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Aquilani, Juve: come si fa a lasciarlo andare via?

Ci sono molte cose che nella vita non mi sono chiare. Fra queste, una delle più indecifrabili è quella che riguarda Aquilani.

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Arrivato a Torino con qualche anno di ritardo (addirittura il Professor Moggi lo voleva già quando beveva il latte al campetto di Trigoria nell’ambito del trasferimento, poi saltato, di Davids alla Roma. Per la precisione Moggi aveva chiesto in cambio solo due giovani e niente soldi: Aquilani e De Rossi. Ci vedeva lungo Moggi?) è stato presentato come il giocatore che poteva dare qualità a un centrocampo tutto fisico.

Alberto Aquilani è il miglior prodotto della sua generazione. L’hanno detto in molti, l’hanno ripetuto in tanti. E per tanti anni. Forse dai muscoli troppo delicati, visti gli infortuni e le ricadute che ne hanno impedito una progressiva e costante crescita. Giunto a 26 anni Alberto non deve più imparare nulla, solo chiedere alla fortuna di evitare qualche stop di troppo. E per fortuna quest’anno è avvenuto proprio questo.

Ceduto a suon di milioni al Liverpool (dove è amato dalla curva rossa, ma dove non ha trovato molta fortuna) Aquilani è tornato in Italia e quindi in Nazionale. Del Neri è stato costretto a impiegarlo in una posizione che non gradisce particolarmente, dovendo in quel ruolo difendere e attaccare. La prima cosa toglie inevitabilmente tante energie per la lucidità nella fase di attacco. Ma Aquilani è certamente una delle migliori presenze nella Juve 2010/2011.

C’è un errore di fondo quando si giudicano le sue partite e, fin qui, la sua stagione: si chiede ad Alberto di fare lo Zidane e il Davids, tutto insieme, tutto in una volta. Non è così e non può esserlo. Ciò può essere tradotto con questo semplice concetto: Aquilani ha bisogno di una squadra che gira a meraviglia, con tanto movimento sugli esterni, una seconda punta mobile e un attaccante di razza.

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Felipe Melo è il miglior compagno per il talento lanciato da Capello. Gli copre le spalle e lo aiuta nella rincorsa degli avversari. Le statistiche mostrano però un Aquilani in netta crescita per quanto riguarda l’interdizione: ha recuperato un sacco di palloni e offerto buonissime prove come mediano puro. Si è pure prodigato per fare il regista, ma, come detto, occorre una squadra ben organizzata per esaltarne le doti. La Juve è stata all’altezza di Aquilani solo a tratti, solo a sprazzi. Specialmente quando Krasic e Marchisio (o Pepe) sono stati in forma a destra e a sinistra rispettivamente, e quando è presente nell’undici titolare un Del Piero (o Quagliarella) come seconda punta in grado di prendere palla tra le linee di centrocampo e attacco, e una prima punta mobile (tipo Matri nelle ultime partite).

Posto quindi che c’è ancora tanto lavoro, mi chiedo: come si fa a discutere uno come Alberto Aquilani? In Nazionale, cioè col modulo che preferisce e con compagni dai piedi buoni (leggi Montolivo, Marchisio e De Rossi), ha mostrato meraviglie, alla Juve ha certamente contribuito ad alzare il livello di qualità rispetto agli ultimi anni. Perché rinunciare a una pedina che può tornare utilissima per il futuro?

Il costo non è certo dei più economici (base di 16 milioni, ma spero vivamente che Marotta riesca a scucire un qualche tipo di sconto, provando a far leva sulla volontà di Aquilani di rimanere a Torino), ma quali sono le alternative a questo talento? Insomma, si chiede qualità e fenomeni e poi addirittura si è tentati di scaricarlo? C’è qualcosa che non torna.

A mio parere la stagione di Aquilani è molto positiva. L’ho visto correre e lottare come mai nella sua carriera, quando risparmiava le rincorse agli avversari per dedicarsi esclusivamente alla fase di costruzione (con indubbi vantaggi di fiato e lucidità). Magari servirà studiare un centrocampo meglio assortito o semplicemente attendere l’arrivo di un esterno sinistro e la presenza in campo di una seconda punta di valore. E il miglioramento dell’intesa con Felipe Melo che a questo punto è già soddisfacente.

Non è un caso se i voti alti Aquilani se li è guadagnati con Del Piero e Quagliarella in campo, gente con cui è facilissimo dialogare palla a terra. Non si possono dimenticare i lanci illuminanti per Iaquinta (prima parte di stagione) e per Matri (ultime partite) o le sciabolate a cambiare gioco ora per Marchisio ora per Krasic. Inoltre, è l’unico in grado di dare un minimo d’ordine a una manovra che non sarà certo fluida, ma che contro la Roma ha mostrato significativi passi in avanti. Vedi i disimpegni ragionati e tutti con palla a terra (con qualche errore, ma non ci fossero questi staremmo a parlare di XBOX o PlayStation).

Insomma, la cessione di Aquilani (o il suo non riscatto)… cui prodest? Ah ecco, un pensierino maligno adesso mi sovviene.

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