Menu Chiudi

Antonio Conte: “Non ho mica Nani e Tevez”. Chi ha ragione?

Criticato, forse anche duramente, e addirittura fatto passare per incompetente. In meno di 3 giorni la vita di Antonio Conte da Lecce è passata dalla condizione di star alla condizione di uno qualunque, nato per caso in via Gluck.

Advertisment

Strano il modo di ragionare di questo paese. Comunque non è del paese che volevo parlare.

Domenica pomeriggio, a partita chiusa, Antonio Conte si è lasciato scappare una frasetta mica male:

[...] non ho mica Nani e Tevez!

Che cosa avrà voluto dire?

Ricapitoliamo, così per non farci scappare nulla dei due mesi bianconeri dell’ex capitano in campo.

A fine maggio Antonio Conte diventa allenatore della Juventus. Un obiettivo ampiamente annunciato da tifosi e fortemente voluto dalla società. Chissà, con un ritardo sicuramente.

Durante la conferenza stampa l’attuale allenatore bianconero ha voluto precisare che:

  • non era venuto alla Juve per riconoscenza, ma per affrontare insieme un certo tipo di percorso;
  • non poteva accontentare le richieste della società, ma si doveva assieme stilare un piano di rinascita;
  • non avrebbe accettato decisioni qualora non fosse d’accordo con le decisioni medesime;
  • non lo ha espressamente detto, ma lo ha fatto ampiamente capire… avrebbe comandato lui, prendendosi tutte le responsabilità del caso.

A poche settimane dal suo arrivo si sono viste alcune cose interessanti: il mercato è stato portato avanti insieme al tecnico che ne ha deciso le linee guida. Giocatori con caratteristiche precise, a livello tecnico e non solo. Soprattutto cessioni interessanti: via Melo e Sissoko (quest’ultimo perché troppo lontano da Torino con la mente), via Amauri (diciamo così) e Martinez, via pure Ziegler a due mesi dalla presentazione. Sono rimasti e sono arrivati solo i giocatori che Conte aveva chiesto. E’ veramente andata così?

Advertisment

In parte certamente sì, nel senso che i neo arrivati hanno ricevuto prima la sua benedizione. In realtà Conte aveva richiesto giocatori di ben altro profilo.

Appunto i Nani o i Tevez che a Torino volevano venire, ma che a Torino non potevano arrivare per ragioni di ordine economico, non per altro. Da Aguero sfumato a Beppe Rossi mollato per eccessive richieste dei club proprietari.

Che non significa poi che non siano arrivati degli scarti. L’operazione Vidal, unitamente all’acquisto di Vucinic e allo scippo colossale di Pirlo, sono movimenti in entrata d’altri tempi, per i modi, per i costi e per le concorrenze sbaragliate. Ridicolo non riconoscerlo.

E allora il problema si sposta su un concetto che Conte aveva già espresso: la Juve è la Juve e deve avere una panchina di grande qualità.

Fu la risposta a un giornalista che gli chiedeva se Marotta non aveva esagerato allestendo una rosa di 23/25 ragazzi visto che la Juve non giocava le Coppe!

La risposta, oltre che a parole, sta in queste ultime partite: alla squadra e a Conte serve ancora tempo. Tempo per inserire i nuovi, tempo per comprendere e applicare i suoi metodi di lavori e i suoi schemi di gioco. Tempi che si allungano se le qualità tecniche non sono quelle di Nani o di Tevez.

Io lo interpreto come un messaggio: piedi ben piantati per terra, testa bassa e lavorare.

Faccio ammenda e ammetto la mia colpa. Avevo scritto un articolo, un po’ spinto, spinto dall’entusiasmo ovviamente. Invece le difficoltà ci sono, nonostante la strada intrapresa è quella giusta. Serve ancora tempo.

Ma soprattutto la dichiarazioni serve a far capire a chi di dovere… che nel prossimo mercato bisognerà ancora osare, per riportare la Juve a un livello di qualità importante. Per adesso ci siamo solo vicini.

Quanto vicini? Eh, dobbiamo aspettare ancora un po’. Giusto un po’. Intanto… lavoriamo!

Advertisment