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Bari-Juventus 1-0 Dove eravamo rimasti?

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Dove eravamo rimasti? Credo sia il migliore inizio per un articolo che racconta l’esordio in campionato della nuova Juve. Di colpo ecco che Marotta e Del Neri vedono la luce: le cazzate compiute, le buone cose portate a termine e il lunghissimo lavoro che li aspetta. La Juve perde, ma non è più una notizia. Altro record negativo incassato, visto che i bianconeri non perdevano all’esordio da 28 anni. Fu uno 0-1 per mano della Samp, a Marassi. Ieri la Juve è caduta per mano di uno degli allenatori più divertenti nel panorama italiano, uno che a Pisa ha lasciato un ricordo bellissimo, uno che a Bari sta compiendo miracoli. A dispetto di un budget ridicolo se confrontato con le spese di Marotta, a dispetto di un organico che non ha presentato Ibra o Quagliarella o Adriano, ma gente come Gazzi e Ghezzal, come Almiron e Rossi. Gente che corre, che ha in animo di divertirsi con quel pallone e mettere in pratica poche regole, quelle che alimentano il bel calcio: sorriso, corsa e tanto coraggio.
Tipo quel coraggio che il Bari mostra quando mette in pratica un giro-palla da brividi: i quattro della difesa si scambiano regolarmente palla da destra a sinistra o viceversa coinvolgendo il portiere, senza mai sprecare un pallone. Capita pure che Ghezzal si trasformi in un esterno d’attacco, anche meglio di Overmars (chi se lo ricorda!) per dinamismo e cattiveria. Gli manca il gol, ma la manovra imbastita è eccezionale. A conferma che nel calcio non si inventa nulla, ma si programma.
Si programma, ecco il punto. La Juve di Marotta e Del Neri, di Agnelli e del nuovo organico, ancora incompleto, ha programmato intervenendo massicciamente sulla rosa e sul comparto tecnico e dirigenziale. Fin qui lo Shamrock e lo Sturm Graz sono stati poca roba, ma lo si sapeva già. Fin qui le amichevoli hanno solo mostrato come dovrebbe essere la Juve di Del Neri. Ma era una Juve diversa, paradossalmente diversa da quella che si è presentata, giocoforza, a Bari. C’erano David Trezeguet e Amauri (il primo debutterà in Spagna fra pochi giorni, il secondo è infortunato e si rivedrà a ottobre), c’era Diego (già a segno al debutto con i tedeschi). Proprio il brasiliano è l’assenza che più si è sentita a Bari. Mancava un catalizzatore, uno che prendeva palla, la teneva e la smistava. Mancava chi prendeva le botte e numerosi calci di punizione da sfruttare in molti modi. Mancava l’asso, il genio, al di là di facili e banali e superficiali analisi rispetto allo scorso anno. Non lo diranno mai, ma Marotta e Del Neri si sono già pentiti di aver buttato via l’unico giocatore dall’alto tasso tecnico e l’unica pedina in grado di dare il cambio di marcia alla Juve. Subito puniti, da una manovra abulica e una squadra irriconoscibile. Senza mordente, senza grinta, senza idee, senza gambe. Non è la Juve, è solo una squadretta ritrovatasi in campo per caso, forse pure controvoglia.
Spaesato, come legittimo, Krasic che pure ci ha messo voglia e determinazione. Completamente fuori da ogni regola tattica Quagliarella che finisce la partita da esterno sinistro. Imbarazzante Martinez se si pensa che su Camoranesi si stanno facendo pressioni perché lasci la Juve. L’unico che è parso caricato è stato Lanzafame, anche troppo. Urge qualità, eppure Del Neri un paio di mosse le ha volutamente tralasciate. Per esempio è inconcepibile la rinuncia a Aquilani: stava bene e poteva giocare. Chi riuscirà a spiegarmi la sua esclusione godrà della mia ammirazione.
Vedendo le partite serali mi scappa poi un’altra domanda: hai rinunciato a Diego? Ok, ma perché non hai tenuto Giovinco? Il fantasista ha regalato magie e portato il Parma alla vittoria. Perno imprescindibile di un gioco vivace, il talento bianconero ha mostrato tutto il suo potenziale. Di cui la Juve avrebbe volentieri beneficiato. Oltre alla mossa Aquilani, qualcuno dovrebbe spiegarmi la masochistica idea di rinunciare a Giovinco. Sperando che questo campionato convinca qualcuno che l’erede di Del Piero esiste, è basso e pelato e porta proprio il nome di Sebastian la Formica Atomica.
A proposito del Capitano. Oggi qualcuno accennava ad una sufficienza, ad una voglia di lottare e sacrificarsi, ad un voto insomma positivo. Siamo caduti in basso e ho paura che nonostante tutte le buone intenzioni della dirigenza e del Presidente, di qualche buona mossa e di qualche acquisto azzeccato, questa Juve vuole per forza di cose snaturare la storia dell’uomo ed elevare i vecchi a giovani. C’è un tempo per tutto. Lo fu per Boniperti, lo sarà per Del Piero. Farà ancora vede di che pasta è fatto, ma il tempo non risparmia nessuno. La Juve non può permettersi di scommettere sui suoi 36 anni e attendere quelle poche volte in cui sarà al 100%. La Juve è altro. La Juve è la Juve. Concetto che a Torino hanno dimenticato.
Ultima nota sul mercato. Urge un terzino sinistro, di quelli severamente utili al gioco di Del Neri. Urge la ciliegina sulla torta, un talento puro. Non mi sorprenderei di non vedere più Iaquinta e al suo posto un genio. Non capisco l’acquisto di Quagliarella che non è un fantasista, né un rifinitore, né una seconda punta come Del Piero lo è stato per 18 anni. Il Milan prende Ibra a 24 milioni (anche se la magagna mediatica c’è, ma non si vede) e la Juve cerca Borriello? Ma non scherziamo, è un insulto alla serietà dei tifosi. Probabilmente esiste una via che porta a Benzema, probabilmente io farei di tutto per andare a prendere Robinho, probabilmente mi sarei tenuto Diego, probabilmente avrei puntato su Giovinco. Ma Borriello proprio non si può sentire.

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