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Mese: May 2014 (pagina 1 di 2)

Immobile in mobilità: 19,4 milioni di euro dal Borussia Dortmund

Per il terzo anno consecutivo la Serie A perde il suo capocannoniere. Successe già con Ibra, poi l’anno scorso con Cavani. Ora tocca a Immobile, a metà fra Juve e Torino, ormai a un passo dal Borussia Dortmund.

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La Juve non poteva sprecarlo, fra panchine e l’impossibilità di attenderne la definitiva esplosione in maglia bianconera (non che avesse già avuto opportunità), mentre al Torino fa comodo quanto incasserà.

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A 24 anni, dopo una stagione complessa a Genova, Ciro è esploso, tornando su livelli impressionanti come nel Pescara di Zeman, qualche anno fa. Attaccante di razza, capace di giocare dentro l’area, ma anche fuori dall’area. Gran fisico, grande opportunismo. Lo rimpiangeremo?

Già perché l’unica domanda che rimbomba nella testa di tutti è “quanto ci arrabbieremo fra qualche anno quando Ciro sarà diventato un po’ più Ciro?”. D’altronde, è pur vero che adesso le mosse bisogna pianificarle, compresa qualche scommessa.

Con Immobile vince la necessità di reperire subito una plusvalenza più che la scommessa di un nuovo Trezeguet. Va così nel calcio di adesso.

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Drogba alla Juve: gli exit poll dei tifosi

Si è scatenata la corsa al commento. E visto che il calciomercato sarà oggetto di questo blog per almeno i prossimi tre mesi, non ci faremo scappare l’occasione per commentare l’affare Drogba.

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Una potenza della natura, con numeri importanti, in una carriera di tutto rispetto. Didier Drogba è sempre stato un attaccante concreto, dal carattere spigoloso, con un cuore enorme donato al club in cui ha militato. Dalla Francia all’Inghilterra, passando per l’Oriente e il rientro in Turchia. E adesso?

Adesso la Juve tenta di ripetere le operazioni che in passato avevano dato ottimi frutti: da Boninsegna ad Altafini, senza dimenticare il grande Pietro Vierchwood comprato per dare certezze a una difesa che tornava nella grande Europa dopo tanti anni. Finì con la Coppa Campioni conquistata ai danni dell’Ajax, con il difensore che aveva da poco compiuto i 37 anni d’età. Più o meno come Drogba, a oggi 36 primavere.

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Cabala a parte, il punto cruciale di questo affare è il concetto: via Vucinic e Quagliarella, non riscattato Osvaldo (per cifre impossibili e un punto interrogativo sui suoi mesi bianconeri), confermatissimi Tevez e Llorente, poco monetizzabile Giovinco, in attacco serve un puntero forte, d’esperienza, di peso, in grado di sostituire nei numeri e nei fatti il duo titolare. Uno tipo Drogba.

Se solo accettasse una riduzione dello stipendio e un impiego dettato più dalle esigenze dei titolari. A queste condizioni, la scommessa di un solo anno con Drogba andrebbe fatta, a questo punto. Che col ritorno alla base di Gabbiadini e l’acquisto di un attaccante esterno (buono per il 4-3-3) completerebbe le operazioni di mercato in avanti.

Drogba o non Drogba?

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Juventus 2014/2015: allenatore Conte, presidente Andrea Agnelli

Secco, asciutto e pungente. Un tweet, come la moderna tecnologia ci insegna. Nemmeno completo, perché mancherebbero ancora 90 caratteri da riempire, magari con un commento, un festeggiamento. Qualcosa da cui trapeli felicità.

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E qui mi tornano in mente le parole di Mughini, ma soprattutto le mie idee.

Stato attuale della Juve. Una squadra che potrebbe vincere in Italia giocando solo con una gamba. Una squadra che in Italia vincerebbe anche con Padoin titolare, con il massimo rispetto per una riserva sempre puntuale e preziosa. Una squadra che in Italia non avrebbe bisogno di rinforzi da capogiro.

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Il problema. Antonio Conte è convinto che meglio di così non si può fare, anche perché vorrebbe dire vincerle tutte. Anche perché vorrebbe dire battere record non più battibili.

