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Mese: April 2014 (pagina 1 di 2)

Sassuolo-Juventus 1-3 Tutto è bene quel che finirà bene

Complicare è semplice. Semplificare è complicato. Si potrebbe tradurre così l’esperienza della Juve a Sassuolo, con tre punti acciuffati con la rabbia esplosa solo dopo averle prese.

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Non serviva Rudi Garcia per spronare il Sassuolo. Avrebbero comunque giocato alla morte. Ci piacerebbe vedere lo stesso atteggiamento anche contro la Roma. Perché i rischi corsi sono stati enormi. Come deve essere in un torneo chiamato Serie A.

Apre Zaza, bianconero voglioso di tornare a Torino da protagonista. Un attaccante particolare, non certo un bomber. Uno magari buono per un 4-3-3. Insieme a Immobile, Gabbiadini, Berardi (ieri assente). La Juve ha il futuro in casa, basterà scegliere. E scegliere bene.

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Il presente si chiama Carlitos Tevez. Peso specifico altissimo, da numero 10 appunto. Classe da vendere. Roba da urlo, con i tifosi letteralmente rapiti dal giocatore del popolo. Simbolo del terzo anno di Conte, quello dei 93 punti a tre match dal termine. Simbolo di una Juve che non muore mai e che quando decide di giocare come sa può tutto.

Juve anche stanca. Con un Ogbonna che sarebbe meglio monetizzare. Prima sostituzione tecnica in difesa dall’inizio dell’anno. Imbarazzante, a tratti disastroso. Come Isla: non può far parte di una formazione che vorrà attaccare l’Europa il prossimo anno. Anche perché fa fatica a stare in una formazione che attacca il campionato. Conte ha sempre ragione: serve un mercato all’altezza per non fare la fatica di ieri sera.

Juve anche rincuorata. Le gambe girano solo se la testa è concentrata. Tutta questione di attenzione, come gli sfoghi di Buffon. La concentrazione deve essere massima in vista di giovedì sera, quando uno e un solo errore può essere decisivo e dolorosissimo. La nota positiva è il rientro di Vidal.

Il tacco di Llorente diventa così l’assist migliore per il 5 maggio. Toh: il 5 maggio!

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Se saltelli si incazza Balotelli

Abbiamo già pubblicato il nostro pensiero su Balotelli e i cori beceri che riceve. Avevamo pure augurato alla nostra Juve il peggio possibile in un campionato in cui alcuni stupidi in tribuna continuavano a intonare questo coro. Ovviamente non si trattava solo di pseudotifosi bianconeri, ma di un’Italia intera. Solo che faceva comodo puntare il dito sulla Juve. Il punto però è un altro.

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Il punto è che il povero ragazzo è scoppiato. Deve fare pace con sé stesso. Deve soprattutto capire che l’atteggiamento giusto è un altro. Quello che Boban ha tentato di suggerigli invano. Quello che Marocchi ha poi detto dopo la lite in tv con Mario.

Il punto è che doveva capitare. Da “non sono un fenomeno” a “non capisci di calcio”, passando per sfoghi e naturali incazzature.

Se non fosse che il ragazzo deve capire ancora come stare al mondo. Lasciamo da parte la sua storia, su cui nessuno può mettere becco. Ma certo la gestione della sua personalità è stata problematica. E non crediamo che le colpe siano tutte di Mario Balotelli.

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Piuttosto le colpe sono della stampa e di un ambiente che non lo ha mai veramente aiutato. Diceva Boniperti che “prima si sceglie l’uomo, poi si valuta il calciatore”. Ci perdonerà Mario Balotelli, ma di uomo non c’è traccia. C’è traccia di un ragazzo viziato, disegnato fenomeno dai giornali e dalle TV, con tante malefatte da parte sua per un carattere non pronto al grande palcoscenico.

Doti tecniche molto importanti, ma mostrate e dimostrate solo parzialmente e solo in modo molto discontinuo. I campioni sono altri, perché “campioni lo si è nella vita di tutti i giorni, non solo in campo” diceva Marcello Lippi di Zidane.

