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Analisi dello stato di salute della Juve

Ho preso tempo per riguardare il match. Giornali e commenti non troppo coerenti sulla prestazione bianconera, con tanto di voti parecchio distanti, almeno nei commenti. Questo è il mio personalissimo parere.

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La Juve ha dimostrato di stare in salute. Mentale e fisica. La squadra corre, corre tanto e ha ripreso una certa vigoria fisica (ormai da molte partite). In più c’è la ritrovata attenzione mentale che ha blindato la difesa e riportato equilibrio, soprattutto a centrocampo.

Conte ha saltellato fra il 4-3-3 e il 3-5-2, con la solita ibrida applicazione del 4-5-1 tanto in voga nel suo primo anno. A parer mio, il continuo cambiare assetto tattico è stato dettato dalla ricerca delle migliori caratteristiche degli uomini a disposizione. Vidal può fare tutto, ma certo non il regista. Stesso discorso per Pogba: troppo forte sulla trequarti, molto limitato in cabina di regia. Il francese non può essere il sostituto di Pirlo.Lo stesso Pirlo, se sta bene e ha voglia, non ha eguali al mondo.

Detto questo, il problema principale è sugli esterni. La difesa a 4 è servita per proteggere e riportare sicurezza, visto anche i giocatori a disposizione in grado di interpretare bene quel modulo. L’assenza, invece, di esterni puri ha costretto Conte a sperimentare Tevez esterno nel 4-5-1 (come Vucinic il primo anno) o Marchisio esterno nel 4-3-3 (in assenza di Pepe).

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Detto questo, contro i danesi la Juve ha costruito tanto e concluso molte volte. La percentuale di realizzazione è buona, contrariamente a diversi periodi in cui la Juve proprio non riusciva a metterla dentro frequentemente. Spiccano ancora i centrocampisti che hanno diverse armi per tentare la via della rete: l’inserimento. il tiro da fuori, i calci piazzati (diretti o indiretti).

Il plus in più è però l’attacco. La vivacità e la concretezza di Tevez, unita alla fisicità di Llorente, garantiscono alla Juve un peso fin qui mai avuto. Pure con Matri, la Juve soffriva i classici palloni sporchi, mentre lo spagnolo è maestro. Basta riguardare l’azione del secondo rigore: movimento da prima punta, da panzer d’attacco. E con lui in campo, la Juve può pure giocare la seconda palla: tocco lungo per Llorente che la spizzica o l’appoggia alla seconda punta o al centrocampista a rimorchio. Difficilmente l’avevamo visto fare nei due anni precedenti. E ora i vari Giovinco, Quagliarella e Vucinic tremano per i pochi minuti a disposizione, nonostante siano carte importanti in certi match e periodi di stagione.

Sempre l’attacco, con quei due uomini, ha migliorato l’aspetto di pesantezza. Juve più fisica, Juve più tosta. Le prendiamo quasi tutte di testa e ogni calcio d’angolo è un pericolo (nonostante alcune scelte di non calciare direttamente in area). Paradossalmente, a questa pesantezza contrapponiamo ancora qualche disattenzione in fase difensiva (leggi gol di Mellberg).

In fase di costruzione la Juve è ancora molto potente. Pirlo ispira, i centrocampisti si muovono tanto, in più c’è questa nuova versione di Pogba che si allarga spesso con l’esterno, inefficace, che rincula a protezione del centrocampo. Lo ha fatto spesso Padoin, e anche Asamoah. A conferma che Conte non è per nulla contento degli esterni di ruolo e sta cercando i giusti movimenti.

Dicembre è un mese chiave. Intensificare l’attacco portato al campionato e raggiungere la qualificazione in Champions.

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