Le idee di Conte. Antonio Conte è convinto allora che bisogna rinnovare. Come faceva la prima Juve di Moggi che continuava a cambiare di anno in anno, anche vendendo i migliori per acquistarne di più utili, di più freschi, di più motivati. La pancia piena e lo stress fisico e mentale è piuttosto evidente, così il tecnico leccese vorrebbe cambiare. Condivisibile.

Le idee della società. La dirigenza è convinta, piuttosto, che servirebbero pochi rinforzi, pochi ritocchi e nessuna rivoluzione. E qui c’è tutta la differenza di pensiero con chi sta sul campo e chi sta fuori dal campo. Primo vero forte strappo di concetto, fra chi tiene in ordine i conti e chi deve portare a casa i risultati. Ma la Juve deve muoversi come una unica entità. Così non va bene.

Ripercussioni. Se dirigenza e Conte stanno pensando due cose diverse, allora non va bene. A meno che questa non sia una farsa sostanziale data in pasto a una stampa oggettivamente sconvolgente dal punto di vista deontologico, allora una frattura c’è. Evidente. Palese. Le ripercussioni potrebbero quindi essere pesanti. E sarebbe ridicolo e riporterebbe l’orologio a qualche anno fa, quando Jean Claude Blanc azzeccò tutte le mosse possibili… a vantaggio degli altri però!

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Juventus 102 punti: agghiacciande!

E’ agghiacciande.

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102 punti, centodue punti. Record europeo. Messi in fila Benfica, Barcellona, Real Madrid.

E’ agghiacciande: record di punti in assoluto in Serie A.

E’ agghiacciande: record di vittorie in assoluto in Serie A.

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E’ agghiacciande: record di punti in casa.

E’ agghiacciande: record di vittorie in casa.

E’ agghiacciande: record di partite consecutive in gol (30).

E’ agghiacciande: miglior attacco e miglior difesa del campionato.

E’ agghiacciande.

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Chi è Conte scagli la prima pietra

Con Conte o con Agnelli? Io preferisco sempre stare dalla parte della Juve. Probabilmente è tutta una farsa quella inscenata dalla coppia Antonio Conte e Andrea Agnelli, ma certamente il tutto non mi piace.

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Non mi piace il modo in cui questa storia è raccontata, né il modo in cui entrambi l’hanno vissuta. A meno che non si sia deciso di prendersi gioco della stampa tutta. Il problema è che a noi qualcosa va raccontato, anche velatamente, anche con mezzi alternativi che siamo pronti a sostenere, pur di fare a meno di Sky, di Mediaset, di Gazzetta e Corriere dello Sport.

Il tira e molla, il dico e non dico, il “m’avete preso per… no sei un eroe” è tutto molto bello, ma chi ama questa squadra, chi ama questi colori, non può non essere d’accordo sul fatto che così non va.

L’unico segno di serenità l’hanno data i ragazzi. Non certo dirigenza e allenatore. Mettiamo qualche punto, poi godiamoci quest’annata spettacolare.

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Primo punto: Antonio Conte è nella storia e nemmeno una stagione maledetta potrà cancellare quanto fatto. Un autentico miracolo sportivo. Siamo d’accordo con Mughini quando ha detto “prima di Conte credevo che un allenatore valesse il 20% di una squadra, ma sono costretto a ricredermi”.

Secondo punto: non possiamo, a te caro Antonio, non chiederti di provare a vincere. Ce l’abbiamo scritto sul collo, nel cuore e nella testa, oltre che nella storia: “alla Juve vincere è l’unica cosa che conta“. Fermo restando che siamo pronti a sposare un progetto di ri-crescita. Ma ce lo dovete spiegare, altrimenti il popolo tutto rischia di confondersi oltre modo.

Terzo punto: se non ci sono soldi ci si arrangerà, come fatto in questi tre anni. Ben sapendo che la concorrenza sarà sempre più forte e agguerrita. Pazienza: siamo la Juve, e dobbiamo esserlo.

Quarto punto: dobbiamo muoverci come un corpo unico. Chi non ci sta, scenda dal carro e scelga altri colori. O più semplicemente: se non si è convinti di Juve, basta cambiare progetto, cambiare squadra. Siamo tutti juventini, ma ognuno di noi ha responsabilità molto differenti. Assumiamocele tutte, senza paura, senza strategie dialettiche che confondono, divertono e intriscono assieme, impauriscono, stupiscono.

Ma godiamoci il momento. Godiamoci questa Juve. Godiamoci i record. Puntando sempre al prossimo.

