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Autore: iojuventino (pagina 1 di 206)

Sarà un bel Natale… bianconero!

Sarà un bel Natale. Come ogni dicembre, quando la Juve è lì, torna lì, inesorabilmente in lotta.

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Più forte, più in forma, mentre da altre parti si arranca.

Con il solito cambio di schema tattico, con la solita trovata per valorizzare la rosa e i nuovi acquisti.

Con l’idea che ancora molto c’è da fare, perché tanto c’è da fare.

Con un pizzico di fortuna in più, o semplicemente con il senso di non aver fatto abbastanza. Che è poi il successo per fare meglio, per “fare” ancora.

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Con Dybala, Bernardeschi e Douglas Costa in panchina. Sì in panchina. Pensa un po’.

Con i tre fronti aperti.

Con gli equilibri ritrovati, proprio quando si era insinuato il dubbio che qualcuno li avesse davvero spostati.

Con chi comincia a innervosirsi, e quindi aggrapparsi a tutto pur di screditare, pur di destabilizzare, pur di deviare la logica del pensiero critico.

Buon Natale, Juve. Buon Natale.

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Juventus, pazienza un corno

Pazienza? Ho letto commenti dove si è disperso il DNA bianconero che non solo vuole la vittoria, ma riconosce solo la vittoria. Pazienza, un corno a pareggiare una partita che andava portata a casa per intero. Specie in questa tornata di campionato.

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Il pareggio con i nerazzurri sa di beffa per come è maturato e per quanto valeva. Non erano solo 3 semplici punti, come gli altri, ma ne valevano almeno il doppio, anche alla luce dei risultati della domenica.

Mancato il colpo del KO, con alcune scelte ai limiti dell’ignoto: a che pro il cambio Bentancur-Pjanic? E soprattutto: perché Douglas Costa in panchina?

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Che Allegri sperimenti ci piace. Che scazzi meno. E ieri ha scazzato alla grande. Contro i legnosi difensori nerazzurri il guizzo di Doulgas Costa poteva risultare decisivo, così come da gran partita di Cuadrado che ha scaraventato in area una serie impressionante di importanti palloni poco sfruttati dallo sfortunato Mandzukic.

Problema di forma per alcuni – leggi Khedira – e problemi ben più gravi per altri. Per esempio Dybala che sta dimostrando non solo fragilità da ragazzo 24enne, ma anche debolezza mentale e strafottenza. La semplicità con cui gioca con i social network è differente con l’impaccio con cui tratta il pallone. E disturba di più – badate bene – l’atteggiamento: non suda, non corre, non lotta. E non posso far notare che porta la maglia numero 10 e ha chiesto un aumento di ingaggio di 7 milioni fin qui solo parzialmente onorato (ammesso che qualcuno, oggi, possa onorare questa cifra). Qualcuno ha provato ad affiancare questo periodo con quello di Higuain a inizio stagione, ma il paragone non regge. E certamente è straziante giocare a trovare il meno peggio. Non è da Juve.

Piuttosto c’è da applaudire la ritrovata solidità difensiva: Barcelona, Napoli, Inter e altre due gare di campionato non sono poca roba. Benatia e Chiellini sembrano aver raggiunto il giusto grado di equilibrio. Con buona pace di Rugani? Lo scopriremo. Nel frattempo registriamo la crescita sperata di De Sciglio e la rinascita piacevole di Asamoah. Quest’ultimo a scapito di un Alex Sandro che è criticabile quanto l’impegno che ci sta mettendo.

Non tutto va bene e francamente è abbastanza poco spiegabile come a dicembre la squadra non sia entrata in condizione. Se non ora a marzo? E da qui a marzo riusciremo a mantenere lo stesso ritmo in campionato? Perché sia chiaro: è impossibile programmare la Champions, mentre è la regolarità che determina la vittoria in campionato. E statistiche alla mano abbiamo già sciupato i jolly negativi.

