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Mese: February 2017

Juventus – Empoli 2 – 0 / La tranquillità è dei forti

A molti sembra non essere piaciuta la tranquillità della Juve, che è di fatto una superiore tranquillità. Colpisce quando deve colpire, vince quando deve vincere.

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Juventus – Empoli la si può raccontare da più punti di vista.

Bonucci e il suo pubblico. Applausi, cori, ancora applausi. Il più cercato è lui nel riscaldamento, e Leo risponde. Quasi a ribadire come la Juve quasi ne esce ancora più rafforzata dopo la burrasca Bonucci-Allegri. In realtà il caso è stato montato per la platealità dei gesti (e delle frasi) riprese da tutte le telecamere (e giornali e TV). In realtà di episodi così, in una squadra che deve vincere, ne capitano a iosa durante la stagione. Tutto ricomposto, con Bonucci che chiude con la fascia da capitano, e Allegri che se la ride durante le interviste post partita.

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Allegri e il nuovo modulo. Allegri se la ride pure perché la Juve sembra aver innestato la marcia corretta. Il nuovo modulo garantisce un nuovo equilibrio difensivo, e permette di meglio liberare le qualità offensive di una rosa dai piedi buoni. Il sacrificio di Mandzukic sulla fascia, il lavoro di Higuain per la squadra, i ricami di Pjanic e le sfuriate di Cuardrado e Alex Sandro. La Juve è classe, ma anche umiltà. Con queste due caratteristiche il modulo 4-2-tutti-avanti sembra perfetto. I risultati parlano chiaro, anche se ci sono segnali di un minimo di stanchezza. Naturale, speriamo tutto calcolato perché si torna in campo martedì, poi domenica, poi c’è il ritorno della Champions.

Le partite da non sbagliare. Il crollo del Napoli in casa, con un uomo in più, è poi la fotografia di una frase detta e ridetta nei salotti televisivi: la Juve non sbaglia le partite che non vanno sbagliate. Vale a dire, magari il gioco non sarà scoppiettante come quello di Sarri, però i tre punti vengono portati a casa ugualmente, e per la classifica contano quelli. Solo quelli. I cali di tensione legittimi dei bianconeri difficilmente innescano figuracce o sconfitte. Non è così per le avversarie, e qui sta la lettura del vantaggio in classifica di una Juve che non sbanda mai.

La tranquillità dei forti, appunti.

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La Juve va, in quale Porto si fermerà?

Dal cambio di modulo, dettato dalla tragica notte di Firenze, la Juventus ha beneficiato in tutto e per tutto: i migliori in campo, più spettacolo, un solo subito, più presenza di Higuain.

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La rotta verso il Porto, che è in realtà la rotta verso un sogno più grande, forse ingombrante, è stata pianificata con arguzia e ingegno, difficilmente sperimentata dall’incoscienza di una sconfitta. Il fascino della soluzione trovata una mattina di gennaio comunque resta.

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In Champions serve qualità, e la Juve l’ha schierata tutta quanta. Tutti gli attaccanti, con Cuadrado e Pjanic, senza rinunciare a Dybala né a Mandzukic. Fuori concorso Higuain che lì davanti ha cominciato a seguire ritmi da fenomeno del gol.

In Champions serve qualità e Allegri adesso ne ha tanta. Se il 3-5-2 strozzava la fluidità di gioco, questo 4-2-3-1 alimenta le potenzialità offensive del team bianconero. E paradossalmente ha permesso di ritrovare equilibri di squadra, quindi difensivi, da 1 gol in 7 gare.

Adesso c’è la prova Europa, contro un frizzante Porto. Modulo che non si tocca, nonostante lì davanti nessuno ha mai davvero rifiatato. Modulo in cerca di conferme europee dove la questione della debolezza delle avversarie italiane può finalmente trovare risposta pratica.

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Bentornata pazza isterica Inter

Credevamo di aver assistito a una partita maschia e, a tratti, molto bella. Con diverse occasioni, belle parate, due traverse, grandi giocate.

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Invece da sponda nerazzurra, e ci era sfuggita la portata dei pianti, stanno raccontando pezzi storici di fantascienza legati alla solita amata moviola.

Non se l’aspettavano a Milano, ma gli studi televisivi di Mediaset e Sky non hanno cavalcato la polemica, e anzi hanno spento inutili e assurde tesi di complotto o di arbitri condizionati.

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La macchina del fango non è partita come da Milano auspicavano. Ciò vuol dire che il processo di crescita ha subito un nuovo stop.

Isterismo e il solito alibi della moviola.

Diceva un tale: per vincere… bisogna sapere perdere.

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Juventus – Inter 1 – 0 / Macchine da guerra e macchine di fango

Juventus – Inter è una sfida di macchine: da guerra e di fango. Allegri batte Pioli che vira sulla polemica facile. Resta il colpo di Cuadrado e una prestazione tosta.

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Il Movimento 5 Stelle è vivo più che mai. Tutti insieme, a sfruttare un tasso tecnico di enorme qualità, tale da sopperire anche ai momenti di stanchezza fisiologica.

La Juve subisce molto poco e bastano un paio di accelerazioni per mandare in tilt la difesa avversaria. Due traverse negano due gol splendidi a Dybala e Pjanic, Handanovic ne prende altri due, così come Buffon interviene su un paio di pericoli nerazzurri.

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Una partita molto maschia, a tratti divertente per i continui ribaltamenti, con il gioco spostato principalmente sulle fasce.

Allegri dovrà verificare la tenuta di modulo e uomini anche per la Champions. Pioli dovrà continuare su una strada che sembra quella buona.

Ridurre tutto a lamenti che negli studi sono stati comunque smontati appare ridicolo. D’altronde, ci sono macchine da guerra, e macchine di fango.

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