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Mese: October 2015

Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini

Vincere o perdere, l’importante è farlo da uomini.

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E’ la sintesi di ciò che serve alla Juve. Parole, nel tentativo di concretizzarle in alcuni fatti. Rispettando i valori che quella maglia e quei colori rappresentano. Poi è calcio.

E’ calcio, uno degli sport più belli al mondo, capaci come pochi nel scatenare emozioni fortissime e contrastanti. Il fascino di quei calci che a volte si trasformano in esplosioni di gioia per un gol segnato, o profonda tristezza quando la rete a gonfiarsi è quella della squadra per cui tifi.

Vincere o perdere, l’importante è ritrovare la dimensione che contraddistingue la Juve da oltre 100 anni. Impegno e dedizione da ritrovare, con la logica conseguenza che l’unico risultato possibile sarà ritrovare anche i risultati in campo.

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La confusione tattica ha portato a una clamorosa perdita di identità: va ritrovata.

La scarsa efficacia sotto porta sta vanificando tutto il lavoro di costruzione di palle gol: va potenziata.

Impegno, corsa, equilibrio mentale, ferocia agonistica: sono tutto ciò che vogliamo vedere questo pomeriggio.

Vincere o perdere: l’importante è farlo da uomini.

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Lo scossone che serve alla Juve

Allegri non è in discussione, ma la stagione non può essere fallimentare.

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Al di là della solita voglia di vincere sempre, questa Juve non può permettersi di non centrare alcuni semplici obiettivi stagionali, quali i quarti di finale Champions e la qualificazione diretta alla prossima Champions. Per motivi puramente di bilancio e di sponsorship, oltre che puramente sportivo.

Nell’anno del record di fatturato, la campagna di calciomercato non poteva essere sbagliata e invece così sembra. Così come la competitività della rosa non doveva essere messa a rischio, e invece accaduto. Così come sembrava aver riaperto un nuovo ciclo e così non è, a oggi.

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Strategie errate, valutazioni errate. Pogba che non è un leader, Allegri che è in confusione, giovani troppo inesperti, vecchia guardia insufficiente a mantenere inalterato il dominio degli ultimi anni.

Lo scossone del cambio di panchina produrrebbe più problemi che soluzioni, a meno che Allegri non propenda per il suicidio nelle prossime tre partite.

Serve identità, serve ripartire da chi è in grado di dare tanto a questa maglia, e servono intuizioni per raddrizzare una stagione fin qui clamorosamente deficitaria. Serve tutto questo. Serve subito.

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Juventus: una soluzione va trovata

La squadra che tira di più in porta. La seconda peggiore squadra per realizzazione e percentuale realizzativa. L’armata di Conte è stata soffocata. Adesso resta un gruppo di giovanotti che vanno avanti per nervi e strappi. Questa non può essere la Juve.

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Una soluzione va trovata.

Dubbio: non è che l’anno scorso si sia campati di rendita del lavoro straordinario di Antonio Conte? Confondendo una gestione normale con miracolose nuove lezioni tattiche?

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Evidenze: questa non è Juve. Squadra senza capo né coda, con tutte le formazioni iniziali sbagliate e gestione dei cambi inefficace. Senza mordente, né idee, né identità.

Soluzione possibile: manca un condottiero, capace di motivare e dare ordine mentale e poi tattica. Ci dispiace per Max Allegri, ma in questo momento il problema principale è lui, anche per scarsa capacità di attecchire sulle scelte di mercato a oggi disastrose. Quel Mandzukic va messo a riposo. I 26 milioni per Alex Sandro e il rientro di Zaza e Rugani sembrano inconsistenti. Regge il parametro zero Khedira, ieri clamorosamente fuori dalla formazione iniziale insieme a Marchisio (praticamente chi ha garantito nuovo equilibrio dopo i primi mesi disordinati).

Così non si va avanti. E il mediocre campionato, descritto come avvincente, non è che la rabbia per chi poteva serenamente già ammazzarlo (mantenendo per esempio le medie degli ultimi anni) e invece si ritrova quasi fuori dai giochi, vista la scarsa capacità di dare continuità e identità.

E chi se l’aspettava…

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Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno (forse) ragione

Se Agnelli, Allegri e Marotta hanno ragione.

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Nedved vice presidente, poi tanti concetti corretti nell’ultima conferenza aziendale. Fin troppo per poter prenderli a riferimento per vuote critiche.

1) La Juve non ha giustificazione per il 14° posto. Vero. Non può averla, tanto è vero che le critiche su assetti tattici e scelta dei titolari e dei cambi sono state mosse, anche correttamente. Il problema è sistemico: rinnovamento da una parte, incapacità di superare i problemi di rinnovamento dall’altra. Il perno della discussione è la gestione del mercato: darà forse i suoi frutti fra un anno, o due, ma nel 2015/2016 sembra dura.

