Quando fai quell’1-1 e gli avversari hanno sentito il colpo, devi insistere e dare la botta finale. Invece l’abbiamo preso e abbiamo pure rischiato di prendere il terzo vanificando ogni tentativo al ritorno. Ora è dura. Piace così, ma la qualità manca davvero.

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Baricentro basso, scarsa aggressione e aggressività. Si salvano in pochissimi, perché pochissimi sono stati reattivi e propositivi. Il resto sembrano aver svolto un compitino che non pareva comunque da semifinale europea. La stanchezza delle gambe non basta come giustificazione. Manca del tutto una personalità internazionale.

Deve lavorare ancora tantissimo Antonio Conte e probabilmente servono innesti come Tevez. Non è un caso che si è finalmente sbloccato, così come non è un caso che è l’unico a metterci qualcosa di più. Ed è con qualcosa di più che si ha la meglio in campo europeo.

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Se in Italia basta giocare pochi minuti per sfracellare gli avversari, anche contro un non irresistibile Benfica servono invece due gambe più tutta una serie di idee mal espresse dalla Juve di ieri sera. Quanto merito delle furie rosse e quanto demerito bianconero è tutto opinabile. Di certo c’è stato un Pirlo molto poco ispirato, un buon Marchisio, un Asamoah completamente differente rispetto al terreno italiano.

Però il gol nasce proprio da una verticalizzazione come sappiamo farla. Proprio con un’incursione di Asamoah. E una magia di Tevez. Nello stesso tempo abbiamo preso due gol evitabilissimi: due gravi disattenzioni, forse frutto di un minimo di arroganza o scarsa applicazione. Era una semifinale e se tremano le gambe, allora vuol dire che siamo lontanissimi da un percorso di crescita in Europa.

Tutto rimandato a Torino, comunque. Fra sette giorni. Quando gli occhi dovranno essere quelli di Tevez, quando la classe del centrocampo deve prendere il sopravvento rispetto a un buon Benfica ma nulla più. Quando ci sarà bisogno della vera Juve. Anche in Europa. Soprattutto in Europa.

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