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Mese: November 2013 (pagina 1 di 3)

I non più indispensabili?

In questi primi mesi di terza Juve (la terza di Conte) ci siamo fatti l’idea che le teorie tattiche di Conte vanno al di là di uomini e nomi. Conte su di tutti.

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Certo con Tevez e Llorente, con Pogba e Vidal e col miglior Pirlo tutto risulta più facile. Ma i vari Vucinic e Marchisio?

Il montenegrino fin qui ha giocato solo 7 partite, con un gol all’attivo (il momentaneo 3-1 contro la Lazio, in campionato). Non si vede ormai da un po’ di partite e la sua assenza è stata ampiamente coperta da Tevez e Llorente. La classe di Mirko è indiscutibile. Se sta bene, di gambe e di testa soprattutto, fa la differenza. Capacità di proteggere il pallone, senso dell’assist, abilità nell’uno-contro-uno, tecnica in fase di manovra. Più volte lo abbiamo descritto come regista d’attacco, proprio per la capacità di costruire le azioni offensive. I centrocampisti hanno sempre beneficiato del suo modo di giocare. Ma adesso? A che punto è il suo recupero? E quale spazio?

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L’altro non più-indispensabile sembra essere Marchisio. Un po’ di spazio in meno a causa di una precaria condizione fisica, sono 12 le presenze e nessuna marcatura. Strano per la sua classe. Come Vucinic, Marchisio se sta bene fa la differenza. Contiene e costruisce e in più sa colpire molto bene l’avversario. In oltre 250 partite, sono 28 i gol realizzati. Se Vidal è impossibile da togliere dal campo, Pogba sta imponendo tutta la sua crescita. Tre fenomeni per due posti, ma al momento i due stranieri sembrano in notevole vantaggio. Problema di personalità?

Le due domande su Vucinic e Marchisio aprono a degli spiragli importanti. Una Juve forte ha la necessità di una panchina forte, o di più che valide alternative. Sebbene Capello e Conte hanno insegnato al mondo che serve una solida e fissa base dell’11 che va in campo, è pur vero che i ritmi e le fatiche del calcio di adesso necessitano di più di 11 giocatori.

Ora, il punto è capire se si sia trattato di un semplice problema fisico, o se bisogna purtroppo pensare al futuro e provare a monetizzare. Sul montenegrino potrei essere ampiamente d’accordo. Serve una nuova punta, l’argentino e lo spagnolo stanno garantendo continuità e gol, quindi si può anche pensare di privarsi di Vucinic. Magari in qualche importante scambio in Inghilterra dove esistono estimatori dell’attaccante.

Più complicato liberarsi di Marchisio. Cuore bianconero, talento e classe purissima. Soffre la concorrenza? Ci parrebbe di no, ma Claudio deve darsi una bella mossa e lottare per riprendersi il posto da titolare. Anche perché le cose possono sensibilmente cambiare con un destino particolare come quello di Pirlo. Reggerà un altro anno? E senza Pirlo, si passerà a un centrocampo più muscolare con i tre ragazzotti sempre in campo?

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Analisi dello stato di salute della Juve

Ho preso tempo per riguardare il match. Giornali e commenti non troppo coerenti sulla prestazione bianconera, con tanto di voti parecchio distanti, almeno nei commenti. Questo è il mio personalissimo parere.

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La Juve ha dimostrato di stare in salute. Mentale e fisica. La squadra corre, corre tanto e ha ripreso una certa vigoria fisica (ormai da molte partite). In più c’è la ritrovata attenzione mentale che ha blindato la difesa e riportato equilibrio, soprattutto a centrocampo.

Conte ha saltellato fra il 4-3-3 e il 3-5-2, con la solita ibrida applicazione del 4-5-1 tanto in voga nel suo primo anno. A parer mio, il continuo cambiare assetto tattico è stato dettato dalla ricerca delle migliori caratteristiche degli uomini a disposizione. Vidal può fare tutto, ma certo non il regista. Stesso discorso per Pogba: troppo forte sulla trequarti, molto limitato in cabina di regia. Il francese non può essere il sostituto di Pirlo.Lo stesso Pirlo, se sta bene e ha voglia, non ha eguali al mondo.