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2) Gestione Dybala: chi i bonus, chi le scelte. Il minutaggio è matematica, quindi poco opinabile. Dybala ha giocato più di tutti. Corretto Allegri. Molto poco la solita critica che vede in questo caso un espediente perfetto per demolire le certezze bianconere. Scelte editoriali. Molto più sereno, come in questo blog, contestare la qualità dei minuti di impiego di Dybala. La speranza è che Allegri ottenga gli stessi risultati con Morata l’anno scorso.

3) Hernanes non è un fenomeno, parola di Marotta (e non solo). Sorge quindi spontanea la domanda: perché l’hai preso, caro Beppe? L’idea non detta da Marotta e dalla Juve è che Hernanes doveva fare da chioccia (insieme a Khedira) ai numerosi giovanotti arrivati sul mercato, andando a rinforzare l’asse dei senatori. Scelta azzardata, poco azzeccata, davvero discutibile. Soldi buttati al vento.

4) Su Calciopoli non cambiamo idea, ha detto Allegri. Perculando pure Gazzoni sulla richiesta di risarcimento, e facendo intendere che si attenderà ancora per decidere la mossa. Ormai la partita è persa: o si hanno le palle per fare giustizia (fare e non richiedere), o abbiamo regalato oltre 5 anni a tutto il movimento antijuventino che ci ha calpestato più e meglio dei loro più perversi desideri.

Detto questo, oggi c’è il campo. Natale è vicino. La vetta lontana.

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C’era una volta la Juve di Conte

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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C’era una volta la Juve che premeva dal primo all’ultimo minuto, con una ferocia inaudita tale da annichilire l’avversario.

C’era una volta la Juve che cambiava modulo senza per questo intaccare la sostanza di un giro palla e di una manovra sempre rivolta alla porta avversaria.

C’era una volta la Juve che giocava semplice, lasciando le giocate da fenomeno ai fenomeni. C’era una volta la Juve tremendamente efficace.

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C’era una volta la Juve che giocava coi Padoin e coi Pepe: e vinceva, vinceva, vinceva.

C’era una volta la Juve cinica: bastavano pochi palloni per metterla dentro.

C’era una volta la Juve dallo sguardo felino, dagli occhi pieni di sangue per azzannare la partita e l’avversario.

C’era una volta la Juve che segnava sui calci di punizione, risolvendo match su match.

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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Inter – Juventus 0 – 0 / Adeguati alla mediocrità

Adesso il problema è fin troppo evidente. Siamo a fine ottobre ormai, due mesi di calcio son passati, il campionato è bello che iniziato, e la Juve è ancora drammaticamente assente. Non già in costruzione, perché  la confusione è anche superiore rispetto alla sfiga, all’imprecisione, alla mancanza cronica di cattiveria, all’assenza di organizzazione che si palesa in certi frangenti dei match.

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Andiamo con ordine.

A fine ottobre, una squadra che vuole arrivare in fondo a tutto deve avere chiari alcuni concetti:

  • modulo tattico di riferimento, quello che garantisce sicurezza e serenità a chiunque vada in campo poiché meccanismi e movimenti sono automatici, assimilati, rodati. Allegri continua imperterrito a sperimentare formazioni titolari sempre diverse e varia schemi peggio che a FIFA 16;
  • uomini su cui contare, l’asse portante  di una squadra: su Pogba ci siamo sbagliati tutti circa la sua capacità di essere leader e trascinare i compagni, mentre su altri uomini i punti interrogativi sono da dividersi fra le scelte di Allegri e appunto gli stessi ragazzi che vanno in campo;
  • atteggiamento mentale in grado di fronteggiare eventuali sfighe (tipo il palo di Khedira) o cali di forma (leggi Morata e Pogba e Marchisio, tutti in campo).

Velocemente proviamo ad analizzare questi tre concetti.

Modulo Tattico

Nel 3-5-2 l’unico uomo in grado di dare la scossa viene depotenziato: si chiama Cuadrado, a cui non si può certo chiedere di risolvere tutto da solo. Sebbene fece un campionato strepitoso alla Fiorentina da quinto di centrocampo, in questo inizio di stagione è risultato più volte decisivo agendo da terzo attaccante.  E’ infatti col 4-3-3 che la Juve si è espressa meglio. Non si capisce il continuo virare fra moduli che generano più confusione che altro.

In attesa del miglior Marchisio, rinunciare al fisico e all’equilibrio di Lemina appare eccessivo quando è chiaro che è la giovanissima copia del Vidal che ci ha letteralmente cambiato la storia della Juve di Conte. Il centrocampo bianconero non può andare 1 km sotto i 100 all’ora, pena la perdita di dinamismo (vista la già pesante perdita di un ragioniere come Pirlo).

