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Mese: June 2015

Affaire Pogba: vendere o non vendere?

Se qualcuno si presentasse con 100 milioni in contanti? Se qualcun altro proponesse una rosa di giocatori da cui scegliere come contropartite per il cartellino di Pogba?

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Intrecci di mercato, incubi dei tifosi, pensieri per lo staff tecnico della Juventus.

Paul Pogba è gioia e dolore.

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Carta di identità e capacità tecniche porterebbero la valutazione stellare a oltre 100 milioni di euro, ma la Juve deve piuttosto decidere se è giusto provare a trattenere Pogba costruendo su di lui la Juve dei prossimi 10 anni, o monetizzare un 21enne adesso o il prossimo anno, preparando dunque un mercato faraonico.

Non una scelta semplice perché la sensazione è che il francese sia una gemma preziosa che rinascerà fra moltissimi anni, con ancora ampi margini di miglioramento.

Il Barcelona sembrerebbe aver raggiunto una sorta di prelazione per il 2016, anche se non si conoscono le cifre e l’eventuale accordo che porterebbe Paul in blaugrana. Solo soldi? E quanti? E se non Barca, certamente PSG e Chelsea e ManCity e Real Madrid potrebbero essere alla finestra, scatenando magari un’asta che farebbe felice – almeno economicamente – la Juve.

Riscoprendo la lista dei più pagati negli ultimi anni, da Rodriguez a Bale, passando per giocatori assolutamente mediocri, appare oggettivo dare a Pogba una valutazione ben superiore ai 100 milioni di euro. Per età, mezzi tecnici, prospettive e risultati già raggiunti, vale più o meno di Gareth Bale? E vale più o meno di James Rodriguez? Giusto per fare due veloci paragoni. La palla a Marotta che se dovrà vendere, dovrà riuscire a strappare il massimo prezzo possibile.

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Senza Pirlo e Tevez, la Juve cambia modulo?

Via Pirlo, uno dei migliori registi degli ultimi 30 anni di calcio mondiale. Età, motivazioni, plastico ragionamento logico di necessario ricambio.

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Via Tevez, la più bella sorpresa degli ultimi due anni di Serie A, per serietà, devozione, classe, numeri. La ragion di stato ha spinto l’argentino al rientro in patria: esempio d’altri tempi in un calcio dove i soldi riescono a comprare praticamente tutto (chiedere anche a Pulvirenti).

La Juve cambia pelle. Soprattutto cambia modulo.

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Per Allegri è tempo di ragionamenti tattici per la sua nuova Juve, alla ricerca delle migliori intuizioni per consolidare il dominio nazionale e replicare la campagna europea che ha portato a una finalissima di Champions League. Quali alternative?

Gli acquisti, fino a questo momento, suggeriscono una soluzione muscolare in mezzo al campo (anche se sembra una bestemmia se poi i piedi sono quelli di Pogba, Vidal, Marchisio, Pereyra) e un tridente di forza e di velocità in avanti, con i vari Morata, Mandzukic, Dybala e Zaza. Con un 4-3-3 molto simile a quello che Lippi varò con Baggio, Ravanelli e Vialli, per esempio.

Altrimenti, con la ricerca di un classico 10, si vira verso uno dei tanti moduli che prevedono un uomo di fantasia dietro due punte. Un 4-3-1-2 come già utilizzato quest’anno (con Vidal e Pereyra alternati dietro le punte) o un 4-2-3-1 con l’utilizzo di due centrocampisti di quantità (fra Khedira, Marchisio, Vidal e Pogba) e un terzetto di d’attacco dove le ali sono più attaccanti che centrocampisti (per esempio Morata e Dybala).

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Il dopo Tevez è Mario Mandzukic

Tevez vuole andare via. Sembra confermata l’indiscrezione secondo la quale è stato l’agente dell’argentino ad avvertire Marotta dell’intenzione di Carlitos di fare ritorno a casa. E dopo 50 gol e presenze importanti, accontentare l’uomo appare la scelta migliore. Passano i giocatori, ma la Juve resta.