Detto questo, il problema principale è sugli esterni. La difesa a 4 è servita per proteggere e riportare sicurezza, visto anche i giocatori a disposizione in grado di interpretare bene quel modulo. L’assenza, invece, di esterni puri ha costretto Conte a sperimentare Tevez esterno nel 4-5-1 (come Vucinic il primo anno) o Marchisio esterno nel 4-3-3 (in assenza di Pepe).

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Detto questo, contro i danesi la Juve ha costruito tanto e concluso molte volte. La percentuale di realizzazione è buona, contrariamente a diversi periodi in cui la Juve proprio non riusciva a metterla dentro frequentemente. Spiccano ancora i centrocampisti che hanno diverse armi per tentare la via della rete: l’inserimento. il tiro da fuori, i calci piazzati (diretti o indiretti).

Il plus in più è però l’attacco. La vivacità e la concretezza di Tevez, unita alla fisicità di Llorente, garantiscono alla Juve un peso fin qui mai avuto. Pure con Matri, la Juve soffriva i classici palloni sporchi, mentre lo spagnolo è maestro. Basta riguardare l’azione del secondo rigore: movimento da prima punta, da panzer d’attacco. E con lui in campo, la Juve può pure giocare la seconda palla: tocco lungo per Llorente che la spizzica o l’appoggia alla seconda punta o al centrocampista a rimorchio. Difficilmente l’avevamo visto fare nei due anni precedenti. E ora i vari Giovinco, Quagliarella e Vucinic tremano per i pochi minuti a disposizione, nonostante siano carte importanti in certi match e periodi di stagione.

Sempre l’attacco, con quei due uomini, ha migliorato l’aspetto di pesantezza. Juve più fisica, Juve più tosta. Le prendiamo quasi tutte di testa e ogni calcio d’angolo è un pericolo (nonostante alcune scelte di non calciare direttamente in area). Paradossalmente, a questa pesantezza contrapponiamo ancora qualche disattenzione in fase difensiva (leggi gol di Mellberg).

In fase di costruzione la Juve è ancora molto potente. Pirlo ispira, i centrocampisti si muovono tanto, in più c’è questa nuova versione di Pogba che si allarga spesso con l’esterno, inefficace, che rincula a protezione del centrocampo. Lo ha fatto spesso Padoin, e anche Asamoah. A conferma che Conte non è per nulla contento degli esterni di ruolo e sta cercando i giusti movimenti.

Dicembre è un mese chiave. Intensificare l’attacco portato al campionato e raggiungere la qualificazione in Champions.

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Juventus-Copenaghen 3-1 Quando il gioco si fa duro…

Se vado in guerra, mi porto sempre Vidal” è stato il ritornello di Conte in tante conferenze stampa. Il cileno è uno di quei giocatori imprescindibili. Non finisce mai di stupire.

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Infallibile (o quasi) dal dischetto, classe purissima sotto porta degna di un attaccante di razza, aggressività di un mastino di centrocampo. Sembra una di quelle creature nate in laboratorio, tipo uno spot che andava in onda un po’ di tempo fa: un po’ di Davids, un po’ di Zidane, un po’ di Trezeguet, il tutto frullato con un pizzico di intelligenza degna dei numeri 10.

10 come i gol finora messi a segno. E siamo a fine novembre, con 19 partite giocate. Media da brividi, da attaccante puro. L’anno scorso esultò 15 volte in 45 partite. L’anno prima firmò 7 reti in 35 match di campionato. Crescita esponenziale, sotto tutti i punti di vista.

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Arturo Vidal rappresenta, meglio di chiunque altro, ciò che vuol dire Juventus. Mai arrendersi, mai fare calcoli, nemmeno quando sei diffidato, quando rischi di saltare la sfida più importante (quella col Galatasaray) e magari ti verrebbe voglia di restare fuori.

Mi manca solo di giocare in porta” ha detto ieri ai microfoni dei giornalisti, mentre rassicura sul fatto che “quando indosso questa maglia mi sento fortissimo. In più, sento di poter segnare ogni volta che scendo in campo“. Concentrazione e convinzione, le armi dei campioni.

Ieri ha fatto firmare il pallone a tutti i suoi compagni e lo ha regalato al figlioletto che presto avrà una sorellina. Un traguardo umano molto importante per un ragazzo che presto firmerà il rinnovo di contratto fino al 2018. Questo perché, a vita, purtroppo non si può ancora firmare.