Uomini su cui contare

Detto di Lemina, tutto il resto è nella lista delle delusioni.

Pogba non solo non è leader, ma è incapace di gestire il peso di quella maglia che lui ha richiesto. Clamoroso errore collettivo nel giudicare maturo un giocatore che ha invece beneficiato della protezione dei vari Tevez, Vidal e Pirlo. Come deresponsabilizzarlo è compito di Allegri. Resta la conferma di aver sbagliato cessione (leggi Vidal).

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Così come è di Allegri il compito di accendere la ferocia dei vari Morata e Zaza & Co. Gli errori sotto porta ci stanno, ma la frequenza è adesso insopportabile. Così come è insopportabile l’egoismo che gli attaccanti continuano a esercitare. Così come appare irriguardoso nei confronti della maglia una certa leggerezza nel non cercare una reazione rabbiosa. Mancanza di motivazioni? Unico imputato non può che essere Allegri.

Lo possiamo dire perché escludiamo il fenomeno “pancia piena”: la vecchia guardia (Chiellini, Bonucci, Barzagli, Buffon) è ancora affamata e sul pezzo, a mancare sono proprio i ragazzi nuovi e chi non ha vinto così tanto come gli altri in rosa.

Resta poi il dubbio di Alex Sandro: 26 milioni… per usarli come? (detto che Evra è ancora uno dei migliori)

Ultimo appunto su Dybala: o ci si crede e lo si schiera in campo sempre, o il calciomercato bianconero rischia di aver prodotto catastrofi per i prossimi anni. A leggere la panchina di ieri sera, con Dybala-Alex Sandro-Lemina e le difficoltà per Allegri di trovare una sistemazione in campo per loro, vien da chiedersi se le strategie di mercato sono state improvvisate o concertate.

Atteggiamento mentale

Uscire arrabbiati dopo una sostituzione è normale. Non è normale quello stare in campo: vale per Morata, ma vale anche per tutti gli altri. Ognuno sembra cercare il riscatto personale (assolo di Morata, assolo di Zaza, assoli di Pogba), mai quello di squadra dimostrando scarsa compattezza di gruppo coi fatti (a parole il gruppo è ancora forte e unito).

Troppi atteggiamenti altalenanti: il primo tempo assente di Pogba contro uno Zaza arrembante, l’aggressività di Barzagli contrapposta a una inconsistenza di Marchisio. Come in un puzzle dove i pezzi proprio non combaciano, nemmeno a forza.

Si interroghi Allegri, perchè il tempo per rimediare è scaduto. La distanza in campionato è ora preoccupante, anche alla luce della pochezza di avversari alla cui mediocrità ci siamo quasi abbassati.

Inaccettabile.

Francamente, è inaccettabile.

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Juventus – Bologna 3 – 1 / Buonasera Signorina Buonasera

Più che Signora, proprio per nulla saggia e quindi Vecchia, questa Juve è una Signorina. Con vizi e virtù delle signorine: si piace un po’ troppo, si specchia di più, troppe volte poco efficace.

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Trucco e parrucco uguali alla serata contro il Siviglia, e non era mai capitato in questa stagione che andassero in campo gli stessi 11 della partita precedente. Un piccolo indizio che qualcosa di solido sia stato raggiunto?

Eppure la domanda è: perché Hernanes in campo e Lemina fuori? Il francesino è tagliato per quel ruolo davanti la difesa, dimostrando pure una certa disinvoltura nell’amministrazione di certi palloni. La logica imporrebbe il suo nome sempre in campo, almeno fino al rientro di Marchisio.

Ma non è colpa di Hernanes se la difesa si fa tagliare in quella maniera al minuto numero 4. Mentre è colpa del brasiliano se ogni tanto perde la bussola e la Juve si scopre vulnerabile e scoperta, in preda a contropiedi che gli anni precedenti non facevano nemmeno in tempo a partire. Su questo bisogna lavorare, perché là davanti la produzione di palle gol assume un profilo imabarazzante se rapportato al numero di realizzazioni.

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Morata che sbaglia in quella maniera fa sospettare che lo spagnolo stia peccando di poca umiltà nei confronti della Serie A. Al contrario, Dybala si è caricato il peso della costruzione delle azioni insieme a un fondamentale Cuadrado. L’ex Palermo dimostra carattere a quintali, anche quando con freddezza sigla il rigore del 2-1.

Che Khedira chiuda i giochi assomiglia infine a una specie di segnale, compreso il ritorno in campo di Asamoah. I tasselli cominciano a essere inseriti nel verso giusto, nel posto giusto.

Avvertenza: la scalata potrebbe provocare godurie mai provate in passato.

