Menu Chiudi

Agnelli si esprime su Calciopoli. Marotta sul mercato

Credo sia uno dei giorni più belli, dal 19 maggio 2010 (quando Andrea Agnelli decise di ridare onore al marchio Juve insediandosi come neo Presidente). Uno di quei giorni che ti fanno capire perché la Juve non è solo quattro-lettere messe così a caso, a formare una parola semplice. Juve è una filosofia di vita.

Advertisment

In una intervista Andrea Agnelli ha finalmente espresso il suo completo dissenso nei confronti di Calciopoli e dato alle parole il loro più pieno significato.

In cuor mio tutti sanno cosa penso di Calciopoli, e cioè che è stato un procedimento ridicolo.

Sembra il grido di battaglia per cominciarne una nuova, di quelle vere, giocate principalmente sul campo da calcio, ma anche, perché no, nelle aule giudiziarie. Se lor signori rossonerazzurri si sono saziati di farse e coppette finte e fasulle, ora tocca a noi. A me piace interpretare così la frase di Andrea il Presidente. Visto e considerato che il figlio del Dottor Umberto si è espresso anche in questo modo, che mi inorgoglisce e placa parzialmente quattro anni di vergogne e menzogne:

È una parte della nostra identità che dovrà essere chiarita al più presto. In questi anni abbiamo abusato della pazienza dei nostri tifosi, ora dobbiamo ancora aspettare le decisioni della giustizia ordinaria. Certo, se si riuscisse ad accelerarla…

Ecco: bisogna accelerare.

Advertisment

Se sul fronte giudiziario l’accelerazione appare naturale e logica, se Giustizia è ancora una parola che vale qualcosa in questo strano paese italico, sul fronte del campo da calcio la realtà dei fatti ha dimostrato come la Juve abbia ancora bisogno di qualche ritocco.

Attenzione: l’espressione qualche-ritocco va legata in modo indissolubile alle difficoltà economiche. Non abbiamo benzina da vendere, né soldi da riciclare nel calcio (ogni riferimento alle milanesi è ampiamente voluto) né fidejussioni né debiti da farci spalmare sui secoli-nei-secoli (ogni riferimento alle romane è ampiamente voluto). Abbiamo da ragionare su bilancio e crediti, sponsor e cessioni. Ma l’opera di Marotta, un mostro di strategia e competenza, è meritoria e autorevole. Meritoria di applauso già da adesso, autorevole perché la Juve è tornata a parlare di calcio anche in quelle stanze misteriose del calciomercato. Krasic e non Tiago, Aquilani e non Poulsen, Bonucci e non Knezevic, Quagliarella e non Amauri.

La stoccata più carina di Marotta è riferita a Ibra. Grande giocatore, immenso giocoliere, ma crea dipendenza. Per carità, una dipendenza piacevole per chi tifa oggi il rossonero, ma sempre dipendenza. Marotta ha invece detto chiaramente come la dipendenza della Juve sia solo verso la… Juve. Che è un bel passo avanti rispetto ai precedenti quattro anni, e un ritorno al passato per i 100 anni di storia bianconera.

Quindi si procederà al toto-calciomercato. Pazzini da gennaio? Impossibile, ma per giugno a questo punto se ne può parlare. Pazzini-Quagliarella: a me piace. Italiani, ancora giovani e pazzi entrambi. Complementari e nel complesso completi, capaci di ogni giocata. Secondo me è un assortimento delizioso. Certo quel Dzeko sarebbe proprio una prima punta perfetta, ma non guasterebbe nemmeno Benzema. Sogni, forse destinati a rimanere  tali. Il solo fatto di ragionarci su comunque è un bene. Sì, perché lo spiega bene Marotta:

Ma ci vuole pazienza. Con l’arrivo di Andrea Agnelli, la società ha cominciato un’opera di rinnovamento che non è mai facile. Il blasone e la storia di questa società ci obbligano a dare tutto per vincere. Di certo non esiste una squadra forte senza una società forte, e il nostro presidente è molto competente.

Fonti: Tuttosport [1], Tuttosport [2]

Advertisment