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Andrea Pirlo: “Sono venuto qui per vincere” / I protagonisti dello scudetto

Che qualcosa era cambiato e poteva cambiare lo si intuì in quella mattinata, quando ormai Pirlo era cosa certa. Quando quel ragazzo di poco più di 30 anni varcava la soglia di Vinovo e si sedeva davanti al microfono. Indossava una maglietta bianconera, quella della Juve e non era visita di cortesia, ma la presentazione ufficiale di Pirlo alla Juve.

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Sì: Pirlo alla Juve. L’imponderabile, come può benissimo dire Mister Conte. Accompagnato da un sacco di scemenze, forse per mascherare sin da subito la terribile stupidaggine che a Milano avevano partorito: via lui, hanno tenuto Van Bommel. Il motivo è sconosciuto agli abitanti di questo pianeta. Noi ringraziamo.

Col suo capello, sarà destino ma stanno ce l’hanno coi nostri capelli, si presentò così:

Voleva vincere, e la Juve voleva tornare a farlo. Strade parallele, stesso obiettivo. E così è stato.

Problemi tattici?

Andrea Pirlo nella Juve significava tanta roba per tutti i tifosi. Ma l’inserimento negli schemi di Conte appariva problematico. Mah!

Certo in quel famoso 4-2-4 servivano centrocampisti centrali molto più forti a livello fisico, ma discutere Pirlo ci sembrò una bufala. E lo stesso Conte rispose proprio così:

Con Conte i campioni giocheranno sempre. Voglio comandare il gioco, voglio fare bel gioco e quindi con Pirlo non ci saranno problemi.

Da Pirlo i tifosi si aspettavano quella personalità che è stata la pecca degli ultimi registi bianconeri: da Tiago ad Almiron, da Melo ad Aquilani. Solo Cristiano Zanetti riuscì a interpretare benissimo quel ruolo, ma venne ceduto clamorosamente alla Fiorentina dopo due anni stupendi in bianconero. Vecchi e bestiali errori della vecchia indegna dirigenza.

Con Conte… il posto per i campioni c’è e ci sarà sempre.

Prima parte della stagione bianconera

Il 24 maggio 2011 firma il contratto che lo lega alla Juve. Un triennale. Al Milan non volevano concedergli nemmeno un biennale. In più l’avevano dato per bollito, per finito. Parola di Milan Lab, una sorta di TG4 dello sport. Perché le visite mediche con la Juve mostrano un ragazzo perfettamente integro, con capacità aerobiche strepitose.

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I numeri della stagione? 39 presenze su 41 a disposizione. Una partita saltata per squalifica. Minutaggio da paura perché Conte non ha praticamente mai rinunciato al suo faro. E vuoi vedere.

Con Pirlo la Juve comanda il gioco dal primo all’ultimo minuto. Il numero 21 bianconero è un martello. Costante presenza in mezzo al campo, senso della posizione entusiasmante. Offre sempre l’appoggio e il suo possesso palla tranquillizza un intero gruppo. Palla a Pirlo, palla in banca.

E Conte può finalmente attuare la sua idea di calcio: giochiamo noi, manovriamo noi, gli altri devono solo rincorrere. E si stancano presto gli avversari perchè Pirlo sa sempre dove deve andare il pallone. Facilitato da una mediana che, numeri alla mano, non ha eguali in Europa. Assist, gol, inserimenti, recupero palla, tocchi, predominio territoriale. Il centrocampo bianconero con Pirlo-Marchisio-Vidal è il più forte in circolazione.

La Juve vola e comincia a farlo sin dalla partita interna col Parma: 4-1. Il primo gol è di Lichtsteiner, ma metà rete è di Andrea Pirlo. Riceve palla al limite, finta col destro, si porta il pallone sul sinistro, rientra ancora sul destro mandando allo sbando due difensori, tocca morbido il pallone per l’inserimento dello svizzero, tagliando via tre uomini della difesa parmense. Delirio assoluto.

E’ solo il primo dei 12 assist stagionali in campionato. Il secondo sarà per Marchisio, sempre contro il Parma. Ancora con una pennellata favolosa.

Tutto il girone d’andata è un continuo cambiar moduli, con una costante: quel centrocampo a tre non si tocca! La manovra si fa sempre più fluida mano a mano che passano le partite.

Il girone di ritorno: Pirlo sale sul trono

C’è una partita che fa da spartiacque nella stagione della Juve. Dopo il farsesco rinvio per assenza di pioggia, Napoli e Juve possono finalmente sfidarsi. I partenopei sono avanti di 2 reti, 3-1. Conte vara il 3-5-2: è la svolta. A fine partita, pareggiata 3-3, ma con forte delusione per aver mancato il gol del vantaggio, l’allenatore leccese dichiarerà:

[...] questo modulo esalta le caratteristiche dei miei ragazzi.

Perché? Semplice. Bonucci è a tutti gli effetti un play maker arretrato. Protetto da due armadi come Barzagli e Chiellini, potendo muoversi in diagonale a Pirlo, l’ex difensore del Bari ha vita facile in marcatura e molta libertà per impostare l’azione quando il centrocampo viene ingabbiato. E la maturazione in termini di personalità e attenzione è stata determinante per il successo della Juve.

Intanto Pirlo si prende tutto. Il suo movimento costante che lo porta a occupare tutte le zone centrali del campo, da regista basso a regista puro, fino a trequartista nei momenti di maggior pressing offensivo, gli permette di giocare un numero impressionante di palloni. E la Juve ne beneficia. Le palle gol create nella seconda parte del campionato sono maggiori rispetto alla prima e la nuova posizione di Vucinic porta Andrea a giocarsela sempre più vicino alla porta.

Arriva il gol col Catania il 18 febbraio 2012, una punizione che raddrizza un match cominciato malissimo. Poi replica con la Fiorentina e quindi con la Roma. L’eredità di Zidane, quel numero 21, non poteva essere in spalle migliori.

Arriva lo scudetto, meritato, strameritato, e la Juve ha un idolo in più. A Milano intanto stanno chiedendosi perché Van Bommel e Aquilani non hanno permesso di praticare un bel calcio. Già, perché?

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