispondere, dobbiamo trovare il modo di trarre vantaggio da tutto ciò.

Il mio personale senso di vantaggio è l’incazzatura. E’ la ferocia. E’ la voglia di spaccare-la-faccia a tutti, sportivamente parlando. Rompiamogli le ossa, distruggiamo i loro fegati, massacriamoli con la tecnica e la classe di cui disponiamo. Su questo farei leva, fossi in Conte.

Questo lo si può fare solo con l’atteggiamento di domenica pomeriggio. Specialmente i primi 20 minuti: quest’anno non si era ancora vista una Juve così. Come scrivevo un po’ di giorni fa: alle volte basta davvero una scintilla, uno schiaffo, uno scivolone che ti riempie di vergogna, che ti riaccende la passione e l’orgoglio.

Il DNA non mente. Siamo la Juve. Facciamola!

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Juventus-Genoa 2-0 Ad avercene di Tevez

Alla Juve è stato chiesto di fare la Juve. Conte torna alla versione campionato: irriducibile 3-5-2 con Isla e Asamoah sulle fasce, con Marchisio a riposo e la coppia Tevez-Llorente a guidare l’attacco.

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Primo tempo: chi ben comincia…

Chi ben comincia è a metà dell’opera, recita un proverbio. La Juve lo mette in pratica. I primi 15 minuti sono da brividi. Un martellamento continuo, con un pressing che non dà scampo al Genoa. Ci sarebbe un episodio su Pogba, poi ci sono quattro chiarissime occasioni che i bianconeri non sfruttano. Troppo morbidi Pogba e Llorente, impreciso Tevez, sfortunato Vidal che quasi spezza la traversa.

Ma a insistere la Juve fa bene. Manovra molto fluida, gambe veloci, tanta aggressività, con Asamoah e Isla finalmente propositivi. Non è un caso che la Juve torni a fare la Juve quando anche le fasce tornano funzionanti. E da un’iniziativa di Asamoah nasce il rigore. Dubbio: è dentro o fuori? La linea fa parte dell’area di rigore? Dopo Napoli-Torino la coerenza vuole di non soffermarsi troppo sull’episodio. Calcia Vidal e la Juve è avanti 1-0.

Poco. Conte s’arrabbia. Ancora Pogba a sciupare, mentre Tevez pare un toro scatenato. Ancora Asamoah sulla sinistra, finta il cross, scarica dietro a Tevez che con una magia si libera del difensore e batte Perin. Prima, Llorente aveva sciupato una comoda occasione. Giusto qualche minuto di relax per la difesa, ma la sostanza c’è. Con un Pirlo che sembra togliersi di dosso parecchia polvere.

Secondo tempo: la grande squadra controlla

La grande squadra ha la capacità di tenere a bada l’avversario, non rinuncia a giocare e ad attaccare e rischia poco o nulla. E’ la Juve del secondo tempo che non accenna momenti di svago e rimane sul pezzo. Non vedevamo una Juve così da molto tempo ormai. La cosa fa piacere.

Da Tevez a Llorente, passando per Vidal e Pogba: c’è spazio per tutti al tiro, ma scarsa precisione. La fatica di mercoledì sera si fa sentire e ci sembra una buona giustificazione stavolta. Qualche superficialità di Bonucci accende la velleità del Genoa, ma è un fuoco di paglia.

Da registrare qualche sgroppata, seppur timida, di Isla e una buona continuità di Asamoah che ha finalmente puntato l’uomo. Ripetiamo: il 3-5-2 funziona solo se le fasce funzionano. Non siamo al top tecnicamente, ma in Italia possiamo fare la differenza.

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Fosse finita 6-0 non ci sarebbe stato nulla da dire. Intanto va bene così. La Juve si sta ritrovando.

Analisi tattica

Il ritorno al 3-5-2 pone solo un dubbio: le fasce funzioneranno? Clamorosamente la risposta è stata sì e Conte ha potuto ritrovare la sua Juve.

Pirlo finalmente in linea con le prestazioni cui ci ha abituato. Lucido, duro nei constasti, più attivo e propositivo. Quando tocca molti palloni sulla trequarti, allora vuol dire che Pirlo ha deciso di giocare sul serio. Di conseguenza la Juve gira meglio.

