Probabilmente suscita ancora più rabbia. Non credo che qualcuno rimpianga quegli anni, ancora così freschi, ancora da pagare (non ultimo, il preliminare di Europe League). Torna a parlare Alessio Secco, dopo la rottura con la Juve. E pensare che la rottura era lui.

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Alessio Secco fu alle dipendenze di Moggi. Ma lavorare al fianco di Lucianone non vuol dire, per forza di cose, imparare tutto di un mestiere dove se sei puro, logico e per bene fai poca strada e un lavoro non eccezionale. Forse è stata questa la vera nemica di Alessio Secco: essere una persona per bene. In un mondo, il calcio italiano, che non ti vedrà mai protagonista. Vanno per la maggiore i falchi e i licaoni, le iene e i disonesti.

Alessio Secco ha prestato per 13 anni servizio alla Juve. Team manager, poi porta-borse, poi assistente e via così, fino al ruolo di Direttore Sportivo. Promozione che arriva dopo il terremoto Calciopoli. Le manovre di mercato della Juve, praticamente perfette per 15 anni con Moggi e Bettega al comando, vanno in mano a gente come Secco (pochissima esperienza diretta), Cobolli (dalle copertine dei libri ai cartellini dei giocatori il passo, probabilmente, non dovrebbe nemmeno essere fatto) e Blanc (quello che tifava nerazzurro, quello che dai cerchioni delle bici è passato ai tacchetti dei calciatori: bah!). Certo, le colpe non sono tutte di Secco, ma proprio per il suo ruolo la sua compartecipazione vede una percentuale molto molto molto alta.

Ha rilasciato una interessante intervista che potete leggere qui. A ogni riga il fegato del tifoso bianconero è destinato a ingrossarsi. Nel mio caso ho preferito non leggere le ultime risposte: non ce la facevo perché le lacrime cadevano copiose al ricordo degli articoli di Ibra e Cannavaro, Emerson e Thuram, Buffon e Nedved, Zidane e Vieira. Già perché Alessio Secco ha rivelato alcune trattative piccanti. Comincio proprio da queste premettendo una cosa importante: se vuoi fare grande la Juve devi comprare grandi giocatori. Se li tratti solamente vuol dire che sei solo uno dei tanti che bazzica il mercato. Come un DS qualsiasi delle squadre di B, che sognano il grande nome e si accontentano della Primavera che promette bene e che verrà solo in prestito a farsi le ossa. Un po’ quello che è capitato alla Juve di Secco e Blanc.

Alessio Secco rivela di aver avuto in mano Cassano. Dice lui:

E Cassano, tre e due anni fa, l’avevamo in mano. Ma c’erano perplessità da parte di qualcuno: invece sapevo che Antonio non era più un enfant terrible

E allora perché non lo hai preso? Non avevi voce in capitolo alla Juve? Vuoi dirmi che l’allenatore di turno lo ha rifiutato ponendo un veto su Antonio Cassano? O semplicemente avevi fatto un sondaggio?

Già nel 2007 la Juve cercava un centrocampista, magari un regista, come piaceva a Deschamps che in quel momento stava proprio sulla panca bianconera. Secco dice di aver concluso per Mascherano, già, proprio il pupillo di Maradona:

Un giocatore che avevo in tasca? Mascherano, nel gennaio 2007, l’avevo preso: sarebbe venuto in prestito, anche in B. Mi dissero che non si poteva, perché la proprietà del cartellino era un intreccio tra persone e società, e la Juve ha un codice etico. Lui si mise a piangere.

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Lui? E io che dovrei fare adesso, leggendo queste tue parole? Che razza di codice etico aveva stilato la Juve che non ne abbiamo mai capito nulla?

Una delle domande più piccanti è stata (non poteva essere altrimenti) quella su Poulsen. Gli ricordano che la Juve inseguiva Xabi Alonso, poi prese il danese. La chiosa della sua risposta rischia di scatenare un macello:

Si decise per quel tipo di giocatore: costava la metà, ma il prezzo non c’entrò nulla. Fu una decisione a livello collegiale, come sempre: io, Ranieri e Blanc e il cda – spiega Secco -. Hanno dato la colpa a me? Il problema è che la gente mi investiva di un potere che non avevo: in società come la Juve, la gestione degli acquisti è democratica, diciamo. Frutto di decisioni collegiali. Come dovrebbe essere? Un direttore generale o un ds che decide e si prende la responsabilità: oneri e onori. Come con Marotta, adesso.

Punto primo: se è costato la metà, allora vuol dire che avevate in mente proprio il risparmio. Punto secondo: qual è questo tipo di giocatore su cui avete puntato? Nè un regista né un supporto al centrocampo a tre, mai schierato da Ranieri. Quindi? Punto terzo: oggi si notano, almeno, delle idee molto precise. Servono esterni e arrivano Lanzafame, Motta, Martinez, Pepe e forse qualcun altro. Serve un difensore centrale e arriva Bonucci. Serve un attaccante e probabilmente qualcosa Marotta farà. La differeneza è che comunque oggi si nota un comando preciso, delle direttive da seguire e dei parametri in linea con quanto si ha bisogno in campo.

E veniamo alle perle. Almiron acquistato a un prezzo alto e bocciato già alla prima conferenza stampa. Felipe Melo acquistato a 25 milioni di euro, stessa cifra che, guarda caso, chiesero per D’Agostino (ne sono bastati 12 per portarlo, guarda caso, a Firenze). E poi Grygera e Grosso (chiesto da Ferrara che ha ammesso l’errore). E i 23 milioni di euro per Amauri.

Ovviamente qualcosa di positivo Secco l’ha concluso: Diego, Brazzo a zero euro, Iaquinta e  Sissoko. Troppo poco se sei alla Juve.

La chiusura dice tutto e spiega bene i 4 anni postCalciopoli della Juve:

Quest’anno Secco non avrebbe puntato su Delneri, ma su un allenatore più quotato: “Chi avrei preso? Capello. L’unico che pure l’anno scorso avrebbe potuto fare meglio. Ma non sarebbe venuto, sta troppo bene a Londra. E allora? Benitez”, conclude l’ex ds della Juve.

Grazie Alessio. Grazie di tutto. Tutto cosa?!? Non lo so, ma grazie di essere andato via.

Con una punta di tristezza dirà alla fine: “13 anni e nemmeno un grazie”. No, Alessio: un paio di vaffanculo te li hanno dedicati in molti! Compreso me!

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