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Juventus: recuperare tutto, recuperare tutti

Dare di più, con voglia e spirito di sacrificio. Solo questo manca in questa stagione che sta mostrando grossi limiti di atteggiamento, vuoi per pancia indubbiamente piena, vuoi per motivazioni che possono anche mancare.

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Vuoi anche perché, alla fine, due nozioni di tattica calcistica le sappiamo pure noi. Se all’atteggiamento si può supplire con un condottiero (Allegri lo e davvero?), alla tattica di supplisce con la tattica.

I due a centrocampo sono la debolezza sistemica più pericolosa di questa Juve. Non li reggiamo. Siamo a novembre e questo appare chiaro, tanto poi quando si analizzano le partite. Non li reggiamo. Punto.

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Per questo è stato comprato Matuidi, in attesa del rientro di Marchisio (poi rotto anche lui). Più corsa, probabile poi 4-3-3, probabile nuovi innesti sulle fasce come Douglas Costa e Bernardeschi.

Se l’italiano deve dimostrare molto, il brasiliano non deve dimostrare nulla, se non il pieno adattamento alle idee dell’allenatore. Ma se non gioca… sarà difficile dimostrare ciò. Tanto più che poi il suo ingresso riesce comunque a rompere il ritmo e fornire nuove soluzioni. Intestardimento di Allegri francamente incomprensibile, alla luce delle scelte che sembrano quasi di inerzia: 4-2-3-1 e Mandzukic in campo.

Recuperare tutto, recuperare tutti, visto che è palese la sensazione di sciupare due fenomeni come Dybala e Higuain poco valorizzati da manovra e occasioni. Nell’anno più allenante: quello del VAR a targhe alterne.

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Udinese – Juventus 2 – 6 /aVARiato

La migliore fotografia del match è la dichiarazione finale di Allegri: “Ho ringraziato Mandzukic perché ci serviva una partita di sofferenza, e quindi ha fatto bene a buttarsi fuori, tanto lo avrei tenuto fuori mercoledì”. Diretto. Conciso. Ironico. Sagace.

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La partita va letta evidentemente sulla base di un #VAR che proprio non vuole funzionare a dovere quando c’è di mezzo la Juventus. E cominciamo da qui, altrimenti rischieremmo di ignorare quello che per me è un problema plastico di questo campionato.

Un rigore chiaro su Mandzukic (chiaro: poi deve essere trasformato) diventa un rosso assurdo al croato che certamente non meritava il primo giallo, mentre il secondo sì. Ora la domanda è la seguente: perché il #VAR non è intervenuto per segnalare il fallo di rigore? Con l’Atalanta si è andati a rivedere perfino il campionato 72/73 per cercare un fallo, mentre col Genoa e con l’Udinese si evita la rivisitazione delle immagini. Accade lo stesso sul fuorigioco di Higuain (poi gol di Dybala) che va annulla il ragionamento sul gol di Danilo. Ci sarebbe invece un rigore di Alex Sandro, ma a quel punto VAR e AVAR avranno pensato che sarebbe stato fin troppo esplicito segnalare l’episodio.

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Detto questo, altre parole importanti sono quelle di Buffon che spalma miele su Rugani (qualcuno dovrebbe prima o poi mostrare le statistiche della Juve con Daniele e quelle senza Daniele) e su Higuain. Il Pipita è forse il simbolo del match di domenica pomeriggio: tanta tanta dedizione. Certo è mancato il gol, ma questa Juve ne ha già messi a segno 27 (non accadeva dagli anni ’50) e può perfino fare a meno del suo bomber d’elezione, con il pallone che se lo porta a casa addirittura Khedira.

In generale, non si ha menzione di una squadra che in 10 subisce il pareggio all’inizio della ripresa, e poi si abbatte con uno tsunami fino a segnarne 4. Rischiando in difesa, ma quest’anno va così, con la strana sensazione che la regola è quella di segnarne uno in più degli avversari. In barba al “regolamento” che vince chi incassa meno gol. Più europeo come pensiero. Forse. Chissà.

