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Autore: iojuventino (pagina 1 di 205)

Napoli – Juventus 1 -1 / Obiettivo non prenderle?

Problema fisico evidente, ma anche la mentalità non aiuta. Non prenderle non è un metodo che fa crescere.

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Scelta di Allegri, o scelta concordata con i ragazzi che hanno il termometro (delle gambe) assolutamente chiaro.

Comunque sia, la cosa preoccupa. Perché se è vero che i campionati si vincono in primavera, beh la Juve sembra impreparata. Sembra, perché può essere una tattica psicologica quella di apparire, non essere.

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Domani sera il Napoli, poi il Chievo sabato, e poi senza respiro verso l’andata col Barcelona in casa.

Senza respiro e con qualche dubbio: Mandzukic ce la farà? A che punto è Dybala? Ma Alex Sandro si è solo riposato? E Marchisio non riesce davvero a giocarne due di fila o una intera?

Al netto di tutto, c’è da concludere con una osservazione lapalissiana: la peggior Juve ha pareggiato col miglior Napoli senza praticamente giocarla. Così, giusto per ristabilire alcuni equilibri di giudizio.

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Appassionarsi al calcio è diventato difficile

Questo blog è nato per dare sfogo a due passioni: scrittura e calcio, in particolare Juventus. Facendo il verso ai giornali che ogni giorno popolano le edicole, specie quelli sportivi. Ma da qualche mese è diventato sempre più difficile tenere viva la passione, quella vera.

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La maggiore delle colpe va ricercata nella scarsissima professionalità di chi scrittura e calcio li pratica per mestiere. L’incapacità di tenere a freno le pulsioni da tifoso stanno condizionando pesantemente l’immagine pubblica di molti giornalisti. Evitiamo qui di fare i nomi, anche se sono i soliti, purtroppo tristemente conosciuti.

L’era dei social ha messo a nudo ciò che francamente sospettavamo, ma oggi ne abbiamo ampia certezza proprio per leggerezza di questi personaggi che si palesano in tutta la loro mediocrità. Solo che questa mediocrità fa il paio con “pericolosità”. Non capiscono che la loro funzione pubblica di racconto penetra nelle menti perverse di chi sereno non lo è: ultras, capi-ultras, la peggio razza di tifosi e cioè quelli che amano – chissà perché poi – la violenza applicata a una specie di tifo che con la passione e lo sport non c’entrano nulla.

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L’era dei social ha messo a nudo anche sporchi giochi di cui sospettavamo, ma adesso ne abbiamo certezza. “Giustizia sperimentale” l’ha chiamata il Presidente Agnelli, a cui si aggiunge una frangia di pseudo-politici pagati coi soldi nostri che poi scopri essere assenteisti e molto mediocri. Il che giustifica il degrado generale di questo paese.

Una parte di questo Paese, fortunatamente anche la più consistente, gradirebbe però tornare a parlare di calcio, di passione, col cuore e con la testa. Sfottò certo, il sale del tifo, ma certamente non questo genere insulso di polemiche e vergognosi scandali artatamente costruiti.

Povero calcio italiano.

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Sampdoria – Juventus 0 – 1 / La Juve fa Cuadrado

La Juve fa Cuadrado rendendosi solida e quasi agnostica alle polemiche numerose e creative che piovono da tifoserie avverse e dalla procura federale sportiva.

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Curioso il caso di Pecoraro, uomo di Legge che sembra però avere le macchie di chi la Legge l’ha infranta, aggirata, raggirata. E se per la Giustizia Ordinaria la Juve non è stata nemmeno chiamata in causa e addirittura sembra testimoniata la condotta irreprensibile della società bianconera, per il corso sportivo delle indagini Agnelli è deferito, e la Juve tutta. Illogico.

Anzi, logico. La sensazione, condivisa anche dai tifosi avversari che hanno il senso della dignità intellettuale, è che si ripresenti un 2006: se sul campo è inattaccabile, allora si prova per vie traverse a frenare questa Juve. In particolare il management che – parole di Andrea Agnelli – “lavorerà per far crescere ancora la Juventus”.

