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Mese: January 2014 (pagina 1 di 3)

E’ fatta per Osvaldo? Ecco condizioni e motivi

In serata si è diffusa la voce, confermata dalle nostre poche fonti, che Osvaldo sarà un giocatore bianconero nella giornata di domani.

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Le condizioni dell’affare sono semplicissime: prestito a titolo gratuito con un riscatto, non vincolante, fissato a 20 milioni di euro. La Juve difficilmente eserciterà il riscatto, almeno non a quella cifra. Per cui si assicura un valido sostituto dei titolari, pagando soltanto la restante parte dello stipendio annuale.

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Ciò significa che Vucinic è destinato a partire. Domani sapremo la destinazione. Ciò significa pure che la Juve si prepara a rovesciare l’attacco a giugno. Difficilmente Giovinco e Quagliarella verranno confermati, sicuramente uno dei giovani che la Juve controlla verrà fatto rientrare alla base. Gabbiadini, per doti tecniche e atletiche, è uno dei papabili. Immobile è forse destinato a qualche clamoroso scambio (Cerci?).

La mossa Osvaldo conferma comunque un altro trend: la Juve cerca vice Llorente, cioè giocatori molto capaci a livello fisico e nel gioco aereo. La prossima ricerca dell’attaccante, esclusa la conferma di Osvaldo, sarà perciò rivolta a giocatori di questo tipo. Con Giovinco che in realtà, in assenza di valide offerte, potrebbe rimanere come vice Tevez.

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Ultimi colpi di mercato: come sta la Juve?

Calciomercato, la passione più sfrenata per i tifosi di tutto il mondo. Specie in Italia, quando si diventa tutti esperti, tutti tattici, tutti psicologi. In fondo, è il bello del calcio e del calciomercato. La sessione invernale volge al termine, così ci chiediamo cosa sta la Juve.

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Osvaldo e gli attaccanti in esubero

Il reparto su cui l’attenzione è alta è, paradossalmente, l’attacco. Diciamo paradossalmente perché ci sembra il reparto che di più è stato migliorato quest’anno. Tevez e Llorente hanno dato la svolta agli schemi di Conte, garantendo il giusto apporto di reti. Questo ha generato un passo indietro, nelle gerarchie, rispetto a Vucinic, Quagliarella e Giovinco. Uno è di troppo. Forse addirittura in due.

Vucinic ha chiesto la cessione per giocare. Saltata l’ipotesi nerazzurra, è l’estero che può permettersi il montenegrino. Mentre per Quagliarella, su cui Conte in realtà pone un divieto di cessione, ci sarebbe la Lazio.

In entrata si parla di Osvaldo. Un 28enne con tanto talento, ma anche diversi problemi circa educazione ed equilibrio mentale.

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Guarin e Nani: occhio alla beffa

A centrocampo, vista la totale assenza di alternative ai titolari, si era pensato a Guarin. Magari per applicare altri schemi tattici. E certamente per generare uno scambio molto utile a livello di bilancio. Ma l’affare sembra totalmente saltato, nonostante il procuratore di Guarin spinga per Torino, così come il ragazzo.

La beffa potrebbe invece essere Nani all’Inter. E’ stata avanzata una richiesta di prestito con diritto di riscatto al Manchester United. Attenderemo risposta, dopo valuteremo il tutto.

In generale, Marotta dovrebbe proprio muoversi per cercare una validissima alternativa ad Asamoah e Lichtsteiner. Basti pensare a Roma-Juve per capire quanto pesano i titolari e quanto i panchinari. E una grande squadra non può permetterselo.

Abate… cioè?

Nelle ultime ore è stato proposto Abate alla Juve. Non commento. Mi fermo qua. Sperando si riveli solo una delle tante bufale di questo calciomercato.

In futuro Zappacosta e Baselli dall’Atalanta

Per il futuro si lavora principalmente sui classe ’92/’93/’94. Se Berardi avrà una chance per il prossimo anno, Baselli e Zappacosta potrebbero raggiungere Torino fra due anni. Due giovani molto interessanti, fra cui magari trovare il nuovo Pirlo.

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Lo stadio non traballa, il mercato sì?

E arrivò l’archiviazione. Nella farsa dello stadio-che-casca c’è un finale: archiviazione. Gli indagati e tutti i tifosi juventini si possono considerare soddisfatti. Forse.