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Grazie di tutto Carlitos. Inutile anche provare a fargli cambiare idea, visto che ha già scelto e sarebbe perfino controproducente: ci ritroveremo un giocatore scarico, con la sola voglia di attendere il 2016 per tornare a casa. Meglio adesso. Meglio provare a monetizzare.

Soldi a parte, l’interrogativo è: come sostituire uno come Tevez?

Arrivato fra mille dubbi e impostosi come leader assoluto e più forte giocatore della Serie A per due anni di fila, sostituire un tuttocampista come Tevez appare arduo. Per almeno due motivi.

Primo: problema di budget. Nonostante i 300 milioni e passa di fatturato, la Juve non ha un tesoretto in stile Real Madrid da poter investire. Tanto più che i nomi di fantasmagorici bomber scarseggiano, o sono inamovibili. O certamente hanno già firmato contratti plurimilionari che la Juve non può permettersi (giusto per fare un esempio assurdo: i 12 milioni di Ibra al PSG).

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Secondo: problema tecnico. Tevez ha ricoperto un ruolo complesso, nella Juve di Conte e Allegri. Attaccante di movimento con Conte, regista offensivo con ampie libertà con Allegri. Assist e gol a iosa (i numeri parlano di 50 gol e 20 assist in 100 presenze circa), con un ritrovato feeling europeo. Più tanto movimento e tanto agonismo che alla Juve non si vedeva dai tempi di Nedved. Trascinatore puro, Tevez è stato molto più che un 10, con un tanti gol salva-partita o sblocca-partita. Ecco, il problema è trovare uno che riempie tanto la casella del gol, quanto quella del gioco.

Se Morata-Dybala stuzzicano la fantasia, Zaza deve comunque convincere e confermarsi in bianconero, per cui resta libera la casacca per un top player. Ma torniamo al problema “primo”: quanto budget ha Marotta da poter investire? Domanda che sembra senza risposta precisa. O legata indissolubilmente a un sacrificio (leggi Vidal o Pogba) che la Juve non vuol fare.

La soluzione: Mandzukic

Poco meno di 20 milioni di euro e una trattativa quasi lampo per Mandzukic.

Il croato è un attaccante d’area e di movimento con poca fantasia, più adatto a sostituire Llorente che l’argentino. Ma certamente può contribuire con un po’ di gol a non far rimpiangere Carlitos, offrendo soluzioni differenti e maggiore presenza in area.

Il suo acquisto è segno tangibile di un probabile cambio di modulo, o comunque un cambio di rotta nell’impostazione dello sviluppo del gioco.

Ad Allegri il nostro miglior augurio di buon lavoro.

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Il volto nuovo dell’attacco della Juventus

Dopo aver prestato attenzione al centrocampo bianconero, proviamo a fare due calcoli anche in attacco.

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Tevez o non Tevez

Tutto ruota intorno alla decisione di Tevez: va, resta? E non basta rispondere in modo semplice a questa domanda, ma va anche interpretata la risposta e quindi nuovamente pesata. Intendiamoci.

Se Tevez resta, la Juve ci guadagna un attaccante tuttofare, capace di essere leader e trascinatore dal punto di vista dei numeri e degli atteggiamenti. Una figura abbastanza insostituibile. Che però, nel finale di stagione, è venuto clamorosamente a mancare: un po’ per eccessivo relax imposto da Allegri nelle ultima partite di campionato (a giochi maledettamente già fatti), e un po’ perché l’Apache si é seduto sugli allori di una stagione strepitosa. La finale poco consistente contro il Barca né una triste prova.

Se Tevez resta, però, la Juve deve capire se la motivazione principale è l’impossibilità di tornare a casa, o se esiste reale voglia di rivalsa. Energie fresche e rinnovate per un’altra grande annata, alla caccia dei soliti obiettivi: Campionato, Champions League e Coppa Italia, in questo preciso ordine. Più classifica di marcatori.