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Poi c’è il campo. Una zuccata di Cuadrado ha risolto la delicata e sofferta sfida contro la Sampdoria. Primi 30 minuti da applausi, poi tossine mentali e fisiche hanno letteralmente bloccato la squadra di Allegri che si è richiusa su stessa, confondendo schemi e moduli tattici, incapace di “ammazzare” (sportivamente parlando) l’avversario.

L’uscita di Dybala, da chiarire con i medici dell’albiceleste, ha chiarito quanto è importante l’argentino nel processo creativo delle giocate. Pjaca ha ancora deluso, rendendosi pericolosamente inefficace quando doveva invece essere il jolly prezioso in questa fase della stagione. Jolly che continua a essere Cuadrado: al colombiano proprio non si può rinunciare per numero di soluzioni offensive. Addirittura pure il colpo di testa, che credevamo fosse fuori dal repertorio dell’esterno.

Rugani cresce, mentre Asamoah continua a fare passi indietro. D’accordo il cross da cui nasce il gol partita, ma poi i recuperi miracolosi in realtà nascono da leggerezze vergognose e buchi tecnici da cui sono arrivati tutti i pericoli doriani per la porta di Buffon. A proposito: da ieri Gigi è il più presente, per minuti giocati, della storia bianconera in Serie A. Davanti ha il mostruoso record delle oltre 640 partite nella massima serie. Chapeaux!

La sosta arriva nel momento giusto. Recuperare ossigeno, schiarirsi le idee, ricaricare le batterie. Da quando si ricomincerà, i bianconeri dovranno affrontare un mese intenso, affascinante, pieno di trappole, fra Serie A e Champions League.

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Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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Il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato

Fine di Juventus-Milan: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato. I motivi sono i più disparati, ma la verità è una: bisogna fermare questa Juve.

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Così, fra giornalisti e giornalai – la differenza è ormai sottilissima – si fa in fretta a spalare fango sui bianconeri, con attacchi a 360 gradi: cori, mafia, bagarinaggio, rigori, minuti, l’Arsenal che vuole Allegri, il Barca che vuole Dybala, per finire con la pizza argentina del fratello di Higuain.

Povera Italia, ridotta al ridicolo di una critica ormai vuota anche di idee e creatività. Stretta nella morsa dei social dove alla fine emerge chi sbraita capricciosamente, e chi lucidamente fa una rilettura pratica degli episodi contestati. Fino ad arrivare ai paradossi di giornalisti in balìa di loro stessi: due settimane prima è rigore, due settimane dopo, se è a favore della Juve, non è più rigore.

L’apice del delirio è a firma De Laurentiis. Epica la frase “si sa, la Gazzetta è sempre stata delle Juve”.

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Affannosamente resiste chi ha ancora un briciolo di dignità intellettuale. Gli Sconcerti e i Bargiggia della situazione costretti a sottolineare l’infame gestione mediatica di colleghi scatenati.

Morale della favola? Tre partite regolari (contro Inter, Napoli e Milan) su cui si continua a discutere vivacemente del nulla.

Come nulla è a oggi la contrapposizione tecnica alla squadra di Allegri.

Perciò il discorso è semplicissimo: il rigore c’era, ma non doveva essere fischiato!

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L’Italia dei Pulcinella: storie di ordinaria follia napoletana

A metà del primo tempo l’Italia juventina aveva la pressione altissima: non un replay mandato in onda per capire il gol di Callejon, e certamente una direzione di gara alquanto ambigua.

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A fine partita la follia napoletana ha trovato, per l’ennesima volta, l’alibi bianconero a una sconfitta giusta e sacrosanta. Con sprazzi di odio e violenza verbale ai limiti dell’intelligenza umana.

Con ordine.

I primi 45 minuti di Juventus-Napoli sono stati opachi. Per demerito di una Juve confusa dai cambi di Allegri, e con un Napoli sì vivace, ma praticamente mai pericoloso. Gol di Callejon – in sospetto fuorigioco, su cui la RAI ha praticamente eliminato i replay sia in diretta sia in studio – e bianconeri affannati in una ricerca della manovra sempre lenta e confusa.

