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Mese: September 2015

Uomini su cui contare: la Juve è aggrappata a questi

Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà: sembra il mondo Juve, parafrasando Sciascia. Noi tifosi, al momento, siamo il quarto tipo.

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Scherzi e narrativa a parte, i bianconeri devono nuovamente ripartire, almeno trovare una cuadratura che sembrava tale con alcune pedine al posto giusto.

Se Hernanes è un problema da regista, Lemina risulta invece perfetto per agire davanti la difesa: capacità di pressing, alta aggressione, numero impressionante di recuperi palla. Non ha la qualità di Pirlo (lo vedrebbe pure… Bocelli), ma le caratteristiche sono quelle giuste. Ai suoi lati devono agire Pogba e uno fra Sturaro e Pereyra in attesa dei recuperi di Khedira e Marchisio.

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Il 4-3-3 appare imprescindibile per garantire copertura, e qual giusto sintomo all’offensività di cui una Juve poco cinica ha assoluto bisogno.

Cuadrado e Morata sono i soli a poter indirizzare la Juve verso la rete, insieme a un Dybala per il quale bisogna uscire da un equivoco: il ragazzo deve crescere (d’accordo con Allegri), ma è l’unico che ha tiro, sfrontatezza nel dribbling e quella pericolosità necessaria per chi d’ora in avanti può sbagliare poco e concederà tanto. Aspettando Mandzukic, Zaza dovrà fare la sua parte. Ma tenere in panca Dybala appare azzardato, irrispettoso per il mercato, irriguardoso verso una delle poche pedine di qualità di questa squadra.

Cosí come appare strano, a tratti sconvolgente, la scarsa maturità di Pogba che si è fatto schiacciare da responsabilità che si è preso (ha chiesto lui la 10), gli hanno dato (gli hanno concesso la 10) e gli hanno chiesto (ci aspettavamo un salto di qualità del ragazzo). Evidentemente deve crescere ancora tanto, e allora Allegri e la società devono ora lavorare al contrario per scaricarlo da un peso che non può reggere, e farlo tornare ai livelli che conosciamo. Altrimenti diventa inutile, perfino controproducente se alla semplicità contrappone una totale inefficacia per una ricerca spasmodica della giocata a effetto.

In difesa tutto bene, tranne che a questo punto Rugani va gradualmente inserito. Di certo, non potrà fare più danni di Hernanes.

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Né eroi né coglioni, ma in mezzo cosa c’è?

Ha ragione Allegri: né eroi dopo il 6 giugno, né coglioni adesso. Solo che va trovata una definizione (leggi giustificazione) a un periodo dove di logico c’è poco.

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Lemina, ultimo arrivato, è quello che ha più palle di tutti: nel senso volgare del termine. Unico a meritare la maglia Juve. Mentre l’affare Hernanes (affare per chi l’ha venduto) bisogna risolverlo: in quella zona delicata del campo non deve mettere piede.

E’ pur vero che… chi se l’aspettava un Pogba così inefficace, schiacciato dalle responsabilità di un numero poco onorato e un ruolo da leader che proprio non sembra competergli? Tenta cose difficili quando i geni sanno operare in semplicità; non tira in porta né serve assist; lotta poco e male. Quindi due gravi danni: la valutazione scende giù, partita dopo partita; la Juve paga anche le sue prestazioni.

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Quindi? Che si fa?

Personalità azzerata, idee tattiche vaghe e mal applicate, 11 titolare che presenta quasi sempre errori logici. Fuori Cuadrado quando anche i ciechi si erano accorti che il colombiano è più che fondamentale in un deserto arido di idee e prestazioni. Fuori Dybala quando potrebbe essere l’unico ad avere il guizzo sulla trequarti. Fuori Alex Sandro che sulla fascia, insieme al colombiano, potrebbe dire la sua.

Troppe ambiguità per una Juve che cercava conferme e certezze.

E siamo già pericolosamente alla 5°.

