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Mese: March 2015

Ci rompono Barzagli, poi Marchisio. Ci rompono e basta

Marchisio: stagione finita. Sommato a Pogba e all’infortunio di Pirlo (salvato con un abile trucco dalla convocazione azzurra), la Juve è in totale emergenza nel momento clou della stagione.

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Grazie a Conte e alla Nazionale che già in estate ci aveva privato di Barzagli per 8 lunghi mesi.

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Dalla Nazionale, e da Conte, PRETENDIAMO la dinamica.

Dalla Juve pretendiamo di capire come intendiamo difenderci, oltre che sul campo con le idee di Allegri, soprattutto fuori dal campo.

A maggior ragione dopo l’ennesimo scempio Farsopoli.

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In un ristorante da 100 euro ci possiamo almeno sedere

Frecciate e frecciatine. Giornalisti che citano Conte. Allegri che difende il proprio lavoro. Marotta che restituisce orgoglio all’essere bianconero. E’ un misto di tutto ciò la Juve dell’ultimo periodo, con un vizio di fondo: stiamo accettando il livello della polemica, quando è d’obbligo rimanere concentrati, vigili e lavorare duro.

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In ogni caso, qualche parole la spendiamo pure noi.

All’epoca Conte era sicuro che senza investimenti faraonici la Juve non avrebbe potuto competere. Logica deduzione di un calcio che dipende moltissimo dai soldi. Moltissimo, ma non di più. Quando in quel luglio malefico lo juventino Conte mollava la baracca nel peggiore dei modi e dei tempi, avevamo espresso grandissima preoccupazione: un po’ per il sostituto, un po’ perché la stagione già cominciata rischiava di tramutarsi in una specie di Waterloo sportiva.

Invece facciamo i complimenti a Marotta e Allegri: l’uno ha saputo gestire un mercato a quel punto compromesso (così sembrava) dal tuono di Conte; l’altro ha saputo imporsi silenziosamente riportando nuovo spirito e nuove idee. A giudicare oggi, 22 marzo 2015, va da sé che questa Juve è perfino più bella di quella di Conte, almeno dal punto di vista estetico e meno dal punto di vista agonistico. In ogni caso: siamo in corsa su tutto, aspettando il ritorno di Coppa Italia con i viola.

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Allegri perno della stagione, dunque. Con un quarto di Champions che ci rende felici e per il quale non vorremmo mai mollare. Con un Pogba in meno, perché la sfortuna deve sempre bussare a Torino. Ma con un gruppo in più, ricaricato e ancora voglioso di stupire e lottare.

La cosa più stupida però che si può fare è quella di accostare continuamente il lavoro di Allegri con quello di Conte. Esercizio stupido, inutile e dannoso. Se Antonio avesse veramente voluto bene alla Juve sarebbe rimasto: vi erano tutte le condizioni, ambientali specialmente, a permetterlo. Ha invece preferito i Tavecchio della situazione. Ci faccia perciò un piacere: lasci stare la Juve, per non rovinare i tre anni splendidi vissuti assieme.

Le persone passano, la Juve resta.

Vale per tutti.

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Siamo la Juve e risvegliamo i morti

Scudetto praticamente in tasca. Solo imitando Ancelotti dei tempi migliori si potrebbe davvero sperperare il largo vantaggio. Che non è solo dei 9 punti, o 10, ma è puramente mentale. C’è comunque un problema.

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Nel pareggio con la Roma, e i pareggi del 2015, la Juve sta peccando di mollezza. Scarsa capacità di tenere alta la tensione mentale, scarso killer istinct che contraddistingue il nostro DNA. Quel maledetto senso di strapotere, quel maledetto senso di ammazzare situazioni, partite e avversario per imporre il proprio dominio, la propria forza.

Il pareggio di Roma lascia invece un piccolo lumicino, evitando alla Roma una mazzata psicologica goduriosa. Su questo Allegri deve enormemente lavorare.

Senza Pirlo e Pogba, con un Vidal ancora lontano dai suoi livelli, e con un 3-5-2 che si dimostra inadeguato per le idee di Allegri, la Juve non ha sofferto. Se non per colpe proprie. Colpe assolutamente proprie.

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C’è solo merito e demerito della Juve. Difficile capire i meriti dei giallorossi, attaccati stavolta ai 20 centimetri della palla arretrata da Tevez sulla punizione vincente. Tradotto: siamo ormai oltre il ridicolo, oltre al più insano pudore.

Proprio per questo serviva la mazzata. Per poi dedicarsi al tour de force che ora ci attende, fra Coppa nostrana, campionato e Coppa europea.

Serve diventare ancora più cinici e cattivi. Perfino bastardi.

Perché a godere non c’è mai limite.

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