Poi è accaduto che Allegri ha deciso di mettere in campo la Juve vera, schierando Cuadrado sulla destra e la Juve probabilmente ha deciso di cominciare a giocare. E nel secondo tempo non c’è stata alcuna partita, come testimonia il numero di tiri in porta tentati dal Napoli e cioè 0, zero, nulla, vuoto, nessuno.

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In mezzo, diversi episodi. Al minuto 8 ci sono gli estremi per un calcio di rigore su Dybala: il buon Cerqueti in telecronaca ha evitato di soffermarsi sull’argomento, mentre in studio e sui social la sentenza appariva chiara. Per il rigore assegnato a Dybala chiedere lumi a Koulibaly: pestone sull’argentino e penalty poco discutibile. Difficile capire se c’è contatto fra uno fra Pjanic e Bonucci con Albiol. Qui i replay sono stati mostrati, ripetutamente, ma complesso capire se c’è contatto, e se c’è se è da rigore. Mentre andrebbe spiegata la difesa napoletana sulla ripartenza Dybala-Cuadrado praticamente solitari.

E qui la perla. Cuadrado salta Reina che lo affossa, pur sfiorando il pallone che però resta nella disponibilità di Cuadrado (Regolamento del Gioco Calcio), e altro rigore solare. Da questo momento, però, in poi si scatena da Napoli la solita orda di banditi travestiti da giornalisti, opinionisti, sindaci e tifosi. E non uno a sottolineare se le farfalle prese da Reina in occasione del gol di Higuain saranno messe in mostra a Napoli.

Ma ancora più grave le dichiarazioni di personaggi pubblici, ai microfoni o sui social. Gente che di mestiere fa il giornalista RAI o il sindaco o il direttore sportivo, gente che accende i toni fino all’inverosimile, allevando alla violenza verbale. Sparisce il calcio e il senso dello sport e anche il senso dell’evidenza, per nascondersi dietro polemiche montate ad arte al fine di non giustificare i propri limiti.

Per cui non si parla del modulo Juve che ha cambiato la stagione, o di Higuain che continua ad aumentare il bottino reti, o di un Cuadrado da paura e un Pjanic nelle vesti di un quasi-Pirlo. Si parla di ciò che non esiste. Perché quello che esiste spaventa: una Juve che a marce ridotte regge il colpo, e quando accelera sbaraglia tutti.

Amen.

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Juventus – Empoli 2 – 0 / La tranquillità è dei forti

A molti sembra non essere piaciuta la tranquillità della Juve, che è di fatto una superiore tranquillità. Colpisce quando deve colpire, vince quando deve vincere.

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Juventus – Empoli la si può raccontare da più punti di vista.

Bonucci e il suo pubblico. Applausi, cori, ancora applausi. Il più cercato è lui nel riscaldamento, e Leo risponde. Quasi a ribadire come la Juve quasi ne esce ancora più rafforzata dopo la burrasca Bonucci-Allegri. In realtà il caso è stato montato per la platealità dei gesti (e delle frasi) riprese da tutte le telecamere (e giornali e TV). In realtà di episodi così, in una squadra che deve vincere, ne capitano a iosa durante la stagione. Tutto ricomposto, con Bonucci che chiude con la fascia da capitano, e Allegri che se la ride durante le interviste post partita.

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Allegri e il nuovo modulo. Allegri se la ride pure perché la Juve sembra aver innestato la marcia corretta. Il nuovo modulo garantisce un nuovo equilibrio difensivo, e permette di meglio liberare le qualità offensive di una rosa dai piedi buoni. Il sacrificio di Mandzukic sulla fascia, il lavoro di Higuain per la squadra, i ricami di Pjanic e le sfuriate di Cuardrado e Alex Sandro. La Juve è classe, ma anche umiltà. Con queste due caratteristiche il modulo 4-2-tutti-avanti sembra perfetto. I risultati parlano chiaro, anche se ci sono segnali di un minimo di stanchezza. Naturale, speriamo tutto calcolato perché si torna in campo martedì, poi domenica, poi c’è il ritorno della Champions.