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Forse perché la farsa è durata ben 2 anni. Prima società italiana ad avere uno stadio di proprietà, e poiché si è trattato di Juve, allora la Gazzetta e gli altri terzi opinionisti hanno ben lanciato una campagna contro lo Juventus Stadium.

Due anni di battute e battutacce, di striscioni non puniti, insomma due anni di farsa finalmente terminati. Archiviato. Quale sarà la prossima campagna-farsa della Gazzetta & Co.?

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Vucinic: dove vai?

Ciò che traballa è il mercato. Marotta è a Milano. Thohir è a Milano. Dopo quanto accaduto, la speranza è la seguente: o chiudere uno scambio alla pari con Guarin, o non vendere Vucinic ai nerazzurri. Sarebbe oltremodo ridicolo cedere il montenegrino a Mazzarri. Sarebbe anche stupido visto che uno come Vucinic ci servirebbe: Tevez e Llorente non possono giocarle tutte!

E ciò che servirebbe di più è un esterno. Magari sinistro. Se Lichtsteiner garantisce chilometri, assist e giocate importanti, a sinistra Asamoah viaggia a corrente alternata e quando manca Conte non ha alternative.

Vucinic all’estero e soldi reinvestiti su un esterno sinistro?

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Anvedi come segna Nando (Llorente)

Descritto come uno dei tanti parametri zero che non lasceranno il segno, proclamato bidone già a settembre dalla lucida e oggettiva critica sportiva italiana, oggi Llorente è una delle frecce più importanti nell’arco di Antonio Conte.

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Testate, spizzate, sportellate, anche qualche assist. Fernando Llorente pesa, eccome se pesa.

Nell’economia di gioco di Antonio Conte è una di quelle pedine a cui non si può rinunciare. L’attaccante che mancava al 3-5-2, l’uomo forte e grosso che ci risolve parecchi problemi.

Llorente nello schema tattico

L’attaccante spagnolo, nello schema tattico bianconero, garantisce tutte le giocate che nessun altro attaccante possiede. La Juve riesce ora a sfruttare le palle alte, quelle a scavalcare il centrocampo avversario, potendole giocare con grande efficacia. Perché Nando protegge, la prende e la smista al centrocampista più vicino o allarga la manovra chiamando in causa l’ala.

Più raramente riesce a combinare con Tevez, ma quando i due si innescano a vicenda son dolori. Anche se negli ultimi tempi i due cominciano a dialogare sullo stretto per liberarsi al tiro o cercare lo scarico al centrocampista d’appoggio.

Di più. Per la prima volta riusciamo a sfruttare l’enorme volume di gioco che la Juve produce sulle fasce laterali. Cominciano a diventare importanti gli assist nati sui cross delle ali. Ieri l’ultimo, con Lichtsteiner che ha affondato sulla destra e Llorente che ha risolto con la solita testata terminata in rete.

I numeri di Llorente nella Juve

Ingresso un po’ a rilento, ma da un po’ è già insostituibile. Fisico da granatiere che ha rallentato la sopportazione del lavoro richiesto da Conte, un anno di inattività che ne hanno rallentato l’adattamento ai duri allenamenti bianconeri.

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Sono 26 le presenze di Fernando Llorente in maglia juventina, condite da 11 reti totali. 9 in campionato, 2 in Champions.

154 minuti fra una rete e un’altra, per oltre 1600 minuti giocati. Non male, vista la media degli attaccanti negli ultimi anni. Tanto per dirne una: furono 29 le reti di Trezeguet nel 2005/2006, in 47 partite, con una media di 118 minuti fra un gol e un altro. Altri tempi e altra Juve, diversi profili di attaccante, ma la strada è giusta.

Llorente è prezioso pure in fase di assist. Sono già 4 i passaggi decisivi.

Mentre è quasi un talismano la sua rete. Se segna, la Juve vince. Tranne una volta. Ieri. Almeno in campionato.

Cosa servirebbe adesso?

Llorente è un giocatore molto diverso da Trezeguet. Meno rapinatore, più costruttore e lottatore. Ciò significa che serve tanto gioco di manovra per farlo rendere da protagonista.