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Pagata a carissimo prezzo inesperienza e scarsa umiltà

Dare contro ad Allegri è anche abbastanza stupido. Per almeno due motivi, limitatamente alla partita contro il Frosinone: il livello di qualità del gioco è stato più che soddisfacente, a tratti anche molto molto divertente; traverse e imprecisioni (dettate da fretta e scarsa cattiveria) possono essere imputate ad Allegri fino a un certo punto.

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25 tiri dopo azioni ben costruite e 1 sola rete (per di più con tocco malefico da autogol) giustifica la crudeltà di un calcio che non ti regala nulla. Piuttosto c’è da far capire ai giovanotti di casa Juve che chiudere le partite è molto più importane dell’estetica. Pesano in tal senso le inesperienze di chi è arrivato adesso, e la non preparazione al ruolo di leader di chi c’era già. Facile leggere i nomi fra le righe di quest’ultima frase.

Ma dare contro ad Allegri è abbastanza stupido. Nelle difficoltà massime di infortuni che adesso coinvolgono pure l’apparato respiratorio (posto che Allegri e i suoi dovranno verificare al più presto i propri errori e correre ai ripari), il Mister è riuscito a trovare una certa cuadratura, a cui però manca il mastino d’area di rigore e il finalizzatore. Giusto per tornare su argomenti triti e ritriti: manca un Tevez là davanti e un Vidal a centrocampo.

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Produrre e non segnare poi ti porta a subire fino all’inverosimile, oltre che fino al ridicolo (gol di Thereau e Blanchard, tanto per intenderci), con la doppia beffa di aver speso energie su energie nella ricerca di un raddoppio che continua a mancare per svariati motivi.

Tutto perso? Certo non fa piacere vedere il numero 5 in quella classifica. Non fa nemmeno piacere fare la domanda “chi è rimasto per la formazione titolare della prossima partita?”, ma aiutare la scarsa sorte con un tifo avverso non mi sembra certo la soluzione migliore per aiutare ragazzi e tecnico.

Tutto perso? Certo che no. Quel Lemina ha impressionato e per me è ormai il centro di un reparto che ha bisogno della sua arroganza fisica. Quel Cuadrado è imprescindibile. Alex Sandro mette sempre dentro i palloni e può solo crescere. Giovani, troppo giovani, però i campioni purtroppo non sono arrivati dal mercato. Distruggere è facile, costruire e accettare di costruire complesso, ma è l’unica strada in questo momento.

Per la serie: sto tutta la vita con Bonucci e Buffon!

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Genoa – Juventus 0 – 2 / Contro la sorte e le coperte corte

La Juve che vince a Marassi è un’altra Juve tosta e piacevole da vedere rispetto a quelle iniziali. Seppure non tutto è risolto e ancora molto c’è da lavorare. Ma finalmente qualcosa si intravede.

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Si intravede la necessità di spostare altrove il fulcro del gioco, disimpegnando Pogba da ruoli di regista che non gli competono (e per quello di leader bisogna ancora studiare e aspettare), rinunciando perfino al regista (ieri ottima prova di sostanza di Lemina), aggrappandosi alla vena creativa ed esplosiva di Pereyra e Cuadrado.

Molto si potrebbe fare se Mandzukic decidesse di giocare. Ieri apparso abulico, lento, svagato. Se solo Zaza si svegliasse (vale a dire: se solo Allegri lo mettesse in campo), questa squadra potrebbe davvero risultare cinica e bastarda, come non piace agli opinionisti antijuventini, senza un canovaccio tattico preciso, ma completamente affidata ai lampi di genio dei vari Cuadrado, Pereyra, Zaza, Dybala, Morata, Pogba. Tanta roba se devi rinunciare a Pirlo, Tevez e Vidal.

Manovra poco fluida, ma a preoccupare è lo strano atteggiamento attendista che porta ad abbassare pericolosamente il baricentro e a subire l’avversario. Puntualmente accaduto fino a qui, anche ieri, anche con l’uomo in più. L’inserimento di Lemina ha riportato un po’ più di equilibrio, poiché il franco-gabonese ci mette quella malizia e quell’aggressività che era propria di Vidal  (a mio giudizio, lo rimpiangeremo fino a fine carriera).