Ci troviamo così con un Milan incapace di gestire la sua personalità e il suo personaggio, di un Prandelli che avrà grosse difficoltà in Brasile, di una Nazionale che avrebbe bisogno di un leader in attacco e non ce l’ha.

Fenomeno lo è, ma solo a livello mediatico. Non vogliamo avanzare polemiche facili, ma l’essere cresciuto lì dove è cresciuto, con quella fanfara di giornali e TV a gonfiarne il valore e i casi, di certo non gli ha giovato. Ma è ancora presto. A 23 anni la maturazione non solo è possibile, ma è doverosa.

Su Mario: rialzati. Col cuore. Altrimenti, per continuare a giocare a calcio come si deve, meglio scegliersi un posto tranquillo, magari di provincia, rinunciando ai flash, limitando le cazzate, e puntando a una carriera interessante. Altrimenti Boban avrà ragione: va bene giusto per il suo conto corrente. Basta decidere.

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Orgoglio e pregiudizio: Juventus contro tutti

Senza Arturo, ma con la carica giusta. Quella che leggiamo nelle parole di molti ragazzi che vogliono chiudere l’anno in bellezza. Sapendo di una Roma che non molla, e complimenti ai giallorossi che però non devono seguire l’esempio di Mazzarri e Mancini, e sapendo di un ritorno di coppa davvero duro.

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Senza Arturo, perché Vidal appare in difficoltà con quel maledetto ginocchio. E quanto ci servirebbe la sua classe e la sua grinta in un centrocampo che può contare comunque su un grande Marchisio e un ritrovato Pogba (ritrovato nella forma). Probabile  l’operazione di pulizia, perché il fastidio è qualcosa di più di un dolore da contusione. Meglio non rischiare. E occhio alle ingerenze del Cile.

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Senza Arturo, ma con la solita presenza di Carlitos Tevez. Mai uomo fu più meritevole di indossare quel 10. Sta bene. Sta benissimo l’argentino che salterà i mondiali di Brasile per ragionamenti che non comprendiamo. Ed è su di lui che sono puntati fari e speranze di tifosi e dello stesso allenatore. Aggrappati ai suoi gol, forse meglio alle sue prestazioni. Ci tiene ancora in vita in Coppa, ci sta trascinando in campionato, anche se Immobile sta scappando via nella speciale classifica dei marcatori.

Rudi Garcia a parte, per il quale vale un silenzio d’oro da parte nostra, visto che ha ribaltato completamente la realtà dei fatti in quella Roma che fa la stupida tutti i giorni, il campionato è avvincente da morire. Senza pause né giornate morte. Lunedì l’impegno sarà, come al solito, nervoso. Il Sassuolo deve salvarsi, contro la Juve tutti fanno la partita della vita, e la Juve dovrà rimanere concentrata nonostante la sfida clou di giovedì notte.

A leggere la classifica vengono i brividi, per le vette mai esplorate dalle due di testa. A leggere le classifiche di Serie A degli anni precedenti è legittimo che a Roma siano letteralmente furibondi: record di punti giallorosso eppure un meno 5 con una partita in più. Servirebbe più sportività. Ma in Italia è dura. E pure all’estero dove Mourinho dà ampia prova di vittimismo. Ripenso alla Juve. Ripenso a Conte. E di colpo mi sento leggero, pulito, orgoglioso. Come pochi altri possono esserlo.

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Benfica-Juventus 2-1 Scarso spessore internazionale

Quando fai quell’1-1 e gli avversari hanno sentito il colpo, devi insistere e dare la botta finale. Invece l’abbiamo preso e abbiamo pure rischiato di prendere il terzo vanificando ogni tentativo al ritorno. Ora è dura. Piace così, ma la qualità manca davvero.

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Baricentro basso, scarsa aggressione e aggressività. Si salvano in pochissimi, perché pochissimi sono stati reattivi e propositivi. Il resto sembrano aver svolto un compitino che non pareva comunque da semifinale europea. La stanchezza delle gambe non basta come giustificazione. Manca del tutto una personalità internazionale.

Deve lavorare ancora tantissimo Antonio Conte e probabilmente servono innesti come Tevez. Non è un caso che si è finalmente sbloccato, così come non è un caso che è l’unico a metterci qualcosa di più. Ed è con qualcosa di più che si ha la meglio in campo europeo.

