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Accusa: qualcosa non quadra!

Allora, cerchiamo di rimanere lucidi di fronte a quanto sta accadendo in un’aula di tribunale. Aula dove Luciano Moggi sta per essere condannato per mafioso e lupo mannaro di un calcio che di onesto non ha proprio nulla. Il punto su cui l’accusa martella è il seguente: poiché non ci sono intercettazioni fra Moggi e arbitri tali da indurre ad arrestare l’imputato – e invece dovevano esserci per uno strano volere milanese – allora vuol dire che esistono schede schermate che Moggi ha consegnato ai propri soci. Questi soci sono stati individuati negli arbitri. In particolare: Paparesta che ha ricevuto una scheda tramite il padre e De Santis. Ma cosa accade? Dati alla mano ecco le due cose che non quadrano:

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  1. Paparesta, membro di questa fantomatica cupola, penalizza la Juve. Su tutti la memorabile partita a Reggio Calabria. A fischio finale Moggi viene incriminato per aver chiuso nello sgabuzzino proprio Paparesta. Fatto mai accaduto e che lo stesso Paparesta ha spiegato bene negli studi Mediaset: che autogol!
  2. De Santis non concede un gol regolarissimo a Trezeguet nella finale della Supercoppa Italiana fra Indossatori e bianconeri. In più in campionato il membro mafioso della cupola di Moggiana stirpe non riesce a far vincere la Juve che con lui becca un ruolino da 1,8 punti a partita. Ricordo ai lettori che da un po’ di campionati la vittoria vale esattamente 3 punti.

A meno che vestito da avvocato non ci sia Topo Gigio e che il giudice non abbia pippato le stesse sostanze che Morgan scambiava per medicinali alternativi: chi mi dice dove sono le prove della Cupola? Dell’esistenza della Cupola? Si mormora che Provenzano abbia rivelato: se quest’accusa ce la ritroviamo contro mi fanno Cavalieri del Lavoro! Vai Italia, vai Italia! Ma dove cazzo stai andando Povera Italia!?

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