Difende molto bene la palla e di testa le prende quasi tutte. La Juve ne beneficia già per scavalcare il centrocampo e trovare la sua spizzata che solitamente fa partire Tevez o il centrocampista a supporto. Mentre coi piedi distende bene la manovra, anche se a livello tecnico dovrebbe sensibilmente migliorare.

I cross dal fondo sono il suo pane. Lichtsteiner ha già firmato parecchi assist, mentre da sinistra arrivano molto pochi cross utili. E’ qui che Marotta deve intervenire.

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Lazio-Juventus 1-1 Senza ritmo e senza voglia

Una settimana a dir poco nevrotica. Almeno per me. Almeno per me che vorrei vincere sempre e che, dal divano, grinta e rabbia non mi mancano. Solo che grinta e rabbia sono rimaste sul divano. Non in campo.

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Purtroppo non so vedere il lato positivo quando ho intravisto scarsa lotta e poca lucidità. Lotta e lucidità che sarebbe state sufficienti per portare a casa i 3 punti ieri.

I germi di Roma-Juve hanno continuato a imperversare nell’ambiente bianconero. Il pericolo di alzare il piede dall’acceleratore, come fatto martedì sera, non è tanto per la partita in sé, ma per le partite che vengono. Ed ecco la frittata.

Prima osservazione: non parliamo di grande Lazio, di eccezionale partita di Reja. Qualche cross, qualche tiro da fuori. Con due grandi occasioni, per carità: Klose di testa e miracolo di Storari, palo di Keita con un bellissimo tiro a giro. Poi il nulla.

La Juve ha deciso di fermarsi, di farsi male da sola. Manovra lenta e svogliata, pochi inserimenti dei centrocampisti, difesa molto poco concentrata. La rabbia e l’attenzione che hanno portato 12 vittorie consecutive sono svanite di colpo. E così siamo stati infilati facilmente dagli avversari. Gervinho prima, Klose ieri.

Con un Conte un po’ in confusione e su cui ho da dire qualcosa. Non si discute nemmeno il valore di conoscenze tattiche e didattiche del Mister, ma queste due ultime partite mi lasciano l’amaro in bocca. Il 3-5-2, a mio modestissimo avviso, è applicabile solo e soltanto quando ci sono gli 11 titolarissimi. Ne mancasse anche solo uno, allora bisognerà pensare a moduli alternativi. Inoltre, ieri sera ha dimostrato una volta di più come non si fida della panchina e piuttosto spreme i ragazzi in campo fino all’ultimo secondo rinunciando ai cambi. Inaccettabile in una stagione lunga e logorante e con l’Europe League alle porte.

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Ieri sera si è vista la confusione dopo l’uscita di Asamoah. Si è passati da un 4-4-1 a un 4-3-1-1 per terminare con un 4-3-2. Senza contare che il momento migliore nella ripresa si è avuto con il 3-4-2, con Lichtsteiner sulla linea dei difensori e i centrocampisti centrali a scambiarsi spesso la posizione.

Al netto dei numeri tattici, ciò che è mancata è stata comunque l’applicazione. Da parte di Conte e da parte della squadra. In 180 minuti di una Juve abulica, Roma e Lazio non ci hanno mai messo davvero in difficoltà, se non con qualche cross e qualche tiro da fuori. Spacciandole per imprese, ciò che ne è uscito fuori è che sconfitta e pareggio sono stati determinati solo dalla Juve e dal fatto che non ha giocato le due partite.

Un periodo di appannamento ci sta, può anche pesare il fatto che la squadra abbia svolto un duro lavoro di richiamo della preparazione. Ci sta tutto, ma una grande squadra vince anche quando il fisico è giù, quando la mente cala. Non possiamo pretendere di giocare a mille, di correre sempre più degli avversari e di praticare un gioco sempre spettacolare. Dobbiamo imparare a vincere anche quando giochiamo male e quando abbiamo poca benzina.

E ora l’Inter. Non sarà accettata una prestazione come quella di martedì o come quella di ieri sera. Non sarà accettata una Juve molle. Proprio contro l’Inter, proprio dopo il caso Vucinic-Guarin, proprio dopo adesso che dobbiamo divertirci. Ritroviamo la gioia di lottare.

P.S.