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Fermi Morata e Mandzukic – stanno facendo effetto le macumbe dell’Italia antibianconera – sarà tempo di Dybala e Zaza, ma il 4-3-3 viene in soccorso anche degli infortuni.

In fondo, sembra quasi più bello adesso.

P.S.

E’ sparita la moviola da trasmissioni e giornali questa mattina. Da oggi, fino a mercoledì sera dopo il fischio finale di Juve-Frosinone, il famigerato Sistema che permette alla Juve di vincere i campionati è inesistente. Mentre qualcuno sta ancora cercando se il Regolamento del Giuoco Calcio prevede di scalciare Chiellini senza che ciò provochi rigore.

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Il 4-3-3 salverà il mondo… Juve?

L’assenza di Pirlo, Tevez e Vidal priva la Juve di forza, idee, sostanza e creatività nella zona cruciale del campo, vale a dire l’asse centrale del centrocampo e dell’attacco. Inevitabile, vista la qualità e la personalità di questi tre fenomeni.

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Il non arrivo di elementi di pari livello sposta l’attenzione sulle fasce, dove l’arrivo di Cuadrado e Alex Sandro, la conferma di Lichtsteiner e Evra, consegna ad Allegri diverse alternative, da rinforzare magari con il buon uso di Morata e Dybala.

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La costruzione degli attacchi viene quindi spostata: dal centro del campo alle fasce laterali, con nuove soluzioni da ricercare e una manovra che deve fluire in modo diverso rispetto al passato. Paradossalmente, questo tipo di rosa sarebbe piaciuta ad Antonio Conte. Ad Allegri il compito di trovare il giusto assetto.

Già col Chievo si era intuita la necessità di Cuadrado. Poi l’intelligenza di schierare il giusto modulo contro i milioni del City, impreziosito da una prestazione gagliarda, anche se non eccelsa del centrocampo dove la muscolaritá è diventata l’arma più importante. Se Pogba cresce e torna ai suoi livelli, crescerà la qualità generale del centrocampo e avremo più soluzioni offensive.

Con Cuadrado e le fasce rinforzate, anche Mandzukic potrà dire la sua, a patto comunque di crescere in supponenza e arroganza di cui tutti i grandi bomber sono dotati. Alle volte pare timido, anche lento rispetto al Mandzukic dell’Atletico Madrid. Servono più palloni in mezzo, come quelli di Pogba. In ogni caso, nei prossimi match (e saranno tanti in pochi giorni) converrà comunque inserire l’estro di Zaza, adatto a un 4-3-3, prima di fossilizzarlo in panchina rendendo vano e anzi negativo l’investimento fatto appena qualche mese fa.

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Manchester City – Juventus 1 -2 / Comincia la stagione?

Un risultato a tratti sorprendente per il cammino fin qui della Juve, dove comunque vale un dato: le partite che contavano sono state vinte: Lazio e Manchester. Quasi come a sottovalutare l’impatto dell’inizio della Serie A dove i ragazzi sono sembrati spenti, svogliati, svagati. Motivi tattici certo, come abbiamo ampiamente raccontato, ma anche una mancanza di motivazioni.

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Cosa che non è accaduta ieri, dove uno strano silenzio ha accompagnato i 90 e passa minuti della sfida d’esordio. Una Juve tonica, compatta, favorita da uno schema più consono agli interpreti (molto differenti dalla classe estrema dei famigerati tre che sono andati via in estate). Sorretta da uno straordinario Buffon, supportata da Mandzukic e Morata. Soprattutto a reggere è stato il centrocampo, quasi mai in difficoltà contro i colossi e i folletti del City.

Il risultato ribaltato è un premio, forse anche un segnale. Lo sperano i tifosi, e sembra sperarlo, fra le righe delle dichiarazioni post match, anche Massimiliano Allegri, l’unico a non perdere la calma in queste settimane.