In ogni caso è una Juve che in mezzo balla per la scarsa condizione fisica dei suoi uomini, incapaci di proteggere la difesa, e che fino a qui ha mostrato gambe pesanti e ogni tanto testa confusa. Chiellini ha intonato la legge del diesel, rimembrando come gli altri anni la partenza sia stata simile come qualità e perplessità suscitate. Nel senso: abbiate pazienza, cari tifosi, la vera Juve non è stata ancora mostrata. Anche perché va in campo ancora quella vecchia, con il mercato tenuto gelosamente in panchina e utilizzato solo nei minuti finali.

Senza sosta verso il turno infrasettimanale, e poi l’importante scontro di sabato sera in cerca di nuovi equilibri. Qualcuno voleva spostarli, altri ne sperimentano di diversi. Il destino.

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Juve: la strada della riconoscenza è la più pericolosa

Le difficoltà della squadra sono evidenti e devono essere ricondotte allo stato di forma della gran parte dei giocatori, alla mancanza di un gioco fluido e incisivo e alla debolezza caratteriale che sta determinando i risultati delle partite.

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La squadra alterna momenti di gioco da Juve a momenti in cui la tensione mentale viene meno e gli avversari prendono il sopravvento. Non può essere un problema tecnico, ma è solo un problema mentale a cui Allegri non sta trovando una soluzione efficace.

Sembra dimenticato il motto di fino alla fine, e la squadra sembra ripetere il secondo tempo di Cardiff rinunciando alla lotta e al gioco, uscendo dalle partite senza capacità di reazione.

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Assurdo criticare tecnicamente la rosa, più che corretto e legittimo criticare l’impegno e la dedizione dei giocatori, alcuni di questi molto ben pagati.

In rete, specialmente su Twitter, si assiste a una impietosa lite senza contenuto. Il campionato è ancora lungo, ma si vince con la cura minuziosa di ogni dettaglio. Sottolineare quali dettagli stiano venendo meno in questa Juve è ciò che l’intelligenza suggerisce senza per questo mettere a rischio l’amore verso la Juve. D’altronde, per risolvere un problema, bisogna prima individuarlo.

Massima fiducia in Allegri per cui parlano i risultati degli ultimi anni, ma antenne ben dritte per il lavoro svolto sul campo sia dal mister sia dai ragazzi. La cosa più pericolosa, vero ingrediente segreto della triade, è la strada della riconoscenza che guarda solo al passato e mai al presente e al futuro.

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Il calciomercato è gossip? Povero Einaudi

É finito, finalmente! Il calciomercato/gossip é finito. Pensavo di non farcela, ma fortunatamente, o sfortunatamente per chi non mi sopporta, sono ancora qui.

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Quest’anno é stato particolarmente snervante.

Abbiamo pregato, fatto voti, sperato che nessuno andasse via, in particolare Alex Sandro e Dybala e, con nostra grande felicitá sono ancora bianconeri. Allo stesso modo, abbiamo pregato, fatto voti, rituali al limite del woodo perché tre giocatori andassero via… dai due su tre, dobbiamo impegnarci di piú, ma finalmente abbiamo una panchina cazzuta, ora. Olé!

Peró il viaggio é stato costellato da tante fake, che purtroppo, vanno ad alimentare un sentimento popolare, non molto carino, l’Antijuventinismo. Ed io con questo mio umile e, spero, utile memorandum, vorrei riproporre le piú esilaranti.

Evitiamo tutti quei giocatori, che anche secondo i loro agenti, sono stati cercati da grandi squadre, tipo Cassano, il Ninja romano, Koulibaly napoletano e pescarese e ultimo,ma non per importanza, Hysaj, che hanno avuto la forza di dire NO, alla brutta e cattiva Juve. Chiamasi pubblicitá e, se rifiuti una grande squadra, di sicuro fai parlare di te, galvanizzi i tifosi, che comprano la maglietta e attiri, come api col miele, i giornalisti. Evitiamo. Facciamoci due risate, ma evitiamo. In fondo devono campare pure loro.