Pogba continua nel processo di crescita. Al momento è nella fase impertinente, ma si cresce pure così. Conte lo allarga spesso sulla sinistra per via di una maggiore intraprendenza nell’uno-contro-uno, ma poi Asamoah si prende la fascia e Pogba tenta di sfondare al centro. Avrebbe almeno tre nitide occasioni, ma le sciupa per eccessivo specchiarsi. Qualunque sia il modulo, la sua vena d’attacco pulsa in modo incisivo. Dà sostanza al centrocampo e lotta insieme a un ritrovato Vidal.

Il jolly resta Tevez. Regista d’attacco, solista, rifinitore e assist-man. La maglia numero 10 non poteva essere in spalle migliori. Numeri e voti sono totalmente a suo favore. Ancora fra i migliori in campo, se non il migliore in campo. Con una voglia che… ad avercene di Tevez. Meno brillante Llorente che pecca di macchinosità. Lo stop non è sempre perfetto, mentre alcuni tocchi sono raffinati. Sciupa per pigrizia un pallone nel primo tempo, poi ne sciupa due consecutivamente nel secondo tempo. Fin qui molto più positivo di Bendtner.

Le fasce funzionano, il centrocampo fa filtro risultando quasi mai scoperto, la difesa non soffre. Logica conseguenza di un atteggiamento coerente, più che squisitamente tattico. A confermare tale conseguenza è il numero di palloni recuperati: altissimo.

Da migliorare l’uso del contropiede. Manca terribilmente un tipo come Pepe e un contropiedista come Matri.

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La moviola di Napoli-Torino: il movimento controintuitivo

Dopo l’illecito strutturato, ecco la genialata più creativa: il movimento controintuitivo.

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E’ appena finita Napoli-Torino leggerissimamente decisa da episodi arbitrali. Ventura voleva lasciare il campo già a fine primo tempo, in segno di protesta. Ha finito il match ridendo e scherzando con la panchina, giusto per salvare il cuore.

E’ mancato solo che a fine match Mazzoleni consegnasse le medaglie di Pechino mai ritirate.

Primo rigore: Mertens è più furbo di Bellomo e De Marco ci casca.

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Secondo rigore: Mazzoleni, sensibile ai fogli di giornale, decide di rendersi simpatico ai napoletani e concede un fallo di mani che non c’è, anche perché in un Genoa-Juve non venne sanzionato.

Il problema è la gestione mediatica. Nessun accenno alla moviola, anzi il completo ribaltamento della verità, nonostante le immagini.

Il più onesto, alla fine, sarà Billy Costacurta che negli studi di SkySport non ce la fa più a una simile vergognosa pantomima ed esplode in un “rigore inventato”, riferendosi al secondo. Moviola abolita invece in MediasetPremium che piuttosto manda le immagini del pubblico, del Maschio Angioino e del Golfo.

Higuain intanto si avvicina alla quota di 20 gol, profetizzata da Benitez: mancano solo 15 rigori.

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Juventus-Genoa Conte e Agnelli suonano la carica

Conte e Agnelli sulla stessa linea d’onda. Avrà ragione il tecnico a dire che “vogliono sfasciare la Juve per non farla rivincere” e avrà pure ragione il Presidente “ogni risultato va sudato, forse dopo due anni abbiamo sbagliato qualcosa tutti”. Il punto è che bisogna ripartire e chi meglio di loro due sa come?!

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Conte e Agnelli devono guidare la truppa verso un traguardo prestigioso e verso altri due obiettivi, parimenti importanti. Ci sono le basi per farlo, è mancata la voglia. Quella voglia che Conte sembra avere e di sicuro ha, quella voglia che abbiamo dato per scontato nei ragazzi. Basta guardare la corsa di Tevez e la corsa di altri, per rendersi conto di ciò.

Ora voltiamo pagina. Fin qui ci siamo allenati. D’ora in avanti si farà la vera Juve.

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Conte varia il modulo e torna al 3-5-2. Non è però una sorpresa dire che si fida pochissimo di chi andrà in fascia. Asamoah a sinistra e Isla a destra sono pugnalate al cuore di un tecnico che ha basato molto delle sue tattiche sull’efficacia degli esterni. E l’assenza di Lichtsteiner è purtroppo più decisiva di quanto non si pensi. La domanda, perciò, è se non conveniva insistere con un 4-3-1-2 che è sembrato davvero performante contro il Real Madrid.

Riposerà Marchisio, mentre in difesa nessuno perderà il posto. Col rientro di Bonucci, Ogbonna tornerà in panchina. In avanti, visti alcuni problemi fisici di Giovinco, Llorente e Tevez restano gli unici disponibili.

Per la Juve si profila un periodo molto complesso: oggi il Genoa di Gasperini, poi il Catania nel turno infrasettimanale, quindi Parma e poi Real Madrid e Napoli.

