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All’estero il calcio lo vedono così! Vediamo le differenze con questa strana stampa italica

La visione dell’Italia dall’Italia è semplicemente magnifica: siamo i migliori, siamo i più invidiati, siamo i più belli, siamo i più grandi. Autoreferenzialità allo stato puro, fantasia al servizio di pochi padroncini. E’ la stampa italiana che ha perso da tempo valori quali la coscienza, la realtà, la dignità professionale. Se provate a fare un giro fra i principali tabloid internazionali (Germania, Spagna, Inghilterra rispettivamente nei paragrafetti che seguono) noterete enormi diversità nel trattare i vari argomenti. E’ curioso: in Italia lottiamo e manifestiamo per rendere liberi gli altri paesi, giustamente per carità, ma non facciamo nulla per liberare noi stessi dalla malapolitica e malainformazione. Curioso, ma è l’Italia!

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Leonardo, Benitez e le sconfitte

In Germania si sono chiesti perché in Italia Leonardo e l’Atalanta di Milano non abbiano subito un analogo massacro toccato alla Roma e al Milan. Come un grande lettore della Cazzetta-Rosa tentava di far notare, la Juve non è stata presa in considerazione perché assente dalla Champions League. Fatto ancora più grave di una eliminazione contro Tottenham o contro qualche squadra dell’est.

Benitez aveva, a suo tempo, lanciato più di una frecciata all’indirizzo di Moratti e della sua società. Ma in Italia venne bollato come un fallito, come un allenatore mediocre, uno che non poteva allenare le grandi squadre. Uno, insomma, non da Seconda Squadra di Milano. Ed in effetti è proprio così: troppo competente e signore per stare su quella panchina. Molti hanno dimenticato le sue vittorie, nemmeno lontanamente paragonabili a scudetti di cartone e trofei di fango.

Leonardo ha completamente fallito le 4 partite da non fallire, nelle quali ha subito la bellezza di 11 reti, mettendone a segno soltanto 3. Le partite in questione hanno diversi significati: contro la Juve una testata di Matri ha abbattuto la squadra campione del sistema solare, distruggendola pure sul piano della personalità e del gioco. Nel derby scudetto contro i cugini rossoneri privi di Ibra è arrivata addirittura la disfatta più clamorosa: 3-0 secco, delusione dei big e tutti a casa con la testa sotto la sabbia.

Per finire con la doppia sfida contro lo Schalke 04, decimo nel proprio campionato, costretto al cambio di panchina dopo la disastrosa stagione fino a quel punto giocata. Arrivato a Milano con una sfilza di assenze importanti ha infilato 5 gol, con la sensazione fastidiosa di poterne fare anche di più. Vittoria nel risultato e nel gioco. Ancora carenze di personalità e di idee tattiche per la banda di Leonardo. E qualificazione già persa nella gara di andata a San Siro. Roba da romanzo thriller, ma, come negli ultimi 120 anni, non ci sono complotti. Niente arbitraggio a favore, niente vittoria. Nella gara di ritorno, se possibile, la sconfitta più amara. D’accordo che la qualificazione era bella che andata, ma almeno una vittoria d’orgoglio. Niente: 2-1 secco per Raul e riserve.

Oggi Leonardo è coccolato e difeso, mentre altri suoi colleghi sono stati dati in pasto ai leoni per molto molto meno. Sarà il richiamo del padrone ad aver attutito le critiche? Se lo chiede il Bild tedesco.

Mou e la stampa spagnola

In Italia certi giornalisti – e mi scuso per la parola forte giornalista – sbavavano. Lecchinaggio vergognoso per un tizio che avrà pur vinto qualcosina, ma a livello umano è pari al peggior vicino di casa che ti frega il posteggio e mostra costantemente un’arroganza insopportabile. Guadagna una montagna di soldi epperò si vergognò per Calciopoli di dare da mangiare alla sua famiglia: roba da augurargli un periodo nerissimo economicamente, così almeno prova per davvero cosa significano quelle parole così gratuitamente regalate alla stampa!

Maestro nel distruggere il gioco avversario coprendosi a più non posso e sfidando le impervie avversarie col contropiede e i soliti giochetti arbitrali, non ha mai avuto il coraggio di intraprendere un discorso serio o serioso con chi gli ha regalato questo personaggio: la stampa. In Italia sbavavano, all’estero invece sfoggiano una dignità professionale e un’altezza morale che in questa penisola ce li sogniamo. E quindi, quando un giorno prima del clasico Murigno non si presenta, i giornalisti disertano e se ne sbattono altamente del suo ruolo e della sua figura.

La Cazzetta-Rosa ha raccontato l’episodio vergognoso con ironica facilità, ma così non è. I soldi che prendi implicano un determinato atteggiamento, perché è lo spettacolo che deve andare avanti. Questa invece si chiama vigliaccheria e miserabile atteggiamento. In Spagna non sono contenti, in Italia sì. Che tristezza!

La radiazione di Moggi, la Prescrizione Breve e la revisione (im)possibile

In Inghilterra non riescono a capire i meccanismi della giustizia sportiva italiana. Cerchiamo di capirci con due episodi molto chiari: Gattuso tira una testata e perde la testa in quel modo contro un dirigente del Tottenham, reo di essersi qualificato ai danni della squadra di Berlusconi. Squalifica esemplare, perché il palcoscenico della Champions diventa in quel momento un’aggravante, e in Italia subito la difesa a oltranza. Gattuso fa addirittura beneficienza dice la solita Cazzetta-Rosa: quale sia il nesso… non è dato sapersi!

