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Amato, ceduto, ripreso, prestato: quale prossima mossa per Giovinco?

E’ una di quelle storie a puntate che non sai mai quando e se finiranno. Giovinco e la Juve, due elementi elettrizzanti, probabilmente magnetici, basta capire che tipo di poli sono? Si attraggono o si respingono?

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La storia recente del campioncino cresciuto alla Juve include le due opzioni: attrazione fatale già con Deschamps in panchina, con quell’assist per un certo David Trezeguet. Poi la cessione in prestito per farsi le ossa, a Empoli, con un ottimo campionato. Quindi il ritorno a casa e i primi problemi.

Sulla classe del maghetto di Beinasco non si discute, sarebbe follia. Piuttosto gli argomenti più accessi riguardavano la sua statura, la sua fisicità, il suo poter sopportare le fatiche della Serie A e del calcio internazionale. Balle, tutte balle, roba tutta italiana insomma: né Pedro né altri interpreti di questa tipologia sono stati scartati così come successo a Giovinco. Semplicemente perché cresciuti in altri paesi.

Ranieri lo schierò perfino centrocampista di destra all’esordio in Champions League, una sorta di vice Camoranesi. Quando invece le fortune della Nazionale minore dipendevano dal suo ruolo di fantasista a tutto campo, con Casiraghi in panchina. A Lecce, una giornata come le altre, mancò un certo Del Piero. Giovinco fu schierato nel suo ruolo naturale: seconda punta. E risolse il match con una punizione alla Del Piero. Ma poi il buio: pochi minuti, poche apparizioni e addirittura si pretendeva che in quei pochi minuti Giovinco vincesse le partite da solo.

Altre ottime partite di Giovinco, ma la maggior parte dei gettoni andarono bruciati per colpa del tecnico. Poi Ferrara intraprese una strada, tortuosa e complicata, ma, a mio modo di vedere vincente. Nedved, Giovinco e Camoranesi, o Giovinco e Del Piero. Fu tradito dalle prestazioni di chi non ti aspetti: Amauri, Iaquinta, Felipe Melo, tanto per citarne alcuni. Il progetto crollò e Giovinco venne ancora relegato ai margini. Margini che finirono per colorarsi dei colori del Parma.

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Primo anno buono, anche se le prestazioni individuali non hanno avuto una forte corrispondenza coi risultati della squadra. Assieme a un attaccante di peso, quale è stato Amauri negli ultimi mesi, ha reso molto di più e trascinato alla salvezza la squadra. Del tipo: inserito in un contesto di alta qualità… le sue, di qualità, vengono esaltate.

E quindi ecco il punto: riportarlo a Torino, vista la stima enorme di Conte che con gente di qualità sa lavorare, è proprio un’idea malvagia?

Credo di no. Seconda punta o al più, nel 4-3-3, il ruolo di attaccante che parte da sinistra per liberare il talento in tutta la zona d’attacco.

Di saltare l’uomo salta l’uomo, come piace a Conte, e in più ha nel sangue l’assist, il cross e non pare in difficoltà nel segnare.

Una risorsa, e non un problema. Chissà che concetto hanno a Torino di Giovinco. Mister Conte l’ha già espresso piuttosto esplicitamente, ma Marotta e i tifosi?

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