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Se in Italia basta giocare pochi minuti per sfracellare gli avversari, anche contro un non irresistibile Benfica servono invece due gambe più tutta una serie di idee mal espresse dalla Juve di ieri sera. Quanto merito delle furie rosse e quanto demerito bianconero è tutto opinabile. Di certo c’è stato un Pirlo molto poco ispirato, un buon Marchisio, un Asamoah completamente differente rispetto al terreno italiano.

Però il gol nasce proprio da una verticalizzazione come sappiamo farla. Proprio con un’incursione di Asamoah. E una magia di Tevez. Nello stesso tempo abbiamo preso due gol evitabilissimi: due gravi disattenzioni, forse frutto di un minimo di arroganza o scarsa applicazione. Era una semifinale e se tremano le gambe, allora vuol dire che siamo lontanissimi da un percorso di crescita in Europa.

Tutto rimandato a Torino, comunque. Fra sette giorni. Quando gli occhi dovranno essere quelli di Tevez, quando la classe del centrocampo deve prendere il sopravvento rispetto a un buon Benfica ma nulla più. Quando ci sarà bisogno della vera Juve. Anche in Europa. Soprattutto in Europa.

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Dritti verso il nostro destino

Manca da troppo tempo. E con quella finale a Torino sarebbe un delitto non sudare le classiche sette camicie per andarci a prendere l’ultima partita.

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La Juve di Conte si gioca stasera un pezzo di qualificazione. L’altro pezzo si giocherà allo Juventus Stadium. Occhio ai diffidati: Tevez, Bonucci e Marchisio. Tre pezzi fondamentali viste le condizioni di Vidal (in dubbio anche per il ritorno, se in condizioni non certamente ottimali) e degli altri attaccanti bianconeri.

Juve contro Benfica. Due deluse. O due orgogliose. Dipende la lettura, o il giornalista che scrive il pezzo. Di certo c’è che sono due formazioni forti, nel panorama dell’Europe League 2013/2014. E arrivato a questo punto, difficilmente si trovano avversarie comode.

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Se Tevez vuol provare a rovesciare il tabu gol-europeo, Vucinic si gioca le ultime chance per una riconferma che comunque non arriverà. Ultimi scatti di orgoglio con la maglia bianconera per un talento purissimo, che si accende solo quando gambe e testa decidono di giocare a calcio. A quel punto è uno spettacolo e uno veramente forte, capace di spostare gli equilibri di un match. Ma questa altalena di prestazioni e voti non ce la possiamo più permettere.

Guarda Llorente e guarda Tevez. La continuità di rendimento ha fatto volare la Juve. E’ il differenziale rispetto all’anno scorso, i gol che mancavano, le vittorie che erano pareggi.

Il prossimo sforzo è lunedì sera. Contro il Sassuolo. Che giocherà, come al solito, con il sangue agli occhi. Non abbiamo mica la fortuna di Rudi Garcia, noi.

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Ultimo giro di orologio: come finirà la stagione?

Ti accorgi della bellezza di questa stagione, peraltro non ancora terminata, dal silenzio imbarazzante dei nemici, aggrappati a qualche pianto che non convince più nemmeno loro. Aggrappati a ipotesi strambe: Conte via, Pogba via, la Juve deve rinunciare a Vidal, poi a Pirlo e Buffon. Oggi persino Llorente è sul mercato, senza motivazione alcuna. I sogni perversi di chi sul campo sta commentando una stagione superlativa.

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Stagione non ancora terminata, dicevamo. Mancano all’appello un po’ di partite di campionato, inclusa la supersfida contro la Roma, e poi mancano le partite europee.

E’ proprio il Benfica a preoccupare. Preoccupare perché nessuna sfida è vinta in partenza. Lo sa bene Conte che predica questo concetto da quando è arrivato, nonostante molte sfide le abbia già vinte.

E quando non puoi parlare del campo, se non bene anzi benissimo, allora si parla di mercato. Un mercato che non sorride alla Juve, se non nelle ricostruzioni ipotizzate. Non che non sia vero o veritiero, ma certo alcuni articoli sono proprio buttati lì per sparare il titolone e agitare l’ambiente. Tanto qualche tifoso ci casca per davvero.