E voglio anche evitare tutti i giocatori accostati dai giornalisti, senza apparente motivo, ad una squadra, con trattative di scambio, al limite quasi, della pura fantascienza. Esempio Strootman/Manolas e Cuadrado. Una roba cosí, nemmeno Asimov poteva metterla in piedi. Cuadrado?! Ok, il ragazzo non é costante, ogni tanto va preso a schiaffi, ma il Panita, ha fatto carte false per tornare alla Juve. E voi, scienziati del calciomercato/gossip, mi volete far credere che Marotta e Paratici, vogliano dare la Vespa, in cambio di chi? Un Simultare Cronico, insulto alla sportivitá piú pura o, un difensore, bravo per caritá, ma con la soglia del dolore bassissima? Tifosa si, ma non scema! Rispetto! Poi non chiedetevi come mai i giornali, non si vendono piú!

Evitiamo pure i giocatori nominati, fino alla fine, solo per tenere in piedi, l’incapacitá di alcuni giornalisti di cercare la notizia, come il povero N’Zonzi. Poveretto, che pena! Abbiate pietá, mettetevi nei panni di un giocatore, che sente, che la squadra arrivata in finale di Champions, che ha sconfitto il Barcellona dei Marziani, lo vuole. Non avete alcuna pietá! Addirittura tutti, ma proprio tutti erano d’accordo: N’Zonzi preferito da Allegri. Poi si scopre che il Siviglia non ha mai parlato con i dirigenti Juve. E anche dopo le parole ufficiali del Siviglia, tutti, ma proprio tutti, erano d’accordo che la Juve avrebbe affondato su N’Zonzi. Poi é arrivato Matuidi e persino i tifosi del Barcellona ci hanno inviadiato questo acquisto. E voi, pseudo giornalisti, avete fatto sparire quel poveretto di N’Zonzi. Vi rendete conto che Luigi Einaudi (per chi non lo sapesse: economista, giornalista, politico, nonché secondo Presidente della Repubblica) si rivolterebbe nella tomba?

Fornire notizie non significa crearle!

Io voglio evitare tutto questo e parlare delle piú gustose, di quelle che piú ci hanno fatto ridere. Voi subito direte Messi all’Inter. Io potrei dire Bale o Iniesta alla Juve. Voi direte Cristiano Ronaldo al Milan (Peppe Di Stefano, luglio 2017), io potrei dirvi Modric, Kroos, Rakitic alla Juve. Cavolo, ma che isteria collettiva é presa a noi juventini? Ma ragionate, non fatevi prendere dalla gola. No! Questi sono solo piccoli assaggi.

Divertenti, ma non da scompisciarsi come… come… come le fideiusioni che la Juve non ha presentato per Szczesny e Bernardeschi… fonte? Milanworld 5 agosto 2017… siete seri? Szczesny acquistato in Inghilterra e fideiussione non richiesta, per Bernardeschi dico, ragionate! Una societá che affronta il mercato senza debiti, perché la Juve aveva pagato sia Higuain, che Cuadrado, che Benatia, sempre in attivo in borsa, con un fatturato di 550mln, puó avere problemi nel trovare una schifosissima fideiussione? Ovviamente, la notizia FALSA, é stata cambiata in “i contratti non depositati”, falso! Tutti depositati il giorno della firma. Risultato? Figuraccia del sito che evidentemente voleva vendicarsi, delle voci sulle fideiussioni del Milan, questa volta vere.

Com’era come antipasto? E non é finita!

Che ne pensate della prossima? Un noto giornalista, di cui non faró il nome, per non comprometterne la credibilitá, Pedullá, di un noto canale del digitale terrestre, di cui non faró il nome, Sportitalia, ha dichiarato che il Napoli ha rifiutato un’offerta, dal Barcellona di 100mln, per Lorenzo Insigne… giuro! Non mi credete? Su Youtube trovate il video datato 23 Agosto 2017. Voi dite, ma puó essere credibile… vero, ma se una notizia é un caso, due sono una coincidenza e tre sono un’indizio, qui a parte Pedullá nessuno, ma dico nessuno, ha riportato la notizia.  Non vi basta? Ok, allora che ne pensate di Criscitello e la mega, super, mastodontica bufala di Pepe e James Rodriguez all’Inter? Giuro! Anche qui trovate il video su Youtube, addirittura prima ancora che iniziasse il mercato, 26 maggio 2017. Dopo Cardiff, vedrete… e tutti i tifosi interisti gasati a twittare il video di Pepe che prende a calci un giocatore della Juve, sperando fosse Dybala…