Contro-avvertenza: senza continuità, la delusione potrebbe invece rilevarsi più amara del previsto, alla luce delle potenzialità di questa rosa (e del peso delle avversarie).

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Juventus: continuità cercasi

Bologna vuol dire continuità. Deve voler significare continuità, altrimenti questa sarà la stagione più incomprensibile della storia bianconera.

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Morata e Dybala hanno letteralmente dichiarato amore reciproco in un’intervista, a significare che i due ragazzi stanno cercando un’intesa ancora molto lontana, e certamente ostacolata dai continui cambi di rotta e di idee dal punto di vista tattico e di formazione.

Il rientro di Khedira può rivelarsi più che prezioso, in attesa di quello di Marchisio e dell’eventuale conferma di Lemina. A quel punto la Juve avrà un centrocampo interessante, con il dubbio Hernanes e la variabile Pereyra più adatta per il terzetto d’attacco o per il ruolo di trequartista. Sturaro resterebbe alla finestra, in attesa di ritrovare identità e prestazioni di alto livello.

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Allegri è chiamato a trovare prima, garantire poi, una continuità di risultati finora mancante. Troppo importante per cominciare a scalare una classifica che soffrirà degli alti e bassi delle pretendenti al titolo, e per continuare a ingrossare il curriculum di potenza europea.

Trovare e garantire continuità significa dare una identità di gioco e di uomini a una Juve troppo orfana delle personalità di Vidal, Pirlo e Tevez. Identità di uomini, prima che di fenomeni tecnici. Ciò che Khedira ha rappresentato contro il Siviglia, tanto per intenderci.

C’è il Bologna. Poi la pausa internazionale e poi si riprende con Inter e Champions League. Il risultato atteso in queste, e in tutte le altre sfide che seguiranno, è soltanto uno. Per blasone, per potenzialità, perché alla Juve vincere è tutto ciò che conta.

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Juventus – Siviglia 2 – 0 / Motivazioni e Khedira

La Juve ci crede, si trasforma e torna a fare la Juve. La musichetta della Champions ha il forte potere di motivare i ragazzi. Quegli stessi ragazzi che hanno fin qui deluso in campionato.

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Ci crede perfino Hernanes, un pizzico migliorato rispetto a sabato sera. Continua a crederci Morata che eguaglia Del Piero per numero di gol consecutivi in Champions League. Ci credono tutti e si vede. Anche se i problemi rimangono, e si vedono.

Semplice questioni di motivazione? È questa la differenza fra le notti del campionato e quelle di coppa?

Inserimenti, senso tattico, presenza fisica, grandissima personalità. Tutti concetti che riconducono a Khedira, con il coraggio di Allegri di buttarlo in campo dopo una serie di sfortune muscolari. Il tedesco rischia di essere la nuova chioccia di un centrocampo in cerca di protagonisti e leader. In attesa del rientro di Marchisio, la Juve scopre una pedina fondamentale.

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Là davanti, con Mandzukic fermo, Morata continua a firmare reti in Champions, mentre Zaza è al secondo gol nella settimana in cui ha visto un po’ di campo. La domanda è: merita più spazio l’ex Sassuolo? Forse sí, anche se l’incongruenza Dybala va risolta in fretta: attaccante, punta centrale, o più ricamatore fra centrocampo e attacco?

L’argentino si muove benissimo e tanto, ma spesso troppo lontano dalla porta. Un tiro a giro da incorniciare bacia il palo, ricordando le prodezze di Alex Del Piero. Poi tante botte e un’intesa col partner Morata tutta da trovare. La sensazione è che l’ex Palermo abbia colpi importanti, ma non si sia ancora inserito nei meccanismi di una Juve non molto ordinata e lenta nella manovra. Come innescarlo e come meglio metterlo in campo è compito di Allegri, che deve fare in fretta. Ma il materiale umano c’è tutto.

Stupisce il fatto che in 2 partite di Champions la Juve abbia più punti che in 6 partite di campionato, ma la partenza è stata illogica. La produzione del gioco sembra migliorare, anche se a centrocampo si sente la mancanza di un direttore d’orchestra lesto di idee (Hernanes non si azzarda a giocare di prima, mentre Pogba non riesce a passarla senza averla tenuta per almeno 1 minuto). La scarsa fluidità di manovra penalizza gli attaccanti. L’unico in grado di poter fare un gioco a sé, garantendo alla Juve accelerazioni e imprevedibilità, è Cuadrado: troppo veloce per gli attaccanti, visto che molti palloni che il colombiano scaraventa al centro dell’attacco non vedono pedine bianconere in grado di impensierire la difesa avversaria.

Tutti problemi affascinanti da risolvere, con un vantaggio rispetto alla banda Del Neri o Ferrara: la rosa presenta elementi di grandissimo livello.

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