Le partite da non sbagliare. Il crollo del Napoli in casa, con un uomo in più, è poi la fotografia di una frase detta e ridetta nei salotti televisivi: la Juve non sbaglia le partite che non vanno sbagliate. Vale a dire, magari il gioco non sarà scoppiettante come quello di Sarri, però i tre punti vengono portati a casa ugualmente, e per la classifica contano quelli. Solo quelli. I cali di tensione legittimi dei bianconeri difficilmente innescano figuracce o sconfitte. Non è così per le avversarie, e qui sta la lettura del vantaggio in classifica di una Juve che non sbanda mai.

La tranquillità dei forti, appunti.

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La Juve va, in quale Porto si fermerà?

Dal cambio di modulo, dettato dalla tragica notte di Firenze, la Juventus ha beneficiato in tutto e per tutto: i migliori in campo, più spettacolo, un solo subito, più presenza di Higuain.

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La rotta verso il Porto, che è in realtà la rotta verso un sogno più grande, forse ingombrante, è stata pianificata con arguzia e ingegno, difficilmente sperimentata dall’incoscienza di una sconfitta. Il fascino della soluzione trovata una mattina di gennaio comunque resta.

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In Champions serve qualità, e la Juve l’ha schierata tutta quanta. Tutti gli attaccanti, con Cuadrado e Pjanic, senza rinunciare a Dybala né a Mandzukic. Fuori concorso Higuain che lì davanti ha cominciato a seguire ritmi da fenomeno del gol.

In Champions serve qualità e Allegri adesso ne ha tanta. Se il 3-5-2 strozzava la fluidità di gioco, questo 4-2-3-1 alimenta le potenzialità offensive del team bianconero. E paradossalmente ha permesso di ritrovare equilibri di squadra, quindi difensivi, da 1 gol in 7 gare.

Adesso c’è la prova Europa, contro un frizzante Porto. Modulo che non si tocca, nonostante lì davanti nessuno ha mai davvero rifiatato. Modulo in cerca di conferme europee dove la questione della debolezza delle avversarie italiane può finalmente trovare risposta pratica.

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Bentornata pazza isterica Inter

Credevamo di aver assistito a una partita maschia e, a tratti, molto bella. Con diverse occasioni, belle parate, due traverse, grandi giocate.

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Invece da sponda nerazzurra, e ci era sfuggita la portata dei pianti, stanno raccontando pezzi storici di fantascienza legati alla solita amata moviola.

Non se l’aspettavano a Milano, ma gli studi televisivi di Mediaset e Sky non hanno cavalcato la polemica, e anzi hanno spento inutili e assurde tesi di complotto o di arbitri condizionati.

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La macchina del fango non è partita come da Milano auspicavano. Ciò vuol dire che il processo di crescita ha subito un nuovo stop.

Isterismo e il solito alibi della moviola.

Diceva un tale: per vincere… bisogna sapere perdere.

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Juventus – Inter 1 – 0 / Macchine da guerra e macchine di fango

Juventus – Inter è una sfida di macchine: da guerra e di fango. Allegri batte Pioli che vira sulla polemica facile. Resta il colpo di Cuadrado e una prestazione tosta.

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Il Movimento 5 Stelle è vivo più che mai. Tutti insieme, a sfruttare un tasso tecnico di enorme qualità, tale da sopperire anche ai momenti di stanchezza fisiologica.

La Juve subisce molto poco e bastano un paio di accelerazioni per mandare in tilt la difesa avversaria. Due traverse negano due gol splendidi a Dybala e Pjanic, Handanovic ne prende altri due, così come Buffon interviene su un paio di pericoli nerazzurri.

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Una partita molto maschia, a tratti divertente per i continui ribaltamenti, con il gioco spostato principalmente sulle fasce.

Allegri dovrà verificare la tenuta di modulo e uomini anche per la Champions. Pioli dovrà continuare su una strada che sembra quella buona.

Ridurre tutto a lamenti che negli studi sono stati comunque smontati appare ridicolo. D’altronde, ci sono macchine da guerra, e macchine di fango.

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