Ma non vi vergognate a dare false notizie? Povero Einaudi…

Ancora non basta? Alex Sandro al Chelsea. Lo davano tutti per partente. Ma proprio tutti. E arriva il primo no. Il Chelsea resiste. L’offerta arriva a 70mln, ma niente la Juve resiste, eppure anche ieri c’era qualche disperato, che invocava un ultimo colpo del Chelsea con possibile trasferimento di Alex Sandro. Niente, la Juve ha detto no e voi, giornalisti da quattro soldi, avete detto solo boiate.

Non siete soddisfatti? Dybala al Barcellona. Tutti, ma proprio tutti aspettavano l’offerta, soprattutto dopo la partenza di Neymar. Peccato che nessuno ha scritto che Dybala e Neymar giocano in posizioni diverse e quindi era improbabile un’offerta. Addirittura si parlava di una clausola verbale pro Barcellona. Poi senti l’agente di Dybala e scopri che é una bugia. Ma niente, gli irriducibili, hanno inventato la notizia, che ieri ha fatto il giro del web: 160mln per la Joya. Anche Marca sperava in un tentativo. Domanda: ma all’ultimo giorno di mercato che big vuoi vendere, che non puoi sostituirlo? Geni assoluti delle fake. E non dimenticatevi di Don Ballon che affermava, con assoluta certezza che il Real lavorava sotto traccia con la Juve, per avere Dybala.

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Altro genio é quello della Gazzetta sull’offerta del Galatasaray per Asamoha. Notizia arrivata subito in Turchia, che hanno iniziato a festeggiare… solo poverini, non conoscono la Gazza rosa, non sanno che racconta solo bugie…

Ancora non siete soddisfatti? Tenetevi forte. Marchisio al Milan….

E qui tocchiamo il fondo…

No, dico, si sono buttati tutti a pesce sulla notizia…

Sono ancora sconvolta… ma sono cosí disperati?

Un minuto di silenzio…

Potete scoppiare a ridere.

Ne volete un’altra? Keita. Tutti, ma proprio tutti, ancora una volta, sembra quasi che si mettano d’accordo, erano sicuri che la Juve avesse un accordo, per averlo a parametro zero. Tanto che ad un certo punto Lotito ha minacciato di denunciare la Juventus, per scorrettezza. Qualche tifoso laziale iniziava ad odiarci. Keita ha schifato tutti. Milan, Inter, il Napoli delle meraviglie. Un indizio che Keita volesse solo la Juve. Addirittura voleva solo la Juve anche quando, zitto zitto e cacchio cacchio, il Monaco é entrato in scena. Voleva la Juve, anche sapendo che non avrebbe giocato tanto. E infatti Keita é andato… al Monaco! Ma come?! Non voleva solo la Juve?! Ciarlatani!

Tralascio Shick, perché quando si mettono in dubbio esperti di un rinomato ospedale, come il Gemelli e c’é la testimonianza dell’agente, che parla di dolori al petto, é chiaro che si é lucrato sulla salute del ragazzo. Forse la Roma doveva rifarsi dopo la figuraccia di Marhez, ma diamine, il ragazzo merita piú rispetto. Tralasciamola, per favore. Buona fortuna, Patrick.

Tralasciamo anche Spinazzola. Potrei attirare le ire di qualche tifoso. Sono dalla parte dell’Atalanta. Il ragazzo si fará le ossa anche per la Champions, grazie all’Europa League. E non deve temere di perdere il treno, perché terzini italiani di valore non ce ne sono. Marotta ha detto di voler costruire un nuovo zoccolo duro. E fino ad ora, Marotta, ha sempre mantenuto le promesse fatte.