Arrivato per soli 12 milioni di euro, strappato alla concorrenza del Bayern Monaco, oggi il cileno è il centrocampista più completo al mondo, visti numeri e prestazioni. Se Bale vale 100 milioni, questo qui ne vale almeno il doppio per il valore espresso in campo. Ma non è in vendita.

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Juventus-Copenaghen Senza un domani

Ci siamo. Finalmente. La Juve scende in campo contro i danesi per l’assalto alla qualificazione. Come un anno fa, i bianconeri sono costretti a vincere. E sempre come un anno fa, la Juve ha in mano il proprio destino. Indipendentemente dai risultati che arriveranno dagli altri campi.

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Conte arriva da primo della testa in campionato, con una serie di certezze (leggi Tevez e Llorente, su tutti) e una rosa che continua a stupire per l’alto tasso di rendimento nonostante non sia così numerosa come si crede.

Se l’attacco è praticamente fatto, a centrocampo l’allenatore leccese ha un piccolo dubbio da risolvere: il diffidato Vidal o dentro Marchisio e si tenta di risparmiare il cileno per la gara-infermo contro i turchi?

In difesa, invece, sarà il turno di Caceres. Barzagli ancora out, e chissà cosa penseranno i simpaticoni opinionisti che avevano vaneggiato un possibile furbo atteggiamento della Juve. Qualcuno, intanto, giura che Barzagli non si faccia lampade, eppure l’infortunio è stato purtroppo vero.

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A sinistra Asamoah, a destra invece ci sarà Padoin.

Vucinic e Quagliarella in rampa di lancio, seduti in panchina con i vari Ogbonna, Peluso, Marchisio e De Ceglie.

L’obiettivo, val la pena di confermarlo, è vincere e convincere. Ci siamo presi l’Italia, prendiamoci anche l’Europa.

Juventus-Copenaghen Sarà 3-5-2

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Livorno-Juventus 0-2 Che la forza sia ConTe

Una vittoria limpida. Meritata. Come le ultime cinque, del resto. La Juve sigla il record di punti nell’era Conte: mai così tanti all’inizio di campionato. Come a dire: si migliora anno dopo anno.

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Il miglioramento è costante e si vede. Tante assenze in difesa, praticamente la cerniera centrale, eppure si è rischiato poco, pochissimo. Giusto qualche contropiede per eccessiva voglia di “sbloccarla subito, ma dobbiamo imparare a essere più pazienti”. Come sempre, Conte esprime l’arte del miglioramento continuo, come una filosofia giapponese.

Llorente e Tevez, 9 milioni in due (contro i 12 di Matri, per esempio) firmano la vittoria che sa di sorpassso, nonostante la Roma sia impegnata stasera. Un modo per mettere pressione e per legittimare la strepitosa rimonta. E il miglior modo di prepararsi alla sfida di mercoledì sera quando la vittoria è semplicemente l’unico obiettivo possibile.

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Lo spagnolo insacca con un gran destro al volo. L’argentino col solito colpo di classe che pare semplicissimo a vederlo e invece nasconde difficoltà importanti. Il volto nuovo dell’attacco bianconero ha il suo perché. Bravi tutti, Marotta in primis.

Se Vidal sembra non avere punti deboli al punto che Conte ha provocatoriamente detto “sto pensando a lui in difesa”, Pogba dimostra che potrebbe avere ancora più punti di forza. Ripetiamo. Con due esterni di qualità, questa squadra farebbe sfracelli ovunque.

Quinta vittoria, quinta partita senza subire reti, con diversi gol all’attivo in cui l’attacco ha avuto il suo peso. Prossimo appuntamento: mercoledì. Musica della Champions. Con lo scopo di risentirla ancora.

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Livorno-Juventus Ripresa dei lavori

Sono arrivate due belle notizie dal sabato calcistico italiano, ma alla Juve devo interessare solo la vittoria contro il Livorno. Dalla Toscana bisogna andar via coi tre punti, fondamentali per riprendere ogni discorso interrotto dalla parentesi chiamata Nazionale. Fastidiosa.

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Vidal al centro della difesa dovrebbe essere la novità di questa domenica, visti gli infortuni (Barzagli) e le squalifiche (Ogbonna e Bonucci). Regolarmente in campo Caceres (che andrà a destra, nella difesa) e Chiellini (sul centro sinistra).

