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Attacco politico alla Juve: Conte, Bonucci e Pepe non c’entrano nulla

Effetti collaterali. Semplici effetti collaterali. Così possiamo definire Conte, Bonucci e Pepe.

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Abbiamo seguito le indagini, avevamo già capito, all’indomani della partita pareggiata col Milan, che ci avrebbero fatto pagare a caro prezzo la superiorità mostrata in campo. E nelle indagini c’è scritto chiaro e tondo che Conte, Bonucci e Pepe non c’entrano nulla. Nulla: zero prove, nessun testimone, anzi… prove e testimoni a iosa che provano proprio l’esatto contrario dell’accusa. Ma vengono deferiti ugualmente.

Pensate a tutti i personaggi tirati in ballo e che miracolosamente non sono stati deferiti, ma non ci scagliamo su altri. La giustizia sportiva è solo al soldo di chi i soldi li ha e di chi detiene il potere. Corrotta come poche cose in questo paese, la giustizia sportiva serve solo per minacciare ed eseguire qualche ordine. In questo caso l’ordine assomiglia a un attacco politico alla Juve.

I motivi li potete immaginare: con Calciopoli la Juve non è morta e ora è tornata perfino più forte e organizzata di prima. Con un gap che oggi è più ampio che in passato. E allora come fermare la Juve? Colpendo alcuni suoi interpreti. Protagonisti assoluti se si considerano Conte e Bonucci. E così è.

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Non sprecheremo tempo nel mostrarvi ciò che non esiste e cioè le accuse a Conte, Bonucci e Pepe. Ci limitiamo a chiedere una cosa alla società.

Caro Andrea Agnelli, siamo qui, siamo vivi e siamo molto vicini ai ragazzi. Siamo vicini a tutta la squadra e a tutto lo staff tecnico. Siamo in tanti, molto arrabbiati, molto orgogliosi di difendere quei colori. E le ragioni sono ancora dalla nostra parte: che fare? Noi siamo pronti a tutto, stavolta. Perché con le persone non si può giocare, con i sentimenti non si può giocare. Siamo qui, siamo vivi, siamo pronti, ma aspettiamo un segnale. Un segnale di qualche tipo.

Per carità, nessuna azione violenta o nessuna rivoluzione che prevede mazze, pugni, bombe. Abbiamo uno stile e una storia da rispettare, ma oggi è stato oltrepassato un altro limite. Un altro ancora: attendiamo, ma attenzione perché la pazienza è finita e soprattutto è finita quella voglia di attendere un gesto dalla Famiglia e dall’azienda Juve che ora si rende quanto più necessario.

Ripetiamo: siamo qui, siamo in tanti, siamo vivi e siamo pronti. Che facciamo?

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