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Mese: June 2017

Bene Shick, ma evitiamo Shock

Una delle grandi sorprese dello scorso campionato è sicuramente Patrick Shick, l’attaccante multiforma ceco che ha mostrato colpi da fuoriclasse e grande concretezza sotto porta.

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Ma è da evitare Shock sul prosieguo del calciomercato, sia intendendo possibili dolorose cessioni, sia intendendo errori in ingresso.

Cominciamo dal ceco, probabile prossimo nuovo numero 11, visto che il ragazzo ha espresso ferma volontà di giocarsi le carte sin da subito. Allegri se lo ritroverà nel precampionato e dovrà valutarne le qualità: la Juve avrebbe voluto lasciarlo un altro anno in prestito a Genova.

D’altro canto, occorre riflettere bene prima di acquistare. Dal gigante del Siviglia ai gioielli del Monaco, è fondamentale capire cosa ci serve, e con che livello di esperienza. Senza troppo riflettere sul secondo tempo di Cardiff che rischia di portare fuori strada.

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Nel calcio moderno la fisicità è importante. Insieme a questa serve tanta tecnica ed esperienza. Se in Italia la Juve è già super-attrezzata, in Europa occorre soprattutto l’esperienza.

Di conseguenza, la sensazione è che Allegri abbia trovato un gran bel modulo che riesce ad esaltare le qualità tecniche dei migliori piedi che abbiamo, ma dobbiamo gestire meglio le risorse fisiche e quindi avere migliori ricambi. Evidentemente, la fascia sinistra intera merita particolare attenzione: un vice Alex Sandro che non può essere Asamoah, e un vice Mandzukic che possa essere anche più specialista in quel ruolo delicato. Più un vice Higuain che possa dare respiro all’argentino, oltre che possa avere soluzioni differenti che Gonzalo non ha.

In mezzo al campo, Khedira e Pjanic possono attualmente vantare in Marchisio un valido sostituto, ma Lemina non ha convinto e quindi qui bisogna fortemente intervenire: fisico e fosforo, polmoni e piedi buoni.

In Paratici we trust, così la schiera dei giovanotti da far crescere e da allevare è sempre qualitativamente elevata. Rugani e Caldara, Bentancur e Spinazzola, Orsolini e Favilli.

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Juve: pericolo interismo, romanità e napolezza

Dare la colpa ad Allegri è solo interismo. O romanità. O napolezza. Cadere nel tranello di farsi sopraffare dalla giusta e naturale tristezza è esercizio assai facile per chi proprio non vuole accendere il cervello. Proviamo a farlo.

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6 scudetti di fila sono leggenda. Con la tripla doppietta di Campionato e Coppa Italia. Ma anche la doppietta della Champions persa in 3 anni. Peccato. Roba da psicosi, a questo punto, perché il conto si fa salatissimo nelle finali europee. Dove pesa una statistica imbarazzante: pochi gol segnati, molti presi, mai il dominio. Anche col Liverpool nell’85 e con l’Ajax nel ’96 abbiamo trascinato il risultato pericolosamente verso la fine. Traduzione? Intraducibile.

Veniamo alla più recente. Dare la colpa ad Allegri è da pazzi. Quelli aveva, quelli ha fatto girare a mille, ma quelli – a un certo punto del secondo tempo, cioè dopo qualche minuto – non ne avevano più né fisicamente né mentalmente. Perché il modulo non era stato previsto e perché i ricambi non sono esistiti. Rincon, Pjaca, Asamoah, Sturaro non si sono mai dimostrati veri sostituti dei 14 uomini che hanno spinto al massimo la macchina, da agosto al 3 giugno fino alle 22:00. La verità è questa. Oltre a quel pizzico di fortuna e tanta personalità che mancano in serate come quella di Cardiff.

Chi incendia alla tragedia è solo colui che vuole fare del folclore. Viceversa ha più senso continuare a incitare i ragazzi e Allegri perché il processo di crescita iniziato 3 anni fa non abbia uno stop pericoloso.

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C’è molto da rinnovare, tanto da potenziare nelle seconde linee, specie se il modulo principale del prossimo anno sarà lo stesso di questo entusiasmante 2017. Quel 4-2-3-1 che succhia energie come non mai. Più la variabile “essere decisivi” degli uomini che più hanno deluso sabato sera. Fra i vari, Higuain e Dybala su tutti.

E per la prima volta Allegri ha letto male e in ritardo l’andamento tattico del match, quando cioè era chiaro che il centrocampo a 3 del Real avrebbe avuto la meglio sulla coppia Khedira-Pjanic. E anche qui dobbiamo registrare la buona prova del bosniaco, alla primissima finale di Champions, in una squadra che non girava bene dalla trequarti in su. Eppure il più pericoloso negli unici tiri bianconeri verso la porta avversaria.

Si riparte, come ha detto Andrea Agnelli e come ripetuto da Allegri. Si riparte perché non c’è motivo non farlo, alla luce del gap scavato in Italia e del gap che si sta recuperando in Europa, finale a parte.

Si riparte da un mercato che deve rinfrescare i muscoli dei reparti bianconeri, con qualche specialista nei ruoli a questo punto fondamentali quali le corsie laterali e la cerniera di centrocampo dove serve fosforo e turbo insieme.

Finale a parte, questa è una Juve comunque da applaudire. Incazzati si, come è giusto che sia. Per l’impegno venuto meno. Ma… ripartiamo!

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