Marotta e la dirigenza tutta devono prestare massima attenzione all’argentino: un Tevez in rosa, ma svuotato di motivazioni sarebbe controproducente e pericoloso. In caso di dubbio sui reali pensieri di Carlitos, conviene procedere alla cessione, monetizzandola al massimo.

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Le altre pedine

L’ingresso di Dybala e la conferma di Morata sono le note più liete per Max Allegri. L’argentino arriva con la voglia di stupire. Lo spagnolo resta con i propositi di migliorarsi ancora e alzare nuovi trofei. Marotta ha chiuso un importante acquisto e sta lavorando per spazzare via la pericolosa clausola pro-Madrid che riporterebbe Morata alla corte dei blancos per poco più di 30 milioni di euro l’anno prossimo.

E se Llorente va, come andrà, un altro ariete è sulla via verso Torino. Si tratta di Simone Zaza, eclettico attaccante che tanto bene ha fatto a Sassuolo. Forte fisicamente e tecnicamente, abile sul gioco aereo, capace anche di allontanarsi dall’area di rigore per partecipare alla manovra. Con lui la Juve preparerebbe un tris d’attacco buono per i prossimi 10 anni. La Juve sta valutando quanto e come versare i soldi necessari per ri-portarlo a Torino.

Con Berardi alla finestra. Sull’altro gioiellino cresciuto a Sassuolo esistono dubbi di natura mentale, perché tecnicamente non si discute. E Allegri dovrebbe anche deciderne il ruolo: il fantasista che manca in rosa, o esterno d’attacco per un modulo tutto nuovo (un 4-3-3 che é nella testa del mister, ma inapplicabile con la rosa attuale)?

Andasse via Tevez, il maggiore sforzo andrebbe indirizzato alla ricerca di un bomber puro, tale da coprire tutti i gol che Tevez ha portato in dote (50 gol e 20 assist in 96 partite giocate in bianconero). Una ricerca non facile, se c’è da abbinare i limiti della Juve in fatto a ingaggio e costo del cartellino. I nomi che girano potrebbero essere frutto di fantasie di giornalisti che una pagina al giorno devono pur riempire.

Mandzukic? Falcao? Van Persie? Di certo c’è che il nuovo giocatore deve avere caratteristiche da bomber e anche da giocatore di manovra. Finora Tevez ha più volte ricoperto il ruolo di regista d’attacco, con strepitosa capacità di impostare l’azione da lontano e grande capacità di dribbling per creare superiorità numerica. Con l’incognita della capacità di spesa: quanto budget per il cartellino?

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Circo De Laurentiis

Fu il calendario. Poi venne la famosa Lega Europea. Quindi il fatturato. Le TV. I silenzi stampa.

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Probabilmente, a questo punto, era meglio il silenzio stampa.

De Laurentiis torna alle vecchie maniere: show e spettacolo. Dopo l’annata orribile, a detta di tifosi che sentivano profumo di scudetto e di Europa, ecco la preparazione di un’altra campagna calcistica fatta più a colpi di parole. Via Benitez, dentro Sarri: tanti auguri a uno dei tecnici più capaci dell’ultima Serie A. Si attendono news sull’esodo possibile di giocatori con voglia di lottare per i vertici delle competizioni. Intanto il Presidente si sfoga.

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Ha votato lui Tavecchio. Ha sostenuto lui Lotito. Ma non c’è spazio per la correttezza e la dignità intellettuale. Quindi sparare a zero sul sistema che lui ha voluto appare naturale, quasi obbligatorio per chi può davvero parlare poco di fatti che riguardano il campo.

La novità si chiama iscrizione-al-campionato-di-calcio-di-Serie-A. Il confidente Tavecchio ha infatti suggerito a De Laurentiis che sono solo 3 i club idonei all’iscrizione del campionato di calcio. È caccia agli altri due, visto che se De Laurentiis l’ha detto, allora vuol dire che il suo Napoli ha le carte in regola.

E sarebbe una discussione seria e credibile se non fosse che la domanda è: perchè De Laurentiis lancia la bomba? Vuole deviare dalla cronaca sportiva di una stagione fallimentare e un complicato calciomercato? O ha trovato l’ennesima scusa al motivo per cui il suo Napoli non riesce ad avvicinare il vertice del campionato?