Ma siamo ancora alle parole di Buffon che nel dopo gara ha ammonito: “Il risultato ci premia, ma non abbiamo risolto ancora nulla”. Leader in campo e fuori.

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Passiamo ai motivi tattici della gara.

Imprescindibile Cuadrado, l’unico ad avere il guizzo che gli altri non hanno, l’unico in grado di cambiare veramente marcia. Sembrava, a un certo punto, il sostituto di Tevez e Pirlo di un anno fa: quando sei in difficoltà, palla a Cuadrado che almeno una punizione la porta a casa. Il ragazzo sarà la nostra freccia avvelenata per tutta la stagione.

In recupero Pogba, apparso galvanizzato dalla serata Champions, ma ancora troppo teso nel cercare a tutti i costi i numeri che dovrebbe invece imparare a gestire. Meglio farli vicini la porta avversaria dove puoi essere pericoloso e letale, piuttosto che far correre rischi alla squadra tentandoli a centrocampo. Errori che Sturaro aveva commesso in serie nel primo tempo, salvo poi correggersi nella ripresa dove la sua prestazione è salita di tono.

In ripresa Hernanes, che non è Pirlo, e purtroppo non è nemmeno Marchisio. Qui il mercato torna a bussare negli incubi dei tifosi bianconeri, in quelli di Allegri: la Juve non ha più un uomo d’ordine capace di far fluire il gioco in maniera ragionata. Troppi portatori di palla e spesso sbilanciamento offensivo che lascia scoperta la difesa (leggi minuto 2, e raddoppio sfiorato nella ripresa dal City). Allegri dovrà inventarsi qualcosa, in attesa di recuperare Khedira e Marchisio.

Godiamoci i tre punti in Champions, in attesa di replicare in campionato. La sensazione è che la stagione possa finalmente cominciare.

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Su e giù dal carro bianconero

Troppo facile godere della goduria. La cosa più complessa è amare quando le cose vanno male, almeno così sembra. Interpretiamo in questo modo la frase che Bonucci ha regalato ai social, e la facciamo nostra.

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Un conto è criticare costruttivamente, anche se duramente. Non essere d’accordo con le scelte di tecnico e dirigenza, alla fine, rappresenta la bellezza di uno sport dove la logica trova posto in poche cose. Per il resto, tutti possiamo diventare allenatori, esperti di tattica e di allenamento, di psicologia dello sport e di salute.

Un altro conto è buttarla in rissa o, peggio, in stupido disfattismo dove nulla va più bene, dove tutto è irrecuperabile e dove perfino il magazziniere dovrebbe essere cambiato. Salvo indicare il come, il quando, il quanto e soprattutto con quali soldi (se non quelli degli altri, addirittura di potenziali investitori arabi o indonesiani). Quando mancano le idee, la soluzione che più sembra ovvia appare la parte di mondo dove girano tanti, ma proprio tanti soldi.

La realtà è differente, e assomiglia molto al grido di battaglia di Buffon che ha chiesto alla curva sostegno, se non altro per gli ultimi 4 anni dove il tasso di goduria risulta difficilmente misurabile.

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Restano i problemi tattici, e una pianificazione del mercato che ha portato a sciupare un agosto che doveva invece risultare decisivo ai fini della qualità generale di un gruppo dove i senatori latitano, e le nuove leve sono troppo timide e giovani per assumersi responsabilità troppo più grandi di loro. Almeno fino al 14 settembre.

Occorre molta pazienza quest’anno, molto più rispetto a un anno fa quando già ad agosto andava bruciato Allegri, salvo beatificarlo a maggio, per rispedirlo nell’inferno più caldo in questi giorni. Su e giù, in un’altalena di significati e giudizi che cambiano con imbarazzante velocità.

Corrono le parole, ma restano i fatti: servono nuovi equilibri tattici, e Allegri deve capire dove piazzare meglio gli uomini che si ritrova in una rosa che deve portarsi appresso fino a gennaio, ma anche fino a maggio 2016.