Sempre secondo questi geni incompresi, la Juve aspetta a zero Emre Can De Vrji. Porterá via di sicuro alla Lazio, quel talento pazzesco di Milincovic Savic. Detto tra noi, sarebbe fantastico, ma tra il dire e il fare, c’é sempre di mezzo un mare e, questo mare si chiama Lotito. Niente! La lezione Witzel non la imparano. A gennaio vedremo se per una volta avranno detto la veritá, oppure potremo godere nel chiamarli, ancora una volta, ciarlatani.

Io ci spero.

Ragazzi, non so voi, ma in realtá queste fake, non mi hanno messo allegria, anzi, mi hanno messo un magone addosso… che tristezza… povero Einaudi.

Ci risentiamo a gennaio…

- Articolo scritto da @fenicejuventina

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Juventus – Lazio 2 -3 / Male la prima

Clamorosa lettura errata di Allegri che manda in fumo il primo trofeo stagionale. Non che i ragazzi siano esenti da colpe, anzi. Adesso c’è da capire cosa abbia influito fra condizione fisica e condizione mentale. La prima è normale al 13 di agosto, mentre l’altro potrebbe essere un problema da fine ciclo.

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Tecnicamente la partita non è giudicabile, visto che la Juve non l’ha giocata. Gambe lente, poco voglia di sacrificio, nessuno spazio creato e centrocampo ceduto strategicamente alla Lazio. Persino la difesa perde valore di giudizio: nessun filtro, resta lo smarrimento generale evidente nel primo e nel terzo gol.

Affidata al colpo dei singoli, i singoli hanno fallito. Juve al tappeto prima ancora di cominciare. Con nessun cambio repentino di Allegri che ha tardato le contromisure. Sbagliandole. Serviva Marchisio per dare sostanza e fosforo al centrocampo, invece è stato bocciato Benatia, con Douglas Costa troppo tardi.

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Proprio quest’ultimo è la lieta novella. Rapido, creativo, troppo carico e infatti perde qualche palla per eccesso di foga, ma è una variabile importante per la stagione. Destra o sinistra, anche in alternativa o insieme a Bernardeschi entrato troppo tardi per incidere veramente.

E ora tutti a lavoro. Tanto lavoro. Da aggiustare le distanze fra i reparti, col dubbio che senza condizione fisica questo è un modulo suicida perché crea un buco a centrocampo che consegna strategicamente campo e palla agli avversari, obbligandoci in ripartenze sanguinose. Da valutare un più prudente 4-3-3, dove Pjanic necessita di avere le spalle coperte da altri due colleghi di reparto per impostare e creare, salvo la disponibilità degli attaccanti di farsi vedere e creare linee di passaggio utili.

La prima è da buttare. Sabato comincia un campionato che si prospetta fra i più difficili, dove gli stimoli da ritrovare sono essenzialmente ciò che determinerà successo o sconfitta.

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Troppo caos: mettiamo ordine in casa Juve

Il sole dà alla testa. Addirittura prima dell’inizio della stagione in tanti si sono scatenati su fantasiosi bilanci sulla Juventus, in sede di calciomercato, in sede tattica. Quando non puoi attaccarla sul campo, solitamente si preferiscono altri terreni.

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Mettiamo ordine.

Delirio dei tifosi, almeno quelli che salgono sul carro

In troppi sono saliti sul carro, negli ultimi anni. Scendendo quando gli pareva, per poi risalirci a trofeo alzato. Capita, ma il tifo vero è altra cosa. Soprattutto non si capisce, a leggere i social, su quali basi molti tifosi utilizzano formule violente e negative. 6 anni pazzeschi, cominciati con Conte e Pirlo dopo due settimi posti, poi il ciclo di Allegri. Come se tutto fosse normale, il che da un lato racconta della forza spropositata di Agnelli, Marotta e Paratici nella costruzione di un management che ha saputo unire risultati sportivi con quelli economico-finanziari.

Il dolore per le Champions smarrite per personalità e fiato è forte, ma non può annebbiare la ragione. Anche se c’è qualche paura di aver sprecato fin troppe cartucce.