L’altro episodio che la stampa inglese non riesce proprio a districare è il Processo di Napoli. O Calciopoli o Farsopoli. O, più propriamente, Processo contro Moggi e la Juve. Bene, adesso si gioca un altro round. Paradossalmente è quello più divertente. Si dovrà decidere della radiazione di Moggi. Ma per tale procedimento è necessario passare in rassegna quanto emerso a Napoli, davanti al Giudice Casoria (sulla quale pende la terza istanza di ricusazione). La stampa inglese si domanda quanto segue:

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Come si può emettere radiazione quando a Napoli non è emersa alcuna prova, anche minima, circa la colpevolezza del Direttore Moggi?

Lo chiamano addirittura Direttore, loro che affibbiano volentieri le peggiori accuse e i i peggiori nomignoli a qualunque personalità di spicco del mondo reale. Ma torniamo alla domanda: evidentemente in Inghilterra sono in possesso di informazioni che qui in Italia sono state tutte nascoste, raccontate male, non raccontate, ignorate o volgarmente trasformate in altre informazioni.

Ma torniamo pure al discorso principale: come si può decidere della radiazione di Moggi quando non esiste alcun procedimento in grado di superare lo scoglio della risata (lasciamo stare la giurisprudenza)? La radiazione è presa quando circostanze oggettive ne giustificano la sanzione. Chi riesce ora a trovare un episodio tale da giustificare la radiazione?

Esistono due pozzi da cui trarre (provare a trarre) tali episodi: il Processo GEA e il Processo di Napoli. Non valgono le multe per divieto di sosta (ancora il Sun) o ritardi nel pagamento di bollette di luce, acqua o gas.

Soprattutto la domanda che uno strano giornalista che racconta la realtà (specie in via di estinzione qui in Italia) si pone è la seguente:

Che succede se la radiazione non passa?

In pratica, visto che all’estero Calciopoli ha suscitato tanto interesse quanto l’ennesimo divorzio/matrimonio di Liz Taylor (pace all’anima sua), si chiede cosa accadrebbe in Italia nel caso in cui Moggi non venisse radiato. La risposta più coerente con la teoria darwiniana secondo cui l’uomo possiede una intelligenza superiore a quella del macaco suggerirebbe di riaprire il Processo Sportivo che ha portato la Juve in B, se non altro per capire se anche altre squadre meritavano quella sanzione. O qualcosa di più. O se la Juve avrebbe diritto a qualche tipo di risarcimento (che adesso è quantificabile in una cifra astronomica).

Ma il giornalista sta ponendo una domanda sbagliata, nel modo sbagliato. L’unica risposta possibile in Italia è: NO! Anche se Moggi venisse radiato non accadrebbe nulla. Perché siamo in Italia! Il Paese dei Moratti e dei Berlusconi! Che strana gente questi giornalisti esteri!

Il fair play finanziario di Galliani

UEFA e fair play finanziario: i due tasselli per tentare di porre in essere un minimo di equilibrio economico/sportivo fra le migliaia di società operanti nel calcio ad alto livello. Il concetto è alto e sublime, ecco perché Galliani non è riuscito minimamente ad afferrarlo. Galliani capisce solo di vagonate di milioni messi a disposizione dal suo padroncino per il calciomercato e tanti giovani da pagare profumatamente in giro per il mondo. Stop, questo è il suo livello.

Dico questo perché Galliani non perde occasione per ribadire il suo concetto di calcio: il Milan detta le leggi, gli altri le devono rispettare. Il problema del fair play finanziario è semplicissimo: se passa la variabile di successo di una società diventa la competenza e la perspicacia dei propri dirigenti. Ecco la paura, come peraltro dimostra la recente storia rossonera di Galliani e quell’invito pubblico di Berlusconi rivolto a Moggi e Giraudo per fare grande il Milan senza fare esclusivo affidamento al suo portafogli (e qualcuno vede in questo episodio la genesi di Calciopoli, compreso me).

Gary Neville sceglie la Juve

Gary Neville lascia il calcio. A maggio giocherà le ultime partite. L’addio ufficiale è fissato in un match che il Manchester United giocherà con un grande club europeo. E’ stata una ufficiosa dichiarazione di Gary Neville e tutti si sono affrettati a capire quale fosse questa squadra. Dal Real al Barca, dall’Arsenal al Milan. Invece no. Fergusson ha avuto nella sua carriera pochissime squadre di riferimento e fra queste la Juve di Lippi. C’è una intervista rilasciata a un giornale italiano che non si riesce più a trovare (http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Calcio/30687/Ferguson:+%C2%ABJuve+anni+’90+squadra+ideale%C2%BB, http://www.tuttosport.com/calcio/serie_a/juventus/2009/12/02-47339/Storiche+citazioni+di+juventini+veri+-+COMMENTA, http://it.wikiquote.org/wiki/Alex_Ferguson). In poche parole Fergusson raccontò come il Manchester di fine anni ’90 guardava regolarmente la Juve di Lippi (battuta poi nel 1999 in semifinale di Champions), soprattutto quella di metà anni ’90 e faceva studiare ai propri giocatori movimenti e soprattutto mentalità dei vari Conte e Davids, Zidane e Del Piero, Montero e Ferrara. Gary Neville è un allievo di Fergusson e ha pensato benissimo di scegliere proprio la Juve come club col quale chiudere la carriera. La data non è ancora fissata, così come si attende conferma ufficiale dell’evento, in ogni caso resta l’onore di un simile pensiero. In Italia non è stata scritta nemmeno una riga. Che strani questi paesi dell’estero!

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