Domani si torna in campo. Sarà durissima, ma questo è l’inizio di stagione e questa è la Juve attuale. Si può fischiare, si può criticare, ma bisogna pure decidere di stare sul carro sempre, o scendere adesso ed evitare di rompere.

Bisogna decidere di essere tifosi davvero, o solo semplici appassionati. É facile.

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Juventus: +1 sul Frosinone

Ci sono diversi modi per leggere il momento bianconero: con ironia, con lucidità, o senza il senno del tifoso medio.

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Cominciamo dall’ironia: siamo a +1 dal Frosinone, quindi non più fanalini di coda di una Serie A in cerca di un temporaneo nuovo padrone. Il “salutate la capolista” gridato dai tifosi del Chievo è un bel messaggio al calcio italiano, ma sporadico.

Continuiamo con “senza il senno del tifoso medio”: Bonucci ha espresso il corretto pensiero. Venite allo stadio e aiutateci col vostro tifo. Ci aveva provato pure Buffon nel corso della gara, chiedendo cori e non fischi. Questa strana voglia di affossare chi appare già affossato non aiuta l’ambiente juventino e anzi favorisce chi vuole alimentare questo momento di difficoltà (leggi antijuventini e media).

Proviamo a ragionare con lucidità.

E’ ormai evidente una spaccatura fra le richieste iniziali di Allegri e il mercato scellerato di agosto di Marotta. L’AD non può certo nascondere le difficoltà di impostare una strategia vincente in sede di calciomercato, dove tutti i primi obiettivi sono evaporati, lasciando spazio per incredibili operazioni quali Hernanes. E adesso Allegri dovrà trovare una quadra in mezzo a tanti, troppi dubbi. Unica certezza: il bilancio. Ma con questo purtroppo non si scende in campo.

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Chi cambia tanto, come la Juve, dovrebbe almeno mantenere una colonna vertebrale di personalità e tasso tecnico inalterato e costante, ma questo Allegri non lo sta facendo. Un po’ perchè Marchisio si è rotto di nuovo, un po’ perchè Khedira doveva servire proprio a non abbassare il tasso di personalità del centrocampo, un po’ perchè alcuni uomini stanno mancando: Morata e Pogba su tutti.

Resta una rosa sufficiente in Italia, a patto che l’allenatore sappia trovare il modulo corretto per esaltare le doti di chi scende in campo. Cuadrado e Alex Sandro rappresentano per esempio pedine importanti e nuove, capaci di spostare sull’esterno il fulcro del gioco e garantendo strappi interessanti nell’uno-contro-uno. E allora diventa fondamentale un attaccante puro in mezzo all’area: Mandzukic o l’ignorato Zaza (su cui società e allenatore devono prendere una decisione ultima: o dentro il progetto, o conveniva liberarsene).

Poi ci sarà da capire che fra Pereyra, Pogba, Hernanes e Sturaro non ve ne è uno capace di far correre il pallone: è tutta gente che ama correre CON il pallone, rallentando la manovra o addirittura vanificando ogni tattica di costruzione. È palese, ma Allegri deve rimediare in fretta. L’unico in grado di far girare la squadra sembra essere Dybala, praticamente il miglior folletto in grado di prendersi la responsabilità di palloni e dribbling scottanti sulla trequarti. L’argentino è l’unica gioia bianconera, ma va protetto e soprattutto lasciato libero di inventare. A parte che è l’unico che in gare ufficiali sta vedendo la porta.

Nessun problema invece in difesa, dove perfino il vecchietto Buffon risulta ancora decisivo. Ma la mancanza di filtro a centrocampo e l’inesistenza di una trama pianificata potrebbe gravare sulle prestazioni della retroguardia, vera arma segreta degli ultimi 4 anni.

Per finire, mercato e uomini alla mano, questa rosa sembra proprio ciò che Conte desiderava appena un anno fa. Altro dilemma da consegnare agli appassionati di enigmistica: per solutori più che abili!