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Roma-Juventus 0-1 Grazie Roma, che ci fai piangere e godere ancora

Possono cominciare i festeggiamenti. Lì. In quello stadio. Davanti a Totti e compagni. Con la faccia di Garcia persa nel dolore dell’ennesima sconfitta. Polverizzando record su record. Col gol di colui che non doveva segnare. L’ex. All’ultimo respiro. Come nei peggiori incubi. O come nei sogni che si realizzano.

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Finisce così un Roma-Juventus dove una squadra ha menato e l’altra ha risposto. Dove la classe di Totti e compagni è rimasta nella retorica, sostituita dalla solita vergognosa furia rabbiosa di chi non può ammettere l’inferiorità.

La Juve scudettata porta a Roma il suo scudetto: almeno lo vedono anche lì, nella Capitale. La Juve scudettata raggiunge 99 punti.

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E che gli vuoi dire? Che puoi commentare? Da dove parte può partire il racconto di una stagione esaltante, dove ogni numero è a favore della Juve?

Resta il dubbio sulle dichiarazioni di Conte, su cui torneremo in altri articoli. Resta il dubbio di capire cosa accadrà quest’estate. Perché questi sono numeri non più ripetibili, specie se pensate che manca ancora la trentottesima. Ed è un gruppo che ha dato il meglio di sé.

Anche se l’esultanza finale può raccontare una storia differente.

In settimana ci sarà il faccia a faccia fra Conte e Agnelli, pura formalità nel tentativo di darsi obiettivi concreti. Ci dia retta Andrea Agnelli: ascolti soltanto, lasci decidere a Conte, acconsentendo a ogni sua richiesta, sposando ogni sua idea. Ci dia retta Andrea Agnelli: abbiamo trovato il nostro Fergusson!

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Roma-Juventus Per la gloria o per la vacanza?

L’interrogativo principale è: quanta fame avrà la Juve questo pomeriggio? Sarà partita vera, o la testa dei ragazzi è già in vacanza, una volta acquisito il titolo di campioni numero 3 in tre stagioni?

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Poco contano le parole di Garcia e Totti. Contano anche meno i risultati che usciranno questo pomeriggio: il campionato è finito, forse non è mai cominciato. Resta l’obiettivo per i non juventini: battere la Juve, una volta nella vita.

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Piuttosto resta vivissimo l’obiettivo dei 100 punti, da raggiungere in quattro passi ancora. Contiamo anche su questo per vedere una bella partita contro i giallorossi. Matematicamente serve ancora un pareggio e una vittoria, senza contare il “prendere tutto”. Sarebbe record assoluto di punti, sia in Italia sia all’estero.

I dubbi di formazione riguardano solo il centrocampo. Storari sarà titolare, mentre è ballottaggio fra Marchisio e Padoin per un posto vicino a Pirlo e Pogba. Gli esterni sono i solito Lichtsteiner e Asamoah, chiamati alle ultime sgroppate di questa estenuante stagione.

Mentre davanti si gioca a chi segnerà di più. Vantaggio massimo per Tevez su Llorente, con Immobile avanti di due sole reti. Con due partite ancora da disputare si fa dura per Carlitos prendersi anche il titolo di capocannoniere. Ma era dura rivincere quest’anno. Come a dire: nulla è impossibile.

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Conte oggi e domani?

Capiamoci: nessuno allontanerà Conte. E’ probabile, seguendo le fantasie dei giornali, che Conte torni fra molti anni per inaugurare un secondo ciclo di successi, come capitò a Marcello Lippi. Intanto godiamoci il momento e restiamo sintonizzati sugli ultimi appuntamenti.

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Perché siamo sicuri che Conte non è per nulla stanco o provato, anzi gasato di poter migliorare ciò che ancora è migliorabile, alla caccia di record su record, e non che ne siano rimasti molti.

Il punto, ineludibile, è comunque legato alla permanenza di uno dei tecnici che ha più influito sulla storia della Juve, forse per il modo in cui si è arrivati al suo ingaggio, al periodo storico davvero critico e delicato.

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Il punto, ineludibile, è perciò inesorabilmente legato al suo nome. Senza Conte la Juve si troverebbe davanti a un punto interrogativo enorme: che ne sarà del futuro?