Cambi, questi sconosciuti. Io me la sarei giocata in modo diverso ieri. Visto che Bonucci ha lanciato più palloni ieri che in tutto il campionato, in sofferenza per un regista puro, avrei inserito Pirlo al posto di Marchisio per sfruttare i suoi assist e lanci illuminanti. E nell’ultimo quarto d’ora, vista la rabbia nel cercare solo e soltanto il gol, avrei tolto Tevez per Quagliarella (non sia mai, come a Parma, ti tira fuori il solito tiro pazzo).

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Lazio-Juventus I migliori sono tutti in campo

Manca Chiellini, altrimenti scenderebbe in campo la formazione tipo. Antonio Conte ritrova il campionato e torna a usare tutti i suoi uomini migliori.

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Non ce ne vogliano Isla e Peluso, Giovinco e Quagliarella, ma con Asamoah e Lichtsteiner, Tevez e Llorente è altra Juve.

Stessa città, Roma, ma diverso avversario: la Lazio.

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C’è un solo dubbio, ma facilmente risolvibile a quanto pare. Pirlo sarà in campo con la maglia da titolare, mentre Marchisio si accomoderà in panchina, pronto a subentrare a partita in corso. Pogba, praticamente insostituibile, riprende il posto a centrocampo.

Gli esterni sono quelli titolari. Troppo dura rinunciare alla corsa e alla classe di Lichtsteiner, praticamente senza alternative la figura di Asamoah. E’ qui che Conte chiede di intervenire, è qui che Marotta dovrà lavorare.

Mentre in avanti coppia straniera. Quanto contano Tevez e Llorente nel gioco della Juve. Entrambi riescono a offrire soluzioni che prima la Juve non aveva. Llorente è un gigante che lavora molto bene di fisico e garantisce quel peso che, nel 3-5-2, è troppo importante. Mentre la genialità e la forza di Tevez consentono alla manovra di respirare e cambiare marcia dalla trequarti in su. Quello che è mancato, clamorosamente, nella partita di Coppa Italia. Quello a cui la Juve non può rinunciare.

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Come al Totocalcio: bisogna fare 13

La Juve torna a Roma. Dopo l’allenamento di martedì sera, la squadra allenata da Conte torna nella Capitale e stavolta è campionato. Cioè ci si aspetta un atteggiamento da partita vera da parte dei bianconeri.

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Reja ha caricato i biancocelesti per cercare solo e soltanto la vittoria, senza nessuna paura. Mentre l’esperienza di Klose ha suggerito al tedesco di rilasciare frasi di falsa arresa del tipo “un miracolo pareggiarla”. Frasi di circostanza in entrambi i casi, frasi che non devono tranquillizzare la Juve.

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Sfida tosta, gara insidiosa. Conte cerca di allungare la striscia positiva di vittorie. In realtà si cerca di dare ancora uno strappo al campionato. Fra un mese comincerà il duro impegno di Europa League, competizione che, a questo punto, diventa focale per la crescita internazionale della Juve.

Non è e non sarà mai la Champions, né siamo in grado di calpestare la nostra dignità intellettuale considerandola come vera Champions (ricordate le frasi dei tifosi nerazzurri?), ma certamente un cammino importante di giovedì sera permetterà di crescere in autostima e valore internazionale. Senza contare che è un trofeo è un trofeo.

Conte ha evitato la conferenza pregara. La stampa continua a cercare occasioni per scombussolare l’ambiente juventino. Da Buffon e la D’Amico a un Conte lontano da Torino, dall’irrispettoso Marotta a “bisogna cedere uno fra Pogba e Vidal”. Trasformiamo queste bufale in rabbia. Rabbia agonistica. E riversiamola sulla Lazio. Stasera.

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Vucinic-Guarin: ecco perché hanno un direttore artistico

Da Bonolis a Thohir il passo è breve. Passando anche per Gramellini e numerosi blog a tinte nerazzurre. Il filo conduttore è rovesciare la realtà e fregiarsi di una figuraccia senza precedenti.

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Se Bonolis parla di follia, Thohir non parla proprio preferendo SMS. Possibile che l’indonesiano abbia finito il credito telefonico? Eppure le compagnie telefoniche hanno permesso di accedere a diversi contratti molto vantaggiosi con bundle di minuti, e non solo SMS.