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Juventus: si riparte da 3 certezze

Nella settimana che riporta dentro al campionato di Serie A, Massimiliano Allegri è chiamato ad allontanare fantasmi e voglie di chi vorrebbe una Juve fuori dai giochi. E non può che ripartire da tre certezze.

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La più importante riguarda la difesa. Gol a parte (su cui il discorso da fare sarebbe troppo ampio), la linea difensiva è ciò che preoccupa meno. Da Bonucci a Chiellini, passando per Barzagli e Buffon, Allegri può contare su questi senatori che ora devono trascinare il gruppo e garantire il muro bianconero che è stato una delle chiavi dei successi degli ultimi anni. Piuttosto Allegri dovrà studiare nuovi equilibri tattici. Marchisio risolve nel breve termine il filtro a centrocampo, ma non può bastare.

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La seconda certezza è data dalla voglia e dalla concretezza che i vecchi possono infondere in questo nuovo gruppo. Ci riferiamo alla carica di Morata, alla solidità dei senatori in difesa, al ritrovato (sul campo) Marchisio. Sono loro a dover inculcare la mentalità Juve negli ultimi arrivati. E insieme, aiutare Pogba a crescere da leader, magari facendo capire che la parola nasconde molto di più che una superiorità tecnica mai messa in discussione. Il francese deve imparare a comunicare di più con gli atteggiamenti, dentro e fuori il campo.

L’ultima certezza è la possibilità di variare più moduli. Probabilmente chi è arrivato non rappresentava il primo nome sulla lista di Allegri e Marotta, ma il mercato è finalmente chiuso e la rosa completa. Ad Allegri il compito di trovare la formula corretta per far correre la Juve. Ci sono le ali (Alex Sandro e Cuadrado), ci sono talenti da coccolare e far sbocciare (Rugani e Dybala) e scommesse da vincere (Sturaro, Pereyra, Mandzukic, Zaza). L’importante, d’ora in avanti, è non giocare troppo con l’oggettività di scelte perse in partenza (leggi Padoin titolare, o l’imposizione testarda del 3-5-2).

Alla fine conta una frase che avevamo scritto in estate e che poi Marotta ha ripetuto: partivamo dai 17 punti di vantaggio sulla seconda negli ultimi due campionati. Significa che dobbiamo gestirne ancora 11.

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Mai visto un Marotta così

Duro, sicuro, concreto: mai visto un Marotta così in conferenza stampa. Che sia un buon segno?

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Alla luce di critiche a pioggia cadute sull’operato della Juve in ambito di calciomercato, Beppe Marotta ha voluto chiarire ogni punto della situazione bianconera in una conferenza stampa dal forte sapore di contro-critica e difesa del proprio operato.

Un paio di frasi sembrano raddrizzare la linea di pensiero verso cui orientarsi (specialmente tutti noi tifosi):

  • “spedisco al mittente la formula <anno di transizione>”: a voler ribadire che la Juve anche quest’anno deve vincere, punto e basta;
  • “tanti nomi avete fatto e su cui avete scritto in maniera infondata, ma tanti altri nomi non sono usciti”: a voler ribadire che anche quest’anno ci toccherà filtrare quanto emerge dalla stampa e dai media, unico asset della concorrenza per tentare di destabilizzare l’ambiente bianconero.

Perciò si riparte (o si parte, visto la rinuncia alle prime due partite di Serie A).

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Si riparte dal rifiuto di 85 milioni di Euro più un giocatore a scelta pervenuta dal Chelsea di Mourinho per arrivare a Pogba.

Si riparte dal recupero di pedine preziose, Marchisio su tutti, ma anche Asamoah (che tornasse ai livelli che sappiamo sarebbe come un nuovo grande acquisto).

Si riparte dal disegno di nuovi equilibri tattici da parte di Allegri, ora che la rosa è in qualche modo completata (se non altro per via che il mercato è chiuso).

Si riparte da quel “mix di giovani e meno giovani che sapranno trascinare la Juve a un nuovo ciclo di successi, a partire da quest’anno”. Marotta e la Società hanno fissato gli obiettivi. Ora parola al campo.

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