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Intoccabile Tevez, accanto a lui Llorente. L’argentino vorrebbe tornare a esultare, mentre lo spagnolo è in cerca della forma perfetta. Al rientro Vucinic che si accomoderà in panchina. Certo il suo recupero sarà prezioso.

Senza Vidal al centrocampo, non ci sono dubbi sul centro: Pirlo guiderà la regia, Marchisio e Pogba opereranno ai suoi lati. Asamoah va a sinistra, mentre a destra tocca a Padoin. Lichtsteiner è ancora sulla via del recupero, mentre si è fermato Isla.

L’obiettivo è ripartire a gran velocità per arrivare a Natale con obiettivi parziali pienamente raggiunti.

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Verso il 4-3-3?

Conte è un integralista. Lo dipingeva così la critica sportiva quando arrivò alla Juve portando in dote il suo 4-2-4. Modulo che aveva allegramente (leggi “efficacemente) utilizzato nelle squadre allenate fino a quel momento.

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Sembrava anche il modulo della Juve. Allenamenti mirati, prime interessanti uscite in cui tutti ci accorgemmo di due cose: la posizione di Pirlo e l’assenza di un’ala destra.

Pirlo non ha una posizione. Lo sapevamo, ce ne siamo accorti, ce ne stiamo accorgendo. Se sta bene fisicamente e mentalmente è carico, Pirlo non ha rivali al mondo. Inoltre il falso mito del “Pirlo è leggerino” è stato ampiamente sfatato in questi anni bianconeri. A un certo punto ha recuperato più palloni lui che Vidal, tanto per fare un esempio statistico. Quindi, per chiudere il paragrafo: Pirlo non ha una posizione: Pirlo è una posizione.

L’assenza dell’ala destra praticamente è ancora una… presenza. Simone Pepe stupì tutti il primo anno, ma l’infortunio maledetto lo sta tenendo fuori da ormai 18 mesi. Sembra il momento del rientro, ma non lo diciamo. Krasic è stato ceduto. L’esplosione di Vidal ha praticamente costretto Conte a rivedere i suoi piani.

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Integralista? Macché: intelligente. E preparato. Tanto da studiare al volo il 3-5-2 che, dopo il 4-3-3, è diventato il suo modulo di riferimento. Modulo che ha portato qualche trofeo a Torino.

Ora però, viste le difficoltà sulle fasce, torna in auge l’idea del 4-3-3, ben interpretata da un centrocampo super e da un attacco che recupera Vucinic. E può contare su un Giovinco che può dire la sua in certe situazioni e in una certa posizione.

Domenica pomeriggio, contro il Livorno, la Juve potrebbe vestirsi di 4-3-3. Lichsteiner, al rientro, tornerebbe ad arare la fascia destra, mentre a sinistra uno fra Chiellini e Ogbonna blinderebbe la difesa. Marchisio a supporto di due attaccanti, con Pogba e Vidal ai lati di Pirlo. Un’idea che ha già trovato la sua sostanza in Champions. Un’idea che potrebbe abbattere il campionato.

Integralista? No: intelligente. E preparato. Ne conoscete altri così?!

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Questione di cultura sportiva

Partiamo da un punto: chiunque accenni a cori discriminatori va punito. Chiaro. Inoppugnabile.

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Altro punto è la coerenza nelle punizioni. Vale sempre per la Juve, con la preparazione mediatica della squalifica (vedere anteprima di Juve-Napoli a MediasetPremium), ma vale molto meno per gli altri.

Questione di cultura sportiva.

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Questione di intelligenza e di una Federazione terza e imparziale. Un sogno. Una non realtà in Italia.

Capita perciò che la curva rossonera venga graziata, che la curva nerazzurra venga diffidata, ma la curva bianconera squalificata. E la squalifica della curva bianconera appare corretta. Magari andrà trovato un sistema per capire come distinguere sfottò (che non devono essere eliminati dal calcio) dai cori discriminatori. Capire anche cosa è discriminatorio: i riferimenti falsi alla Juve ladra o a Pessotto o all’Heysel sono discriminatori? O sono goliardici?

Questione di cultura sportiva. A cominciare da chi fa l’opinionista e riceve invece lezioni da parte di Conte. A partire da chi scrive falsità sui giornali sportivi ogni mattina. A chi sceglie con cura titoli e sommarietti. A chi manovra le moviole.

Questione, semplicemente, di cultura sportiva.