Inoltre: De Laurentiis conosce le recenti stagioni e gli ultimi 20 anni di iscrizioni fasulle al massimo campionato italiano di calcio? La Roma non in regola? L’Inter per nulla in regola? E gli strani movimenti di plusvalenze fittizie e bilanci taroccati? Il grido di battaglia vale solo quando lui è in regola?

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Balle e pallone: lo strano caso del miliardo del Milan

Un miliardo. 1000 milioni. Tanto vale il Milan di Berlusconi. Questo Milan, arrivato chissà dove in classifica e completamente in rovina da almeno 3 anni, o 8 se si esclude la stagione dello scudetto di Allegri, Ibra e Thiago Silva.

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Addirittura 480 milioni di euro per il 48%. Vale a dire: un mega esborso per una quota di minoranza.

“Papà è un genio” ha sentenziato Piersilvio Berlusconi in risposta ai fatti citati da Andrea Agnelli. “O Mr.Bee è uno sprovveduto” si potrebbe ribattere facilmente.

Noi proviamo un po’ a rompere il muro di silenzio, cercando a far quadrare i conti.

Il valore di un’azienda calcio dipende da diversi fattori, inconfutabili e oggettivi: risultati sportivi conseguiti negli ultimi anni, risultati sportivi attesi, fatturato, patrimonio netto, margine operativo, marketing (notorietà del brand).

Mettiamo ordine.

Risultati sportivi

Nell’anno appena concluso, il Milan di Inzaghi si è piazzato decimo, con 52 punti all’attivo, a -35 dalla vetta della classifica, fuori dalle Coppe. Ottavo lo scorso anno, con 57 punti, a -45 dalla Juve capoclassifica. Due anni senza coppe e risultati magrissimi in campionato hanno minato il fattore brand awareness in modo clamoroso.

I risultati attesi non sono certo dei migliori. Da sciogliere tanti dubbi sul campo e soprattutto su un mercato che Galliani non smuove ormai da anni, con il terzo anno senza alcuna Coppa da giocare, con evidenti ricadute sul fatturato e sulle sponsorship.

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Fatturato, Patrimonio e MArgine

È di 224 milioni di Euro l’ultimo fatturato rossonero, contro i 210, 254, e i 275 degli anni precedenti. Cifre a parte, la voce debiti e soprattutto il margine operativo dovrebbe mettere in guardia chiunque operi un’acquisizione.

Nel consolidato del 2014, il Milan ha chiuso con una perdita netta di 91,28 milioni di Euro: record nella storia del club. Il patrimonio netto è stato di -94,2 milioni di Euro, per una cifra di 246,8 milioni di Euro di debiti finanziari. A leggere i bilanci, negli ultimi 10 anni le perdite ammontano a 361 milioni di Euro. Solo le plusvalenze e i diritti TV hanno limitato le lacrime. Mentre Fininvest ha versato, in conto capitale, poco più di 53 milioni di Euro per coprire i risultati finanziari disastrosi del 2014. Nel 2014 il margine operativo è di 69 milioni di Euro.

Debiti complessivi per 334,5 milioni di Euro, praticamente il triplo dei crediti attestati a 115 milioni di Euro.

Alcune curiosità legate al marchio: Casa Milan, la locazione della nuova sede, è di Proprietà di Vittoria Assicurazioni. Lo stadio è diviso con i cugini interisti, e non è di proprietà.

Marketing

Con Barbara Berlusconi a guidare le operazioni di marketing rossonere, e a litigare con Galliani su chi conti di più in in casa Milan, il valore del marchio rossonero ha visto lacerazioni importanti a causa dei risultati sportivi ottenuti. Per gli studiosi di BrandFinance, il brand Milan è cresciuto come Stoccarda, Benfica e Valencia, con 244 milioni di Dollari di valore complessivo del brand (1,2 miliardi è il valore del ManUTD capoclassifica).

