Menu Chiudi

A poche ore dal match

Non c’è moltissimo da dire, c’è soprattutto da non dare la parola a chi della disonestà ne ha fatto una professione di fede. Le telefonate ci sono, i testi sono quelli, addirittura esistono pure i nastri con le voci originali e non doppiate. Ci sono date e numeri, riscontri e fatti. Questo non è ribaltare la realtà: è ribaltare la farsa e riconsegnare un po’ di dignità ad un mondo che ha deciso il suicidio umano, prima ancora che sportivo, nel 2006, in estate precisamente.

Advertisment

Chiuso il capitolo disonestà, per cui ci sarà molto da lavorare, apro il capitolo campo, quello per cui insomma la Juve è nata e là dove la Juve ha sempre vinto. Le ultime sulla formazione reclamano un Giovinco in grande forma, ma terribilmente relegato in panchina. Motivo? Beh, mi piacerebbe rispondere. Soltanto il forfait di Melo costringerebbe Zaccheroni a schierarlo in campo. In tal caso infatti Candreva andrebbe ad affiancare Marchisio e Sissoko, ammesso che Camoranesi resti fuori dal primo minuto. In attacco due fra Del Piero (sicuro Capitano) Amauri e Trezeguet cercheranno dei gol preziosi per tenere il passo – mai avevo sognato una cosa simile – di Samp e Napoli, in attesa del Palermo. I gol che mancano, i gol che clamorosamente mancano.

Chiellini non ce la fa e sarà sul divano, a fianco a Buffon e Iaquinta. C’è da valutare ogni minuto della vita di questi atleti perché il prossimo anno non si può più scrivere di infortuni, ricadute e via dicendo. C’è da valutare attentamente perché serve una rifondazione vera.

Advertisment

Giovinco in campo? Se sì solo sulla fascia. Nato trequartista, cresciuto trequartista, affermatosi come trequartista, inspiegabilmente alla Juve lo vedono come centrocampista offensivo di sinistra. Pure Zaccheroni sul quale confidavo, sul quale ho ammesso di aver sbagliato: è solo uno di passaggio, come un qualsiasi Corradini che a due giornate dalla fine si è fatto fare qualche foto sulla panca della Juve. Se non altro, abbiamo regalato simili emozioni a tanta gente che di Juve proprio non ha niente.

Dicevo di Giovinco. Siamo l’unico popolo che non asfalta le macchine di staff e dirigenza per vederlo in campo per cinque partite consecutive. Giusto per capire se è da Juve, se è possibile appendere il suo poster in camera. Giusto, insomma, per capire se Moggi e Bettega avevano visto giusto quando a forza lo trattennero a Torino contro tutto e tutti, in particolare contro chi diceva che un ragazzo così basso ed esile col calcio non poteva fare nulla.

Fuori Diego, ma sempre dentro Del Piero. Lui, unico vero Juventino rimasto in sede. Lui, unico a chiedere indietro gli scudetti perché nostri, perché di appartenenza bianconera. Unico a chiedere indietro un po’ di dignità quando si parla di Juve, di Juve sul campo. Lui, unico vero Capitano e giocatore Maestoso, per certi tratti inarrivabile. Peccato non sia nato in Brasile: a quest’ora avrebbe vie e monumenti dedicati. In Italia si attende semplicemente di vederlo giocare da 6 in pagella per tirargli addosso veleno e gratuite stupidità. Siamo sempre italiani, in fin dei conti. E se certuni dicono che in questo periodo la Seconda Squadra di Milano è la più forte d’Italia… un motivo ci sarà! Triste, ma è pur sempre un motivo.

Infine, un saluto immenso a quel genio televisivo di Maurizio Mosca. Sempre criticato oggi è mancato terribilmente a quanti hanno acceso la TV aspettando l’ennesimo tormentone o l’ennesimo giudizio o pendolino. Niente più superbombe, niente più quella voce e quell’atteggiamento che ti facevano amare ancora di più questo sport. Con l’ironia di pochi, con il sapersi mettere in gioco dei grandi. In fondo, il calcio è semplicemente un divertimento. Abbiamo forse smarrito questo concetto. Ciao Maurizio, grazie di tutto!

Advertisment