La prova del tempo

Per esempio la paura del tempo che è passato. La cara vecchia BBC ha compiuto 6 anni. Stessi anni che Buffon ha aggiunto al suo curriculum e alla sua carta d’identità. Proprio per questo la Juve sta cercando di lavorare per una migrazione rapida verso generazioni nuove di fenomeni, ma è molto complesso. A questo servono gli investimenti su Rugani e Caldara, poi Spinazzola e Mandragora, quindi Schick l’ultimo arrivato.

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Ama dire Lippi del suo ciclo bianconero che “cambiavamo tanto, ma lo zoccolo duro restava sempre e questo la gente lo dimentica”. Ecco, sembra il leit-motiv di questa Juve e di queste sessioni di mercato.

Supermercato: argenteria e ferro

E anche questa è una sessione particolare. La memoria del tifoso è selettiva, anche corta, alle volte finge proprio di dimenticare. Marotta e Paratici sono gli artefici delle più grosse plusvalenze bianconere. Così come sono gli artefici di alcuni colpi che hanno permesso questi 6 anni pazzeschi. Lavorano, lo hanno dimostrato, con grande serietà, e con altrettanta attenzione agli indici di bilancio. Siamo in Italia dove gli stipendi pesano il doppio rispetto agli altri Paesi, e dove i fatturati si fa più fatica a raggiungerli. La Juve è l’unica squadra italiana proiettata, da anni, verso il futuro dove già abitano i top club mondiali. Stadio, marketing, programmi di espansione, ritocco al brand, Museo. Senza dimenticare il campo.

L’anno scorso fu il colpo Higuain a incendiare l’amore dei tifosi, e le speranze. Quest’anno?

Probabile si riesca a chiudere ciò che più serve: un paio di ali per far volare il modulo di Allegri e permettere alla rosa di non arrivare all’ultimo match con le mani sui fianchi, poi un rinforzo decisivo a centrocampo dove servono muscoli e piedi delicati, quindi ritocco in difesa e sulla fascia destra dopo l’abbandono di Dani Alves (e l’incognita di Lichtsteiner su cui grava un odio ingiustificato). A conti fatti possiamo spendere fino a 130 milioni di Euro, non contando le entrate da cessioni nessuna eccellente (per fortuna).

Sfumato Tolisso, c’è da ammettere che la Juve prima di scegliere prende tempo. Anche fin troppo tempo, ma i parametri di scelta e gli indici di valutazione sembrano essere più complessi di quelli del singolo del tifoso appiccicato su YouTube o col giornale in mano.

Pazienza. Ci hanno portato fin qui. Ci porteranno anche più lontano.

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Bene Shick, ma evitiamo Shock

Una delle grandi sorprese dello scorso campionato è sicuramente Patrick Shick, l’attaccante multiforma ceco che ha mostrato colpi da fuoriclasse e grande concretezza sotto porta.

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Ma è da evitare Shock sul prosieguo del calciomercato, sia intendendo possibili dolorose cessioni, sia intendendo errori in ingresso.

Cominciamo dal ceco, probabile prossimo nuovo numero 11, visto che il ragazzo ha espresso ferma volontà di giocarsi le carte sin da subito. Allegri se lo ritroverà nel precampionato e dovrà valutarne le qualità: la Juve avrebbe voluto lasciarlo un altro anno in prestito a Genova.

D’altro canto, occorre riflettere bene prima di acquistare. Dal gigante del Siviglia ai gioielli del Monaco, è fondamentale capire cosa ci serve, e con che livello di esperienza. Senza troppo riflettere sul secondo tempo di Cardiff che rischia di portare fuori strada.

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Nel calcio moderno la fisicità è importante. Insieme a questa serve tanta tecnica ed esperienza. Se in Italia la Juve è già super-attrezzata, in Europa occorre soprattutto l’esperienza.

