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Anche Totti si attacca all’umorismo

Lo sapevamo da tempo, da quel maledetto 2006, dal giorno in cui un certo Guido Rossi revocò gli scudetti alla Juventus. O meglio, uno revocato, uno non assegnato. Sapevamo che la questione scudetti si sarebbe protratta per anni, e così è stato. E si è riproposto prepotentemente quando la Juvemtus è tornata a vincere, dopo anni bui, nei quali ci guardavano da un lato con disprezzo, dall’altro con compassione.

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Quando la Juve perdeva, causa smantellamento di una vera e propria corazzata, sorrisi beffardi e allo stesso tempo ipocriti, pacche sulle spalle a mò di “non vi preoccupate, tornerete a vincere”. In realtà nascondevano un certo godimento. Ora che la Juventus si sta riprendendo il posto che gli spetta, con la conquista dello scudetto numero 30, la questione scudetti si è di nuovo fatta incandescente. A parlare sono sempre i soliti, chi ha invidiato e invidia ancora la Juventus.

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Zeman, dopo le dichiarazioni del ’98, con le quali attaccò pesantemente la Juve, in particolare Del Piero e Vialli, torna alla carica dopo circa 14 anni di letargo, affermando che gli scudetti della Juventus non sono nemmeno 28, al massimo arriviamo 22-23. Quale sia stato il criterio utilizzato non si sa, ma siamo certi che Zeman ha trovato un bel modo di allungare la sua carriera di allenatore: sparare a zero sulla Juventus. Sembra che questo funzioni, e per evitare un pensionamento anticipato, anche Totti ha adottato la tecnica del suo maestro, affermando in conferenza stampa di aver letto gli stessi libri di Zeman.

Non è un caso che queste esternazioni provengono da un allenatore che ha collezionato più esoneri che contratti (poco ci manca eh!), e da un giocatore che, dopo aver vinto uno scudetto, si è fatto notare più per le gaffes che per i trofei alzati al cielo. Chiaro che in democrazia ognuno può esprimere la sua, e ha la piena libertà di pensiero. Ma è veramente un peccato sentir parlare questi soloni solo sulla base di una non verità, dimenticando tutto cio che sta accadendo con Tavaroli e compagni.

Allora qual è la credibilità di questi soggetti che parlano solo sulla base di una farsa di dimensioni epocali? Quali lezioni sono in grado di dare se, prima di parlare degli altri, non guardano in casa propria? La verità è che farsopoli ha dato la possibilità di dire sciocchezze, a tutti. Una verità stuprata nel 2006, e oggi tartassata da questi personaggi che, consapevoli di non poter più dare niente al calcio, cercano di dare fiato alla bocca, per non perdere quella notorietà che hanno fortunosamente acquistato grazie a una certa stampa.

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