Juventus-Genoa Gli 11 di Conte

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Cambio di modulo in vista?

“Il 4-3-3 lo conosciamo bene perché lo abbiamo già applicato”. Parole di Antonio Conte che, negli scorsi mesi, aggiungeva poi “ma mi manca Pepe”. Stavolta non l’ha detto, si è fermato solo alla conoscenza del modulo tattico. Un modulo che ha giocato un ruolo importante nella bella prova contro il Real (bella, ma sfortunata).

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In realtà a Madrid è andato in scena il 4-3-1-2, con Marchisio finto trequartista, spesso impiegato sulla fascia. Quindi di fatto, in fase offensiva, si attaccava col 4-3-3. Solo che Marchisio non ha perfettamente convinto. Forse meglio Pogba: più abile nel dribbling e molto più efficace dal limite o in fase di assist.

Marchisio o non Marchisio, senza esterni, la Juve gioca meglio col 4-3-1-2. Più coperta dietro, più equilibrata in fase di spinta. Tanto è vero che si è rischiato praticamente nulla col Real. Diversamente, data anche la scarsa vena di Pirlo in copertura, col 3-5-2 i rischi sono enormi e basta riguardare le immagini contro la Fiorentina. Squadra lunga, scoperta, poco equilibrata.

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Viceversa, con la cerniera formata da Vidal e Pogba e i quattro difensori, Conte riesce a coprire meglio il campo. Con questo Caceres, e col prossimo rientro di Lichtsteiner, la fascia destra potrebbe dare enormi soddisfazioni. A sinistra siamo scoperti, ma con Bonucci centrale, Chiellini potrebbe tornare a giocare da terzino puro (così da fare meno danni in mezzo).

Paradossalmente, pure Asamoah potrebbe beneficiarne. Non è un esterno, non è uno specialista della fascia mancina. Troppe volte rallenta l’azione e rinuncia a puntare l’uomo tornando sempre verso il terzino o verso il centrocampista centrale, dando modo alla difesa avversaria di piazzarsi e regalando poche volte la superiorità numerica. Inammissibile per un esterno.

E ancora. La variante 4-3-1-2 potrebbe giovare a un ricambio migliore degli attaccanti o tentare una mia-personalissima-vecchia-idea e cioè quella di giocare con Giovinco e Tevez sulle fasce e uno fra Vucinic o Quagliarella o Llorente in mezzo. O, perché no, con Vucinic e Tevez sulle fasce e un Llorente in mezzo. Marchisio, Vidal e Pogba potrebbero offrire a centrocampo la sostanza di cui c’è bisogno.

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Real Madrid-Juventus 2-1 Va già meglio

Va meglio. Non benissimo, ma certamente meglio. L’atteggiamento è quello corretto, purtroppo la sfortuna va a braccetto con altro, in questo periodo.

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La Juve, in 10, mette paura al Real. Un po’ di stanchezza e un po’ di sconforto. Si poteva perfino osare, cosa che Conte ha fatto solo negli ultimi minuti. Ad averci più Tevez in questa squadra, ma la ripresa è iniziata.

Dal rosso di Chiellini all’idiozia di Chiellini sul rigore (evitabilissimo, perfino fin troppo fiscale se poi su Vidal non fischi nulla), passando per uno stupendo Caceres. A conferma che se gli esterni si propongono, allora le idee di Conte cominciano a girare.

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Juve ferma a 2 punti in classifica, certamente indietro rispetto rispetto a Real e Galatasaray, ma nulla è perduto con questo tipo di atteggiamento. Verrebbe da dire “ripetiamo quello che abbiamo fatto lo scorso anno”.

Di sicuro questo Real Madrid non è il massimo della vita. Tante mancanze, poca sostanza nella fase difensiva, perfino molto disordinato. Insomma: la Juve al top, magari in 11 contro 11, avrebbe fatto pieno risultato. Ora bisogna continuare su questa strada. Che è la strada del recupero mentale: torniamo Juve se siamo convinti di voler fare la Juve. Di correre e pressare, di costruire trame di gioco interessanti, con volontà e gamba.

Conte può essere sereno. La stagione è ancora lunga, molto lunga. Il vero obiettivo, cioè il terzo scudetto di fila, è alla portata. Con i giallorossi che prima o poi si fermeranno. E con avversarie che irresistibili non lo sono. Tutto dipende dalla Juve: se fa la Juve, allora non ci sarà storia.

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