Menu Chiudi

Mese: March 2017

Appassionarsi al calcio è diventato difficile

Questo blog è nato per dare sfogo a due passioni: scrittura e calcio, in particolare Juventus. Facendo il verso ai giornali che ogni giorno popolano le edicole, specie quelli sportivi. Ma da qualche mese è diventato sempre più difficile tenere viva la passione, quella vera.

Advertisment

La maggiore delle colpe va ricercata nella scarsissima professionalità di chi scrittura e calcio li pratica per mestiere. L’incapacità di tenere a freno le pulsioni da tifoso stanno condizionando pesantemente l’immagine pubblica di molti giornalisti. Evitiamo qui di fare i nomi, anche se sono i soliti, purtroppo tristemente conosciuti.

L’era dei social ha messo a nudo ciò che francamente sospettavamo, ma oggi ne abbiamo ampia certezza proprio per leggerezza di questi personaggi che si palesano in tutta la loro mediocrità. Solo che questa mediocrità fa il paio con “pericolosità”. Non capiscono che la loro funzione pubblica di racconto penetra nelle menti perverse di chi sereno non lo è: ultras, capi-ultras, la peggio razza di tifosi e cioè quelli che amano – chissà perché poi – la violenza applicata a una specie di tifo che con la passione e lo sport non c’entrano nulla.

Advertisment

L’era dei social ha messo a nudo anche sporchi giochi di cui sospettavamo, ma adesso ne abbiamo certezza. “Giustizia sperimentale” l’ha chiamata il Presidente Agnelli, a cui si aggiunge una frangia di pseudo-politici pagati coi soldi nostri che poi scopri essere assenteisti e molto mediocri. Il che giustifica il degrado generale di questo paese.

Una parte di questo Paese, fortunatamente anche la più consistente, gradirebbe però tornare a parlare di calcio, di passione, col cuore e con la testa. Sfottò certo, il sale del tifo, ma certamente non questo genere insulso di polemiche e vergognosi scandali artatamente costruiti.

Povero calcio italiano.

Advertisment

Sampdoria – Juventus 0 – 1 / La Juve fa Cuadrado

La Juve fa Cuadrado rendendosi solida e quasi agnostica alle polemiche numerose e creative che piovono da tifoserie avverse e dalla procura federale sportiva.

Advertisment

Curioso il caso di Pecoraro, uomo di Legge che sembra però avere le macchie di chi la Legge l’ha infranta, aggirata, raggirata. E se per la Giustizia Ordinaria la Juve non è stata nemmeno chiamata in causa e addirittura sembra testimoniata la condotta irreprensibile della società bianconera, per il corso sportivo delle indagini Agnelli è deferito, e la Juve tutta. Illogico.

Anzi, logico. La sensazione, condivisa anche dai tifosi avversari che hanno il senso della dignità intellettuale, è che si ripresenti un 2006: se sul campo è inattaccabile, allora si prova per vie traverse a frenare questa Juve. In particolare il management che – parole di Andrea Agnelli – “lavorerà per far crescere ancora la Juventus”.

Advertisment

Poi c’è il campo. Una zuccata di Cuadrado ha risolto la delicata e sofferta sfida contro la Sampdoria. Primi 30 minuti da applausi, poi tossine mentali e fisiche hanno letteralmente bloccato la squadra di Allegri che si è richiusa su stessa, confondendo schemi e moduli tattici, incapace di “ammazzare” (sportivamente parlando) l’avversario.

L’uscita di Dybala, da chiarire con i medici dell’albiceleste, ha chiarito quanto è importante l’argentino nel processo creativo delle giocate. Pjaca ha ancora deluso, rendendosi pericolosamente inefficace quando doveva invece essere il jolly prezioso in questa fase della stagione. Jolly che continua a essere Cuadrado: al colombiano proprio non si può rinunciare per numero di soluzioni offensive. Addirittura pure il colpo di testa, che credevamo fosse fuori dal repertorio dell’esterno.

Rugani cresce, mentre Asamoah continua a fare passi indietro. D’accordo il cross da cui nasce il gol partita, ma poi i recuperi miracolosi in realtà nascono da leggerezze vergognose e buchi tecnici da cui sono arrivati tutti i pericoli doriani per la porta di Buffon. A proposito: da ieri Gigi è il più presente, per minuti giocati, della storia bianconera in Serie A. Davanti ha il mostruoso record delle oltre 640 partite nella massima serie. Chapeaux!

La sosta arriva nel momento giusto. Recuperare ossigeno, schiarirsi le idee, ricaricare le batterie. Da quando si ricomincerà, i bianconeri dovranno affrontare un mese intenso, affascinante, pieno di trappole, fra Serie A e Champions League.

Advertisment

Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

Advertisment

La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

Advertisment

Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

Advertisment

Il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato

Fine di Juventus-Milan: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato. I motivi sono i più disparati, ma la verità è una: bisogna fermare questa Juve.