Il problema vero è capire perché i tifosi stiano festeggiando l’affare saltato. Vucinic non è un brocco, Guarin non vuole più restare, e certo non è colpa di Marotta se i dirigenti nerazzurri non conoscono parole come intelligenza e professionalità. Sembra uno scherzo da prete: te lo do… e poi levo la mano quando si tratta di stringere l’accordo. Contenti loro, in una stagione anche peggiore rispetto al Mago Special Two Stramaccioni alla riscossa.

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Resta la figuraccia. Resta l’ennesimo passo falso di una società ai limiti storici della serietà e della competenza. Recentemente Gasperini ha illustrato per bene qual è stata la vera evoluzione dei succcessi recenti dei nerazzurri.

Ci auguriamo di non fare più affari con quelli là e di andare a fondo della vicenda Calciopoli, perchè una società del genere non merita alcun rispetto da parte nostra.

Certo, adesso capiamo perché l’Inter ha un direttore artistico: che spettacolo!

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Roma-Juventus 1-0 Er Sistema e le bugie di Conte

Uscire così dispiace. Non già perché vorrei sottolineare i meriti della Roma, ma perché sono costretto a commentare una partita mai giocata dalla Juve. La Coppa Italia mi interessava, perdere non mi piace, dire addio a un obiettivo interessante mi disturba – stavolta sì – il fegato.

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Conte doveva essere chiaro

Contro la Sampdoria, in campionato, con 8 punti di vantaggio, va in campo la formazione migliore. Contro una Roma che sprizzava vendetta, in Coppa Italia, in una sfida senza ritorno, per l’obiettivo della Coppa Italia, Conte si affida alle riserve. Sarà un mio grosso limite, ma non lo concepisco.

Ecco perché l’unico pensiero che mi gira in testa è il seguente: Conte ha voluto mollare la Coppa Italia. Le semifinali si giocano in febbraio, quando riparte pure quella rottura della Europe League (che a questo punto diventa obiettivo importante). E allora via l’impegno della Coppa Italia, un po’ di ossigeno per i gufi, e noi si tenterà il prossimo anno.

Penso questo perché la squadra ha “detto” questo. Vidal molle, Pirlo lento, le due fasce scandalosamente inadeguate, la difesa con la testa chissà dove visti i disimpegni che nemmeno la Primavera…

Conte doveva essere chiaro e io l’avrei perfino appoggiato: non abbiamo risorse per lottare su tre fronti, vogliamo il terzo scudetto, tenteremo l’Europa, ma la Coppa Italia proprio dobbiamo mollarla. Onesto, chiaro, pulito, come sa fare lui. Perché poi, a me, essere preso in giro non va proprio. Ero sul divano convinto di vedere giocare la Juve, convinto che le mie sensazioni erano pari a quelle dei ragazzi in campo. Non è stato così, e certo non è colpa mia. Difficile pensare il contrario. Impossibile dire “Conte non vuole perdere nemmeno a carte”. Purtroppo ha dimostrato il contrario ieri sera, con cambi tardivi e una preparazione del match fatta proprio per aspettare il gol dell’avversario. Una squadra che vuole vincere, un tecnico che vuole vincere, cambia immediatamente Giovinco e Quagliarella o rivede l’assetto tattico inserendo Pogba (che poteva sfruttare il tiro da fuori).

Problema qualità panchina

A quanto detto sopra, si aggiunga, tristemente, l’ennesima prova di una panchina purtroppo inadeguata. Il che mette in dubbio, a questo punto, la vendita di Vucinic. Se non giocano Tevez e Llorente – più che fondamentali nell’economia di gioco di Conte – allora siamo nei guai. Quagliarella e Giovinco hanno sprecato una grande occasione. Palla a loro e manovra imballata. La Juve maestra nell’avanzare il proprio baricentro, ieri è stata più volte costretta, dagli attaccanti, a tornare indietro diventando prevedibile, lenta, abulica e per nulla creativa e pericolosa.

Così si va poco lontano perché gli stessi 11, per tutta la stagione, difficilmente reggeranno. Piccoli cambi li sopportiamo, ma fuori 4 titolari, fuori Pogba, e questa Juve comincia a soffrire.