Poco meno di 1 milione le maglie vendute dal Milan in tutto il mondo, a fronte di 99 milioni di tifosi nel mondo.

Per far risollevare il marchio Milan occorrerebbero due cose: vittorie sul campo e sessioni di calciomercato d’altri tempi. Per entrambi i risultati occorre però ancora tempo, nel primo caso, e una barca enorme di soldi, nel secondo caso. Ma: leggendo le classifiche degli ultimi anni, scalare la Serie A diventa complesso per il Milan: perchè c’è una Juve che appare inavvicinabile, e un set di avversarie (leggi Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina) che sembrano più attrezzate di Galliani & Soci. Quanto al mercato, l’appeal del Milan è stato decisamente messo in crisi dai risultati sportivi di cui sopra.

Restano le grancasse di giornali e TV.

Come calcolare il valore?

Come calcolare allora il valore del Milan e dell’affare di Mr. B o Mr. Bee? Alcune ipotesi:

  1. Berlusconi ha già di fatto ceduto l’intera azienda, con tempi di ingresso da rispettare per non creare un altro caso Thohir. La cordata asiatica avrebbe già comprato quote di maggioranza da ufficializzare nei prossimi 18 mesi;
  2. Berlusconi avrebbe de facto inventato un altro marchingegno finanziario per far rientrare capitali dall’estero;
  3. Berlusconi avrebbe ceduto qualche altro asset, fra lo stuolo di aziende e controllate e partecipate del suo impero;
  4. ai 99 milioni di tifosi in tutto il mondo verrebbe chiesto di partecipare alla causa sociale rossonera versando nelle casse di Berlusconi 10 euro a testa. Questo sí che sarebbe amore. E non sarebbe comunque il miliardo di valutazione.
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Centrocampo Juventus: ecco come potrebbe cambiare

Pirlo dentro o Pirlo fuori? In attesa di avere una risposta certa a una domanda che la Juve deve porsi, Sami Khedira è stato ufficializzato. Rinforzo a centrocampo utile, forse necessario, certamente prezioso per andare a rinforzare un reparto già fortissimo e completo.

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Ma andiamo con ordine.

Già con Conte si era capito come il reparto chiave di tutti i successi bianconeri è (stato) il centrocampo. Completo in tutti i suoi aspetti: tattici (possiamo variare una infinità di moduli), tecnici (abbiamo quanto di meglio il calcio offre in giro per l’Europa), caratteriali (forza, agonismo, rabbia). Allegri lo ha schierato in modo differente da Conte, con un falso trequartista ad agire dietro le punte, ma il risultato non è cambiato, anzi migliorato.

Contiamo e valutiamo gli uomini.

Marchisio è destinato a prendere il posto di Pirlo in cabina di regia, con la capacità di abbinare alla qualità anche la sagacia tattica di un interdittore. Futuro capitano bianconero, Claudio Marchisio gode di immensa stima da parte di Allegri e appare come un jolly imprescindibile di reparto.

Arturo Vidal è tornato ai suoi livelli, dopo una stagione travagliata. Ma il suo apporto è fuori discussione: se sta bene, è un giocatore unico e impareggiabile, ottimo per ogni tipo di posizione, in ogni tipo di schema.

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Paul Pogba è il genio che deve ancora convincersi di esserlo. Gigioneggia troppo – come da rimprovero di Allegri – ma mezzi fisici e tecnici fuori la norma. È una sorta di caveau per le casse bianconere, e una lampada magica in campo. Deve stare bene fisicamente e migliorare l’approccio agonistico al match, senza correre il rischio di privilegiare l’estetica all’efficacia. Allegri dovrà essere bravissimo nell’uso di bastone e carota. A regola, uno dei prossimi Palloni d’Oro sarà suo. Speriamo lo ritiri da juventino.

Khedira è acquisto preziosissimo, perché in grado di sostituire ogni titolare oggi a disposizione di Allegri, spostando qui e là parametri fisici o tecnici. L’esperienza può essere incredibilmente utile in certe fasi della stagione. La paura è che la sua firma nasconda una sorta di precauzione nel caso di addio del cileno o del campioncino francese.

