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Agnelli e Jakartone? Altro che battuta

Stamattina, ma già ieri sera, tutti scatenati contro Agnelli. Nonostante a Moratti fosse stata consegnata prima (e pare ci abbia riso su), la battuta di Agnelli è il miglior pretesto per andare giù duro contro la Juve.

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Stamattina l’house organ Gazzetta dello Sport ha dedicato le prime tre pagine alla vicenda. Il nuovo Papa ne ebbe solo 2 di fogli rosa. Indizio più che sufficiente per capire che Agnelli ha toccato un nervo scoperto.

Che poi di battuta non si tratta affatto. Il cartone l’Inter lo ha conquistato fuori dal campo, con un’operazione degna dei libri di Le Carré. Un gioco di spie, un gioco sporco, fra un Guido Rossi eletto a capo supremo del calcio italiano, appena dimissionario dal CdA nerazzurro, e fra un Palazzi che doveva architettare regole non previste dal Codice di Giustizia Sportiva. Senza contare le strane storie sui bilanci taroccati e sul marchio Inter. Storie che conosciamo benissimo, ma che l’onesta stampa locale non ha mai raccontato.

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Agnelli, alla lettura di alcuni sproloqui sull’onestà di Moratti, ha sbottato. Semplicemente, normalmente, come si conviene fra gente che ha dovuto faticare per riportare in alto una storia e un marchio reso vittima dell’imbecille goduria italiana nel tormentare la Juve.

Una semplice battuta che racconta una triste storia italiana. Che racconta di un articolo 6 mascherato per 6 lunghi anni e oggi prescritto. L’unico illecito di Calciopoli è a firma Moratti, nascostosi dietro Facchetti.

Carta, cartone e merda. Non è una battuta: sono fatti, finalmente accertati dal Tribunale.

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