I meriti del tecnico leccese sono enormi, talmente evidenti che la campagna stampa che lo vorrebbe lontano da Torino è più un desiderio che un fatto giornalistico in sé. Chi potrebbe mai rimpiazzarlo?

Non che sia unico, intendiamoci. Mai cadere nel tifo più sfegatato. Ma certo sarebbe esercizio assai complesso trovare un nome che possa mettere d’accordo tutti. Ha gestito uno spogliatoio che arrivava non già da due settimi posti consecutivi, ma da catastrofi apocalittiche. Ricostruendolo e facendone il punto di forza di tre anni stupendi. Ha creato un gioco armonioso, raro nella storia della Juve, per certi versi. Ha costruito una corazza di fronte alle continue offese mediatiche, sopportandone ogni tipo di carico.

Noi stiamo con Conte. E se decidesse di dedicare il quarto anno alla costruzione di un nuovo progetto, noi avremo pazienza. Insieme a lui. Noi stiamo con Conte: oggi e domani!

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Juventus Campione d’Italia, ma mancano ancora 9 punti

Ci sarà tempo per dare i voti. Per dire grazie a chi ha firmato una stagione da paura. Per emettere giudizi. Per dare i consigli a un mercato che si preannuncia scoppiettante.

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Nel frattempo c’è un ultimo obiettivo da raggiungere. La fantasmagorica cifra dei 100 punti in campionato, una sorta di muro del suono mai avvicinata prima se non da Capello. Obiettivo vicino.

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Mancano 9 punti, cioè le restanti tre partite, con la Roma di mezzo. Servono 7 punti, quindi due vittorie e un pareggio. Sarebbe qualcosa di veramente leggendario.

270 minuti da vivere da Campioni d’Italia, con meriti indubitabili, inattaccabili.

270 minuti tutti da godere. Alleniamo le vittorie. Il prossimo anno vogliamo andare ancora più alto.

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E’ il calcio che avete costruito. E adesso ve lo tenete

Più di un velo di tristezza, ma è il calcio che avete costruito. Sono metodi e sensazioni che si leggono ogni giorno sui giornali. Sono le strumentalizzazioni ad aver vinto. Sempre e comunque. E poi via a festeggiare, mentre gli altri sono pronti con la lista dei colpevoli. In quella lista nessuno infila se stesso.

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E’ il calcio che avete costruito con le moviole sui falli laterali invertiti, invece che le moviole sulle azioni più spettacolari.

E’ il calcio che avete costruito con le polemiche costruite ad arte nel tentativo di fare più rumore, di vendere più copie.

E’ il calcio che avete costruito con le storielle raccontate a un paese credulone, perché la linea editoriale la dettano i gruppi forti dietro alcune società.

E’ il calcio che avete costruito con le analisi di leccaculo e ipocriti travestiti da esperti, funzionali a un gioco al massacro che ha prodotto più di un danno al nostro calcio italiano. Perchè il ranking è qualcosa che parte da lontano, esattamente dal 2006, guarda caso.

E’ il calcio dove Moratti viene continuamente messo accanto ad aggettivi quali “signore”, “galantuomo”. Dove Galliani è il più bravo-punto-e-basta. Dove Pulvirenti e Cellino sono decisori in Lega. Loro decidono, il calcio italiano intanto sprofonda.

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E’ il calcio dove Adriano è Imperatore, Balotelli migliore al mondo, Pistocchi commentatore, Paparesta moviolista, Icardi autentico idolo. Quindi Genny ‘a Carogna è perfetto come capo ultras.

E’ il calcio dove scopri dopo anni che l’unica cosa taroccata è la moviola nel famigerato gol de Turone.

E’ il calcio dove la vera Calciopoli non è mai approdata in TV o sui giornali.

E’ il calcio dove Garcia spara a zero e Conte e gli juventini devono stare muti.

E’ il calcio dove la Finale di Coppa Italia si gioca perché l’ha deciso Genny ‘a Carogna, mentre Renzi & Co. sono comodamente seduti in tribuna, dove Beretta “di questo non parlo” e dove Abete non si vede. Mentre il Napoli, stavolta sì, ritira la medaglia e parte coi festeggiamenti.

In fondo, Genny ‘a Carogna è esattamente il personaggio che ci serviva. Che sta bene nel contesto.

E’ il calcio che voi avete costruito. E adesso ve lo tenete.

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