Io con quella Juve, quella dal ’94 in poi, sono entrato in quella cerchia ristretta (mica tanto, poi) dello juventino innamorato pazzo. Antonio Conte era alla Juve già da 3 anni, veniva dal Lecce, la squadra della sua città alla quale è rimasto molto legato.

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Un centrocampista centrale come pochi in giro in Italia: tanto cuore e tanta corsa, mista a una combattività di un leone e una tecnica comunque non banale. Regista? No! Incursore? Sì! Mediano? Sì! Interdittore? Sì. Un po’ tutto, uno di quei jolly rari. Dove lo metti il 6 in pagella è assicurato e ogni tanto ci scappa pure il gol pesante e via a correre sotto la curva.

Quell’anno per la Juve fu particolare, l’ultimo di Trapattoni alla Juve. Subito dopo i Mondiali nei quali Conte si laurea viceCampione del Mondo, il centrocampista è agli ordini di Marcello Lippi del quale diventerà una colonna e col quale vincerà tutto quello che un giocatore può vincere con un club.

In totale saranno 419 le presenze con la maglia bianconera condite da 44 gol. 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 SuperCoppe Italiana, 1 Coppa UEFA, 1 Champions League, 1 SuperCoppa UEFA, 1 Intercontinentale, 1 Coppa Intertoto.

Ieri è arrivato in sala stampa in un elegante completo nero, camicia bianca e cravatta grigia. In veste di nuovo allenatore della Juventus.

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Sono tornato a casa!

Visibilmente emozionato Antonio Conte ha dato dimostrazione di saper padroneggiare parole e umori, sorrisi e concetti. Ennesima conferma di un personaggio molto particolare. Lo ricordo allenatore dell’Arezzo e lo ricordo molto impulsivo ai microfoni. Ora invece usa un tono pacato, ragiona, prende il necessario tempo prima di rispondere e non dice mai cose banali. Roba da Juve, da vera Juve.

Nasce così la domanda, la solita domanda da Calciopoli in poi, e cioè: sarà l’uomo giusto?

Io credo di sì, se Marotta e Andrea Agnelli lo supporteranno in maniera corretta. Io credo di sì e non voglio sbilanciarmi più di tanto, preferisco commentare i fatti. Perciò vi lascio al video della conferenza stampa. Buona visione!

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