Di conseguenza, la sensazione è che Allegri abbia trovato un gran bel modulo che riesce ad esaltare le qualità tecniche dei migliori piedi che abbiamo, ma dobbiamo gestire meglio le risorse fisiche e quindi avere migliori ricambi. Evidentemente, la fascia sinistra intera merita particolare attenzione: un vice Alex Sandro che non può essere Asamoah, e un vice Mandzukic che possa essere anche più specialista in quel ruolo delicato. Più un vice Higuain che possa dare respiro all’argentino, oltre che possa avere soluzioni differenti che Gonzalo non ha.

In mezzo al campo, Khedira e Pjanic possono attualmente vantare in Marchisio un valido sostituto, ma Lemina non ha convinto e quindi qui bisogna fortemente intervenire: fisico e fosforo, polmoni e piedi buoni.

In Paratici we trust, così la schiera dei giovanotti da far crescere e da allevare è sempre qualitativamente elevata. Rugani e Caldara, Bentancur e Spinazzola, Orsolini e Favilli.

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Juve: pericolo interismo, romanità e napolezza

Dare la colpa ad Allegri è solo interismo. O romanità. O napolezza. Cadere nel tranello di farsi sopraffare dalla giusta e naturale tristezza è esercizio assai facile per chi proprio non vuole accendere il cervello. Proviamo a farlo.

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6 scudetti di fila sono leggenda. Con la tripla doppietta di Campionato e Coppa Italia. Ma anche la doppietta della Champions persa in 3 anni. Peccato. Roba da psicosi, a questo punto, perché il conto si fa salatissimo nelle finali europee. Dove pesa una statistica imbarazzante: pochi gol segnati, molti presi, mai il dominio. Anche col Liverpool nell’85 e con l’Ajax nel ’96 abbiamo trascinato il risultato pericolosamente verso la fine. Traduzione? Intraducibile.

Veniamo alla più recente. Dare la colpa ad Allegri è da pazzi. Quelli aveva, quelli ha fatto girare a mille, ma quelli – a un certo punto del secondo tempo, cioè dopo qualche minuto – non ne avevano più né fisicamente né mentalmente. Perché il modulo non era stato previsto e perché i ricambi non sono esistiti. Rincon, Pjaca, Asamoah, Sturaro non si sono mai dimostrati veri sostituti dei 14 uomini che hanno spinto al massimo la macchina, da agosto al 3 giugno fino alle 22:00. La verità è questa. Oltre a quel pizzico di fortuna e tanta personalità che mancano in serate come quella di Cardiff.

Chi incendia alla tragedia è solo colui che vuole fare del folclore. Viceversa ha più senso continuare a incitare i ragazzi e Allegri perché il processo di crescita iniziato 3 anni fa non abbia uno stop pericoloso.

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C’è molto da rinnovare, tanto da potenziare nelle seconde linee, specie se il modulo principale del prossimo anno sarà lo stesso di questo entusiasmante 2017. Quel 4-2-3-1 che succhia energie come non mai. Più la variabile “essere decisivi” degli uomini che più hanno deluso sabato sera. Fra i vari, Higuain e Dybala su tutti.

E per la prima volta Allegri ha letto male e in ritardo l’andamento tattico del match, quando cioè era chiaro che il centrocampo a 3 del Real avrebbe avuto la meglio sulla coppia Khedira-Pjanic. E anche qui dobbiamo registrare la buona prova del bosniaco, alla primissima finale di Champions, in una squadra che non girava bene dalla trequarti in su. Eppure il più pericoloso negli unici tiri bianconeri verso la porta avversaria.

Si riparte, come ha detto Andrea Agnelli e come ripetuto da Allegri. Si riparte perché non c’è motivo non farlo, alla luce del gap scavato in Italia e del gap che si sta recuperando in Europa, finale a parte.

Si riparte da un mercato che deve rinfrescare i muscoli dei reparti bianconeri, con qualche specialista nei ruoli a questo punto fondamentali quali le corsie laterali e la cerniera di centrocampo dove serve fosforo e turbo insieme.

Finale a parte, questa è una Juve comunque da applaudire. Incazzati si, come è giusto che sia. Per l’impegno venuto meno. Ma… ripartiamo!

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