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L’atteggiamento remissivo, l’essersi rinchiusi nel proprio centrocampo è roba da provinciale, certo non è roba da Conte. E non credo che la Roma, che ha solo tirato da fuori, praticamente, abbia tutti i meriti di questa non-partita della Juve.

Il problema mercato va perciò inquadrato così: o si prendono titolari assoluti, altrimenti bisogna cercare gente tosta capace di sostituire al meglio i titolari attuali.

Capitolo “er sistema”

L’ultimo capitolo è dedicato a Er Sistema di De Sanctis. Ieri, a quanto pare, non solo non è stato applicato, ma è stato vergognosamente ribaltato.

Il giallo a Benatia è talmente ridicolo quanto i dubbi dei telecronisti giallorossi su RaiUno. Giovinco, in vantaggio e solo davanti il portiere, viene atterrato. A termini di regolamento è fallo da ultimo uomo, quindi rosso. Il giallo è solo uno dei colori sociali della Roma, ma con l’episodio c’azzecca poco (come direbbe il buon Di Pietro).

Pure De Rossi ha ammesso che il gol di Peluso è più che regolare. Dal primo replay RaiSport si è visto che la traettoria resta dentro il campo. E la Gazzetta mente sul gioco fermo. Il gioco era assolutamente non fermo e il fischio ufficiale è arrivato quando Peluso era ormai alla bandierina col pugno alzato.

In generale stupisce la gestione della gara. Benatia l’ha completata, Castan ha preso giallo solo per proteste. Nel mentre, la mia Juve sta scrivendo il contro-comunicato per l’affaraccio con l’Inter.

Lo dico ora per non ripeterlo più: se non alziamo la voce, se non ci difendiamo, se non la smettiamo con questo atteggiamento british, come nel 2006 – e scusate la volgarità – ce se ‘nculano fortemente (esattamente come un anno fa contro la Lazio: ricordate l’intervista beffa di Conte ai microfoni Rai?).

E ora massacriamo la Lazio. Una grande squadra è grande SEMPRE. E non molla niente.

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Vucinic-Guarin Cara Juve te la sei cercata…

Il titolo provocatorio in realtà non fa il paio con quanto stiamo per dire.

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Salta tutto. E non perchè Thohir abbia valutato qualcosa, ma perché gli ultras hanno imposto la loro decisione. Il comunicato dei nerazzurri nasconde tante insidie:

FC Internazionale informa di aver deciso di non procedere nella trattativa con la Juventus per il trasferimento dei calciatori Fredy Guarin e Mirko Vucinic. Il Presidente Thohir, dopo essersi confrontato con il dott. Massimo Moratti, suo figlio Angelomario e con i dirigenti della Società, ha ritenuto che non sussistessero le condizioni, tecniche ed economiche, per il raggiungimento dell’accordo e ha già dato mandato ai responsabili dell’Area Tecnica di valutare altre opportunità di mercato, con l’obiettivo di rinforzare la squadra nel rispetto dei parametri economici imposti dal Financial Fair Play.

Vien da chiedere di quale financial fair play stiano parlando lì a Milano. Miliardi buttati, buchi di bilancio, plusvalenze fittizie e tante operazioni, compresa un’iscrizione al campionato di calcio di Serie A alquanto strana.

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Vien da chiedere anche come proveranno a ricucire con Guarin che, de facto, è ormai un ex dell’Inter.

Soprattutto, visto che dell’Inter poco ci frega, come gestiremo al meglio l’affare Vucinic. Il ragazzo ha chiesto di essere ceduto, la Juve valuta solo un’uscita a titolo definitivo, con una valutazione che non può essere inferiore ai 12 milioni di euro. Resta l’estero. Ma restano pure pochi giorni. Col rischio di tenerci un ragazzo svogliato, non più sul pezzo, insomma una mezza grana in uno spogliatoio che ovviamente non ne soffrirà. Ma resta pur sempre una piccola scheggia.

Questo il comunicato, breve, della Juventus:

Juventus Football Club non commenta il comunicato dell’Internazionale F.C. La società è concentrata sulla gara di Coppa Italia TIM e procederà alla valutazione e alla spiegazione dello sconcertante accaduto.

E, in ultimo, vien da chiedere perché insistiamo a imbastire trattative con quelli là…

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