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Avremo modo di parlare di mercato durante i prossimi mesi. Restiamo intanto concentrati sulle partite che mancano.

Un paio di scontri importanti in campionato, con un vantaggio da amministrare o un obiettivo da raggiungere, dipende dal vostro punto di vista. Il traguardo fantascientifico dei 100 punti o la messa al sicuro di uno scudetto ancora dominato, voluto, sudato, ampiamente meritato?

Senza contare che quest’anno Conte sta mirando a un traguardo di minore impatto della Champions, ma molto importante per il curriculum, per quel fattore esperienza fondamentale per continuare a crescere, maturare, verso una dimensione da big europea.

La Juve corre. Deve correre. Con qualche acciacco, con la giusta dose di paura che ci aiuterà a mantenere altissima la concentrazione. Giovedì di nuovo in campo.

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Udinese-Juventus Noi non molliamo

Non molliamo un cazzo, come recitò Vidal qualche settimana fa. Non ha usato l’intercalare, Antonio Conte, ma l’avrebbe usato volentieri. Il Mister è tornato a parlare dopo 3 mesi di silenzio prima delle partite. Come sempre, è stato efficace e sintetico.

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Anche ieri la moviola ha offerto spunti interessanti. Quel famigerato #ersistema profetizzato da De Sanctis, portiere della Roma, sembra scricchiolare di giornata in giornata. Sempre a beneficio delle solite inseguitrici. Ma sai che importa. Il destino è tutto nelle nostre mani.

Purtroppo, è soprattutto nelle nostre gambe. Gambe appesantite da numerosi impegni e fatiche. Gambe che ci servono per chiudere in bellezza un’annata a dir poco eccezionale.

L’Udinese si presenterà ai nastri di partenza con la solita grinta di Guidolin, speranzoso di poter fare il miracolo. Francamente ci siamo abituati, anche se spereremmo in un atteggiamento molto simile a quello delle squadre che stanno affrontando i giallorossi in questo momento. Il sangue agli occhi se lo fanno venire solo quando vedono Juve. Va bene uguale, c’è più gusto.

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Stasera ci sarà da gestire un paio di casi. Tevez non vuole mollare, ma è troppo più utile integro che rotto. Nulla di che, solo un po’ di fastidio all’adduttore, con quel pensiero rivolto sempre al campo, con un occhio alla classifica cannonieri. Al suo posto pronto Giovinco, in cerca di riscatto. O Vucinic, che dovrà farsi perdonare la partita contro il Lione. Uno dei due affiancherà Llorente, mentre Osvaldo è destinato alla panchina.

Riposerà anche Vidal: lui sì che va preservato. In campo, sforzo massimo per Pogba e Marchisio, con Pirlo saldamente in cabina di regia. Lichtsteiner, diffidato, a destra, mentre Asamoah a sinistra.

In difesa uno dei tre stacanovisti riposerà: probabile Chiellini, anche se nella serata di ieri si parlava di Ogbonna al centro al posto di Bonucci.

Interessante valutare Scuffet. Buffon non è eterno e bisogna muoversi da adesso per trovare colui che difenderà la nostra porta per almeno i prossimi 10 anni.

Udinese-Juventus Probabili Formazioni

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La prova tv e la regolarità del campionato

Episodio di Cagliari-Roma. Destro insegue il suo avversario, tenta una prima volta, poi gli molla un pugno e poi casca da solo, senza essere stato colpito, simulando un colpo da ko mai ricevuto. Sarebbe colpo violento a palla lontana più simulazione. Risultato: la Roma si sente offesa, Caressa perde le staffe in diretta, l’opinione giornalistica si dice allarmata.

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Pure Zazzaroni è stato costretto al passo indietro, senza contare che Caressa ha poi rettificato con “sarebbe meglio che Destro tenesse le mani al proprio posto”. E si riparla di regolarità del campionato. Addirittura, l’uscita della Roma è ancora più bella: “Se lo squalificano è per la moviola”, per bocca di Garcia che non sta infilando due cose coerenti, nemmeno per sbaglio.