Advertisment

Così, fra giornalisti e giornalai – la differenza è ormai sottilissima – si fa in fretta a spalare fango sui bianconeri, con attacchi a 360 gradi: cori, mafia, bagarinaggio, rigori, minuti, l’Arsenal che vuole Allegri, il Barca che vuole Dybala, per finire con la pizza argentina del fratello di Higuain.

Povera Italia, ridotta al ridicolo di una critica ormai vuota anche di idee e creatività. Stretta nella morsa dei social dove alla fine emerge chi sbraita capricciosamente, e chi lucidamente fa una rilettura pratica degli episodi contestati. Fino ad arrivare ai paradossi di giornalisti in balìa di loro stessi: due settimane prima è rigore, due settimane dopo, se è a favore della Juve, non è più rigore.

L’apice del delirio è a firma De Laurentiis. Epica la frase “si sa, la Gazzetta è sempre stata delle Juve”.

Advertisment

Affannosamente resiste chi ha ancora un briciolo di dignità intellettuale. Gli Sconcerti e i Bargiggia della situazione costretti a sottolineare l’infame gestione mediatica di colleghi scatenati.

Morale della favola? Tre partite regolari (contro Inter, Napoli e Milan) su cui si continua a discutere vivacemente del nulla.

Come nulla è a oggi la contrapposizione tecnica alla squadra di Allegri.

Perciò il discorso è semplicissimo: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato!

Advertisment

L’Italia dei Pulcinella: storie di ordinaria follia napoletana

A metà del primo tempo l’Italia juventina aveva la pressione altissima: non un replay mandato in onda per capire il gol di Callejon, e certamente una direzione di gara alquanto ambigua.

Advertisment

A fine partita la follia napoletana ha trovato, per l’ennesima volta, l’alibi bianconero a una sconfitta giusta e sacrosanta. Con sprazzi di odio e violenza verbale ai limiti dell’intelligenza umana.

Con ordine.

I primi 45 minuti di Juventus-Napoli sono stati opachi. Per demerito di una Juve confusa dai cambi di Allegri, e con un Napoli sì vivace, ma praticamente mai pericoloso. Gol di Callejon – in sospetto fuorigioco, su cui la RAI ha praticamente eliminato i replay sia in diretta sia in studio – e bianconeri affannati in una ricerca della manovra sempre lenta e confusa.

Poi è accaduto che Allegri ha deciso di mettere in campo la Juve vera, schierando Cuadrado sulla destra e la Juve probabilmente ha deciso di cominciare a giocare. E nel secondo tempo non c’è stata alcuna partita, come testimonia il numero di tiri in porta tentati dal Napoli e cioè 0, zero, nulla, vuoto, nessuno.

Advertisment

In mezzo, diversi episodi. Al minuto 8 ci sono gli estremi per un calcio di rigore su Dybala: il buon Cerqueti in telecronaca ha evitato di soffermarsi sull’argomento, mentre in studio e sui social la sentenza appariva chiara. Per il rigore assegnato a Dybala chiedere lumi a Koulibaly: pestone sull’argentino e penalty poco discutibile. Difficile capire se c’è contatto fra uno fra Pjanic e Bonucci con Albiol. Qui i replay sono stati mostrati, ripetutamente, ma complesso capire se c’è contatto, e se c’è se è da rigore. Mentre andrebbe spiegata la difesa napoletana sulla ripartenza Dybala-Cuadrado praticamente solitari.

E qui la perla. Cuadrado salta Reina che lo affossa, pur sfiorando il pallone che però resta nella disponibilità di Cuadrado (Regolamento del Gioco Calcio), e altro rigore solare. Da questo momento, però, in poi si scatena da Napoli la solita orda di banditi travestiti da giornalisti, opinionisti, sindaci e tifosi. E non uno a sottolineare se le farfalle prese da Reina in occasione del gol di Higuain saranno messe in mostra a Napoli.

Ma ancora più grave le dichiarazioni di personaggi pubblici, ai microfoni o sui social. Gente che di mestiere fa il giornalista RAI o il sindaco o il direttore sportivo, gente che accende i toni fino all’inverosimile, allevando alla violenza verbale. Sparisce il calcio e il senso dello sport e anche il senso dell’evidenza, per nascondersi dietro polemiche montate ad arte al fine di non giustificare i propri limiti.

Per cui non si parla del modulo Juve che ha cambiato la stagione, o di Higuain che continua ad aumentare il bottino reti, o di un Cuadrado da paura e un Pjanic nelle vesti di un quasi-Pirlo. Si parla di ciò che non esiste. Perché quello che esiste spaventa: una Juve che a marce ridotte regge il colpo, e quando accelera sbaraglia tutti.

Amen.

Advertisment