Pereyra è stata la sorpresa più piacevole. Non avesse avuto quella carriera, siamo sicuri che avrebbe strappato la maglia da titolare a Pirlo nella finale di Berlino per meriti acquisiti sul campo. Sta pure imparando a segnare. Tecnico, veloce, capace di ricoprire più posizioni in mezzo al campo: una manna per chi lo allena. Un peccato doverlo piazzare in panchina per eccesso di titolari.

Sturaro ha letteralmente convinto in pochi mesi di Juve. Arrivato in silenzio a gennaio, ha dimostrato sul campo che ha qualcosa di bianconero: forza, determinazione, una certa arroganza, e mezzi tecnici già buoni destinati a migliorare. Gran bel colpo per la Juve, che si rafforza ringiovanendosi.

Fin qui, un centrocampo di questa portata, Pirlo o non Pirlo, non ce l’ha nessuno in Europa. I punti interrogativi dipendono dalle condizioni di Asamoah, sempre più visto nel ruolo di terzino e fluidificante, e la ricerca di esterni puri. Oltre la possibile mega offerta che può arrivare per Pogba, o per Vidal.

Di certo c’è che il motore della prossima stagione sarà ancora una volta la mediana. Con un Khedira in più, e forse un Pirlo in meno.

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Ufficiale: Sami Khedira veste Juve

Un tassello importante per il centrocampo bianconero: Sami Khedira, centrocampista tedesco di grande fisicità, è juventino. Dopo Dybala, ecco un altro colpo per la banda di Allegri che comincia a tessere le fila di un’altra stagione che si preannuncia importante.

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Accordo fino a giugno 2019, per una cifra annua intorno ai 4 milioni di euro.

Class ’87, Khedira abbina al gran fisico una buonissima tecnica, candidandosi in un centrocampo sempre più forte e completo in tutti i suoi aspetti e le sue sfumature.

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Dopo quattro anni nelle fila dello Stoccarda, Khedira si trasferisce alla corte del Real Madrid nel 2010 dove vince Coppa del Mondo per Club, Champions League, Supercoppa Europea e di Spagna, due Coppe del Re e Liga. Campione del Mondo in Brasile con la Nazionale, secondo nel 2006 dietro l’Italia di Lippi.

Forza ed esperienza per Mister Allegri.

Benvenuto Sami!

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Bilancio di un’annata semplicemente straordinaria

Semplicemente straordinaria.

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Non può che essere definita così la stagione bianconera appena conclusa, a un passo dalla leggenda. Mister Allegri è riuscito a cementare un gruppo già molto compatto ottenendo risultati straordinari. Il quarto scudetto consecutivo, arrivato ancora una volta in scioltezza, e poi la decima Coppa Italia, infine a un passo dall’essere campioni d’Europa.

Contro il Barcelona è un punto di partenza. Un importante inizio di un ciclo che può regalarci gioie infinite, perché gruppo, uomini e società hanno chiarissimi gli obiettivi futuri. Così come uno straordinario tifo, di una intelligenza imbarazzante se contrapposto alla pochezza delle avversarie dove impera l’odio profondo verso i colori bianconeri, figlio dell’impotenza di poter combattere sul campo una strapotenza culturale, prima ancora che sportiva.

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I 90 minuti di Berlino hanno dimostrato come questa creatura guidata da Allegri è a un passo dalle potenze storiche europee, mentre il campionato speriamo sia più allenante di quello appena concluso. Il fatto di averlo vinto con 5 giornate di anticipo ha probabilmente allentato un po’ di tensione. Ma va bene così: è tutta esperienza che accumuliamo per gli anni a venire.

Da migliorare, in sede di mercato, alcune zone del campo e parti della panchina, con un inizio di ringiovanimento dei reparti per cui i vari giovani controllati dalla Juve possono fornire impressionanti risorse. Da Berardi a Zaza, da Rugani al già confermato Sturaro.

Avanti Juve: il futuro è bianconero.

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