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Lo strano caso dello strano caso di Barzagli

Numeri e prestazioni alla mano, Andrea Barzagli è di gran lunga il difensore più remunerativo degli ultimi 3 anni. Una continuità spaventosa unita a giocate degne dei migliori difensori della storia del calcio. Un autentico muro. Barzaglione, come è stato ribatezzato da molti tifosi bianconeri.

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Preso a zero euro dalla Germania, dimenticato da tutti, a 30 anni ha svoltato la carriera. Due scudetti consecutivi con la Juve, due Supercoppa Italiane e tantissime soddisfazioni tolte, compreso un campionato vinto da imbattuto. Per grosso suo merito, visto che la media voto del primo anno è stata bestiale.

In Nazionale le cose sono andate in linea col livello generale della Nazionale. Livello che, benché la presenza nutrita di bianconeri, non è certo equiparabile al livello della Juve. Due mondi differenti, due filosofie differenti. Eppure, oggi, arriva la puntata delirante de “lo strano caso di Barzagli”.

Opinionisti ai limiti dell’investigatore privato si improvvisano scopritori della verità assoluta e si chiedono come mai l’impiego di Barzagli in Nazionale è balbettante. Dimostrando memoria corta, ovviamente. Il retropensiero, nemmeno tanto velato, è che il ragazzo faccia il furbo per saltare le fatiche di Prandelli.

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Prima risposta, a pelle: lo diciamo da un po’ che i bianconeri dovrebbero non più andare in Nazionale. Questo Paese non merita il nostro sforzo. Che si arrangino da soli, visto questo tipo di trattamento.

Seconda risposta: ma quanto male ci fa la Nazionale? Ci stanca e ci rompe. Ci rompe nel senso fisico del termine visto che i problemi di quest’anno di Barzagli derivano proprio dagli impegni con la Nazionale. Probabilmente è un fattore medico o semplicemente, a 32 anni, Barzagli non riesce a gestire per bene l’impegno Juve-Nazionale. Io non faticherei di certo a scegliere da che parte stare.

Il punto è che l’attacco a Barzagli è vile e meschino. E’ lo stesso difensore che ci ha permesso di giocare una finale europea. E’ lo stesso difensore che sta permettendo di andare al prossimo mondiale. Inoltre, ci piacerebbe capire se questo dubbio vale solo per Barzagli o anche per altri tizi. Dai Totti e Vieri dei primi anni 2000 quando saltavano puntualmente le qualificazioni ad altre curiose assenze.

Un altro punto è che i club, specialmente quello preso continuamente in giro dalla Federazione, tendono a preservare i propri ragazzi da impegni che diventano più un disturbo che un piacere. Segno che molto, nella comunicazione, è stato fatto per allontanare un po’ di passione dalla maglia azzurra. Almeno è quello che è accaduto a me, come tifoso. Sempre i club tendono, detto in altro modo, a preservare i propri costi e i propri impegni. Ben più importanti, ormai, di amichevoli storiche.

E’ business amico mio, è business. Cioè quello che è diventato il calcio. Non certo per colpa mia.

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Che la pausa non intacchi il buon ritmo

La Juve è tornata. L’abbiamo ripetuto più e più volte. Con ampi segni dal campo. Juve tosta e cinica, Juve attenta e aggressiva. Solo qualche strana decisione in Champions e giusto un delirio di Caceres ci ha fermato, per il resto una Juve mostruosa.

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Questo fine settimana c’è la pausa. Pausa che non deve intaccare quanto di positivo fatto finora. I numeri sono dalla parte di Antonio Conte che ha, con forza, ricordato che lui c’è sempre stato, che la Juve c’è sempre stata.

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Lassù da ormai tre anni. Senza pause. Contrariamente a chi insegue il suo terzo scudetto della storia o a chi dal 2006 zoppica vistosamente dal punto di vista societario.

Nazionali sparsi per il mondo, fatiche che si moltiplicheranno a causa dei viaggi e delle trasferte. Conte dovrà essere bravo a recuperare la linea comune quando tutti torneranno a Vinovo. E’ il suo mestiere.

La fortuna è di recuperare gente che ci è mancata parecchio. Soprattutto Lichtsteiner, anche se Isla ha dato segnali confortanti nell’ultima prestazione. Anche Vucinic, nonostante la crescita di Llorente. Ci sarà bisogno di tutti e di tutte le forze. Senza pause. Come da tre anni a questa parte.

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