Non è moviola, di certo non è falsa come il famigerato gol di Turone, con taroccamento delle immagini scoperto solo 20 anni più tardi, e cioè solo qualche mese fa. Si chiama, a termini di regolamento, prova tv.

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E sempre per il regolamento, visto che l’arbitro ha visto soltanto la parte finale dell’azione, con Destro a terra e il giocatore del Cagliari pure a terra, la prova tv ha evidenziato la doppia irregolarità di Mattia Destro.

La campagna contro Chiellini, le memorie su Montero, i ricordi di Davids, sono allucinante forzature di una realtà così lapalissiana da far rabbrividire il più acerrimo antijuventino.

E toglietela la squalifica a Destro: ci sarà più gusto. Ma qui le moviole appaiono e scompaiono solo quando fanno comodo. Qualcuno insinua che le TV ce l’hanno contro la Roma, senza contare il gol regolare di Peluso che avrebbe eliminato la Roma in quel di Coppa Italia, due mesi fa. Vale sempre, o non vale mai, questo fatto che le TV proteggono la Juve?

Ma torniamo al campionato. In particolare, cerchiamo di capire quest’ondata di fetida illogicità, partendo da Malagò. Le immagini sono quelle, la partita è Cagliari-Roma, il protagonista è Destro. Fine. Ci sembra di aver detto tutto. Per il resto, ci saranno le pagine di De Paola, le opinioni di Sconcerti, perfino il buon Liguori a libro paga di Berlusconi.

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Juventus-Lione 2-1 O Juventini o antijuventini

Non le manda a dire. Non sarà simpaticissimo, forse perché non sbaglia mai un concetto. Da Pogba dato per partente, nonostante Marotta continui a ripetere il contrario, a frasi cambiate, alle gufate. Conte sceglie bene la polemica stavolta e punta sulla divisione oggettiva che è in atto in Italia da molti anni: o con la Juve o contro.

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Questo per dire che quanto sta facendo la Juve, purtroppo si riflette positivamente sul sistema Italia di cui noi, ovviamente, faremmo anche a meno.

Pirlo abbatte la porta del Lione a inizio partita, poi la Juve si complica un po’ la vita, per poi allontanare le paure col gollonzo di Marchisio. A noi le cose facili proprio non piacciono. Attenzione, però: le tre semifinaliste son parecchio pericolose se prendiamo sottogamba la manifestazione. E, a questo punto, una figuraccia sarebbe figuraccia europea.

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D’altronde c’è pure da blindare il campionato, un terzo scudetto che non può non essere nostro, ma che nostro ancora non lo è.

E allora conviene misurare per bene le forze e schierare di volta in volta la formazione migliore. Possibilmente risparmiando i ragazzi che non sono al 100%. Sintomatiche le frasi di Pogba a fine partita, quando ha benedetto la panchina così da rifiatare un po’.

L’importante è comunque aver portato a casa la semifinale, con una magia di Pirlo e un colpo di fortuna di Marchisio. L’importante sarà ora giocarci al meglio le nostre carte, visto che tutto è alla nostra portata purché si giochi da Juve, purché si giochi da grande squadra quale siamo.

Non possiamo farlo se lo stadio resta muto. Non possiamo farlo con supporters così poco rumorosi. Ha ancora e sempre ragione Conte: ci siamo dimenticati da dove si viene?

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Sorteggi Europe League: sarà Benfica-Juventus

Tanto dobbiamo arrivare in fondo. Non avevamo preferenze, ora abbiamo un obiettivo.

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Il Benfica è una squadra tosta. Ha ben impressionato per organizzazione di gioco e per qualche elemento interessante.

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Come interessante è l’altra semifinale, tutta spagnola.

L’opportunità è quella di mettere punti importanti nel ranking UEFA sfidando direttamente il Portogallo. Ma, come detto da Conte: poco ci frega del ranking, ci frega soprattutto della Juve.

Juve che potrebbe arrivare più serena alla doppia sfida se riuscisse a sistemare presto l’affare campionato. In mezzo ci si mette l’ansia per una gestione problematica della stanchezza e degli acciacchi, non ultimo quello di Vidal che costringerà agli straordinari l’intero centrocampo.

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